Protezione delle innovazioni vegetali

05 Set 2012
Post2PDF Versione PDF

di Alberto GUIDORZI

alberto_guidorzi

Storia ed evoluzione

La protezione della “proprietà intellettuale” non è una questione d’oggi. L’Italia fu un’antesignana con un brevetto concesso a Brunelleschi nel 1421 e con il primo decreto apparso a Venezia nel 1474. Ma è di Venezia la prima  legislazione di base sui brevetti e data 1003. Seguì poi la legge sui brevetti d’invenzione (Statute of Monopoly) votata nel 1623 dal parlamento inglese, Gli Stati Uniti  votarono la loro nel 1790 e la Francia nel 1791. Addirittura la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948 all’art. 27 afferma che si deve garantire ad ognuno: “il diritto alla protezione degli interessi morali e materiali discendenti da ogni produzione scientifica, letteraria o artistica di cui è autore”.

Non solo ma è passata anche una motivazione “strumentalistica” a supportare la protezione, ed è quella che non è tanto un obbligo morale  che induce la collettività a proteggere le invenzioni, quanto una forma di incoraggiamento affinché la società possa godere delle invenzioni dell’intelletto umano.

La protezione delle novità vegetali è venuta affermandosi quando dal baratto di sementi tra agricoltori si è passati man mano a programmi di miglioramento vegetale sempre più complessi da parte di aziende agricole allo scopo votate. L’avvento delle biotecnologie poi ha complicato ulteriormente le cose. Oggi come oggi la creazione di una varietà che abbia un qualche successo commerciale costa qualche milione di euro. Le imprese sementiere operanti in Francia spendono circa 220 milioni di €/anno in ricerca. Il che equivale al 12/13% della cifra d’affari annuali di un settore valutato a 1,8 miliardi di €.  I programmi di ricerca (dati 2009) delle grandi imprese  sementiere ammontano a: 750 milioni di € per la Monsanto, 480 per Syngenta, 440 Dupont-Pioneer, 350 Basf, 129 Limagrain, 90 Kws, 80 Bayer crop science, 26 Florimond Desprez.

Occorre poi considerare anche i capitali occorrenti per produrre una nuova varietà e per metterla in commercio, ma ciò avviene senza che ne sia assicurata la riuscita commerciale perché nel frattempo potrebbe essere stata creata una varietà migliore Altro aspetto è l’obsolescenza delle varietà. Le varietà che sono restate in commercio per più di 20 anni nel secolo scorso nei cereali non sono più di tre o quattro, il fenomeno poi sta  divenendo sempre più attuale ora, e specialmente laddove le agricolture sono più performanti: Dal 1970 al 2005 una varietà ha dimezzato il suo tempo di commercializzazione, da 12 anni medi si è passati a 6 anni e quindi tutte le spese su elencate devono essere ammortizzate in metà tempo rispetto al passato. Atro dato e che in Francia attualmente vi sono 13 programmi di ricerca sul frumento, ebbene solo tre programmi guadagnano, mentre degli altri 10: tre sono in pareggio ed i restanti 7 anticipano per ora solo risorse economiche proprie.

E’ assodato che meno remunerazione porta a meno innovazione e viceversa. La remunerazione discende dal diritto di proprietà dell’innovazione e dalle scelte tecnologiche innovative per ottenerla. Inoltre il Catalogo Varietale Europeo o nazionale  hanno un effetto trainante sulle motivazioni ad innovare.

Tipologia delle protezioni e applicazioni

Per quanto riguarda il vegetale due sono i tipi di protezioni esistenti nel mondo: il Brevetto (che si basa sulle seguenti peculiarità: novità, attività inventiva, e possibilità di applicazione industriale) ed il COV (certificato di ottenimento varietale) che si basa sull’essere la varietà nuova, omogenea e stabile.

