Presa Diretta sulle emozioni dei cittadini

18 Apr 2016
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Articolo aggiornato il 29 Luglio 2016
Chi volesse sottoscrivere il testo deve inviare una mail a sagri@salmone.org indicando Nome, Cognome e Professione. Il testo è lo stesso rispetto a quello sottoscritto dai 2400 imprenditori agricoli.
Leggi le prime 10 firme

Fa ancora emozione la puntata di Presa Diretta di Riccardo Iacona del 28 febbraio scorso. Fa emozione sui giornali, in Parlamento e nella voglia dei cittadini di scrivere il loro nome e cognome con carta e penna, senza un banale ed anonimo click.
Sono 2400 firme, sono 2400 grazie a chi ha fatto del vero Servizio Pubblico nell’interesse della verita’ e del Paese. Grazie Riccardo.

Leggi Troppe bugie sugli OGM
Leggi Diario di un ambientalista pentito

Leggi “senza il mais OGM, l’Italia muore” L’appello di 2400 imprenditori

Il Governo prova a depositare una pietra tombale sugli OGM coltivati in Italia (lasciando il campo sempre più sgombro per quelli importati). Leggi OGM vietati per i motivi più vari.

63 commenti al post: “Presa Diretta sulle emozioni dei cittadini”

  1. Paola VittoriosoNo Gravatar scrive:

    Grazie a Riccardo Iacona!!!!!!!!!!!!

  2. PieroNo Gravatar scrive:

    oggi Repubblica pubblica due paginoni senza il solito commento di Petrini
    che succede?
    http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2016/04/19/news/troppe_bugie_sugli_ogm-137967741/?ref=search

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ho seguito per un po’ “ballarò” che parlava di OGM. Il modo di condurre la trasmissione è stato patetico.

    Mi sono messo dalla parte di un profano e ho pensato che lui avrebbe sicuramente capito che la parte edule di una pianta OGM è completamente diversa da quella non OGM. E’ logico quindi che lui pensi che che di OGM non ne vuol sapere. Nessuno gli ha spiegato che lui mangia parte del DNA di quella pianta che è solo che l’uomo ha modificato in una “infinitesissima” parte, ma che da un punto di vista chimico sono sempre una delle quattro basi puriniche, e da uno zucchero che comunque avrebbe mangiato.

    Hanno perfino parlato di olio d’oliva eventualmente proveniente da un olivo OGM, ma nessuno ha detto che nell’olio non vi è praticamente DNA modificato.

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Piero

    A Ballarò hanno mostrato al Ministro martina l’articolo della Elena, e lui con sufficienza l’ha snobbato ed ha venduto la bufala dello stanziamento come se fosse una cosa da medaglia d’oro. Ma noi qui a salmone è da sempre che sosteniamo che la cisgenesi non era da considerare tra gli OGM e Martina l’ha scoperto ora. Indipendentemente dal fatto che per inserire un gene che sia transgenico o cisgenico si deve usare sempre la medesima tecnica.

  5. PieroNo Gravatar scrive:

    Ballarò è stata o l’esatto contrario della trasmissione di Iacona. Con tutto il rispetto per Chicco Testa, ma non avevano nessun esperto cui rivolgersi? E’ stata la sagra del luogo comune. Ho smesso di guardare quando Vissani ha parlato di sapore diverso degli ogm…

  6. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Vissani é stata la punta dell’iceberg, ma tutta la trasmissione sapeva sostanzialmente di “rivincita” nei confronti di Icona.
    Vissani ha dimostrato di non conoscere l’argomento parlando di sapori, l’esponente di Coldiretti non ha risposto ad alcuna delle domande recitando a memoria un copione impostole dall’alto, e il Ministro avrebbe fatto bene a leggere l’articolo della Cattaneo prima di parlare.
    Chicco Testa: onore al merito.
    Personalmente non mi sarei piegato a rappresentare il mondo scientifico, quello agricolo e la libertà di impresa in un simile contesto.
    Difficile combattere contro i mulini a vento…
    Che ci facesse poi una vegana in quell’accolita ancora devo capirlo; folclore?

  7. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    per chi (come me) si e’ perso la puntata ecco qui dove vederla: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bd9fb3e8-00ed-43d8-b51c-cf4e0ef02769.html#p=0

  8. TC1507No Gravatar scrive:

    Anche sabato 23 alle 12:55 su rai3 nella trasmissione Ambiente Italia si parlerà di Ogm.

  9. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    L’Accademia delle Scienze statunitense non solo spiega che gli Ogm sono stati degli alimenti sicuri, ma spiega come l’approccio Europeo (e di alcune agenzie statunitensi) ossia vi regolamentare il processo invece del prodotto, sia scientificamente insensato ed in parte impossibile alla luce delle nuove tecnologie tipo CRISPR/Cas9
    http://www8.nationalacademies.org/onpinews/newsitem.aspx?RecordID=23395

  10. PieroNo Gravatar scrive:

    qui un riassunto in italiano
    http://www.ilfattoalimentare.it/ogm-mostri-piante-salvamondo.html

  11. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto

    Attenzione che la relazione dell’Accademia delle scienze USA è molto cerchiobottista.

  12. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Da Brazzale spa

    Ecco la traduzione italiana del coraggioso e brillante articolo di “The Economist” che fa a fette la piega presa dall’Italia e dagli italiani in fatto di cibo, portando Gran Moravia come esempio di apertura e rottura degli schemi. Bellissimo articolo.

    The Economist - 4 June 2016
    “Per amore della Pizza”
    di Anton La Guardia

    Traduzione italiana:
    L’orgoglio dell’Italia nel cibo “genuino” rivela molti dei guai della sua economia.

