La macchina del fango trasversale

25 Ott 2011
Post2PDF Versione PDF

Appare su Repubblica l’ennesimo intervento che mira a fare allarmismo su brevetti e prodotti agricoli


http://www.repubblica.it/economia/2011/10/25/news/brevetti-23791788/?ref=HREC1-12

I lettori di salmone sanno bene che (come dice Luca Simonetti), se per uso personale anche i semi OGM possono essere riseminati all’infinito dopo averli acquistati una sola volta. Ma non basta. Ora anche gli Stati Uniti si stanno conformando alle regole europee per la concessione dei brevetti che prevedono non si possa brevettare nulla se non per uno scopo innovativo e non ovvio, quindi nessuna varietà di prodotti agricoli tradizionali rischia nulla.

Se non fosse così Craig Venter avrebbe brevettato il DNA umano e saremmo tutti sua proprietà privata, cosa che palesemente è falsa…

Mi domando come mai prima di scrivere qualcosa non chiedono a qualcuno che ha studiato il problema? La risposta è che contemporaneamente apprenderebbero qualcosa e non potrebbero spaventare il pubblico. Ossia non potrebbero scrivere l’articolo ed il giornale venderebbe meno copie, ecco quale è la vera schiavitù dal denaro.

16 commenti al post: “La macchina del fango trasversale”

  1. Bestia BugblattaNo Gravatar scrive:

    … perché le grandi multinazionali dell’agroalimentare brevettano all’Epo (European patents office, ufficio europeo dei brevetti, sede Monaco di Baviera) queste produzioni, e quindi in sostanza se ne assicurano l’esclusiva. Contro questa pratica, incompatibile con normative e leggi della stessa Ue…

    Sarei curioso di sapere come sia possibile brevettare qualcosa all’ufficio brevetti della UE seguendo una pratica incompatibile con le norme UE…

    Questo è l’abstract del brevetto sul pomodoro:

    Abstract not available for EP 1211926 (A1)
    Abstract of corresponding document: WO 0113708 (A1)
    Translate this text
    A method for breeding tomato plants that produce tomatoes with reduced fruit water content including the steps of crossing at least one Lycopersicon esculentum plant with a Lycopersicon spp. to produce hybrid seed, collecting the first generation of hybrid seeds, growing plants from the first generation of hybrid seeds, pollinating the plants of the most recent hybrid generation, collecting the seeds produced by the most recent hybrid generation, growing plants from the seeds of the most recent hybrid generation, allowing plants to remain on the vine past the point of normal ripening, and screening for reduced fruit water content as indicated by extended preservation of the ripe fruit and wrinkling of the fruit skin.

    Non mi sembra che brevettino “Il pomodoro”, ma soltanto un metodo di produzione. Il giornalista poteva informarsi meglio anche perché la notizia è salita alla ribalta in quanto alcune organizzazioni stanno organizzando una protesta per il 26/10 contro la possibilità di brevettare metodi “tradizionali” di incrocio.
    Scommetto che molti di coloro che protestano non trovano niente di strano nella possibilità di “brevettare” l’origine delle produzioni cosiddette tipiche (DOP, IGP, etc), richiamando presunte tradizioni agricole, tipo il pachino IGP.

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Bisognerebbe denunciarli per procurato allarme quando a Repubblica affermano balle di questo genere.

    “In altre parole, per spiegare tutto ai profani: chi vorrà coltivare pomodori dovrà pagare ogni anno al detentore del brevetto, cioè a una multinazionale, una royalty, un diritto di brevetto.”

    Ho qui riportato i passi salienti di quanto previsto dalla EPC del 1973 (European Patent Convention) a proposito dell’ Article 53 - Exceptions to patentability.

    Li riporto in quando vi perdereste in questa quarantennale legislazione. Non è la volontà di fare interventi prolissi, ma vorrei mettere una parola definitiva citando i punti delle leggi che sottendono alla brevettabilità e alla protezione del lavoro di creazione varietale. Così almeno eviteremo di dire sempre le stesse cose e a chi crede a Repubblica li inviteremo a leggere cosa dicono le leggi.
    ——-Omissis
    Brevetti europei non è concessa nei confronti di:
    —–Omissis

    (b) le varietà vegetali o animali o processi essenzialmente biologici per la produzione di piante o animali, tale disposizione non si applica ai procedimenti microbiologici e ai prodotti derivati

    Invenzioni biotecnologiche deve essere brevettabili se hanno ad oggetto:

    (a) il materiale biologico che viene isolato dal suo ambiente naturale o viene prodotto tramite un procedimento tecnico, anche se preesisteva allo stato naturale;

    (b) le piante o gli animali se l’eseguibilità tecnica dell’invenzione non è limitata ad una determinata varietà vegetale o animale;

    (c) un procedimento microbiologico o altri tecnici, ovvero un prodotto ottenuto mediante un processo diverso da una varietà vegetale o animale.
    Pertanto, le varietà vegetali contenenti geni introdotti in un impianto di ancestrale tramite tecnologia ricombinante del gene sono esclusi dalla brevettabilità
    —–Omissis

    Regolamento (CE) n. 2100/94 del Consiglio, del 27 luglio 1994, concernente la privativa comunitaria per ritrovati vegetali
    —omissis
    Articolo 14
    Deroga alla privativa comunitaria per ritrovati vegetali
    1. In deroga all’articolo 13, paragrafo 2 e ai fini della salvaguardia della produzione agricola, gli agricoltori sono autorizzati ad utilizzare nei campi a fini di moltiplicazione, nelle loro aziende, il prodotto del raccolto che hanno ottenuto piantando, nelle loro aziende, materiale di moltiplicazione di una varietà diversa da un ibrido o da una varietà di sintesi che benefici di una privativa comunitaria per ritrovati vegetali.
    2. Le disposizioni del paragrafo 1 si applicano unicamente alle specie di piante agricole di:
    a) Piante da foraggio:
    Cicer arietinum I. - Cece
    Lupinus luteus I. - Lupino giallo
    Medicago sativa I. - Erba medica
    Pisum sativum I. (partim) - Pisello
    Trifolium alexandrinum I. - Trifoglio alessandrino
    Trifolium resupinatum I. - Trifoglio persiano
    Vicia faba - Fava comune
    Vicia sativa I. - Veccia comune
    e, per quanto riguarda il Portogallo, Lolium multiflorum lam - Loietto italico
    b) Cereali:
    Avena sativa - Avena comune
    Hordeum vulgare I. - Orzo comune
    Oryza sativa I. - Riso
    Phalaris canariensis I. - Canaria
    Secale cereale I. - Segala
    X Triticosecale Wittm. - Segala tetrastica
    Triticum aestivum I. emend. Fiori et Paol. - Frumento tenero
    Triticum durum Desf. - Frumento duro
    Triticum spelta I. - Spelta
    c) Patate:
    Solanum tuberosum - Patata
    d) Piante da olio e da fibra:
    Brassica napus I. (partim) - Colza
    Brassica rapa I. (partim) - Rapa
    Linum usitatissimum - Lino da seme escluso il lino da fibra.
    3. Nelle norme di applicazione ai sensi dell’articolo 114 sono stabilite, prima dell’entrata in vigore del presente regolamento, le condizioni per porre in applicazione la deroga di cui al paragrafo 1 e per salvaguardare i legittimi interessi del costitutore e dell’agricoltore, in base ai seguenti criteri:
    - non vi sono restrizioni quantitative a livello di azienda agricola nei limiti delle esigenze della stessa;
    - il prodotto del raccolto può essere trattato, per essere piantato, dall’agricoltore stesso o da servizi messi a sua disposizione, fatte salve alcune restrizioni in materia di organizzazione della lavorazione di detto prodotto del raccolto che possono essere stabilite dagli Stati membri, in particolare per assicurare l’identità del prodotto sottoposto a trattamento con quello risultante da tale operazione;
    - i piccoli agricoltori non sono tenuti al pagamento di una remunerazione al titolare; per piccoli agricoltori si intendono:
    - nel caso delle specie vegetali di cui al paragrafo 2 dell’articolo 2 cui si applica il regolamento (CEE) n. 1765/92 del Consiglio, del 30 giugno 1992, che istituisce un sistema di sostegno ai produttori di taluni seminativi (4), gli agricoltori che non coltivano vegetali su una superficie più ampia di quella che sarebbe necessaria per produrre 92 tonnellate di cereali; per il calcolo della superficie si applica l’articolo 8, paragrafo 2 del citato regolamento;
    - nel caso delle altre specie vegetali di cui al paragrafo 2 del presente articolo, gli agricoltori che soddisfano opportuni criteri paragonabili;
    - agli altri agricoltori viene richiesta un’equa remunerazione del titolare, sensibilmente inferiore all’importo da corrispondere per la produzione, soggetta a licenza, di materiale di moltiplicazione della stessa varietà nella stessa zona; l’esatto ammontare di tale equa remunerazione può essere soggetto a variazioni nel tempo, tenuto conto del ricorso che si farà alla deroga di cui al paragrafo 1 per quanto riguarda la varietà in questione;
    - il controllo del rispetto delle disposizioni del presente articolo o delle disposizioni adottate ai sensi del presente articolo è di esclusiva responsabilità dei titolari; nell’organizzare detto controllo essi non possono prevedere un’assistenza da parte di organi ufficiali;
    - le relative informazioni vengono fornite ai titolari, su loro richiesta, dagli agricoltori e dai fornitori di servizi di trattamento; le informazioni pertinenti possono altresì essere fornite da organi ufficiali che partecipano al controllo della produzione agricola, qualora dette informazioni siano state raccolte nel normale espletamento delle loro funzioni, senza oneri amministrativi o finanziari supplementari. Queste disposizioni lasciano impregiudicata, per quanto concerne i dati personali, la normativa nazionale e comunitaria sulla protezione degli individui rispetto al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali.

