Protezionismo a mosaico nell’UE

23 Mar 2015
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di Giovanni Tagliabue
A margine della nuova direttiva UE 2015/412 sulla coltivazione di “OGM”

zodiaco-cinese-del-bue-12088995Lo stallo pluriennale delle nuove autorizzazioni di colture DNA-ricombinate, che riguarda tutti i 28 paesi dell’UE, è dovuto anche al fatto che, per i meccanismi decisionali europei, la tetragona opposizione di alcuni stati ha negato la libertà di coltivazione di altri “OGM” in qualche nazione tendenzialmente più aperta ai nuovi cultivar (ad esempio il Regno Unito). Per cercare di superare il perdurante blocco generalizzato, la Commissione nel 2010 propone agli stati un compromesso: ferma restando la valutazione scientifica centralizzata della sicurezza ambientale e sanitaria di qualsiasi prodotto, a cura dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), ogni stato membro rimarrebbe libero di vietarne la coltivazione (non l’importazione per la trasformazione o il consumo umano o animale) sul proprio territorio (o parte di esso) per ragioni socio-economiche o di politica agricolturale, o motivazioni altrettanto vaghe e flessibili ai voleri degli “anti-OGM”. Traduzione: «Cari singoli governi, mentre concordiamo di non sbugiardare la ragionevole impostazione scientifica di facciata (il che delegittimerebbe completamente l’EFSA), non bloccate più il processo generale di approvazione di nuovi cultivar per il solo motivo (?) che è un “OGM”: lasciate che ogni stato faccia quello che gli pare e fate come credete in casa vostra; così la foglia di fico ce l’avreste, perché qualunque pretesto avanziate sarà incontestabile.» Insomma, ogni stato potrebbe attivare una misura di scelta negativa (opt-out) rispetto a qualsiasi singolo “OGM” sgradito che venga autorizzato per la coltivazione nell’UE.

Il colmo dell’ipocrisia sta nell’obbligato omaggio verbale con cui si ricorda che le misure restrittive che i singoli stati decidessero di adottare devono essere “in conformità con” i Trattati basilari dell’Unione, nonché “coerenti con gli obblighi internazionali dell’UE, e in particolare con quelli stabiliti all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organisation - WTO).” La proposta appare decisamente pilatesca («Cari membri dell’UE, a questo punto deciderete voi singolarmente se rifiutare gli OGM autorizzati, la Commissione è stufa dello stallo…»); ma, ci sembra, è una mossa del tutto giustificata per costringere i singoli governi ad assumersi le proprie responsabilità. Siccome, come diceva quel tale, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, noi ci permettiamo una maliziosa fantasia dietrologica, quasi che la Commissione sottintendesse: «…se poi qualche membro del WTO che si ritenga danneggiato passa all’attacco, rilevando l’inaccettabilità di decisioni restrittive del libero commercio, chi avrà deciso di adottarle se la vedrà da solo con possibili dispute o ritorsioni; senza che l’esecutivo dell’UE debba fare da cuscinetto, trovandosi tra l’incudine e il martello!»

A marzo 2015 il Parlamento UE finalmente vota in favore di una nuova breve direttiva, che modifica la famigerata direttiva-quadro del 2001 unicamente riguardo agli “OGM da utilizzare nell’Unione ai fini della coltivazione come sementi o altri materiali di moltiplicazione delle piante («OGM destinati alla coltivazione»)”. I singoli paesi dell’UE devono “decidere se desiderino oppure no coltivare OGM nel loro territorio. [...] Dare questa possibilità agli Stati membri [...] può garantire la libertà di scelta dei consumatori, degli agricoltori e degli operatori”. Questa specie di precisazione è tanto inutile quanto auto-contraddittoria: affermare che la proibizione di coltivare varietà riconosciute come salubri aumenterebbe la libertà di scelta (!) è un evidente, maldestro, patetico tentativo di excusatio non petita.

Sebbene si tratti di un perpetuarsi dell’errore categoriale di considerare “gli OGM” come una contenitore degno di una qualche rilevanza (negativa) a sé stante, si spera per lo meno che si porrà fine all’ipocrita manfrina dei “rischi sconosciuti a lungo termine” e altre consimili amenità, a cui finora si è fatto ricorso per bloccare la coltivazione di varietà dal genoma direttamente ingegnerizzato nei singoli paesi. Infatti, nel testo della direttiva ricorre più di una volta la sottolineatura che l’autorizzazione generale europea di ogni “OGM”, basata sulla valutazione dell’assenza di rischi per la salute e per l’ambiente, delegata all’EFSA, non deve essere messa in discussione dalle nuove opportunità offerte ai singoli stati: “Tale flessibilità non dovrebbe tuttavia incidere negativamente sulla procedura di autorizzazione comune, in particolare sul processo di valutazione condotto principalmente dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare.” Le ragioni che gli stati membri possono addurre dovranno solo essere di altro genere. È quindi confermata la formula, già ipotizzata nel 2010, che permette di vietare, su base nazionale o locale, gli “OGM” approvati a livello europeo: possono essere addotte motivazioni “collegate a obiettivi della politica ambientale o agricola o ad altri fattori preminenti quali l’assetto territoriale urbano e rurale, la destinazione dei suoli, gli impatti socio-economici, la coesistenza e l’ordine pubblico.”