    Chiamatela pizza, pitta o focaccia : quando i turisti si dirigono in Europa per il Mediterraneo questa estate , fanno festa con un certo tipo di focaccia condita con vari ingredienti. Tali piatti hanno radici secolari. Nella ” Eneide ” , gli eroi di Virgilio si nutrivano sull’erba con un pasto a base di frutti di bosco su pezzi di pane duro . Affamati , mangiavano anche il pane duro : “Guarda, divoriamo i piatti su cui ci siamo nutriti .

    Di tutti questi piatti commestibili, è la pizza che è diventata il fast food preferito al mondo, la pasta piatta su cui ogni paese cuoce i propri gusti: cozze in Olanda, il pollo Teriyaki e alghe in Giappone . Nata a Napoli, la pizza moderna era il pasto del povero . Un visitatore americano del 19 ° secolo, Samuel Morse ( inventore del telegrafo) la considerava ” come un pezzo di pane che era stato tirato fuori dalla fogna “. Per Alexandre Dumas, era ” il termometro gastronomico del mercato “: se la pizza con il pesce era a buon mercato, vi era stata una buona pesca; se la pizza con l’olio era cara, vi era stata una cattiva raccolta delle olive.

    In questi tempi la pizza è uno specchio gastronomico, che riflette l’ansia di globalizzazione dell’Italia. Gli italiani sono giustamente orgogliosi del loro cibo , ma spaventati dall’imbastardimento da parte del resto del mondo . Essi temono che il meglio della civiltà italiana sia saccheggiata da altri. E ‘ l’America, non l’Italia , che ha trasformato tutto a livello mondiale in un redditizio franchising, dalla pizza al cappuccino; perfinoDomino e Starbucks stanno cercando di penetrare l’Italia .

    Ora Napoli sta lottando per recuperare la “vera” pizza. Il mese scorso un centinaio di pizzaioli col cappello rosso si sono riuniti per la cottura della pizza più lunga del mondo , 1,853.88 metri, si è snodata lungo il litorale con panorami favolosi della città del Vesuvio e di Capri. Era tutto a sostegno della candidatura dell’ Italia ad ottenere che l’arte della pizza napoletana fosse riconosciuta dall’Unesco come un tesoro nel “patrimonio culturale immateriale ” dell’umanità, insieme al tiro con l’osso mongolo e la danza capoeira brasiliana . Una sentenza è prevista il prossimo anno .

    Nel 2010 l’Unione europea ha registrato la pizza napoletana come ( STG) prodotto garantito specialità tradizionale . Si prevede che per la certificazione la “Pizza Napoletana STG ” deve essere costituita da una base di lievitati due volte -, pasta formata a mano ( senza mattarello ), non più largo di 35 centimetri . Deve essere 0,4 centimetri di spessore al centro e di 1cm-2cm intorno all’orlo. Può essere guarnito in soli tre modi : con i pomodori e l’olio extravergine di oliva, o con mozzarella certificata sia da latte di bufala o di vacca . Deve essere cotta in un forno a legna e mangiata sul posto, non congelata o messa sottovuoto .

    Questo è il dogmatismo culinario . Gli ispettori europei sul food hanno sicuramente di meglio da fare che prendere un righello per la pizza . I pizzaioli dicono di volere solo il riconoscimento della loro tradizione . Una paura che si sente spesso dire è che l’America potrebbe cercare di ottenere il riconoscimento per la sua propria pizza. Dovrebbe anche Amburgo chiedere il diritto d’autore sull’hamburger , o la Crimea bistecca alla tartara? Francamente, l’Italia è lo stato più assiduo nel rivendicare ” indicazioni geografiche ” UE ( GI) , siano essi la rigorosa Denominazione di origine protetta (ad esempio , il Chianti Classico ) , la perdente indicazione geografica protetta ( ad esempio , Cantucci Toscani ) o la denominazione più debole , TSG . Escludendo STG , l’Italia si è assicurata una protezione per i prodotti: 924 alimentari , vini e altre bevande , più di Francia ( 754 ) o la Spagna ( 361 ) .

    Cuochi e contadini, pizzaioli inclusi , hanno tutto il diritto di proteggere la marca del loro piatto e imporre i propri standard . Lo Stato deve ovviamente garantire la sicurezza degli alimenti . I governi hanno un interesse , anche per garantire la qualità di alcuni denominazioni premium – vedi Champagne. Ma la proliferazione delle IG protette dallo stato sa di produttori che cercano di sfruttare i consumatori. L’Italia rivela un protezionismo innato: invece di competere sui mercati globali, i produttori vogliono tutelare il “patrimonio ” , chiedono aiuto dell’Europa e massimizzare i profitti che possono estrarre dai prodotti “di qualità” . Si complicano gli accordi commerciali come il fatto che l’UE cerca di impedire ad altri di utilizzare termini come ” feta “. Hosuk Lee - Makiyama , un seguace di OPEN , un nuovo think-tank britannico , afferma che il valore delle indicazioni geografiche negli accordi commerciali non è provata; sono per lo più un contentino per le lobby agricole per compensare i tagli ai sussidi.

    Oltrettutto, i limiti all’uso delle denominazioni limitano le economie di scala , produttività e innovazione. Ad esempio Roberto Brazzale , la cui famiglia da generazione produce grana secondo lo stile del parmigiano . Ha spostato parte del suo lavoro nella Repubblica Ceca dove , egli sostiene , il latte è superiore e i costi sono più bassi . Il suo ” Gran Moravia ” , realizzato con metodi italiani e stagionato in Italia, non è distinguibile con l’ ufficiale ” Grana Padano ” , pur non essendo definibile come tale. La Pianura Padana non può produrre abbastanza latte per soddisfare la potenziale domanda globale di formaggi grana italiani , egli sostiene ; obbligando l’uso di caglio animale piuttosto che vegetale, significa che i produttori di formaggio DOP non possono a vendere a vegetariani e musulmani osservanti ed ebrei .

