Ancora un nuovo incredibile record nelle coltivazioni mondiali di OGM

08 Feb 2012
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record-isaaaL’ISAAA rilascia i nuovi dati sulla coltivazioni di OGM nel mondo: siamo a 160 milioni di ettari coltivati da 16,7 milioni di agricoltori nel mondo quindi con appezzamenti di terreno di circa 10 ettari ad imprenditore agricolo. Si sono aggiunti solo nel 2011 ben 12 nuovi milioni di ettari, quasi come se si fossero aggiunte tutte le coltivazioni dell’intera Italia.

L’Europa è fatta da dilettanti allo sbaraglio che tra qualche tempo ci presenteranno il conto di queste loro follie e fobie anti-innovazioni così come ci presentano oggi il conto di quello che hanno lasciato fare a banche e finanza.

Vale anche la pena di leggere l’articolo del Financial Times sull’incremento delle coltivazioni OGM nel mondo.

ISAAA Brief 43-2011: Executive Summary

http://www.isaaa.org/resources/publications/briefs/xx/executivesummary/default.asp

Global Status of Commercialized Biotech/GM Crops: 2011

Introduction

This Executive Summary focuses on the 2011 biotech crop highlights, which are presented and discussed in detail in ISAAA Brief 43, Global Status of Commercialized Biotech/GM Crops: 2011.

Biotech crops reached 160 million hectares, up 12 million hectares on 8% growth, from 2010, as the global population reached a historical milestone of 7 billion on 31 October 2011

2011 was the 16th year of commercialization of biotech crops, 1996-2011, when growth continued after a remarkable 15 consecutive years of increases; a double-digit increase of 12 million hectares, at a growth rate of 8%, reaching a record 160 million hectares.

http://www.reuters.com/article/2012/02/07/us-crops-biotech-idUSTRE8161JE20120207?feedType=RSS&feedName=environmentNews&utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+reuters%2Fenvironment+%28News+%2F+US+%2F+Environment%29&utm_content=Google+Reader

61 commenti al post: “Ancora un nuovo incredibile record nelle coltivazioni mondiali di OGM”

  1. StefanoNo Gravatar scrive:

    Adesso, come l’anno scorso, greenpeace preparerà un comunicato trionfale per evidenziare come il report isaaa dia le coltivazioni gm in diminuizione in Europa.

    La cosa che mi fa rabbia è che queste persone (greenpeace, politicanti, intellettuali vari etc.) non dovranno mai rendere conto a nessuno per i danni che causano e causeranno sempre più con le loro fesserie.

  2. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Caro Stefano,
    questa volta non sarà l’Europa la fesseria che cercheranno di usare perchè gli ettari in Europa sono aumentati ed anche di molto aumentando del 26% gli ettari, come se questo dato fosse significativo. No, questa volta grideranno al successo dicendo che per la prima volta l’aumento è solo del 8% e non è in doppia cifra: un argomento da ignoranti seriali.

    Ora sto postando anche la valutazione del Financial Times che annuncia l’arrivo di riso e grano OGM ed allora vedremo come cambierà la percezione anche delle multinazionali italiane del settore che per adesso fanno le caste e pure.

  3. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    Caro Defez,

    lo sanno ormai tutti che l’esplosione delle superfici coltivate non è sinonimo di “gradimento dell’agricoltore”. Purtroppo nei Paesi dove è esplosa la loro coltivazione non c’è separazione di filiera, per cui sul mercato vige un unico prezzo per prodotto OGM (mais, soia, cotone, colza)e prodotto convenzionale. Pertanto, in relazione al fatto che le piante OGM hanno un costo di produzione leggermente inferiore, è ovvio che gli agricoltori preferiscano la sementi OGM………..hanno un costo leggermente inferiore e spuntano lo stesso prezzo di mercato!

  4. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Insomma le piante GM fanno schifo, danno un prodotto peggiore; siccome le sementi costano meno e i prodotti derivati si vendono come quelli ottenuti da agricoltura convenzionale (!)tanto vale coltivarle. Tanto comunque il produttore ci guadagna! Ottima conclusione; e ci voleva tanto!
    Ma veramente le piante GM non hanno appeal o, meglio, non hanno alcun valore aggiunto rispetto a quelle non GM (che per noi sono ancora convenzionali)? Mi sa che al Prof. Malagoli sfugge qualcosa! Ma che al contadino -scarpe grosse e cervello fino ad ogni latitudine ed altitudine- non sfuggono le resistenze ai parassiti, la tolleranza agli erbicidi, i riflessi sulla qualità, ecc. delle piante GM che gliele fa gradire tanto che le semina sempredi più e ci guadagna pure!
    Io non so se il Prof. Malagoli è laureato in Scienze agrarie, ma il suo discorso mi fa venire in mente un grande Ordinario di Agronomia che davanti a chi diceva sciocchezze agronomiche replicava: “Ma chi te l’ha data la Laurea in Agraria; portamela qui che te la straccio”!
    E anche vero che oggi per parlare di agricoltura non ci vuole la laurea in agraria; basta quella in giurisprudenza, architettura, scienze politiche, ecc.. E se non si ha una laurea basta semplicemente essere sindacalista, politico (meglio se con Di Pietro o Leghista), fare l’ambientalista, tifare per Slow Food e Capanna, ecc.. E’ tutta gente che non vuole gli OGM ma non sa neanche tanto bene cosa sono. (Lo so che non è il caso del Prof. Malagoli). Ricordo che, una decina di anni fa, ad un incontro sugli OGM, un parlamentare si prodigò -ricevendo calorosi applausi- in una strenua difesa della tipicità della nostra agricoltura che poteva essere seriamente minacciata dagli OGM,….. tanto che alla fine al bar mi chiese: “Vitangelo, ma che ca..o sono sti’ OGM?”.
    Allora capii che la partita si poteva considerare definitivamente persa! E se dopo tanto tempo stiamo ancora a quel punto mentre gli altri ci fanno barba e capelli, l’unica conclusione è che siamo, per le scelte fatte, ciucci e presuntuosi. E i risultati si vedono! Con grande gioia dei nostri competitors.

  5. franco nulliNo Gravatar scrive:

    “Non sa neanche bene cosa sono” dici Vitangelo?
    Non lo sa per nulla! “Ma che ca..o sono” ti ha detto? Proviamo a chiedere ai politici odierni se hanno idea di cosa siano. Pronto a scommettere che la loro conoscenza é =< di 0 (zero).
    Ma non sono certo che la partita sia persa…
    Siamo in un periodo politico di transizione, molto poco chiaro e che per definizione non mi piace.
    Ciononostante quello che sta scompostamente facendo il nostro attuale Governo “tecnico” devo ammettere, mio malgrado, fa forse più pregio che danni malgrado la quantità di maggior imposizione che ci tocca . Spero di non sbagliare!
    E allora, questo é un appello a Roberto Defez, proviamo a cavalcare questo momento di “crasi” (dal greco, retaggio dei miei studi classici: “rottura”) per cercare di perorare la nostra causa, quella che ho la certeza sia giusta.
    Roberto: Scriviamo una “lettera aperta” a Monti e al Ministro Catania perché si svincolino dai lacci e lacciuoli di Verdi & Co e dai luoghi comuni della disinformazione.
    L’agricoltura italiana ha bisogno di innovazione (e di reddito…) o muore.
    La ricerca italiana ha bisogno di qualcosa di meglio degli insetticidi per la lotta alla diabrotica di quanto visto nell’articolo di I.A. (ricevuto oggi il numero dell’articolo, e non ho nulla contro IA che riporta doverosamente i dati) o muore.
    L’agricoltura italiana ha bisogno di qualcosa di diverso e complementare alla “biodiversità” per sopravvivere. E sia chiaro ai Signori tecnici governanti che biodiversità non contrasta con GM (vedi il caso del Pomodoro San Marzano. OGM = sopravvivenza del nostro famoso pomodoro)
    OGM non significa perdita della tipicità: lo vogliamo dire al mondo?
    Appello a Roberto Defez, nostro “patrono”! Sono pronto, come credo tanti amici di Salmone, a firmare una tua/nostra lettera al Presidente del Consiglio! Sono certo che anche la neonata Innovagri firmerà!

    Ciao Franco

  6. franco nulliNo Gravatar scrive:

    P.S.al post precedente.
    Credo fermamente che il nostro Presidente Monti non sia un allocco e il MInistro Catania dovrebbe essere un tecnico visto che proviene da incarico importante al Ministero.
    Credo anche che per il momento non si facciano troppo “manovrare” dai politicanti verde/ambientalista. Non é ancora il momento: devono, giustamente, fare i “duri”.
    Forse spiegare loro tecnicamente quanto potrebbe valere in termini di PIL l’inversione di marcia sul tema del progresso OGM potrebbe avere ascolto…
    Spero di non essere disilluso dai fatti. (ottimista per natura!)
    Vai Roberto! :-) Scatenati per noi… e avrai l’appoggio di molti.