E’ interessante conoscere quello che si fa in USA in quanto è luogo dove la ricerca biotecnologica ha assunto più importanza ed è diventato un businnes a livello planetario. Qui si è partiti subito dal brevetto, già nel 1930 (Plant Patent Act) per le piante a moltiplicazione vegetativa, ma non da tuberi. Il secondo evento è del 1980 quando fu brevettato un microrganismo (un batterio GM capace di degradare gli idrocarburi). La motivazione è stata che si era creato un individuo nuovo, differente e portatore di una utilità evidente. Vale a dire che il microrganismo non è brevettato in se, ma solo quando è geneticamente modificato. Questa giurisprudenza ha aperto la via alla brevettabilità delle varietà vegetali modificate (ad es. mais sovrapproducente triptofano), ma anche a delle sequenze geniche, in un primo tempo senza indicazione di funzione, ma successivamente sono state riviste le basi di brevettabilità imponendo che l’utilità della sequenza sia “credibile, specifica e sostanziale”. Ciò ha reso paragonabili la brevettabilità europea e americana sulle invenzioni biotecnologiche. Nel 1970 poi gli USA hanno adottato anche una legislazione di tipo UPOV (che sarà definita quando si parlerà della legislazione europea) con la legge Plant Variety Protection Act (PVPA). L’adesione all’UPOV (Unione internazionale per la protezione delle novità vegetali)  è venuta solo nel 1981 dopo la revisione della convenzione operata nel 1978 che  ammetteva la protezione con ambedue le forme, brevetto e COV.

In Europa esiste il COVE (certificato europeo) che discende dall’adesione alla Convenzione dell’UPOV, Convenzione frutto di un accordo del 1961, entrata in vigore nel 1968 e revisionata già tre volte 1972,1979 e 1991. La convenzione è stata firmata ormai da 71 Stati.  La Direttiva  comunitaria  che l’ha istituito è entrata a far parte della legislazione di tutti i paesi comunitari salvo qualche eccezione. Esiste inoltre una direttiva europea sulla protezione delle innovazioni biotecnologiche integrata recepita anch’essa dagli Stati membri. L’unica cosa non ancora precisata è il privilegio del costitutore anche sulle varietà transgeniche (libero uso della varietà per costituirne un’altra), che solo la Germania ha immesso nella sua legislazione, mentre gli altri membri non l’hanno ancora fatto.

A questo punto vale la pena confrontare quali sono le conseguenze pratiche che comportano le varie legislazuioni in fatto di  sementi in Europa ed in USA.

USA

  • Per le invenzioni biotecnologiche vi è il brevetto d’invenzione (Utility Patent), come in Europa, ma in questo caso non vi è compreso “il privilegio del costitutore” e neppure il libero uso delle sementi aziendali. Inoltre la protezione parte al momento della deposizione della domanda.
  • Per le nuove varietà vi sono due scelte:
    1. Il brevetto d’invenzione, che comporta delle derogazioni specifiche  riguardo all’uso per ricerca, ma non prevede il privilegio del costitutore e nessuna possibilità nell’uso delle sementi aziendali
    2. Un giurisprudenza specifica per le varietà vegetali attraverso, da una parte il “Plant Patent Act” riservato esclusivamente alle varietà con possibilità di moltiplicazione vegetativa ad esclusione dei tuberi che è il diritto derivante è molto simile al brevetto d’invenzione. Dall’altra parte vi è il PVPA  per tutte le altre specie che salvaguarda il privilegio del costitutore  e l’utilizzo senza restrizione delle sementi aziendali.

Ne risulta un trattamento veramente disequilibrato a seconda della scelta fatta per proteggersi, quindi è normale che negli USA la scelta dei costitutori cada di preferenza sull’ottenimento di un brevetto. Cosa che per le varietà transgeniche non differisce molto da quanto è praticato in paesi come Francia, Germania e Italia.

EUROPA

Qui, a valere per gli stati dell’UE vi è il COVE retto dal Regolamento (CE) n° 2100/94 che integra il convenzione UPOV e la sua modifica del 1991. La varietà aspirante al COVE deve essere: nuova, omogenea e stabile e la protezione inizia al momento dell’assegnazione de titolo di protezione. Il concetto di omogeneità è stato allargato per comprendere i casi specifici delle piante foraggere. Inoltre il diritto del costitutore si estende anche alle varietà derivate della varietà protetta. Ciò è stato introdotto per non permettere il plagio di una varietà, nel senso di immettere solo un elemento differenziante per sfuggire all’imputazione di furto. Lo sviluppo dell’ingegneria genetica aveva allargato queste possibilità, anzi avrebbe dato la possibilità di creare solo tratti genetici e con l’immissione di questi di appropriarsi di varietà d’altri. Infatti è per questo che la Monsanto è stata obbligata ad acquistare delle società sementiere al fine di rendersi autonoma nella creazione. Questa delle varietà derivate potrebbe però rappresentare un modo per far partecipare all’innovazione biotecnologica le case sementiere non dotate tramite accordi di partenariato. Il COVE da anche la possibilità di trasferire la protezione sul raccolto, se questo è stato ottenuto da una varietà protetta e il costitutore non ha potuto esercitare il diritto alla semina, anche se per questo manca ancora il decreto di applicazione. Il diritto del costitutore non si applica laddove si compiano atti sulla varietà protetta a titolo privato e senza scopo commerciale, a titolo sperimentale in vista di scoprire o di sviluppare altre varietà. Questi punti costituiscono il privilegio del costitutore più volte evocato. Il Cove inoltre autorizza esplicitamente per certe specie ed in modo più preciso l’utilizzo delle sementi aziendali. Il regolamento che recepisce la modifica del 1991 a questo proposito dice esplicitamente: “Al fine di salvaguardare la produzione agricola, gli agricoltori sono autorizzati a moltiplicare la varietà protetta in pieno campo, ma di loro proprietà ed ad usarla come semente per usi aziendali propri”. Sono escluse da questo campo le specie orticole, frutticole, ornamentali.

