Seduta del Senato contro il MON810

20 Mag 2013
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imgres-1Chi vuole può vedere due ore di dibattito sulla coltivazione di mais Bt in Italia: Mozioni sulle colture geneticamente modificate - Mercoledì 15 maggio

Domani, martedì 21 maggio alcune organizzazioni che si occupano di OGM verranno ricevute al MIPAF. La Ministra ha intanto parlato degli OGM

L’Agricoltura tornerà fabbrica del sud

32 commenti al post: “Seduta del Senato contro il MON810”

  1. franco NulliNo Gravatar scrive:

    Confesso di non aver ascoltato tutte le ore di dibattito. Ho girovagato un po’ qua e un po’ la. Con tristezza…
    Ma non mi sono perso l’intervento del nostro Ministro.

    Patetico l’intervento del nostro Ministro cui va tutto il mio rispetto; nessuno nasce imparato!
    Ricordo con tristezza la prima uscita pubblica del nostro neo-assessore all’Agricoltura in Regione Lombardia Viviana Beccalossi a Palazzo Giureconsulti a Milano in occasione di un comìnvegno.
    Leggendo il suo intervento ha accentato “àratri” riferendosi all’antico strumento per voltare la terra.
    In seguito, dopo aver conosciuto molto bene l’argomento, é cresciuta culturalmente e professionalmente e anche molto bene. Onore al merito. Non ha più sbagliato gli accenti sull’aratro…
    Spero in un’analoga e rapida evoluzione culturale per il nostro attuale Ministro.
    A mio modesto parere per il momento non sa di cosa sta parlando e legge, spesso sbagliando, un copione già scritto. Anche qui, in Parlamento, nessuno nasce imparato.
    Nomina il MInistro, ad un certo punto del suo intervento, il lavoro degli agricoltori.
    Le rinnovo l’invito, già lanciato in questo ambito di “discussione controcorrente Salmonica” di venire a toccarlo con mano il nostro lavoro. Sul campo e in campo!
    Un invito sincero a casa mia, quando vuole e come vuole, anche in forma privata senza i clamori della stampa.
    Sono certo che sarebbe un incontro utile e istruttivo per Lei e, forse, anche per me.

    Chi ha contatti con Lei le faccia pervenire l’invito!

    Franco Nulli

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    Imparato no, ma informato meglio questo si.

    Il riso Carnaroli ( e tu ne sai qualcosa) lo si può salvare solo se lo si fa divenire più resistente alle malattie.

    Il pomodoro San Marzano lo si salva solo se lo si rende resistente ai virus, invece noi coltiviamo varietà americane derivate dal San marzano, e le vendiamo millantando che continuiamo a produrre il prodotto tipico San marzano, invece è tutto falso.

    Ma vi è di più noi produciamo un frumento biologico che è un vero e proprio OGM. E’ il caso del frumento RENAN di cui ho parlato in un articolo. Vantiamo il pane di grano duro e lo facciamo con il Creso che più OGM non si può.

    Pertanto nascondersi dietro al tipico per dire no agli OGM è pura demagogia.

    Anch’io ho ascoltato qualche intervento e ti devo dire che neppure il biologo mi ha del tutto convinto (spero sia stato a causa del poco tempo a disposizione)

    Però ti dico sinceramente che invece di perdere tempo a parlare di OGM in quel modo avrebbero fatto molto meglio a discutere della situazione disastrosa che vive la nostra agricoltura con una primavera simile e tirare fuori delle idee per fare in modo che molti agricoltori non siano obbligati a svendere parte o tutta la loro terra per pagare le anticipazioni colturali eseguite.

  3. roberto defezNo Gravatar scrive:

    un paio di commenti:

    1- ci sono 5 mozioni in campo SEL, M5S, PD, PDL, Lega: come vedete manca solo Scelta civica, ma questo non vuol dire che SC sia pro-OGM. Anzi dal loro rappresentante che parla alla fine viene la giusta notazione che le 5 mozioni che non vogliono convergere in una unica si distinguono tra quelle che invocano l’articolo 23 (clausola di salvaguardia) e quelli che citano l’articolo 34, ossia il divieto di circolazione dei mangimi OGM. Oggi nuova seduta e potrebbero trovare l’accordo (ossia prima impiccare gli OGM e poi metterli al rogo, così sono tutti contenti).

    2- nel pomeriggio vado insieme a Futuragra ad incontrare il sottosegretario all’Agricoltura (non so se trovo il Ministro, ma se la vedo la invito da Franco). Non so di cosa vogliono parlarci, ma non credo ci sia nessuna buona nuova, casomai ci annunceranno nuove restrizioni basate su un Parlamento tutto solidale: povera Italia.

  4. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Una chicca non dovete perderla, solo 10 minuti: guardatevi Scilipoti!!!

  5. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    grande scilipoti, avrà letto quello che c’è scritto in questo blog

    http://ogmbastabugie.blogspot.it/2012/09/ogm-e-agricoltore.html

  6. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Che bella soddisfazione non aver perso tempo ad andare a votare per i miei compagni sinistri! Così, tanto per non far politica…(mentre le “politiche” sono ben altra cosa; ma abbiamo perso le tracce!).

    Quindi teniamoci tutto il peggio che la nostra Nazione merita!

    “La morte si sconta vivendo” (G. Ungaretti).

  7. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vitangelo

    Gli europei vivono nel delirio!

    Il comportamento dell’Europa unitamente al comportamento di chi sulle sementi e sull’applicazione della biologia cellulare molecolare hanno fatto il loro “core business” si sono inconsciamente coalizzate. Da una parte vi è un NO derivato da una opinione pubblica che nulla ha capito (o meglio che è stata tenuta all’oscuro delle innovazioni, delle loro conseguenze e dei vantaggi che ne deriverebbero)e dall’altra vi è una strategia molto sottile da parte delle “tre sorelle” di non voler ricorrere al WTO per far valere le regole dei trattati firmati. Ambedue, in un futuro prossimo, concorreranno a rendere l’Europa orfana di sementi, di aumenti produttivi, di agricoltura competitiva e di crescita economica, solo che quando registreremo gli effetti di questa coalizione ci sarà uno sconfitto totale, l’Europa ed il suo tessuto produttivo agroalimentare, ed un vincitore totale che saranno le tre sorelle che avranno annichilito l’industria sementiera europea e guadagnato senza colpo ferire un mercato solvibile dove faranno bello e cattivo tempo.

    Noi due probabilmente non vedremo questo film, ma l’anteprima è già impressa nei nostri occhi, mentre chi verrà dopo piangerà lacrime amare per essere stati colonizzati per propria dabbenaggine.

    Nel frangente prefigurato scompariranno anche i prodotti tipici.

    Roberto tu e Dalla Libera ditele queste cose ai decisori che si degnano di interpellarvi (ma senza poi tenere conto di quello che direte loro) e se ne avrete la possibilità. Almeno anche voi avrete la coscienza in pace potrete dire “ve l’avevamo detto”.

    Non è una questione di OGM no o OGM si è questione solo di privarsi di strumenti di ricerca e di creazione di variabilità genetica per soddisfare esigenze che in futuro ci saranno imposte dagli eventi. Gli altri le possederanno noi europei no. Forse, quando ciò avverrà, qualche nazione europea avrà conservato le potenzialità di ricerca per ripartire, noi italiani non possederemo anche quella.

  8. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    noi italiani, anche sulla base degli errori fatti da chi con troppa fretta ha introdotto questi OGM, dobbiamo puntare ad ottenere piante (anche OGM) migliori di queste………..che non abbiano tutti i difetti delle attuali:
    - transgene nei cloroplasti;
    - promotori inducibili;
    - assenza di marcatori antibiotici;
    - etichettatura dei derivati (latte, carne, uova, ecc.);
    - libero mercato.

  9. Marco PastiNo Gravatar scrive:

    Di fronte a tali interventi di chi dovrebbe stabilire le norme che regolano la nostra società come meravigliarsi del declino del nostro paese?

  10. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    scilipoti……bellissimo…….il problema è che ha preso voti…..ma vi rendete conto…..e noi stiamo qui a discutere ……a spennarci……a guardare le virgole……..e le decisioni vengono prese da questi personaggi………

  11. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ma smettila di dire le solite baggianate, non solo ma sei pure bambinesco.

    Infatti il tuo ripeterti è cosa da personalità incompiuta.

  12. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    avevo proprio bisogno di uno come te, che soffre di megalomania e che sicuramente ha problemi di DS, per capire che cosa sono

  13. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    http://www.repubblica.it/ambiente/2013/05/21/news/ogm_clausola_salvaguardia-59330840/

  14. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Non è sufficiente gridare “al lupo al lupo” e pretendere di essere presi in parola, bisogna anche dimostrare che il lupo c’è. Se non lo si fa si fa solo un’operazione tipica dei peggiori mariuoli. Accomodatevi, ma aspettatevi che io vi dica e ripeta che siete dei disonesti e dei venditori di fumo.

    Tanto io non ci guadagno nulla sia che si possano seminare gli OGM oppure no, chi ci perde sono gli agricoltori una categoria che con il loro silenzio merita solo di scomparire come figure economiche perchè non ne sono degne.

    Ne va della loro sopravvivenza e tacciono!!!

  15. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Potenziare la ricerca in agricoltura da noi significa solo spendere inutilmente soldi per ricerche ridicole ed inutili sul biologico! Come referee di riviste nazionali ed estere le bocciavo in gran parte perchè inconcludenti e metodologicamente errate! Finivano su giornali senza referee e a convegni sul biologico per biologici! Non parliamo poi dell’uso indiscriminarto della parola “sostenibile”, magari per significare che la coltivazione è “integrata”!!

    Caro Alberto, forse non vedremo il film che ci appare chiaro; ma, temo, i forconi, si! E non per mettere i transgeni nei cloroplasti; magari venisse finanziata una ricerca in tal direzione. Ma i nostri politici per farsi beffa di tutti continueranno a finanziare le bancarelle dei prodotti tipici, mica la ricerca intelligente. Il potere ci vuole stupidi. E c’è chi fa la corsa e si becca per i primi posti!! Come i manzoniani polli di Renzo!

  16. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Dimenticavo di aggiungere che avevo previsto che la ministra avrebbe incontrato subito il mondo anti OGM e a tutto bio! E scommetto, caro Alberto, che non imparerà come la Beccalossi, che pur sbagliando l’accento parlo subito di aratri. “Primum est aratrum”, scrisse Virgilio nelle Georgice. Come a dire, chi ben comincia è alla metà dell’opera!!

  17. franco NulliNo Gravatar scrive:

    OGM, con il tuo mantra dei cloroplasti e degli antibiotici stai veramente esagerando.
    Trova, per cortesia, nuovi argomenti.

