Una collana di perle

28 Giu 2011
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Siamo dell’anno del loro giubileo e quindi quelli di Slow Food sono particolarmente pirotecnici. Poi essendo molto Slow, quando decidono di scrivere qualcosa di fondamentale come qui, provano direttamente a scrivere una pietra miliare della storia del giornalismo.

Capita spesso di vedere notizie errate, poco documentate, o anche solo intrise di ideologia da prescindere da qualunque attivita’ di studio, analisi e documentazione, ma vedere un vero albero di Natale addobbato come in questo pezzo (Slow Food: mais italiano e la saggezza delle norme) si resta davvero ammirati.

In uno sola pezzo l’autrice riesce a trattare ben quatro tematiche dove mostra tutta la sua competenza, capacità di analisi ed approfondimento. Apprendiamo che:

1) i neonicotinoidi …sono responsabili della moria delle api;
2) Il TAR del Lazio ha dato ragione all’agricoltore friulano che aveva seminato illegalmente mais OGM
3) Il Friuli Venezia Giulia (non rischia nulla perche’) nel frattempo si e’ dotato di una legge che bandisce le coltivazioni OGM.
4) (Il Ministro Romano deve fare) richiesta all’Europa di una clausola di salvaguardia che come gia’ successo per Francia e Germania, elimini la possibilita’ di coltivare mais OGM su tutto il territorio nazionale.

Ho l’impressione di vivere in un universo parallelo.

12 commenti al post: “Una collana di perle”

  1. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Questa Cinzia Scaffidi deve aver frequentato scuole diverse dalle nostre.
    Scuole in cui la logica aristotelica viene spiegata insieme all’astrologia e le discipline vengono equiparate.
    Altro che universo parallelo…
    Invito ufficialmente la Giornalista a venirmi a trovare in campagna per capire un po’ di più degli argomenti di cui scrive.

    Franco

  2. FrancescoNo Gravatar scrive:

    vorrei vedere se avesse un figlio diabetico se la penserebbe allo stesso modod sugli ogm. la clausola di salvaguardia è poi la ciliegina sulla torta

  3. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Per Alberto Guidorzi
    perfavore carica qui come commento le tue mini-lezioni (gratuite) alla signora, in modo che sia piu’ facile per tutti leggerle senza andare su un altro post.
    Grazie roberto

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Lezione n° 1

    Una bufala moderna

    Negli USA dopo quattro anni da quando si è verificato il fenomeno del collasso numerico degli alveari, le api muoiono come prima. L’affare della mortalità delle api, imputata in Europa ai neonicotinoidi, l’ho fin da principio giudicata come una probabile “combine” con vittime predestinate gli apicoltori e gli agricoltori, ora vi è una ulteriore conferma

    . Il Prof Jeff Pettis, un entomologo e ricercatore capo presso il laboratorio del Ministero dell’Agricoltura a Beltsville, ha detto che nella primavra 2010 ha potuto verificare che in USA durante l’inverno è sparito il 34% delle colonie di api allevate. Si è verificato anche che non esistono nuove malattie, ma sono tutta la serie di malattie già conosciute che le fa morire, inoltre sembra che le api siano particolarmente più recettive in quanto più stressate. Sicuramente anche l’esposizione ai pesticidi diminuisce le difese immunitarie, ma non sono la causa primaria ed unica. Lo stress deriverebbe dal continuo modificarsi dei tipi di coltivazione e quindi doversi esse di continuo adattare per impollinare e alimentarsi. Dato che 1/3 della nostra dieta ci deriva dai frutti dei fiori impollinati dalle api, il fenomeno assume una reale e pratica importanza, ecco il perché dello studio e del monitoraggio eseguito. http://earthsky.org/food/jeff-pettis-on-the-continuing-mystery-of-honeybees-decline
    Il laboratorio americano si occupa di ricerche apicole, in particolare studia la biologia delle api e il controllo dei parassiti e malattie in generale delle api, al fine di garantire una fornitura adeguata di api per l’impollinazione e la produzione di miele. Il Prof. Pettis ha condotto una ricerca nel 2010 sia per l’effetto dei pesticidi sulle api, che anche una valutazione degli alveari degli apicoltori negli Stati Uniti. I risultati di questa ricerca sono stati riferiti a Londra il 4 aprile scorso ad una Commissione di parlamentari inglesi preoccupati per la mortalità delle api.