Vediamo ora come la legislazione europea recente ha interpretato l’uso delle sementi aziendali: 1° innanzitutto vi è il caso del “piccolo coltivatore” definito come colui che coltiva una superficie solo sufficiente a produrre 92 t di cereali (siamo almeno al doppio della superficie media aziendale italiana). Questi agricoltori hanno il diritto di coltivare una varietà protetta, e usare parte del prodotto per le successive sue semine senza dover nulla al costitutore sia che sia munito di un COVE che di un brevetto. 2° Gli altri agricoltori sono autorizzati all’uso di sementi aziendali di varietà autorizzate, ma saranno tenuti a pagare al costitutore una congrua remunerazione, che però la direttiva indica dover essere sensibilmente inferiore a quanto riceve in caso di uso della varietà sotto licenza. Il regolamento di applicazione CE n° 1768/95 prevede che la fissazione della remunerazione e il modo di percepimento possano fare oggetto di accordo interprofessionale. In caso diverso il regolamento prescrive un tasso di remunerazione del 50% rispetto alle royalties percepite dalla produzione sotto licenza. Un esempio già praticato a questo proposito è quello francese, dove il seme aziendale di frumento è sottoposto al prelievo di 0,50 €/t prelevato dagli stoccatori. Ora con il regolamento CE suddetto è possibile estendere il prelievo anche su altre coltivazioni. Evidentemente la regolamentazione non ha valore per le varietà ibride in quanto si auto proteggono

Legislazioni in altri Stati

Può essere interessante conoscere le legislazioni in altri paesi ed a seguito di trattati internazionali particolari.

Argentina

E’ membro dell’UPOV dal 1994 e dell’OMC. Si ricorda che a Marrakesch l’OMC ha deciso di aiutare i Paesi aderenti  a dotarsi di una legge sementiera.

Gli agricoltori possono liberamente utilizzare le sementi aziendali e senza limiti per le varietà non transgeniche. Ai costitutori è lascito come unico mezzo di remunerazione quello di usare lo strumento della legge sui contratti (Estended Royaltyes System). Se evidentemente il seme entra all’insaputa del costitutore nessuna possibilità resta a quest’ultimo di farsi remunerare. E’ il caso della soia transgenica, in quanto la giurisprudenza argentina non è chiara: i brevetti proibirebbero l’uso delle sementi aziendali, mentre la legge argentina sulle sementi aziendali non fa distinzione. La giustizia se ne sta occupando. Anche il privilegio del costitutore la varietà è controverso, esiste per le varietà non transgeniche, ma non ben definito per quelle transgeniche e fino ad ora l’Argentina ne ha approfittato. Si attende uno nuova legge conformemente alla convenzione UPOV.

Brasile

Il Brasile è membro dell’UPOV dal 1999 e dell’OMC.

Le varietà convenzionali possono essere riseminate senza dovere nulla al costitutore. Fanno eccezione le talee di canna da zucchero, ma sono esentati i coltivatori che chiedono un prestito prima della semina/trapianto, in quanto la banca esige l’uso di seme certificato. Per le varietà transgeniche si possono usare le sementi aziendali, ma dovevano pagare un diritto al momento della consegna del prodotto allo stoccatore. E’ però stata intentata una causa e gli agricoltori l’hanno vinta, quindi non è più possibile nessun prelievo. Circa il privilegio del costitutore esiste per le varietà convenzionali. La legislazione non è chiara  per le varietà transgeniche.

