SAgRi e INRAN

11 Lug 2008
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Di seguito sono riportati gli avvenimenti tra SAgRi e INRAN - Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione


OGM: De Castro; rendere pubblico lo studio 2005 su MAIS-BIOTEC

(ANSA) - ROMA, 15 NOV - “Rendere immediatamente fruibili i risultati della ricerca”. E’ l’input che viene dal Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro a proposito dello studio sul mais geneticamente modificato commissionato nel 2005 dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran) ente pubblico vigilato dal Mipaaf.
“La nostra è una linea di totale trasparenza. Ecco perché ho chiesto al Presidente dell’Istituto, Carlo Cannella, la sollecita divulgazione di tutti i documenti. La salute e la tutela dei cittadini sono al primo posto nel nostro intento di governo. Sugli ogm siamo portatori in Italia e in Europa del principio di massima precauzione e non possiamo permettere che ombre di alcun tipo si frappongano tra la verità e l’opinione pubblica. In questo, la scienza e la ricerca - ha concluso il Ministro - sono nostri fondamentali alleati”.

INRAN e SAgRi: la ricostruzione dei fatti

Negli ultimi giorni, a seguito della nostra conferenza stampa di Roma del 13 novembre, i toni del dibattito tra INRAN, SAgRi ed il Prof. Tommaso Maggiore si sono probabilmente scaldati oltre le intenzioni dei diretti interessati. La materia del contendere, però, resta di forte rilevanza, perché riguarda la salute dei consumatori, i rapporti tra dati scientifici e decisioni politiche, il dovere di trasparenza che la comunità scientifica ha nei confronti della società nel suo complesso. Inoltre il caso italiano ha suscitato già grande interesse a livello internazionale come documenta la rapida diffusione che la vicenda ha avuto su molti siti internazionali:

- http://www.bionity.com/news/e/74334/;

- http://www.biotechbrasil.bio.br/;

- http://gmopundit.blogspot.com/2007/11/italian-field-trial-results-showing-gm.html;

- http://www.seedquest.com/News/releases/2007/november/20929.html;

- http://www.congoo.com/news/2007November14/Italian-field-trial-results-suppressed;

- http://www.truthabouttrade.org/article.asp?id=850;

- http://www.checkbiotech.org/green_News_Genetics.aspx?infoId=16152;

- http://www.osel.cz/index.php?clanek=3084.;

- http://www.isaaa.org/kc/cropbiotechupdate/online/default.asp?Date=11/16/2007;

- http://www.agbioworld.org/.

 

e i seguenti siti nazionali:

- http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/.;

- http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/.

 

Vale la pena, dunque, di ricostruire gli avvenimenti, nella speranza che questo possa servire finalmente a fare chiarezza e a rilanciare il confronto su nuove basi, dopo aver rimediato agli errori del passato e avviato i cambiamenti necessari affinché non si ripetano più in futuro.

Non è credibile che l’INRAN fino al 13 novembre sia rimasta all’oscuro dei dati sulle fumonisine ottenuti sui campioni di mais Bt e mais convenzionale della sperimentazione di Landriano. All’inizio del 2006, infatti, il Prof. Maggiore conclude la relazione sulla parte agronomica della sperimentazione in campo (vedi allegato1) sul mais Bt e sul suo isogenico non modificato e la spedisce (per email e per posta). Nella relazione si menziona che le analisi sulle fumonisine sono in corso. Nella relazione (a pag.2, secondo paragrafo) si legge: “Sono in corso ancora le analisi della granella sulle micotossine e quelle sugli insilati”. Il giorno 23 febbraio del 2006 il Prof. Maggiore invia per posta elettronica i dati a Roma all’INRAN all’attenzione del dott. Pastore. Il messaggio consiste in una lettera d’accompagnamento (vedi lettera) e in un secondo file (vedi) con i dati delle fumonisine. I dati però non vengono diffusi dall’INRAN, tanto che la questione diventa il 6 giugno 2007 oggetto di un’interrogazione parlamentare (vedi interrogazione)e a luglio del 2007 viene sollevata sul Domenicale del Sole 24 ore (articolo1) e (articolo2). Ben prima del 13 novembre 2007, inoltre, i dati del Prof. Maggiore erano già stati pubblicizzati da un appello divulgato alla fine di giugno 2007 e tutt’ora disponibile sul sito della SIGA (qui).

Non sta a noi stabilire chi e perché abbia deciso di non diffondere i dati e se ci siano stati problemi di comunicazione all’interno dell’INRAN, ma è evidente che qualcosa non ha funzionato e che, di conseguenza, l’opinione pubblica e i decisori politici non sono stati messi a conoscenza di risultati scientifici di interesse pubblico.