    Franco

  18. roberto defezNo Gravatar scrive:

    http://www.repubblica.it/ambiente/2013/05/21/news/ogm_clausola_salvaguardia-59330840/?ref=HREC1-11

    Approvazione dell’ordine del giorno G1 (testo 3). Ritiro delle mozioni nn. 19 (testo 3), 27, 38, 40 (testo 2) e 42
    PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni 1-00019 (testo 3), presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori, 1-00027, presentata dalla senatrice Fattori e da altri senatori, 1-00038, presentata dal senatore Bitonci e da altri senatori, 1-00040, presentata dal senatore Berger e da altri senatori, e 1-00042, presentata dal senatore Formigoni e da altri senatori, sulle colture geneticamente modificate.
    Ricordo che nella seduta del 15 maggio hanno avuto luogo l’illustrazione delle mozioni e la discussione. Su richiesta del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali era stato rinviato il seguito dell’esame al fine di giungere alla definizione di un documento di indirizzo unitario.
    Avverto che è stata ritirata la mozione n. 42, dei senatori Formigoni ed altri, ed è stato presentato l’ordine del giorno G1 (testo 2), sottoscritto dai senatori Ruta ed altri, che invito i presentatori ad illustrare.
    RUTA (PD). Signor Presidente, siamo giunti alla conclusione di un percorso di confronto e discussione tra le varie forze politiche con incontri che credo abbiano sortito l’effetto sperato: raggiungere la piena convergenza della stragrande maggioranza dell’Assemblea su questo testo, depositato presso la Presidenza, nella speranza che tutte le mozioni vengano ritirate. In tal modo si invierebbe al Paese un messaggio chiaro: impegnare il Governo ad adottare la clausola di salvaguardia, prevista dall’articolo 23 della direttiva 2001/18 della Comunità europea e/o ad adottare la misura cautelare di cui all’articolo 34 del regolamento n. 1829 del 2003, in base alla procedura prevista dall’articolo 54 del regolamento comunitario n. 178 del 2002 a tutela della salute umana, dell’ambiente e del modello economico e sociale del settore agroalimentare italiano; a rafforzare la già efficace opera di monitoraggio e controllo posta in essere con il coinvolgimento del Corpo forestale dello Stato, il quale da tempo effettua verifiche per evitare la contaminazione tra colture geneticamente modificate e non e per controllare l’eventuale presenza di sementi transgeniche non autorizzate; a sostenere e potenziare infine la ricerca scientifica pubblica in materia agricola.
    Il nostro settore agricolo, infatti, ha bisogno di veder potenziata la ricerca, soprattutto in campo biologico, onde rafforzare quel patrimonio indisponibile di biodiversità importantissimo per l’Italia al fine di affermare, confermare e consolidare la sua capacità attrattiva nel mondo.
    Colgo, pertanto, l’occasione per completare il giro di consultazioni affinché si giunga ad una posizione unitaria dell’Aula nell’indicazione del senso di marcia che dica, con un voto che auspico sia unanime, non solo all’Italia, non solo ai produttori, agli allevatori, ai coltivatori e quant’altro, ma al mondo che l’Italia sta scommettendo con forza sul suo patrimonio indisponibile e cioè sulla biodiversità e sulla possibilità di avere prodotti biologicamente sani. C’è bisogno quindi di investire in ricerca per eliminare i pesticidi e tutto ciò che di negativo impatta sulla nostra capacità produttiva in materia agricola per rafforzare con decisione la filiera agroalimentare che - lo ricordo - è quella che riesce a strappare un segno positivo nel nostro prodotto interno lordo e che registra un export formidabile.
    Devo però anche ricordare che c’è moltissimo da fare per evitare nel mondo le imitazioni e tutto ciò che richiama il made in Italy,in tutti i modi anche in quelli più inconsueti perché nel mondo c’è grande fame di tutti i prodotti italiani.
    La scommessa è quella. Si deve scommettere sulla biodiversità, sulla nostra specificità, sui nostri prodotti tipici che rappresentano un patrimonio straordinario. Insieme a quella c’è anche un’altra grande battaglia da condurre sempre relativa alla ricerca. Nessuno può negare che oggi un pezzo del nostro pianeta viene coltivato con prodotti OGM, né che gran parte degli allevamenti bovini e suini siano nutriti attraverso soia OGM, cioè organismi geneticamente modificati. Sarebbe da stolti immaginare di chiudersi a riccio rispetto all’avanzamento tecnologico e al progresso. Poiché non è ancora chiaro quale sia l’impatto degli organismi geneticamente modificati sulla salute umana, né, dal punto di vista scientifico, quali danni possano provocare nel genere umano, dal momento che noi li utilizziamo perché importiamo prodotti OGM, così come importiamo i prodotti che servono per nutrire il nostro bestiame da cui recuperiamo latte, carne e quanto altro, credo sia opportuno insistere in maniera decisa affinché si eseguano verifiche in laboratorio (dato che il rischio di contaminazione nei campi è ancora altissimo). Dovremmo riuscire a supportare in modo energico la richiesta di effettuare ricerche in laboratorio sugli OGM perché diventino sicuri e possano così rappresentare un’opportunità di sviluppo, di crescita per l’Italia e per il mondo. Dobbiamo insistere in tal senso.
    Impegniamo quindi il Governo a sostenere e potenziare la ricerca scientifica per escludere che i prodotti oggi utilizzati possano arrecare danni all’organismo, all’ambiente, alle colture, alla loro specificità e alla biodiversità che esiste così diffusamente in Italia che è un patrimonio irrinunciabile.
    Allo stesso tempo, dobbiamo immaginare che con la ricerca si possano superare i problemi legati al progresso. Per questo motivo la ricerca non solo non va negata, ma va potenziata.
    È un dibattito che il genere umano si pone ogni volta: lo fece quando fu messo in funzione il primo treno che sbuffava, a proposito del quale si diceva che era opera del diavolo e con l’avvento del computer, in occasione del quale si discusse su cosa stava avvenendo nel nostro mondo. Ebbene, questa è una partita di straordinaria importanza, ma anche di straordinaria potenzialità. Se sapremo metterla in sicurezza per il genere umano, per gli organismi viventi e la biodiversità quella degli OGM può diventare una partita che cambia il destino nel mondo.
    Non possiamo, però, andare all’avventura in tal senso. Dobbiamo avere elementi ed evidenze scientifiche che ci rassicurino, che ci consentano di affrontare un tipo di coltivazione differente, innovativa, senza pesticidi, ma che non sia dannosa per il nostro organismo.
    Per questo noi siamo favorevoli affinché vengano ritirate tutte le mozioni e tutta l’Assemblea confluisca in un unico ordine del giorno, che diventi - ripeto - un messaggio decisivo e importante al mondo della produzione, ma soprattutto al resto del mondo, che in questo modo saprà in che direzione marcia l’Italia e che prodotti utilizzerà quando vedrà il marchio made in Italy. Nel resto del mondo sapranno bene che nel nostro Paese è stata fatta una scelta, che significa turismo ed export; significa fare una scommessa.
    Il Governo, ovviamente, deve fare tanto in tal senso. Sappiamo, infatti, che senza gli OGM togliamo competitività alla nostra capacità produttiva. Il Governo, quindi, deve dare forza ai piccoli produttori e ai tantissimi proprietari terrieri di piccoli appezzamenti, che pure fanno del nostro comparto agricolo un sistema importante. (Applausi dal Gruppo PD).
    PRESIDENTE. Ha ora facoltà di parlare la rappresentante del Governo, alla quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni e sull’ordine del giorno presentati.
    DE GIROLAMO, ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Signor Presidente, onorevoli senatori, chiedo cinque minuti di sospensione della seduta perché su questa mozione potremmo ottenere l’unitarietà dei consensi, anche del Movimento 5 Stelle. Se ci concedete cinque minuti di sospensione potremmo, poi, procedere.
    PRESIDENTE. Non facendosi osservazioni, accolgo la richiesta della signora Ministro e sospendo brevemente la seduta.
    (La seduta, sospesa alle ore 17,42, è ripresa alle ore 17,55).

    Difficile fare un commento a caldo, ma una mozione approvata all’unanimità contiene evidentemente tutto ed il contrario di tutto. Ora la palla passa ai tecnici dei Ministeri che finora non hanno mai considerato giuridicamente possibile redigere una simile clausola mancando i dati di ricerca su cui basare la richiesta.
    Staremo a vedere quali saranno gli sviluppi e se sarà dato seguito a questa iniziativa parlamentare.
    Roberto Defez

  19. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Per la Ministra dell’agricoltura la lontra è un uccello:

    http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=21909

  20. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Dalla lettura del post 18 mi hanno colpito soprattutto gli “Applausi dal Gruppo PD”, tra parentesi, dopo la relazione del Sen. Ruta …(ogni male stuta!). Ma cosa applaudono se solo si considerasse che quelle cose le chiedevamo noi Ricercatori pro-OGM ormai 15 anni fa a Botteghe Oscure (Si, stavano ancora lì). Quindi, i saggi Senatori PD ex PDS Ex DC ex PCI hanno perso 15 anni, con grave danno all’agricoltura e senza alcun beneficio per la salute dei cittadini, anzi dell’umanità! Mi hanno ricordato gli applausi al discorso del Presidente Napolitano che li sputtanava in Aula e loro applaudivano ilari! Che tristezza!!!
    Non creamoci illusioni e non facciamoci infinocchiare: continueranno peggio di prima anche perchè aspettano il parere degli Stellati. E sappiamo come la pensano….. con il probabile sovraccarico di un Vaffa per tutti i Ricercatori!

    Alberto, avrai letto l’intervista del Ministro sulla “Calzetta del Mezzogiorno”, come la chiammavamo da giovani. Tante banalità da far diventare peccato veniale la questione lontra! Manca solo che “la Puglia è la Californa d’Italia” e il quadro sarebbe completo! Che noi pugliesi abbiamo perso quasi il 40% di esportazione di ortofrutta e spedito qualche bottiglia di vino in più (ma è già quasi crisi per le troppe targhette) per far gridare al miracolo dell’export! No parliamo poi degli ex-operai delle industrie che chiudono che si riciclano come operai agricoli. Saranno veri? L’INPS ne stana di falsi centinaia di migliaia l’anno su tutto il territorio nazionale. Se solo s’imparasse a guardare in faccia seriamente la realtà. Certamente si sbaglierebbe di meno e si farebbe meno demagogia. Intanto consoliamoci con lo spostamento dell’IMU….per pagare dopo un conto maggiore. Con gli applausi del Gruppo PD!!

  21. Luca SimonettiNo Gravatar scrive:

    Pazzesco. Invocano la clausola di salvaguardia senza avere la minima idea di quale giustificazione scientifica addurre, e per di più avendo ben chiaro (e dichiarando ad alta voce) che rinunciando agli OGM si infligge un colpo grave alla redditività degli agricoltori (col che, anche se ovviamente i furboni non se ne sono accorti, viene meno anche la giustificazione economica alle varie misure cautelari anti-OGM). Che dire? Geni, proprio il parlamento che ci meritiamo.

  22. FrancescoPDNo Gravatar scrive:

    @Luca diciamo che stanno facendo solo terrorismo presso gli agricoltori meno scafati. Sanno benissimo che una volta approvata la clausola l’europa impiegherà poco a cassarla, ma tanto il danno è stato fatto anche quest’anno. La cosa più grave è che a questi incompetenti gli sta andando veramente di culo per ora, visto che (in assenza di novità legislative) chi poteva seminare non è riuscito a tutt’oggi a farlo grazie al maltempo,.. e se ora arriva questo aborto normativo salta anche quest’anno. La cosa più grave non è tanto la clausola di salvaguardia che una volta cassata non avranno la faccia tosta di riproporla anche l’anno prossimo vero, ma l’ipotesi che si fa largo in europa di lasciare le mani libere ai singoli stati di vietare o meno le coltivazioni OGM, Vi lascio solo immaginare cosa succederebbe con una simile situazione in mano a cotanta fobia ideologica ed ignoranza in materia.

  23. roberto defezNo Gravatar scrive:

    @Francesco PD
    tu non ci sei riuscito per il maltempo, ma credo che molti agricoltori, direi per centinaia di ettari, ci sono riusciti. Quindi le mie considerazioni sono queste:
    1. Il Senato passa la patata bollente al Governo ed il Governo deve trovare il modo di fare quello che in oltre un decennio gli altri Governi non hanno voluto fare: ossia redigere una credibile clausola.

    2. Nessuno ha nemmeno fatto finta di parlare di mangimi, quindi il flusso di mangimi OGM continua imperterrito con grande soddisfazioni delle company (che stanno dietro tutte queste manovre) e con grande penalizzazione degli imprenditori agricoli che saranno prima o poi costretti ad agire per non perire. Se continuano a farsi rappresentare da questi sindacati agricoli si saranno stretti da soli il cappio al collo.

    3. La stessa considerazione vale per gli scienziati a cui si dice che la ricerca va fatta solo in laboratorio. Una comunità scientifica seria rinuncerebbe ai fondi che andrebbero solo sprecati se le ricerche dovessero limitarsi ai laboratori. Vedremo se gli scienziati reagiranno.

