Risorse disponibili

12 Gen 2011
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di Antonio Pascale

Uno dei primi grafici che mi hanno mostrato durante il corso introduttivo di agronomia raffigurava la produzione di cereali dalla nascita delle prime comunità agricole (Mesopotania) fino ai giorni nostri. La stima era di massima, ma il grafico mostrava una linea che scorreva pressoché orizzontale all’asse delle ascisse. Per millenni la produzione (farro, poi il grano) di cereali si è mantenuta al di sopra della tonnellata ettaro.

Solo tra la prima e la seconda guerra mondiale, la linea si impenna seguendo l’asse delle ordinate. La scoperta dei fertilizzanti (residui di nitrati usati per gli esplosivi), i primi agrofarmaci e via via il miglioramento genetico, portano la produzione a 2/3 tonnellate/ha. La rivoluzione verde, poi, alza la quota attorno alle 7 t/ha. Ciò significa che, in sostanza, quando si produceva, per forza di cose, secondo il metodo, che oggi possiamo permetterci il lusso di chiamare biologico (niente agrofarmaci, fertilizzanti scarsi, poco miglioramento genetico), la produzione era bassissima. Lo era anche il reddito. C’è infatti un altro grafico che illustrava proprio il reddito pro-capite in alcune aree Europe e nord Americane. Anche qui una linea che scorreva parallelamente all’asse delle ascisse, poi saliva tra le due guerre: lo stesso andamento che illustrava la produzione dei cereali.

Questo, in sintesi, vuol dire che per la maggioranza della popolazione mondiale la fame ha smesso si essere un problema solo di recente. Un altro grafico è interessante, quello che raffigura il consumo delle risorse disponibili. Anche in questo caso la linea segue l’asse delle ascisse per poi salire tra le due guerre mondiali. Dunque abbiamo risolto il problema della fame, aumentato il nostro reddito, ma stiamo consumando molte delle risorse a nostra disposizione. Siamo in bilico su un picco, e rischiamo se spingiamo ancora lo sfruttamento delle risorse.

Questo stato di cose costringe molti a pensare che l’apocalisse stia lì lì per arrivare e dunque il futuro, questa strana dimensione, diventa un luogo buio, pericoloso. Che senso ha andare avanti se più avanti c’è il baratro? Meglio decrescere, dicono alcuni, fermiamo la produzione,cambiamo il sistema economico, evitiamo gli sprechi. Spesso chi parla di decrescita ignora le più elementari regole economiche e pertanto propone soluzioni molto semplificate. Ho sentito spesso teorici della crescita sostenere che per esempio, per evitare gli sprechi, basterebbero piccoli gesti, come quelli di rammendarsi i calzini. Però se io compro tre paia di calzini di discreta fattura, pago 5 euro. Se dopo 40 lavaggi sono costretto a far rammentare i calzini e vado da una sarta, spendo il doppio del costo della confezione nuova.

E’ una legge economica, ordinata e sistemata da William Baumol, si chiama malattia dei costi. Le attività ad alto contenuto di lavoro manuale hanno una dinamica dei costi per unità di lavoro inesorabilmente crescente. Se voglio che ci sia qualcuno che rammendi i calzini, la remunerazione della sua ora di lavoro dovrà crescere altrettanto velocemente di quella di un addetto al settore manifatturiero. Allora? Chiaramente le soluzioni esistono ma non possono seguire una metodologia reazionaria. Possiamo affrontare la sfida solo investendo in tecnologia: senza le applicazioni pratiche della scienza non c’è vero risparmio e ci resta solo un cupo pessimismo.

Purtroppo oggi gli intellettuali benestanti e preoccupati dell’apocalisse sono in tanti. Sono cool. Generalmente parlano del presente come turning point, ogni momento è estremo, stiamo per imboccare la svolta finale, quella che ci condurrà al disastro. In fondo è la vecchia massima di John Stuart Mill: “ho notato che a essere considerato saggio non è l’uomo che spera quando gli altri disperano, ma quello che dispera quando gli altri sperano”. Negli anni, le ragioni del pessimismo apocalittico cambiano, ma il pessimismo rimane una costante. Consideriamo alcuni dati, nel breve periodo: nel 1960 l’esplosione della popolazione e la carestia globale erano in cima alla classifica dei disastri annunciati. Nel 1970 l’esaurimento delle risorse, nel 1980 le piogge acide, nel 1990 la pandemia, nel 2000 il riscaldamento globale. A una a una, queste fosche previsioni così come sono venute così sono andate via (tranne il riscaldamento).