    Ciao ancora Franco

  7. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Rispondo prima a Franco perchè è breve: OK messaggio ricevuto e so anche quando e con che mezzo far arrivare il plico a destinazione.

    Gentile Prof. Malagoli,
    mi fa piacere che sia su questo blog a dibattere con altre teste.

    Il suo argomento mi convince solo in parte perchè sono certo che avrà seguito negli anni la diffusione del mais OGM negli USA ed avrà di certo visto che varia molto da Stato a Stato con adozioni del 60% in alcuni stati dove l’uso delle varietà Bt era vantaggiosa rispetto ai costi più elevati dei semi OGM, mentre in altri stati (cito per tutti l’Iowa) l’adozione pochi anni fa era ancora al solo 9% di tutti i terreni coltivati a mais. Insomma io continuo ad avere un fondamentale rispetto per gli imprenditori agricoli che penso che sappiano quello che fanno e che hanno una visione strategica e no solamente monetaria.
    Inoltre ricordo che i primi tre produttori al mondo di agricoltura biologica coltivano anche OGM, quindi una certa separazione di filiere esiste.

    Ma voglio accettare che il suo argomento sia valido per alcuni casi. Questo dimostrerebbe che tra i costi superiori dei semi e le maggiori produzioni, le diminuite lavorazioni il conto totale avvantaggia le produzioni OGM nonostante la fortissima avversione mediatico-politica verso gli OGM.
    Ora mi domando e le domando: faccia conto di essere un coltivatore di mais del Nord Italia che vuole coltivare mais Bt e che ne fa regolare richiesta di semina alle autorità competenti (lo dico con non poca difficoltà), non ritiene che il divieto di piantare un mais più redditizio vada rimborsato al coltivatore?
    Secondo me si, e secondo lei?
    cordialmente roberto defez

  8. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    Caro Defez,

    io credo che ci sia stata troppa fretta nell’applicazione di questa potentissima tecnologia che, al momento attuale (per i prodotti che ci propone), è vecchia e non ha mantenuto le promesse. Personalmente ritengo che prima di parlare di coesistenza occorra migliorare questi “nuovi organismi”. In particolare, i nuovi OGM dovranno avere:
    - transgeni inducibili;
    - transgeni inseriti nei cloroplasti;
    - eliminazione dei marcatori antibiotici.

    Poi, attraverso l’etichettatura dei relativi alimenti e degli alimenti derivati (carne, uova, latte, ecc.), sarà il consumatore a decidere se acquistarli o meno.

  9. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    “io credo che ci sia stata troppa fretta nell’applicazione di questa potentissima tecnologia”

    E’ il tipico modo di ragionare di chi ha una visione ristretta di un problema, e non lo vede livello mondiale e non continentale, come si dovrebbe.

    Certo che vi è stata fretta, vale a dire la fretta di chi vuol rientrare degli ingentissimi capitali investiti. Alla Monsanto non interessa un fico secco, se non come argomento di indagine conoscitiva, ciò che il Prof. Malagoli enumera appena sopra.

    La Monsanto ha disegnato una strategia per agricolture che mi piacerebbe che Lei Prof. Malagoli facesse uno sforzo di studiare e conoscere meglio.

    Sono agricolture da sempre estensive, quindi la ricerca dell’aumento di produttività unitaria non è mai stata una priorità. La loro priorità è sempre stata quella di coltivare più terra (visto che hanno quantità di terra superiori alle possibilità di coltivazione) con il minor costo possibile (il loro costo comprende soprattutto i tempi di esecuzione dei lavori agricoli)

    Per loro l’aumento di produzione si fa con la possibilità di mettere a cultura più superficie e non come noi che dobbiamo ricercare la produttività unitaria.

    Siccome la Monsanto ha dato ai brasiliani (ricordo che i governanti del Brasile era contrari agli OGM e questa posizione è stata spazzata via da chi non è abituato a farne una questione ideologica), agli argentini ed ad una parte di coltivatori americani questa possibilità, loro l’hanno afferrata e se la tengono cara. Anzi laddove gli OGM iniziali hanno cominciato a fare acqua hanno preteso ulteriori messe a punto.

    La diversità nord americana rispetto a quella sudamericana la si vede poi dal fatto che nel caso del mais (come dice Roberto) una buona parte degli USA maidicoli ha guardato più al vantaggio produttivo che davano le varietà di mais e quindi non hanno adottato le varietà OGM o le hanno adottate solo se…., mentre lo hanno fatto in maggior misura laddove le coltivazioni erano più estensive come soia e cotone.

    Queste agricolture sono fatte da operatori economici che non hanno un “cuore, come vorrebbe far credere Lei Prof. Malagoli quando parla di “gradimento”. Indipendentemente dal fatto che affermare questo su cifre di 17 milioni di agricoltori mi pare un po’ arrampicarsi sugli specchi, in quanto non si vuole ammettere che le fisime di noi europei, o meglio quelle che si pongono i no-OGM nostrani solo per per ideologia, non se le sognano neppure.

    Noi Europei abbiamo bisogno del mezzo di miglioramento genetico Cis e Trans genetico, perchè non abbiamo più una genetica nostra ed in particolare noi italiani non abbiamo neppure più sementieri, ci sono rimasti solo dei “burattatori”. Se vogliamo un’agricoltura produttiva e durevole abbiamo bisogno della genetica e con ritmi di miglioramento dimezzati e oltre rispetto alle possibilità che ci offrono le metodologie tradizionali.

    Se nel 2030 dovremo decimare l’uso dei nostri principi attivi di lotta antiparassitaria, se dovremo dimezzare la somministrazione degli altri intrans e se non ci sarà più concesso l’abuso di acqua, come faremo a preparare le nuove varietà per rispondere alle esigenze suddette con soli due cicli di selezione davanti?

    Dato che non credo che Lei professore abbia le idee chiare sulla creazione varietale, Le preciso che per fare una varietà con i mezzi attuali ci vogliono dai 10 ai 12 anni.

    Le do un altro dato Professore. Se ci va bene potremo mantenere le quote di produzione di zucchero suddivise fra i vari Stati membri al massimo fino al 2020 (ma io sono pessimista)e quando le quote spariranno: o abbiamo aumentato le rese in zucchero delle migliori produttività europee del 30%, in caso contrario lo zucchero di canna spazzerà via la filiera bieticolo saccarifera europea (quella italiana sarà già morta e defunta prima). Crede Lei che Professore che si possa pensare di riuscire a colmare il gap senza le bietole OGM? Certamente no.

    A proposito del suo tanto declamato “gradimento degli agricoltori” per gli OGM che non sarebbe misurabile con l’estensione delle superfici coltivate, crede che sia possibile che i bieticoltori americani abbiano adottato seme bietole OGM (Roundup Resistenti) per il 95% delle superfici in tre anni solamente “obtorto-collo?

    Ma mi faccia un piacere Professore, certe cose le racconti ai suoi studenti di Pollenzo che forse non vedranno mai dei campi coltivati.

  10. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    Vedo che i toni non sono cambiati……se questi sono i modi per impostare un dialogo costruttivo per il benessere della Società auguro “buon lavoro”

