Petrini comincia a studiare

30 Dic 2011
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A furia di parlare di cose che danneggiano le sue imprese commerciali (OGM) Petrini ha finalmente cominciato a studiare qualcosa senza far finta di sapere tutto. Certo la strada è ancora molto lunga per un neofita non proprio giovanissimo e non abituato a leggere dati tecnici, ma qualche miglioramento si nota. Nel suo attacco al sistema dei brevetti ( leggi broccoli) non si sente più l’ossessione anti-OGM, non si demonizzano i brevetti in quanto tali (che occasione persa forse starà pensando non brevettare il Parmigiano Reggiano o la mozzarella) e sembra quasi che appaia normale brevettare un OGM. Poi ci mette del suo la redazione del giornale nel mescolare broccoli e patata Amflora o presentare solo le tesi degli oppositori dimenticando di chiedere a qualcuno che ne capisce di brevetti o di legislazione internazionale che problemi vede, ma si sa quando l’informazione è telecomandata senza possibilità di accendere il cervello queste sono le conseguenze.
Anche l’attacco alle multinazionali questa volta è meno viscerale, forse avendo dovuto osservare che alcune aziende chiedono il brevetto, ma Syngenta e Limagrain lo osteggiano e quindi non si tratta della rivolta dei braccianti senza terra ma di normalissime battaglie commerciali.

L’idea non è male perché quando l’EPO boccerà alcune delle estensioni che sempre si chiedono le più ampie possibili al momento di depositare un brevetto (anche io quando brevetto a nome e per conto dello Stato Italiano lo faccio) Petrini potrà incassare lo scarto della buccia esterna della cipolla brevettuale come un suo grande successo. Ma così non è e tutte le vicende brevettuali prevedono una trattativa in cui chi chiede chiede la Luna perché ha trovato un lampione. Insomma ancora una volta siamo al lucciole per lanterne.

3 commenti al post: “Petrini comincia a studiare”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Lasciando stare che parlando di brevetti Petrini ha perso un’ulteriore occasione per tacere. Ma l’intervento di Petrini e di chi gli da spazio, non tiene conto che si tira la zappa sui piedi e lo fa per il semplice fatto che cominciare a studiare significa premunirsi delle basi propedeutiche per capire il contesto su cui si discetta.

    Infatti Petrini ha preso ad esempio i glucosinolati sotto l’aspetto emergente di probabili fattori anticancro perchè gli è stato detto che sono tali ed inoltre fanno colpo e audience sull’opinione pubblica, ma non ha studiato a fondo di cosa in realtà si tratta.

    Vediamo quindi d’insegnargli coso sono in realtà a glucosinolati.

    Sono dei costituenti particolari delle Brassicacee (o Crucifere per i vecchi come me). Da qualche tempo sono divenuti d’interesse in quanto sia loro che i derivati (sinigrina e sulforafano) hanno mostrato una particolare azione contro certi tumori (del colon e del fegato). Essi agirebbero bloccando lo sviluppo delle cellule precarcerigene o addirittura inducendole ad autodistruggersi (apoptosi). Sono in corso molti studi per cercare di validare quanto visto negli animali anche nell’uomo e soprattutto comprendere come agiscono.

    Chimicamente sono dei tioglucidi (zolfo + zucchero) e per le piante che li producono sono dei metaboliti e svolgono la loro azione nei meccanismi di riconoscimento che la pianta mette in atto verso i suoi parassiti (animali e vegetali) per allontanarli o anche richiamarli.

    Sono questi prodotti chimici che impestano le cucine durante la cottura dei cavoli.

    Vi sono glucosinolati (come i tiocianati ed gli isotiocianti) che possono avere effetti antinutrizionali o nocivi (interferiscono con il metabolismo dello iodio facendo insorgere il gozzo, malattia tipica dei secoli passati di certe valli bergamasche dovute a carenze iodiche alle quali sono state imputati effetti anche sui comportamenti.

