Seralini fa proseliti in Australia

21 Lug 2013
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Un gruppo australiano pubblica un articolo che pasticcia nella dieta dei maiali mescolando tre diversi eventi di mais GM e non contento ci aggiunge anche soia RR. Naturalmente non fa nemmeno finta di sostenere che usi mais e soia isogenici non GM coltivati nello stesso modo e nello stesso campo con cui alimentare gli animali usati come controllo.
Insomma tanto inchiostro sprecato, ma anche tante sofferenze inutili agli animali.
La fondazione diritti genetici esulta: assolutamente prevedibile.

A long-term toxicology study on pigs fed a combined genetically modified (GM) soy and GM maize diet

55 commenti al post: “Seralini fa proseliti in Australia”

  1. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    E’ vero uno studio ridicolo. Non solo le 2 tipologie di mais non sono state coltivate nello stesso modo e nello stesso campo……tra gli altri motivi:

    - i maiali si nutrivano in momenti diversi, non alla stessa ora;
    - alcuni defecavano in un angolo della posta, altri al centro;
    - alcuni maiali erano palesemente omosessuali;
    - alcuni maiali dormivano a pancia in su, altri in modi completamente diversi;
    - i maiali, tutti, urinavano in tempi diversi;
    - ecc. se qualcuno è interessato potrei anche continuare…..

  2. roberto defezNo Gravatar scrive:

    no grazie fermati qui, stavamo parlando di dati scientifici, non del gossip a cui sei abituato tu

  3. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Personalmente non sono abituato al gossip. Più volte ho chiesto di mettere in discussione quello che ho scritto……….mai ricevuto risposta.

    Certo che di fronte alla critica riferita allo studio in oggetto:

    “Naturalmente non fa nemmeno finta di sostenere che usi mais e soia isogenici non GM coltivati nello stesso modo e nello stesso campo con cui alimentare gli animali usati come controllo.”

    mi è venuto di getto scrivere quello che ho scritto……della serie…….. buffonate……..

    Perchè non lo fate voi uno studio serio sugli effetti dell’alimentazione OGM negli animali da allevamento? Il primo OGM mi pare sia del 1993…………….possibile che in 20 anni voi sostenitori degli OGM non abbiate mai trovato il tempo di fare uno studio serio…….che vada bene a voi, sugli effetti degli OGM. Riuscite sempre a criticare e a trovare “cavilli”, da “cagarampin” come dice Guidorzi, nei lavori degli altri……possibile?

    Possibile che i firmatari di questo lavoro siano tutti degli sprovveduti, che ci mettano la faccia su un lavoro che a vostro giudizio è una “bufala”?

    Judy A. Carman1,2*, Howard R. Vlieger3, Larry J. Ver Steeg4, Verlyn E.
    Sneller3, Garth W. Robinson5**,Catherine A. Clinch-Jones1, Julie I.
    Haynes6, John W. Edwards2

    1 Institute of Health and Environmental Research, Kensington Park, SA, Australia.
    2 Health and the Environment, School of the Environment, Flinders University, Bedford
    Park, SA, Australia.
    3 Verity Farms, Maurice, Iowa, USA.
    4 Ana-Tech, Monroe, Wisconsin, USA.
    5 Sioux Center Veterinary Clinic, Sioux Center, Iowa, USA.
    6 School of Medical Sciences, University of Adelaide, Adelaide, SA, Australia.
    * Email: judycarman@ozemail.com.au, judy.carman@flinders.edu.au.
    ** Present: Robinson Veterinary Services PC, Sioux Centre, Iowa, USA.

  4. Giuliano D'AgnoloNo Gravatar scrive:

    Caro OGN bb,
    la sperimentazione animale con gli OGM è stata descritta in centinaia di lavori scientifici che puoi trovare nei siti: http://bibliosafety.icgeb.org/; e http://www.fass.org/page.asp?pageID=43.

    L’EFSA, dopo aver analizzato il potenziale ed i limiti della sperimentazione animale per valutare la sicurezza degli OGM, ha concluso che uno studio d’alimentazione, per 90 giorni, dei roditori, condotto secondo le linee guida OECD per l’analisi tossicologica dei composti chimici, è sufficiente per la valutazione degli OGM prima della commercializzazione. Lo studio a 90 giorni, insieme ad un’accurata determinazione della composizione dell’OGM, può, secondo l’EFSA, rendere superfluo lo studio nella specie da reddito cui è destinato l’OGM stesso (EFSA. Safety and nutritional assessment of GM plants and derived food and feed: the role of animal feeding trials. Food Chem Toxicol 2008; 46(Suppl 1): S2-S70.

    Un progetto europeo ha dimostrato l’utilità di utilizzare il modello proposto dall’EFSA nello studio della tossicità dell’alimento OGM, con e senza spiking, cioè con l’aggiunata ad alta concentrazione della la nuova proteina purificata. I risultati ottenuti hanno dimostrato che lo studio nel ratto, a 90 giorni, è sufficientemente sensibile e specifico per individuare la presenza, o l’assenza degli effetti biologici/nutrizionali/tossicologici, dovuti al nuovo gene inserito, essendo lo spiking capace di separare potenziali effetti non intenzionali del nuovo gene inserito dai potenziali effetti non intenzionali della dieta utilizzata. Questa conclusione è anche confermata dall’analisi di 12 studi a lungo termine e 12 studi multigenerazionali, i cui risultati dimostrano l’assenza di variazioni statisticamente significative nei parametri osservati e quindi di rischi per la salute animale (Snell C, Benheim A, Bergé J-B, Kuntz M, Pascal G, Paris A, Ricroch AE. Assessment of the health impact of GM plant diets in long-term and multigenerational animal feeding trials: a literature review. Food Chem Toxicol 2012; 50(3-4): 1134-48).
    La sicurezza d’uso degli OGM, dimostrata da questo complesso di risultati, è ulteriormente rafforzata dal fatto che in alimentazione umana gli OGM, come soia e mais, non sono consumati crudi da dopo cottura od una serie di procedimenti industriali che inattivano l’attività biologica delle proteine transgeniche inserite.
    Carman et al nel presentare lo scopo del loro lavoro asseriscono che non vi sono studi a lungo termine che permettano di ottenre informazioni sugli ipotetici effetti degli OGM in alimentazione animale dimenticando sia gli studi che ho citato e le differenze tra consumo animale dell’OGM crudio e quello eventuale umano dell’OGM cotto.
    Carman et al sono così poco sprovveduti da pubblicare il loro lavoro sul Journal of Organic Systems, un giornale australiano dedicato all’agricoltura biologica. L’agricoltura biologica e quella OGM sono competitors economici nel mercato globale ed ogni notizia che metta in cattiva luce l’uno avvantaggia l’altro.
    Seralini pubblica i suoi lavori su Food and Chemical Toxicology, un giornale dedicato alla ricerca chimica. Mi domando perchè nè Carman nè Seralini abbiano presentato i loro lavori ad un giornale di alimentazione animale, dove sarebbero stati esaminati da veri esperti del settore.
    Giuliano

  5. roberto defezNo Gravatar scrive:

    …..e poi Giuliano, come mai Carman e soci non ne hanno approfittato per lanciare nelle librerie un bel libro-scandalo sull’argomento?

  6. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    OGM bb

    Non ti pare che l’aver corredato il lavoro con uno studio sulle caratteristiche dei due mangimi derivati dai due tipi di soia e mais usati
    non fosse, secondo la corrente etica scientifica, un modo di dimostrare la loro onestà?

    Non avendolo fatto posso pensar male e sai che spesso ci si prende.

  7. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Ciao Giuliano…forse alla tua ultima domanda posso rispondere io.

    “Mi domando perchè nè Carman nè Seralini abbiano presentato i loro lavori ad un giornale di alimentazione animale, dove sarebbero stati esaminati da veri esperti del settore”.

    Ho perso un pochino del mio tempo ad analizzare il lavoro e raccogliere informazioni…

    Iniziamo da alcune considerazioni di carattere generale. La rivista in questione (Journal of Organic Systems) non è indicizzata in med-line e non compare tra le riviste ISI. Andando sul sito della rivista si scopre che non possiede IP. Per esperienza posso dire, che si arriva a pubblicare su riviste del genere o quando il lavoro è già passato per altre 10 riviste internazionali (magari con IP) ed ha accusato sonori rifiuti o quando si sa già in partenza che il lavoro non è degno di una rivista ISI. La cosa divertente del lavoro è che gli autori affermano alla fine: “Conflict of Interest Statement - The authors declare that there are no conflicts of interest.” Ma dopo poche righe si legge: “This research was funded by the Institute of Health and Environmental Research (IHER) and Verity Farms”. Cioè questo lavoro sarebbe finanziato da una ditta che produce prodotti biologici.
    Inoltre, uno dei co-autori è presidente e co fondatore della stessa Verity Farms.

    Entriamo ora nell’analisi del lavoro e vediamo cosa a mio avviso non va.

    1) Per una corretta analisi sono importanti le premesse, altrimenti si rischia di analizzare dati che non possono andare insieme. Come è stato già ricordato, le linee di piante che vengono usate come controllo DEVONO NECESSARIAMENTE essere isogeniche rispetto alle linee GM. Esiste già variabilità a livello proteomico, metabolomico, genomico tra stesse linee coltivate in appezzamenti diversi, figurarsi tra linee appartenenti a cultivar diverse. (Forse un’analisi più dettagliata dal punto di vista metabolomico dei mangimi avrebbe potuto aiutare).