Va notato che questo è un cambiamento importante! È fin troppo evidente che l’opposizione alla coltivazione degli “OGM” da parte di molti stati membri ha fatto appello, per quasi un quindicennio, a speciose giustificazioni salutistico-ambientali. Senza inutili giri di parole, tale stortura è rilevata dalla stessa Commissione: “Il fatto che gli Stati membri non abbiano attualmente margine di manovra sulla coltivazione degli OGM autorizzati ha condotto in parecchi casi alcuni Stati membri a votare sulla base di motivazioni non scientifiche. Alcuni di loro hanno anche invocato le clausole di salvaguardia disponibili, o hanno usato le procedure speciali di notifica del Trattato relative al mercato interno, come modi per proibire la coltivazione di OGM a livello nazionale.” Si è trattato per molti anni di trucchetti che nascondevano motivazioni di tutt’altro genere (ideologiche ed economiche), non proponibili come tali: ci azzardiamo a profetizzare che tale atteggiamento verrà abbandonato perché non più necessario per gli scopi che serviva a perseguire. Infatti, avendo a disposizione un’ampia libertà di (pseudo)giustificare la proibizione di coltivare i vegetali sgraditi senza più appellarsi a (pseudo)ragioni di presunta insalubrità, gli stati “anti-OGM” la finiranno di scocciare l’EFSA con dossier raffazzonati, regolarmente respinti al mittente, riportanti presunte ragioni scientifiche di rischi immaginari: erano solo pretesti, ma servivano a proseguire nelle politiche proibizionistiche, per lo meno prendendo tempo. Ora invece il parlamento UE ha ratificato un approccio parzialmente più corretto: come prima, l’EFSA valuta il rischio dei nuovi “OGM” per la salute e per l’ambiente, e le decisioni sulle autorizzazioni generali verranno ancora prese da comitati non tecnici ma politici; ma l’accanita opposizione «centralizzata» ai nuovi cultivar DNA-ricombinati dovrebbe allentarsi molto, perché gli stati contrari, di fronte alla pressione di quelli favorevoli, non saranno più interessati a una guerra di trincea per bloccare “gli OGM” in tutta l’UE, potendo farlo tranquillamente al proprio livello nazionale.

È quindi interessante notare che, con la Direttiva 2015/412, i politici europei hanno disattivato, di fatto e di diritto, un’arma storica degli “anti-OGM”: la pretesa che l’opposizione a tutti i cultivar geneticamente ingegnerizzati dovesse basarsi su una loro inerente, generale pericolosità.

La nuova direttiva precisa poi che le misure protezionistiche - ops, l’aggettivo ci è proprio scappato J - “non dovrebbero impedire lo svolgimento di attività di ricerca biotecnologica”: dubitiamo fortemente che le sperimentazioni di “OGM” in campo riprenderanno alla grande in UE, in particolare nei paesi - come Italia e Austria - in cui il blocco è stato totale; speriamo tanto di essere smentiti nei fatti…

Spicca inoltre una significativa novità: l’ostracismo può essere selettivo, cioè riguardare non l’insieme de “gli OGM”, ma imporre il bando di certe colture o addirittura di certi tratti. Qui lascio la parola a un mio amico agricoltore, il cui pensiero non sarà espresso in italiano forbito, ma le cui parole meritano di essere riportate pari pari: «Lo spiego io il perché di quest’ultima roba, che sembra una stranezza. Tu sei il politico dello stato A, dove vanno forte le coltivazioni “organiche”, e ci tieni all’appoggio e ai voti di questo settore? Sarai tutto contento di poter vietare l’intero gruppo degli analoghi prodotti “OGM”, anche se sono equivalenti o migliori, e pure più a buon mercato. Oppure sei il governante della nazione B, dove l’industria di erbicidi e fitofarmaci di vecchio stampo è fortissima (e magari foraggia per bene il tuo partito)? Potrai ora trovare qualche scusa legale per proibire mais e soia resistenti agli erbicidi o patate e pomodori resistenti alle muffe, cioè vietare alcuni “OGM” che diminuiscono l’uso dei prodotti il cui commercio vuoi sostenere. Alla fin fine, che ti frega se dall’altra parte dell’Europa - o persino in qualche stato confinante - questi ortaggi o cereali o legumi o frutti si possono coltivare? Tu ti sei conservato il consenso dei tuoi contadini “biologici” o delle tue industrie chimiche, che speri se ne ricorderanno al tempo delle elezioni.»

Mi pare proprio un’ottima analisi terra-terra (per un agricoltore è un complimento, spero…)! Chiamiamolo «protezionismo a mosaico»: per chi crede nella libertà di impresa ben regolata, è certamente un bicchiere mezzo vuoto; ma ricordiamoci che finora era quasi asciutto. Comunque, questo esito rappresenta un’indubbia spaccatura nel mercato unico europeo, tanto faticosamente costruito nel secondo Novecento: sembra un compromesso in una contemporanea guerra di religione, seppur incruenta; un tipo di esperienza non certo nuova nel Vecchio continente…

Dal punto di vista formale, gli stati membri che desiderano escludere nel loro territorio, o in una parte di esso, la coltivazione di un OGM in via di autorizzazione (o l’unico già autorizzato, il mais MON 810), comunicano questo orientamento alla Commissione, la quale lo inoltra all’azienda che sta richiedendo o già ha avuto l’autorizzazione stessa; l’azienda può decidere di escludere lo stato recalcitrante dall’ambito geografico della richiesta di approvazione: ma in ogni caso, dopo aver atteso per un massimo di 75 giorni le “osservazioni non vincolanti” della Commissione (acqua di rose…), lo stato membro legifera quanto gli pare e piace. Se in futuro vorrà reintegrare il suo territorio, in precedenza escluso, nell’area di coltivazione autorizzata, basterà che lo comunichi.

Così, la democraticissima Europa persiste da molti anni in una forma particolare di dispotismo: nel liberalissimo Vecchio continente si è imposta, e viene sfacciatamente reiterata, la dittatura “anti-OGM”. È un’evidente forma di dirigismo statalista, di matrice fascistoide; ora non è più imposta a tutti i paesi membri per volontà di alcuni, ma si tratta solo del male minore.

Giovanni Tagliabue è autore di un libro di prossima pubblicazione (sperata), il cui titolo sarà probabilmente <<I cosiddetti “Organismi Geneticamente Modificati”. Dialogo scientifico-politico su una categoria senza senso>>


European Commission [2010], Proposal for a Regulation of the European Parliament and of the Council amending Directive 2001/18/EC as regards the possibility for the Member States to restrict or prohibit the cultivation of GMOs in their territory, 2.2.3, p. 6.

