Prezzi alti e marchi d’origine controllata non sono sinonimo di prodotto sicuro

20 Mar 2008
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Una indagine di consumatori di Cuneo mette a nudo una falla normativa: non ci sono limiti alle micotossine per i formaggi. L’analisi riguarda il contenuto di aflatossine, micotossine che non si riducono usando mais Bt.

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Micotossine pericolose in formaggi di qualità, un’inchiesta del Movimento Consumatori di Cuneo scopre livelli di contaminanti superiori ai limiti.

I prodotti acquistati in un superstore e in botteghe. Il problema esiste ma non c’è legislazione specifica come avviene per il latte.

Da “Il Salvagente” del 20 marzo 2008, di Lorenzo Misuraca (scarica l’articolo), Slowfood garantisce il sapore ma non ne sa nulla della sicurezza alimentare, difatti vieta l’uso di mangimi con OGM che diminuirebbero il contenuto in fumonisine e l’uso di un po’ di pesticidi.

FRANCESCO DOGLIO - Formaggi contaminati da micotossine. Questo l’allarme che lancia il Movimento Consumatori di Cuneo con una lunga e dettagliata inchiesta pubblicata sul nuovo numero de “Il Salvagente” in edicola in queste ore.

L’inchiesta parte dalla sezione cuneese dell’associazione. I formaggi, tra i quali anche alcuni prodotti dop della Granda, sono stati comprati tra Eataly (il famoso superstore di qualità torinese) e alcune botteghe sparse sul territorio. Cuneocronaca.it propone l’intera inchiesta del Salvagente e l’intervista che l’autore dell’articolo, Lorenzo Misuraca, ha fatto al professor Alberto Ritieni.

L’elenco dei contaminati.

La lista dei formaggi che hanno rivelato una presenza allarmante di aflatossina M1 inizia, purtroppo, da un Dop: il Murazzano prodotto dalla Cascina Raflazz a Paroldo, nel Cuneese, che presenta 0,69 microgrammi di micotossina su un chilo di prodotto, pari a quasi 14 volte il limite massimo ammesso per il latte. La lunga sequenza di formaggi contaminati prosegue con il pecorino senese del caseificio Pinzani di Castel San Giminiano (1,28 microgrammi/kg), il caciocavallo del caseificio Olanda Michele di Andria, nel Barese (0,69), e il Nostrale Elva del Caseificio cooperativo Elvese di Elva, Cuneo (0,48). Uscendo dalle produzioni nazionali la presenza di micotossine non si attenua, anzi. Anche il formaggio greco più diffuso in Italia, la Feta, che nel caso del campione analizzato è prodotto da Kolios ed è riconosciuto da un marchio corrispondente al nostro Dop, fa segnare una presenza di 16,45 microgrammi/kg di aflatossina M1, ben 329 volte il limite ammesso per il latte.

Ed è un altro formaggio estero, il francese Banon, della Fromagerie de Banon, a colpire per la quantità di aflatossina presente: 27,43 microgrammi/kg, quasi 550 volte oltre il limite.Sorprende un altro fatto: che i campioni dei formaggi in questione sono stati comprati nel punto vendita di Torino di Eataly, specializzato grazie alla consulenza di Slow Food in prodotti di alta qualità.

 

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