    2) L’immagine riportata in figura 1, mette a confronto i gradi d’infiammazione definiti “nil e mild” riscontrati in animali di controllo, con i gradi d’infiammazione definiti “moderate e severe” riscontrati in animali nutriti con OGM. Tale immagine non ha alcun tipo di significato…tanto valeva non metterla proprio e scrivere “”data not shown”

    3) Non esiste un punto zero, un punto cioè in cui gli animali venivano testati prima dell’inizio dell’esperimento vero e proprio. Questo avrebbe assicurato che gli animali fossero veramente omogenei e non soffrissero già a priori di qualche patologia. (Sarebbe stata sufficiente un’analisi endoscopica).

    4) Si continua a cadere sulla statistica, riproponendo analisi su un’unica misurazione (al più analisi bootstrap), quando si sà, o meglio si dovrebbe sapere che in biologia le deviazioni importanti, quelle cioè che danno indicazioni sull’attendibilità dei dati, sono le repliche biologiche.

    5) La variabilità inter-gruppo rispetto a quella intra-gruppo non procede secondo le attese. Ci saremmo aspettati un coefficiente di proporzionalità tra numeri e grado di infiammazione. In questo caso invece, si passa da un rapporto di 2,59 con un p value di 0,004 per severa infiammazione a valori di 0,63 con p value di 0,058 (a limite della significatività statistica) per moderata infiammazione. Mancherebbe un rapporto di causa ed effetto.

    6) La metodologia scelta per decretare il grado di infiammazione è almeno singolare. Non si basa in alcun modo su parametri di misura oggettivi. Le analisi del sangue non rilevano alcuna alterazione di sorta. “To determine if feeding the GM diet was associated with a clinically abnormal biochemistry profile, the proportion of pigs in each dietary group that lay above (or below) the reference (normal) range were then compared (Table 6). No statistically significant differences were found. The means or medians of the biochemical variables were also compared. No significant differences were found (Table 5)”.

  8. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Uhe……Ragazzi…….calma un attimo……io non ho mica mai detto che gli OGM fanno male alla salute……anzi, ho sempre detto il contrario (al massimo una bella diarrea). Certo che sta storia delle prove scientifiche che dicono che fanno male…..di quelle che dicono che fanno bene…….è veramente infinita!!!!

  9. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ecco l’OGM bb che lancia il sasso e che quando trova pane per i suoi denti ritira la mano

  10. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    OGMbb…

    Tranq…il post non era per rispondere a te…Ho semplicemente tentato di fare un’analisi del lavoro e spiegare ciò che del lavoro non mi convinceva. Spiace vedere usata la scienza in questo modo…Ci sono ormai due opposte fazioni e si usa la scienza per supportare ora l’una, ora l’altra posizione. Sembra che si stia privando la scienza della sua imparzialità, del suo metodo. Meglio sarebbe usarla per tentare di risolvere problemi. Le biotecnologie sono uno strumento che è stato messo a disposizione dell’intera popolazione mondiale e che si sono già dimostrate, in modo inequivocabile e per molti settori, estremamente utili. Spesso ricordo che grazie alle biotecnologie e al loro utilizzo nella ricerca di base, le conoscienze che abbiamo in molti settori, dalla biomedica alla ricerca vegetale, le dobbiamo proprio a loro. Ci sono senza dubbio alcuni punti critici che devono essere affrontati e che la scienza sta affrontando e per molti aspetti ha già risolto. Fintantochè però, ci sarà ques’astio e questa ferma opposizione nei confronti di una tecnologia a cui dobbiamo già molto, non potremo mai sederci e discuterne serenamente.

  11. LaniceNo Gravatar scrive:

    http://www.sciencebasedmedicine.org/once-more-bad-science-in-the-service-of-anti-gmo-activism/

    Letto ieri sera, prima ancora di leggere il “paper”.

    Sono orribilmente demoralizzata, per aver litigato per una settimana sul blog di Bressanini con uno che tra l’altro mi ricordava tanto OGMbb, e per le dichiarazioni di un grillino di stasera.

    Non ci se la può fare gente.

  12. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Alberto,

    trovami un post dove ho sostenuto che gli OGM fanno male alla salute! Al limite avrò detto che aumentano i rischi.

    Sui problemi alla salute, veramente, mi astengo. Non posso pensare che ci sia qualcuno che per soldi se ne frega della salute degli altri……No, non lo posso pensare proprio!…….e, penso, non sia mai avvenuta una cosa del genere……o no!

    Roberto,

    sono d’accordo, ma, purtroppo, alcuni scienziati ci hanno venduto di tutto e hanno rovinato la categoria. Rimane il fatto che questi OGM sono vecchi e non mantengono le promesse.

  13. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    OGMbb…

    Non so a quali scienziati tu ti riferisca ma posso convenire con te, che sicuramente ci sono brave persone, così come cattive, all’interno della categoria “scienziati”, come in qualsiasi altra categoria. Io personalmente non mi fido del singolo scienziato ma mi fido della scienza.

    Roberto Defez, un ricercatore e scienziato di chiara fama, insieme a migliaia di altri che lavorano nel campo delle biotecnologie ed in particolare nel mondo degli OGM, da moltissimi anni, ritengono che le possibilità offerte da questo tipo di tecnologia sia da valutare e prendere in seria considerazione (recentemente la FISV a firma di 12000 scienziati italiani, ha pubblicato un documento che parla di OGM). Non a caso ho parlato di tecnologia, perchè di questo si tratta. Le biotecnologie del DNA ricombinante ha reso possibile la produzione massiva di farmaci prodotti a partire da batteri ricombinanti, ha permesso di realizzare biocombustibili (per i quali tra le altre cose sono critico), bioplastiche; sempre tramite l’uso della tecnologia del DNA ricombinante è oggi possibile parlare di terapia genica, ecc… Tutto questo grazie alla ricerca di persone che fanno parte di quella comunità scientifica che è stata detta essere autoreferenziale. Sono nel mondo scientifico da non molto tempo ma di una cosa posso rassicurare le persone: la comunità scientifica non è mai autoreferenziale, difficilmente accetta le novità e al contrario è molto più conservativa di quanto si possa pensare. E’ un antitodo che la scienza si è data per non andare dietro alle mode o a facili sentimentalismi e produrre mostri quali il metodo Di Bella, il progetto Stamina, la teoria della memoria dell’acqua, o neutrini più veloci della luce o peggio, i topi “Seralinì”. Gli scienziati non sempre sono giudici imparziali ma la scienza lo è. Il metodo scientifico che contraddistingue le scienze dalle pseudoscienze è ciò che rassicura gli scienziati e il mondo tutto, che tra alti e bassi, tra clamorosi colpi di scena e smentite, tra grandi scoperte e fallimenti, le conquiste del genere umano sono destinate ad aumentare. Mi riferisco alle conquiste dell’intelletto, della conoscenza e di come questa si possa applicare per migliorare.
    Nelle mie lezioni all’università, sempre tratto con gli studenti temi (riguardo gli OGM), che tu spessissimo hai citato nei tuoi interventi: geni di resistenza agli antibiotici, promotori inducibili, trasformazione cloroplastica, maschio-sterillità, marcatori di selezione diversi da geni di resistenza ecc… sono problematiche emerse ascoltando i diversi pareri e come tu stesso hai ricordato abbiamo oggi la soluzione a questo tipo di problematiche: siamo in grado oggi di ottenere OGM di seconda e terza generazione. Ci si è arrivati però, seguendo un percorso graduale che sempre ha caratterizzato il progresso scientifico e tecnologico. Quando fu scoperta la possibilità di creare fasci collimati di onde luminose (laser) non si aveva la più pallida idea a cosa potesse servire; oggi con i laser è possibile realizzare moltissimo: dai lettori cd e dvd a terapie mediche per curare malattie, da super computer alle infinite sue applicazioni in ambito di laboratorio. Percorsi quindi, che procedono spesso a fatica e qui, in questo paese, in modo assolutamente farneticante. Stiamo abbandonando la ricerca in tutti i settori e nel settore delle biotecnologie vegetali ormai non investiamo più un euro. Mentre paesi emergenti come Cina, Brasile, Argentina e paesi ormai sviluppati come Canada, Stati Uniti, investono miliardi di euro in progetti biotecnologici (la Cina sta sequenziando moltissime nostre specie di vite), noi ci permettiamo il lusso di buttare tre milioni di euro dietro qualcosa che nelle migliori delle ipotesi può essere considerato un falso scientifico. Tanto per capirci, nello scrivere progetti di ricerca (di base) bisogna stare attenti a non scrivere la parola OGM se si vuole avere qualche possibilità che il progetto passi. Moltissimi laboratori di ricerca non hanno più fondi per poter operare, moltissimi nostri laureati nelle biotecnologie cercano lavoro all’estero…tra qualche anno non saremo più in grado di tenere testa a nessuna Nazione piccola o grande che sia. Fino a non molto tempo fa, se ti capitava di revisionare un lavoro di ricerca di un gruppo cinese, c’era da mettersi le mani nei capelli tanto era fatto male, oggi producono lavori di ottima qualità con standard internazionali ad un ritmo impressionante. Mi si dirà: e questo che c’entra con gli OGM? Semplice, il traino di una Nazione dipende dalla sua capacità di progredire in ricerca, sviluppo e innovazioni tecnologiche. Stiamo abbandonando questi settori d’avanguardia, guardando troppo spesso al passato e mai al futuro. Qual è la percezione degli OGM tra la popolazione italiana? Beh…cercando su internet e digitando la parola OGM nella sezioni immagini, è possibile visionare immagini che raffigurano pannocchie come bombe a mano, embrioni umani all’interno di pomodori, topi tagliati a metà con un ripieno al kiwi, pesci a forma di fragola, siringhe conficcate ora in un pomodoro ora in una mela, pannocchie variegate multicolore che farebbero rivoltare Barbara McClintock nella tomba se avesse saputo che i suoi studi sarebbero serviti un giorno per descrivere un OGM. Ora la domanda è questa: questo è il giusto modo di informare? Sono questi gli OGM? Si è detto “nessuno li vuole”…beh dopo aver visto queste immagini devo ammettere che anche a me è venuta una sorta di fifa. La verità è che l’aver parlato di OGM per tantissimo tempo in modo assolutamente antiscientifico, ha portato la popolazione ad una totale chiusura mentale, da non voler sentir parlare, non di OGM ma di tutto ciò che ruota intorno a questa tecnologia…conseguenza di ciò? Si abbandona la ricerca perché tanto non serve, la gente non la vuole e quindi non ha senso finanziarla. Temo invece, che quando ci si renderà conto di essere rimasti indietro, sarà ormai troppo tardi. Sono del parere che sarebbe cosa saggia dare la possibilità a chi vuole coltivare questi OGM (vecchi) di coltivarli nel rispetto delle norme comunitarie e ai consumatori eventualmente di sceglierli. Sono del parere che sarebbe cosa saggia: vigilare affinché tutto venga fatto in sicurezza, cercando di limitare qualsiasi rischio (ben sapendo che il rischio zero non esiste per nessuna cosa) e riprendere la ricerca in questo e molti altri settori all’unico scopo di migliorare il nostro paese.