Ricordiamo che coltivazione degli “OGM” e uso alimentare-mangimistico di essi (o di loro derivati, o che li contengano come ingredienti) sono due questioni ben diverse, regolate anche da strumenti legislativi distinti, rispettivamente la Direttiva 2001/18 e il Regolamento 1829/2003.

European Commission [2010], Proposal for a Regulation … amending Directive 2001/18/EC, 3.2, p. 7.

Direttiva (UE) 2015/412 che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio, Preambolo, (1).

Preambolo, (8).

it.wikipedia.org/wiki/Excusatio_non_petita,_accusatio_manifesta

Preambolo, (6). V. anche Preambolo, (8) e (14) e Art. 26 bis, punto 3.

Preambolo, (13). V. anche Art. 26 bis, punto 3. Al termine di questa citazione, nel testo inglese c’è “public policy”, ovvero “politiche pubbliche”; la traduzione “ordine pubblico” ci sembra decisamente inadeguata.

European Commission [2010], Proposal for a Regulation … amending Directive 2001/18/EC, 2.1.A, p. 3.

Standing Committee on Plants, Animals, Food and Feed, Section Genetically Modified Food and Feed and Environmental Risk ec.europa.eu/dgs/health_food-safety/dgs_consultations/regulatory_committees_en.htm; Regulatory Committee 2001/18/EC

ec.europa.eu/food/plant/standing_committees/rc_2001-18-ec/index_en.htm; Appeal Committee on Genetically Modified Food and Feed and Environmental Risk ec.europa.eu/dgs/health_food-safety/dgs_consultations/gm_food_feed_env_risks_en.htm

Preambolo, (19).

Preambolo, (13) e Art. 26 bis, punto 3.

Art. 26 bis.

Preambolo, (21) e Art. 26 ter, punto 4.

43 commenti al post: “Protezionismo a mosaico nell’UE”

  1. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Giovanni

    Mi confermi in tutto e per tutto il mio modo di pensare che ho espresso da tempo in vari contesti. Solo un’ultima annotazione sul pensiero dell’agricoltore: è vero quanto dice, ma ormai le economie in Europa sono interdipendenti e senza barriere e globalizzate sul pianeta, quindi certi strumenti protezionistici hanno le frecce spuntate, nel senso che capiterà ciò che dice un vecchio adagio: “chi di spada ferisce di spada perisce”.

    Guarda caso noi italiani siamo prima un paese fortemente deficitario in produzioni agricole e poi un paese esportatore di prodotti trasformati e delle materie prime, ivi comprese molte delle derrate che servono a fare il “made in Italy”, non siamo autosufficienti. Ora mi pare che ci sia intenzione di andare alla guerra come abbiamo fatto con la Grecia, alla quale credevamo di “spezzare le reni” ed invece ci hanno rotto il c..o.

  2. roberto defezNo Gravatar scrive:

    …….e sembra che avevi ragione anche sui neonicotinoidi
    http://geneticliteracyproject.org/2015/03/23/usda-study-concludes-neonics-not-driving-bee-deaths-as-white-house-set-to-announce-bee-revival-plan/

  3. franco nulliNo Gravatar scrive:

    A valle del lunghissimo e dotto intervento di Giovanni Tagliabue rimane il fatto, in estrema sintesi, che non esiste più una EC in campo agricolo e forse non solo.
    Non esiste più in quanto ogni Stato é libero di fare quanto meglio crede per i più disparati e futili motivi, al limite anche emozionali, nella regolamentazione delle nostre coltivazioni OGM.
    Con una simile premessa si é messo un fondamentale tassello all’anarchia assoluta.
    Ora in campo agricolo, ma mutatis mutandis in qualunque campo.
    Perché libertà decisionale sugli OGM e non su altro?
    Quali altre tematiche possiamo lasciare al libero arbitrio degli Stai membri?
    Perché gli OGM si e le classi energetiche degli elettrodomestici no? (a solo titolo di esempio)
    Attendo risposte dal mondo politico…

  4. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Franco

    Ma vi è di peggio, allo stato membro è permesso pilatescamente di fare ciò che vuole, ma non gli è permesso di chiudere le frontiere (non che io lo auspichi, tutt’altro)cosa che non può essere disgiunta da decisioni rinazionalizzate.

  5. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Roberto

    In 30 anni la produzione di miele è drsticamente calata, mentre le arnie sono aumentate:

    https://twitter.com/AEGRW/status/578476193248325632/photo/1

    Bisogna trovare altre cause per spiegare il fenomeno oltre ai neonics.

  6. roberto defezNo Gravatar scrive:

    eppure siamo tutti Ogm
    http://www.corriere.it/salute/15_marzo_21/siamo-tutti-transgenici-00f2acc6-cfb6-11e4-b8b8-da1e3618cfb1.shtml

  7. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Roberto i congiuntivi……mi raccomando

    Tagliabue……. cultivar è femmina…..così, solo perchè è brutto vedere un “si bello scritto” dove per 4 volte cultivar è maschio

    http://www.treccani.it/vocabolario/cultivar/

  8. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    è vero! siamo tutti OGM …… non ci avevo pensato! abbiamo tutti dei geni che hanno dei promotori costitutivi che originano da virus (35S), così come i terminatori ……. abbiamo poi in contemporanea anche dei marcatori antibiotici e altre sequenze varie……… ma mi faccia un piacere!

    e questo sarebbe il livello scientifico di Salmone? non ho parole!

    ma se la meldolesi facesse qualcos’altro non sarebbe un bene per tutti ……. favorevoli e contrari agli OGM!

  9. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Roberto

    E’ vero che siamo tutti OGM, ma vi sono esempi lapalissiani di mal riuscita!!!!!!

