Nel rapporto ISAAA relativo alle coltivazioni di OGM del 2009 ancora numeri da record.
Sono stati coltivati altri 9 milioni di ettari in più dell’anno precedente (l’intera superficie agricola italiana è di 13 milioni di ettari). Il 90% dei coltivatori di OGM appartiene a Paesi in via di sviluppo. Il Brasile diventa il secondo Stato che coltiva più OGM al mondo, facendo piazza pulita di chi ancora si illude di trovare angoli del pianteta dove avere commodity OGM-free. (leggi highisaaa2010 e isaaa2010)
Tutti questi dati sono una sottostima del successo degli OGM in quanto informazioni gia’ disponibili da mesi mostrano come Pakistan e Cuba dovrebbero già essere considerate nazioni che coltivano OGM.
Anche i dati del 2009 mostrano come l’Europa sia insignificante nelle sue scelte oscurantiste e autarchiche ed il mondo sia già andato in direzione opposta.
Mi sono permesso di fare un’intervista ad una serie di persone di età compresa tra i 30 e i 50 anni riguardo all’argomento OGM/Biotecnologie. I risultati sono stati in parte incoraggianti e in parte disastrosi. Si può affermare con certezza una cosa: la gente sembra possedere solo lontanamente una conoscenza di base di che cosa sono le biotecnologie, quali sono le potenzialità e di cosa si parla quando vengono nominati gli OGM.
Una delle impressioni principali che ho riscontrato è che la paura intrinseca degli OGM e delle biotecnologie deriva principalmente da un pregiudizio collettivo dovuto ad incompetenza sul tema. In sostanza l’atteggiamento negativo che si riscontra nei confronti degli OGM non è dovuto tanto al loro potenziale effetto nocivo quanto al fatto che una persona comune non possiede spesso le conoscenze necessarie per una valutazione obiettiva. La conseguenza di ciò è la giustificata assunzione di un comportamento protezionista e di salvaguardia (di norma si ha paura di ciò che non si conosce) che si rivela ogni qual volta l’uomo viene posto davanti a un’innovazione che non è, in quel momento, in grado di comprendere appieno.
Il “rischio biologico”, di cui si sente tanto parlare, che dovrebbe essere causato dall’utilizzo delle biotecnologie e che oggi in Europa si sta cercando di evitare è minimale rispetto ad altri eventi, oggi sottovalutati, ma dalle conseguenze più disastrose, basti pensare all’inquinamento derivante dall’utilizzo di combustibili fossili, allo sfruttamento di materiali non riciclabili che portano all’accrescimento delle masse non smaltibili e all’inquinamento delle acque, dell’aria e dei terreni.
Questo scenario è assolutamente incongruente se pensiamo che la possibilità di immettere organismi OGM nell’ambiente potrebbe aiutare a bonificare i terreni, acque e aria da sostanze nocive. Credo che se oggi in Italia, così come in Europa, non stiamo sfruttando appieno le potenzialità delle biotecnologie e degli OGM, il motivo non sia da ricercare in questioni etiche quanto economiche: dal 1998 ad oggi il numero di OGM concessi sul mercato europeo è ristrettissimo. Se pensiamo al fatto che lo Stato maggior produttore di OGM sono gli USA è più facile pensare che le restrizioni europee siano dovute ad una politica di protezionismo economico piuttosto che salutistico, che tendono a bloccare un mercato biotecnologico americano in espansione, spesso in mano a multinazionali, che si spinge verso il monopolio e quindi ad un’impossibilità di controllo. Oltre a questi aspetti ritengo che l’inserimento degli OGM nella nostra realtà europea sia un evento che è possibile soltanto rimandare perchè, OGM o naturali che siano, è difficoltoso poter fermare la propagazione di piante da un territorio all’altro, fatto ulteriormente favorito dalle ingenti quantità di piante transgeniche che vengono importate dall’America per essere sfruttate nei nostri allevamenti. Basti pensare che la gran parte dei mangimi utilizzati negli allevamenti italiani è prodotta a partire da soia e mais geneticamente modificati importati da USA, Canada e America latina. L’Italia produce infatti solo l’8% della soia di cui necessita.