  14. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Roberto,
    in questa sede non stiamo parlando di farmaci, di biocombustibili, di bioplastiche, di terapia genica, ecc… ma stiamo parlando di OGM applicati al settore agroalimentare e, in particolare, dobbiamo stabilire se per la nostra agricoltura sono una opportunità o un rischio………punto.

    Hanno degli effetti salutistici?……..sembra di no!

    Hanno degli effetti ambientali?………sembra di si!

    La Comunità scientifica non è autoreferenziale? ………..ma quando “firmano” 1.200 scienziati………. è una maggioranza bulgara che non mi convince………prova a verificare quanti giovani ricercatori “sotto concorso” si sono rifiutati di firmare un determinato documento della loro Società Scientifica……….ne troverai pochi.

    GRANDE ROBERTO…..hai scritto………..”Nelle mie lezioni all’università, sempre tratto con gli studenti temi (riguardo gli OGM), che tu spessissimo hai citato nei tuoi interventi: geni di resistenza agli antibiotici, promotori inducibili, trasformazione cloroplastica, maschio-sterillità, marcatori di selezione diversi da geni di resistenza ecc… sono problematiche emerse ascoltando i diversi pareri e come tu stesso hai ricordato abbiamo oggi la soluzione a questo tipo di problematiche: siamo in grado oggi di ottenere OGM di seconda e terza generazione”…………………

    PERCHE’ NON LI FACCIAMO? PERCHE’ DOBBIAMO COLTIVARE QUESTI “BRUTTI OGM” CHE CI FARANNO BUTTAR VIA ANCHE QUELLI BUONI, PERCHE’ LA GENTE, COME TU STESSO HAI SCRITTO, SI SPAVENTA?

    Per il resto che hai scritto, cosa vuoi che Ti dica…..”Chi è colpa del suo mal pianga se stesso”……..troppa fretta di monetizzare il risultato della ricerca scientifica, attraverso un’applicazione tecnologica quantomeno discutibile!

    Sarebbe molto bello se gli “OGM Buoni” fossero il frutto di una ricerca italiana.

  15. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    OGMbb…

    Parto dalla tua ultima affermazione: “Sarebbe molto bello se gli “OGM Buoni” fossero il frutto di una ricerca italiana”.

    Temo che difficilmente sarà possibile…e questo per i motivi che ho indicato nel post precedente.

    Per quanto riguarda la prima parte del tuo intervento invece, “Hanno degli effetti salutistici?……..sembra di no!”, vorrei entrare un pochino dentro la questione… Mais Bt (tanto discusso). Ogni OGM nasce con uno scopo, quello cioè di risolvere uno o pochi problemi specifici, che nel caso del mais Bt è quello dell’attacco della piralide. Per far capire la questione voglio raccontare una storia. Nel 2006 la comunità europea impone dei limiti rigidi sulla quantità di fumonisine che deve contenere la granella di Mais. La direttiva in questione è la 1881/2006 e il limite venne posto a 2000 ppb. L’anno successivo, con un’altra direttiva (1126/2007) tale limite venne innalzato a 4000 ppb. Accadde questo, inseguito a forti pressioni internazionali, perchè due paesi della comunità europea (Italia e Francia) avevano il 90% del mais fuori norma secondo la normativa del 2006. Lo conferma un rapporto presentato dall’Associazione Italiana Essiccatori Stoccatori Raccoglitori di cereali e semi oleosi, con il quale si chiede di innalzare i livelli di fumonisine contenuti nel mais. In particolare si fa presente che nel solo anno 2005, i livelli di micotossina all’interno del mais erano stati: inferiori a 2000 ppb per appena il 16%. Nel 30% dei casi era stato riscontrato un livello di contaminazione tra i 2000 e i 4000 ppb. Il 45% del mais addirittura presentava livelli di fumonisine superiori a 6000 ppb. Secondo la normativa del 2006 quindi, solamente il 16% del mais prodotto sarebbe potuto essere commercializzato. Prendendo in considerazione invece, la normativa del 2007 che innalza i valori a 4000ppb, non è che le cose poi migliorino così tanto. Ora, esiste una vastissima letteratura scientifica che afferma che la contaminazione da parte di fumonisine nel mais bt arrivano ad essere dalle cento alle mille volte inferiori rispetto a mais coltivato con metodiche tradizionali. Tenuto conto di questo e tenuto conto del fatto che spore di bacillus thuringensis vengono normalemte disseminate su campi di mais di agricoltura biologica, andando ad inquinare terreni e l’ambiente circostante, mi sfugge quale sia il vantaggio di usare la seconda tecnica piuttosto che la prima. Se c’è un problema d’inquinamento (dei suoli o dell’ambiente) questo sarebbe maggiormente vero per la seconda metodica. Se esiste un problema di trasferimento genico orizzontale, questo sarebbe maggiormente vero per la seconda metodica. Esiste poi il problema della disseminazione dei pollini. Nel 2007 la conferenza delle regioni e delle province autonome si sono riunite stilando quelle che dovevano essere le linee guida affinché potessero essere applicati i principi di coesistenza. All’interno di questo documento furono inseriti una serie di documenti tecnici di cui tener conto durante l’emanazione di tali norme. Vi allego di seguito alcune parti di questi allegati tecnici:

    Allegato A - Indicazioni tecniche sulle misure di precauzione A.1.
    Misure di carattere generale
    1. Conservazione delle sementi: al fine di evitare ogni commistione con altre sementi, la conservazione di sementi geneticamente modificate (GM) deve avvenire in locali separati ed in imballi integri ed etichettati. Le sementi GM devono essere trasportate con mezzi di trasporto chiusi.
    2. Seminatrici: le seminatrici utilizzate per le sementi GM devono essere sottoposte ad accurata pulizia immediatamente dopo le operazioni di semina e sono identificabili mediante specifici registri. In caso di impiego condiviso tra più agricoltori, le seminatrici di cui al presente comma, limitatamente alla stessa stagione di semina, non possono essere utilizzate ai fini della coltivazione di piante diverse da quelle transgeniche.
    3. Gestione delle attrezzature e dei macchinari: le macchine e le attrezzature impiegate per il raccolto dei prodotti di coltivazioni transgeniche devono essere sottoposte ad operazioni di accurata pulizia immediatamente dopo ogni utilizzo e devono essere identificabili attraverso registri.
    In caso di impiego, sia a livello aziendale che extraziendale, le macchine e le
    attrezzature, di cui al presente comma, limitatamente alla stessa stagione di raccolta, non possono essere utilizzate per il raccolto di prodotti diversi da quelli ottenuti da piante transgeniche.
    4. Operazioni post-raccolta: il trasporto, la conservazione, la lavorazione ed ogni altra operazione effettuata sui prodotti delle coltivazioni transgeniche, dalla raccolta al primo punto di vendita, deve avvenire in regime di separazione fisica dai prodotti delle coltivazioni diverse da quelle transgeniche e attraverso l’impiego di macchinari stagionalmente dedicati, identificabili mediante specifici registri.
    5. Coltivazione di varietà GM diverse sessualmente compatibili: nel caso in cui nella stessa azienda o in aziende limitrofe siano coltivate due varietà GM sessualmente compatibili, anche derivanti dallo stesso evento di trasformazione, al fine di minimizzare il rischio di generare una progenie che possieda un’aumentata capacità di espressione della proteina transgenica e/o una combinazione di eventi non autorizzata, la Regione o la Provincia Autonoma potrà adottare le distanze di separazione indicate nelle singole schede tecniche come quelle idonee a minimizzare il rischio di commistione.
    6. Gestione dell’intrusione della fauna selvatica: qualora nella coltura OGM in atto si registri un danno derivante da intrusione di animali selvatici, con asportazione della produzione (anche nel caso di prodotto non maturo), tale evento deve essere comunicato tempestivamente alla Regione quale autorità competente.
    7. Prelievo di residui post-raccolta: nelle colture GM è vietato asportare o prelevare residui o altro materiale derivante dalla produzione in atto, da parte di personale non autorizzato. Il responsabile della coltura GM deve dotarsi di tutti gli accorgimenti utili al fine di evitare intrusioni volte a tali prelievi.
    8. Misure di tutela delle aree chiuse per la produzione di sementi: Le colture GM sessualmente compatibili con le specie coltivate nelle aree chiuse per la produzione di sementi (istituite dalle Regioni e Province Autonome - paragrafo 5.5 delle Linee Guida) dovranno distare dal perimetro di tali aree della distanza indicata come idonea a minimizzare il rischio di commistione nelle singole schede tecniche.