    Riassumo il tutto.
    Il brevetto è concesso non sulle varietà ma su un tratto genetico.

    Quando il tratto genetico brevettato è immesso nella varietà, quella varietà modificata non è utilizzabile liberamente, ma resta utilizzabile la versione che non contiene il tratto genetico.

    A livello di genere o di specie botanica non ci si può appropriare di nulla essa rimane libera a tutti gli effetti,.quindi è una balla potente che non si possano più seminare pomodori, oppure che se si seminano bisogna pagare qualcosa a qualcuno.

    Di una specie poi si possono creare assemblaggi genetici particolari che sono le varietà o cultivars, queste sono proteggibili da un certificato di costituzione vegetale (che è totalmente diverso dal brevetto e non siamo nel campo degli OGM) in quanto si protegge la varietà tutta intera ( a questa si applicano le regole dell’art. 14 riportato=.

    Nel caso delle specie orticole, prodotte da orticoltori professionali, il discorso è diverso in quanto qui il rapporto interviene tra l’imprenditore agricolo e il titolare del brevetto. Vale a dire io orticoltore trovo che quella varietà brevettata può essere venduta molto meglio di un’altra e allora chiedo al detentore del seme di vendermelo e qui subentra l’obbligo di pagare un royaltie, d’altronde la mia scelta comprende un beneficio.

    Gli orticoltori dilettanti in tutto questo non c’entrano. continueranno a seminare tutte le specie botaniche che vogliono. Per loro non vale nessuna regola.

    Se per caso dovesse verificarsi che il titolare del brevetto, benché io agricoltore sia disposto a pagare quello che lui vuole, non vuole vendermi il seme per seminare i miei campi, posso denunciarlo e lui rischia che gli venga annullato il brevetto.

    Resto a disposizione per chiarimenti.

  3. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Come al solito si crea allarme ingiustificato falsando le notizie.
    A chi giovi onestamente non lo capisco.
    Ci mancherebbe che io non possa piantare i pomodori nel mio orto o nel mio campo.
    Certo, se voglio a tutti i costi piantare un pomodoro in cui si é introdotta una caratteristica particolare e per me utile ci mancherebbe che non pagassi un fee a chi questo progresso lo ha permesso!
    Nessuno impedisce di montare i freni a una macchina di nuova costruzione, ma se vuoi l’ABS ringrazia BOSCH che lo ha inventato e sviluppato con le sue dovute royalties fino a quando sono dovute!

    Franco

  4. roberto defezNo Gravatar scrive:

    …………E poi vorrei sapere chi ha messo gli ingenti fondi necessari a portare a Bruxelles folle di manifestanti che mai hanno letto nulla di serio sui brevettie.Devono essere tabti soldi ma quale e’ in ritorno atteso da questi investitori?

  5. aaNo Gravatar scrive:

    casualmente il registrante del dominio http://www.equivita.it è FABRIZIA DE FERRARIIS SALZANO
    (maritata Pratesi)

  6. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto

    ricattano le aziede dell’agroalimentare oppure si fanno finanziare da Coop (che è dei consumatori…) Auchan, ed altri supermercati francesi, che poi si rifanno sui consumatori.

