Quando sono gli altri a volere i chilometri zero

26 Giu 2012
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Niente prosciutti e salumi italiani in Argentina: http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-06-26/dalle-tavole-argentini-spariscono-084012.shtml?uuid=AbOc7IyF

Forse vogliono la certificazione che consumino solo mangimi OGM. Ecco cosa succede a voler spingere tanto sulle produzioni autarchiche…

10 commenti al post: “Quando sono gli altri a volere i chilometri zero”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Scusatemi

    Ma i consumatori argentini non avranno nessun danno.

    Molti prosciutti italiani sono fatti con coscie non italiane.
    Tutta la bresaola e fatta con carne argentina
    Le vacche che danno il reggianito (emulo del Parmigiano reggiano), mangiano il mais e la soia argentina che mangiano pure le nostre vacche.

    Quindi i salumi ed il formaggio se li faranno loro, non solo, ma diverranno PIU’ TIPICI dei nostri perchè potranno dire che sono fatti con produzioni nazionali, ciò che noi continuiamo ad affermare falsamente.

  2. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Ciao Alberto

    Qui devo, in qualità di Presidente di un Consorzio di Tutela di un salame D.O.P. italiano, ti devo contraddire.
    Non é errato quello che affermi, cioè che la maggior parte dei prosciutti italiani proviene da cosce non italiane.
    E’ giusto però, per il ruolo istituzionale che ricopro, di dire che le produzioni D.O.P. italiane sono rigorosamente prodotte con suini nazionali. E questo vale per Prosciutti, Salami, Cotechini, Zamponi, Culatello etc. ( mi scuso con quelli che ho dimenticato)
    Diverso il discorso per le IGP, come a solo titolo di esempio la Bresaola della Valtellina, per le quali la materia prima carne può provenire anche da zone differenti da quelle di produzione.
    Perché ti faccio pubblicamente questa precisazione? Non certo per te che certe cose le conosci molto bene.
    Lo faccio perché purtroppo la consapevolezza di questi concetti é ignota ai più.
    Non conosco le ultime statistiche ISTAT sulle conoscenze dei prodotti a Denominazione di Origine, ma fino ad un paio d’anni fa erano sconfortanti…
    Faccio spesso un’azione di analisi fra i miei amici. Pochi sanno quello che ti ho scritto; troppo pochi…
    Senza contare che nessuno o quasi conosce la questione OGM e tantomeno sanno, quei poche che hanno cognizione delle Denominazioni di Origine e degli OGM, che tutte le materie prime delle citate D.O.P. sono alimentate rigorosamente OGM…
    Insomma ignoranza totale o quasi.
    Sempre nella speranza che qualcuno ci legga ti scrivo queste cose…
    Non si sa mai che qualcuno di questi usi le celluline grigie…

    Ciao Franco

    P.S. I produttori della Bresaola della Valtellina hanno avuto dei grossi problemi lo scorso anno con l’Argentina. Non credo che la carne ora arrivi tutta da li…

  3. Luca SimonettiNo Gravatar scrive:

    Ciao Franco e Alberto, anch’io lo sapevo!
    Comunque l’Argentina si sta muovendo così per bieche ragioni di populismo economico, peraltro destinate, secondo me, ad avere vita breve- anche perché si tratta di misure ormai in rotta di collisione con le norme WTO. Non mi sembra che ci sia dietro nessuna posizione ideologica del tipo slow food, km zero ecc.
    Un saluto.

  4. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Assolutamente vero, Luca.
    In Argentina hanno altro da pensare che a Slow Food e simili amenità da ricchi (per ora ricchi…) come noi.
    E comunque é un peccato perché il filetto argentino é veramente buono!

    Franco

  5. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Luca

    Io credo che le ritorsioni commerciali , fondate o non fondate che siano, da ora in poi saranno all’ordine del giorno ed io collego l’opposizione alla proposta di Bruxelles, che riassumo così: ” io autorizzo i tratti genetici GM, a voi Stati Membri la responsabilità di proibirli”, con il fatto appunto che i singoli Stati temono ritorsioni che sarebbe più facile indirizzare.

    Gli argentini se acquisiscono la nostra professionalità hanno tutto in casa per rifare i nostri prodotti tipici.