    A.2. Misure di carattere specifico
    Sono previste schede tecniche per le colture del mais e della colza, in quanto colture autorizzate alla coltivazione e della soia, in qualità di coltura autorizzata all’alimentazione animale.
    Elenco delle schede colturali: 1. Mais; 2. Colza 3. Soia.

    SCHEDA TECNICA - MAIS (Zea Mays L.) Misure specifiche per la coesistenza
    Per la coltura del mais (Devos et al., 2005 e citazioni ivi contenute) esistono numerosi eventi di trasformazione autorizzati per la coltivazione nella UE. Gli studi sul flusso genico (FG) sono basati: 1-sulla misurazione delle concentrazioni di polline a varie distanze e altezze dalla fonte pollinica; 2-sulla misurazione dei livelli di incrocio a varie distanze da una fonte pollinica; 3-su modelli matematici.
    1) Gli approcci basati sulle conte polliniche mostrano che il polline è in grado di viaggiare anche per decine di chilometri (Brunet et al. 2003), ma non tengono in debito conto la mortalità del polline, la competizione pollinica, la probabilità che il polline raggiunga le sete (stigmi) della pianta ricevente, la recettività delle sete e l’aborto degli ovari; tutto ciò può risultare in una sovrastima della distanza che il polline può raggiungere e del suo potenziale di fecondazione.
    2) Gli studi basati su piante di mais riceventi stimano fedelmente la percentuale di fecondazione. Utilizzando marcatori morfologici paterni dominanti omozigoti la percentuale di incrocio viene valutata mediante analisi del carattere marcatore nella cariosside (xenia) o nella progenie. Per le PGM, la determinazione della quota di incrocio può essere valutata mediante espressione del carattere di resistenza portato dalla PGM (ad esempio, la resistenza ad un erbicida) o, più generalmente, mediante PCR quantitativa real time (qPCR) ed espressa in termini di numero di copie di genoma aploide della PGM sul totale del numero di copie di genoma aploide della specie. Questa quantificazione non è esente da problemi legati alla tecnica, ma anche al materiale campionato. La percentuale del DNA che caratterizza la PGM varia infatti a seconda se viene analizzato il tessuto verde o la granella, a seconda delle percentuali dei diversi tessuti nel campione analizzato, del livello di ploidia dei tessuti, della fase di sviluppo in cui si effettua il campionamento, dell’estraibilità del DNA dai diversi tessuti, del numero di copie del transgene nelle cellule. Inoltre, se la PGM deriva da incrocio tra una PGM omozigote e una pianta non transgenica (come nel caso di varietà ibride), la percentuale di incrocio calcolata è la metà di quella totale, perché solo la metà del polline della PGM porta il transgene. Oltre al problema della quantificazione, i risultati delle sperimentazioni in campo differiscono in base al disegno sperimentale. Ad esempio, quando le piante riceventi sono piante singole o piccole parcelle a distanze diverse dalla fonte di contaminazione (pollinica) la percentuale di incrocio risulterà con tutta probabilità maggiore di quella che si ottiene quando le piante riceventi sono coltivate in appezzamenti più grandi, simili a quelli della normale coltivazione. Infatti la nube pollinica densa che sovrasta un campo di mais costituisce un ostacolo all’ingresso di polline che proviene dall’appezzamento contaminante. Data la diminuzione della percentuale di incrocio dall’esterno verso l’interno del campo ricevente, la percentuale di incrocio va calcolata in diversi punti del campo ricevente e la media dei dati ottenuti fornirà la percentuale più attendibile.
    3) L’utilizzo di modelli matematici per lo studio del flusso pollinico nel mais è fortemente crescente. Uno dei modelli più utilizzati a livello europeo è il MAPOD (Angevin et al. 2003; Angevin, 2004; Bock A K. et al., 2002; Messéan A., 2005; Messéan A. et al., 2003; Messéan A. et al., 2006) che si basa su una serie di dati: -di caratterizzazione territoriale (elaborazioni di dati territoriali mediante GIS) che permettono di descrivere la forma, le dimensioni e l’orientamento degli appezzamenti, -climatici su base giornaliera della
    temperatura (min-max-med),
    precipitazioni, stress idrico, velocità e direzione del vento, -varietali come il nome delle varietà utilizzate GM e non-GM, la temperatura necessaria per la fioritura del fiore femminile, il genotipo del mais GM (eterozigote, omozigote); -del sistema colturale, quali la data di semina, la densità di semina (piante/ettaro) e l’irrigazione (se irrigato o meno). L’elaborazione delle informazioni sopra descritte permette di simulare
    differenti scenari di contaminazione in
    relazione alle caratteristiche del sistema colturale, delle varietà utilizzate, dei dati climatici, ecc.. Il modello restituisce le caratteristiche delle misure che è necessario rispettare per far in modo che non vengano superate le soglie di contaminazione prescelte e permette di valutare gli effetti delle misure adottate. In particolare, le principali strategie/misure utili a permanere al di sotto di una determinata soglia di contaminazione che possono essere testate, sono le seguenti: - la distanza di sicurezza da tenere tra un appezzamento di mais GM e GM-free (Isolation distance); - la differenza del periodo di fioritura tra mais GM e GM-free (Flowering time-lag); - la larghezza della superficie di mais GM-free coltivato in prossimità di mais GM che dovrà essere considerato GM a causa del superamento della soglia di contaminazione (Discard width); - la larghezza della superficie di mais GM-free coltivato attorno all’appezzamento di mais GM volta alla riduzione della percentuale diffusione dei pollini di mais GM (Non-GM width). Il modello consente di stimare gli effetti delle misure sopra specificate in relazione alle soglie di contaminazione prescelte in funzione di determinati obiettivi specifici per ambiti di interesse diversi (es. 0,01% tolleranza zero, 0,9% soglia con obbligo di indicazione in etichetta).
    Per quanto riguarda il flusso genico via seme, la presenza di piante di mais emerse
    spontaneamente nelle colture successive è stata rilevata da alcuni ricercatori in Argentina (Poggio et al., 2004), ma in generale i rischi sembrano abbastanza contenuti, sia perché il mais non dà luogo ad apprezzabili perdite di semi in campo prima e durante la raccolta, sia perché non vi sono fenomeni di dormienza primaria rilevanti (Tolstrup et al., 2003) e di conseguenza i semi tendono a germinare molto presto dopo la raccolta, specie se l’inizio dell’autunno è piovoso. Per quanto risulta agli
    scriventi, non esistono in bibliografia studi dettagliati relativi alla dormienza
    secondaria e alla longevità dei semi nel terreno, anche se è esperienza comune che il mais tende a non essere fonte di infestazione nelle colture successive. Nonostante le difficoltà tecniche e la molteplicità degli elementi in gioco la sperimentazione ha permesso di raggiungere alcuni punti fermi (Devos et al., 2005). I fattori che giocano un ruolo nel controllo della contaminazione sono: le distanze di isolamento, la dimensione, la forma e l’orientamento dei campi, le caratteristiche dei venti e del clima locale, la pioggia, la vitalità pollinica, l’umidità del polline, l’epoca di fioritura, la destinazione commerciale del prodotto, le procedure di campionamento, i metodi utilizzati per studiare la dispersione del polline, il metodo di quantificazione e il tipo di materiale vegetale analizzato. Due progetti finanziati
    dall’UE nell’ambito del VI programma quadro (Co-Extra, http://www.coextra.org/ e SIGMEA,
    http: //sigmea.dyndns.org) si propongono di colmare i vuoti di conoscenza e raccogliere dati sperimentali sulla base di protocolli condivisi. Le colture di mais da seme hanno esigenze di purezza più elevate di quelle per la produzione di granella o foraggio. Il produttore è in questo caso disposto ad accettare e applicare una protezione più elevata dalle contaminazioni, a cominciare dalla scelta della zona di produzione. Accordi tra gli agricoltori per quel che riguarda l’avvicendamento, le date di semina, la scelta di varietà a diversa precocità possono essere necessari per migliorare la coesistenza.

    Prescrizioni
    File di mais non GM prescritte: al fine di ridurre la quantità di polline GM capace di disperdersi, il campo di mais GM deve essere obbligatoriamente circondato da una fascia di mais non GM, della stessa classe FAO, di un’ampiezza pari ad almeno 10 file, comunque non inferiore a 7 metri. Tale fascia è considerata parte della coltura GM.
    Distanze minime di separazione: a) mille metri, quale distanza idonea a minimizzare il rischio di commistione, con l’obiettivo di garantire una contaminazione pari allo 0 tecnico (<0,01%) nei confronti delle coltivazioni di mais confinanti;
    b)
    trecento metri, quale distanza idonea a mantenere la commistione al di sotto di una contaminazione dello 0,9% nei confronti delle coltivazioni di mais confinanti. In ogni caso la distanza minima non potrà scendere al di sotto dei centocinquanta metri se sono seminate almeno 15 file, in ogni caso non meno di 10 metri, di mais convenzionale della medesima classe FAO, i cui geneticamente modificati.
    prodotti sono, comunque, commercializzati come
    Zone con particolari caratteristiche climatiche: nel caso in cui la coltura GM venga effettuata in zone con particolari condizioni climatiche (ventosità o eventi climatici intensi e ciclici) individuate dalla Regione e/o dalle Province Autonome, le distanze possono essere incrementate di un coefficiente di sicurezza pari a 3. Tale coefficiente può essere ridotto a 2, qualora esistano particolari accorgimenti, quali idonee barriere frangivento o altre misure atte a ridurre la velocità del vento e la dispersione del materiale GM.
    Misure specifiche di coltivazione di varietà resistenti a fitofagi: negli appezzamenti coltivati con varietà di mais GM aventi caratteristiche specifiche che le rendono resistenti ad insetti fitofagi, attraverso sistemi che provocano la morte degli insetti bersaglio (es. Mais BT), il mais GM deve essere messo in coltura riservando, almeno il 20% dell’appezzamento, a varietà di mais convenzionale che costituirà l’area rifugio avente il fine di mantenere gli equilibri delle catene trofiche esistenti e non danneggiare gli insetti non bersaglio. Nel conteggio del 20% possono rientrare anche le file di bordo. Qualora intercorrano specifici accordi tra confinanti, il 20% può essere calcolato sul totale dell’area coltivata. Le varietà di mais convenzionale impiegate devono avere la stessa classe di precocità di quella GM.
    Misure specifiche di gestione di varietà di mais resistente ad erbicidi: chi coltiva varietà di mais GM resistente ai diserbanti (es. Mais HT) è obbligato a trasmettere all’Autorità regionale competente copia del registro dei trattamenti mettendo in evidenza quelli effettuati sugli appezzamenti interessati.