    Le risultanze sono particolarmente interessanti in quanto sembra che le api siano capaci di prendere delle contromisure d’urgenza per proteggere l’alveare dai pesticidi. Le api operaie avrebbero acquisito la capacità di rendersi conto del livello anormale di pesticidi nel polline raccolto dalle bottinatrici e di isolarlo mediante la creazione di cellette isolate e sigillate con dei tappi di propoli. La cosa detta così è un po’ semplificata, mentre il vero fenomeno è più complesso e sfaccettato. La ricerca è partita dal fatto che si sono scoperte cellette piene di polline contaminato ermeticamente chiese con la propoli e quindi accantonate e non destinate all’alimentazione delle larve. La scoperta è stata pubblicata nel 2009 definendola “incapsulazione”, ma i media non la degnarono d’interesse, eppure le analisi di questo polline avevano rivelato almeno trenta residui di pesticidi o loro metaboliti e soprattutto tre di questi erano: il coumaphos (rilevato nel 100% dei campioni), noto acaricida usato contro la varroa dagli apicoltori (il risultato combacia con quanto rivelato dall’istituto zooprofilattico della Puglia e Basilicata sul miele) http://www.unitus.it/analitica07/Programma/Poster1/AL_pdf/Nardelli.pdf, il fluvalinate (96% dei campioni) anch’esso acaricida selettivo ed infine il Chlortalonil (nel 100% del polline accantonato e 46% del polline normale) che è un fungicida praticamente innocuo per le api. Possiamo affermare quindi che è vera l’iniziale ipotesi? Il Prof. Pettis ci va cauto in quanto non è stato ancora ben compreso il comportamento delle api operaie ed il perché dell’incapsulamento. Si fa l’ipotesi che il pesticida protegga il polline dall’attività microbica e quindi cambi odore impedendone il riconoscimento, ma di conferme non ve ne sono.
    Il Prof Pettis ed il ricercatore americano specialista del CCD (Colony Collapse Disorder, ossia la sindrome del collassamento degli alveari) Dennis van Egelsdorp, hanno nutrito delle larve d’api con il polline incapsulato, ma essi non hanno notato nessuna riduzione significativa della longevità delle larve e delle api adulte. Ecco allora che si è ricorsi ad ipotizzare una specie di principio di preacauzione portato all’estremo fino a ridurre talmente il nutrimento accumulato da dover limitare le nascite. In altri termini i trattamenti antivarroa potrebbero sortire effetti opposti ed indurre le api ad autoregolarsi nel numero, diminuendolo.
    Questa notizia ha avuto il merito di attirare l’attenzione e di fare oggetto di divulgazione da parte dei giornali, mentre essi hanno sottaciuto totalmente il parere del Prof. Pettis riguardo all’altra risposta data in un’intervista alla BBC (una trascrizione integrale è disponibile su internet) circa la colpevolezza dei neonicotinoidi, i “pesticidi maledetti” che invece il Prof. Pettis difende.
    Egli racconta, infatti, che, quando qualche anno fa gli posta la questione, egli rimase molto sorpreso del loro ruolo nella mortalità delle api in laboratorio anche a basse dosi, ma il dubbio gli è nato quando il loro ruolo sulla mortalità non si verificò per nulla in pieno campo. Dunque il rapporto non era così diretto e semplice. Al che una giornalista chiese se se ne poteva dedurre che i neonicotinoidi non erano pericolosi per le api? Ecco la risposta letterale del Prof Pettis: “Essi sono sicuramente molto più sicuri che altri prodotti chimici d’uso più antico. La quantità di prove accumulate negli ultimi 10 anni e su varie coltivazioni utilizzanti i neonicotinoidi ci dicono che le api ne escono meglio in presenza di colture utilizzanti neonicotinoidi rispetto ad altre utilizzanti altri pesticidi. Questi nuovi composti chimici ne hanno sostituito altri sicuramente più pregiudizievoli per la salute delle api. Oggi il rapporto beneficio/rischio va nel senso di una prosecuzione del loro uso. Per quanto concerne poi tutti i dati di cui si dispone oggi si può dire che il loro uso su certe coltivazioni è ancora giustificato. Tuttavia occorre studiare coltura per coltura, ogni generalizzazione è fuori luogo”