  11. PieroNo Gravatar scrive:

    Vorrei riprendere la proposta di Franco Nulli e aggiungere qualche riflessione partendo da un articolo di Carlo Petrini su Repubblica del 6 febbraio.
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/02/06/la-semplificazione-fa-bene-alla-tavola.html
    Petrini divaga molto, com’è sua abitudine, ma in buona sostanza rimette in discussione, accampando la supremazia del “buon senso”, un uso eccessivo del principio di precauzione.
    Lo fa anche con qualche semplificazione di troppo. Le “carte da riempire” cui fa cenno, altro non sono che l’applicazione del HCCP cui si affida la tanto auspicata sicurezza alimentare.
    Tuttavia si è aperto uno spiraglio e si può discutere. L’importante è farlo con onestà intellettuale.
    Due argomenti, per chi vuol vedere, sono stati recentemente messi in luce nuova.
    Il cosiddetto Kilometro zero e il cosiddetto “biologico”.
    Premesso che il sostegno all’agricoltura/zootecnica come recupero (o non abbandono) di risorse, sostegno alla conservazione dei suoli, soprattutto in montagna, è pratica da incentivare, la situazione di questi giorni, prima gli scioperi poi il maltempo, ha drammaticamente dimostrato come senza le produzioni “industriali” il Paese sarebbe alla fame. Forse se ne potrebbe semplicemente tener conto, senza invocare guerre di religione!
    Si parla tanto dell’esigenza di far ripartire l’economia non solo aumentando indiscriminatamente le produzioni, ma scegliendo e in particolare, scegliendo di investire nella green economy.
    Ebbene, se vogliamo veramente ciò, allora abbandoniamo gli stupidi stereotipi del “più sano e più buono” o il voler attribuire alle produzioni organiche “plus” etici che, o sono validi sempre, o sono altrettanto sempre derogabili.
    Se vogliamo veramente produrre in modo sostenibile, dobbiamo ampliare le possibilità, non restringerle. Spingere le produzioni organiche verso nicchie, può fare il gioco di qualche studio di certificazione, di alcuni laboratori, di chi sa ricavare anche da ciò strategie di marketing, ma non aiuteremo certo l’ambiente.
    D’altronde è vigente una legge che prevede saggiamente un approccio, è proprio il caso di dirlo, più sostenibile (salvo, a quanto ne so, essere ferma per ora solo a un logo e a un nome).
    LEGGE 3 febbraio 2011, n. 4.
    Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari.
    […]
    3. È istituito il «Sistema di qualità nazionale di produzione integrata», di seguito denominato «Sistema». Il Sistema è finalizzato a garantire una qualità del prodotto finale significativamente superiore alle norme commerciali correnti. Il Sistema assicura che le attività agricole e zootecniche siano esercitate in conformità a norme tecniche di produzione integrata, come definita al comma 4;
    la verifica del rispetto delle norme tecniche è eseguita in base a uno specifico piano di controllo da organismi terzi accreditati secondo le norme vigenti.
    4. Si definisce «produzione integrata» il sistema di produzione agroalimentare che utilizza tutti i mezzi produttivi e di difesa delle produzioni agricole dalle avversità, volti a ridurre al minimo l’uso delle sostanze chimiche di sintesi e a razionalizzare la fertilizzazione, nel rispetto dei princìpi ecologici, economici e tossicologici. I requisiti e le norme tecniche che contraddistinguono la produzione
    integrata, nonché le procedure di coordinamento da seguire da parte delle regioni e delle province autonome che hanno già istituito il sistema di produzione integrata nei propri territori, sono definiti con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. I prodotti conformi al Sistema possono essere contraddistinti da uno specifico segno distintivo. Il decreto
    di cui al secondo periodo prevede le opportune forme di coordinamento in relazione a eventuali segni distintivi già adottati dalle regioni o dalle province autonome per la produzione integrata.
    5. L’adesione al Sistema è volontaria ed è aperta a tutti gli operatori che si impegnano ad applicare la disciplina di produzione integrata e si sottopongono ai relativi controlli.
    6. Con successivi provvedimenti, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, provvede a istituire, al proprio interno, un organismo tecnico-scientifico, eventualmente organizzato in gruppi di lavoro omogenei per materia, con il compito di definire:
    a) il regime e le modalità di gestione del Sistema;
    b) la disciplina produttiva;
    c) il segno distintivo con cui identificare i prodotti conformi al Sistema;
    d) adeguate misure di vigilanza e controllo.
    7. Ai componenti dell’organismo tecnico-scientifico di cui al comma 6 non è corrisposto alcun emolumento, indennità o rimborso di spese.
    8. Le disposizioni del presente articolo divengono efficaci dopo il completamento della procedura di notifica alla Commissione europea.
    9. All’attuazione dei commi 3, 4, 5 e 6 si provvede nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica

  12. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Caro Prof. Malagoli,
    se le sue tre condizioni ci venissero dai decisori politici della Unione Europea e portassero in cambio la fine di questa insensata ed onerosa (solo per noi europei) guerra di religione, io non avrei nessuna difficoltà ad accettare le sue condizioni integralmente e bandire tutti gli OGM che non si adegeguassero alle sue tre condizioni.
    Purtoppo nelle guerre ideologiche raramente si riesce a ragionare e trovare un compromesso accettabile come quello che lei propone. Dopo le sue condizioni ci saranno quelle poste dalle multinazionali ambientaliste e poi quelle poste dalle multinazionali dei ghiottoni e poi dalle multinazionali di chi passava di li per caso ed ha detto la sua.
    Comunque se propone le sue tre condizioni alle associazioni anti-OGM e ne ottiene un assenso io sono pronto a sottoscriverle,
    cordialmente roberto defez

  13. giulioNo Gravatar scrive:

    E va bene, etichettiamo tutto! Ma basta andare a leggere le etichette dei mangimi, e degli integratori alimentari a base di soia commercializzati in Italia, troverete scritto: possibile contaminazione con prodotto OGM (o qualcosa di simile). Oppure: prodotto con semi anche di provenienza OGM. Ma perché non chiedete ai gelatai se gli ammendanti derivati dalla soia sono OGM-FREE dato che tutti i derivati dalla soia (ad esclusione di una piccola parte di olio) non son prodotti con semi coltivati in Europa?
    Stiamo mangiando (e curandoci) con prodotti di provenienza OGM già da diversi anni, ma non li possiamo coltivare! Se fossero nocivi per l’uomo ne patiremmo comunque le conseguenze. Bella precauzione! Un po’ come per il nucleare: la corona alpina è sede di centrali francesi, svizzere e slovene, la Pianura Padana è completamente circondata e sottovento, ma orgogliosamente libera dalle centrali sul sacro suolo italico! Pochi sanno che le frontiere sono cadute e che alle radiazioni nocive (se ci fossero) non serve più il passaporto per varcare i confini delle nazioni, come invece accadde all’epoca di Cernobil, quando il cesio fu rimandato indietro dai poliziotti ai valichi confinari. Quanta stupidità e quanta ipocrisia in chi guida questa vecchia Europa, vogliono globalizzare l’economia e i mercati e non capiscono che l’unica cosa veramente globalizzata è l’ambiente nel quale viviamo e il cibo che mangiamo. Se gli OGM fossero nocivi ormai non ci sarebbero speranze, per nessuno, ma i morti, le mutazioni, le malformazioni, le catastrofi annunciate non si vedono.

  14. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Sbagli Giulio…
    Si vedono eccome le malformazioni!
    …ma nelle menti perverse di chi le cose che giustamente dici si rifiuta di vedere!
    E le catastrofi sono alle porte nella nostra economia agricola.

    Ciao Franco

  15. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Gent. Prof. Malagoli

    Spiace che Lei per un intervento un po’ focoso di Alberto Guidorzi si defili dalla discussione.
    Si può anche discutere animatamente quando l’argomento è controverso come questo.
    Oltretutto via internet, mi perdoni la battuta, non si può assolutamente venire alle mani…
    Questo detto spero di riportare la discussione ad un clima molto civile e continuare tutti a parlare anche con Lei.

    Non sono tanto tecnico d poter controbattere ai primi 2 punti delle sue osservazioni.
    La mia professione è quella di agricoltore e non di ricercatore, anche se cerco di tenermi aggiornato anche dal punto di vista scientifico per quanto mi è dato di comprendere.
    Comprendo però molto bene i bilanci della mia azienda agricola a vocazione principalmente maidicola.
    Parto dal presupposto, e credo non lo possa confutare, che la Piralide produce un danno per perdita in peso di raccolto pari a circa il 5% (dato per difetto; ho trovato fonti che parlano di 6%).
    Posso confermarle, dopo circa 30 anni di esperienza in campo sulla mietitrebbia, che questo dato non è sicuramente molto dissimile dalla realtà con grande felicità di chi viene a spigolare nei miei campi per nutrire i pollai famigliari…
    Facciamo insieme un rapido calcolo: supponendo una produzione/Ha di 10 Ton di granella di mais secca la perdita del 5% corrisponde a 0,5 ton/Ha. Il mais oggi viene quotato al mercato di Milano 210 – 211 €/ton. 0,5 X 205 (valutazione media) = 102,5 €/Ha. Mica Pippe…
    E’ certo Lei che questo importo non sia fondamentale per un’impresa? Io le posso assicurare, e venga a trovarmi in Azienda per un contradditorio, che fra il si e il no passa il margine operativo lordo di un’Azienda agricola come la mia nel 2012.
    Non mi esimo nemmeno dal citarLe il problema delle tossine che derivano direttamente dall’infestazione da piralide. Ho avuto la fortuna di vedere un campo sperimentale di Mais OGM quando la ricerca non era ancora oscurata in Italia. La stessa varietà di mais (stesso ibrido F1 con e senza il carattere BT) e Le assicuro che non avrei avuto dubbi su quale polenta mangiare… In caso di forte infestazione di piralide sarei anche impossibilitato a vendere il mio prodotto. L’alternativa corrisponde ad uno/due trattamenti insetticidi a tappeto nei periodi di infestazione con buona pace di coccinelle, libellule e quant’altro. E con un sovraccosto che non Le sto a specificare in questa sede.
    Vengo al 3° punto del Suo elenco (ripeto che i primi 2 sono per me troppo tecnici e non azzardo una risposta)
    Sbaglierò, ma mi pare che i marcatori antibiotici appartengano alla preistoria della ricerca OGM. Ricordo di averne sentito parlare ad un convegno organizzato se non ricordo male da CIBA a Cremona nei tardi anni ’80, forse inizio anni ‘90.
    Se non erro oggi la tecnologia di ricerca si è evoluta e gli antibiotici vengono usati solamente per prevenire complicazioni delle sindromi influenzali.
    Forse sarebbe meglio che, in termini di principio di precauzione, si facesse una campagna di informazione seria, capillare e molto persuasiva presso il grande pubblico che abitualmente ingurgita …cilline di tutte le categorie e famiglie al primo raffreddore, infanti compresi, piuttosto che preoccuparsi dei residui di …cilline presenti eventualmente nella ricerca OGM di tanti anni addietro…
    Se questo corrisponde a verità, e sono quasi certo, sarebbe bene smettere di diffondere notizie false presso un pubblico pronto a recepire solo gli aspetti potenzialmente negativi del progresso. Forse si tratta di “disinformazione”?
    Allora, gent. Prof. Malagoli, cerchiamo di parlare seriamente, di scambiarci opinioni sempre degne di ascolto, ma non facciamo facile demagogia diffondendo notizie non del tutto veritiere…