  10. Giovanni TagliabueNo Gravatar scrive:

    Ringrazio l’anonimo “OGM,bb!” per la segnalazione sul genere grammaticale di “cultivar” (femminile) e mi cospargo il capo di un paio di granellini di cenere. Noto volentieri che se un - mi par di capire - fiero “anti-OGM” non ha trovato altri rilievi da muovere al mio papiro, siamo in un settore di ragionevolezza condivisa :-)

  11. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    Articolo molto interessante quello di Anna Meldolesi che conferma ed amplia informazioni disponibili da diversi anni. Se non ci fosse stato il trasferimento genico orizzontale, il processo evolutivo ed i suoi risultati, sarebbero stati, con ogni probabilità, molto diversi da quelli che abbiamo sotto gli occhi…

    Complimenti ANNA!!! :-)

  12. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    SCIENZA_79,
    non mi aspettavo da te questa risposta.

    Dire in giro che “siamo tutti OGM”, e, pertanto, “Tutto va ben, madama la marchesa”, non fa altro che aumentare la diffidenza della gente comune nei confronti della scienza (meno male non tutta)………. e che scienza!

    Prima si dice che:
    - sono uguali agli altri…….non è vero
    - non si usano più mezzi chimici….non è vero
    - producono di più……non è vero
    - resistono agli insetti ……. non è vero

    Poi, una volta esaurite tutte le caratteristiche miracolose non vere (in una prima stesura le avevo chiamate “panzane”, ma mi sono reso conto che è un pò forte), ci si arrampica sugli specchi affermando che servono a “salvare le cultivar in via di estinzione a causa delle malattie, ecc.

    Intortare la gente non è un bel modo di procedere ………. lo hanno fatto con gli “Elisir di lunga vita”, lo hanno fatto con i tappeti …….. non facciamolo più, portiamo un pò di rispetto all’interlocutore che non sempre è così sprovveduto.

  13. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    Confermo quanto già detto…articolo molto interessante!!!

  14. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Mi auguro che Anna Meldolesi continui a fare il suo mestiere; abbiamo tutti da imparare. Se poi qualcuno non gradisce i suoi articoli…può leggere altro, credo che Anna non si offende!
    Sono abituato a sentire gli Agronomi usare Cultivar al femminile più abituati come sono a usare la parola Varietà ( + coltivata) e i Biologi ad usarla al maschile dalla sintesi straniera delle due parole (cultivated variety) e…..dal fatto che del latino non abbiamo conservato il neutro!
    Io sono agronomo e uso Cultivar al femminile se poi è anche corretto stando all’Accademia della Crusca mi fa piacere; ma non mi scandalizzo se un biologo ha altre abitudini linguistiche.

  15. Giovanni TagliabueNo Gravatar scrive:

    Caro “OGM,bb!” (ma non si può sapere come ti chiami?), propongo commentini a quello che scrivi:
    Prima si dice che (gli OGM):
    - sono uguali agli altri…….non è vero
    GT: Certo che no, infatti sono migliorati (quando l’”evento” ha successo) per uno o più tratti; era sbagliato fin dall’inizio insistere sulla “sostanziale equivalenza”; infatti quella che cerchiamo è una sostanziale DIFFERENZA rispetto agli “antenati” delle varietà migliorate.
    - non si usano più mezzi chimici….non è vero
    GT: Non so chi dica che non si usano più prodotti chimici nei campi, chiunque lo dica è disinformato/cretino; certo con vari “OGM” si usano meno pesticidi, e soprattutto gli erbicidi sono più benigni, persino quando sono usati in quantità maggiori l’impatto (Environmental Impact Quotient) è inferiore.
    - producono di più……non è vero
    GT: Infatti gli attuali “OGM” non producono di più direttamente, ma in certi casi limitano le perdite.
    - resistono agli insetti ……. non è vero
    GT: E’ vero eccome, altrimenti stai dando dei deficienti a milioni di agricoltori grandi e piccoli, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, che comprano costosi semi Bt (cotone, mais ecc.) perché alla fin fine ci guadagnano.
    Poi ci si arrampica sugli specchi affermando che servono a “salvare le cultivar in via di estinzione a causa delle malattie, ecc.
    GT: Dai un’occhiatina a numerosi prodotti tipici italiani in via di estinzione e salvabili (forse: ma è proibito provarci!) tramite intervento mirato sui genomi (sì sì, proprio così!) e dimmi se ti sembra un “arrampicarsi sugli specchi”: http://www.prometeusmagazine.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/07/SchedeCultivarTipici_soluzioniBiotech_UniMi.pdf
    P.s. – Hai scritto 2 volte “pò” con l’accento invece che l’apostrofo… hehehe

  16. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Vitangelo, entra nel merito….anche a me piace leggere gli articoli della Vandana, ma non li cito mai…..per carità!

    allora, se vogliamo intortare la gente diciamo che siamo tutti OGM…….“Tutto va ben, madama la marchesa”

    DAL PORTALE EFSA …….. OGM “organismo il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale” (Art. 2, Direttiva 2001/18/CE del
    12/03/01)

  17. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    Caro Vitangelo, non ho dubbi che Anna Meldolesi continuerà a fare il proprio mestiere :-)

  18. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    allora non lamentarti della Vandana

  19. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    Beh….ovviamente anche la Vandana continuerà a fare il suo!!! :-)

  20. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    A proposito di informazione…

    http://www.ilfoglio.it/articoli/2015/03/25/ong-umanitarie-convertite-di-nascosto-alla-stregoneria-anti-ogm___1-v-127026-rubriche_c364.htm

  21. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Oggi ho partecipato ad un interessante convegno “Global Megatrend Conference” centrato su EXPO e Agroalimentare in genere e organizzato da Credit Swisse presso la sede de Il Sole 24 ORE a Milano.
    Mr. Jean-Claude Trichet (si proprio lui, l’Ex Patron di BCE) ha detto che se l’Europa si ostina a osteggiare il progresso agricolo, OGM in primo piano, potrebbe avere dei problemi in futuro in relazione alla crescita demografica prevista…
    Quando e se saranno disponibili gli atti ve li posto…
    Intervento interessante!

