Agricoltura biologica: finalmente i numeri

Luglio 2nd, 2010
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Va visto con favore il fatto che finalmente si possa discutere attorno dati, numeri ed anche problematiche nuove portate all’attenzione scientifica per poter analizzare i vantaggi dell’agricoltura biologica.

In questo articolo si sottolinea come la ricchezza di un campo biologico stia non solo nella varieta’ degli organismi che lo popolano ma anche nel numero relativo di questi.L’articolo non paragona un campo OGM con uno biologico ed inoltre non fa trante altre cose. Ad esempio le patate sono germinate in serra e trapiantate a 6 settimane, poi tenute in un ambiente semi-naturale, ma molto sorvegliato e limitato solo per poco. L’esperimento e’ fatto apparentemente per un solo anno, quindi tutte le speculazioni sui vantaggi produttivi sono molto, molto tirate per i capelli. Infine non si deve scordare mai che patate coltivate in maniera iper-biologica in Irlanda 200 anni fa hanno fatto centinaia di migliaia di morti, quindi forse una qualche maggiore cautela verso gli essere umani e qualche sacrificio di predatori e patogeni potrebbe anche non essere del tutto irragionevole.

Comunque attorno a dati come questi, numeri, statistiche e sensibilità’ e’ molto piu’ facile confrontarsi. Leggi Organic pest

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I pesticidi biologici più dannosi per l’ambiente di quelli sintetici

Giugno 25th, 2010
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Ed inoltre meno efficaci a combattere gli afidi per cui se ne devono usare di più: insomma meglio usare un solo principio attivo piuttosto che credere che naturale è buono, il più delle volte non è così.

Leggi pesticidi-biologici

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La Natura non sceglie le cose naturali

Giugno 1st, 2010
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Gli uccelli preferiscono cibarsi con semi prodotti da agricoltura tradizionale rispetto a semi da agricoltura biologica: http://news.sciencemag.org/sciencenow/2010/05/scienceshot-organic-seeds-not-fo.html

La più semplice spiegazione è che essendo fertilizzati meglio hanno più proteine e quindi sono preferiti dai volatili.
L’altra spiegazione è che gli uccelli non guardano la pubblicità, ma si affidano al loro desiderio di sopravvivere e nutrire la prole.

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Ma quanto conviene la lotta biologica?

Aprile 28th, 2010
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Quando ero ispettore del biologico un giorno, nel visitare un’azienda, il proprietario mi pose una domanda su cui ancora oggi mi interrogo :“Dottò, ma secondo lei, vale la pena che io coltivi grano biologico, se poi alla fine mi viene riconosciuto un prezzo che al massimo è del 10% più alto di quello del convenzionale? Senza considerare che spesso chi lo ritira lo trova talmente pieno di impurità da decurtare pure qualcosa sul peso?”
Dopo aver lavorato per circa tre anni nel biologico, ancora oggi mi trovo a seguire aziende che per “vocazione” o per convenienza economica hanno optato per questo metodo di coltivazione, ma continuo ad avere una serie di dubbi sull’effettiva bontà del metodo, dubbi che voglio sottoporvi, sperando di trovare risposte nei vostri commenti.

In primo luogo, sulla base dell’esperienza fatta, devo riscontrare che il metodo biologico per molte aziende non è conveniente da un punto di vista economico (come notava l’agricoltore di cui vi ho detto), poiché non sempre il prodotto viene pagato in modo equo, ciò a causa di un mercato capriccioso ed altalenante per cui se lo continuano a produrre è solo per ottenere i contributi comunitari.
Un ulteriore aspetto che intendo sottolineare e che mi ha sempre lasciato un po’ interdetto, deriva dal fatto che l’agricoltura biologica è per definizione “un tipo di agricoltura che considera l’intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell’ambiente in cui opera ed esclude l’utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario) e organismi geneticamente modificati.”

In teoria si può essere d’accordo su tutto, l’idea è eccezionale, ma mi domando: quanto è applicabile? Ossia, se penso all’agricoltura biologica in senso stretto, io la immagino come un’agricoltura che non prevede l’adozione di mezzi di sintesi poiché ritenuti a ragione o a torto pericolosi per l’ambiente e per l’uomo. Allora mi chiedo: i rotenoidi (estratti naturali di alcune piante), ammessi in agricoltura biologica, hanno un ampio spettro d’azione ma non sono affatto selettivi, ossia colpiscono qualunque organismo presente sulla pianta o nell’ambiente circostante (insetti dannosi ma anche api o predatori).

E il rispetto per l’intero ecosistema?
Al contrario, i nuovi principi attivi di sintesi (per esempio i chitinoinibitori), ammessi nel sistema di coltivazione tradizionale, hanno una selettività elevatissima che non provoca squilibri nell’ecosistema. Anche i prodotti rameici, indispensabili per la lotta a certe malattie, costringono chi applica metodi di lotta biologica a fare più trattamenti a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro (il limite massimo ammesso è di 6 Kg/ha in agricoltura biologica); ciò però comporta un accumulo di rame nel suolo che purtroppo è nocivo per l’intera microfauna presente. Pertanto, se l’agricoltura biologica deve salvaguardare l’intero ecosistema, come si può pensare che il rame accumulandosi nel suolo non sia più dannoso di un trattamento con un prodotto di sintesi, considerato che il rame è un metallo pesante e come tale non degradabile nel suolo?

Ecco allora che non comprendo chi ritiene che questo metodo sia l’unico praticabile per la salvaguardia del consumatore e lui stesso non si ponga questi miei stessi dubbi. Non sarebbe meglio pensare a metodologie di lotta integrata in cui, come ho scritto in precedenza, la tutela del consumatore è garantita da trattamenti fatti con mezzi di varia natura e in cui l’uso del prodotto di sintesi è permesso solo in caso di assoluta necessità?
Sono consapevole che oggi la tutela dell’ambiente sia la cosa primaria, ma vorrei che a volte non ci si lasciasse prendere da facili entusiasmi criminalizzando chi adotta metodologie di lotta chimica, più efficaci e meno dannose per l’ambiente di quanto si voglia far credere. Concludo con un’ultima osservazione. Quando ho iniziato a lavorare, si utilizzava per molte colture un principio attivo (phorate), efficacissimo per la lotta agli insetti terricoli dannosi, che emanava un odore fortissimo ed era peraltro altamente tossico e tale ad essere pericoloso anche per tutta l’entomofauna.

Oggi questo principio attivo non è più ammesso e al suo posto l’industria chimica ha lanciato nuovi principi attivi a minor impatto ambientale, che danneggiano anche meno l’entomofauna. A riprova di ciò vi invito pertanto ad osservare come nelle nostre campagne sia più facile oggi veder volare rapaci o imbattersi in ricci o arvicole, a dimostrazione che la chimica è oggi più rispettosa dell’ambiente di quanto si sia erroneamente portati a pensare.

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Agricoltura: fai da te, che forse capisci

Aprile 7th, 2010
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Ancora una iniziativa di orti in città. Un buon modo per capire quanto sia difficile l’agricoltura, quanto non sia a consumi energetici zero, quanto siano dannose lumache e bruchi e quali siano le estensioni di terreno e l’impiego del tempo necessari per produrre abbastanza da soddisfare le esigenze alimentari di una famiglia.

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Le rubriche di Salmone

Antonio Pascale

Prodotti tipici

E’ dai tempi del fascismo che l’Italia fonda…

Luca Simonetti

Risposta di Zaia a Gilberto Corbellini

La risposta di Zaia al professor Corbellini (1)

Fernando Di Chio

Ma quanto costa produrre?

In questi giorni, la campagna ha un aspetto…