  7. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Faccio fatica a pensare che si tratti solo di ricatti alla catena della distribuzione.
    Con questi si possono fermare alcune azioni locali, ma per avere i mezzi per finanziare certe campagne ci vogliono tanti soldi.
    Pensiamo, a solo titolo di esempio alle navi di Greenpeace che fanno la guerra, lotta peraltro condivisibile, alle flotte giapponesi baleniere. Chi paga? Sono solo i sostenitori di Greenpeace?
    Se la risposta é si fondo domattina “Yellow Freedom”…
    Se no, chi paga? E’ una domanda che mi pongo da tempo e a cui non so dare risposta…
    E la lotta alle baleniere giapponesi é ampiamente condivisibile da un grande pubblico, altre guerre ideologiche come quella degli OGM molto meno. E anche questa costa…
    Franco

  8. PieroNo Gravatar scrive:

    aggiornamento dal sito EPO

    Background: The “Broccoli” patent
    British company Plant Biosciences was granted a European patent (EP 1069819) for a method for the production of plants whereby the level of a potentially anticarcinogenic substance in broccoli plants can be increased.
    French company Limagrain and Swiss group Syngenta filed notices of opposition to the patent in 2003 and maintained their challenge in subsequent appeals. They allege, among other things, that the patent protects an essentially biological method of breeding plants excluded from patentability under the European Patent Convention (EPC) binding on the EPO. The technical board of appeal hearing the two appeals stayed the proceedings and referred questions to the Enlarged Board of Appeal (EBA) with a view to obtaining clarification of the term “essentially biological processes for the production of plants (or animals)” and the associated exception to patentability.
    Similar questions were referred to the EBA in the case concerning the “tomato” patent (EP 1211926) granted to the Israeli Ministry of Agriculture and opposed by Unilever. It relates to a method for producing tomatoes with reduced water content and on products of that method.
    In its decisions on the referrals (G 2/07 and G 1/08), which were issued on 9 December 2010, the EBA, whose task it is to ensure uniform application of the law in the EPC and settle legal matters of fundamental importance, held that selection and breeding methods comprising sexually crossing the whole genomes of plants cannot be patented. The mere use of molecular markers does not render such methods patentable.
    Following that ruling, which is binding on the EPO and its boards of appeal, the two appeal procedures were resumed. The board responsible for reviewing the patents granted for the broccoli and tomato plants must now decide whether they meet the patentability requirements and can be maintained. The oral hearing in the “tomato” case is scheduled for 8 November.

  9. PieroNo Gravatar scrive:

    come si vede tutto molto lontano dal quadro descritto da Repubblica (e ripreso anche da l’Unità http://www.unita.it/commenti/donfilippodigiacomo/il-sinodo-e-la-profezia-del-71-1.345840
    ma Repubblica non è nuova ad allarmismi; qualche anno fa in un inserto sul benessere animale lanciava questa notizia
    “Ingrasso - Tra gli animali maltratti o non correttamente allevati ci sono spesso anche i suini. Non è raro il caso di maiali lasciati senza acqua per fargli ingerire solo mangimi e aumentare il peso.”
    quella volta ho scritto per informarli che senz’acqua qualsiasi vivente muore, ma naturalmente senza esito alcuno

  10. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Il documento di Piero e’ al sito dell’EPO:

    http://www.epo.org/news-issues/news/2011/20111025b.html

  11. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Solita storia Piero…
    Chi scrive sui giornali ha il solo scopo di riempire un paio di colonne per completare la pagina e di incrementare di un articolo o di uno scoop il suo curriculum.
    Non ha nessuna importanza, o quantomeno poca, che quello che scrive corrisponda alla realtà.
    Chi legge conosce e capisce molto meno di chi scrive… e il gioco é presto fatto.
    Il difetto grandissimo é che chi scrive ha, o almeno dovrebbe avere, la responsabilità di quanto afferma e purtroppo spesso scrive disinformato, quando non in malafede, e nessuno può contrastare il suo potere dirompente della “notizia”.
    Anche una smentita del giorno dopo non ha lo stesso valore di una “notizia”, purtroppo.
    E il popolo bue dei lettori purtroppo beve alla fonte la “notizia” come fosse nettare divino e non legge l’eventuale smentita del giorno successivo…

    Ciao Franco

  12. ValerioNo Gravatar scrive:

    L’articolo de La Repubblica non ha centrato il problema della questione, ma devo anche dire che il problema è meno banale di quanto leggo sopra.