    Un cordiale saluto

    Franco Nulli

  16. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    Senti che idea ha il Ch.mo Prof. Claudio Malagoli dell’agricoltura USA, se non se ne conoscesse la realtà, dalla lettura di questo paragrafo ne risulta un paese da terzo mondo avanzato:

    “La gran parte degli agricoltori che opera sul territorio nazionale, purtroppo,non ha nulla da guadagnare dall’introduzione degli attuali OT.
    Coltivare OT significa mettersi in concorrenza con forme di agricoltura
    caratterizzate da aziende molto più ampie delle nostre (le aziende agricole statunitensi hanno una estensione media di 220 ettari, contro i 5-6 ettari di quelle italiane) e che hanno costi di produzione decisamente più bassi; agricolture che non hanno limitazioni nell’uso di concimi e di antiparassitari, che utilizzano tecnologie e composti chimici di sintesi che da noi sono vietati, che fanno ricorso a manodopera a basso costo, che non adottano le nostre tutele sociali, che non adottano i nostri sistemi di conservazione delle derrate alimentari…”

    Senti invece che idea ha di te come agricoltoreil Ch.mo Prof. Claudio Malagoli:

    “Occorre inoltre considerare che nel nostro Paese l’agricoltura è di tipo multifunzionale e svolge importanti compiti che vanno al di là della semplice produzione di alimenti o di materie prime. Il suo ruolo è di fondamentale importanza per il presidio e la manutenzione del territorio, per la
    conservazione dell’assetto idrogeologico, per la conservazione e la tutela del paesaggio (siepi, muri a secco, terrazzamenti, oliveti, agrumeti…), per la tutela della flora e della fauna, per la conservazione della biodiversità, per la creazione di spazi a uso ricreazionale, per la conservazione degli aspetti culturali tradizionali del territorio rurale e per la mitigazione degli effetti ambientali negativi dovuti ad altre attività produttive o di consumo.”

    Vuoi leggere tutta la SUMMA IDEOLOGICA del Ch.mo Prof. Claudio Malagoli e da cui sono stati tratti questi paragrafi?
    Vai su questo sito e scarica il Pdf, tra le tante chicche che potrai leggere troverai anche il suo parere . E’ l’ultimo intervento del libercolo edito da Slowfood

    http://www.slowfood.it/sloweb/C27451721b6b718E28mg690BC335/scienza-incerta-e-dubbi-dei-consumatori-il-caso-degli-organismi-geneticamente-modificati-?-session=sf_soci:481E0289050842EA9Amm89E7EE5A

  17. PieroNo Gravatar scrive:

    a proposito di etichette (Giulio, non è possibile che tu abbia letto dichiarazioni tanto vaghe, la legge è molto precisa a riguardo) i cugini francesi, con mia grande delusione, hanno rinunciato alla loro proverbiale laicità e hanno emanato una legge per etichettare “non ogm” alimenti provenienti da allevamenti dove non si impieghino ingredienti gm. http://www.legifrance.gouv.fr/affichTexte.do;jsessionid=943A6EBDD92981386B66B0C030CD31DD.tpdjo05v_2?cidTexte=JORFTEXT000025241412&dateTexte=&oldAction=rechJO&categorieLien=id
    avevamo tentato anche noi, ma la Commissione Europea aveva bocciato (in effetti la legge in vigore esclude queste eventualità)
    ora vediamo come si comporteranno coi francesi
    per dirla alla loro maniera: c’est pénible!

  18. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Piero

    Dal tuo intervento non traspare chiaramente quello che bolle in pentola in Francia. Lo copio incollo da un altro commento che ho appena fatto su altro blog.
    “”"
    Adesso però vi è il caso della Francia che ancora una volta vuol fare la prima della classe, o meglio spudoratamente infischiarsene di regole e delle scienza. Te la racconto perchè è emblematico dove possa arrivare la disonestà intellettuale dei noOGM.

    La Francia fino al 2007 ha coltivato fino a 20.000 ettari di mais OGM, la coesistenza è stata possibile, il mais è stato mangiato e nulla è capitato. Sarkozy (ispirato da quella verginella di Madame Carla amica di DeBattisti) per farsi eleggere ha fatto un patto con gli ecologisti. Ha scambiato il nucleare con gli OGM, vale a dire i verdi tacevano sul nucleare e lui avrebbe proibito gli OGM.

    Subito furono assoldati pseudoscienziati che affermarono che gli OGM erano pericolosi e quindi su questa base Monsieur le President” invocò la clausola di salvaguardia e la praticò. Tuttavia l’invocazione è sempre concessa, ma poi si deve giustificare scientificamente l’invocazione. Gli pseudoscienzati di prima non seppero, però, trovare motivazioni che convincessero l’EFSA e quindi alla Francia fu ordinato di autorizzare il MON 310.

    Ora si apprestano le semine, che in base ad una sentenza del Consiglio di Stato, che si possono fare con i mais contenenti il tratto MON 810. Ecco che allora per parare il colpo Sarko , sperando di farsi rieleggere, ha stabilito autonomamente che in Francia per poter dichiarare un alimento esente da OGM debba contenerne al massimo 0,1% e non più 0,9%. Ciò determina però che la coesistenza tra coltivazioni di mais convenzionale e OGM a questi livelli di presenza è impossibile e quindi si vuol usare questo esccamotage per bloccare le semine e aggirare l’impossibilità di dimostrare scientificamente la pericolosità degli OGM.

    Evidentemente l’Italia copierà!

    Ora non siamo più in presenza di ideologia ma di vera e propria “mariuoleria” da parte di un Capo di Stato, anzi è un adeguamento alla storiella del lupo e dell’agnello. Per di più hanno la spudorataggine di dire (è il ministro dell’ecologia”): ” lo sappiamo che Bruxelles ci condannerà per quanto legiferiremo entro fine febbraio, ma i tempi della formulazione della condanna saranno tali che sarà trascorso il tempo utile per le semine.

    Ora a mio avviso un evasore fiscale è più etico di un simile comportamento. “”"

    P.S,
    Vedremo se gli agricoltori francesi dinostreranno di avere gli attributi di fronte a questa prevaricazione.

  19. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Anche uno stupratore é più etico.

    Franco

  20. roberto defezNo Gravatar scrive:

    …………E noi non abbiamo fatto di meglio. Durante l’ultimo Governo Prodi abbiamo venduto gli OGM in cambio della TAV. E la prossima volta ci sara’ ancora un baratto sulla pelle della gente scambiandoli contro qualcosa di altrettanto indispensabile come ad esempio i rigassificatori. Deve passare la nottata……….

  21. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto

    E poi ci lamentiamo che aumentano le “peripatetiche” (detto alla francese visto che ambedue siamo addentro alla lingua di Voltaire)

  22. bacillusNo Gravatar scrive:

    “Durante l’ultimo Governo Prodi abbiamo venduto gli OGM in cambio della TAV”
    Caro Prof. mi sembrano argomentazioni di una ingenuità disarmante. Se non altro visti i risultati.