    Slow food, Slow Economy. Il suo amore per la tradizione rende l’Italia un luogo per vacanze idilliache, meravigliosi vini e deliziosa per Slow Food. Agli Italiani piace pensare che la loro arte, la cultura e lo stile di vita li solleverà dal torpore economico. Ma la sacralizzazione del patrimonio è un fardello. L’Italia non ha visto quasi nessuna crescita della produttività nel decennio, in parte perché le sue aziende restano piccole: in media si contano sette dipendenti, circa le dimensioni di una pizzeria a conduzione familiare. I prodotti artigianali non offrono salvezza. L’Italia non ha catene alimentari globali di cui parlare (o anche grande distribuzione, come Carrefour di Francia). Può farsi a casa un espresso, ma il vicino svizzero ha inventato Nespresso.

    Se la pizza su un piatto incarna i guai d’Italia, offre però anche la speranza. Guardate da vicino la pizza napoletana: i pomodori succulenti sono giunti dal Nuovo Mondo; la migliore mozzarella viene fatta dal latte della bufala, una bestia asiatica che sarebbe arrivata in Italia con le tribù barbare che conquistarono Roma; il basilico aromatico è giunto dall’India. Emigranti napoletani hanno prodotto la pizza in tutta Italia e in America. Il genio d’Italia risiede nella sua inventiva e capacità di adattamento, non in una terra santa e non in una tradizione idealizzata e canonizzata da parte dello Stato. Questa visione porta alla paralisi e alla fossilizzazione culturale.

    harlemagne
    For the love of pizza

    Italy’s pride in “genuine” food reveals much about its economic woes

    Jun 4th 2016 | From the print edition

    CALL it pizza, pitta or fougasse: when Europe’s holidaymakers head for the Mediterranean this summer, they will feast on some type of flatbread with condiments. Such dishes have age-old roots. In the “Aeneid”, Virgil’s heroes forage for a meal of forest fruit laid on pieces of hard bread on the grass. Famished, they eat the bread, too: “See, we devour the plates on which we fed.”

    Of all these edible platters, it is pizza that has become the world’s favourite fast food, plain dough onto which each country bakes its own flavours: mussels in the Netherlands, Teriyaki chicken and seaweed in Japan. Born in Naples, the modern pizza was the poor man’s meal. One 19th-century American visitor, Samuel Morse (inventor of the telegraph), thought it “like a piece of bread that had been taken reeking out of the sewer”. For Alexandre Dumas, it was “the gastronomic thermometer of the market”: if fish pizza was cheap, there had been a good catch; if oil pizza was dear, there had been a bad olive harvest.

    These days pizza is a gastronomic mirror, reflecting Italy’s anxiety about globalisation. Italians are rightly proud of their food, yet dismayed at its bastardisation by the rest of the world. They fear that the best in Italian civiltà is being looted by others. It is America, not Italy, that has turned everything from pizza to cappuccino into profitable global franchises; Domino’s and Starbucks are even trying to penetrate Italy.

    Now Naples is fighting to reclaim “real” pizza. Last month hundreds of red-capped pizzaioli gathered to bake the world’s longest pizza, 1,853.88 metres of it, snaking along the waterfront with the city’s fabled vistas of Mount Vesuvius and Capri. It was all in support of Italy’s bid to have the art of Neapolitan pizza recognised by UNESCO as a treasure in the world’s “intangible cultural heritage”, alongside Mongolian knuckle-bone shooting and Brazil’s capoeira dance. A ruling is expected next year.

    In 2010 the European Union registered Neapolitan pizza as a Traditional Speciality Guaranteed (TSG) product. It stipulates that certified “Pizza Napoletana TSG” must consist of a base of twice-leavened, hand-shaped dough (no rolling pin), no wider than 35cm. It must be 0.4cm thick at the centre and 1cm-2cm around the rim. It may be garnished in just three ways: with tomatoes and extra-virgin olive oil, or with certified mozzarella from either buffalo’s or cow’s milk. It must be baked in a wood-fired oven and eaten on the spot, not frozen or vacuum-packed.

    This is culinary dogmatism. European food-inspectors surely have better things to do than take a ruler to pizza. The pizzaioli say they want only acknowledgment of their tradition. One oft-heard fear is that, Heaven forfend, America might try to gain recognition for its own inferior pizza. Should Hamburg then copyright the hamburger, or Crimea steak tartare? Tellingly, Italy is the most assiduous state in claiming EU “geographical indications” (GI), be they the stringent Protected Designation of Origin (eg, Chianti Classico), the looser Protected Geographical Indication (eg, Cantucci Toscani) or the weakest appellation, TSG. Excluding TSGs, Italy has secured protection for 924 food products, wines and other drinks, more than France (754) or Spain (361).

    Chefs and farmers, pizza-makers included, have every right to brand their dish and set their own standards. The state must obviously ensure that food is safe. Governments have an interest, too, in guaranteeing the quality of some premium appellations—Champagne, say. But the profligate use of state-enforced GIs smacks of producers trying to gouge consumers. Italy betrays an innate protectionism: rather than compete on global markets, producers want to enshrine “heritage”, ask for Europe’s help and maximise the rents they can extract from “quality” products. They complicate trade deals as the EU seeks to stop others from using terms such as “feta”. Hosuk Lee-Makiyama, a fellow of OPEN, a new British think-tank, says the value of geographical indications in trade deals is unproven; they are mostly a sop to farm lobbies to compensate for cuts in subsidies.

