
Mega truffa di prodotti biologici scoperta dalla Guardia di Finanza a Verona che copriva il 10% della produzione biologica italiana.
Ora chi sapeva e copriva da tempo farà sentire alta e forte la sua voce di condanna verso chi ha tradito la fiducia dei consumatori a danno dei coltivatori onesti: ecco è proprio di questi che avrei paura.
Gli agricoltori biologici onesti continueranno a fare da foglia di fico ad un movimento che se non serve a fare il biologico da grande supermercato, non ha sbocchi.
Svegliatevi, cari agricoltori biologici veri.
Quando si pensa agli OGM si immaginano sempre e solo gigantesche multinazionali fameliche, non pensando che esisterebbero anche aziende italiane del settore finite nel tritacarne delle falsita’ mediatiche sugli OGM.L’azienda leader in Italia nel settore e’ la Metaponto Agrobios, ma forse dovremmo dire “era”. Riceviamo dalll’amico e collega Francesco Cellini l’invito a sottoscrivere un testo al sito: http://www.agrobios.it/petizione/index.html,
La Metapontum Agrobios rappresenta la più importante esperienza privata a livello nazionale per la ricerca biotecnologica applicata alle piante ed ha contribuito in modo significativo all’avanzamento delle tecnologie applicate alla biotecnologie agrarie nei suoi venticinque anni di attività. La Società ha investito in modo rilevante in ricerche aventi un rilevante potenziale di impatto sull’agricoltura nazionale. Si ricordono le esperienze sulla costituzione di linee di S. Marzano resitenti al CMV con approcci di RNA interference, lo sviluppo di genotipi di melanzana e patata resistenti a inseetti mediante l’impiego di geni Bt, lo sviluppo di linee di pomodoro con profili nutrizionali speciali mediante ingegneria metabolica, l’induzione di resistenza a stress abiotici in ponmodoro impiegando fattori di trascrizione di Arabidopsis.Metapontum Agrobios possiede una significativa esperienza nei rilasci deliberati di PGM in pieno campo. I suoi campi sperimentali sono stati oggetto di rilasci deliberati nell’ambiente di piante geneticamente modificate fin dal 1994. In particolare tredici prove derivanti da undici richieste, sono state proposte e gestite dalla Metapontum Agrobios in seguito al rilascio delle autorizzazioni da parte delle autorità competenti come previsto dal D.M. 92 del 3 marzo 1993 che recepisce la normativa europea 90/220, sostituita il 17 aprile scorso dalla normativa 18/2001/CE.
Tra le varie PGM sono state sperimentate varietà di patata e melanzana resistenti agli insetti tramite espressione di tossine Bt e varietà di pomodoro resistente al virus del mosaico del cetriolo (CMV).L’area può quindi essere indicata come una possibile area di studio per effettuare un monitoraggio “ex post” al fine di valutare l’eventuale impatto ambientale delle PGM.
Metapontum Agrobios è presente nei più importanti progetti nazionali ed Europei di genetica e genomica di colture di interesse agrario .
Per chi volesse sapere quale e’ la situazione aziendale di Metapontum Agrobios ecco il testo di un messaggio del Direttore Scientifico, Francesco Cellini
Caro Roberto
Metapontum Agrobios è arrivata ad un punto di crisi molto critico e delicato, attarverso un processo politico-decisionale che ha avuto una rapida evoluzione nell’estate appena trascorsa.In sostanza la Regione Basilicata, azionista unico della nostra società che contribuisce in modo determiannte al sostentemento del centro mediante comesse in campo ambientale, per una serie di vincoli normativi e per le note restrizioni finanziarie che gli enti pubblici stanno attraversando, ha deciso, con una legge votata nell’agosto scorso, di supportare temporaneamente Agrobios (fino al 30/06/2012), per sviluppare un nuovo piano che verifichi le condizioni di un rilancio.
Condizioni che sono di tipo economico (risorse disponibili) e mission della società. Il nuovo piano prevede la possibilità di una ristrutturazione societaria ed attività, come ad esempio la ricerca di nuovi partner. In sostanza sembra che la Regione non possa, o non intenda, supportare l’attività di Agrobios con gli analoghi impegni economici assunti nel passato.
Se queste condizioni non ci saranno Agrobios è a rischio chiusura, e la legge regionale indica già la prospettiva di liquidazione del centro ricerche.Intanto nelle more di queste nuove decisioni e degli affidamenti, Agrobios ha avviato la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria per tre settimane per tutti i dipendenti, dal 12 al 30 settembre 2012.
La situazione è dunque particolarmente critica, anche per i tempi che la regione Basilicata si è imposta.Diventa dunque necessario il sostegno della comunità scientifica affinchè il nuovo piano della Regione punti ad un rilancio delle attività di R&D, che non disperda il patrimonio di conoscenze, competenze ed infrastrutture costruito nei venticinque anni.
Per questo abbiamo predisposto un appello rivolto al Presidente della Regione Basilicata, aperto alla comunità scientifica ed alla società civile, il cui link è http://www.agrobios.it/petizione/index.html, che spinga convintamente al sostengo delle attività di ricerca in Agrobios.Mi appello alla tua sensibilità per diffondere tale appello su Salmone.org
Un caro saluto,
Francesco
Il peggiore spettro degli anti-innovazione si è materializzato. Chi ha visto crescere una pianta di mais Bt ora vuole poterla usare per poter avere ancora una azienda viva invece di doverla chiudere in deficit.
Quartro campi di mais Bt sonno stati identificati in Friuli e l’assessore all’agricoltura pensa che il fenomeno sia molto più esteso. Si tratta in realtà di una “modica quantità per uso personale”. Lo coltivano anche grandi aziende che invece di importare soia e mais OGM dall’estero cercano di far fruttare i campi italiani.