    Proviamo a cambiare l’oggetto del complottismo? Così, tanto per provare.

  23. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Buongiorno a tutti
    Avete per caso notizie del Prof. Malagoli?
    Non vorrei fosse stato contagiato dal virus influenzale che imperversa nella nostra pianura padana.
    Se qualcuno ha sue notizie lo prego di farcele avere…
    Lo ringraziamo comunque per il suo ultimo augurio di “buon lavoro”, ma avremmo il piacere di poter confrontarci ancora con Lui.

    Franco Nulli

  24. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Bacillus
    non si tratta di complottismo o di mania di retroscenismo. Ad un certo punto il Governo Prodi montò una commissione di ministri (credo 5 o 6) che doveva gestire la tematica OGM. Non si è mai saputo se si sia mai riunita tale sub-commissione nè di cosa abbiano parlato, tra i suoi membri vi era l’allora ministro dell’Ambiente Pecoraro. Ho notizia diretta da uno dei partecipanti all’incontro che l’opposizione agli OGM fu scambiata contro una bassa conflittualità all’interno della maggioranza sulla TAV, ma quei patti valevano per quel governo. Oggi tutto si ridiscute. Ed ogni volta le partite più imprevedibili diventeranno oggetto di trattativa, chissà che un giorno non arrivi il nostro momento. Intanto credo sia utile far pagare a chi si oppone agli OGM un prezzo sempre più alto in modo che sia sempre più difficile rimanere ostinatamente arroccati su questa posizione negazionista.

  25. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    Caro Nulli,

    io ci sono sempre…il vero problema sono alcuni di voi, che hanno toni e modi di interloquire quantomeno “discutibili”. Credo che l’educazione faccia parte del più importante patrimonio culturale di una persona…….o ce l’hai…..oppure non la puoi comprare. Io la buona volontà ce la metto sempre, cerco di esprimere le mie opinioni e lascio i giudizi ai lettori.

    Comunque i campi sperimentali sugli OGM io credo siano stati chiusi dal Ministro Pecoraro Scanio, in quanto durante una specifica indagine conoscitiva sui campi sperimentali di OGM, alla domanda “quali accorgimenti avete messo in atto per evitare che il polline esca dai campi sperimentali?”…………….La risposta è stata nella gran parte dei casi “abbiamo messo una rete metallica”.

  26. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Il travisare la realtà non rientra tra le forme di educazione!

    Le prove sugli OGM sono stati contornati da una rete metallica, su disposizioni ricevute dall’alto per impedire l’accesso ad estranei.

    I responsabili delle prove, di botanica e di genetica ne sapevano molto più di Lei caro Professore, quindi le barzellette le racconti ai suoi studenti…se ancora ci credono.

  27. Irene PersoNo Gravatar scrive:

    Ma… io sinceramente rimango molto, molto perplessa. Davvero è possibile che alla domanda su quali accorgimenti siano stati adottati per evitare la diffusione del polline, la risposta sia stata che c’era la rete metallica? E chi avrebbe risposto così,gli agricoltori o i ricercatori?
    Suvvia, a me suona fin troppo come una barzelletta da bar, in cui la stupidità e l’ingenuità portate all’estremo servono per far sorridere. Mi sembra la risposta alla battuta, ormai diffusissima, “No, non mangio pomodori ogm perchè sa, contengono il dna!”, usata da biologi e biotecnologi per prendere in giro chi, evidentemente, fa un po’ di confusione su dna e dintorni.
    No, mi dispiace, mi rifiuto di credere che una qualunque persona con un cervello normalmente sviluppato metta una rete per bloccare del polline. A meno che fosse dotata di filtri hepa!

  28. Irene PersoNo Gravatar scrive:

    Alberto Guidorzi mi ha preceduto, ma vorrei sottolineare con forza quanto ha scritto: travisare le cose non è una forma di educazione. Una cosa sono le battute, un’altra gli studi, le indagini, le ricerche SERIE. Indipendentemente dal loro verdetto, che è proposto in forma di dato scientifico. Io rido alla battuta che vi ho riportato sopra (in realtà, ho riso anche al pensiero della rete metallica intrappola-polline), ma lì mi fermo. Perchè so benissimo che non è certo attorno a queste barzellette che ruota la questione ogm.
    E divento serissima quando parlo veramente di ogm, e non parto certo dal presupposto che, se il mio interlocutore è no-ogm (nel senso più generale possibile del termine), è perchè crede davvero che il dna sia una molecola presente solo negli organismi gm. L’educazione non si costruisce sulle battute o sulle barzellette che puntano a mettere in ridicolo una categoria.
    E questo io lo metto in pratica ogni volta che mi viene fatta una domanda “biologica” da parte di chi ha bisogno di chiarirsi un po’ le idee, se ho una risposta scientifica da dare. Altrimenti, rimando a fonti più competenti di me (sono biotecnologa e quasi-biologa, qualche cosina l’ho imparata, soprattutto stando veramente in laboratorio).

  29. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Irene Perso

    Una storia del genere non l’avrebbero creduta nemmeno i carabinieri…
    ed il Prof. Malagoli pretende di farla bere a noi, quaesta è solo mania di superiorità che il “guru” Petrini trasmette a desta e a manca.

  30. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    Rimane un dato di fatto inequivocabile, ovvero che l’unica barriera che impediva al polline di diffondersi autonomamente nell’ambiente era una rete metallica.

  31. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Gent. Prof. Malagoli
    Ho avuto la fortuna, tanti anni fa, prima del periodo oscurantistico, di vedere con i miei occhi un campo sperimentale di mais OGM.
    Erano 2 “parcelloni” della stessa identica varietà di mais (Pioneer, se non ricordo male); una con il gene BT e l’altra no. Mi spiace di non avere ancora le foto di quel giorno! Sarebbe interessante poterle pubblicare. Ho comunque molto chiaro nella mia mente, che le assicuro non é offuscata da psicofarmaci o droghe, lo spettacolo che mi si é presentato.
    Era un anno in cui l’infestazione da Piralide era molto marcata. Le spighe del mais tradizionale erano purtroppo martoriate dal simpatico bruchetto con tutte le conseguenze di muffe e tossine allegate.
    A poche decine di metri di distanza, ampiamente a portata di eventuali improbabili contaminazioni da polline, c’era lo tesso mais (stesso ibrido F1) con in più il “famigerato” gene BT.
    Non sto a dirle quale delle due polente avrei mangiato.
    Ribadisco, mi spiace che a quei temi non esistevano i telefoni cellulari, e tantomento con le fotocamere di oggi… Sarebbe interessante mostrare a tutti le foto. Se volete posso chiedere a chi gestiva i campi e ve le mostro sicuramente.
    Questo detto, non voglio assolutamente asserire che OGM sia la manna e non OGM no.
    Vorrei solo che i detrattori, come mi pare Lei sia, si facessero carico di venire in un’Azienda Agricola a fare 2 conticini, semplici semplici; a fare 2 chiacchiere per capire per quale ragione noi agricoltori vorremmo poter coltivare come fanno ormai in grande parte del mondo.
    Le assicuro che sapremmo tutelare la nostra “biodiversità” molto meglio se avessimo i mezzi economici per farlo.
    Non chiediamo di coltivare piante “sintetiche”. Stiamo solo cercando di far capire al mondo che il progresso (OGM o altro) non é una cosa strana e ostile. E’ semplicemente progresso.
    Come quando l’umanità ha deciso che girare in automobile era meglio che andare a piedi o a cavallo; che lavarsi con l’acqua corrente é meglio che coprirsi gli odori corporei con le spezie orientali; come decidere che é meglio assumere la penicillina piuttosto che morire di setticemia per colpa di un brufolo sulla fronte (successo ad una mia cugina poco prima della fine della II guerra mondiale).
    Quindi, gent. Prof. discutiamo serenamente, ma senza partire da assiomi come quello della “rete”.
    Altrimenti il discorso finisce da solo…
    Non facciamoci sviare, nei nostri ragionamenti di persone dotate di intelletto, dalle “bufale” diffuse da chi all’intelletto preferisce l’ideologia.
    La aspetto con piacere per un confronto in azienda passeggiando in primavera fra le file del mio mais.

    Un cordiale saluto

    Franco Nulli

    P.S. Le assicuro che nei campi sperimentali di mais e soia OGM che ho visto negli anni ‘90 non c’era alcuna rete metallica e il polline delle piante di mais OGM non ha aiutato le spighe di quelle tradizionali a poche decine di metri di distanza… Le piante non OGM erano martoriate dalla piralide quanto quelle che, a decine di kilometri di distanza, avevo coltivato nei miei campi; stessa varietà F1.