  22. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Cari,
    avrete visto che salmone e’ stato inaccessibile per qualche ora o al massimo un paio di giorni.
    Non sono stati gli anti-Ogm o gli hacker, ma un semplicissimo messaggio di Aruba mandato al mio indirizzo mail vecchio.
    Comunque la parte positiva di questo infortunio e’ stata che abbiamo potuto valutare quanto ci mancava salmone,

    scusate il disguido, roberto

  23. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Inoltre oggi forse vedrete meno Alberto Guidorzi che festeggia oggi il suo compleanno, auguri, roberto

  24. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    No, sono sempre sulla breccia. I festeggiamenti li ho rimandati a quando figli e nipoti potranno essere tutti con me.

  25. PieroNo Gravatar scrive:

    SCIENZA_79
    dal link indicato si arriva anche qui…
    http://www.ilfoglio.it/articoli/2015/03/20/sabina-guzzanti-scopre-la-trattativa-stato-monsanto-sugli-ulivi-ogm___1-v-126871-rubriche_c361.htm

  26. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Auguri anche qui Alberto!!

  27. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Piero e Scienza 79

    Eccovi un esauriente presentazione del flagello Xilella specie.

    http://www.regione.toscana.it/documents/10180/11270546/Xylella+fastidiosa_CRA_VIV_04.06+rizzo.pdf/a2d98668-cfcd-43a9-87f7-149414f699e4

    La Guzzanti (orfana del bersaglio Berlusconi, ma tarata mentalmente dall’ideologia veterocomunista del “dai all’America”) potrebbe documentarsi per sapere che il batterio della Xilella è stato individuato più di un secolo fa e che la malattia è stata diagnosticata in Brasile nel 1987. Essa è da tempo presente in Centro e Sud America ed ora sta colpendo California e Florida.Tuttavia in California se ne conosce anche la storicità: per oltre un secolo, viticoltori della California hanno affrontato la malattia di Pierce, decimò i vigneti nel bacino di Los Angeles nel 1880, e di nuovo nel 1930 e 1940.

    Ora ragioniamo con logica (quella di cui la Guzzanti non è dotata), se la Monsanto fosse “l’untore”, come lei dice, e ne facesse uno scopo di profitto dovrebbe avere già pronta in esclusiva la soluzione e mostrare che è già applicata con ottimi risultati in Florida e California ed anche in Brasile. Infatti qui le le colture colpite sono ben più interessanti del nostro olivo e quindi poteva già far soldi non vi pare?

    No! La malattia è stata trasportata accidentalmente (esisteva anche in Kossovo e ben sapete che andirivieni vi è stata con questo paese. Comunque è uno scotto che dobbiamo pagare alla globalizzazione dei commerci e del turismo.

    Seconda considerazione, se la Monsanto avesse la soluzione pronta credete voi che si sarebbero stanziati negli USA questi capitali per la ricerca? Dal 1998 governo e indutraia del vino californiama hanno stanziato ben 65,2 milioni di dollari per le ricerche onde contenere e cercare di debellare il flagello. Questi soldi sono andati a finanziare istituti come il Consorzio viticoltura nazionale, i cui fondi sono condivisi da UC Davis e la Cornell University, anzi è dal 2000 che USDA / CDFA / AVF e un istituto di ricerca brasiliano lavorano per identificare make-up genetico del microbo.

    Da noi invece hanno nominato un commissario che ha detto “tagliate” gli ulivi ed un magistrato vi si è buttato a capofitto ed ha già individuato colpevoli, ma penso che lo debba dimostrare (anche se in Italia spesso capita che si scopre che i magistrati non hanno prove convincenti).

    Ministro Martina vorrei sapere quanti soldi ha destinato alla ricerca e chi ha incaricato di questa. L’EXPO passa, ma la xilella imperverserà!!!

  28. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Grazie Franco

  29. Lo Scalzo VincenzoNo Gravatar scrive:

    E’ incredibile - se non fossimo coscienti che in particolare in Italia la comunicazione scientifica (ma anche tecnologica) è trattata come l’eucarestia in una ex casa di tolleranza, cioè congiunta con l’estrema unzione, che l’immagine di tanti ricercatori e scienziati sia oppressa da una distribuzione di microfoni e ascolti facilitati solo per le banalità e i furti.
    Che male ha fatto la scienza dopo Galilei, dopo Leonardo, dopo Natta, dopo il CNR, dopo il CERN?
    Con Roberto Defez il dibattito scambio era aperto già oltre 50 anni fa. Sono contento s’essere ancora vivo per testimoniare che non siamo dei pazzi come il copilota del 320!

  30. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    E noi lasciamo la discussione su cosa fare con la Xilella a Albano Carrisi, a Vendola, alla Guzzanti ecc. ecc. (Corriere della Sera di ieri)

    I vettori (che non è solo una cicadella) del batterio sono polifagi e no sono concentrati e quindi pensare agli insetticidi è solo pèazzesco, come anche diventa un palliativo curare il il suolo per non far proliferare il vettore.

    Mi dispiace essere facile profeta, ma se non usiamo mezzi drastici per ridurre la fonte d’inoculo degli insetti vettori presto dovremo tagliare vigneti, e poi le piantagioni di mandaranci di Policoro, gli agrumi della Calabria ed infine viti, olivi e aranceti della Sicilia.

    Voglio vedere poi se intanto avremo creato piante resistenti al batterio con la tecnica del DNA-ricombinante (perchè questo sarà la soluzione prima o poi), gli agricoltori pianteranno le vecchie varietà sensibili e le varietà OGM.