    Tutto questo per dire che bisogna studiare caso per caso e mettere in bilancio gli aspetti positivi e negativi, vedere se esistono le premesse per ridurre o annullare quelli negativi ed eventualmente il modo di farlo. Produciamo effetti imprevisti anche quando facciamo selezione artificiale di una specie piuttosto che un’altra, quando mutagenizziamo un’organismo per mutagenesi casuale o tilling, quando effettuiamo un incrocio tra due specie incompatibili, quando operiamo un embryo-rescue o una fusione protoplastica. Non esiste mai una semplice soluzione per problemi complessi ma sempre soluzioni complesse per problemi semplici.
    Spero tanto che in futuro si possa arrivare, qui in Italia magari, a produrre prodotti (anche agroalimentari) sempre migliori…per ora la vedo buia.

  16. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Roberto,

    null’altro?

    il mais Bt, da solo, non risolve il problema delle micotossine

    http://ogmbastabugie.blogspot.it/2012/10/il-problema-delle-micotossine-e-il-mais.html

    e sulle “maggioranze bulgare” niente da dire?

  17. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Mi riferisco alle grandi colture (mais, bietola da zucchero, soia, colza, girasole, frumento duro e frumento tenero e cereali minori ecc. ecc.)

    Le annate agrarie da 10 anni a questa parte sono caratterizzate da alti e bassi paurosi in fatto di produttività, sono situazioni che mettono a rischio qualsiasi impresa economica, specialmente in un contesto di moneta unica non svalutabile e di mondializzazione sempre più spinta e quindi aumento esponenziale della concorrenza.

    Il clima sta variando (lasciamo stare di chi sia la colpa) e le anomalie si fanno sempre più marcate ed incidono sempre più sul comportamento varietale in uso.

    Il potere d’acqusito degli italiani cala ed è destinato a calare ulteriormente perchè nessuna decisione viene presa per invertire la rotta ed il nostro debito pubblico limiterà qualsiasi iniziativa da prendere. Auguriamoci che ci sia ancora gente che finanzia il nostro debito pubblico

    Conclusione la nostra bilancia alimentare è sempre più in disequilibrio e la nostra agricoltura anche da un punto di vista umano non ha capacità di reazione consoni all’evoluzione prefigurata. L’unico modo escogitato da molti agricoltori in questo frangente è quello di divenire acriticamente “tirchi” nell’uso dei mezzi tecnici di produzione.

    O ci mettiamo ad innovare, ma con tempi di trasferimento delle innovazioni all’applicazione sul campo molto più veloci, oppure ci sarà una buona fetta della nostra popolazione che dovrà destinare la gran parte dei loro introiti per mangiare, è ipotizzabile che presto qualcuno l’ultima settimana del mese non mangi, aspettando l’inizio del mese per ricominciare a farlo.

    Caro Roberto vedrai che situazioni di questo genere spazzeranno via tutte le le misure tecniche di precauzione che encomiabilmente hai indicato e si guarderà solo alla commestibilità intesa in senso largo.

    Volete previsioni di tempo? Entro 10 anni vivremo una situazione di questo genere

  18. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    OGM

    Per favore discuti nel merito e non di questioni che attengono alla filosofia ed all’ideologia.

  19. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Non faccio mai filosofia, discuto sempre di cose reali……molto reali:

    1 – questi OGM non sono adatti all’agricoltura italiana. L’Italia, anche con gli OGM, con le sue piccole aziende agricole, non potrà mai competere sul mercato mondiale sulla base dei bassi costi e dei bassi prezzi, ma potrà competere solo sulla base della qualità;

    2 – con gli OGM l’agricoltore non guadagnerà di più, perché se è vero che calano i costi di produzione è altrettanto vero che nel lungo periodo calano anche i prezzi di mercato, in quanto il prezzo non viene fissato dall’agricoltore (in agricoltura, nel lungo periodo, costo unitario medio, costo marginale e prezzo di mercato tendono a coincidere). Anche l’esplosione delle superfici coltivate a livello mondiale in certi Paesi non è sinonimo di maggior reddito per il coltivatore, ma è dovuta alla mancata etichettatura degli alimenti OGM in questi stessi Paesi;

    3 - i brevetti sulle piante trasformeranno il nostro agricoltore in un “prestatore di manodopera e di capitali” nei confronti del detentore del brevetto;

    4 – gli OGM favoriscono la delocalizzazione produttiva. Quando avremo piante che “resistono” ad ogni avversità e ad ogni condizione pedoclimatica, è molto probabile che la loro coltivazione si sposterà in Paesi che hanno situazioni di costo di produzione più favorevoli delle nostre;

    5 – gli attuali OGM hanno il transgene inserito nel nucleo e determinano “inquinamento genetico” e, pertanto non rendono possibile la coesistenza con altre forme di agricoltura, sia essa convenzionale o biologica. Da rilevare che, oggigiorno, le moderne tecniche di ingegneria genetica consentirebbero di introdurre il transgene nei cloroplasti, evitando così l’inquinamento genetico;

    6 – gli OGM favoriscono le strategie di appropriazionismo e di sostituzionismo del settore industriale nei confronti del settore agricolo. Con gli OGM il reddito dell’agricoltore nel lungo periodo è destinato a diminuire;

    7 – gli OGM possono determinare la scomparsa dell’industria sementiera nazionale, determinando così grande preoccupazione per la sicurezza alimentare, sia da un punto di vista quantitativo, sia da un punto di vista qualitativo.

    8 – gli OGM da soli non risolvono il problema delle micotossine;

    9 – le piante OGM resistenti ai diserbanti non risolvono il problema delle erbe infestanti, in quanto:
    - le erbe infestanti dopo pochi anni maturano una resistenza genetica al diserbante;
    - le erbe infestanti parentali acquisiscono il transgene dalle piante OGM coltivate e diventano esse stesse resistenti al diserbante;
    - le piante transgeniche coltivate (per esempio colza OGM) in annate successive diventano esse stesse infestanti di altre coltivazioni;

    10 – gli attuali OGM non risolvono il problema degli insetti nocivi (anche utilizzando il mais Bt, la piralide dopo pochi anni diventa resistente alla tossina Bt);

  20. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Tutto quello che dici avverrà indipendentemente dagli OGM. Se anche Brasile e Argentina non usassero OGM ti innoderebbero di loro produzioni visto che noi non possiamo fare senza e loro aumentano enormemente le loro produzioni.

    Oilà il mondo va avanti stiamo discutendo di OGM vecchi di vent’anni e dato che chi li produce non ha nessun concorrente che studia altri OGM li mantiene finchè mungendoli ricavano latte. Ma credi proprio che nel cassetto non abbiano altre cose? Analizza la lista dei brevetti richiesti e poi vedrai quanta carne hanno in caldo, mentre noi non solo ci siamo fermati ma abbiamo fatto grandi passi a ritroso.

    Credi che l’Aventini di noi europei spaventi i paesi esportatori di derrate? Sei un illuso, facciamo solo il loro gioco sotto due forme 1° retrogrediamo scientificamente 2° non concorrenziamo più il loro commercio

    Spera solo di non incontrarmi quando vivremo lo scenario che ho delineato sopra (sarà impossibile perchè sarò morto…) e vedrai come ti faccio correre a calci in culo per quello che hai sostenuto.

  21. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Ciao OGMbb…

    Non ho risposto alla questione “maggioranze bulgare” perchè non ho dati per smentire o validare le tue affermazioni. E’ una tua opinione e la rispetto… :-)

  22. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Roberto,

    a volte l’evidenza dei fatti è molto più probante di qualsiasi dato!

    Sei sotto concorso? aaaaaaaaa c’è l’ASN adesso…..ok…..ok….cambiamo discorso…..

  23. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Alberto,

    ….sinceramente…..se io fossi consulente del Ministro dell’agricoltura americano gli direi “Avanti con gli OGM”, rappresentano un mezzo per rimanere competitivi sul mercato mondiale delle commodities.

    Ma noi siamo in Italia…….aziende medie di 7-8 ettari, che stanno chiudendo, perchè i prezzi della globalizzazione non consentono nemmeno di pagare le lavorazioni del terreno…….con tutti i problemi delle aree marginali, che non sono per nulla in grado di competere sulla base dei bassi costi………..la collina si spopola e quando piove abbiamo bisogno della protezione civile………ma Tu la vedi l’azienda della collina umbra o toscana che deve competere con gli OGM con la grande azienda americana o argentina…………

  24. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Ciao OGMbb…

    Credo ci sia qualcosa del tuo pensiero che mi sfugge!!!…Potresti renderlo palese?
    Fammi capire bene…Tu credi che le ditte multinazionali paghino professori universitari, direttori di istituti scientifici, membri importanti di associazioni scientifiche come la FISV, la SIGA, l’Accademia Nazionale dei Lincei, per portare avanti i loro interessi e che questi mantengano sotto scacco i loro “subalterni” influenzando le loro ricerche e il loro pensiero?