    In realtà la nocività è solo potenziale, bisogna ingerirne grandi quantità. Potrebbe solo essere il caso di quando le vacche erano alimentate in inverno con foraggio di crucifere oppure laddove, e anche qui nel passato, l’alimentazione invernale umana era fatta massivamente a base di crauti con preparazione classica, vale a dire ammassamento delle foglie di cavolo in barili e conservazione per effetto della fermentazione lattica. Si ricorda che questo modo di conservazione rappresentò per la marina olandese un grosso vantaggio perché il mangiare crauti durante la navigazione a vela permetteva di non incorrere nello scorbuto per mancanza di vitamina C (che i cavoli così conservati invece conservavano).

    Se saranno riconosciuti tali e indipendentemente dall’eventuale brevetto accordato (che non c’entra nulla con gli OGM) rimarrà sempre possibile la possibilità di selezionare tipi a più alto contenuto, raggruppando nello stesso individuo più geni recessivi ad effetto additivo. E’ una metodologia che non potrà mai essere brevettata e che è applicata da che mondo e mondo ad esempio sulla bietola da zucchero per aumentare il contenuto i saccarosio (in 200 anni si passati dal 5% al 20-23%) e sul grano a livello di contenuto proteico.

    DOMANDE

    Perchè Petrini non usa lo stesso metro di misura di quando parla di OGM?Vale a dire perchè non paventa gli stessi pericoli di quando parla di OGM che tra l’altro in questo caso sono ancora ipotetici e indimostrati dopo 15 anni di consumo?

    Eppurenel caso delle brassicacee i pericoli non sono ipotetici, anzi sono dimostrati: i glucosinolati possono divenire degli antinutrizionali e una selezione dei caratteri quantitativi che li sorreggono, potrebbe aumentare questi pericoli di creare maggiori antinutrizionali. Petrini lo può escludere?
    Si può dimostrare il contrario a priori? Certamente no.
    Perchè invece di scagliarsi con i brevetti non chiede che il nuovo metodo di selezione ed i relativi ottenimenti vegetali non siano sottomessi alla stessa trafila delle varietà transgeniche?

    Oppure Petrini ritiene che sia un morire peggiore per evvelenamento da OGM e minore con l’avvelenamento da glucosinolati.

  2. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Piero Rostagno ci segnala un interessante documento disponibile ben prima dell’articolo di Repubblica sul sito dell’EPO: strano che i collaboratori di Pertini non lo avessero individuato:

    http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2012/01/no-ai-brevetti-europei-per-i-processi-essenzialmente-biologici-di-allevamento.pdf

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto

    Sarà meglio che cominci a studiare anche questo

    http://www.isaaa.org/gmapprovaldatabase/events/default.asp?EventID=214&Event=MON_87705
    http://www.farmchemicalsinternational.com/news/aroundtheindustry/?storyid=3358

    Sarà bene però che si renda conto che questi OGM sono un salto di qualità nell’ambito delle biotecnologie applicate, perché non creano più qualcosa che serve solo agli agricoltori e che il “popolo massa” ammaestrato rifiutava, in quanto non ne vedeva i benefici. Ora entriamo nel campo di apportare vantaggi anche ai consumatori vedremo cosa s’inventerà per convincerli, vedremo, se delle indagini cliniche diranno che questo nuovo olio è veramente un salto di qualità nella salubrità delle materie grasse alimentari, se riuscirà a imbrogliare ancora i consumatori ricorrendo alle favole e alla disinformazione.

    Vedremo se Coldiretti e Company riuscirnno a calmare gli agricoltori europei quando si vedranno calare i prezzi del loro granoturco perchè USA, Argentina e Brasile invaderanno i nostri porti con un mais a costi imbattibili? Questo link dovrebbe finalmente far riflettere i maisicoltori italiani affinchè abbandonino associazioni ignave o addirittura che non fanno i loro interessi?

    http://www.sanfinna.com/?p=15987

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