Il coordinamento SAgRI è fermamente convinto che le fumonisine rappresentino un’emergenza per la maiscoltura italiana. Per questo lo scorso 13 novembre abbiamo organizzato una conferenza stampa per rilanciare i dati del Prof. Maggiore, mettendoli in continuità con quelli del Prof. Amedeo Pietri, dell’Università Cattolica di Piacenza, che mostrano come il problema riguardi anche alcuni prodotti in vendita al dettaglio (vedi i dati). Lo stesso giorno appare un primo comunicato stampa dell’INRAN (vedi comunicato) in cui si nega di aver occultato dei dati mai ricevuti o commissionati e si afferma che analisi autonome dell’Istituto sulle fumonisine mostravano come lo scostamento tra mais Bt e tradizionale fosse solo del 20%. Questa differenza sale, nel giro di soli due giorni, all’81% in un comunicato stampa dell’INRAN del 15 novembre (vedi comunicato2) con dei valori relativi di 1350 ppb per il mais Bt e 2450 ppb per il mais tradizionale.

E’ interessante notare che questi risultati alternativi, ottenuti dall’Istituto Superiore di Sanità, sono stati comunicati solo in seguito alla conferenza stampa di SAgRI. E in ogni caso non possono essere utilizzati per sostenere che l’emergenza non esista. I valori ottenuto dal Prof. Maggiore per il mais tradizionale (intorno a 6000 ppb), infatti, sono perfettamente in linea col contenuto medio di fumonisine del mais italiano nell’anno 2005 secondo i dati Aires (vedi i dati), abbondantemente al di sopra della soglia limite fissata dalla normativa europea. In questo caso il valore di 2450 appare davvero troppo basso visti i valori medi dell’annata.

E’ ormai noto che il mais Bt presenta un contenuto di fumonisine ridotto rispetto al mais convenzionale. La riduzione, ovviamente, varia di anno in anno e da un luogo all’altro, a seconda della pressione della piralide e della diffusione del Fusarium. Ma seppure lo scostamento dovesse essere “soltanto” di 3-10 volte come documentato in esperimenti precedenti - condotti dal Prof. Pietri tra il 1997 e il 1999 (vedi esperimenti) prima che la deriva anti-OGM portasse al blocco delle sperimentazioni – questo rappresenterebbe un aiuto determinante per tenere sotto controllo il problema delle fumonisine in Italia, con evidenti vantaggi per l’economia e soprattutto per la salute umana e animale. Infatti l’Aires stima che il 54% del mais italiano nel 2005 avrebbe dovuto essere considerato non utilizzabile per i consumo umano, secondo i requisiti della recentissima normativa UE 1126/2007.

Concludiamo ribadendo che la salute dei cittadini e la competitività del paese non possono essere tutelate senza un ricerca libera e trasparente. Auspichiamo dunque che le sperimentazioni in campo con gli OGM siano riavviate al più presto e che le recentissime prese di posizione della stessa INRAN (leggi qui) in tal senso contribuiscano a risolvere l’impasse.

Il Ministro de Castro sulla graticola

Il Ministro delle politiche Agricole viene indicato da Nature Biotechnology (leggi l’editoriale) quale maggior responsabile politico del silenzio calato sulla vicenda delle fumonisine nel mais italiano.

Vogliamo ricordare che l’INRAN, aderendo ad una richiesta di chiarezza del Ministro de Castro, ha divulgato un comunicato stampa che mostrava come dai dati in loro possesso prodotti in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanita’, il mais normale aveva un contenuto in fumonisine dell’81% superiore rispetto al mais Bt nell’unico esperimento di campo condotto in Italia negli ultimi 7 anni. Fatta chiarezza dovrebbero ora seguire le scelte, ossia la ripresa della sperimentazione di pieno campo come ha appena deciso di fare la Germania e come si appresta a fare la Francia.

Ora anche l’Italia deve autorizzare la coltivazione commerciale di mais Bt come indicato nella direttiva 556/2003 e come fanno tutti i maggiori Paesi agricoli Europei a cominciare dai 70000 ettari a mais Bt coltivati da un decennio in Spagna. Gli agricoltori italiani sono pronti ad investire nel loro futuro e nella tutela della sicurezza alimentare dei consumatori.

Le fumonisine INRAN sono andate in fumo

Nella ricostruzione apparsa sul sito web dell’INRAN (clicca qui) della vicenda SAgRi-INRAN sul contenuto in fumonisine del mais normale e Bt si trovano alcune informazioni che ci sembrano chiudere definitivamente la diatriba.

In primo luogo sale ancora la differenza tra mais Bt e tradizionale. In un primo comunicato l’INRAN asseriva che il mais coltivato non-modificato conteneva solo il 20% in più di fumonisine (vedi il documento), in una seconda versione (vedi il documento) si capiva che il mais tradizionale conteneva l’81% in più di fumonisine rispetto al Bt. Ora si scopre che questo valore è ancora salito: siamo ora al 95% in più. Chissà dove arriveremmo nel giro di pochi mesi andando avanti di questo passo.

Ma la ricostruzione del dott. Monastra ci dimostra come nessuno dei dati INRAN sulle fumonisine sia affidabile. Essa ha il merito innegabile di fornire un documento originale, autografato ed illuminante che mette la parola fine all’intera querelle. Ci riferiamo alla lettera a firma della dott. Miraglia dell’Istituto Superiore di Sanità, una rispettata ricercatrice nel campo delle micotossine. Ci piace notare come tale lettera sia datata 28 febbraio 2006 ossia risalga a 7 giorni prima della conferenza stampa tenuta all’INRAN: notiamo che non si è trovato il tempo di illustrare i dati della dott. Miraglia in quella sede e quindi continuiamo a credere che il ruolo di pungolo di SAgRi sia stato utile a consentire che dati favorevoli ad un tipo di OGM fossero diffusi sui grandi mezzi di comunicazione.