  25. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    mai detto questo….lo pensi tu?

  26. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Ogmbb…

    Potresti spiegare allora il passo precedente? Te ne sarei grato perchè non riesco a capirlo…

  27. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    non ci sono spiegazioni….ognuno è libero di pensare quello che vuole

  28. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Credo faccia bene Defez!!!

  29. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    OGM bb

    Ma noi siamo in Italia…….aziende medie di 7-8 ettari, che stanno chiudendo,

    Appunto sono le aziende da 7/8 ettari che bisogna eliminare e quelli che fanno il portiere di notte e anche l’agricoltore come te che bisogna far sparire non certo gli OGM e questo termine per me è sinonimo di innovazione a tutti i livelli.

  30. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    ok……facciamoli sparire……..sono oltre 1,4 milioni di aziende agricole….su un totale di 1,7 milioni (anno 2007).

    http://agri.istat.it/jsp/dawinci.jsp?q=plSPA0000010000011000&an=2007&ig=1&ct=435&id=68A

    Sono aziende che a differenza delle aziende americane e canadesi hanno un elevato reddito da manodopera (coltivazioni orticole, frutticole, ecc.) e ci consentono di presidiare il territorio……se non ci fossero queste aziende agricole sul territorio, la Protezione Civile, e quindi tutti quanti noi, dovrebbe spendere molto di più per la manutenzione del territorio.

    Cosa ne faremo poi di oltre 1,4 milioni di disoccupati che tu Alberto vuoi creare?

  31. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Sono già dei disoccupati come agricoltori, in realtà campano di pensione o di altri redditi e del territorio se ne fregano, perchè dalle colline sono venuti giù in tanti. Non crederai alle statistiche della Coldiretti o dell’istat che fanno conservare lo status di agricoltori anche ai morti.

  32. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    ok…ok……l’ISTAT ha 2493 dipendenti circa

    http://www.istat.it/it/files/2011/08/pianta-organica.pdf

    se avessero assunto Guidorzi avrebbero risparmiato 2492 stipendi.

  33. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ma se l’ISTAT e n’è accorta che esisteva il seme confettato di bietola solo dopo 12 anni. Infatti le superfici investite a bietola dai dat istat erano enormemente superiori.

    E’ vero on non è vero che molte aziende agricole sono condotte da pensionati?

  34. Giorgio FidenatoNo Gravatar scrive:

    Per una disamina approfondita dello studio della Carman, vedi qui: http://www.movimentolibertario.com/2013/07/lo-studio-sui-maiali-di-judy-carman-e-solo-propaganda-pseudoscientifica-e-anti-ogm/

  35. Giorgio FidenatoNo Gravatar scrive:

    Mi introduco nel ragionamento di Mattioli al n. 15 e dico: chi ha il problema di non essere “commistiato”? Risposta: il produttore di mais biologico o convenzionale. E allora: per io biotech devo stare a 300 mt di distanza da uno che coltiva biologico o convenzionale? Sarà lui che dovrà stare a 300 mt da me. Nella costituzione vige il principio di eguaglianza e quindi il diritto del coltivatore biologico è uguale al diritto del coltivatore biotech. Inoltre la costituzione afferma (art. 23) che non possono essere imposte prestazioni patrimoniali ad un individuo. Inoltre non possiamo far finta di non vedere come è fatta la natura e non possiamo non vedere che Dio ha creato il mais come una pianta che affida al vento la dispersione del suo polline e non ha creato una pianta di mais in cui il maschio e la femmina copulano. Quindi, poiché non possiamo legiferare contro la natura, perché apoditticamente è fatta così, uno deve tener conto di come è fatta la natura e quindi se vuole ottenere un certo prodotto dovrà stare distante da colui che lo deprezza. E così oggi accade che chi vuole fare mais da seme si darà da fare per isolare la sua coltivazione da altre coltivazioni di mais che porterebbero ad un deprezzamento del suo prodotto. Mai il coltivatore di mais da seme può pretendere che nel raggio di 3-400 metri dalla sua coltivazione nessuno possa coltivare mais.
    I biologici oltre a ritenersi superiori a tutti gli altri vogliono anche stravolgere il diritto agrario!!!!

    Conclusione: chi vuole ottenere un mais biologico o convenzionale e non vuole assolutamente essere “commistiato” da un mais biotech, dovrà darsi da fare per impedire nella maniera maggiore possibile la commistione, sia fisica che pollinica.

    Detto in altre parole e brutalmente: sono cazzi dei produttori biologici e convenzionali capire come evitare la presenza involontaria di tratti OGM nelle proprie produzioni. Io sono disposto a collaborare nel senso che a febbraio posso informare i miei confinanti che sul mio tal terreno seminerò oGM e una varietà con un dato ciclo vegetativo e in prossimità della semina, posso informare i miei vicini che nel tal giorno seminerò l’OGM!!!
    Tutto il resto è costituzionalmente illegale!!!!!

  36. Giorgio FidenatoNo Gravatar scrive:

    alla fine della seconda riga c’è un errore. Cambiare e mettere al posto di “…per io…” “…perché io…”

  37. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    @ Giorgio Fidenato…

    Trovo la questione spinosa.

    Avrei però una domanda….Le distanze di sicurezza apparse in quelle linee guida sarebbero realmente applicabili secondo voi? In altre parole esiste la possibilità pratica di tenere distanti campi diversi (ovviamente con piante interfeconde) a 300-500 metri, o anche più?

  38. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto

    No di certo sicuramente molti agricoltori rinuncerebbero a fare mais biotech. se queste sono le disposizioni.

    Indipendentemente dal fatto che è arbitrario e totalmente fuori da ogni dato scientifico a favore usare simili distanze di 300/500 m e credo anche che siano disposizioni sanzionabili come surrettizie alla pratica proibizione. Distanze di tal genere non sono usate nemmeno tra mais giallo e mais bianco e dolce, non solo ma è il produttore di mais Bianco e dolce che si allontana. Allo stato dei rapporti di semina, capisco che sia il biotech che si allontana dal convenzionale, ma le distanze si ridurrebbero di molto se il biotech fosse contornato da due giri di seminatrice di seme convenzionale e ciò non rappresenterebbe un gran disturbo. Non capisco però che sia il biotech che si allontana da un campo di mais biologico visto i rapporti di importanza attuali. Lo si fa solo per dire, vuoi fare del biotech, come se questo fosse una fonte di contagio di peste nera? E noi ti mettiamo nel lazzaretto ed in questo modo otteniamo due scopi: 1°impediamo le semine di biotech, senza passare per proibizionisti, 2° la gente di fronte queste legislazioni rinforza il suo credere che si tratti di veleni da cui stare lontanissimi.

    Sarebbe meglio che le istituzioni divulgassero queste notizie se le persone che le compongono fossero oneste intellettualmente (CAPITO SIGNORA SERRACCHIANI - quando va in televisione deve dire che su certe cose ideologiche lei è disonesta intellettualmente!!!):

    1° Il mais ha un genoma di 2,5 Gpb organizzato su 10 cromosomi. La taglia del genoma del mais è simile al genoma umano. L’organizzazione del genoma è abbastanza complesso in quanto l’88% del DNA è costituito da sequenze ripetute. I geni invece occupano solo il 12% restante e formano delle isole immerse in un “oceano” di sequenze ripetute. Pertanto quando mangiamo tutto il DNA d una cellula di mais noi ingeriamo geni solo per il 12% del DNA mangiato. Se poi facciamo il confronto a livello di numero di geni la pochezza è ancora più esaltata. Quando mangiamo una molecola di DNA del mais ingeriamo circa 32.000 geni di cui solo uno può essere transgenico e per i transgeni fino ad ora costituiti sappiamo che vi è equivalenza di codifica.


    ** numeri di granuli di polline per pianta = 14 milioni
    ** numeri di piante per ettaro 1.000.000
    ** numero di granuli di polline per ettaro 14 miliardi

    ** presenza di granuli di polline in funzione delle distanze
    - a 10 km 1 granulo ogni 100 mq
    - a 100 km 1 ogni 1000 km
    Ma ciò è solo un fatto statistico in quanto il polline resta vitale 2-3 ore in funzione delle condizioni ambientali, quindi queste distanze devono essere percorse in questo tempo.

    ** Tuttavia il dato ritenuto nelle regolamentazione della produzione delle sementi è che a 25 m di distanza tra due campi la purezza varietale che si ricava è già superiore 99% e ricordiamoci che le leggi UE immodificabili da un Paese membro dichiarano NO-OGM quando il livello di presenza di OGM è dello 0,9%. Tenere conto che in campo dove si produce seme il numero di piante che produce polline è enormemente inferiore ad un campo convenzionale o biotech. infatti qui ogni 4/6 file ve ne sono solo due che producono polline e quindi la nube di polline è molto inferiore e lascia più spazio a polline estraneo per fecondare.

    ** Sopravvivenza del granulo di polline nel corso di un giorno:
    Se ammettiamo che il polline rilasciato da un pennacchio di mais alle 11 di mattina è vitale al 100% (ma non è vero) alle ore 14 di vitale ne resta solo il 20%, alle ore 17 non più del 10% mentre alle ore 20 più nulla è rimasto vitale.

    ** semi transgenici in una parcella non transgenica lontana qualche Km circa 2 su ogni 100.000 semi.
    ———————
    Fonte: Yves Brunet, DR, Inra, Bordeaux

  39. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    @Alberto…

    Grazie Alberto delle informazioni.

  40. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    @Alberto…

    Tieni presente che erano solamente linee guida che non hanno avuto alcun seguito.

  41. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    giorgio fidenato,

    continua così…….sei lo sponsor migliore degli “Anti OGM”.

  42. Giorgio FidenatoNo Gravatar scrive:

    OGM, bb.