Cina

E membro dell’UPOV dal 1999 dell’OMC dal 2001. Qui l’univocità di comportamento è difficile da stabilire, anche se la situazione sta migliorando. Comunque le varietà vegetali non sono brevettabili. Si possono usare le sementi aziendali per le varietà convenzionali e senza pagamento di diritti. Per quanto riguarda le varietà transgeniche sembra che l’uso sia tollerato in modo significativo. Il privilegio del costitutore esiste sull’insieme di tutte le varietà. Le varietà transgeniche si proteggono con un COV, allorché sono autorizzate.

India

E’ membro dell’OMC, ma non dell’UPOV, in quanto ha una legge non conforme alla convenzione. Gli agricoltori possono usare le sementi aziendali  sia di varietà convenzionali che transgeniche , inoltre possono scambiare, vendere e suddividersi le sementi aziendali, purché rimangano anonime. Il limite deriva solo da leggi concernenti la coesistenza. Esiste il privilegio del costitutore.

Paesi in via di sviluppo.

Nessuna legge sementiera di protezione dei paesi sviluppati è applicabile in questi paesi appunto per l’arretratezza della società e delle strutture amministrative.

Qui viene sfruttata la licenza per usi umanitari delle sementi, che per l’autoconsumo non prevede la validità del brevetto.  Un esempio è dato dal caso del “Golden rice”. Questo tipo di riso nutraceutico è stato sviluppato dal Prof. Potrikus, ma poi è passato sotto il controllo congiunto dell’Università di Zurigo e Syngenta; necessita dello sfruttamento di almeno 70 brevetti ed accordi di fiducia. I detentori dei brevetti hanno allora dato il loro accordo per usare i brevetti  gratuitamente allo scopo di far avanzare il progetto. Syngenta da parte sua ha rinunciato a far pagare diritti di brevetto agli agricoltori con una cifra d’affari di 10.000 $, ossia tutti gli agricoltori che vivono della loro produzione. Esiste poi il progetto WEMA  finanziato da Gates, Buffet, CYNMMIT e Monsanto che prevede che le varietà benché brevettate siano esenti da diritti di brevetto.

Vantaggi sociali della protezione

La protezione delle novità vegetali quali vantaggi ha apportato alla collettività?

Evidentemente tutto dipende dalla strutturazione dell’attività sementiera e quindi per valutare dobbiamo prendere in considerazione strutture performanti rapportate alle agricolture.  Consideriamo pertanto Francia e USA

I dati ci dicono che in Europa dove esiste il COV, tra il 1950 ed il 2010 il mais è passato da una produzione media 20 q/ha ad una di 85 q/ha, mentre il frumento è passato da 20 q/ha a 70 q/ha, il colza da 10 a 30 q/ha. Un altro dato che si può dare per la Francia sono i seguenti incrementi di produttività annuale:

Grano tenero                                  +1,27 q/ha/anno

Barbabietola da zucchero            + 56   kg di zucchero/ha/anno

Mais                                                  + 0,7  q/ha/anno

Nel caso dell’incremento produttivo del grano tenero si calcola che il 50% sia da ascrivere al progresso genetico, vale a dire un progresso del 2% anno.

In USA dove esiste il brevetto, ed il COV non è praticamente operativo, assistiamo a incrementi che interessano molto più le piante che si auto proteggono come il mais che è passato da un indice 1 del 1930 a indice 6,5 del 2000, il cotone passato da indice 1 a indice 4,5, il frumento e la soia sono passati da indice 1 a indice 3. Le piante che non si auto proteggono, come appunto frumento e soia, infatti sono tralasciate dalla ricerca privata e sono appannaggio della sola ricerca pubblica.

Ottenere questi vantaggi quanto è costato all’agricoltore che ne ha goduto?

Abbiamo solo i dati della Francia e dicono che:

In media per tutte le coltivazioni confuse il costo ad ettaro della remunerazione del costitutore della varietà è di 10 €, vale a dire l’agricoltore nel caso del frumento riserva 50 kg della sua produzione di 70 q/ha per pagare il diritto ad usare la varietà, oppure 23 kg di colza (1/10 delle perdite di raccolta) o, se si vuole un altro parametro, il costo corrisponde al prezzo di 8 unità di azoto/ha.