    Above all, the name-craze limits scale, productivity and innovation. Take Roberto Brazzale, whose family has made Parmesan-style “grana” cheese for generations. He shifted part of his work to the Czech Republic where, he argues, the milk is superior and costs are lower. His “Gran Moravia”, made by Italian methods and aged in Italy, is indistinguishable from the official “Grana Padano”, yet may not be identified as such. The Po valley cannot produce enough milk to satisfy the potential global demand for Italian grana, he argues; and decreeing the use of animal rather than vegetable rennet means official cheesemakers struggle to sell to vegetarians and observant Muslims and Jews.

    Slow food, slow economy

    At its best Italy’s love of tradition makes for idyllic holidays, wonderful wines and delightful Slow Food. Italians like to think that their art, culture and way of life will lift them out of economic torpor. But the sacralisation of heritage is a millstone. Italy has seen almost no productivity growth in more than a decade, in part because its firms remain small: on average they count seven employees, about the size of a family-run pizzeria. Artisan products offer no salvation. Italy has no global food chains to speak of (or even big retailers, such as France’s Carrefour). It may be home to espresso, but the next-door Swiss invented Nespresso.

    If pizza embodies Italy’s woes on a plate, it also offers hope. Look closely at a Neapolitan pizza: the succulent tomatoes came from the New World; the best mozzarella is made from the milk of the buffalo, an Asian beast that may have arrived in Italy with the barbarian tribes who conquered Rome; the aromatic basil originates from India. Neapolitan migrants carried pizza across Italy and America. The genius of Italy lies in its inventiveness and adaptability—not in a hallowed land, nor in an imagined tradition canonised by the state. That way lies paralysis and cultural fossilisation.

    From the print edition: Europe

  13. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Le ipotesi sono le posizioni scientifiche dell’EFSA su Ogm o glifosate: http://parma.repubblica.it/cronaca/2016/06/07/news/parma_allarme_bomba_all_efsa_evacuata_parte_dell_edificio-141487258/?ref=HREA-1

  14. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Certo Martina e la Lorenzin non hanno nulla da temere; essi hanno cominciato da tempo a premunirsi contro eventuali attacchi da parte di frange violente dell’ambientalismo e degli attentatori dell’ordine costituito. Con le loro scriteriate decisioni a sostegno delle tesi estremistiche si sono guadagnati meriti da medaglia al valore presso questi ambienti e se ne fanno pure vanto.

    Non vorrei però essere al posto di Martina se gli agricoltori tirano fuori gli attributi (ma che li abbiano ancora? io comincio a dubitarne, ma che siano diventati tutti dei “femminielli”…?) e si decidono a voler difendere la loro professione ed i loro redditi per campare.

    Il suo culo potrebbe essere a rischio delle punte dei forconi.

    Scusate, ma dopo essere uscito di senno per aver scritto quanto appena sopra, sono rientrato in me e mi rendo conto di avere detto cose senza senso e neppure avveniristiche, visto il comportamento che tengono nei riguardi del gliphosate proprio gli utilizzatori professionali, cioè gli agricoltori. Sindacati agricoli dove siete? Ma se la base tace vuoi che siano loro a parlare? Sono proprio un ingenuo e continuo ad uscire di senno!!!!!

    Oggi comunque io mi sono rifornito di 5 litri di gliphosate per il mio cortile, ne avrò a sufficienza per anni. Tuttavia intanto che lo acquistavo e lo pagavo ho fatto un piccolo conto. Dunque con 5 litri posso benissimo diserbare 4 ettari di terreno infestato da erbe annuali anche ben sviluppate. Ho speso 28 euro, dunque potrei comodamente diserbare il mio ettaro con 7 euro. AGRICOLTORI LO SAPETE CHE SE NE PROIBISCONO L’USO VOI IN FUTURO (MA SOLO QUANDO CI SARA’ UN PRODOTTO SOSTITUTIVO SUL MERCATO)DOVETE MOLTIPLICARE ALMENO PER 10 IL COSTO DEL DISERBO DI PRESEMINA DEL VOSTRO ETTARO DA COLTIVARE? BEN VI STA PERO’!

    Altra considerazione che ho fatto che però rivolgo ai Martina e Lorenzin, lo sapete almeno che la legislazione attuale prevede che il gliphosate si possa comprare senza presentare il “patentino”, documento indispensabile per acquistare la stragrande maggioranza dei fitofarmaci? Legislativamente quindi e considerato un NON-FITOFARMACO ed è una legge che hanno fatto i vostri ministeri ed è rimasta immutata per 40 anni. Mi dite ora con quale faccia vi presentate in pubblico a dire che siete d’accordo per la proibizione perchè è nocivo per la salute dei cittadini? Vergognatevi.

  15. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Aggiumgo perchè mi sono dimenticato.

    I rappresetanti politici Italiani ed i Francesi, i capofila del no-gliphosate, vigliaccamente non hanno avuto il coraggio di votare no. Si sono semplicemente astenuti, votare in questomodo avrebbe come unixa interpretazione che per loro il gliphosate è NEUTRO.

    Allora NON-Ministro Martina perchè vi è il programma gliphosate zero nel 2020?

  16. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    Un’analisi (molto incomplerta e poco autocritica) dei drammi dell’agricoltura nostrana: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2016/06/08/news/l_agricoltura_nella_tempesta_perfetta-140737337/?ref=HREC1-11

  17. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto

    Tutto vero quello che dice l’articolo, perfino quello che dice Bazzana è vero (mi sa però spiegare la Coldiretti il canto di vittoria di poco tempo fa circa una valanga di giovani che si da all’agricoltura?).