Per quanto riguarda i prodotti cosiddetti “biologici” la faccenda non cambia, infatti anziché utilizzare materiale di tipo transgenico vengono utilizzate varietà vegetali ormai stabilizzate derivanti da mutagenesi, ovvero organismi non considerati transgenici dall’unione europea, il cui uso è concesso e potenzialmente molto più pericolosi per la salute umana. E’ utile ricordare che l’unione europea stessa ha concesso per anni l’utilizzo, nella coltivazione del biologico, del “rotenone” un insetticida naturale a largo spettro d’azione estratto dalle radici di piante tropicali della famiglia delle Leguminose. Il rotenone ha un forte impatto ambientale e il suo utilizzo sarà sospeso ad esaurimento scorte (previsto per il 2012) poiché è accertato che sia causa dell’insorgenza del morbo di Parkinson (i test sono stati effettuati su cavie di ratto).
Non si pensi che anche prodotti più noti, in particolari formaggi, i cui spot esaltano l’origine naturale dei prodotti che vengono lavorati siano esclusi dalla categoria OGM. La lavorazione di formaggi a pasta dura prevede infatti un trattamento con un enzima, la rennina, che è in grado di scindere la caseina e portare alla precipitazione della massa caseosa. Tale rennina veniva estratta fino a pochi anni fa dallo stomaco dei vitelli (che normalmente la usano per poter digerire il latte materno), ma oggigiorno questo enzima viene prodotto per via ricombinante tramite microrganismi transgenici che sono in grado di produrla.
Questi sono solo alcuni esempi delle realtà che stiamo vivendo, ma che vengono insabbiate per far vivere l’illusione di una tutela che non esiste e che non ci permette di scegliere.
La legge dovrebbe tutelare il consumatore facendo si che su ogni prodotto che contenga transgeni o derivanti da OGM, anche in minima parte, sia specificato indicando inoltre il nome, l’esatta composizione e la fonte del transgene utilizzato. In questo modo sarebbe garantito anche il diritto di scelta di un acquirente tra prodotti biologici, naturali e transgenici.
Nonostante il rischio di incorrere in malattie o intossicazione da ingestione di un OGM siano pari a quelle di un organismo naturale è importante che il consumatore finale possa scegliere e non essere ingannato come avviene oggi.
Bisogna sottolineare però che la legge non è molto stringente ed è piuttosto vaga: secondo il Regolamento 1830/2003 (esplicitato nel primo paragrafo) viene ammesso un limite dello 0.9% per la presenza accidentale di OGM in prodotti che non dovrebbero contenerne. Analizzando materialmente tale restrizione è però possibile accorgersi che non può funzionare in quanto tale, vediamo il perché: prendiamo in considerazione delle piante di riso, il cui genoma è lungo all’incirca 3,9×108 bp. Lo 0,9% di 3,9×108 è circa 3.510.000bp, ovvero circa 3,5Mb. Sapendo che un gene varia le sue dimensioni tra 0,5 e 100Kb allora un’azienda non in buona fede potrebbe creare appositamente delle piante mutagenizzate, inserendo anche più di un transgene e, secondo la legge, passarla liscia. Credo che questo esempio permetta di comprendere appieno l’inefficacia e l’inadeguatezza della formulazione di tale legge.
In conclusione ritengo positiva l’apertura del mercato europeo all’utilizzo, alla ricerca e lo sviluppo all’interno dell’Europa di OGM (siano essi piante, animali o microrganismi) in modo da poterne comprendere appieno le potenzialità e farne a nostra volta un patrimonio da esportare.
Oggi siamo prede dell’ignoranza che deriva dalle riviste scandalistiche, dei telegiornali pilotati e di gente che diffonde notizie senza la minima competenza nel settore, ma noi stessi per primi dobbiamo cambiare atteggiamento e affrontare le novità con lo spirito di voler valutare un’invenzione con criteri oggettivi e non con il pregiudizio. Siamo di fronte ad un tipo di tecnologia estremamente innovativo che può portare allo sviluppo di cambiamenti straordinari nel giro di pochi anni e migliorare il nostro stile di vita quotidiano.
Le domande che dobbiamo porci devono avere uno spettro molto più ampio: cosa è giusto e cosa è sbagliato nell’agricoltura biologica, negli OGM e nelle coltivazioni naturali? Cosa fa veramente male e da cosa invece trae beneficio il nostro organismo? Quali aspetti possiamo condividere di queste tecniche di coltivazione per creare un prodotto finito migliore? La verità sta nel mezzo.
