Come cambiano le opinioni (dei politici)

21 Set 2010
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Il presidente Scarpa, ha dovuto mordere il freno tutto agosto, ma appena possibile ha dato avvio alle discussioni sulla proposta Barroso dello scorso luglio. La proposta è quella di derogare da qualunque legge, dato scientifico e di ragionevolezza sugli OGM e permettere a tutti gli stati di fare semplicemente quello che gli pare: ma allora a cosa serve avere un amministratore di condominio come Barroso?
Lo stesso trattamento non era stato riservato alla raccomandazione sulla coesistenza del 2003 che non è mai stata recepita in Italia: evidentemente questa proposta aveva più appeal.
Triste osservare che uno degli uomini politici più favorevoli agli OGM, come il presidente Scarpa quando era nella casa madre di Confagricoltura, sia ora diventato un oppositore fiero una volta cambiata casacca.
Cambiare idea è sempre segno di gioventù intellettuale, ma se non si spiega bene a tutti perchè si è cambiata idea in maniera tanto estrema, si genera la sensazione che si tratti solo di questioni personali e si genera quindi una ulteriore diffidenza nella politica.

Leggi ogm senato: seduta del 9 settembre 2010

2 commenti al post: “Come cambiano le opinioni (dei politici)”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Occorrerebbe che Bonazza Buora riflettesse, se ne fosse capace, che come amministratore pubblico per dire certe cose occorre anche valutare le conseguenze.
    Per dire no agli OGM, non occorre solo parlare per interposta persona, o meglio, fare il portaparola di qualcuno (1), ma avere anche l’onestà intellettuale di dire che il nostro paese è totalmente tributario di tutte le sementi che semina dall’estero. Facile dire che l’Italia ha una tradizione sulla scienza genetica, onesto invece sarebbe dire che la scienza genetica in Italia non ha presente e di conseguente non avrà futuro se non comunque molto lontano e solo se si comincia ad investire in modo massccio da subito.
    Quindi il dire no agli OGM per gli agricoltori italiani siignifica votarsi ad accettare una diminuzione della produttività (2) causata dal non progresso genetico. Votarsi al NO-OGM significa chiudersi in una nicchia e per giunta autarchica in quanto è pretesa insensata che altri paesi selezionino per i nostri ambienti. In fatto di mais siamo stati fortunati che gli ibridi americani si facevano in zone d’America che grosso modo si trovavano alle nostre latitudini e quindi abbiamo potuto sfruttare totalmente le potenzialità delle nuove sementi. Ma se come sembra facciano ora gli USA, che si votano totalmente agli OGM, il senatore non crederà che gli americani facciano il seme ibrido OGM solo per noi. Ben presto ci manderanno al diavolo (barbaietola da zucchero docet). E così sarà per tutto il resto. Perchè Confagricoltura non le dice queste cose senza limitarsi a dire ogni tanto: “ma noi siamo favorevoli” e poi comportarsi da ignavi?

    (1) Senatore, cambiare opinione è umano, ma solo se ci si convince del contrario, non è corretto invece divenire NO-OGM per ripicca. A quanto è dato sapere Lei ha cambiato associazione perchè il suo presidente ha cercato di farle le scarpe impedendole cosi’ di fare il Ministro dell’Agricoltura.

    (2) se è vero che la sua terra la coltiva il suo contoterzista ed a lei spettano interi gli aiuti comunitari senza altre spese, è comprensibile che non si preoccupi della produttività delle sue terre, sarà una grana in più del suo conterzista.

  2. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Ai ribaltoni siamo ormai abituati; quindi, questo non farebbe notizia se non per la delusione che procura! Però, al Sen. Scarpa chiederei: se, come lui afferma, “la coltivazione degli OGM in Italia e l’introduzione delle biotecnologie risultano quanto meno inopportune, in quanto il sistema agroalimentare nazionale incentra la propria competività sulla qualità e sulla riconoscibilità dei prodotti” e se “i profili attinenti alla coltivazione degli OGM vanno distinti da quelli inerenti alla ricerca scientifica in materia transgenica, che va invece sviluppata in modo tale da favorire un’autonomia scientifica dell’Italia rispetto a tali aspetti” a cosa serve e, soprattutto, a chi servirebbe una ricerca sulla transgenia e con le biotecnologie se poi noi non possiamo usare i risultati ottenuti! Mi semnrerebbe di capire, che, nell’ambito della grande tradizione italiana, come ammette il Sen. Scarapa, dovremmo produrre per dare ad altri i nostri risultati magari utilizzando gli introiti derivati dai brevetti? E se è così, perchè non si prodiga per sboccare i brevetti italiani finanziati dal ministero agricolo (era centrosinistra)affinchè non venissero mai utilizzati?
    Stessa domanda vale per il Sen. Andria, visto che di quel brevetto era titolare l’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura di Pontecagnano (Salerno)e fu depositato quando lui era Presidente della Provincia di Salerno e il sottoscritto Direttore di quell’Istituto salernitano!
    Scommettiamo un centesimo di euro che nessuno dei due risponderà?

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