    Però la domanda che si pone è questa e merita una risposta articolata da parte di chi dice di avere analizzato tutto sull’agricoltura italiana: gli agricoltori italiani possono dire in coscienza se hanno messo in atto tutte le tecniche più innovative per ottenere il massimo dai loro campi? La Coldiretti può dire in coscienza se le strutture agricole che loro hanno contribuito a creare e che tanto decantano come il vero pilastro dell’agricoltura italiana hanno la possibilità di competere con le aziende famigliari di altri paesi nostri concorrenti nell’UE. Dico UE in quanto le regole dovrebbero essere uguali per tutti gli agricoltri. Se però qualcuno mi dice che le regole non sono uguali allora non vedo come si possa mantenere un ministero così poco funzionante e che sa impedire che altri facciano i furbi.

    A me hanno insegnato che se in una famiglia vengono a mancare le risorse prima di tutto si analizzano se vi è qualcosa che non va nella gestione delle risorse diponibili e solo dopo si cerca di trovarne di nuove.

  18. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    Alberto,
    la tua è una domanda retorica: quando ci arriva il mais ibrido nel dopoguerra l’Italia aveva vari milioni ettari coltivati a mais e la Francia 300mila ettari, ora entrambi non usiamo mais Ogm, ma la Francia ci vende il suo mais e noi non riusciamo piu’ a rendere redditizio il nostro.

    Stiamo tutti attenti, perche le follie sono infettive: http://www.ilgiornale.it/news/milano/busta-esplosiva-anti-ogm-scoppia-commercialista-1269732.html

  19. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto

    ma loro le Case sementiere le hanno sviluppate ed hanno ancora un’industria che si può chiamare tale.

    Se poi chi grida che la “proprietà è un furto” invadendo la proprietà altrui ed i carabinieri si voltano dall’altra parte e la magistratura ci mette 10 anni a condannare con la condizionale o a pene non detentive, è logico che la violenza si propaghi.

  20. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    Una triste notizia: e’ prematuramente scomparso Norberto Pogna, agronomo, dirigente dell’Istituto di cerealicoltura ed ottimo ricercatore.

    http://www.cronachemaceratesi.it/2016/06/22/malore-fatale-in-albergo-muore-docente-universitario/824429/

    https://www.youtube.com/watch?v=prqU66wxhYc

  21. roberto defezNo Gravatar scrive:

    L’unico commento che riesco ad avere sulla BREXIT è questo:http://www.giovis.com/cipolla.htm

  22. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Credo che se nell’UE non vota più l’Inghilterra si rompe l’equilibrio delle votazioni sugli OGM e si formeranno maggioranze qualificate per il NO!

  23. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    io scommetto che senza UK faranno in modo di votare a turno pro-Ogm in modo la lasciare la situazione immutata. Loro non sono per vietare gli Ogm, ma solo per fare in modo che la colpa del loro import non cada sui governi nazionali

  24. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Io non scommetto nulla Roberto.
    Sono certo che perderei la scommessa pur con le peggiori previsioni…
    So solamente che abbiamo colpevolmente perso 20 anni di ricerca, almeno una generazione di Ricercatori anche pubblici e che il mondo produttivo agricolo sta subendo un gap tecnologico ormai insopportabile.
    Grazie mondo politico…

  25. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ecco un’altra iniziativa, che non mi pare anodina, visto che è firmata da più di 100 premi Nobel per dire a Greenpeace di smetterla. So che Greenpeace o Slow Food alzeranno le spalle, ne va dei loro sporchi interessi. Però la Politica non dovrebbe non farci un pensierino.

    Qui il testo francese dell’appello, ma vi è un richiamo che vi manda al testo in inglese ed inoltre potete documentarvi di come Greenpeace abbia usato solo menzogne sulla questione del Riso Dorato.

    La lista dei premi Nobel firmatari è consultabile (richiamo alla fine dell’appello)

    http://www.pseudo-sciences.org/spip.php?article2666

  26. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    Embargo is lifted and here you find the Nobel laureate letter:
    http://supportprecisionagriculture.org/nobel-laureate-gmo-letter_rjr.html
    Here you can sign it in support:
    http://supportprecisionagriculture.org/join-us_rjr.html
    Here is an article:
    https://www.washingtonpost.com/news/speaking-of-science/wp/2016/06/29/more-than-100-nobel-laureates-take-on-greenpeace-over-gmo-stance/

  27. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Non sono un Nobel, ma firmo virtualmente la petizione…

  28. VitangeloNo Gravatar scrive:

    State tranquilli, la Politica non risponderà! Già bastavano una ventina di anni fa i nostri due Nobel Montalcini e Dulbecco più Boncinelli, Garattini, e compagnia bellissima! Aggiungete che ora ci sono anche i Pentastellati…….!

  29. beppeNo Gravatar scrive:

    Lappello dei nobel era stato rilanciato su Wired, cui Greenpeace ha (non) risposto.

    http://www.wired.it/scienza/biotech/2016/07/01/ogm-greenpeace-risponde/

    Hanno proprio un bel pelo sullo stomaco, non c’e’ che dire, per rispondere con tale vuotezza di contenuti achi chiede loro: “Combien de pauvres gens dans le monde doivent mourir avant que nous considérions cela comme un crime contre l’humanité ?”

  30. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Non ci sono limiti alla falsità.
    Non ho altri commenti.
    Se 100 e passa premi Nobel sono Pippe io mi dichiaro ufficialmente Arcivescovo di Costantinopoli!