  31. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Vitangelo una notizia per te.

    Come tu ben sai la durata di luce e quindi la fase di fotosintesi di un vegetale influenza direttamente la produzione di biomassa, ecco perchè si procede ad una illuminazione artificiale in serra di certe coltivazioni, appunto per aumentare la loro produttività come nel caso del pomodoro.

    Ma vi è un limite, non si può mantenere una pianta di pomodoro ad illuminazione continua in quanto le foglie reagiscono e diventano clorotiche.

    Ora i ricercatori hanno dimostrato che la tolleranza alla luce continua, che invece è presente in specie selvatiche sempre di pomodoro ed è un carattere dominante. Il gene cab-13 codifica il carattere ed inoltre il promotore naturale deve essere già mutato nella specie più vicina (S. pimpinellifolium) e nel pomodoro coltivato. Si pensa che sia un gene perso durante la fase di domesticazione della specie.

    Dunque trattasi di un gene endogeno ed ancestrale, ciò che dovrebbe far fare salti di gioia agli ambientalisti, ma anche ai coltivatori di pomodoro, che se ora se lo trovassero nelle loro piante coltivate produrrebbero di più con la stessa superficie investita.

    Come tu ben sai due sono le strade per conferire alla pianta di pomodoro coltivato ancora il gene ancestrale: l’incrocio interspecifico e la tecnica del DNA ricombinante. Tu ben hai sperimentato sulla tua pelle cosa l’incrocio interspecifico ti comporta: un lavoro lungo, faticoso e costoso (ma anche con alee di non riuscita o di riuscita parziale)per cercare di ricostituire quanto hai distrutto con l’incrocio.

    La tecnica del DNA ricombinante invece sarebbe sicura, precisa e da subito ti ritroveresti un pomodoro coltivato uguale a quello di partenza, ma tollerante ad una maggiore illuminazione.

    Solo che se lo facessi Capanna ti denuncerebbe e ti metterebbero in galera, ma tu sei un habituè ad andar vicino alla galera…… Ciao

  32. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Forza Vitangelo! Scatenati!
    Prometto che ti porto generi di conforto in carcere…

  33. Giovanni TagliabueNo Gravatar scrive:

    Caro “OGM,bb!” (ma non si può sapere come ti chiami?), nel commento 16 ricordi la bislacca “definizione” (si fa per dire) di “OGM” dalla famigerata Direttiva 2001/18: ma se il legislatore avesse voluto davvero attenersi a quel micro-dogma, avrebbe dovuto vietare un mucchio di prodotti agricolturali, oltre a quelli su cui voleva in effetti decretare l’ostracismo. Infatti, in modo contorto e disordinato piovono, qua e là nella direttiva, eccezioni in serie, che svuotano la già precaria “definizione” iniziale. Gustiamoci l’Allegato I A: “Tecniche […] che non si ritiene producano modificazioni genetiche, a condizione che non comportino l’impiego di molecole di acido nucleico ricombinante […]:
    1) fecondazione in vitro;
    2) processi naturali, quali la coniugazione, la trasduzione e la trasformazione;
    3) induzione della poliploidia.”
    Da notare – come Bressanini già rilevò anni fa – che gli ineffabili politicanti europei stabiliscono PER LEGGE che i suddetti, robusti interventi sui genomi vegetali “non si ritiene producano modificazioni genetiche”… hehehe.
    Ma… allora le migliaia di varietà ottenute tramite la mutagenesi fisica o chimica sono “OGM”?! Tranquilli, cercando bene troviamo l’Allegato I B all’Art. 3: “Le tecniche o i metodi di modificazione genetica che implicano l’esclusione degli organismi dal campo di applicazione della presente direttiva […] sono:
    1. la mutagenesi;
    2. la fusione cellulare (inclusa la fusione di protoplasti) di cellule vegetali di organismi che possono scambiare materiale genetico anche con metodi di riproduzione tradizionali.”
    E poi sosteniamo che i politici non lavorano?! Rendiamo finalmente giustizia agli sforzi contorsionistici e allo sfoggio di fantasia che hanno fatto per creare una legge che vietasse gli “OGM” amerikani…