    A questo punto sorge spontanea la domanda: perché a livello europeo la risposta del Prof. Pettis, sicuramente non il ciarlatano di turno, non ha fatto oggetto di divulgazione tramite gli organi d’informazione? Molti giornalisti dimostratisi molto sensibili alla mortalità delle api dovrebbero gioire nel sapere che a questo livello il pericolo è inesistente, o meglio, che al limite è meglio qualche morte isolata che un’epidemia e che quindi l’ambiente è più tutelato con questa tecnica di disinfestazione delle sementi e non con lo spargimento indiscriminato di altre molecole molto più deleterie. Ma la stampa agricola dov’era? Teme di più gli strali della Coldiretti o le accidenti che molti bieticoltori e maisicoltori manderanno loro quando apprenderanno queste notizie? Forse non se la sentono, venendo meno all’etica minima, di intervenire perché hanno paura del “can che dorme”, che non sono altro che le associazioni ambientaliste (contente dei risultati ottenuti) e capaci di provocare loro noie con i loro editori asserviti e proni al totem delle “copie vendute”.
    ————————

    Notizie ricavate da Agricolture et environnement n° 92 – maggio 2011 a seguito di quanto contenuto su: “Bee declive “not caused by pesticides – Channel 4 News del 4/4/2011, Honeybees “entomb” hives to protect against pesticides, say scientist - The Guardian 6/4/2011 – Entretien avec Jeff Pettis e Dennis van Egelsdorp, avril 2011.

  5. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Inutile fare lezione sul punto n° 2 Il Sig. Dalla Libera, ligio nel seguire le vie legali per vedersi riconosciuto un diritto, dalla Scaffidi si vede accusato di un reato mai commesso (ammesso che fosse veramente un reato…ma io ne resto convinto del contrario).

    Sul punto n° tre elencato dal Roberto Defez,invece merita una ripetizione (sempre gratuita) eccola sottoriportata. Mi pare che la Regione Friuli non abbia fatto da parafulmine a nessuno, si è solo ulteriormente squalificata.

    Una giurisprudenza interessante

    Forse le nostre Regioni, certi loro Presidenti o Assessori all’agricoltura, assatanati di ecolgismo e di anti-OGM opportunistico, dovrebbero ponderare quanto si riporta in questo articolo, potrebbe servire loro per non prendere iniziative solo populistiche e di visibilità politica in merito agli OGM. Attenzione qui si dice che si concluderanno con il gettare al vento del denaro pubblico.

    L’11 aprile il tribunale della Corte di Giustizia dell’UE (CGUE) ha stimato irricevibile il ricorso di annullo, depositato dal Dipartimento del Gers (Sudovest della Francia), dell’autorizzazione alla commercializzazione di sei varietà di mais OGM. Altre quattordici dipartimenti e regioni della Francia avevano supportato l’iniziativa presa dal deputato socialista Philippe Martin, presidente del Consiglio generale del Gers.
    Il ricorso tra l’altro era stato redatto e presentato da un costituzionalista qualificato, il Prof. Dominique Rousseau, ma si è dimostrato molto debole in argomentazioni e per certi aspetti un po’ naif, perché il ricorso conteneva in sé già tutte le argomentazioni per farsi rifiutare. Infatti, per caricare di più di motivi e argomentazioni hanno calcato la mano sulla minaccia che potrebbe costituire la circolazione di questi sei mais transgenici per la popolazione del dipartimento del Gers. Al pericolo per le persone, hanno associato il pericolo per gli animali arrivando a paventare la mutazione degli OGM e la loro interferenza sul genoma degli animali stessi. Non ci si è resi conto che con argomentazioni così ascientifiche si rasentava il ridicolo.