  31. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    beppe

    Ciò che dice la Ferrario sono delle falsità, se fosse vero che il Golden rice è un aborto di progetto, come mai che hanno inviato loro attivisti a distruggere le prove dell’IRRI?
    Perchè allora non finanziano il progetto della patata dolce dorata? Eppure coloro che la stanno studiando sono stati insigniti del premio World Food Prize 2016. Si tratta di una patata arricchita in provitamina A tramite metodi classici di miglioramento genetico e quindi non OGM

    http://seppi.over-blog.com/2016/07/le-world-food-prize-2016-attribue-a-quatre-pionniers-de-la-patate-douce-doree-et-de-la-biofortification.html

    Non lo fanno per il semplice fatto che la patata dolce è un OGM in quanto si è visto che L’Agrobacterio vi ha trasferito materiale genetico:

    http://www.pnas.org/content/112/18/5844.full

    Se lo facessero come potrebbero poi dire che ciò che fa l’agrobatterio è un bene solo quando lo fa fuori dai laboratori di ricerca biotecnologica?

  32. beppeNo Gravatar scrive:

    Caro Guidorzi,

    venni a sapere del golden rice ormai dieci anni fa, quasi agli albori della ricerca, e ricordo benissimo che la mia reazione fu: “accidenti, ma questa e’ un’idea magnifica!”. Da allora mi sono tenuto costantemente informato, con crescente senso di frustrazione, ovviamente. La chiusa citata nel documento “Combien…” è di una durezza incredibile. Se avessero una coscenza dovrebbero restarne sconvolti, e invece no. Non uno che si ponga qualche domanda. Questo, se mai ce ne fosse bisogno, dimostra chiaramente come si tratti di una setta di invasati. Su di loro non si riuscira’ mai ad agire. L’unica possibilita’ e’ cercare di torgliere loro il credito verso la platea dei piu’, dimostrandone le assurdita’.

  33. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Beppe

    Il mio pensare forse è ascrivibile alla sindrome dei vecchi “aprés moi le déluge”, ma mi convinco sempre più che è in atto una strategia tendente a limitare il cibo per gli umani al fine di cambiare poi l’ordine costituito. “Cui prodest” non lo so, ma metto assieme il far passare l’agricoltura come distruttrice dell’ambiente ( leggi ad esempio api e neonicotinoidi), OGM, favoreggiamento delle agricolture ancestrali sia laddove non sono più praticate che dove lo sono da sempre (…e i popoli sono affamati), eliminazione indiscriminata di tutti i fattori che hanno determinato la rivoluzione verde ecc. ecc.

    L’azione strategica è talmente ben combinata che l’opinione pubblica crede di passare da un’alimentazione avvelenatrice ad una alimentazione più salutare ed i politici di fronte a ciò assecondano l’avanzare di questa tendenza, che per me però è pianificata.

  34. beppeNo Gravatar scrive:

    mah,

    tra i princìpi guida della logica c’e': mai spiegare con calcolo cio’ che si puo’ spiegare benissimo con la stupidita’. Non ricordo chi l’abbia detto ma lo condivido. Le cose vanno come vanno perche’ quella e’ la linea delle cose lasciate a se’ stesse: occorre fatica e scienza per farle andare diversamente. Poi ovviamente c’e’ chi ci guadagna, ma se fosse solo per loro certe assurdita’ non si avrebbero: una buona dose di stupidita’ invece le spiega benissimo.

  35. franco nulliNo Gravatar scrive:

    aggiungo solamente che non ci sono limiti alla stupidità umana.

  36. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Roberto. Il commento di Beppe che auspica un’azione volta ad informare il grande pubblico contro la “setta di invasati” ti mette in prima fila con la lancia in resta.
    Fra tutti noi sei l’unico in grado pi perseguire questo scopo.
    Non fermarti nemmeno un minuto e avrai sempre il mio/nostro appoggio.
    Non importa se non riusciremo ad ottenere i risultati auspicati, ma desistere sarebbe delittuoso e non me lo perdonerei mai.
    Sei la nostra testa di ponte; non mollare mai!

  37. PieroNo Gravatar scrive:

    non c’è limite alla fantasia…
    http://lanuovaecologia.it/ogm-senza-etichetta/
    dove si legge, fra altre castronerie
    “L’industria è convinta di poterli vendere in Europa come qualsiasi prodotto alimentare tradizionale, cioè senza etichettatura. Merito delle “new breeding techniques” (Nbt), le nuove tecniche di ingegnerizzazione dei vegetali inventate con lo scopo manifesto di creare piante capaci di eludere la direttiva 2001/18/CE”
    sulla rivista di Legambiente, mah

  38. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Piero

    Non c’é peggior sordo di chi non vuol sentire…
    In questa semplice frase che ci hanno insegnato i nostri nonni é racchiusa la risposta al contenuto del tuo link.

  39. franco nulliNo Gravatar scrive:

    E aggiungo che contro i mulini a vento é difficile opporsi.

  40. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Cari Tutti, non ci stiamo fermando nemmeno un istante.
    Ho trasmesso a tutti i giornalisti sensibili sia la vicenda dei Nobel, sia una lettera che l’EPSO ha mandato al presidente del parlamento Europeo per stigmatizzare il pacco bomba all’EFSA sia infine oggi il ritrovamento di un presunto campo di mais Bt a Rovigo.
    Domani ne parlo a Roma alla direzione dell’Associazione Luca Coscioni.
    Poi la stampa sapete bene che ha strani meccanismi e che tra Brexit e calcio ora e’ parecchio distratta

  41. roberto defezNo Gravatar scrive:

    EPSO e’ l’organizzazione europea della biologia delle piante con 28.000 scienziati coinvolti:

    Dear colleagues from the signing societies / organisations,

    We uploaded the text of the EPSO Press Information (central EPSO contacts are Jose Pio Beltran and Joachim Schiemann) and the Open letter at http://www.epsoweb.org/respect-science-advice .
    In addition we added on the homepage under breaking news:
    EPSO: http://www.epsoweb.org/file/2208

    The page will be public at 11 am CEST (BRU time) and we will send the new out by twitter #plantsci .

