La sinistra bio-illogica

12 Mar 2012
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di Antonio Pascale

A metà degli anni ‘80 noi studenti del primo anno di agraria scoprimmo una particolarità nella variopinta massa di professori. I professori di destra - in realtà democristiani - preferivano un’agricoltura basata su pratiche convenzionali. I secondi - iscritti al PCI - si occupavano di genetica sperimentale. All’epoca militavo in Democrazia Proletaria. Ascoltavo i Rolling Stone. Sympathy for the Devil era la mia canzone preferita. Sarà perché abitavo a Caserta, una città dalle antichissime tradizioni borboniche, e noiosissime, ma mi veniva facile un’equazione: quei professori di genetica sperimentale erano come i Rolling Stone, ci invitavano a seguire un nuovo ritmo. Il loro ragionamento partiva dalla seguente storia. Quando un cacciatore raccoglitore raccoglieva i chicchi in una distesa di frumenti selvatici, probabilmente riusciva a ricavare 500 chili per ettaro. In età romana lo stesso contadino arrivava a produrre una tonnellata di frumento. Caduta dell’impero romano d’occidente, 476 d.c? Una tonnellata. Unificazione delle due Italie, quella longobarda e quella bizantina, ad opera di Carlo Magno, 800 d.c? Una tonnellata. Saltiamo fino all’Ottocento. Una tonnellata. La produzione dei cereali comincia a crescere solo nella seconda metà nel novecento: primi concimi chimici, agrofarmaci, e diserbanti. Il miglioramento genetico compie un passo importante, grazie a Norman Borlaug, che abbassa l’altezza della pianta. Una pianta più bassa spreca meno energia per il fusto e la concentra sulla granella: aggiungiamo concimi ed è il boom. Intere nazioni uscirono dalla fame e Borlaug ricevette il premio Nobel per la pace: “All’uomo che aiutato a procurare pane in un mondo affamato (…) chi produce pane fornirà anche pace” Però attenzione, dicevano quei professori di genetica: la rivoluzione verde ha portato straordinari vantaggi ma anche costi: monocultura spinta, scomparsa di molte varietà, erosione dello strato arabile e forte uso della chimica. Bisognava porre rimedio. Del resto, la popolazione nel 2050 si sarebbe attestata attorno ai nove miliardi. Come sfamare le bocche del futuro? Come farlo con meno imput energetici? Perché la verità spesso è infame: ottenere piante con frutti giganti è impossibile. La strategia doveva mirare a ottimizzare l’efficienza delle fasi produttive: irrigazione mirata, semina senza lavorazione, e magari tracciare una nuova mappa di siti agricoli più efficienti. A costo di sfidare il senso comune, allevare agnelli in nuova Zelanda, dove si nutrono di pascoli bagnati dalla pioggia che non hanno bisogno fertilizzanti e poi spedirli nel Regno Unito, richiede meno energia rispetto ad allevarli nel Regno Unito- insomma una nuova governance agricola. Infine, e qui entrava in campo la genetica, cercare di corazzare la pianta contro gli attacchi parassitari. Fatta 100 la produzione, ad ogni raccolto un buon 20% rimane in campo perché attaccato da insetti o patogeni. Se si potesse abbassare questa percentuale di danno e usare meno chimica, sarebbe una buona cosa. C’era ottimismo nell’aria, a metà degli anni ‘80. Per via di una novità: DNA ricombinate: OGM - un acronimo, certo bislacco e fonte di equivoci: tutto, a partire dalla nascita dell’agricoltura, è geneticamente modificato, cambia solo la tecnica per spostare i geni. Quei professori di genetica riuscirono a produrre tutta una serie di colture ogm, molto utili. Ma all’improvviso, tutto bloccato. In Italia, soprattutto. Associazioni ambientaliste, come Greenpeace cominciarono, contro tutti i dati scientifici (il sito salmone.org ne ha archiviato una gran mole) una campagna fortemente emotiva contro questa tecnica genetica (più sicura e precisa): la sinistra italiana seguì a ruota. Ancora oggi, chiedete a Dario Fo, all’ex DP, Mario Capanna, poi fondatore dell’associazione Diritti Genetici, chiedete al fondatore di Slow food, Carlo Petrini, ma chiedete anche a Coldiretti o leghisti come Zaia, e otterrete sempre la stressa risposta: vade retro. Risultato? In questo settore la sinistra ha vinto, anzi ha superato la destra e si è unita con la Lega. Due decreti, uno di Pecoraro Scanio, l’altro di Alemanno, hanno bloccato la sperimentazione in campo di piante ogm. I problemi che quella sinistra (logica) voleva affrontare con gli strumenti moderni sono stati accantonati. Ora a parlare di agricoltura, a imporsi sui giornali è sempre la sinistra, ma questa, però, è (bio) illogica, tutta protesa a pensare in piccolo, in armi per difendere concetti come naturale uguale sano, artificiale uguale diabolico. Sarà un condanna o chissà, ma di fronte a strumenti innovativi la sinistra arretra, li maledice e guarda indietro. Gli manca l’umiltà di affidarsi a un metodo scientifico, il coraggio di studiare, di analizzare i dati caso per caso. A volte si ha la sensazione che la sinistra (bio) illogica nutra una forte sfiducia nell’uomo. Dunque, in pratica, secondo la sinistra (bio)illogica, come si riparano gli errori della rivoluzione verde? Sperimentando,
innovando, integrando le conoscenze? No, con strumenti antichi, come il biologico. Una pratica che mio nonno e intere generazioni di contadini hanno usato in passato, per costrizione e non per scelta. Quando, appunto, si produceva una tonnellata di frumento, c’era davvero il biologico. Ma, fatte le dovute integrazioni, sono pratiche ancora efficaci? Bisognerebbe cominciare, intanto, a sfatare alcuni miti: nelle culture biologiche non si usano agrofarmaci. Sarebbe bello, ma gli insetti purtroppo non sanno leggere, non dicono: questo campo è biologico, attacchiamo quello convenzionale. Si usano allora altri agrofarmaci, detti tradizionali. Sono migliori di quelli moderni? Meno invasivi? Purtroppo no. E’ il caso del rame, un metallo pesante che può, in dose elevate, danneggiare la microfauna o, ancora, il rotenone. Provate a cercarlo sui motori di ricerca di lavori scientifici, beh, gli studi sugli effetti di questo principio chimico sono inquietanti. Le colture biologiche poi godono di un contributo ministeriale e scontano un prezzo sul prodotto finale più alto. Insomma, il biologico costa ma produce di meno. Purtroppo abbiamo bisogno di mantenere un buon standard di produzione con imput più bassi. Sarebbe bello se, in nome di una nuova alleanza, i coltivatori bio guardassero con favore tutte le pratiche di miglioramento genetico: perché il biologico vero è tecnologico. Come sarebbe bello se la sinistra proteggesse la ricerca pubblica e la lasciasse libera di occuparsi del miglioramento delle piante. Se, insomma, la sinistra tornasse a nutrire un po’ di logica simpatia per il diavolo.