    4. Le mozioni erano molto diverse tra loro e questa illusoria maggioranza bulgara secondo me precede un insabbiamento dell’intera vicenda. Vedremo.

  24. roberto defezNo Gravatar scrive:

    (La seduta, sospesa alle ore 17,42, è ripresa alle ore 17,55).
    Presidenza della vice presidente FEDELI (ore 17,55)
    PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
    Dal momento che è pervenuta alla Presidenza un’ulteriore formulazione dell’ordine del giorno G1 (testo 2), chiedo al senatore Ruta di illustrare la modifica.
    RUTA (PD). Signora Presidente, la modifica ulteriore consiste nella specificazione adottata con riferimento al potenziamento della ricerca in materia scientifica: il biologico in agricoltura, e quindi tutto ciò che concerne le colture normalmente prodotte in Italia, va potenziato, ma per quanto riguarda gli OGM la ricerca va sì fatta, ma in un ambiente sicuro, ossia in laboratorio, affinché non ci sia il rischio di contaminazione di campi con altri campi, di colture con altre colture.
    Con tale specificazione riteniamo, senza ulteriori indugi, che debba prevalere la volontà di lanciare un messaggio chiarissimo, come ho già detto in precedenza, alla Nazione e al resto del mondo: l’Italia fa una scelta precisa di campo e dice no agli OGM, sì alla ricerca con forza per mantenere la biodiversità e per garantire il progresso scientifico, il miglioramento della salute umana e dell’ambiente, perché tutto questo serve e servirà ancora di più con la ricerca a migliorare le nostre condizioni e la nostra qualità di vita.
    PRESIDENTE. A questo punto, chiedo ai presentatori delle mozioni se intendono convergere sull’ordine del giorno G1 (testo 3), ritirando le mozioni che hanno presentato.
    DE PETRIS (Misto-SEL). Signora Presidente, sono anni che ci battiamo nel nostro Paese insieme a tante associazioni e con la gran parte del mondo agricolo… (Brusìo).
    PRESIDENTE. Chiedo scusa, senatrice De Petris. Vorrei che in Aula ci fosse più silenzio e che tutti ci ascoltassimo, per favore.(Applausi dal Gruppo M5S).
    DE PETRIS (Misto-SEL). …ci battiamo perché il nostro modello agricolo sia non solo protetto, ma anche rafforzato e potenziato. Siamo ben coscienti che il valore aggiunto del nostro sistema agricolo è costituito dalla qualità e dalla tipicità: esattamente il contrario di un modello omologato, come quello legato all’agricoltura transgenica. Per questo avevamo presentato la mozione a mia prima firma: per chiedere senza indugio una clausola di salvaguardia, che - lo voglio spiegare ancora una volta - garantisce e salvaguarda l’interesse nazionale, perché è interesse del nostro Paese salvaguardare la nostra agricoltura, che non ha bisogno degli organismi geneticamente modificati.
    Per questo motivo riteniamo quindi che la priorità sia quella di pervenire ad un voto il più ampio possibile in Aula a favore della clausola di salvaguardia. Pertanto ritiriamo la nostra mozione per convergere sull’ordine del giorno G1 (testo 3).
    È una questione che riguarda la ricerca. Noi riteniamo che sia fondamentale potenziare la ricerca, ma al servizio del nostro sistema agricolo in tanti campi, perché ne abbiamo bisogno. Per quanto ci riguarda, è questa la priorità. Nel caso degli organismi geneticamente modificati (anche se - ripeto - non è quella la priorità nel nostro Paese), la ricerca deve avvenire in ambiente confinato e in laboratorio. Ma l’interesse maggiore, per quanto ci riguarda, è una ricerca al servizio della nostra agricoltura di qualità. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).
    PRESIDENTE. Chiedo alla senatrice Fattori se converge sull’ordine del giorno G1 (testo 3) e ritira la mozione n. 27.
    FATTORI (M5S). Sì, signora Presidente, convergiamo sull’ordine del giorno comune e quindi ritiriamo la mozione n. 27.
    PRESIDENTE. Rivolgo la stessa domanda al senatore Arrigoni, che interviene per conto del senatore Bitonci, primo firmatario della mozione n. 38.
    ARRIGONI (LN-Aut). Signora Presidente, anche la Lega Nord esprime soddisfazione per l’intento di tutti i Gruppi presenti in Aula di convergere sull’ordine del giorno G1 (testo 3), che peraltro recepisce il dispositivo della mozione da noi presentata. Confermo quindi che il Gruppo della Lega Nord ritira la mozione n. 38. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
    PRESIDENTE. Senatore Berger, ritira la mozione n. 40 (testo 2)?
    BERGER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI). Signora Presidente, ho apposto la firma al nuovo testo dell’ordine del giorno presentato come iniziativa comune di tutti. Oggi abbiamo parlato della sanità e domani è la Giornata internazionale della biodiversità, per cui è proprio il momento giusto per trovare questo accordo sugli OGM, affinché non ci sia alcun rischio per il nostro ambiente, per la biodiversità, per la nostra salute e quella delle future generazioni, perché su queste cose non si scherza. Sono perciò contentissimo che abbiamo trovato una soluzione all’unanimità.
    PRESIDENTE. Senatore Ruvolo, ritira la mozione n. 42?
    RUVOLO (PdL). Signora Presidente, dichiaro la convergenza del Gruppo del PdL sull’ordine del giorno G1 (testo 3), mettendo in evidenza il risultato molto positivo - non dico straordinario - che abbiamo ottenuto raggiungendo l’unanimità su questo atto di indirizzo.
    Desidero inoltre sottolineare che siamo d’accordo sull’esigenza di proteggere e mettere in evidenza le nostre 195 eccellenze di prodotti davvero importanti, conosciuti nel mondo e che danno grande soddisfazione al settore agricolo, ma non possiamo dimenticare che la ricerca assume particolare importanza per l’agricoltura italiana. Solo raggiungendo l’eccellenza anche nel campo della ricerca, come avviene per i nostri prodotti, potremo tenere davvero alta la bandiera dell’agricoltura italiana.
    Occorre quindi coniugare i due momenti, quello della ricerca e quello di una promozione sempre maggiore delle eccellenze agricole italiane. (Applausi dal Gruppo PdL).
    PRESIDENTE. Invito la rappresentante del Governo a pronunziarsi sull’ordine del giorno in esame.
    DE GIROLAMO, ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Ringrazio i Gruppi, e in particolare coloro che hanno presentato le mozioni, per avere trovato un’intesa, una convergenza su questo ordine del giorno. Penso che diamo un bellissimo segnale, dimostrando che c’è un interesse da parte di tutti rispetto ad un’agricoltura di qualità.
    Accolgo quindi tutti e tre i punti del dispositivo dell’ordine del giorno G1 (testo 3). (Applausi dai Gruppi PdL e PD).
    PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
    STEFANO (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
    STEFANO (Misto-SEL). Intervengo brevemente, in un tempo più breve di quello assegnatomi, per confermare il voto favorevole a questo ordine del giorno sottoscritto dal Gruppo Misto-SEL, che ha il merito di aver fatto finalmente chiarezza su una questione che in verità il mondo agricolo ci chiede da tempo di affrontare. Anche il sistema delle Regioni già da tempo ha voluto dire con chiarezza che il tema degli OGM non è un tema di cui il nostro sistema agricolo ha bisogno.
    L’altro merito che riconosco a questo ordine del giorno unitario, che vede la mia firma insieme a quella degli altri Capigruppo in Commissione agricoltura, è quello di avere finalmente fatto chiarezza su un alibi che veniva spesso messo in evidenza quando si parlava di OGM, ovvero quello della ricerca. Nessuno nega la necessità che anche l’agricoltura si confronti con il tema dell’innovazione e della ricerca, ed anzi noi chiederemo, per quanto ci riguarda, che tra le audizioni che sono state messe in programma nella Commissione agricoltura si proceda anche con l’audizione del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA), per poter capire in che maniera questo ente si sta muovendo sul tema della ricerca in agricoltura e come si rende coerente all’intendimento che oggi il Senato è chiamato ad esprimere.
    La ricerca è sicuramente necessaria in agricoltura, ma noi immaginiamo che sia necessaria una ricerca compatibile con il nostro modello di sviluppo agricolo, con quello che la nostra agricoltura ci chiede di affermare, e senz’altro in questo non possiamo inserire il tema degli OGM se non, com’è stato giustamente indicato e sottolineato, in ambienti confinati, scongiurando il rischio sul quale abbiamo rischiato di cadere più volte, che è quello della coexistence.
    Ribadisco quindi che il nostro è un voto convintamente favorevole e credo che se il Senato oggi saprà essere unito in questo voto, come mi sembra possa accadere, il Ministro avrà tutti gli strumenti per poter esercitare la clausola di salvaguardia al pari di quello che hanno fatto già almeno otto Paesi europei, supportando la richiesta di esercizio di clausola di salvaguardia con la copiosa documentazione scientifica della quali ormai disponiamo. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Elena Ferrara).
    BERGER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
    BERGER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI). Signora Presidente, signora Ministro, quest’ordine del giorno comune, con la precisazione sulla ricerca sicura, che non crei alcun rischio per il biologico, come è stato sottolineato dal senatore Ruta, nel suo nuovo testo riceverà il voto favorevole del nostro Gruppo. Questo documento per noi è un segno molto forte di quanto valgono il nostro ambiente, la nostra biodiversità ed il nostro prodotto tradizionale specifico. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI e SCpIe della senatrice Elena Ferrara).
    ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
    ARRIGONI (LN-Aut). Signora Presidente, onorevoli colleghi, desidero svolgere una breve riflessione.
    Il Parlamento europeo ci ha dato la possibilità di scegliere quale tipo di coltura portare avanti nel nostro Paese: con l’ordine del giorno al nostro esame cogliamo l’opportunità per insistere sul rifiuto delle coltivazioni OGM.
    La Lega Nord ribadisce la difesa e la valorizzazione dell’originalità dei prodotti italiani, che rappresenta la peculiarità dell’agricoltura del nostro Paese, il cui valore sta proprio nella sua diversità e non nell’omologazione. Vogliamo continuare a privilegiare un modello agricolo che, con i diversi prodotti, rispecchia le caratteristiche del territorio, ne rafforza l’identità e crea valore economico ed occupazione.
    Le sfide dell’agricoltura e di chi vi lavora, rappresentando degnamente questo importante settore della nostra economia, siano essi semplici contadini o imprenditori agricoli, devono essere azioni contro la globalizzazione e le multinazionali a favore dell’identità agricola. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S). È questa la strada da perseguire anche per continuare a suscitare l’interesse dei giovani per il mondo agricolo. Ricordiamo infatti che quello del ritorno dei giovani in agricoltura è un fenomeno in controtendenza. I giovani hanno idee e un modo di approcciare in maniera innovativa e diversa che non può che avere spazio nell’agricoltura tipica e stagionale.