Allora? L’apocalisse è rimandata? Forse il pessimista è nel giusto quando afferma: il mondo non può continuare ad andare avanti così se, per esempio,si basa ancora sui combustibili fossili. L’agricoltura non può essere sostenibile se le piante dipenderanno ancora dalle riserve idriche e che queste andranno via via esaurendosi. Ma potete notare anche voi il condizionale: se. Infatti il mondo non può continuare così. Ma è proprio questo il punto di svolta del progresso umano, il messaggio culturale dell’evoluzione (darwinista): il mondo non continua così, può sperare in un cambiamento.

Il vero pericolo non è nel cambiamento, ma nella sua eccessiva lentezza. E l’altro pericolo è quello d’essere troppo accecati da un passato ideale o spaventati dal futuro per capire se, dove e come, un cambiamento può essere efficace, a quale prezzo e con quali benefici. Anche per questo ci vuole una nuova techne. Per questo, soprattutto, è indispensabile un intellettuale di nuova formazione, colto e curioso, inquieto e non sazio: un ottimista razionale.

13 commenti al post: “Risorse disponibili”

  1. MorenoNo Gravatar scrive:

    Un bellissimo articolo, complimenti. Tornare indietro non è la soluzione: bisogna andare avanti, con l’aiuto della scienza e della tecnologia, aggiustando semmai un po’ il tiro per risolvere i problemi di risorse che ci sono. E’ questo il messaggio da dare a chi si ostina a dire che “si stava meglio quando si stava peggio”.

  2. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Carissimo Antonio

    Ci sarebbe da scrivere un poema a sostegno del tuo bell’articolo.
    La mia prosa purtroppo non é all’altezza e mi limito quindi a confermare, sostenere e, ove possibile, rafforzare i tuoi enunciati; con modestia.
    La fine del mondo sicuramente arriverà, ci mancherebbe, e magari, anche se non lo credo, nel 2012 come sostengono i mitici calendari dei Maia.
    Non credo comunque, e i Maia non avrebbero avuto modo di saperlo, che avverrà per colpa o anche solo causa nostra.
    Quello che potremmo fare da esseri con il dono della ragione sarebbe, forse, di allontanare il più possibile l’infausto momento utilizzando senza pregiudizi i frutti delle nostre conoscenze.
    Ho scritto “potremmo” perché purtroppo nel corso della nostra esistenza dobbiamo convivere con una pletora di “non ragionanti” che, non so per quale oscuro motivo, tendono ad ottenebrare le nostre menti con ragionamenti simili a quelli che hanno portato alla condanna per eresia di Galileo. Ma il sole é dimostrato che sta fermo e la terra gira intorno ad esso…

    Credo che non siamo “fatti a viver come bruti”… Continuiamo a batterci per il progresso con tutti i mezzi di cui disponiamo e a costo di passare per pazzi.
    Siamo pochi, ma buoni (almeno spero…)

    Franco Nulli

    P.S. Quando si stava peggio si pativa la fame… Oggi Alka Seltzer :-)

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    I disastri c’erano quando l’agricoltura era arretrata

    Le rese dei cereali nel X sec. non andavano oltre gli 1,7 – 3,3 per 1 seminato.

    Nel 943 si ha notizia di un’epidemia (probabilmente un avvelenamento da segale cornuta) che provocò 40.000 morti.

    Le rese del XII sec. erano tuttavia ancora modeste, da 3 a 7 q. per ettaro Per avere un termine di paragone e valutare l’arretramento subito dall’agricoltura quando si smise di farla si pensi che nel periodo imperiale le rese erano del 20:1

    Una ricerca storica relativa alla Francia ci fa sapere che in quattro secoli (IX – XII) si contarono ben 90 carestie, cioè un numero uguale a quelle annoverate nei successivi otto secoli. In 1200 anni il primo secolo senza carestie fu il XX°.

  4. umbertoNo Gravatar scrive:

    Un elemento in più alla discussione: La crescita economica può avvenire in un contesto di riduzione dell’uso di materie prime. La stupidità delle posizioni “crescita zero” o “crescita negativa” sta proprio nel non comprendere che il PIL cresce anche quando vado dal parrucchiere, e se ci vado a piedi (e lo shampoo è biodegradabile :-) ) l’impatto ambientale della messa in piega è zero. Ma, oltre ai “servizi” anche la tecnologia aiuta (o potrebbe aiutare) a diminuire l’uso di risorse: quanto più “intelletto” mettiamo dentro i nostri prodotti tanto più la crescita del PIL sarà dovuta a una componente immateriale.