Articolo pubblicato il 13/03/2012 sul Corriere della Sera

8 commenti al post: “La sinistra bio-illogica”

  1. PieroNo Gravatar scrive:

    Grazie, lucidissimo. Purtroppo non è difficile prevedere che si scatenerà una polemica, non sulla sostanza, ma sulle virgole, su una singola frase,sul titolo. Il fatto è che la sinistra ha rinunciato a una caratteristica che dovrebbe far parte del suo patrimonio storico: la laicità.La frase “no OGM” è ormai una giaculatoria che si recita “a prescindere”. Così come “bio”, non rendendosi conto che con tutti i vincoli per rendere il bio più bio che si può, di fatto se ne elevano i costi e si riduce l’impiego di tecniche favorevoli all’ambiente e all’umanità ma prive della purezza ideologica. Bel risultato! Io, che milito in un partito di sinistra, sono ormai piuttosto irritato da questo integralismo che non danneggia solo sè stesso. Spero solo che attraverso Salmone e altri blog simili si riesca a creare una rete che riporti un po’ di razionalità nella politica in cui continuo a credere.

  2. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Pietro, vuoi scommettere (moralmente, s’intende!) che al prossimo appello di Capanna contro gli OGM, e ovviamente prima delle elezioni, i leader della sinistra correranno in massima a firmare? E’ un film già visto che si ripeterà in tempi brevi, come su Sky!
    Le cose che ha detto Antonio le stiamo dicendo da oltre un decennio e le abbiamo gridate in faccia ai leader sia in pubblico che in privato; ma niente. Hanno paura di perdere i voti degli ambientalisti e di Vendola e magari cercano di recuperare quelli della Lega! Su questo tema, i sinistri, come giustamente li definiva Montanelli, hanno aiutato perfino Alemanno a diventare sindaco di Roma, scioltosi poi…con la neve! Quindi, hanno abbandonato l’intelligenza dei Docenti di Pascale e abbracciato la demagogia (perchè solo di questa si tratta) del bio-illogico. Affidandosi a cialtroni da avanspettacolo tanto applauditi in televisione!
    Dieci anni fa, forse 11, io scrissi che il centro-sinistra con Prodi ci aveva promesso un nuovo rinascimento ma poi finirono con il darci il medio evo prossimo venturo, come aveva previsto un filosofo tedesco. D’altronde, il comportamento della sinistra nei confronti di chi sperimentava gli OGM in Italia non è paragonabile al processo a Galilei? Anche in questo caso si evita di conoscere l’evidenza rifiutandosi di mettere l’occhio sul cannocchiale, cioè sull’immensa letteratura, ormai prevalentemente estera.
    A pensare che i Ricercatori italiani avevano, sull’argomento, allungato il passo rispetto a quasi tutti gli altri ricercatori europei. Perfino gli americani hanno invidiato alcuni risultati ottenuti con i pochi fondi PUBBLICI. Abbiamo finito per distruggere una delle più belle generazioni di Ricercatori che l’Italia abbia avuto.
    Complimenti, Compagni! Penso che anche Lisenko vi avrebbe deriso!