    Il voto della Lega Nord è ovviamente favorevole. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e dei senatori Fattori e Pepe).
    DI MAGGIO (SCpI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
    DI MAGGIO (SCpI). Signora Presidente, vorrei sottolineare innanzitutto il risultato al quale siamo giunti con l’ordine del giorno al nostro esame. Ricordo che il lavoro compiuto è stato di non poco conto e certamente non poco faticoso, essendo veramente difficile e complicato l’argomento che ci troviamo a trattare, anche per le diverse sensazioni che muovono i sentimenti di ognuno di noi nei suoi confronti.
    Scelta Civica voterà a favore dell’ordine del giorno. Mi preme però sottolineare alcuni passaggi fondamentali. Ricordo che ci siamo mossi soprattutto nel tentativo di ricondurre nei giusti binari il dibattito apertosi sulla questione degli OGM, avendo cura di identificare che cosa si volesse dire con detto acronimo. Quindi, abbiamo fatto in modo di ragionare scientificamente sull’argomento e, proprio per fare questo, abbiamo individuato le nostre scelte avendo come base di ragionamento la legislazione europea. A tale riguardo, abbiamo convenuto che la clausola di salvaguardia, prevista dall’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE, o l’articolo 34 del regolamento n. 1829 del 2003, sempre della Comunità europea, siano gli strumenti attraverso i quali si può tranquillamente avere la ragionevole certezza che l’Unione europea ha messo in sicurezza il sistema di valutazione degli OGM. Ma questo non ci può portare comunque a dire se si è fideisticamente a favore o contro gli OGM, se si è pro o contro il loro utilizzo. Abbiamo sottolineato quest’altra necessità soprattutto con l’affermazione del principio della ricerca, che non può non vederci concordi.
    A seguito di tutto questo credo sia fondamentale impegnare il Governo, lasciandogli ampia discrezionalità, ad attivarsi attraverso l’articolo 34 o la clausola di salvaguardia prevista dall’articolo 23 per dare garanzie al cittadino e soddisfare l’esigenza di salvaguardia dell’ambiente che ci raccomanda in modo particolare il mondo dell’agricoltura italiana. Ricordo infatti che i prodotti del nostro comparto agricolo sono quanto di più importante per l’economia del Paese.
    Pertanto, avendo ben presente la clausola di salvaguardia da adottare in considerazione delle esigenze del nostro mondo agricolo, Scelta Civica dichiara di votare a favore dell’ordine del giorno in esame. (Applausi dal Gruppo SCpI).
    FATTORI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
    FATTORI (M5S). Colleghi senatori, l’ordine del giorno in discussione in data odierna ha una valenza molto importante per il Movimento 5 Stelle.
    Parliamo del controllo delle sementi, che è alla base della catena alimentare. Si tratta, quindi, di una fonte primaria di vita: quando un’azienda controlla i semi, controlla la vita della popolazione umana.
    Cibo e acqua sono i nuovi beni oggetto di speculazione delle grandi lobby che vogliono trasformare quelli che sono beni comuni e irrinunciabili dell’umanità in oggetti di speculazione e strumenti di controllo.
    Risulta sempre più evidente che le sollecitazioni delle società multinazionali a favore della produzione di organismi geneticamente modificati, estranei agli interessi comuni dei cittadini comunitari, sono in grado di condizionare le scelte dell’Unione europea ad ogni livello, inclusa la produzione agricola convenzionale e biologica. La stragrande maggioranza dei cittadini europei in realtà vuole mantenere integre le produzioni agricole di qualità che, sopratutto nel nostro Paese, rappresentano il valore aggiunto sul mercato globale.
    La nostra preoccupazione deriva dal fatto che l’introduzione in ambienti aperti di OGM, dove è avvenuta, ha dimostrato che si tratta di un’operazione irreversibile e dagli effetti devastanti.
    L’introduzione massiccia di OGM per la popolazione umana, almeno stando agli ultimi dati disponibili sulla sicurezza di questi elementi, potrebbe avere effetti devastanti e imprevedibili nella loro portata. L’irreversibilità della contaminazione è anche menzionata nella stessa direttiva n. 18 del 2001, norma di riferimento in materia, che, al punto 4) riporta che: «Gli organismi viventi immessi nell’ambiente in grandi o piccole quantità per scopi sperimentali o come prodotti commerciali possono riprodursi e diffondersi oltre le frontiere nazionali, interessando così altri Stati membri; gli effetti di tali emissioni possono essere irreversibili».
    Gli interessi affaristici al livello comunitario, contrari a quello che la collettività ritiene maggiormente salutare per sé, sono avallati anche nel successivo regolamento n. 1829 del 2003, dove si rinvia al principio di precauzione: saggio principio secondo il quale è opportuna una condotta cautelativa per quanto riguarda le decisioni politiche ed economiche sulla gestione delle questioni scientificamente controverse. Purtroppo, secondo lo stesso regolamento, è la società civile a doversi fare carico della dimostrazione della nocività degli OGM autorizzati. Noi, invece, riteniamo che sono le istituzioni a doversi fare carico della protezione e della tutela dei cittadini, evitando contaminazioni all’origine e non, come si fa usualmente in questo Paese, andando a mettere una pezza dove il danno è stato già fatto.
    L’ordine del giorno congiunto presentato oggi impegna il Governo a potenziare la ricerca. Noi abbiamo insistito per fare una ricerca pubblica nel campo agricolo, e devo dire che sono piacevolmente sorpresa, da ex ricercatrice, per l’attenzione inattesa nei confronti della ricerca italiana, proprio quella ricerca che le politiche sciagurate del Governo precedente hanno svilito, portando le nostre eccellenze all’estero.
    La modifica che abbiamo richiesto all’ordine del giorno in esame è stata quella di limitare la ricerca in laboratorio perché, purtroppo, la ricerca nel campo degli OGM vegetali spesso si svolge in campo aperto, e più che di ricerca si tratta di immissione deliberata e irreversibile in campo aperto, che apre la strada a una coltivazione selvaggia. Abbiamo voluto evitare questo risultato chiedendo di confinare la ricerca in laboratorio. Siamo però del parere che un ordine del giorno non può essere lo strumento per stimolare un programma di ricerca serio, ma servono piani di investimento e strutture adeguate.
    Per questi motivi il Movimento 5 Stelle, considerato l’ultimo punto, in cui abbiamo deciso che questo tipo di ricerca va confinato in laboratorio, ha deciso di convergere sull’ordine del giorno, perché riteniamo che l’attivazione della clausola di salvaguardia al primo punto è una necessità e insieme un segnale forte di ravvicinamento delle istituzioni ai cittadini, un doveroso gesto di prevenzione troppo spesso dimenticato in questo Parlamento negli anni passati. Ribadiamo, però, la nostra assoluta contrarietà alla coltivazione di OGM in campo aperto.
    Per questi motivi di senso civico, di salvaguardia della salute pubblica, di doverosa tutela dei beni comuni e fondamentali dei cittadini, nonché di valorizzazione del valore aggiunto che apporta il settore agricolo all’economia del nostro Paese, ribadiamo il nostro auspicio che le risorse che si menzionano in questo ordine del giorno siano finalizzate soprattutto alla ricerca biologica, al fine di implementare questa produzione che vede l’export verso l’Europa in continuo aumento.
    Da ultimo, faccio notare che noi del Movimento 5 Stelle dimostriamo un forte senso di responsabilità e siamo in grado di convergere su scelte comuni condivise: ci auguriamo che questo Parlamento farà lo stesso nei nostri confronti, quando le nostre mozioni saranno per il bene comune. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).
    RUVOLO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
    RUVOLO (PdL). Signora Presidente, solo per dichiarare il voto favorevole del Gruppo del Popolo della Libertà e per ringraziare, se mi è consentito, il Ministro per aver saputo mettere assieme tutti su questa grande tematica e su questo grande problema.
    Vorrei altresì ricordare agli onorevoli colleghi che non siamo all’anno zero in ordine ad una legislazione, che, peraltro, è datata 2003. Il decreto legislativo n. 224, infatti, nel suo articolo 25, prevede specificamente la procedura per l’esercizio della clausola di salvaguardia. Magari arrivano note un po’ fuori dal coro, ma vorrei ricordare che questo Paese è attrezzato con le norme di salvaguardia, proprio in riferimento all’articolo 25 del suddetto decreto legislativo.
    Avendo trovato questo consenso unanime, non posso far altro che esprimere un augurio di buon lavoro, visto che ce n’è tanto da fare su questa materia. (Applausi dal Gruppo PdL).
    RUTA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
    RUTA (PD). Signora Presidente, nel riportarmi a quanto già detto in occasione dell’illustrazione dell’ordine del giorno, colgo l’occasione per ringraziare tutti i Gruppi, perché credo che sia stato fatto un lavoro intelligente, in cui ognuno ha rinunciato a qualcosa delle proprie convinzioni, per arrivare a dare un segnale preciso all’Italia, al mondo della produzione agroalimentare ed agricola, e soprattutto all’estero: che in Italia facciamo una scommessa precisa. Questa è la valenza del voto che ci apprestiamo ad esprimere. Noi impegniamo il Governo a fare di più per chi produrrà in Italia senza il vantaggio degli OGM, senza la loro garanzia di competitività, ma regalando bontà, benessere e qualità della vita ai nostri concittadini che utilizzeranno prodotti genuini, prodotti biologici e quant’altro.
    È evidente che, rispetto a questa scelta, noi mandiamo un messaggio anche al mondo della ricerca. Qui diciamo sì alla ricerca sugli OGM - certo in luogo sicuro, in laboratorio - perché capiamo che quella può essere una nuova frontiera importante, che può cambiare il destino e migliorare la qualità della vita dell’intera umanità. Per questa ragione riteniamo sia stata una scelta significativa e importante aver previsto, oltre alla ricerca per chi fa agricoltura non OGM e agricoltura biologica, anche la ricerca sugli OGM. Anche su quel crinale la scelta che facciamo è importante. Diceva bene la collega: è un’inversione di tendenza. Più ricerca, perché solo con la ricerca, solo andando oltre e cercando nuove frontiere, si risolvono i problemi dello sviluppo, di uno sviluppo compatibile.
    Per concludere, dico sommessamente che il rinvio di una settimana (la collega Fattori se ne era lamentata) grazie al contributo di tutti, è servito proprio per raggiungere unanimità di consensi in quest’Aula e dare un indirizzo preciso al nostro Governo.
    Credo che la vittoria sia esattamente di quest’Aula e delle istituzioni democratiche, che ancora funzionano e che, quando si lavora bene, danno un segnale importante al Paese. (Applausi dal Gruppo PD).
    PRESIDENTE. Metto ai voti l’ordine del giorno G1 (testo 3), presentato dal senatore Ruta e da altri senatori.
    È approvato. (Applausi dai Gruppi PD, PdL e SCpI).

