Chi verrebbe danneggiato dall’arrivo degli OGM?

20 Gen 2012
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aMonsanto non ha mai nemmeno chiesto davvero di coltivare soia RR in Europa e così la Romania entrando nella UE nel 2007 ha dovuto rinunciare a coltivare i suoi 70.000 ettari a soia OGM e quindi alla coltivazione stessa di soia. Ma se mai fosse possibile coltivare in Europa la soia RR ossia resistente a glifosate, l’imprenditore agricolo ne avrebbe dei vantaggi o meno?

La risposta è troppo facile, ma i numeri che stanno sotto queste valutazioni sono talmente imbarazzanti da far nascere il sospetto che la soia RR danneggerebbe troppe tasche per poter essere accettata nel Vecchio Continente.

L’esperimento involontario di cui è stato vittima Giorgio Fidenato ne è l’esempio. Sul suo campo sequestrato l’anno scorso per l’orrendo reato di aver coltivato lo stesso mais che si trova nei mangimi venduti nei Consorzi Agrari, l’autorità di tutela ambientale che li ha in gestione ha deciso nel 2011 di coltivare soia. E naturalmente soia non-OGM, mica siamo pazzi!. Avendo a disposizione il conto corrente di Fidenato la fatto effettuare le lavorazioni ai contoterzisti della zona ivi incluse le spese per il diserbo. Le fatture allegate mostrano come per coltivare soia si sia ricorso a 6 erbicidi (Touch dovn, Stomp aqua, Duals Gold, Fienzin, Tuareg, Stratos). Su soia RR sarebbe bastato un solo passaggio di Touch down e nessun altro erbicida, invece essendo soia tradizionale sono stati necessari 3 passaggi di Touch down più tutti gli altri.
I conti finali sono che Fidenato ha speso 850€ (Vedi fatture) per il diserbo quando sarebbero bastati 20€ con soia RR e solo un passaggio di glifosate.

3 commenti al post: “Chi verrebbe danneggiato dall’arrivo degli OGM?”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto

    Vi è di più, per la qualità dei terreni di Fidenato, si può benissimo pensare di seminare soia su sodo previa semina autunnale di una senape o di un rafano che resiste al freddo e che tiene strutturato il terreno. Infatti con una soia OGM RH si potrebbe seminare con coltura di senape in atto, far germogliare la soia e provvedere al diserbo prima o dopo (questa sarà da decidere).
    Il terreno si arricchirebbe di sostanza organica (i terreni di Fidenato la sostanza organica non ne hanno mai abbastanza: “non la trasformano ma la bruciano”; si manterrebbe il terreno fresco e non farebbe nessuna crosta (ammesso che la faccia) quindi le nascite sarebbero regolarissime.

    Se non è agricoltura durevole e sostenibile questa non so che cosa da agronomo inventarmi. Quindi oltre ad una chiusura ideologica siamo di fronte al rifiuto di fare della sana ecologia.

  2. marco pastiNo Gravatar scrive:

    Io sono un po’ meno estremo. Coltivo soia facendo un passaggio di glifosate (roundup o prodotti di concorrenza) qualche giorno prima della semina ed un passaggio di tuareg più harmony circa 40 gg dopo la semina e dove serve un graminicida. quindi faccio diciamo 2.5 trattamenti per una spesa di circa 160/200 euro. Con la soia rr probailmente sono sufficienti 2 trattamenti di glifosate con una spesa di 60/70 euro. Ma il problema è anche la selettività non perfetta del tuareg e l’insorgenza di piante resistenti agli erbicidi inibenti ALS che sono usati sia su mais che su soia. La diffusione di amaranto resistente e di acalifa porranno serie difficoltà alla coltivazione della soia nei prosssimi anni.
    L’altro grosso problema è l’abbandono delle autorizzazioni per la coltivazione degli ogm in europa da parte delle ditte sementiere: la soia rr ha ormai il brevetto scaduto e quindi si potrebbe coltivare anche senza pagare le royalties ma proprio per questo nessuna multinazionale investirebbe nel costoso ed incerto iter autorizzativo per la coltivazione in europa. Quindi anche se dovesse venir meno la fobia collettiva sugli ogm comunque non potremmo accedere alla soia rr

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Dr Pasti

    Mi rivolgo a Lei non tanto per comunicarle quello che dirò, lei lo constata di anno anno, ma per dirlo alla Coop ed alla Coldiretti.

    Lo scarso o meglio quasi nullo miglioramento genetico che si pratica ormai sulla soia convenzionale, la rende ormai uno coltivazione che continua ad avere rese sempre più incapaci di dare reddito.

    Perchè i due campioni di italianità citati sopra non si sono incaricati di creare una filiera italiana della soia (come lo aveva fatto la Ferruzzi)con annessa sezione di miglioramento genetico? Come fanno a sostenere l’italianità dei prodotti quando siamo tributari sempre di più dalle importazioni estere?

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