  5. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ Umberto

    Più immateriale dell’apporto del miglioramento genetico nelle produzioni agricole non c’è nulla perchè è totalmente gratuito.

    Si è calcolato che nel frumento sia avvenuta un incremento produttivo di 1 q/ha/anno ebbene il 50% di queesto incremento è imputabile alle genetica e l’agricoltore si deve sobbarcare un aumento del prezzo del seme del 100% rispetto al prezzo unitario della derrata grano. Ma contenporaneamente riceve un seme puro al 99% e germinabile al 90% ed in più protetto verso i predatori a livello di giovane plantula e non solo (il gaucho lo proteggerebbe anche dopo).

    Con le moderne biotecnologie questo apporto immateriale pressochè gratuito potrebbe aumentare molto.

  6. paolo giudiciNo Gravatar scrive:

    Gentilissimo Pascale,

    sono un professore di Microbiologia Agraria ed Alimentare, ho letto alcuni dei suoi interventi che sottoscrivo con entusiasmo. Sto organizzando un convegno critico, nel senso nobile del termine, sui limiti dei prodotti tipici, le chiedo la disponibilità a partecipare in qualità di relatore. Il convegno si terrà a reggio Emilia ai primi di aprile. Spero in una sua risposta affermativa.
    cordialmente
    Paolo Giudici

  7. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ Paolo Giudici

    Se mi avvisi ci sarò anch’io. Per uno scettico come me l’argomento è interessantissimo.

  8. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Bentornato Antonio!

    Per quanto riguarda Giudici e il suo convegno sui prodotti tipici esprimo il mio interesse visto che qualcosa ho scritto a riguardo: e nche se sono in pensione mi piacrebbe dare una mano. Posso offrire bibliografia, per esempio.

  9. L’ottimismo razionale « La Valle del Siele scrive:

    [...] alimentazione, decrescita, economia, risorse, scienza, sviluppo, tecnologia di Antonio Pascale Salmone.org – [...]

  10. Vittorio MarlettoNo Gravatar scrive:

    Gentile Salmone
    visto che non ama il pessimismo le consiglio la lettura di un eccellente (e ottimista) testo sul futuro della popolazione umana, si chiama Il pianeta del futuro, a cura di Fred Pearce, forse il migliore giornalista scientifico del momento. Scoprirà così che proprio grazie agli allarmi lanciati a suo tempo sui pericoli (reali) della sovrappopolazione vennero finanziate negli stati uniti (soprattutto da Rockefeller e altri privati) importanti ricerche che condussero all’invenzione della pillola anticoncezionale.
    In ogni caso mi pare vero in generale che la corsa ai consumi senza freni del mondo occidentale (e ora anche di buona parte di quello orientale) richieda non solo ricerca ma anche moderazione ed equilibrio, dato che le risorse disponibili restano comunque finite e si stanno esaurendo a velocità allarmante, come documenta con dovizia di particolari e con un approccio comunque ottimistico il buon Lester Brown nel suo Piano B.
    Cordiali saluti
    V. Marletto

  11. AndreaNo Gravatar scrive:

    Complimenti per il pezzo! Sto finendo di leggere anche “Scienza e Sentimento”, m’ha preso molto!!
    Non sapevo che il Prof. Giudici seguisse salmone.org è stato il mio Prof. di tesi triennale; al convegno mi farò riconoscere! Parteciperà anche il Prof. Valli mio ex preside del liceo. Parteciperò volentieri!

  12. paolo giudiciNo Gravatar scrive:

    Convegno sui prodotti tipici: “i prodotti tipici tra concreta opporunità e rassicurante illusione”. Sarà tenuto a Reggio Emilia, sabato 2 aprile dalle 9 alle 12, presso la ex caserma Zucchi (via Allegri) plesso universitario. I relatori oltre a me ed Antonio Pascale, ci saranno Eugenio Pomarici e Filippo Arfini. Registrazione al mattino senza oneri.
    vi aspetto
    Paolo G.

  13. L’ottimismo razionale | Disarming the greens scrive:

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