  34. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Alberto, grazie, ma …….per mia fortuna sono in pensione! Comunque, l’informazione è interessante e la girerò a Nazzareno Acciarri che continua ad incrociare pomodori. Ora che è Direttore della Ex-Sezione dell’Istituto di Orticoltura di Monsampolo del Tronto potrebbe approfittare per mettere su un programma. Anche per verificare cosa succede alle nostre latitudini e nelle diverse epoche e tipologie di coltivazioni. E’ probabile che il gene si sia perso spostando la coltivazione sempre più lontano dall’equatore chiedendo alla pianta -e selezionando- una maggiore efficienza alla durata ed intensità di luce più ridotte.
    Alberto, invece, è interessante ciò che dici sulla Xilella. Una cosa che nessuno dice è che la Xilella fastidiosa non preoccupò nessuno o quasi quando arrivò una decina di anni fa (fu subito segnalata dai bravi patologi baresi!) perché gli ulivi della zona del Salento interessata erano in gran parte abbandonati e, quindi, non più trattati, per esempio contro l’occhio di pavone e rogna, i due principali parassiti fungini e batterici. Attraversando la zona si notano solo pochi uliveti sani: sono quelli trattati per avere una buona produzione. Quella è tradizionale zona di olio lampante e ricordo bene le lezioni di patologia vegetale (anni sessanta del secolo scorso)dove ci dicevano che quella zona per l’elevata umidità (è la zona più piovosa ed umida della Puglia, e per la temperatura quasi una incubatrice per funghi e batteri) era al limite per una buona coltivazione dell’ulivo. Quindi, non aver trattato contro l’occhio di pavone ha lasciato campo libero alla nuova entry: la Xilella! Infatti, se fate la superstrada che da Lecce va a Gallipoli, troverete il segnale tipico della Pianura Padana: “In caso di nebbia non superare i 50 Km all’ora”. Ora tutti si agitano e puntano ai soldi pubblici per risolvere il problema. Lasciamo stare le fesserie di subrette e cantanti, ma anche i politici dovrebbero tacere per non aver valutato il danno reale per una zona che non produceva più olio buono tanto da non intascare più neanche l’integrazione alla produzione dell’olio. Quando questa si dava ad albero le cose andavano bene; poi si passò al contributo per l’olio prodotto e..cascò l’asino! In più, cosa molto importante, venne meno, oltre una decina di anni fa, anche il contributo alla produzione del tabacco levantino perché la Comunità Europea disse basta alla porcheria (…just garbage: “spazzatura” stando alla definizione di una commissione! Allora dirigevo ad interim l’Istituto per il Tabacco e seguivo la faccenda). Visto che non si produceva più buon tabacco levantino di cui l’Europa aveva bisogno, la CE diede i soldi per smettere! Quindi, la non convenienza economica fece letteralmente abbandonare gli uliveti. Siccome qualcuno si vendeva gli alberi per abbellire le ville anche al nord, i politici pensarono di difendere il paesaggio impedendo l’espianto e spesero i soldi per censire e classificare in base all’età le piante della Regione. Ovviamente, tutti gli alberi di ulivo in Puglia sono diventati secolari per definizione…e chi ha un albero di ulivo non riesce a vendere il fondo! La realtà è che l’olivicoltura pugliese è vecchia ed improduttiva…mentre quella spagnola è moderna, meccanizzabile e produce il doppio della nostra e…. vince i premi per la qualità! Si potrebbero dire molte cose ancora; ma ricordo che quando si votò per l’istituzione delle Regioni, nel 1970, tutti i partiti promisero il Piano olivicolo come una priorità per la Puglia! Ma non si fece niente, ovviamente. Hanno finanziato qualche rinfittimento (e qualche giovane campo), che pure ci voleva e con la demagogia hanno continuato a proteggere il paesaggio….con i soldi degli agricoltori che rischiano il carcere se tolgono un albero “secolare” che è improduttivo e che dà pessimo olio se non curato! Ma la propaganda dice il contrario. Ora hanno paura della lotta alla Xilella con rame e allo sputacchino con gli insetticidi! Ma di un piano olivicolo serio non ne parla nessuno: ormai amano solo gli alberi secolari; come se i giovani ulivi non riprodurrebbero un bel paesaggio!
    Eppure un paio di secoli fa un altro flagello, la fillossera, ci fece innovare la viticoltura creando meravigliosi paesaggi e migliori vini. Ma la storia dell’agricoltura non si studia più…e guai a raccontarla!
    Una cosa del genere l’ha voluto dire Prodi a Firenze oggi: ha detto che bisogna rilanciare la ricerca in agricoltura ed in particolare quella genetica dove una volta eravamo grandi; e ha tirato le orecchie al Martina che con l’EXPO vuol sfamare il mondo mentre i coltivatori italiani…..tirano la cinghia….sempre più!

  35. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Purtroppo le decisioni importanti le prendono i politici (volutamente minuscoli) senza sentire il parere vincolante della scienza e della ricerca.
    Finché il mondo italico si muoverà in questo modo saremo sempre perdenti.
    E noi agricoltori tireremo sempre più a cinghia (mi duole che sia Prodi a dirlo, ma é vero)

  36. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Scusate, ma secondo voi chi ha scritto quella definizione, e gli allegati, sugli OGM?

    E’ ovvio che sia stata scritta da genetisti, o ritenuti tali, prendetevela con loro, non con i politici.

  37. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    Caro OGMbb, le leggi sono proposte da parlamentari, sono votate da parlamentari e portano le loro firme…vuoi che ti spieghi come funziona? Perché so esattamente cosa viene detto quando tecnici e politici si riunisco in una stanza per stilare un documento come quello. Ci credi veramente a quello che scrivi?

  38. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Quello che è certo è che quella definizione non l’ha scritta un genetista professionista perchè mira a dire che gli Ogm sono “innaturali”. Si tratta di un commento ed un commento di persone spiccatamente ignoranti di genetica.

    Comunque, questa sarebbe una buona notizia e quindi non ne parlerà nessuno:

    http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerArticolo.php?storyId=551ceb992ead0

  39. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    Caro Roberto, grazie per la segnalazione…una bella notizia.

    Per quanto riguarda l’altro aspetto ritengo che nessun genetista, illuminato o meno che potesse essere, avrebbe potuto partorire una cosa del genere. Come al solito, l’articolo 3 e i relativi allegati tecnici della Direttiva 2001/18, corrispondono ad una posizione di mediazione…ti immagini se avessero dovuto etichettare “GM” tutta (o quasi) la pasta che fino al giorno prima era considerata “naturalissima”?

  40. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Sono stati i politici hanno chiamato i genetisti solamente come consulenti ed hanno sottoposto loro la definizione della quale non immaginavano tutte le implicazioni pregresse già realizzate, ed ecco che come bene dice Tagliabue la definizione è stata tagliata e ricucita con gli allegati. I genetisti hanno fatto notare ad esempio che:

    1° attenzione che se fate rientrare la “trasduzione” nella definizione definite OGM tutti gli individui che sono nati nel passato per effetto del trasferimento orizzontale dei geni (di geni trasferiti orizzontalmente un recente lavoro ne ha scoperti 150) e di conseguenza definireste OGM tutti i vegetali in quanto la funzione del cloroplasto è una coniugazione di un batterio con un’alga.