Un altro dato e quello dell’evoluzione dei diritti varietali percepiti tra il 2000 ed il 2011. Esso sono cresciuti del 26% in 11 anni, vale a dire 11 kg/ha di frumento mentre la produzione è cresciuta del 10% cioè l’agricoltore ne ha ricavato 770 kg/ha.

Posizione dei sementieri di lunga tradizione

Il COVE deve essere la forma  di protezione delle varietà vegetali nell’UE

1.    In quanto ammette il privilegio del costitutore (uso libero come parentale),

2.    Perché contempla la realtà, cioè la presenza delle sementi aziendali,

3.    Impone di documentare l’atto di creazione varietale e proibisce le  varietà derivate.

Il Brevetto  deve valere solo per le invenzioni biotecnologiche, ma occorre

1.    Delimitare il campo delle brevettabilità

2.    Eliminare l’insicurezza giuridica, che consiste nella difficoltà a conoscere la concatenazione brevettuale relativa alla varietà e la mancanza di un sistema di allerta.

3.    L’eccezione della ricerca deve essere mantenuta

4.    Quando l’elemento brevettato è scomparso dalla varietà essa deve essere disponibile come parentale per altre costituzioni varietali

5.    Escludere dalla brevettabilità i geni nativi

NOTA 1

Gene o Tratto nativo sono tutte le caratteristiche di una data pianta  conferite da uno o più elementi genetici che siano: - presenti naturalmente (esistenti in natura) in un individuo della specie  e/o in una specie molto vicina e ricombinabili nella pianta data a partire da un incrocio sessuato, con o senza utilizzazione di marcatori ADN, - ottenuti o creati  a partire da metodi tradizionali di selezione (comprese le mutazioni). La scoperta di un gene nativo non può essere brevettata. Vi è l’esigenza che l’ufficio brevetti ed i selezionatori si debbano incontrare  per definire nel dettaglio le metodologie rientranti nell’uno o nell’altro caso.

NOTA 2

Dato che nel caso del brevetto può esistere una difficoltà di verifica del procedimento di ottenimento dell’innovazione  e che l’Ufficio Brevetti non è tenuto a verificare questo aspetto, a differenza del COV, dove invece l’Ufficio di controllo lo valuta sempre per stabilire l’esistenza innovativa, occorre che sia indicato il più chiaramente possibile il metodo più efficace per ottenere l’invenzione al fine che chi si vuole opporre al brevetto trovi gli elementi per valutare.

5 commenti al post: “Protezione delle innovazioni vegetali”

  1. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Grazie Alberto per la bella lezione che più volte ho ripassato! Avere tante informazioni su un argomento che ci impegna, e non poco, nelle discussioni su OGM e dintorni è un grande aiuto. Ovviamente i sordi continueranno a non sentirci. Per avere le informazioni a portata di mano poco fa ho stampato una copia, ma penso di stamparne altre da passare a…qialche sordo!
    Comincia a mancarmi il dialogo intrapreso con Spazio rurale!

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Grazie Vitangelo

    Si fa quel che si può.

    Effettivamente gli articoli su Spazio Rurale mi servivano per scaricare un po’ di bile, accumulata a causa dell’insipienza di certa gente che è pure ascoltata e dell’infingardaggine di gente portata come esperti dai mass media.

    MI ha chiesto una collaborazione Karpos, ma siamo in tutt’altro campo.

  3. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Come vedi ci ritroviamo….in Kàrpos! In un campo più rassicurante e più patinato, ma certamente non meno interessante ed impegnativo di Spazio rurale.
    Se Salmone ci facesse incontrare anche di persona, non sarebbe male! Mi farebbe tanto piacere conoscere di persona te e Franco, tanto per citare qualcuno che penso di non aver mai incontrato. Penso che dall’incontro nascerebbero nuove iniziative.

  4. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Perché non cogliamo al volo la provocazione di Roberto (nel post golden rice) per organizzare un incontro?
    Lasciatemi solo il tempo di finire i raccolti di mais riso e soia (non ancora iniziati) e ne parliamo…

    Franco

  5. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Sono della partita ditemi dove.

Lascia un tuo commento

Per allegare una vostra immagine a fianco ai commenti registrarsi al sito Gravatar. Quando inserite la mail in fase di commento, bisogna usare la stessa mail che avete usato per registravi al Gravatar

Nella categoria: News, OGM & Aspetti legali

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…