    Allegato A
    MOZIONI
    Mozioni sulle colture geneticamente modificate
    (1-00019) (testo 3) (16 aprile 2013)
    Ritirata
    DE PETRIS, STEFANO, PIGNEDOLI, PUPPATO, CIRINNA’, PETRAGLIA, DE CRISTOFARO, URAS, CERVELLINI, BAROZZINO, MARTINI,VALENTINI, PAGLIARI, CASSON, BERGER, DIRINDIN, VACCARI, CHITI, GIACOBBE, MANCONI, FEDELI. - Il Senato,
    premesso che:
    l’agroalimentare è uno dei settori che resiste meglio alla crisi economica in atto e, in particolare, l’agricoltura italiana registra risultati migliori dell’industria e dell’economia nel suo complesso, in termini sia di contributo alla crescita economica che di occupazione; ancora meglio si posiziona l’industria alimentare che presenta indicatori in termini di valore aggiunto che sono costantemente migliori della media dell’industria in generale; l’export si conferma il motore dell’agroalimentare italiano, con un nuovo record di 32 miliardi di euro di fatturato nel 2012 (con un incremento del 5,4 per cento sul 2011), e un avvio di 2013 molto promettente;
    le performance attuali del settore dipendono da fattori sia generali del sistema Paese che specifici del settore, caratterizzato dalla profusione di un enorme sforzo dei produttori italiani a tutela della qualità e della tracciabilità della produzione agroalimentare nazionale, che si contrappone ad una visione diffusa a livello internazionale per la quale si tende a considerare la produzione agricola solo in termini di commodity; in tale ultimo contesto, l’attività lobbistica delle multinazionali che vogliono trarre profitto dalle produzioni transgeniche, a prescindere dalle conseguenze che ne derivano, ha spesso il sopravvento nelle decisioni in materia di alimentazione, ponendo ostacoli alla ricerca indipendente a causa dei brevetti sui semi detenuti dalle stesse multinazionali;
    ad oggi i nodi da sciogliere connessi al settore transgenico sono ancora molti: oltre ai rischi per la salute e per l’agricoltura del Paese, che si contraddistingue per i suoi tradizionali prodotti tipici e di qualità, resta irrisolto il problema dell’impossibilità di coesistenza tra le colture geneticamente modificate con quelle convenzionali, dato che non esistono misure idonee ed efficaci per evitare la contaminazione, che determina un inquinamento dell’ambiente irreversibile;
    una vasta parte della comunità scientifica continua ad esprimere forti e rinnovate perplessità e significative resistenze all’impiego di tecnologie transgeniche in agricoltura, richiamando l’attenzione sull’importanza che sia la comunità dei cittadini a prendere le decisioni di merito sull’uso di tali tecnologie, in considerazione delle ricadute globali ed incontrollabili su salute e ambiente che potrebbero derivare da eventuali errori di valutazione;
    un’eventuale introduzione di colture transgeniche avrebbe, inoltre, come diretta conseguenza la messa in discussione di uno dei principali fattori di creazione di valore aggiunto del Paese e, cioè, il modello agricolo italiano, fondato su produzioni di qualità apprezzate sul mercato interno, ma ancor più all’estero, che danno vita a quel made in Italy così stimato da essere costantemente minacciato da imitazioni e falsificazioni;
    la direttiva n. 2001/18/CE del 12 marzo 2001 costituisce il testo normativo fondamentale, per quanto concerne sia l’immissione in commercio di organismi geneticamente modificati (Ogm), sia l’emissione deliberata di Ogm nell’ambiente, e prevede, per i singoli Stati membri, la possibilità di dichiarare l’intero territorio nazionale come libero da Ogm attraverso l’applicazione della clausola di salvaguardia;
    la stessa direttiva sull’emissione deliberata di Ogm è stata recepita in Italia con il decreto legislativo n. 224 del 2003. Con tale atto il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare è stato indicato quale autorità competente a livello nazionale con il compito di coordinare l’attività amministrativa e tecnico-scientifica, il rilascio delle autorizzazioni e le comunicazioni istituzionali con la Commissione europea, con il supporto della Commissione interministeriale di valutazione;
    lo stesso decreto, all’articolo 25, recepisce quanto stabilito dall’articolo 23 della direttiva n. 2001/18/CE, in relazione alla cosiddetta clausola di salvaguardia mediante la quale le autorità nazionali preposte, per l’Italia i Ministeri dell’ambiente, delle politiche agricole e della salute, possono bloccare l’immissione nel proprio territorio di un prodotto transgenico ritenuto pericoloso;
    la direttiva europea costituisce anche la norma che getta le basi per regolamentare la cosiddetta coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche. Infatti, con l’articolo 22 è previsto che gli Ogm autorizzati in conformità alla direttiva devono poter circolare liberamente all’interno dell’Unione, mentre con l’articolo 26-bis (introdotto dal regolamento (CE) n. 1829/2003), si dispone che «gli Stati membri possono adottare tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di OGM in altri prodotti»;
    successivamente l’Unione europea ha compiutamente regolamentato le procedure concernenti l’autorizzazione e la circolazione degli alimenti e dei mangimi geneticamente modificati con il citato regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio;
    con il decreto-legge n. 279 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 5 del 2005, erano state previste disposizioni per assicurare la coesistenza tra colture transgeniche, biologiche e convenzionali. La Corte costituzionale con la sentenza n. 116/2006 ha dichiarato la parziale incostituzionalità del decreto-legge n. 279 del 2004 nella parte ritenuta di esclusiva competenza legislativa regionale in materia di agricoltura. L’intervento della Corte ha causato un pericoloso vuoto normativo poiché sono stati mantenuti in vigore sia il principio della libertà di scelta dell’imprenditore sia il principio della coesistenza, mancando però del tutto le parti operative e tecniche per attuare la coesistenza. Il risultato è che ogni disposizione nazionale o regionale che vieta l’utilizzo di colture transgeniche diventa contraria al principio di coesistenza stabilito a livello europeo;
    tale orientamento è stato da ultimo riconfermato nella sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea dell’ottobre 2012 con cui la Corte si è pronunciata in via pregiudiziale sull’interpretazione dell’articolo 26-bis della direttiva n. 2001/18/CE. Per la Corte uno Stato membro, ai sensi del citato articolo 26-bis, può disporre restrizioni e divieti geograficamente delimitati, solo nel caso e per effetto delle misure di coesistenza realmente adottate. Viceversa uno Stato membro non può, nelle more dell’adozione di misure di coesistenza dirette ad evitare la presenza accidentale di Ogm in altre colture, vietare in via generale la coltivazione di prodotti modificati autorizzati ai sensi della normativa dell’Unione e iscritti nel catalogo comune;
    fin dal 2010 il Parlamento italiano si è espresso a favore della proposta di regolamento di modifica della direttiva n. 2001/18/CE, attualmente in fase di stallo presso le istituzioni europee, che consentirebbe agli Stati membri di decidere in merito alle coltivazioni Ogm sulla base di più ampi criteri oltre a quelli già previsti di tutela della salute e dell’ambiente; più in generale e in ambito comunitario, l’Italia ha da sempre sottolineato l’importanza dell’impatto socio-economico derivante dall’uso del transgenico che deve essere valutato a pieno titolo accanto a quelli già riconosciuti in merito all’ambiente e alla salute;
    anche le Regioni hanno ripetutamente dichiarato la loro ferma opposizione all’introduzione di colture transgeniche in Italia, sottolineando la necessità che il futuro regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, che modifica la direttiva n. 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di Ogm sul loro territorio, sia il più possibile adeguato a salvaguardare l’agricoltura italiana, la qualità e la specificità dei suoi prodotti;
    a tal proposito la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato un ordine del giorno con cui impegna il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, nelle more dell’approvazione della proposta di modifica della stessa direttiva in materia di possibili divieti alla coltivazione di piante geneticamente modificate, a procedere con l’esercizio della clausola di salvaguardia ai sensi dell’articolo 23 della direttiva n. 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 marzo 2001 e, tenuto conto delle competenze in materia riconosciute dalla Costituzione, impegna il Ministro stesso a rappresentare al Ministro dell’ambiente e in occasione delle riunioni in sede comunitaria la posizione unanime delle Regioni e delle Province autonome di assoluta contrarietà rispetto all’autorizzazione della coltivazione degli organismi geneticamente modificati sul territorio nazionale;
    il rischio che corre il sistema agroalimentare nazionale, in assenza di una chiara posizione del Governo con l’adozione della clausola di salvaguardia, potrebbe essere imminente se, come si apprende da alcune notizie stampa, fosse vero che nei silos di stoccaggio della Lombardia, del Veneto, dell’Emilia e del Friuli ci sono 52.000 sacchi di mais transgenico autorizzato dalla UE Mon810, sufficienti a coltivare 32.000 ettari, pronti per le semine di primavera;
    in presenza di rischi concreti, per il sistema agricolo nazionale, di inquinamento da colture transgeniche, che potrebbe verificarsi a causa di una normativa nazionale e comunitaria contraddittoria ed incompleta, lo stesso Ministro delle politiche agricole, il 28 gennaio 2013, ha chiesto formalmente al Ministro dell’ambiente, in qualità di autorità nazionale in materia, di guardare concretamente alla prospettiva di una clausola di salvaguardia per le coltivazioni di Ogm in Italia; ad oggi 8 nazioni (Francia, Germania, Lussemburgo, Austria, Ungheria, Grecia, Bulgaria e Polonia) hanno già adottato delle clausole di salvaguardia per vietare le colture di Ogm autorizzate nei loro territori;
    in realtà l’ultimo Rapporto del Servizio internazionale per l’acquisizione delle applicazioni biotecnologiche per l’agricoltura (ISAA) sullo status globale della commercializzazione di colture biotech/Ogm del febbraio 2013, ha evidenziato che in Europa sono rimasti solo 5 Paesi (Spagna, Portogallo, Repubblica ceca, Slovacchia e Romania) a coltivare Ogm, con 129.000 ettari di mais transgenico piantati nel 2012, una percentuale irrisoria della superficie agricola comunitaria;
    in data 29 marzo 2013 il Ministro della salute ha inoltrato alla Direzione generale Salute e consumatori della Commissione europea la richiesta di sospensione d’urgenza dell’autorizzazione alla messa in coltura in Italia e nel resto d’Europa di sementi di mais Mon810, con allegato il dossier elaborato dal Ministro delle politiche agricole a norma dell’art. 34 del regolamento (CE) n. 1829/2003,
    impegna il Governo:
    1) ad adottare la misura cautelare di cui all’articolo 34 del regolamento (CE) n. 1829/2003, in base alla procedura prevista dall’art. 54 del regolamento (CE) n.178/2002, al fine di impedire ogni forma di coltivazione in Italia del mais transgenico Mon810 e di altri Ogm eventualmente autorizzati a livello europeo, a tutela della salute umana, dell’ambiente e della sicurezza del modello economico e sociale del settore agroalimentare italiano;
    2) a prevedere, in relazione alla stagione delle semine avviata in gran parte del Paese, l’impiego straordinario di reparti specializzati del Corpo forestale dello Stato per potenziare, d’intesa con le Regioni, le attività di controllo sui prodotti sementieri in corso di distribuzione e sull’eventuale presenza non autorizzata di sementi transgeniche.
    (1-00027) (24 aprile 2013)
    Ritirata
    FATTORI, TAVERNA, GAETTI, CASALETTO, DE PIN, DONNO, NUGNES, LUCIDI, MARTELLI, MORONESE, AIROLA, ANITORI,BATTISTA, BENCINI, BERTOROTTA, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA,CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, ENDRIZZI, FUCKSIA, GAMBARO,GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, MANGILI, MARTON, MASTRANGELI, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORRA, MUSSINI, ORELLANA,PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI Maurizio, SANTANGELO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO. - Il Senato,
    premesso che:
    la Monsanto è una multinazionale americana che, grazie al pressoché indiscusso monopolio delle sementi geneticamente modificate, rappresenta oggi il sinonimo mondiale di organismo geneticamente modificato (Ogm). Il 22 aprile 1998 la Monsanto Europe ha ricevuto l’autorizzazione dalla Commissione europea per l’immissione in commercio del mais Mon810, che produce la proteina insetticida cryA per l’inclusione del gene del batterio Bacillus thuringiensis, ai sensi della direttiva 90/220/CEE, del Consiglio, del 23 aprile 1990;
    il Mon810 non ha ancora ricevuto il rinnovo dell’autorizzazione concessa ai sensi della direttiva 90/220/CEE, abrogata dalla direttiva 2001/18/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 marzo 2001;
    nel luglio del 2004 prima e nel maggio del 2007 poi, la Monsanto ha fatto richiesta di riconoscimento del Mon810 come prodotto esistente al momento dell’entrata in vigore del regolamento (CE) n. 1829/2003, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, che ha sostituito parte della direttiva 2001/18/CE sull’immissione in commercio di Ogm;
    il Mon810 è attualmente sul mercato in applicazione dell’art. 20, paragrafo 4, del citato regolamento (CE) n. 1829/2003;
    a tutt’oggi, le uniche piante transgeniche autorizzate alla coltivazione sono il richiamato mais ed una patata (varietà Amflora) prodotta dalla Basf e destinata prevalentemente all’industria cartaria;