  32. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    Gent. Nulli,

    il problema che ho riportato non riguarda il mais, ma riguarda le piante che hanno parentali selvatiche nel nostro Paese (colza, barbabietola, ecc.).
    Per quanto riguarda “i conti dell’agricoltore”, credo di poterle dire che forse non è così sicuro che egli guadagnerà di più! Come Lei saprà queste piante sono brevettate, per cui, come al solito, guadagneranno qualcosa di più e per pochi anni solo gli innovatori (in agricoltura quando si abbassano i costi di produzione, dopo pochi anni inevitabilmente si abbassano anche i prezzi di mercato, con annullamento del profitto di lungo periodo). Tenga poi presente che già oggi nei Paesi dove c’è separazione di filiera (etichettatura degli alimenti OGM) il prezzo di mercato del mais o della soia OGM è inferiore a quello del prodotto convenzionale.

    http://www.agerborsamerci.it/listino/listino.html

    Se si vuole poi approfondire l’argomento economico, sarebbe bene iniziare ad aprire un dibattito sull’applicazione dell’”apomissia inducibile chimicamente” ed alle conseguenze di mercato che essa potrà avere per l’agricoltore.

    Nel mio piccolo anch’io sono un agricoltore…faccio le rotazioni e non ho mai fatto un trattamento contro la piralide.

  33. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Abbiamo scoperto che:

    1° Esistono nel mondo 20.000.000 di agricoltori fessi, tutti coloro che hanno scelto di coltivare PGM. Non sanno proprio fare i loro affari e vendono il loro prodotto a dei prezzi inferiori ai costi.

    2° Metà dei cotonicoltori indiani si sono suicidati, mentre l’altra metà per il 90% è tanto fessa da usare cotone GM.

    3° Che nelle campagne modenesi le farfale di piralide selezionano i campi di mais dove andare a deporre le uova… qualche maisicoltore inspiegabilmente è risparmiato dagli attacchi oppure o non sa individuarla o se ne frega degli attacchi perché tanto campa d’altro!

  34. Irene PersoNo Gravatar scrive:

    Allora diciamo correttamente come stanno le cose: il fatto inequivocabile era che non c’era NESSUNA barriera che impediva al polline di diffondersi, mentre ci sarebbe dovuta essere. Questa era una mancanza a cui bisognava rimediare, se la presenza di una qualsiasi forma di barriera era stata prevista dai protocolli. Nel caso, non averla messa rappresentava una violazione della regolamentazione, e quindi andava perseguita. La banale rete metallica aveva la sola e ovvia funzione di delimitare l’area ed impedire l’accesso ad estranei. Punto.
    E quindi evitiamo di riportare che degli scienziati o dei contadini erano così tonti da credere che la rete avrebbe anche impedito il diffondersi del polline. Questo è cercare di far passare le persone per cretine solo per difendere la causa. E, ancora una volta, non la trovo una forma onesta di educazione.

  35. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Cara Irene,
    apprezzo il tuo rigore logico, ma vorrei essere sicuro che stiamo parlando di un evento realmente avvenuto. Chi ha fatto la domanda sulle reti anti-polline e a quale prova sperimentale si riferiva? Chi ha detto che si trattava di colza o barbabietola?
    Ora io sono prontissimo a dire che non si dovrebbe sperimentare colza GM senza un sistema di limitazione della diffusione dei transgeni, colza non è semplicemente gestibile per come è stata finora commercializzata.
    Io non credo che nessun ministro anti-OGM che si tratti di Pecoraro, Alemanno o Zaia sia mai stato anche solo sfiorato dal problema della diffusione del polline di colza e che questa sia stata la ragione per cui sono stati chiusi i campi sperimentali di OGM in Italia.

    Il prof Malagoli non ci ha detto questo, ne ha fatto solo un problema generico ossia alla domanda se esisteva una rete anti-polline la risposta sembra sia stata che non ne esisteva nessuna, ma era stata applicata una rete metallica che serviva ad evitare che esseri umani o animali di piccola o media taglia potessero diffondere piante o semi GM.
    Ma il prof. Malagoli ci ha onestamente e correttamente descritto un caso specifico che avrebbe giustificato una cautela specifica come le reti anti-polline legandole ai casi della presenza di piante selvatiche indigene. Ossia meglio non piantare mais GM in Guatemala, riso in Cina e colza quasi ovunque. Ma quello che è successo in Italia è ben altro. Pur non essendoci nessuna pianta con cui il mais si può incrociare non ci sono state sperimentazioni di campo di mais GM in Italia in questo secolo. In questo caso sarebbe bastata la rete metallica, ma i nostri memorabili Ministri non hanno vietato la colza GM e permesso di sperimentare soia e mais GM.

    La ragione è semplice, si tratta di opposizione ideologica agli OGM ( e sopratutto al mais che è una coltivazione strategica ed una volta molto sovvenzionata) tanto più grave ed imperdonabile perchè perpetuata da chi doveva essere non un giocatore ma un arbitro. Ma questi arbitri hanno giocato la partita e l’hanno giocata senza la minima cultura specifica sul tema perchè non hanno usato le argomentazioni condivisibili usate dal prof Malagoli. Ecco perchè è uno scandalo che in Italia non sia possibile fare sperimentazione in pieno campo come è possibile fare in Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Olanda o altrove. Questa è una offesa della credibilità scientifica del Paese Italia. Una vergogna per cui nessuno pagherà per questa follia, ma peserà sulle spalle dei nostri figli che pagheranno come facciamo già oggi le royalties di innovazioni fatte o anche solo acquistate dalla company da cui compriamo mais e soia. Le reti metalliche non c’entrano nulla con divieto di sperimentare mais in Italia.

    Questo è il vero paradosso di questa vicenda, gli abientalisti hanno aiutato Monsanto ad acquisire il monopolio della tecnologia impedendo alla ricerca di contrastare il predominio delle company. E non sono sicuro che il tutto sia avvenuto in maniera ingenua.

  36. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    Gent. Defez,

    le cose stanno effettivamente così.

    Il vero problema per coloro che vogliono fare sperimentazione seria in pieno campo non sono solo gli “ambientalisti integralisti”, ma, spesso, sono anche gli “sperimentatori integralisti”, che non si pongono alcun problema sulle (eventuali) conseguenze che determinate scelte possono avere.

    Per esempio, prima delle limitazioni alle sperimentazioni, in un convegno ho incontrato uno “sperimentatore integralista” che aveva “creato” e sperimentato in pieno campo un riso OGM (sembra, da verificare, addirittura destinato alla produzione di farmaci - LATTOFERRINA e LISOZIMA - la prima domanda è, perchè il riso? non poteva utilizzare tabacco? o un’altra pianta non alimentare?).

    Dove ha fatto questa sperimentazione? a Casalino in provincia di Pavia! Una delle principali aree risicole nazionali.

    http://www.fondazionebassetti.org/02/rs/rs-casalino.htm

    http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=988

    Questi comportamenti non fanno altro che avallare “scelte integraliste” dei politici, che in presenza di asimmetria informativa sono portati a “non scegliere” e a chiudere completamente. E la cosa, credetemi, mi dispiace.

  37. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Gent Prof. Malagoli

    Ovvio ribadirle che non mi riferivo ne al Colza ne alla barbabietola nella mia risposta.
    Non credo peraltro, ma non mi azzardo a farne una verità, che Colza e Barbabietola abbiano avuto tante sperimentazioni in Italia. Pronto ad essere smentito domattina!
    Stavo parlando di Mais in quanto è la coltura che più mi interessa professionalmente, seguita da soia e riso.
    Nel caso del mais credo che potremmo di principio concordare che i rischi di contaminazione, in Italia, verso specie “parentali selvatiche” siano quantomeno insignificanti.
    Credo anche di non sbagliare di molto affermando che il rischio della contaminazione da polline di mais superi di poco la decina di metri, come confermato dalle analisi di cui ho letto sulla stampa dei campi incriminati lo scorso anno a Vivaro.
    Passando al tema dei brevetti, mi sento in dovere di ricordarle che i semi che annualmente pongo a dimora nei miei campi non sono “autoproduzione”, ma li acquisto, con tanto di certificazioni, dalle stesse multinazionali che si occupano di ricerca OGM.
    E non lo faccio solo io, lo facciamo tutti se vogliamo produrre qualcosa di più di 1,5 ton/Ha di mais. Sono certo che queste cose Lei le conosce e pertanto mi sembra quantomeno corretto sottolineare ancora una volta che l’argomentazione “brevetti” mi sembra alquanto priva di fondamento.
    Che una multinazionale del seme mi venda un ibrido F1 o un ibrido F1 OGM sposta di pochissimo il mio bilancio sul fronte dei costi.
    Circa la breve durata dei vantaggi economici derivanti dalla ricerca, Le faccio presente che la moderna maiscoltura, dagli anni ’60 in avanti, beneficia dalla ricerca di incrementi produttivi dell’ordine di 1X10 e chi ne beneficia non sono solamente le vituperate Multinazionali, ma anche milioni di agricoltori e di consumatori che non hanno più fame… La svolta della ricerca in direzione OGM è solamente un’evoluzione di tutta la ricerca degli ultimi 60 anni e i suoi benefici non vedo per quale ragione non dovrebbero allo stesso modo distribuirsi su tutta la catena produttiva, fino al consumatore, allo stesso modo.