Allo stesso tempo sarebbe opportuno creare delle leggi, insieme a personale competente, che realmente sia in grado di tutelare il consumatore e non fornisca soltanto illusioni. Incentrandosi su questi due aspetti si potrebbe avvicinare la gente comune a questo tipo di tecnologia e incentivare/migliorare la ricerca in tale ambito per aprire nuove prospettive di lavoro e di studio.
(AGI) - Roma, 4 feb. - Una polenta Ogm senza micotossine, uguale nel sapore a quella tradizionale ma piu’ sicura per la salute e per l’ambiente. Per la prima volta a Fieragricola fa il suo ingresso un prodotto Ogm. La polenta Ogm sara’ la ‘testimonial’ dell’operazione trasparenza voluta da Confagricoltura in un Paese in cui insiste il paradosso per cui i prodotti geneticamente modificati si possono mangiare ma non si possono coltivare. Per il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, che terra’ una conferenza stampa oggi alle 13: “Occorre superare un approccio ideologico che sino ad oggi in Italia ha reso gli Ogm un argomento tabu’. Per questo lo scenario di Fieragricola potra’ essere un luogo di riflessione e confronto su un tema che i nostri associati considerano potenzialmente strategico per il futuro di un settore difficolta’”. La polenta Ogm utilizza alcune varieta’ di mais che sono un autentico sistema di prevenzione dalla contaminazione della pianta da muffe e micotossine pericolose come le fusariotossine o le aflatossine. Queste ultime in particolare sono il cancerogeno piu’ potente in natura e si sviluppano nel mais ‘naturale’ colpito da piralide. Il rischio tossine, secondo gli studi, sarebbe notevolmente ridotto con l’utilizzo di varieta’ geneticamente modificate: il mais Ogm risulta infatti 10-15 volte meno colpito da piralide rispetto al mais tradizionale.(AGI) .
Eravamo gia’ il primo importatore al mondo di grano tenero, ma con annate come questa ci si domanda se abbiamo ancora l’intenzione di avere una agricoltura e quali siano i veri scopi di alcune organizzazioni agricole di categoria che si associano sempre piu’ con i grandi supermercati, contro gli imprenditori agricoli.
Non puo’ sfuggire a nessuno che non potendo competere con i bassi costi della manodopera tunisina o Uzbeca l’Italia deve competere per l’alta qualita’ (vera) delle produzioni, l’elevatissima resa per ettaro che includa tutte le fasi dall’irrigazione alla meccanizzazione.
Non possiamo competere per le materie prime, ma solo per le materie grige.
Senza innovazione di punta, senza un legame stretto tra produzione e ricerca andremo solo a fare shopping all’estero per poi applicare delle deliziose grafiche con la dizione: Made (tanto tempo fa) in Italy.
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EUROPARLAMENTO/ DE CASTRO (PD) PRESIDENTE COMMISSIONE AGRICOLTURA
Ex ministro di Prodi eletto per acclamazione
Bruxelles, 20 lug. (Apcom) - Paolo De Castro, ex ministro delle Politiche agricole nei governi di Romano Prodi, è stato eletto per acclamazione, a Bruxelles, presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, come previsto dagli accordi fra i principali gruppi politici dell’Assemblea di Strasburgo.
Il neopresidente della commissione Agricoltura, in un breve discorso subito dopo l’elezione, ha menzionato la maggiore importanza che assumerà l’Europarlamento per quanto riguarda la politica agricola comunitaria dopo l’entrata in vigore del nuovo Trattato di Lisbona, che per la prima volta attribuisce a Strasburgo poteri di co-decisione in questa materia. Altro tema importante di cui si occuperà certamente la commissione presieduta da De Castro sarà poi quella della riforma del bilancio pluriennale comunitario (prospettive finanziarie), con la prevista riduzione della parte del bilancio Ue dedicata all’agricoltura, fin qui tradizionalmente prevalente.
Come secondo vicepresidente della commissione Agricoltura è stato eletto il candidato dei Verdi José Bové, l’agricoltore francese famoso per la sua battaglia contro gli Ogm.


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