Vedremo come si evolverà la vicenda nei prossimi giorni, ma l’insurrezione può solo nascere da chi lavora la terra e deve viverci con i suoi prodotti: la politica arriverà a giochi fatti a ratificare scelte che non possono più essere imposte dal Palazzo.
Leggi “Campo di mais OGM, Comune contrario“.
Su Italia Oggi (Gli OGM? farebbero più ricco l’agricoltore) appare lo studio che mostra come il mais Bt conviene agli agricoltori, ma non a tutti. Ad esempio non converrebbe ai Rumeni. Ma conviene molto e piu’ che ad ogni altro ai coltivatori italiani. Se si adottasse il mais Bt si potrebbero meglio affrontare le ristrettezze di bilancio che spingono i costi della PAC sempre piu’ in alto (Più contributi all’agricoltura nel 2012) e liberare in questo modo anche le energie degli imprenditori agricoli che vogliono fare innovazione.
Da vari anni opero nel settore cerealicolo e in questi giorni in una delle tante visite fatte, un agricoltore mi ha chiesto” Dottò che dici con il grano pagato a 28 euro il quintale mi conviene vendere?” la mia risposta è stata “ La convenienza è legata al margine che ti sei prefissato di ottenere perciò, solo tu puoi sapere se conviene o se devi aspettare”.
Perché vi ho raccontato ciò? Per un semplice motivo perché il nostro settore rispetto a molti altri è un settore anomalo, si semina il grano senza sapere il prezzo al quale verrà pagato alla raccolta e come il grano, anche altri prodotti sono sottoposti ai capricci del mercato.
Io la chiamo “la teoria del mobiliere” ossia ritengo che rispetto a chi produce un mobile e stabilisce un prezzo di vendita che gli garantisca un certo margine, nel settore agricolo si coltiva senza sapere poi a quale prezzo si venderà il proprio prodotto.
Del resto facciamo un passo indietro e vediamo cosa è accaduto quest’anno: alla semina, il grano veniva pagato a meno di 15 euro il quintale e questo ha spinto molti agricoltori a non attuare la concimazione di fondo, molti agricoltori poi (erroneamente per me ) hanno persino preferito adottare seme non certificato perché in tal modo c’era un risparmio di almeno 2 euro.
Cosa è accaduto in seguito però? Il prezzo del grano a partire da metà dicembre ha iniziato una lenta risalita che lo ha portato a oltre 30 euro il quintale e stranamente……sono aumentati i costi dei concimi di copertura, con la differenza però che mentre ora il prezzo dei concimi continua a mantenersi elevato, il prezzo del grano sta lentamente attestandosi a valori più bassi….
Non sono un economista, ma solo un agronomo, però una cosa mi lascia perplesso: come mai in concomitanza della concimazione di copertura c’è stato un aumento del prezzo del grano per poi invertire la rotta alla fine del periodo di concimazione?
Ho provato a chiederlo a molti commercianti operanti nel settore e tutti sono più o meno concordi nel sostenere che non c’è stata speculazione, ma è stato solo un caso fortuito quest’aumento dei concimi e ora il fatto che il prezzo si mantiene alto è legato esclusivamente alla forte crisi in cui versano diversi paesi africani produttori di concimi.
In definitiva, per ricollegarmi all’episodio iniziale, si nota un clima di incertezza generale da parte degli agricoltori che: da un lato non hanno mai certezze sul prezzo al quale gli verrà pagato il prodotto e dall’altro un costo dei mezzi di produzione che incidono notevolmente sul reddito.
Del resto l’agricoltore che mi chiedeva se era il caso di vendere, rappresenta un caso raro, in quanto a dicembre la maggioranza degli stessi, avevano già provveduto a vendere il proprio grano a prezzi ben più bassi proprio a causa della profonda crisi in cui il settore versa e a trarre vantaggio dall’aumento del prezzo sono stati principalmente i commercianti che avevano stivato grandi quantità di prodotto in magazzino.
Quali le considerazioni allora?
a) Il perdurare di prezzi dei concimi così elevati, si rifletterà sulle colture primaverili quali il pomodoro, su cui già grava un clima di incertezza elevatissimo legato alla nuova OCM Ortofrutta.
b) Se il prezzo del grano non si manterrà almeno a livelli di 20 euro al quintale, al momento della raccolta, l’anno prossimo si verificherà un calo ulteriore delle superfici.
c) L’incremento dei costi di produzione inciderà notevolmente sulla qualità del prodotto finale, poiché gli agricoltori per non coltivare in perdita cercheranno di limitare ulteriormente l’adozione dei concimi, con riflessi negativi sulla qualità.
d) Tutto questo comporterà perciò un ulteriore aumento delle importazioni dai paesi extra-UE che, da quanto riportato anche da Agrisole, già nel 2010 hanno oltrepassato i 2,3 milioni di tonnellate.
e) Questa instabilità dei prezzi incide anche sui contratti di filiera che molti commercianti hanno stipulato con gli agricoltori. Questo perché il prezzo di vendita pattuito è frutto di un analisi dei costi che non prevedeva aumenti così accentuati dei mezzi di produzione, garantendo perciò delle marginalità maggiori di quelle che possono essere garantite ora.
In conclusione siamo sempre al punto di partenza con lo spettro di una PAC 2013 che non prevede nulla di buono se non ulteriori tagli per il settore.
Del resto la popolazione mondiale aumenta, l’Europa continua a ostacolare lo sviluppo delle tecnologie OGM e i giovani si allontanano sempre più dall’agricoltura.
Allora o si prende esempio da altri settori garantendo un margine adeguato per chi opera in agricoltura o rischiamo un vero e proprio abbandono di un settore che è stato trainante per anni per l’economia italiana.



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