  3. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    la diffidenza verso la genetica è molto antica. Pensate al trattamento riservato a Mendel, pensate che la prima cattedra di genetica in Europa fu istituita alla Sorbona nel 1947, quando negli USA già da mezzo secolo si controllavano la veridicità delle leggi di Mendel, pensate che le idee lamarckiane hanno imperato per quasi 150 anni (un lamarckiano ha distrutto un impero, quello sovietico, ed ha fatto morire di fame in prigione Vavilov).

    In Italia fino agli anni 60 non esisteva un insegnamento di genetica agraria autonomo nelle università. Infatti in Cattolica l’esame di genetica tenuto dal Prof. Bianchi era un complementare, seppure annuale, in quanto non si poteva elevare a corso fondamentale. Borlaug è stato preceduto da Strampelli ben 40 anni prima, infatti abbiamo avuto varietà di frumento valide finchè hanno tenuto le varietà di Strampelli, per averne un’altra abbiamo dovuto giocare alla roulette delle mutazioni indotte sul Cappelli. Io che mi sono occupato di bieticoltura, vi posso dire che abbiamo avuto un luminare che è stato Munerati (ci è invidiato da chi ha fatto miglioramento della bietola in tutto il mondo, Savintsky ha ritrovato il carattere monogerme in USA partendo dala materiale di Munerati. Rileggendo i lavori di Munerati ci si accorge che aveva individuato i punti deboli della bietola italiana 50 anni prima che professori universitari facessero la loro fortuna divulgandole (come lavoro geniale proprio però) Gran parte del lavoro degli ultimi due citati e andato perduto perchè hanno lavorato sotto il fascismo.
    L’istituto di piante industriali è stato retto da uno che di genetica non ne sapeva nulla, benchè millantasse conoscenza, mentre chi aveva più titoli per dirigerlo, vale a dire il Prof. Salamini, è stato scavalcato, ma si è subito rifatto accettando l’offerta del Max Plank Institut di Colonia per soli titoli. Al Prof Fenaroli la Coldiretti che reggeva la Federconsorzi ha impedito che creasse gli ibridi di mais per l’agricoltura italiana.

    Purtroppo la cultura genetica non si è affermata e quindi in Italia è anche impossibile volgarizzarne i concetti, quindi le ideologie hanno terreno fertile per impossessarsi dell’opinione pubblica.

  4. Io, Rifonda e gli altri/3 « flâneurotic scrive:

    [...] l’unico collante che tenga ancora insieme la maggior parte della Sinistra), sugli OGM e sul pensiero scientifico,  sull’Europa e sulla moneta unica, sull’uso della forza in determinate situazioni e [...]

  5. FrancescoNo Gravatar scrive:

    Condivido appieno ma “i rolling stone” no, non si può proprio accettare. Ci vuole la s perdinci! Stones, stones! per il resto l’articolo avrei potuto firmarlo io, diversa facoltà, stesso ambiente di sinistra e stessa incazzatura per l’abdicazione ad ogni elemnetare e basilare concetto scientifico. Del resto per capitre come si è finiti basta leggere repubblica dove impera sempre e solo Petrini, ecco questi sono quelli che danno la linea. Ce poi sia anche logica questo è ‘un’altro discorso

  6. MarioNo Gravatar scrive:

    Gli OGM sono CANCEROGENI, mangiateli voi. Non vogliamo morire di cancro perchè alle aziende agricole costa meno produrre OGM.

  7. Carlo MilanesiNo Gravatar scrive:

    @Mario: Al contrario, il mais OGM è meno cancerogeno del mais non OGM, in quanto contiene meno micotossine. Informati meglio!
    E quali sarebbero invece gli OGM cancerogeni?
    Per quanto riguarda il mangiarli io, purtroppo, grazie alla vostra ottusità, nei negozi non li trovo!

  8. Carlo MilanesiNo Gravatar scrive:

    Ma perché l’autore parla continuamente della sinistra? Forse che la destra si distingue dalla sinistra per quanto riguarda il suo atteggiamento nei confronti degli OGM? Al contrario, come accennato all’inizio dell’articolo, i conservatori sono da sempre contrari all’uso degli OGM. Inoltre tutta la campagna contro gli OGM è stata montata dagli imprenditori agricoli, che sarebbero danneggiati dal prevalere della tecnologia OGM, e gli imprenditori agricoli sono prevalentemente di destra.
    Forse l’autore voleva proprio dire questo: “è ovvio che la destra sia contro gli OGM, ma almeno la sinistra dovrebbe essere favorevole!”. Ma io penso che invece dovremmo cercare di svincolarci dalle logiche di schieramento e, per quanto possibile, decidere la politica migliore per l’uso degli OGM indipendentemente da quello che si ritiene valido per altre questioni politiche.

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