    Il brevetto “del broccolo” è stato concesso alla Monsanto anche se l’art.53(b) della convenzione EPO stabilisce che i brevetti non possono essere concessi a varietà animali e vegetali o alla loro produzione quando essenzialmente biologica.
    Nella fattispecie, il brevetto garantisce alla Monsanto un metodo di produzione più efficiente e innovativo in quanto permette di selezionare (e poi quindi vendere) broccoli con piu alto contenuto di sostanze anticancerogene. Tuttavia il metodo di produzione è di tipo convenzionale, permette solo di selezionare ex post i broccoli migliori attraverso un metodo di incrocio tradizionale: la “nuova varietà” di broccoli non è sviluppata da semi OGM.
    A fronte del brevetto concesso la Monsanto vende (chiaramente a un prezzo più alto dei concorrenti) broccoli differenti e “naturally better”. Nessun altro produttore può “migliorare” i broccoli a causa del brevetto.
    I nodi della questione sono i seguenti:
    . Il metodo dell’incrocio tradizionale e la selezione ex post è un’innovazione?
    . La brevettazione di processi di produzione di varietà vegetali e animali è amissibile? Quest’ultimo punto mi lascia un po’ perplesso: un’eventuale radicale innovazione di processo mi permetterebbe di diventare monopolista di un bene già presente e disponibile in natura, con tutte le conseguenze del caso.
    Ciao
    Valerio

  13. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Valerio

    mio avviso bisogna attenersi al principio che si può porre il “copyright” su un libro ma non sulle parole usate per scriverlo, altrimenti nessuno più può scrivere libri.

    Certo quanto ho esemplificato è semplicistico se applicato ai metodi di selezione genetica in quanto i progressi della scienza minano gli schemi logici precedenti. Si deve solo evitare che per affrontare il nuovo non ci siano chiusure idelogiche.

  14. PieroNo Gravatar scrive:

    a me sembra che tutto quanto detto, compreso il comunicato dell’Assosementi -se letto bene-, dimostri la pretestuosità dell’articolo di Repubblica e contorni vari di manifestazioni.

  15. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Purtroppo quello che conta nel sentire comune non é la verità oggettiva, ma quello che i comunicatori fanno intendere a quello che io definisco, tristemente, “popolo bue” o in altre situazioni “pecore”.
    Non c’é minimamente disprezzo in queste definizioni, ma solo la consapevolezza che chi non conosce a fondo un argomento, di qualunque genere o tipo, oggi trae le sue “conoscenze” dai mezzi di comunicazione.
    Anch’io mi definisco “bue” o “pecora” se si tratta di moda o di astrofisica per fare due esempi agli estremi. Non se si parla di agricoltura…
    Come un bue seguiva la traccia dell’aratro del solco precedente, oggi si segue la traccia dell’informazione.
    Quello che é grave e che “l’informazione” oggi troppo spesso disinforma; a volte per leggerezza e a volte in malafede…

    Ciao

  16. zacNo Gravatar scrive:

    Riguardo allo condivisibilita’ di certe lotte di Greenpeace.

    Io non trovo condivisibile neanche la lotta alle baleniere.
    E’ proprio grazie alla “condivisibilita’ di certe lotte” che Greenpeace l’ha sempre vinta.
    Io, biotecnologo, condivido la lotta alle baleniere?
    Allo stesso modo il baleniere condivide la lotta contro il nucleare.
    Egualmente il fisico condivide la lotta agli ogme e al sodio-dodecil-solfato.
    E come non si fa a dar ragione a Greenpeace quando racconta che i SUOI laboratori (grazie a protocolli non-standard ovviamente disconosciuti dalle famigerate multinazionali) hanno trovato sostanze tossiche nei giocattoli.

    Ognuno condivide la lotta contro la tecnologia che non conosce e/o non capisce, ma ritengo greenpeace una inaffidabile fonte di informazione, di qualunque tecnologia essa parli.

    D’altronde chi non e’ pescatore o biologo marino cosa ne sa realmente delle balene. Sono sicuro che la maggior parte dei non-pescatori/non-biologi marini ritenga che esistono solo una o due specie di balene, di cui rimangono solo 100-1000 esemplari e che siano esattamente queste due specie ad essere cacciate. Anche sulla reale dimensione della flotta di baleniere c’e’ molta propaganda e fantasia.

    Greenpeace non ha mai scelto come obiettivo tecnologie che si capiscono o che fanno comodo.
    Se si battessero contro i dannosissimi telefonini o cominciassero a distruggere le inquinanti automobili fallirebbero molto presto.

Lascia un tuo commento

Per allegare una vostra immagine a fianco ai commenti registrarsi al sito Gravatar. Quando inserite la mail in fase di commento, bisogna usare la stessa mail che avete usato per registravi al Gravatar

Nella categoria: News, OGM & Aspetti legali, OGM & Media

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…