    Le filiere:
    Sono stato per almeno 15 anni membro della commissione prezzi al Mercato cerali di Milano, iniziando molto prima che OGM fosse un termine noto.

    http://borsa.granariamilano.org/visualizza_listino.php3

    Le stesse differenze di prezzo fra “Granoturco Comunitario”, “granoturco Nazionale ibrido c.tto 103” e “non comunitario” esistevano molto prima che il mais transgenico d’oltreoceano arrivasse nel nostro paese. Non stiamo a discutere delle ragioni, ma se va a guardare i listini degli anni 80 la situazione era identica.
    Se oltretutto Lei va a guardare l’ultimo listino della Granaria di Milano (v. link sopra) noterà che il “comunitario”, passibile di presenza OGM, oggi è quotato più del Nazionale (N.Q. il non comunitario)
    Non cerchiamo quindi di attribuire alla separazione delle filiere un fenomeno di mercato che esisteva prima che esistesse la separazione stessa. Sarebbe falso!

    “Apomissia inducibile chimicamente”. Confesso, quando ho letto pensavo si trattasse di una definizione a me ignota della metrica greca arcaica (memore del “tetrametro trocaico catalettico” e del “distico elegiaco”)
    Sarà mia cura colmare l’ignoranza sull’argomento documentandomi e in futuro ne parlerò volentieri con Lei, a meno che qualche volonteroso visitatore di Salmone mi venga in aiuto togliendomi dall’imbarazzo dell’ignoranza.

    Rotazioni:
    Le assicuro che, per quanto sia da sempre favorevole all’introduzione del mais (e della soia) OGM non rinuncio alla pratica delle rotazioni, pur senza farne una filosofia di vita.
    Ho fatto le mie esperienze, ho sperimentato, ho osservato, ho attentamente seguito le mie coltivazioni per 30 anni, ho pesato e spesso analizzato carro per carro, campo per campo i prodotti che raccolgo e ho tratto le mie conclusioni.
    La rotazione è pratica utile ancora oggi.
    Se posso aggiungere una nota la ritengo utile soprattutto per il controllo delle infestanti più che per il raggiungimento di adeguati livelli produttivi, sia quantitativi che qualitativi.
    Trattamenti contro la piralide non ne ho mai fatti nemmeno io in quanto dovrei dotarmi di un’attrezzatura a trampoli troppo onerosa per la mia azienda e non ho contoterzisti disponibili vicino a casa mia e pronti a correre nel momento del bisogno… In alcune annate, non sempre, sarebbe stata utile anche, e soprattutto, per limitare il contenuto di tossine nel mio prodotto finito.

    In attesa di documentarmi sufficientemente sull’apomissia la saluto cordialmente.

    Franco Nulli

  38. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    Gent. dott. Nulli,

    si faccia spiegare dal dott. Defez come può essere sfruttata commercialmente una semente che utilizza l’”apomissia inducibile chimicamente” e poi vedremo se, come agricoltore, il Suo giudizio sugli OGM rimane lo stesso.

    Per le altre cose:
    - Con le sementi ibride, dalla loro introduzione, gli agricoltori hanno prodotto il 50% in più per ettaro, ma da un punto di vista del guadagno non hanno ottenuto alcun vantaggio, poichè il prezzo, così come era prevedibile, ha seguito l’andamento dei costi di produzione (i costi si sono abbassati…..i prezzi si sono adeguati);

    - l’argomento brevetto è privo di fondamento fino a quando le ditte (la ditta?) sementiere non applicheranno anche alle coltivazioni agricole contratti di soccida (già applicato per alcune coltivazioni frutticole brevettate);

    - sul fatto che “sarebbe falso attribuire alla separazione delle filiere un fenomeno di mercato che esisteva prima che esistesse la separazione stessa”, io ho portato dei fatti che qualunque operatore di mercato conosce…….se vuoi della merce “OGM free” la devi pagare di più!

  39. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Nella formazione del prezzo di un bene esistono dei componenti immateriali e materiali.

    Dividere le filiere di stoccaggio laddove non lo sono è un costo.

    Quando esiste una domanda ideologica normalmente subentra una componente di prezzo immateriale.

  40. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Gentile Prof. Malagoli,
    la vicenda di Casalino la ricordo bene, era una vicenda del 2002, non vorrà sostenere le virtù profetiche di Pecoraro a bloccare la ricerca 2 anni prima?.
    Ma insisto, un Governo fatto da veri arbitri poteva e può tutt’oggi autorizzare la sperimentazione su quei mais che non hanno geni di mammiferi e sono già autorizzati per il consumo umano in tutta Europa.
    Non ci sono ragioni tecniche per il divieto di sperimentazione di questo tipo di OGM in pieno campo se non quella che da tutti gli oppositori si sente dire, ossia che se si autorizza il primo OGM a venire sperimentato sarà come rompere una diga (o meglio un Muro di Berlino dove noi siamo all’Est) e tutti i coltivatori vorranno poi sperimentare mais OGM.

    Quindi inutile spostare il tema su colza, riso o melanzana. Il problema è che in Europa si può solo coltivare un solo tipo di mais Bt (putroppo, ma questo non dipende da noi) e quindi quello che va impedito è che ci siano piante di mais OGM perchè la partita è troppo ricca e nessuno vuole rischiare le sue quote di mercato.
    L’opposizione agli OGM è una opposizione commerciale che ha due danneggiati scienziati ed agricoltori, ossia gli anelli deboli della catena. Chi vince la partita sono i politici, i sindacati agricoli e la grande distribuzione dietro il paravento ambientalista.
    Ora tra queste fazioni non ho alcun dubbio di dove sia il potere ed il denaro (oltre che le progressioni di carriera), se decidiamo di stare da questa parte della barricata è solo per convinzione personale e culturale, non certo per secondi e terzi fini.
    Per questo, staraccioni come siamo vinceremo la guerra dopo aver perso migliaia di battaglie.

  41. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    non capisco….se le sperimentazioni sono state bloccate 2 anni prima, come hanno fatto a fare le sperimentazioni a Casalino nel 2002?

    Credo che il decreto di blocco sia quello del 5 novembre 2002……però tutto può essere.

  42. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Una volta concesse le autorizzazioni le speromentazioni vanno avanti per annisulla base di vecchie approvazioni. Casalino non è stata autorizzata nel 2002, ma Pecoraro ha bloccato le nuove autorizzazioni prevedendo il potenziale problema di Casalino con 2 anni d’anticipo.
    Non ci sono stati incidenti a causare il blocco, prima si è bloccato e poi hanno cercato delle scuse.
    Ma ripeto perchè bloccare il mais se possiamo mangiarlo?

  43. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Gent. Prof. Malagoli.

    riporto:
    <>

    Anch’io porto dei fatti e le assicuro che sono operatore di mercato con circa 1.000 ton di mais da vendere nella corrente annata agraria.

    Il bollettino del Mercato di Milano U.S. :

    Mais “comunitario” vs. “Mais nazionale c.tto 103″ (OGM free per definizione) + 3,00 €/ton (212,00 vs 209,00).
    Il Comunitario oggi é più alto…
    E nel Comunitario é potenzialmente presente OGM dato che in EC il mais OGM si coltiva.

    Franco Nulli

  44. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Fra le del precedente post andava questo paragrafo ripreso dal post del Prof. Malagoli. MI scuso per l’incomveniente conseguenza di un fallito copia/incolla.

    Franco Nulli

  45. franco nulliNo Gravatar scrive:

    …il copia incolla qui non funziona!
    Mi riferivo comunque alle differenze di valore di mercato fra mais OGM e OGM free.

  46. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    Gent. dott. Nulli,

    si faccia spiegare dal dott. Defez come può essere sfruttata commercialmente una semente che utilizza l’”apomissia inducibile chimicamente” e poi vedremo se, come agricoltore, il Suo giudizio sugli OGM rimane lo stesso.