    Pls disseminate this letter to policy makers, scientists and the media in your country and beyond using your organisation as contact.

    Any additional science organisations, societies and academies can still send until next Thursday, 7 July 2016 10am their information ([name of the organisation, acronym], [country 2-capital-code, or international], [representative: name, function in the organisation, email], [website], [logo]) to epso@epsomail.org . The open letter will be updated and published again online Monday 11 July.

  42. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto

    E’ una fatica di Sisifo, non si otterrà mai udienza dalla Stampa, mica siamo diversi dai francesi!

    http://seppi.over-blog.com/2016/07/les-contre-feux-minables-de-greenpeace-et-amis-a-l-appel-des-prix-nobel.html

  43. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Alberto

    Vero che Sisifo al nostro confronto ha fatto poca fatica, ma noi siamo instancabili più di lui.
    Goccia dopo goccia, parola dopo parola scaviamo una breccia, seppur piccola, nel granito della disinformazione.
    Siamo piccoli e sembriamo impotenti, ma come ci ha insegnato Giambattista Vico la storia é fatta di corsi e ricorsi.
    E prima o poi la storia passerà dalla parte nostra e i “Vati” di greenpeace e slowfood saranno costretti a cedere le armi di fronte alla realtà.
    Ci vuole tanto tempo? Tutti noi siamo almeno “giovanissimi sessantenni” (passati) e abbiamo una grande voglia di preparare un mondo migliore ai nostri figli/nipoti.
    Onestamente encomi serietà!

  44. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Ovvio che l’ultima frase era

    Onestamente e con serietà!

  45. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-90776b13-7f70-45cb-99d4-8f1b1584cc67.html#p=0

    dal minuto 31.30 al minuto 44

  46. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Ha la faccia come il c…uore!
    Tante falsità in 5 minuti non le ho mai sentite…
    Bravo Roberto, ma contro che vende fumo il nostro ventaglio serve a poco…
    La gente, come da interviste, rimane affumicata.

    Gli indiani che perdono reddito poi sono una chicca! Ci mancava che si mettesse a parlare di suicidi di massa e poi eravamo a livello di Vandana.
    Povera Italia!

  47. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Io non sono contento della mia prestazione. Vi faccio notare come oramai i conduttori non-ideologizzati in nessun senso partono da una posizione scettica e finiscono per sbilanciarsi pro-Ogm. E’ la logica che porta a questo.
    In fondo tutto il nostro lavoro costringe Coldiretti a spendere sempre di più per mantenere una cappa di ignoranza che fa acqua da tutte le parti

  48. PieroNo Gravatar scrive:

    il fatto è che quando si cumulano argomenti anche molto diversi diventa quasi impossibile metter ordine
    il coldiretti nel suo primo intervento ha collegato ogm a mucca pazza, demenziale!!
    poi i conduttori sono spesso impreparati, quando non in evidente malafede
    come se non bastasse, tutte le spiegazioni già date con dati di fatto inoppugnabili, sono bellamente ignorate e si torna sempre alla prima casella di questo gioco…
    però chi la dura la vince…

  49. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Rob, non puoi dirti né contento né scontento.
    Hai fatto, e lo hai fatto bene, quello che sei capace di fare.
    Il difetto é che noi (tu come nostro portavoce) parliamo con la logica della scienza e della ragione, loro con quella dell’emotività.
    La scienza é noiosa e pochi la capiscono.
    La leva dell’emotività fa immediatamente presa sul tuo interlocutore; parla al sentimento e non alla ragione.
    E’ immediata e non richiede la fatica del ragionamento per essere assimilata. Arriva diretta al cuore e passa purtroppo anche direttamente alla memoria.
    Come dice Piero, però, chi la dura la vince.
    Alla lunga si vede debole debole un cambiamento di direzione.
    La curva della percezione sta cominciando a cambiare pendenza. Tu stesso dici che “finiscono per sbilanciarsi pro-ogm”…
    Non finiamo di gridare per quanto possibile le nostre ragioni!
    Ciao e grazie come sempre

  50. TC1507No Gravatar scrive:

    Si, è vero i conduttori e commentatori non ideologizzati dopo opportuno approfondimento finiscono per sbilanciarsi pro-Ogm.
    Io però toglierei la “s” dalla parola sbilanciarsi; è semmai un ri-bilanciamento.

  51. franco nulliNo Gravatar scrive:

    TC1507 non sottilizziamo….

    Che si “sbilancino” o si “ribilancino” interessa poco.
    La cosa importante é che la logica porti anche solo una persona in più alla volta a capire che la verità non é quella descritta dagli esponenti di Coldiretti & co, ma dagli Scienziati che mettono la faccia e la carriera per sostenere le loro tesi.
    Un funzionario Coldiretti, quando sarà perdente la tesi che é costretto a sostenere per contratto, diverrà dipendente di altro Ente altrettanto inutile.
    Un pubblico ricercatore (ma vale anche per un ricercatore privato) quando fallisce é finito, professionalmente morto!