    Ecco la risposta motivata della Corte Europea: Il sollevare la questione della sanità umana e animale senza che si possa distinguere quali competono e sono tipici del Gers e non di tutta la comunità francese di cui è responsabile lo Stato, si contavviene a quanto dispone l’art. 263 2° capoverso, dove è detto espressamente che è solo lo Stato, in questo caso quello francese, che ha il compito di difendere l’interesse generale sul suo territorio. Se poi questo pericolo fosse impellente, lo Stato francese può sempre decidere la moratoria. Tuttavia la mancanza di elementi probanti su delle prefigurazioni che rasentano la fantasia scientifica, impediscono il proseguimento di qualsiasi altra iniziativa dell’uomo politico socialista. Il ricorso pertanto è stato rigettato anche perché nel Gers è giù circolato legalmente del mais transgenico e nessun inconveniente è stato riscontrato, come pure nel caso di quei semi di mais contenuti nelle partite commerciali che s’importano.

  6. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    I due commenti sopra ed altri saranno contenuti nell’ultimo numero (in uscita) della rivista mensile SPAZIO RURALE.

  7. franco nulliNo Gravatar scrive:

    @ Alberto

    Posso chiederti come fare ad abbonarmi a SPAZIO RURALE senza ricorrere agli odiosi bollettini di c/c postale?
    Non si può fare un bonifico?
    Scusatemi tutti per questa intrusione pragmatica in un gruppo di discussione come il nostro.

    Franco

  8. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    Se non vuoi usare la posta (c/c 21312004) puoi usare il bonifico BANCARIO.

    L’abbonamento costa 30 € e l’IBAN è il seguente:

    IT54 H076 0103 2000 0002 1312 004

    EDIZIONI SPAZIO RURALE, VIALE DELLLE MEDAGLIE D’ORO 201, 00136 ROMA

  9. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    Ti chiedo scusa ma mi hanno dato una segnalazione sbagliata
    Quello che ti ho dato è L’IBAN del conto corrente postale.
    L’IBAN giusto è questo:

    BANCO DESIO LAZIO Ag. Roma-Balduina
    P.zza della Balduina n. 61- 00136 ROMA
    CAB 03207 ABI 03231CIN Z C/C n. 000000173400
    intestato alla EDIZIONI SPAZIO RURALE SCRL
    IBAN IT08Z0323103207000000173400.

    Se comunichi il tuo indirizzo a questo indirizzo mail

    segreteria@spaziorurale.191.it

    ti mettono subito nell’indirizzario e cominci da subito a ricevere il giornale.

    (Infinite scuse per l’uso priivato del BLOG)

  10. Alberto GottanoNo Gravatar scrive:

    Buonasera, vi chiedo umilmente il senso di una agricoltura piena di veleni, di porcheria modificata geneticamente per ingrassare le multinazionali, e ….. se ci fossero insetti che si cibano del mais ogm (creato appositamente per resistegli).
    W la natura ogm free.
    con rispetto
    Alberto

  11. Alberto GottanoNo Gravatar scrive:

    NeonicotinoidI ? NO GRAZIE!!
    Come sostiene Lorenzo Furlan, dirigente del settore ricerca agraria dell’agenzia regionale Venetoagricoltura e ricercatore con una lunga serie di pubblicazioni alle spalle: «È come se avessi in casa una zanzara e tentassi di eliminarla con un bazooka. Probabilmente la centrerei, ma insieme a buona parte della casa stessa. Per anni a fronte di una probabilità d’infestazione dell’1% gli agricoltori erano abituati a comportarsi come se il pericolo fosse del 60 o 70%, vale a dire che utilizzavano questi prodotti in maniera preventiva e spesso inutile. Tra l’altro, dei 4 neonicotinodi “incriminati”, soltanto uno è davvero efficace se si presenta il problema, ma solo quando si presenta. In realtà è più facile prevenire a monte con tecniche colturali: se pianto mais per 20 anni di fila nello stesso appezzamento è praticamente sicuro che prima o poi si presenterà la Diabrotica. Cambiare coltura anche solo ogni 3 o 4 anni riduce tantissimo queste probabilità».

    Alberto

  12. Alberto GottanoNo Gravatar scrive:

    http://www.youtube.com/watch?v=nrit4Ipl7Ag&feature=share
    video non adatto agli “struzzi”.
    cordialità
    Alberto Gottano

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Nella categoria: News, OGM & Mais

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