Con la pubblicazione della lettera originale della dottoressa Miraglia sembra che la Direzione del progetto OGM in agricoltura intenda scaricare sull’Istituto Superiore di Sanità (ISS) l’onere della prova e la responsabilità di aver prodotto dati difficilmente utilizzabili per una pubblicazione scientifica.

Veniamo dunque all’unico dato interessante della ricostruzione INRAN, ossia la descrizione del metodo di campionamento. Nei mesi scorsi SAgRi aveva offerto piena disponibilità al dott. Monastra a pubblicare su salmone.org una sua versione dei fatti della vicenda “fumonisine ed OGM”. Unica condizione posta era che si descrivessero le procedure di campionamento adottate per le analisi sul contenuto in fumonisine. SAgRi aveva sempre espresso sorpresa per un così basso contenuto in fumonisine riscontrato dai dati INRAN-ISS (2450 ed ora scopriamo addirittura 1850) per le varietà di mais tradizionale. Ricordiamo che secondo i dati Aires (vedi il documento) il valore medio italiano del 2005 era attorno ai 6000 con punte di 20000ppb!.

Ora il nodo viene al pettine. Come la dott. Miraglia rivela (vedi allegato) per i primi due campionamenti (eseguiti a 50 e 70 giorni dopo la fioritura) vengono prelevate 160 spighe adottando uno schema rigoroso (48+16+32+16+48 spighe) tale da rendere statisticamente affidabile il dato che deriva da un tale campionamento. Per il terzo ed ultimo campionamento, ossia il campionamento alla raccolta, quello da paragonare con i risultati di Maggiore, la dott. Miraglia non fa riferimento allo schema rigoroso di campionamento usato per i primi due e scrive chiaramente che vengono prelevate 200 spighe. Chi le ha prelevate? Come le ha scelte? Che schema ha usato? Il campionamento è stato effettuato da personale INRAN o ISS? A noi risulta che la dott. Miraglia non è andata a Landriano, cosa è dunque successo? Si tratta in realtà di domande retoriche, la frittata è stata fatta. Per quanto riportato dal Prof. Maggiore le 200 spighe sono state prese dal mucchio e non sono in alcun modo rappresentative del campo sperimentale e non rispondono a nessun tipo di disegno di campionamento, quindi i dati sul contenuto in fumonisine alla raccolta sono poco affidabili e non vedranno mai la luce su un giornale con una seria peer-review: peccato una bella occasione sprecata e tanti soldi pubblici gettati al vento.

Ricordiamo infatti che solo per questo esperimento sono stati investiti 75.000€. Su un budget complessivo di 6,2 milioni di euro del progetto “OGM in agricoltura” affidato all’INRAN senza alcun bando pubblico. Dove sono andati a finire gli altri fondi? E’ possibile averne un rendiconto dettagliato? Quante pubblicazioni su giornali con peer review hanno prodotto tutti questi fondi?

Infine notiamo che nella conferenza stampa del marzo 2006 mentre non sono state divulgate le stime incoraggianti sul contenuto in fumonisine nel mais Bt appena trasmessi dall’ISS, sono stati invece proposti alla stampa dati preoccupanti su topi alimentati con quello stesso mais Bt. A quasi due anni di distanza le alterazioni annunciate sui topi non sono ancora state né pubblicate, né smentite e quindi la diffusione di quei dati appare oggi, a due anni di distanza, perlomeno prematura.

Nature Biotechnology abbraccia le tesi di SAgRi nella polemica con l’INRAN

Nature Biotechnology aveva già preso posizione nel dicembre 2007 sulla vicenda tra SAgRi ed INRAN. Vedi (L’articolo)

In seguito ad una replica del dott. Monastra ora Nature Biotechnology torna sul tema, sposando le ragioni di SAgRi nel convocare il 13 novembre 2007 una conferenza stampa per pubblicizzare dei dati favorevoli ad un OGM ottenuti in esperimento di campo condotti in Italia. Scarica il (documento).

2 commenti al post: “SAgRi e INRAN”

  1. Il Manifesto: la lente deformante dell’ideologia | Salmone.org scrive:

    [...] nel 2007 era entrata in polemica con il dott. Monastra (vedia la sezione SAgRi-INRAN), ma questi dati mostrano che solo in Manifesto non e’ capace di guardare i dati che non gli [...]

  2. Famiglia Cristiana sbaglia, ma non si corregge | Salmone.org scrive:

    [...] sul mais dell’Inran addirittura finita in un editoriale di Nature Biotechnology (http://www.salmone.org/2008/07/11/sagri-e-inran/ ). Vuoi vedere, abbiamo pensato, che il gruppo dell’Inran ha pubblicato nuovi dati e non ce [...]

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