  6. FrancescoNo Gravatar scrive:

    questa è bellissima “Dure proteste anche dalla Coldiretti, che intende far valere le regole del libero commercio internazionale”. qunato al fatto che in argentina possano avere materia prima e know how per fare prodotti validdissimi nessun problema, anzi, sicuramente andrà così, basta che non scrivano però brunello o chianti o parma sui prodotti perchè questo è concorrenza sleale approfittando di un brand o marchio cellettivo che non è loro. Chiamino il loro prosciutto “di santa Fè” e vediamo quale è il migliore
    ciao
    PS il migliore comunque è lo spagnolo..

  7. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Verissimo.
    Buona parte degli argentini che producono sono italiani di origine; figurati se non hanno le competenze!
    E se non le hanno personalmente le trovano con 4 telefonate agli zii rimasti in Italia (o su internet..)
    Comunque il mercato oggi é talmente vasto che ci sarebbe spazio, se ci fosse ricchezza sufficiente, anche per il Santa Fè DOP argentino…

    Spagna.
    Vero, ottimo il loro prosciutto. Nulla da dire.
    Figurati che io lo commercializzo anche uno di quelli… Molto buoni.
    Bravissimi anche commercialmente. Sapessi a che prezzo lo compro e lo vendo! Da vergognarsi.
    Se però vai a Langhirano, cuore dell’area produttiva e dove ha sede l’Istituto Parma Qualità (Ente Certificatore dell’80% circa dei salumi italiani) nei posti giusti, dove ti danno il prosciutto stagionato come e quanto Dio comanda, ti assicuro che la lotta non é più ad armi impari. Anzi!
    Tagliato a mano, nella trattoria giusta, servito con un cestino di gnocco fritto e una bottiglia di Lambrusco…
    Da perderci la testa!
    Parola di chi lo ha provato e si é fermato in un’area di sosta dell’Autosole a smaltire gnocco fritto e Lambrusco prima di tornare a casa a Milano.
    Peccato che nei supermercati si trovi solo il classico “Parma” con la corona d’oro.
    Ottimo, nulla da dire, ma un’altra cosa rispetto al potenziale del gusto del Parma vero come sopra.

    Franco

  8. GilbertoNo Gravatar scrive:

    dedicato a slow food ed eataly:
    “chi di spada ferisce di spada perisce”

  9. giulioNo Gravatar scrive:

    L’autarchia alimentare è già cominciata da alcuni anni. Basta fare un giretto nei supermercati inglesi e francesi, in provincia, non frequento quelli di Londra e Parigi.
    Sugli scaffali ci sono prodotti di tutto il mondo, ma sui banche del fresco campeggiano le bandiere nazionali, con l’invito a consumare inglese (o francese), e solo alcuni prodotti che non sono producibili da loro arrivano dall’estero (Spagna, Grecia o Paesi del nord-Africa). E sono tutti prodotti ottimi.
    A proposito, le arance devono essere arancioni, con polpa compatta e molto succose, quelle rosse (di Sicilia) non si vedono da nessuna parte, neanche in Germania.

  10. paoloNo Gravatar scrive:

    Quella delle arance rosse assenti in Germania, piu’ che questione di autarchia e’ una questione dei gusti tedeschi.

    Avendo vissuto a lungo li’ ho imparato che:
    - le arance rosse non piacciono
    - il prosciutto crudo va tagliato il piu’ sottile possibile (tipo carta velina), al punto da perdere completamente il gusto, altrimenti sostengono di aver l’impressione di mangiare carne cruda
    - la mortadella al contrario va tagliata a fette grosse (almeno 1 cm)
    - la vera ricetta della mozzarella alla caprese prevede l’uso dell’aceto balsamico. I miei colleghi ne erano convinti, comunque non e’ male
    - qualunque alimento deve esistere nella versione al limone (es. viennetta al limone, mai vista in altri paesi)
    - il burro non dev’essere bianco, come quello italiano, ma giallo. M’hanno convinto, molto piu’ buono
    - nei supermercati si vedono prodotti di famose aziende italiane che in Italia non ho mai visto. Ad esempio i cuori di gallina Aia
    - non si trovano uova col guscio bianco
    - trovano scandaloso mescolare il vino con altre bevande (acqua minerale, aranciata, cocacola), ma poi fanno lo stesso con la birra.

    Comunque, si’ questa dell’autarchia alimentare e’ una fissazione che ho visto in diversi paesi.

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