    I tuoi amici dicevano la stessa cosa quando ho cominciato la battaglia. Mi ignoravano, mi prendevano per matto: Se la ridevano sotto i baffi e già si pregustavano la mia condanna. Vai pure avanti così, con il tuo atteggiamento ignorante e spocchioso: mi porta fortuna!!!

    Ricordati che la coesistenza è un non problema. Lo avete fatto diventare voi nel tentativo di fermare gli OGM perché pensavate e pensate che non potete essere sfiorati dal polline OGM, altrimenti causa e richiesta danni. Ma non è così: l’impollinazione incrociata è un fenomeno naturale e una persona non può essere chiamato a rispondere di cose naturali. Fatevene una ragione e imparate come evitare il più possibile la commistione. Solo così potete difendervi dall’impollinazione incrociata. Tutto il resto sono solo vostre fantasie!!!

  43. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Ciao Giorgio Fidenato…

    Quando nel precedente post (37) ho scritto: “Trovo la questione spinosa”, mi riferivo al fatto che vigenti tali normative, un agricoltore che vuole coltivare un prodotto per venderlo come alimento non OGM (magari biologico), potrebbe trovarsi nell’impossibilità di vendere tale prodotto qualora risulti contaminato da polline GM (caso Bablock contro lo Stato di Baviera - sentenza C442-09 del 6 settembre 2011).
    Ritengo si debba rivedere invece la normativa. Normative così stringenti sugli OGM finiscono per ledere i diritti sia di chi vuole coltivare OGM, sia di chi non vuole coltivarli. In tal senso basterebbe rivedere alcuni articoli della direttiva 1829/2003 sui quali si basa la sentenza precedentemente menzionata. Trovare un punto d’incontro potrebbe essere la soluzione migliore.

  44. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Non metteranno mai delle distanze di 3-500 metri perchè comunque troveremo un campo dove piantare mais OGM ed è questo che non possono sopportare. Loro devono solo vietare tutto e comunque e siccome non permettono la coesistenza tutti i decreti verranno demoliti in sede legale

  45. roberto defezNo Gravatar scrive:

    X Giorgio

    aggiungerei che se si deve parlare di contaminazione anche io chiedo che i biologici che usano farine animali come concimi stiano a 20 km dal mio campo altrimenti non posso produrre un mais adatto per un vegano.

    Comunque sia il 2013 è l’anno in cui, grazie a Giorgio, è stata abbrogata di fatto la legge penale di Pecoraro del 2001 che vietava la coltivazione di mais OGM. E questo schiaffone gli sta ancora facendo girare la testa

  46. Giorgio FidenatoNo Gravatar scrive:

    Ciao Roberto Mattioli.
    La questione è questa. L’internazionale verde furbescamente sta cercando di mettere sul piatto il tema della coesistenza impossibile per impedire ancora a chi vuole coltivare OGM di farlo. E per ottenere ciò si è inventato un regolamento dei prodotti biologici mettendo dei limiti stringentissimi per poterlo ancora definire OGM. E questi autoregolamenti se li è fatti diventare legge.

    Poi la loro pretesa è che per raggiungere questi obiettivi intendono scaricare le misure positive sugli altri, facendo finta di non conoscere come stanno le cose in natura.

    L’errore che fanno anche le corti è di cercare di caricare di repomsabilità coloro che coltivano gli OGM.

    Ora a me risulta che da sempre chi vuole coltivare mais bianco o mais dolce o mais waxy o mais da seme ha dovuto interessarsi per far si di venire “contaminato” il meno possibile. Ovvero, è chiaro che se uno coltiva il mais ibrido giallo vicino a questi, provoca un danno commerciale alla sua produzione. Ma non dimentichiamo che chi semina il mais ibrido lo fa sulla sua proprietà. Non ho mai visto che nessuno di questi produttori abbia portato in tribunale chi coltiva il mais ibrido giallo sulla sua proprietà. Tutti i disciplinari di produzione di queste tipologie di prodotti chiedono agli aderenti di adottare delle misure di coesistenza con i produttori di mais ibrido giallo al fine di avere il minor danno possibile, ovvero un tasso di commistione sotto un certo limite commercialmente tollerabile. Ma mai queste misure di coesistenza posso spingersi fino a impedire ai produttori di mais ibrido giallo di coltivare la propria proprietà. In altre parole i regolamenti di coesistenza che si sono dati valgono per se stessi e non hanno nessun valore giuridico per gli altri.

    Nel caso del mais OGM invece gli ambientalisti verdastri hanno l’assurda pretesa di imporre a chi coltiva il mais biotech di non poterlo fare, nemmeno sulle proprie proprietà perché ciò li inquinerebbe. Questi signori. di fronte a due interessi legittimamente divergenti, hanno la pretesa che il loro diritto ha più valore di coloro che vogliono coltivare OGM. E per aggravare la situazione hanno la pretesa anche di avere la loro produzione in purezza assoluta (che in natura non esiste!!!).

    Dicendola tutta e brutalmente: sono cazzi dei biologici come fare ad ottenere la produzione priva di tratti OGM!!! Non è un nostro problema. Il massimo che possiamo fare è collaborare e stringere accordi volontari. IUl resto è puro arbitrio!!!!!

  47. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    MORALE

    IL LUPO E L’AGNELLO

    Un lupo vide un agnello vicino a un torrente che beveva,
    e gli venne voglia di mangiarselo con qualche bel pretesto.
    Standosene là a monte, cominciò quindi ad accusarlo
    di sporcare l’acqua, così che egli non poteva bere.
    L’agnello gli fece notare che, per bere, sfiorava appena l’acqua
    e che, d’altra parte, stando a valle non gli era possibile
    intorbidire la corrente a monte.
    Venutogli meno quel pretesto, il lupo allora gli disse:
    <>
    E l’agnello a spiegargli che a quella data non era ancora nato.
    <> concluse il lupo, <>

    La favola mostra che contro chi ha deciso di fare un torto
    non c’è giusta difesa che valga.
    Anche i capi di stato, quando hanno in mente di ottenere
    un vantaggio usando la forza inventano pretesti, e non è possibile
    farli desistere con argomenti giusti e fondati.

  48. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Dimenticavo… se non ci sono i Fidenato!

  49. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Ciao Giorgio…

    Ma che a te risulti…un prodotto biologico con un livello di contaminazione al di sotto dello 0,9%, può ancora essere considerato biologico? (Parlo a livello di normativa) Se si, il problema non esiste. Altra cosa…So che un nuovo alimento, fatto con, a partire da o costituito da OGM, deve subire un processo di autorizzazione (1829/2003). Su questo presupposto si basa la sentenza nel caso Bablok: il miele con polline OGM non poteva essere messo in commercio in quanto (se pur con una soglia inferiore dello 0,9%) alimento non ancora autorizzato… Questo processo di autorizzazione vige anche per altri alimenti (fatti con prodotti non OGM)? In caso non esista per gli altri casi, si potrebbe eliminare il processo di autorizzazione nel caso il livello di contaminazione sia inferiore allo 0,9%…

    GRAZIE DELLE INFORMAZIONI!!!

  50. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    P.S.: OVVIAMENTE le domande sono rivolte anche a Roberto e Alberto…

    Grazie a tutti :-)

  51. Giorgio FidenatoNo Gravatar scrive:

    Se non sbaglio la normativa dice che per essere etichettato come biologico, l’alimento deve contenere meno o uguale allo 0,6%.

    Ora però se andate a vedere la raccomandazione del 2010 vedrete che i verdastri sono riusciti a far sirti ere alla Commissione che possono essere tutelati anche se sono sotto lo 0,6% perchè per un biologico solo a sentir parlare che nei dintorni c’è un produttore Biotech, anche se questo non provocherà alcuna commistione, è già sufficiente per non riuscire a vendere tale prodotto come biologico. È per questo motivo si sono fatti scrivere dalla Commissione che queste situazione possono portare ad un divieto di coltivazione degli OGM in certe zone.

    Ora vi faccio un esempio. Io e alcuni miei amici costituiamo un’associazione per la tutela delle caratteristiche culturali occidentali e della razza bianca di un se terminato territorio. Nello statuto mettiamo che, per essere considerato territorio culturalmente occidentale- razza bianca non ci devono abitare un numero di persone di colore che supera una certa percentuale, mettiamo lo 0,6%. Inoltre sosteniamo che anche la presenza di persone di colore anche sotto la % dello 0,6% provoca un deprezzamento del valore delle case e che quindi è necessario che le persone di colore non ci abitino in quel territorio, pena il deprezzamento del valore delle case.

    Se voi nella storiella sostituite ai protagonisti bianchi il biologico e ai protagonisti neri l’Ogm, vedrete che quelli dei biologici possono portare delle aberrazioni anche nel campo sociale.

    È non si può dire che è un’altra cosa: se passa il principio voluto dai biologici domani a livello sociale può passare il concetto della mia storiella. Per niente i nazisti erano dei salutisti impeccabili e molto amanti degli animali. Nei filmati d’epoca si vede spesso hitler che accarezza i cani e bambini rigorosamente ariani.

    Il principio per cui i biologici vogliono la purezza della loro produzioni ha la stessa matrice della purezza della razza di hitleriana memoria.

    Poi non si capisce l’amore per la natura e per le varietà tradizionali. Quando i leghisti volevano la difesa della cultura delle popolazioni tradizionali dei territori questi fanatici nipotini di hitler si scagliavano contro e vogliono il meticciamento delle popolazioni, mentre per la natura vogliono la purezza.

    Per questo io è Facco li appelliamo con l’aggettivo NAZICOMUNISTI. Sono proprio dei NAZICOMUNISTI!!!!