    in Italia non esistono coltivazioni di piante transgeniche e la commercializzazione dei loro prodotti avviene nel rispetto delle regole che riguardano l’immissione sul mercato di alimenti e mangimi contenenti Ogm;
    risulta sempre più evidente che le sollecitazioni delle società multinazionali favorevoli alla produzione di Ogm, estranee all’interesse comune dei cittadini europei, sono in grado, molto spesso, di condizionare le scelte dell’Unione europea ad ogni livello, in particolare per quel che riguarda la produzione agricola, convenzionale e biologica;
    la stragrande maggioranza dei cittadini europei vuole mantenere integre, ossia non inquinate da Ogm, le produzioni agricole di qualità, che rappresentano il vero valore aggiunto sul mercato alimentare globale;
    nei Paesi sul cui territorio è stata autorizzata la coltivazione degli Ogm, nonostante l’adozione dei piani di coesistenza, non è stato possibile evitare la contaminazione con varietà tradizionali e colture biologiche;
    questo inquinamento, irreversibile, era previsto già nella direttiva 2001/18/CE, che, per l’emissione deliberata nell’ambiente degli Ogm, al punto 4 dei considerando riporta: «gli organismi viventi immessi nell’ambiente in grandi o piccole quantità per scopi sperimentali o come prodotti commerciali possono riprodursi e diffondersi oltre le frontiere nazionali, interessando così altri Stati membri; gli effetti di tali emissioni possono essere irreversibili»;
    la normativa europea sull’emissione nell’ambiente di Ogm appare assai confusa, come dimostrato dalle decisioni del Consiglio di Stato francese e del Consiglio di Stato italiano di ricorrere alla Corte di giustizia dell’Unione europea per ottenere l’interpretazione su come dirimere cause nazionali riguardanti la coltivazione del richiamato mais Ogm;
    nei diversi dossier tecnici prodotti dalle aziende biotech ai fini della loro valutazione da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), vengono evidenziate differenze statisticamente significative nella composizione biochimica degli Ogm rispetto alle varietà di origine, nonché negli effetti sulla salute degli animali oggetto degli studi di tossicità, i quali presentano generalmente alterazioni del sistema enzimatico, epatico e renale;
    l’EFSA ha sin qui giustificato le differenze statisticamente significative di diversi Ogm, incluso il Mon810, come dovute alla variabilità naturale;
    il Mon810 può essere usato solo nei mangimi e non per l’alimentazione umana (in quanto autorizzato ai sensi dell’art. 20 del regolamento (CE) n. 1829/2003, che si trova nel capo III relativo ai mangimi geneticamente modificati, laddove gli Ogm per alimenti sono regolamentati al capo II);
    diversi membri del panel di esperti sugli Ogm dell’EFSA sono stati accusati di conflitto di interessi per la loro appartenenza ad aziende con chiari interessi economici nel mercato delle piante transgeniche;
    nonostante la normativa di riferimento si ispiri al principio di precauzione, l’art. 34 del regolamento (CE) n. 1829/2003 carica la società civile dell’onere della prova definitiva circa la pericolosità degli Ogm autorizzati;
    avendo valutato l’urgenza di riavviare con determinazione il percorso per adottare una disciplina organica, cautelativa e restrittiva in merito alla possibilità di coltivazioni Ogm nel nostro Paese e con lo scopo di riportare l’attenzione del Governo sull’urgenza di adottare la cosiddetta clausola di salvaguardia, sancita dall’art. 23 della direttiva 2001/18/CE (come già sollecitato nell’atto 4-00050 della Camera dei deputati), relativa al mais geneticamente modificato Mon810, che consentirebbe di scongiurare l’eventuale semina da cui potrebbe derivare una contaminazione ambientale irreversibile, una delegazione del Gruppo parlamentare “Movimento Cinque Stelle” ha incontrato il 28 marzo 2013 il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, e, il 3 aprile 2013, i Ministri dell’ambiente e della salute, Corrado Clini e Renato Balduzzi;
    dagli incontri suddetti, anche secondo quanto riportato da numerose agenzia stampa, è emersa la reale disponibilità dei Ministri ad un concreto intervento in questa direzione; in particolare il giorno 4 aprile 2013, il ministro Catania ha dichiarato: “Il ministero della Salute ha dato seguito alla nostra richiesta e al dossier predisposto dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA), chiedendo alla Commissione europea la sospensione d’urgenza dell’autorizzazione alla messa in coltura di sementi di mais Mon810 in Italia e nel resto dell’Unione europea” (si veda “Il Corriere della sera” del 4 aprile 2013);
    è necessario ricordare che la clausola di salvaguardia è già stata adottata da Stati membri dell’Unione europea quali Germania, Francia, Austria, Ungheria, Polonia, Grecia e Lussemburgo,
    impegna il Governo:
    1) a mettere in atto tutte le azioni possibili per avviare il procedimento di adozione della clausola di salvaguardia previsto dall’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE;
    2) a richiedere la sospensione dell’uso del Mon810 sino al rilascio di una nuova autorizzazione che risponda appieno ai requisiti richiesti di dimostrata innocuità nella coltivazione e nell’uso come alimento o mangime;
    3) a ridefinire, in concertazione con la Commissione, in maniera precisa e puntuale, il concetto di “rilascio in ambiente” per gli Ogm, che differisce in maniera sostanziale dal concetto di “immissione in commercio” e che da questo deve essere efficacemente separato.
    (1-00038) (14 maggio 2013)
    Ritirata
    BITONCI, CALDEROLI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CANDIANI, CENTINAIO, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA,MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI. - Il Senato,
    premesso che:
    il dibattito scientifico sullo sviluppo dell’agricoltura transgenica si articola intorno a chi ritiene che gli organismi geneticamente modificati (Ogm) non producano rischi di alcun genere e quanti invece affermano che i pericoli che scaturiscono da manipolazioni genetiche siano di gran lunga superiori agli eventuali benefici;
    a prescindere dal confronto tra opposti pareri, il dato scientifico evidenzia che gli Ogm, siano essi microrganismi animali o vegetali, hanno caratteristiche genetiche e riproduttive alterate, e che la comunità scientifica, in merito ai loro effetti sulla salute umana, non ha ancora espresso una posizione univoca;
    i risultati di uno studio realizzato dall’università francese di Caen dimostrano la tossicità degli Ogm a seguito di alcuni esperimenti condotti su cavie nutrite con mais Monsanto Ogm, le quali hanno cominciato a manifestare gravissime patologie con una incidenza da due a cinque volte superiore al gruppo di controllo rappresentato da cavie nutrite con mais non transgenico;
    i suddetti risultati, oltre a mettere in dubbio la validità delle ricerche effettuate finora dalle imprese biotech, evidenziano notevoli problematiche nella metodologia usata per testare la sicurezza dei prodotti transgenici, tra cui la durata troppo breve della analisi condotte, mediamente 3 mesi a fronte dei 24 impiegati dalla ricerca in questione, e l’esiguità del numero di cavie utilizzate;
    a seguito di tali ulteriori pareri sulla tossicità degli Ogm e sull’ambiguità del processo di autorizzazione, che pare privo delle garanzie minime di sicurezza e pertanto in contrasto con il principio di precauzione che l’Unione europea pone a tutela della salute umana, sarebbe opportuno vietare l’importazione di prodotti transgenici, così come recentemente stabilito dalla Federazione Russa, e sospendere ad ogni livello e in tutta Europa il rilascio delle licenze alla semina di Ogm autorizzati e risultati tossici;
    recentemente il Ministro della salute Balduzzi, a seguito del dossier predisposto dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA), ha chiesto alla Commissione europea che quest’ultima effettui una nuova valutazione completa del Mon810 alla luce delle ultime linee guida, definisca adeguate misure di gestione che dovrebbero essere rese obbligatorie per tutti gli utilizzatori di tali Ogm e, nel frattempo, sospenda urgentemente l’autorizzazione alla messa in coltura di sementi di Mais Mon810 nel nostro Paese e nell’Unione europea (si veda l’articolo pubblicato sul “Corriere della Sera” del 4 aprile 2013);
    il Ministro delle politiche agricole Mario Catania si ritenne soddisfatto della richiesta del ministro Balduzzi (si veda il citato articolo pubblicato sul “Corriere della Sera”), riprendendo così la linea sempre tenuta dalla Lega Nord e dal ministro Zaia sulla necessità di procedere con forza nella direzione di salvaguardare l’identità e la ricchezza dei prodotti nostrani, che sono alla base del successo del settore agroalimentare, e di far sì che gli Ogm non attentino alla nostra agricoltura identitaria, culla della biodiversità che deve essere preservata;
    l’impatto socio-economico della innovazione derivante dall’introduzione in agricoltura di Ogm è fortemente negativo rispetto alle esigenze dei consumatori e agli obiettivi di politica agraria del Paese;
    l’agricoltura italiana è essenzialmente di tipo multifunzionale e assolve a compiti che vanno oltre la semplice produzione di alimenti e materie prime, svolgendo un ruolo di difesa integrata del territorio e di tutela del paesaggio e degli aspetti culturali tradizionali legati alle aree rurali, la cui valorizzazione, grazie alla presenza costante dell’agricoltore, trasforma la marginalità in opportunità;
    gli Ogm rappresentano invece il simbolo di una agricoltura non finalizzata alla produzione di cibo e alla conservazione del territorio, ma alla creazione di reddito e al controllo dei mercati mondiali da parte di poche multinazionali;
    il nostro Paese è la culla della biodiversità, con 4.500 prodotti tipici frutto di secoli e secoli di storia;
    il mais transgenico, la cui coltivazione è autorizzata da anni in Europa, non copre più dell’1 per cento della produzione totale. Il vero business delle multinazionali non sarebbe nella coltivazione, ma nel brevetto delle sementi;
    gli Ogm non servirebbero a sfamare il mondo, perché non esiste un patto etico per destinare un’eventuale sovrapproduzione a chi muore di fame. Dove si vendono gli Ogm, i ricchi consumano prodotti da agricoltura biologica, i poveri cibi geneticamente modificati;
    quanto riportato testimonia che il dibattito sul tema in questione è ancora aperto e che la prudenza è indispensabile di fronte a scelte che modificano profondamente l’ambito nel quale vengono applicate e che impattano non solo sugli equilibri di mercato ma soprattutto sulla salute dei cittadini;
    la direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di Ogm, prevede, per i singoli Stati membri, la possibilità di dichiarare l’intero territorio nazionale come libero da Ogm attraverso l’applicazione del principio di “salvaguardia”;
    questa direttiva è stata recepita nell’ordinamento con decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224, in cui, all’articolo 25, si prevede che i Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio, della salute e delle politiche agricole e forestali, per quanto di rispettiva competenza, possono, con provvedimento d’urgenza, limitare o vietare temporaneamente l’immissione sul mercato, l’uso o la vendita sul territorio nazionale di un Ogm, come tale o contenuto in un prodotto debitamente notificato e autorizzato, che rappresenti un rischio per la salute umana o l’ambiente, valutazione fondata su informazioni esistenti basate su nuove o supplementari conoscenze scientifiche;
    il provvedimento, altresì, può indicare le misure ritenute necessarie per ridurre al minimo il rischio ipotizzato ed è immediatamente comunicato dai Ministeri della salute e delle politiche agricole all’autorità nazionale competente, la quale dà immediata comunicazione alla Commissione europea e alle autorità competenti degli altri Stati membri dei provvedimenti adottati, fornendo le relative motivazioni basate su una nuova valutazione dei rischi e indicando se e come le condizioni poste dall’autorizzazione devono essere modificate o l’autorizzazione stessa deve essere revocata. Dei predetti provvedimenti l’autorità nazionale competente dà idonea informazione al pubblico;
    la normativa comunitaria consente comunque alla Commissione europea di annullare il ricorso alla clausola di salvaguardia in caso di evidenze scientifiche contrarie;
    le Regioni spesse volte hanno espresso la loro ferma contrarietà all’introduzione nel nostro Paese di colture transgeniche evidenziando la necessità che il futuro regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, di modifica della direttiva 2001/18/CE, per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di Ogm sul loro territorio, sia il più possibile adeguato a salvaguardare l’agricoltura del nostro Paese, la qualità e la specificità dei suoi prodotti;
    ad oggi 8 Nazioni (Francia, Germania, Lussemburgo, Austria, Ungheria, Grecia, Bulgaria e Polonia) hanno già adottato le clausole di salvaguardia,
    impegna il Governo:
    1) a promuovere un intervento nelle competenti sedi europee affinché l’Unione europea sospenda il rilascio di autorizzazioni alla semina, in tutto il territorio dell’Unione, di Ogm autorizzati e risultati tossici e disponga il divieto di importazione di prodotti transgenici;
    2) a procedere con l’esercizio della clausola di salvaguardia di cui all’articolo 25 del decreto legislativo n. 224 del 2003, che recepisce la direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di Ogm.
    (1-00040) (testo 2) (15 maggio 2013)
    Ritirata
    BERGER, ZELLER, PANIZZA, FAVERO, FRAVEZZI, LANIECE, NENCINI, PALERMO, DALLA ZUANNA, ZIN. - Il Senato,
    premesso che:
    il dibattito scientifico sullo sviluppo dell’agricoltura transgenica è ancora molto acceso e si articola intorno a chi ritiene che gli organismi geneticamente modificati (Ogm) non producano rischi né per i consumatori né per l’agricoltura e quanti, invece, affermano che i pericoli per la salute dei cibi Ogm siano di gran lunga sottovalutati;
    molti ricercatori indipendenti hanno già da tempo denunciato criticità emerse nei test di verifica di potenziali effetti nocivi sulla salute e, a prescindere dal confronto tra opposti pareri, la comunità scientifica non ha ancora espresso una posizione univoca;
    secondo la normativa comunitaria sull’impiego di Ogm, la valutazione del rischio viene effettuata dal soggetto interessato ad ottenere l’autorizzazione del prodotto e quindi è svolta in ambienti extra europei dove non si tiene conto della particolarità territoriale italiana. Gli Stati membri e l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) partecipano al procedimento autorizzatorio e i singoli Paesi possono altresì effettuare studi sul monitoraggio post immissione al fine di verificare gli effetti sull’ambiente e sulla salute umana;
    l’introduzione in agricoltura di Ogm sembrerebbe economicamente vantaggiosa solo in realtà agricole con grandi estensioni di terreno, assenti in Italia, e l’impatto degli Ogm sulla biodiversità è tuttora in fase di studio;
    l’agroalimentare è uno dei settori che resiste meglio alla crisi economica e, grazie all’enorme sforzo dei produttori italiani, continua a garantire prodotti di qualità e di origine controllata;
    l’elevato standard di qualità dei prodotti tipici nazionali e dei sistemi agricoli locali - l’Italia è il primo produttore di prodotti biologici in Europa - rappresenta un valore aggiunto unico sul quale puntare, in grado di creare sinergie con il settore turistico nell’attuale momento di crisi. L’agricoltura italiana svolge, inoltre, un ruolo fondamentale per la difesa integrata del territorio e per la tutela del paesaggio e degli aspetti culturali tradizionali legati alle aree rurali, che va riconosciuto e valorizzato;
    gli Ogm invece non hanno alcun valore aggiunto né per i consumatori né per l’agricoltura finalizzata alla produzione di cibo e alla conservazione del territorio, ma sono finalizzati alla creazione di reddito e al controllo dei mercati da parte di poche multinazionali;
    è errato affermare che senza l’ingegneria genetica non avremmo alcuni dei prodotti italiani più tipici: incroci e mutagenesi non hanno nulla a che vedere con le modifiche genetiche che danno origine agli Ogm;
    per quanto riguarda i Paesi poveri, emerge che gli Ogm sono ben lontani dall’essere uno strumento per l’equa distribuzione del cibo. I Paesi poveri che esportano la loro produzione agricola di sussistenza, rinunciando a sovranità e sicurezza alimentare, subiscono spesso ulteriori danni, che vanno dalla scomparsa di tradizioni e culture locali al pagamento dei diritti di brevetto, fino ad arrivare al danno più grave che riguarda la perdita di biodiversità, vera ed unica ricchezza dei Paesi poveri;
    la difficile applicabilità delle regole di coesistenza nei territori, come dimostrato da studi recenti, deriva anche dall’impossibilità di controllare tutti i fattori in grado di influenzare il trasporto di polline e semi. La “fuga” di transgeni nell’ambiente - gli Ogm si diffondono in modo incontrollato (nell’aria, nell’acqua e nel suolo) anche a molti chilometri di distanza - rischia pertanto di produrre ripercussioni negative sui prodotti delle colture tradizionali e biologici;
    recenti risultati di uno studio, realizzato dall’università francese di Caen, dimostrano la tossicità degli Ogm a seguito di alcuni esperimenti condotti su cavie nutrite con il mais Monsanto Ogm, le quali hanno cominciato a manifestare gravissime patologie con una incidenza da due a cinque volte superiore al gruppo di controllo, rappresentato da cavie nutrite con mais non transgenico;
    dal 28 gennaio 2013 la Polonia ha vietato la coltivazione del mais geneticamente modificato Mon810 della Monsanto e della patata Amflora della Basf, diventando così l’ottavo Stato membro ad imporre misure di salvaguardia nazionali nei confronti delle colture geneticamente modificate, insieme a Francia, Germania, Austria, Ungheria, Grecia, Bulgaria e Lussemburgo;
    la direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, costituisce il testo normativo fondamentale, per quanto concerne sia l’immissione in commercio di Ogm, sia la loro emissione deliberata nell’ambiente, e prevede, per i singoli Stati membri, la possibilità di dichiarare l’intero territorio nazionale come libero da Ogm attraverso l’applicazione della clausola di salvaguardia per vietare, temporaneamente, l’uso o la vendita di un prodotto Ogm se ritenuto che rappresenti un rischio per la salute o per l’ambiente;
    quando si parla di Ogm va ricordato, infine, che la materia vivente del pianeta è il bene comune più prezioso per tutti (più dell’acqua), che non è ammissibile compiere sperimentazioni che mettano a rischio la salute dei giovani, e che la responsabilità politica nei confronti dei giovani deve superare ogni cosa,
    impegna il Governo:
    1) a procedere con l’esercizio della clausola di salvaguardia ai sensi dell’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di Ogm;
    2) a richiedere la sospensione dell’uso del Mon810.
    (1-00042) (14 maggio 2013)
    Ritirata
    FORMIGONI, DALLA TOR, RUVOLO, ZANETTIN, SCOMA, SERAFINI, COLUCCI, ROMANI Paolo, CARIDI, ZUFFADA. - Il Senato,
    premesso che:
    l’utilizzazione degli Organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura ha assunto dimensioni sempre più consistenti negli ultimi anni, con una dinamica di diffusione di grande rapidità. Tale costante crescita ha portato negli ultimi anni ad una stima di superficie coltivata ad Ogm nel mondo superiore ai 130 milioni di ettari, circa il 9 per cento dell’intera superficie mondiale coltivata;
    tale assunto deve peraltro tener conto del fatto che la commercializzazione dei prodotti Ogm ha avuto effettivamente inizio intorno al 1996;
    dai dati emersi nel corso dell’indagine conoscitiva svolta nella XVI Legislatura dalle Commissioni permanenti 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) e 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare) risulta che la tendenza è ad un aumento nell’ordine dei 10 milioni di ettari l’anno e che la superficie potenzialmente coltivabile con gli attuali Ogm è di oltre 300 milioni di ettari. Nell’Unione europea la coltivazione Ogm è praticata attualmente in cinque Paesi: Spagna, Repubblica Ceca, Romania, Portogallo e Slovacchia, mentre a livello mondiale i cinque principali Paesi in via di sviluppo che coltivano Ogm sono India, Cina, Argentina, Brasile e Sud Africa;
    vige una regolamentazione tanto a livello di Unione europea quanto a livello nazionale in materia di Ogm. Basti citare da ultimo il decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224, di attuazione della direttiva 2001/18/CE, concernente l’emissione deliberata nell’ambiente di Ogm, cui ha fatto seguito il decreto-legge 22 novembre 2004, n. 279, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2005, n. 5, recante “Disposizioni urgenti per assicurare la coesistenza fra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica”, sul quale è intervenuta la sentenza della Corte costituzionale n. 116 del 2006 per definire il regolamento di confini tra la competenza regionale e quella dello Stato;
    considerato che:
    la disciplina europea già trasposta nell’ordinamento interno prevede controlli e procedure di autorizzazione che verificano la non dannosità con riguardo sia alla salute che all’ambiente degli Ogm ai sensi del regolamento n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati;
    la disciplina europea prevede, altresì, il coinvolgimento, tra l’altro, dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) che si raccorda con gli Stati membri e con la Commissione europea, esprimendo parere sull’Ogm di cui si chiede l’immissione in commercio;
    considerato altresì che:
    in Italia allo stato attuale non appare ancora adeguatamente sostenuta e sviluppata la ricerca sugli Ogm, con la conseguenza che risulta impedito lo svilupparsi di un know how italiano in grado di competere con il know how delle grandi imprese multinazionali, che dispongono, al contrario, di ingenti risorse e strutture;
    da un punto di vista oggettivo le produzioni di Ogm sono già utilizzate in molti prodotti presenti in Europa e in Italia, quali, a titolo esemplificativo, i mangimi di soia destinati agli allevamenti bovini e suini;
    è interesse dell’Italia e dell’Europa tutelare una filiera agricola specifica, distinguendo i prodotti alimentari tipici e garantendone la non riproducibilità altrove; l’industria agroalimentare europea, infatti, è una delle più importanti a livello di persone impiegate, risultati economici ed esportazioni;
    occorrerebbe pertanto superare impostazioni ideologiche e pregiudizialmente favorevoli o contrarie alle produzioni di Ogm, motivate, queste ultime, esclusivamente sulla base di ragioni di tutela della salute o dell’ambiente, per adottare invece un’ottica omnicomprensiva che tenga conto anche delle esigenze economiche e di mercato;
    in particolare, occorre evitare il perpetuarsi di una sostanziale situazione di stallo della ricerca italiana in materia di Ogm, al fine di arrivare a disporre di dati scientifici specifici sul delicatissimo tema della coesistenza di colture geneticamente modificate, biologiche e tradizionali,
    impegna il Governo:
    1) a sostenere con forza il settore della ricerca scientifica italiana in materia di Ogm, al fine di raccogliere dati e informazioni scientificamente precisi che consentano di verificare la correttezza dei dati forniti da altri organismi di ricerca e dalle imprese multinazionali produttrici;
    2) a rafforzare la già efficace opera di monitoraggio e controllo posta in essere con il coinvolgimento del Corpo forestale dello Stato, il quale da tempo effettua verifiche a livello sia nazionale che regionale per evitare la contaminazione tra colture geneticamente modificate e non;
    3) a stimolare l’adozione di decisioni, anche a livello regionale, in materia di coesistenza tra coltivazioni Ogm e non.
    ORDINE DEL GIORNO
    G1
    DI MAGGIO, RUTA, RUVOLO
    V. testo 2
    Il Senato,
    premesso che:
    recentemente il Ministro della salute pro tempore Balduzzi, a seguito del dossier predisposto dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA), ha chiesto alla Commissione europea che quest’ultima effettui una nuova valutazione completa del Mon810 alla luce delle ultime linee guida, e definisca adeguate misure di gestione che dovrebbero essere rese obbligatorie per tutti gli utilizzatori di tali Organismi geneticamente modificati (OGM);
    fin dal 2010 il Parlamento italiano si è espresso a favore della proposta di regolamento di modifica della direttiva n. 2001/18/CE, attualmente in fase di stallo presso le istituzioni europee, che consentirebbe agli Stati membri di decidere in merito alle coltivazioni di OGM sulla base di più ampi criteri oltre a quelli già previsti di tutela della salute e dell’ambiente;
    lo stesso Ministro delle politiche agricole, il 28 gennaio 2013, ha chiesto formalmente al Ministro dell’ambiente, in qualità di autorità nazionale in materia, di guardare concretamente alla prospettiva di una clausola di salvaguardia per le coltivazioni di OGM in Italia; ad oggi otto Nazioni (Francia, Germania, Lussemburgo, Austria, Ungheria, Grecia, Bulgaria e Polonia) hanno già adottato delle clausole di salvaguardia per vietare le colture di OGM autorizzate nei loro territori; la coltivazione di OGM è praticata attualmente in cinque Paesi europei: Spagna, Repubblica Ceca, Romania, Portogallo e Slovacchia e a livello mondiale i cinque principali Paesi in via di sviluppo che coltivano OGM sono India, Cina, Argentina, Brasile e Sud Africa;
    l’utilizzazione degli OGM in agricoltura ha assunto dimensioni sempre più consistenti negli ultimi anni, con una dinamica di diffusione di grande rapidità. Tale costante crescita ha portato negli ultimi anni ad una stima di superficie coltivata ad OGM nel mondo superiore ai 130 milioni di ettari, circa il 9 per cento dell’intera superficie mondiale coltivata;
    tale assunto deve peraltro tener conto del fatto che la commercializzazione dei prodotti OGM ha avuto effettivamente inizio intorno al 1996;
    il dibattito scientifico sullo sviluppo dell’agricoltura transgenica è ancora molto acceso e si articola intorno a chi ritiene che gli OGM non producano rischi né per i consumatori né per l’agricoltura e quanti, invece, affermano che i pericoli per la salute dei cibi OGM siano di gran lunga sottovalutati;
    secondo la normativa comunitaria sull’impiego di OGM, la valutazione del rischio viene effettuata dal soggetto interessato ad ottenere l’autorizzazione del prodotto e quindi è svolta in ambienti extra europei dove non si tiene conto della particolarità territoriale italiana. Gli Stati membri e l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) partecipano al procedimento autorizzatorio e i singoli Paesi possono altresì effettuare studi sul monitoraggio post immissione al fine di verificare gli effetti sull’ambiente e sulla salute umana;
    l’agroalimentare è uno dei settori che resiste meglio alla crisi economica e, grazie all’enorme sforzo dei produttori italiani, continua a garantire prodotti di qualità e di origine controllata: è interesse dell’Italia e dell’Europa tutelare una filiera agricola specifica, distinguendo i prodotti alimentari tipici e garantendone la non riproducibilità altrove; l’industria agroalimentare europea, infatti, è una delle più importanti a livello di persone impiegate, risultati economici ed esportazioni;
    l’eleva