  47. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Sono tutti uguali, nella loro ignoranza di miglioramento vegetale e del mondo sementiero, quando imparano acriticamente una parola che gli resta impressa la infilano in tutte le “pietanze”. L’istrione Mario Capanna si è innamorato nei MAS (senza sapere che di marcatori ne possiede più la Monsanto che tutti gli altri messi assieme) ed il Ch.mo Prof Claudio Malagoli si è innamorato nell’apomissia (che avrebbe più senso se fosse apoplessia perché le sementi sarebbero più protette)

  48. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Visto che questo dibattito non usa le tematiche relative ai dati dell’ISAAA sulle superfici mondiali coltivate ad OGM, invito tutti a trasferirsi sul post ora in evidenza con la dichiarazione perentoria di Giordano Veronesi sulla prossuima chiusura del suo unico stabilimento OGM-free. Arrisentirci sul quel post,
    roberto

  49. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    Caro dott. Nulli,

    il silenzio sullo “sfruttamento economico dell’apomissia inducibile chimicamente” vale più di mille parole

  50. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Ne ho già discusso a lungo con un suo emulo o sosia che dir si voglia in altro blog, e gli ho dimostrato che è un’idea molto balzana.

  51. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Se permette, gent Prof., prima di parlare sono abituato ad informarmi. Non mi piace parlare a vanvera.
    Posto che le avevo anticipato che l’apomissia inducibile chimicamente mi é concetto ignoto sto cercando di farmi un’opinione e, sempre se lo permette, ho anche altro da fare nella vita.

    Franco Nulli

  52. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    dott. Nulli,………che toni!!!! visto che ha poco tempo, ecco cosa significa:

    Il grande salto di qualità (economico) per le ditte che detengono il brevetto sulle piante OGM, potrà essere ottenuto allorquando la manipolazione genetica consentirà di sfruttare l’”apomissia”, ovvero la possibilità di originare piante identiche alla madre anche nel caso di riproduzione sessuata. In particolare, lo sfruttamento dell’”apomissia” consentirà alle ditte sementiere di evitare la produzione e la successiva commercializzazione del seme, mantenendo comunque la possibilità di ricavare le royalty dal seme e dalla produzione di cibo; il seme apomittico sarà annualmente prodotto autonomamente dall’azienda agricola (una frazione del raccolto), la quale, mediante un apposito contratto di sfruttamento della semente, sarà tenuta a pagare le royalty al detentore del brevetto, ogni qual volta utilizzerà le sementi apomittiche per una nuova semina. L’”apomissia” semplificherà notevolmente la vita al detentore del brevetto, che dovrà attuare un’unica operazione: distribuire una sola volta la semente e incassare le royalty ogni volta che il seme viene seminato ed il cibo viene prodotto. Qualcuno afferma che questo scenario è irrealizzabile, in quanto alle ditte sementiere non converrebbe mettere sul mercato una semente apomittica, poiché aumenterebbero le frodi e occorrerebbe mettere in atto un sistema di vigilanza decisamente costoso. Purtroppo queste affermazioni si scontrano con la realtà, in quanto le grandi multinazionali del seme stanno cercando di evitare questo inconveniente mediante la creazione di una “Apomissia inducibile chimicamente”. In pratica, che cosa accade? Accade che la semente apomittica germina ed origina una pianta identica alla madre solo in presenza di una sostanza chimica che sarà venduta a parte. Da rilevare che tutto questo non è fantascienza, in quanto il brevetto sull’”Apomissia inducibile” è già stato richiesto

    http://www.ptodirect.com/Results/Publications?query=IN/(Russinova-Eygeniya).

  53. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    il link precedente non funziona?…..gli interessati possono provare questi:

    http://www.ptodirect.com/Results/Publications?query=IN/(Russinova-Eygeniya)

    http://www.patsnap.com/patents/view/US20040103452.html

  54. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Buongiorno Prof.

    La ringrazio per la cortesia, ma, vista l’insistenza con cui mi ha appellato, sono andato ad informarmi sull’argomento.
    In altro posto (La valle del Siele) ho trovato una lunga discussione e ho capito di cosa si parla.
    Fra gli innumerevoli post ho trovato il pensiero di Alberto Guidorzi e, per non perdere tempo, le confido che il mio pensiero coincide con il suo in tutte e per tutto.
    Un cordiale saluto

    Franco Nulli

  55. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    gent. Nulli,

    anch’io ho letto i post……..ma quelle considerazioni sono sull’apomissia normale….non su quella inducibile chimicamente!

  56. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Gent. Prof.

    Mi perdoni, ma ho capito il concetto. E le assicuro che non mi scandalizza come agricoltore.
    Parrtendo dal presupposto che chi produce sementi non é la pia Opera San Vincenzo, ma un industria con degli azionisti che desiderano vedersi riconosciuto un dividendo a fine esercizio ritengo che sia giusto che le tesse mirino al profitto e non alla beneficenza.
    Questo detto non vedo cosa ci sarebbe di diverso (o scandaloso) fra vendere semi come oggi fanno o vendere la “polverina magica” che rende i miei semi più produttivi.

    A presto

    Franco Nulli

  57. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    Ma ti rendi conto cosa ci si vuole propinare? Con le difficoltà che abbiamo a far accettare gli OGM (che in fin dei conti si potrebbe trattare solo di cisgenesi, vale a dire un gene proprio della specie) si vuole aggiungere agli OGM un sostanza chimica nuova con cui irrorare in piena aria dei campi.

    Ma ti immagini, se vi è putiferio ora e si scatenano gli istinti vandalici della gente, cosa capiterebbe se si aggiungesse anche un ultrapesticida ad effetti ormonali (perché tale deve essere se si vuole creare apomissia)? La rivoluzione libica sarebbe solo un venticello.

    Non lasciarti impressionare dal deposito del brevetto, tu ben sai che quando in una ditta che fa ricerca si scopre qualcosa che potrebbe avere ipotetici usi, subito si deposita il brevetto inventandone un uso pratico, perchè una cosa cervellotica e non utile non è brevettabile, a futura memoria. Molti brevetti infatti rimangono inutilizzati.

    Certo che una notizia di questo genere propinata ad un pubblico profano può far colpo e suscitare istinti bellicosi che sono sempre utili a certe cause ed a chi può venir voglia di mestare.

    Il Ch.mo Prof Malagoli non sa che io ho assistito, essendo un tecnico sementiero, a cosa è successo a chi ha inventato una sostanza che castrava chimicamente il fumento al fine di creare varietà ibride. Indipendentemente che queste apportavano troppo pochi vantaggi agronomici, ma le contestazioni che esse hanno suscitato io ben le conosco.

    Ma questi professori ci credono proprio degli allocchi?

  58. franco nulliNo Gravatar scrive:

    No Alberto, non ci credono allocchi come dici.
    Molto più semplicemente, a mio avviso, non hanno la capacità/volontà di mettersi in discussione e partono dal presupposto che il loro “Pensiero”, maiuscolo, sia quello giusto. Depositari della Verità per definizione.
    Questo sinceramente mi spiace perché tarpa le ali alla discussione e al progresso.

    Franco

  59. franco nulliNo Gravatar scrive:

    P.S. a questo punto, visto l’invito di Roberto Defez al n. 48, trasferirò miei eventuali futuri interventi al post da lui indicato.
    Arrivederci in quella sede

    Franco Nulli

  60. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    Ricordo a tutti che “A pensar male si commette peccato, però spesso ci si prende!”

    Con quelle sementi l’agricoltore diventerà un prestatore di capitali e di manodopera nei confronti della ditta sementiera proprietaria del seme. Se Lei, “Nulli agricoltore” (non commerciante), è contento………..

    Io ho portato dei dati di fatto….ed ho iniziato anche un dialogo relativo agli “OGM che vorrei”…..poi si può dire tutto e il contrario di tutto.

  61. Malagoli ClaudioNo Gravatar scrive:

    Caro Franco Nulli, (Defez, Morandini, ecc.)

    le Sue parole, che riporto di seguito, purtroppo, non sono confermate dai fatti - “a mio avviso, non hanno la capacità/volontà di mettersi in discussione e partono dal presupposto che il loro “Pensiero”, maiuscolo, sia quello giusto. Depositari della Verità per definizione. Questo sinceramente mi spiace perché tarpa le ali alla discussione e al progresso.”

    Io ci sono, e questo è l’unico blog (forse il più serio dei pro-OGM) a cui partecipo, ma la discussione non prosegue. E non per colpa mia……… Di Veronesi cosa dire? “Tira l’acqua al suo mulino.”

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