  52. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto Mattioli

    Che io sappia il livello dello 0,1% di OGM nei cibi biologici è un limite autoimposto dall’agricoltura biologica, ma non vi è nessuna legge che lo dica, tanto è vero che l’etichettatura del biologico non prevede nessuna analisi di qualità, ma è solo un protocollo che prevede pratiche da mettere in atto. Quindi il consumatore che crede, mangiando biologico, di mangiare più pulito, più buono o più salutare è solo una sua impressione, che evidentemente le organizzazioni biologiche lasciano credere ben felici di farlo. Le regole ora valide dicono che al di sotto dello 0,9% un cibo non è da considerarsi proveniente da OGM se ammessi. La faccenda Bablok ha assunto le sembianze di una vicenda da telenovela, in quanto una sentenza dell Corte di Giustizia interpretata come anti-OGM e favorente in massima parte il miele europeo si è rivelata un’arma a doppio taglio. A suo tempo ho scritto un articolo per Spazio Rurale che qui sotto ti ripropongo:
    ————————–
    Miele e polline, un “cul de sac”

    L’euforia degli apicoltori europei per una sentenza della CGUE (Corte di giustizia UE) potrebbe avere conclusioni beffarde.

    Abbiamo già avuto modo di informare su una sentenza delle CGUE che, a seguito di una denuncia dell’apicoltore tedesco Bablok per avere riscontrato del polline OGM nel suo miele, dichiarava il miele in parola e quindi tutti i mieli rientranti nella fattispecie: Un alimento prodotto a partire da OGM” quindi da assoggettare alla legislazione vigente per questo tipo di alimenti.
    Tuttavia questa definizione di miele contenente polline OGM, benché contestabile da un punto di vista concettuale, se portata a livello di conseguenze pratiche impone cambiamenti epocali nelle caratteristiche merceologiche del miele, nel rifornimento di prodotto del mercato italiano e soprattutto nei prezzi che si imporrebbero ai consumatori; o, se vista sotto altra angolazione, anche una mina vagante per la sopravvivenza dell’apicoltura italiana.
    La prima conseguenza è che la presenza di un ingrediente derivato da piante geneticamente modificate in un alimento, seppure presente anche in tracce, comporta un’autorizzazione specifica prima della messa sul mercato. Ne discende quindi che ogni apicoltore, non sapendo dove le sue api sono andate a bottinare dovrebbero sottomettere il suo miele ad un’analisi preliminare costosa onde immetterlo sul mercato ed essere sicuri che il polline naturalmente ivi contenuto sia non proveniente da PGM. Di fronte a ciò il fronte anti-OGM ha colto la palla al balzo per proclamare che vi è una ragione in più per la messa al bando in Europa delle coltivazioni OGM. Motivando la cosa con il seguente ragionamento: “Altrimenti si obbligherebbero i consumatori di miele a mangiarsi un tipo di miele aborrito o, in caso contrario a privarsi del consumo di un alimento millenario”. Si dimentica però che con l’andar del tempo o l’Europa diventa autarchica in sementi e in scambio di derrate alimentari (cosa fattibile in decenni e non fattibile per decreto) oppure è destinata a vedere la presenza di “contaminazioni” (come le chiamano i movimenti ecologisti), sempre più numerose, di OGM che sfuggono ai controlli.
    La seconda conseguenza discende dal fatto che l’Europa è tributaria di considerevoli importazioni di miele che provengono da paesi dove le coltivazioni OGM man mano si avvicinano alla totalità delle coltivazioni di una specie. L’unico antidoto sarebbe quello di interdire da subito tutte le importazioni di miele da paesi “a rischio”, vale dire tutti i paesi sudamericani e nordamericani ad esempio, ma ora anche i cinesi, che forse sono più votati agli OGM di tanti altri paesi conosciuti come tali. Alla notizia, gli apicoltori dell’UE si sono “sfregati le mani” dalla contentezza, immaginando la monopolizzazione del mercato e l’imposizione di prezzi crescenti generati da una domanda di gran lunga superiore all’offerta. Si sa che 1/3 del miele consumato è d’importazione.
    Non bisogna sottacere pure che se per il polline, come quello del mais MON 810 (anche se il mais a vero dire non può essere considerata una pianta mellifera), il miele che eventualmente lo contenesse non potrebbe comunque essere commercializzato in quanto la pianta, già autorizzata alla coltivazione in Europa, non ha mai fatto oggetto di autorizzazione per il polline-alimento in quanto tale, non diverrebbe, però, più un impedimento per le piante GM di prossima autorizzazione in Europa. Infatti, i presentatori della domanda di autorizzazione del tratto genetico trasferibile si sono cautelati domandando che esso venga giudicato anche per il polline inserito in un alimento. Tuttavia questo aspetto sottende un’altra implicazione di non secondaria importanza, che è quella della ricerca, che tutti vogliono che si faccia, seppure dimentichino che le piante vivono all’aria aperta, quindi ben prima che un tratto genetico contenuto in una pianta riceva l’autorizzazione dovrà pure essere sperimentata in campo, però le api non ricevono nel loro “imprinting” il significato di “divieto di transito” o “divieto di sosta” su campi e piante loro interdette!
    Ma comunque, a ben riflettere, quanto sopraddetto potrebbe rivelarsi un vero e proprio “cavallo di Troia” per scardinare la produzione di miele europeo e lasciare i consumatori senza quella tracciabilità del miele che ora è un valore aggiunto per certi tipi di miele (acacia, castagno, agrumi ecc.) Se è vero che tutto il polline importato che presentasse contenuti di polline di piante OGM non autorizzate, dovrebbe essere fermato alle frontiere perché divenuto improprio per la commercializzazione, è però altrettanto vero che esiste un metodo per eliminare tutte le “impurità” da un miele, compresi i pollini, ed è l’ultrafiltrazione. La pratica dell’ultrafiltrazione è proibita per i mieli Europei da una Direttiva Comunitaria, ma la cosa non ha validità per i paesi laddove la pratica è corrente e quindi di fronte ai divieti scaturiti dalla sentenza della CGUE si instaurerebbe facilmente la pratica generalizzata dell’ultrafiltrazione preliminare di tutto il miele importato in Italia al fine di far sparire ogni traccia di polline, ma questo ultimo è proprio l’elemento che rende tracciabile un miele e lo fa ascrivere ai tipi di miele di cui si è detto sopra e che tanto plus-valore o preferenze hanno per delle assegnate azioni curativo-terapeutiche. Siccome però il commercio del miele non è fatto in esclusiva tramite i banchetti degli apicoltori, ma molto passa tramite grossisti, quasi sempre anche importatori, questi: vuoi per non incorrere nel rischio di ritrovarsi un miele sequestrabile, vuoi anche per sfruttare la consistente differenza di prezzo tra mieli importati e mieli autoprodotti nel paese, saranno sicuramente indotti a far ultrafiltrare tutto il miele e fare grandi mescole in quanto la tracciabilità è andata a farsi benedire. Certo per gli amatori di miele resta sempre l’apicoltore a “chilometro zero” da cui rifornirsi, ma il portafoglio ne risentirà parecchio in quanto il mercato ha le sue regole e tutti i disequilibri vengono monetizzati.
    Ancora una volta dobbiamo far ricorso al noto proverbio: “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Il che significa che le manie autarchiche che spesso emergono non sempre prevedono tutte le ricadute che tali comportamenti anti-mercato generano. Non hanno insegnato nulla i prodotti autarchici del “ventennio” quali il lanital, il raion, il cafioc e la salpa?

  53. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Io ho notizie ancora diverse e quindi mi riprometto di documentarmi meglio. Per me il limite nel biologico è allo 0,9% (leggi il regolamento 556 del 2003 se non sbaglio al comma 2.2.3) solo che i biologici italiani blaterano di soglie molto più basse. Queste soglie (tipo 0,01) non sono accettate dall’organizzazione dell’agricoltura biologica europea perchè loro i controlli li fanno davvero e i controlli costano (e sono a loro carico, cosa che avvalora le tesi di Giorgio). Vedo se riesco a saperne qualcosa in più

  54. Giorgio FidenatoNo Gravatar scrive:

    Roberto, non è una mia tesi, è il diritto agrario consolidato in secoli di esperienza. Anche oggi chi vuole vendere biologico e il vicino coltiva in maniera convenzionale, non è che il produttore biologico può impedire al coltivatore convenzionale suo confinante di praticare la sua agricoltura. Per il fatto che esiste l’effetto deriva e tale fenomeno è tecnicamente ineliminabile, l’agricoltore biologico si è autoimposto che la produzione al confine con l’agricoltore convenzionale per alcuni metri non la etichetta come biologica e non la vende come tale.
    Così deve fare il produttore biologico nei confronti del Biotech. Non può pretendere che io, sulla mia proprietà, coltivi il mio Ogm. Sarà lui che, conoscendo il fenomeno naturale dell’anemofilia, dovrà adottare quelle misure che sono in grado di raggiungere gli obiettivi che si sono autonomamente imposti.

    Loro credevano che imponendo dei tassi molto bassi, avrebbero ottenuto lo scopo di impedire ai confinanti di coltivare Ogm. Invece sarà un loro problema come raggiungerlo. Se avessero stabilito un limite, diciamo del 5%, non avrebbero alcun problema. Possono coltivare a confine e poi mescolandolo con la produzione dell’intero appezzamento starebbero sempre sotto il limite stabilito. Ma poiché il loro scopo era diverso, cioè volevano impedire a quelli dell’Ogm di esistere, ora il limite molto basso si ritorce cono di loro.

    Noi pretendiamo il rispetto del diritto!!!

  55. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Grazie Giorgio, grazie Roberto e grazie Alberto.

    Giorgio riguardo quello che hai detto: “Se avessero stabilito un limite, diciamo del 5%, non avrebbero alcun problema”…Proprio per questo avevo chiesto quale era il limite…

    GRAZIE DI TUTTO

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