    2°Attenzione che se vi includete la poliploidia dovete impedire la coltivazione della bietola da zucchero, dovete proibire la selezione allo stato aploide (qui salterebbe per aria gran parte dei metodi di selezione ricorrente che include questa tecnica, oppure dovreste interdire tutte le piante maschiosterili usate nel miglioramento genetico ivi compresa ginogenesi e androgenesi) impedire che si producano specie triploidi (quindi ad esempio impedire la creazione di uva e angurie senza semi). Inoltre dovreste interdire la moltiplicazione in vitro perchè è una tecnica che induce alla poliploidizzazione. Sapete cosa significa ciò? Significa che l’industria floricola e vivaistica e tutto il miglioramento genetico in generale tornerebbe indietro di quasi un secolo.

    3° Attenzione, guardate che più DNA-ricombinante di una mutazione indotta non esiste e per giunta incontrollata, ma essa è praticata da quasi un secolo e ben 2700 varietà di piante sono frutto di questa tecnica, non solo ma queste sono diventati genitori di altre varietà e quindi anche queste rientrano nella definizione di OGM. Quali le conseguenze in questo caso? Cito il caso italiano: il frumento duro Creso è frutto di irradiazione e lo si è coltivato ed ha dato pasta e pane per quasi 35 anni (tra l’altro lo Stato italiano lo ha brevettato), ma ora annovera una caterva di progenie di altre varietà che se fossero interdette perchè PGM metterebbero a repentaglio la nostra filiera della pasta; e cito la banana da dessert che noi mangiamo e che sarebbe sparita da ben 40 anni a seguito della malattia di Panama se non avessimo creato nuova variabilità con questo mezzo.

    4° Attenzione che se definite OGM il prodotto derivato dalla fusione di protoplasti, come sarebbe sacrosanto fare per gli obiettivi che vi siete dati, dovreste togliere dal mercato un miriade di varietà di specie vegetali che hanno nel loro pedigree delle modifiche genetiche frutto di questa tecnica biotecnologica. Volete degli esempi: la maschiosterilità nella cicoria, quindi applicabile anche nella produzione di tutti i radicchi italiani, è stata ottenuta per ibridazione somatica, sinonimo di fusione di protoplasti, tra il genere cicoria ed il genere girasole. I difetti della sterilità citoplasmatica scoperta nel raphanus sativus sono stati eliminati per fusione di protoplasti, il prodotto che si ottiene è un coacervo di genomi cloroplastici e mitocondriali di varia provenienza e che hanno poi generato varietà di cavolfiori, di broccoli, di verze coltivati e mangiati da anni. Mi fermo qui negli esempi, ma potrei continuare.

    I genetisti sono stati interpellati solo per questo scopo in quanto si voleva fare una legge sull’onda di opinione pubblica ignorante all’ennesima potenza e che ha ascoltato solo gli ideologi; se fosse stato per i genetisti una direttiva simile non sarebbe mai sorta perchè limitava il loro lavoro di ricerca ( lo so che ci sono fenomeni di autocastrazione ma sono molto isolati……)

    Quindi dire che la legge sugli OGM l’hanno fatta i genetisti può essere solo il frutto di chi ha trasferito il cervello nelle parti basse del suo corpo.

  41. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Roberto,

    Ad integrazione del tuo link riporto qui la risposta data dal Prof Luigi Mariani dell’universita di Milano ad un lettore e che integra bene ciò che dice il Link:

    Gentile Fabio Vomiero,
    Il ruolo di CO2 è a mio avviso evidente per i due motivi seguenti:
    1. CO2 è l’elemento strutturale chiave della biomassa dei vegetali, di cui costituisce il 40% del peso secco. I modelli matematici a nostra disposizione (io uso quello di Goundrian e val Laar) indicano che nel passaggio dei livelli atmosferici di CO2 dalle 280 ppmv del pre-industriale alle attuali 400 ppmv, l’incremento produttivo è del 29% per le piante C3 (es: frumento e riso) e del 14% per le C4 (es: mais).
    2. con più CO2 le piante costruiscono meno stomi avendo meno necessità di attingere a tale gas. Con ciò diventano più resistenti alla siccità, il che incrementa ulteriormente l’effetto positivo sulla produzione.
    In complesso la bibliografia recente indica che l’incremento produttivo causato da CO2 rispetto al pre-industriale assomma la 20/40%. Ovviamente tale effetto è di parecchio inferiore a quello dell’innovazione tecnologica (e qui concordo con lei) che ha dato aumenti produttivi del 400/600% in 100 anni.
    Tuttavia occorre dire che se tornassimo ai livelli pre-industriali di CO2 saremmo in guai neri nel senso che con un calo produttivo del 20/40% non saremmo più in grado di “nutrire il mondo” (alla faccia delle moltitudini che tacciano la CO2 di essere un inquinante, raccontando tale bugia anche ai bambini – basta leggere i libri scolastici per rendersi conto della cosa).
    Infine i diagrammi produttivi per singole aree del mondo li può produrre attingendo ai dati del sito Faostat il cui indirizzo è riportato nell’articolo. Provi e se ha difficoltà mi faccia sapere che la aiuto.
    Cordiali saluti.
    Luigi Mariani

    Ecco il link da cui ho tratto il commento, leggetelo che è molto interessante.

    http://www.climatemonitor.it/?p=37815#comments

  42. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Mi sono informato…….la definizione di OGM l’ha scritta il Sen. Razzi.

    http://images2.corriereobjects.it/methode_image/2014/04/23/Politica/Foto%20Gallery/antonio-razzi-matrimonio-2-770×553_MGZOOM.jpg

  43. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Vitangelo

    Sapresti darmi un’indicazione anche “a spanne” di quanti ulivi nella zona interessata dalla xilella siano dichiarati biologici. Non voglio certo dire che il coltivare biologico c’entri qualcosa ed in modo diretto con la xilella, ma solo che sarebbe interessante far sapere che il biologico nell’ulivo rappresenta una buona fetta di certificazione in quanto è un modo per gente che ha praticamente abbandonato la coltivazione di quelle terre e lucra sugli aiuti dati al coltivare biologico per intascare qualcosa.

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