  52. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Se le televisioni e i giornali nazionali avessero trasmissioni o servizi o articoli dedicati al miglioramento genetico spiegato da competenti invece di assistere o leggere gli squallidi servizi di chi inneggia a vanvera ai prodotti tipici, alla biodiversità e ai prodotti di stagione pensando di salvare l’umanità e con la speranza di vendere qualcosa in più a KM 0 per compensare le grave perdite sul fronte esportazione, allora non uno alla volta ma a centinaia o migliaia al giorno capirebbero cosa ha significato l’innovazione anche in agricoltura o, se volete, partendo dall’agricoltura parlando di genetica. Avremo mai questo tipo di trasmissioni, servizi e articoli? Lo dubito; molti degli attuali “esperti” resterebbero disoccupati perdendo prima di tutto la faccia!
    Ci tocca continuare a pagare il canone e sperare ogni tanto in un servizio alla Iacona!
    Ho seguito il famoso dibattito (!!!!) con Roberto e mi chiedevo: possibile che in venti anni non è cambiato niente? Continuiamo tranquillamente con le solite fesserie? Roberto, per una questione di dignità, non andarci più; mandali a quel paese con motivazioni…..anche scurrili! Sarebbe sempre poco per i nostri giornalisti di regime, di qualsiasi regime!

  53. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vitangelo

    E’quello che ha fatto l’amico Francesco Salamini dopo che il conduttore si è schierato al fianco di Capanna.

  54. PieroNo Gravatar scrive:

    un buon commento (o sfogo se volete…)
    http://mangimiealimenti.it/articoli/1717-restituire-dignita-alla-scienza-per-sconfiggere-falsi-miti-sospetti-e-incompetenza

  55. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Giulio Gavino Usai non lo conosco, ma vorrei erigergli un monumento sulla pubblica piazza!
    Una sintesi di quello che si dice da anni qui.
    Perché non riesce a essere visibile in quella rete a cui tutti noi paghiamo un canone?
    Una vergogna!

  56. PieroNo Gravatar scrive:

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/07/23/i-nemici-della-scienza27.html?ref=search
    semplice e chiaro: probabilmente troppo per qualcuno…

  57. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Piero

    Ecco cos’ha detto il giudice Motta dopo la notizia dell’infrazione:

    http://www.olioofficina.it/societa/dixit/alla-luce-di-questa-procedura-di-infrazione-per-evitare-equivoci-vedremo-se-non-sia-opportuno-revocare-il-nostro-provvedimento-di-sequestro.htm

    …e questo costituirà una nota di merito per farlo promuovere. pagargli uno stipendio più lauto e farci pagare un ticket sanitario in più….

  58. PieroNo Gravatar scrive:

    http://www.lescienze.it/news/2016/07/22/news/xylella_almeida_science-3170052/

  59. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ecco il testo di una mail ricevuta dal Presidente Direttore generale della Florimond DESPREZ:

    Bonjour Alberto,
    Merci pour votre message.
    ……………………………….
    2/ moisson 2016
    Les résultats sont effectivement catastrophiques à l’exception du sud-est et d’une partie du Sud-Ouest. Les rendements sont souvent à 50% de ceux de l’année dernière (qui était une très bonne année). Ainsi sur ma ferme proche de Lille, où au cours des cinq dernières années, les rendements d’escourgeon ont toujours dépassé les 100 quintaux par ha, ils sont cette année inférieurs à 50 quintaux. Les rendements en blé dans le centre ou en Ile de France descendent parfois à 20 ou 25 quintaux par ha. Cela touche toutes les variétés mais, avec des variations locales, selon la précocité de celles-ci. En cause, une pression « maladies » très forte mais surtout une stérilité liée à l’absence d’ensoleillement et aux pluies incessantes de mai et de juin. En fait, c’est la situation Moulin/Pernel de 1987 étendue à toutes les variétés et à presque tout le pays.
    Dans les régions où 2015 n’avait pas été une bonne année (Bourgogne, Lorraine), de nombreux agriculteurs vont faire faillite et n’auront pas les moyens d’investir pour la prochaine saison.
    Le Conseil de l’Agriculture Française demande à l’Etat d’intervenir.
    C’est la situation la plus grave pour l’agriculture française depuis la fameuse sècheresse de 1976.
    Les cours des céréales ne vont pas compenser la perte de rendement car les récoltes sont presque toutes excellentes ailleurs en Europe.
    Cela sera aussi une année perdue en sélection car, quelle importance donner à des essais dont la moyenne est de 40 quintaux au lieu des 110 qx habituels ?
    De plus, nous manquerons souvent en quantité et en qualité des semences nécessaires aux essais officiels en France et à l’étranger.
    Enfin, la récolte s’annonce calamiteuse en maïs et en tournesol (le colza est médiocre). Même la betterave sera affectée par cet excès de pluviométrie
    ……………………………….
    J’espère que toute la famille va bien et que vous profitez d’un bel été. Merci de transmettre notre bon souvenir à tous.
    Amicalement,

    François DESPREZ
    Ingénieur agronome

    BP 41 - 59242 CAPPELLE-EN-PÉVÈLE - FRANCE
    http://www.florimond-desprez.com

    Quanta gente dimentica che l’agricoltura si fa a cielo aperto!!!!!!!

  60. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Non ci sono ombrelli in campagna…
    Non sapevo di una situazione così disastrosa dai cugini d’oltralpe…

    P.S. curiosità…

    Quest’anno le simpatiche anatre selvatiche si sono mangiate 4 ettari circa del mio riso seminato in acqua…
    Spero almeno che lo abbiano cucinato a puntino ;-)

  61. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    A chi dovesse interessare.

    https://agrariansciences.blogspot.it/2016/07/petrini-ha-torto-in-fatto-di-varieta.html

  62. BeppeNo Gravatar scrive:

    Saluti e buone vacanze a tutti!
    Gli estensori dell’appello pro OGM e pro Golden rize firmato dai 110 premi nobel hanno proposto una petizione gemella aperta a tutti. Se si vuole aderire il sito e’ lo stesso dell’altro, ovvero:
    http://supportprecisionagriculture.org/

    Beppe

  63. PieroNo Gravatar scrive:

    è possibile accedere al testo del dlgs governativo?

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