  25. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Francesco PD

    L’unica cosa sicura è che la rinazionalizzazione dellle decisioni sugli OGM proposta pilatescamente dalla Commissione gli Stati Membri non la vogliono nel modo più assoluto perchè si espongono alla ritorsione delle “tre sorelle” (Dupont Pioneer, Syngenta e Monsanto). Per queste, tramite il governo USA, sarebbe controproducente denunciare l’UE in qunto vi sono troppe altre implicazioni, mentre con la nazionalizzazione per una di queste sorelle si aprirebbe la porta per un’azione verso un solo singolo Stato Membro che avrebbe sicuramente successo, in quanto il fin dei conti il MON 810 è un tratto genetico accettato a tutti gli effetti, creerebbe precedente per tutti gli altri Stati dell’UE. Gli va troppo bene l’ombrello dell’UE per rinunciarci.

  26. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vitangelo

    Concomitante a questa “grande vittoria”, ma che è una sconfitta per la collettività ed un discredito per chi ci amministra (ammesso e non concesso che abbiano ancora del credito) vi è la tanto sbandierata iniziativa di Barilla. Infatti, per il NO-OGM si dimostrerà che non hanno uno straccio di prova scientifica nuova da apportare e che il loro agire è comparabile al tanto vituperato evasore che non paga tutte le tasse in attesa di un eventuale condono o per il solo fatto che non pagando ha più possibilità di evitare il pagamento che di essere preso. Infatti io non vedo, moralmente parlando, che differenza c’è tra un evasore che rimanda il pagamento ed una istituzione che usa l’invocazione della clausola di salvaguardia al solo scopo di non decidere e allontanare il piatto disgustoso. Di fronte ad un tale comportamento perchè io devo conservare il senso civico inculcatomi durante la l’educazione ricevuta?

    Per quanto riguarda la Barilla ci viene a dire che fare buona agricoltura è collegato ad una ottimale rotazione delle coltivazioni. Ma guarda, dovevamo aspettare Barilla che ce lo venisse a dire per saperlo, ma con che faccia tosta uno ci viene a dire che la buona agricoltura si fa anche con regole antiche che non sono mai tramontate.
    Forse sono state dimenticate, ma più per motivazioni economiche dovute a riforme non fatte, che per la perduta validità della tecnica; con 10 ettari di superficie media (sono ottimista) se uno fa rotazione non campa e quindi è obbligato a seminare solo la coltivazione più redditizia tutti gli anni. Quindi l’iniziativa di Barilla è solo fumo negli occhi in quanto non è che d’ora in poi chi semina grano duro in monocoltura si mette a fare rotazione ed immetta la sulla o la veccia nel suo avvicendamento colturale, continuerà a fare monocoltura o addirittura non seminerà più.

    Veramente siamo di fronte all’insipienza più crassa che si possa pensare, non solo ma i giornali occupandosi della cosa non hanno l’iniziativa di chiamare qualcuno e dire: ” può spiegare ai nostri lettori che cosa vi è di nuovo nell’iniziativa della Barilla?” No di certo perchè altrimenti perdono i budget pubblicitario della ditta pastaria.

  27. FrancescoPDNo Gravatar scrive:

    @roberto & alberto
    grazie per le argomentate precisazioni, è come la pensavo anch’io, il mio commento era infatti scitto in modo tale da ricevere un conforto sulla correttezza del mio ragionamento.

  28. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Alberto, quando ieri ho sentito il servizio da Foggia dell’incontro con Barilla, a mia moglie ho detto: “Queste cose si sanno da oltre un secolo. Bastava leggere i testi sacri di Agronomia e Coltivazioni erbacce per scoprire che i nostri Grandi dell’Agronomia (che gran bella scuola quella italiana) avevano acquisito già il concetto di “coltivazione integrata” senza chiamarla così e senza scomodare improrpiamente la sotenibilità (che non c’entra un fico secco). Alberto, ti ricordi la pubblicità di Barilla con il campo di grano Svevo? Quanti lo coltivano e da quando? Ebbene, il giovanotto era cresciuto con lo Svevo! Più ingannevole di così. Ma ci sino troppi allocchi che abboccano a tutte le fesserie che ci propinano per fare tranquillamente gli affari loro! E il loro mestriere; la colpa è di chi corre dietro le mote e l’isterismo ecologico! A proposito, ho iniziato a leggere il libro di Dario Bressanini “Le bugie nel carrelo”. Chissà se lo leggeranno i membri delle commissioni agricolture del nostro Parlamento e la Ministra. Io non glielo consiglio; potrebbero essere scioccati dalla loro dabbenaggine!

  29. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    Caro Vitangelo,
    se vuoi farti una passeggiata a Napoli martedì prossimo 28 maggio….

    Pane e cioccolato… e la mente torna alla nostra infanzia, alle merende
    fatte di questi due cibi quasi divini, ma cosi semplici e naturali.
    Ambedue capaci di enfatizzare e soddisfare i cinque sensi
    contemporaneamente, ambedue con una antichissima storia alle
    spalle. Le origini del pane si fanno infatti risalire alla preistoria,
    quando in Mesopotamia l’uomo inventò l’agricoltura, scelse di coltivare
    i primi frumenti ed iniziò ad utilizzare le pietre per macinarli e
    ricavare la farina. Questa veniva successivamente impastata con
    acqua e cotta sul fuoco. Nella storia del cacao, invece, furono i Maya,
    intorno al 1000 a.C., a preparare per primi una bevanda chiamata
    “Xocolatl”, mescolando acqua e spezie alla polvere ricavata pestando
    i semi di cacao tostati. La bevanda aveva l’effetto di alleviare
    la sensazione di fatica e il cacao assunse un’importanza tale da divenire
    persino merce di scambio, come le pietre preziose. Nel corso
    degli anni e dei secoli la domanda di “pane” e di “cioccolato” è cresciuta
    in maniera esponenziale e di conseguenza sia i cereali, in particolare
    il frumento, utilizzati per la produzione del pane, sia il cacao
    sono divenuti oggetto di approfonditi studi per selezionare varietà in
    funzione della produttività e della conservabilità, della digeribilità
    e del sapore, dell’adattamento ai diversi territori ed alle stesse cure
    colturali. Immaginereste mai quanta ricerca, sperimentazione e innovazione
    si celano dietro una bella fetta di pane? Avete idea di
    quante nuove e innovative ricette è possibile creare partendo da
    una semplice materia prima come il cioccolato? Se ne discuterà nel
    corso dell’incontro-dibattito alla Stazione Zoologica con un chimico,
    un agronomo e un esperto del settore alimentare.

    Incontro-Dibattito
    Pane e cioccolato….
    Martedì 28 maggio ore 17.30 Stazione Zoologica Anthon Dorn

    Dario Bressanini
    Università dell’Insubria, Como
    Pane e cioccolato tra tradizione e innovazione

    Luca Ruini
    Barilla G. & R. Flli.
    HSE&E - Health, Safety, Environment & Energy Director
    Buono per te e sostenibile per il pianeta:
    la Doppia Piramide del BCFN

    Norberto Pogna
    CRA - QCE
    Unità di Ricerca per la
    Valorizzazione Qualitativa dei Cereali
    Buono come il pane?

  30. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Caro Roberto, la coincidenza vuole che il 28 sarò in Campania, a Salerno, in tribunale per colpa degli OGM e soprattutto per il garantismo di chi non li voleva (e non li vuole!) e si offendeva (e si offende!) se insisti soprattutto per difendere il lavoro dei Ricercatori e il valore dei brevetti (in uno, bellissimo, sei coinvolto pure tu)che avrebbero dato lustro alla genialità italiana e che i signori senatori in una squallida unanimità che va oltre “l’inciucio” hanno definitvamente, secondo il mio parere, affossato con le ultime manovre da delirio. E’ una storia che gli amici di Salmone conoscono bene.
    Intanto, salutami Bressanini (mi sto divertendo ancora una volta a leggere il suo libro e spero di trovare uno spazio per una recensione) e l’amico e validissimo collega Norberto Pogna, che fa onore alla grande tradizione agronomica e genentica del nostro Paese. Ma vallo a dire ai Senatori italiani, gli fanno passare un guaio!

  31. MaxNo Gravatar scrive:

    Ho letto in un post precedente un riferimento al pane di grano duro, che sarebbe fatto utilizzando la varieta’ Creso. Gradirei informarvi che la varieta’ in questione non rientra neanche fra le 10 piu’ diffuse, secondo i dati ENSE:
    http://www.ense.it/consuntivi%20vari/dinamica-index.html
    Aggiungo inoltre che e’ oramai diventato di difficile reperimento, specie in ambienti dell’Italia Centro-Meridionale, e parlo per esperienza diretta. Circa il suo utilizzo per la panificazione, dato che il pane di grano duro e’ una specialita’ prevalentemente dell’Italia meridionale e il Creso si caratterizza per un’epoca di spigatura decisamente tardiva, esprimere qualche dubbio mi sembra quantomeno giustificato.
    Circa il convegno di Napoli, di cui ho letto qui sopra, gradirei sapere chi frai 3 sarebbe l’agronomo….

  32. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Max

    Il grano Creso ha rappresentato un grano molto coltivato al Centro ed al Nord, ma non nelle regioni più meridionali (subiva la stretta). Essendo però una costituzione del 1976 ormai essa è una varietà sorpassata quindi è normale che non la ritrovi nelle classifiche dell’ENSE, ma ti assicuro che lo è stato per tutti gli anni 80-90 del secolo scorso.

    Ha quindi concorso a produrre pane e pasta che gli italiani si sono mangiati benchè, per le definizioni che si danno degli OGM, esso sia un OGM mai ben conosciuto nelle sue modifiche e mai controllato come si pretende dai moderni OGM.

    Pertanto il Creso è una palese incongruenza o meglio contraddizione per chi aborrisce le varietà geneticamente modificate ed a cui non è mai stato applicato il principio di precauzione e neppure invocato il diritto di salvaguardia come tanto si pretende oggi.

    Cioè il motivo conduttore è solo ideologico e non basato su reali pericoli verificati.

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Nella categoria: News, OGM & Aspetti legali, OGM & Coesistenza

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