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Bruxelles non è in Europa…

Settembre 25th, 2012
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di Alberto GUIDORZI

alberto_guidorzi
Per lo meno non è in Francia e neppure in Italia, stante questa iniziativa che l’UE viene dal prendere.

Gli alberi sono una delle risorse agricole non indifferenti, anzi molte piante selvatiche sono divenute piante coltivate per i molteplici usi che l’uomo ne fa. Il miglioramento genetico degli alberi incontra una non indifferente difficoltà perché la loro longevità che comporta lentezza da una generazione all’altra. Tuttavia esistono già piante oggetto di modificazioni genetiche mediante transgenesi: un caso è quello della papaya OGM che è divenuta tale perché resa resistente ad un virus che nelle Isole Hawai ne stava distruggendo tutte le coltivazioni, un secondo esempio è quella della creazione di pioppi resistenti a certe malattie che il nostro compianto Prof. Sala è stato obbligato ad andare a fare in Cina in quanto la ricerca in Italia gli era impedita.
L’UE ora ha preso la decisione di mettere in cantiere un progetto COST (Cooperation in Science and Technology) al fine di promuovere l’utilizzazione di alberi geneticamente modificati . I problemi da risolvere sono numerosi, innanzitutto le malattie e poi occorre migliorare la produzione dei diversi prodotti che se ne ricavano: materiali da costruzione, energia, carburanti, oli, fibre ecc. Un aspetto nuovo è anche di avere a disposizione alberi che si adattano a biotopi diversi, specialmente ora che si intravvedono cambiamenti climatici.
Il progetto COST raggruppa 26 paesi (che il 27 mancante sia l’Italia?) dell’Unione Europea più altri paesi a titolo di cooperazione internazionale. Il progetto è intitolato « Biosafety of forest transgenic trees : improving the scientific basis for safe tree development and implementation of EU policy directives » E’ un progetto all’avanguardia ed ha in animo di raggruppare tutti i dati sui differenti aspetti del progetto, scientifici, tecnici, economici e sulla sicurezza al fine di informare in modo ampio l’opinione pubblica dell’UE onde di evitare una riedizione dello psicodramma che accompagna attualmente l’avvento della piante erbacee geneticamente modificate. Sempre Seralini o Capanna permettendo… s’intende.

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Rinascita della bachicoltura?

Settembre 18th, 2012
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di Alberto GUIDORZI

alberto_guidorzi

E’ risaputo che il filo di seta prodotto dai ragni è molto più resistente del filo di seta prodotto dal baco da seta. Si calcola che una treccia di fili di seta del diametro di un pollice potrebbero sorreggere una decina di autobus. Tuttavia il ragno non è mai stato possibile addomesticarlo, mentre il baco da seta ormai non vive se non con l’aiuto dell’uomo. Si è fatto produrre a una capra transgenica le proteine che compongono la seta del ragno tramite il suo latte, ma così disperse non si è potuto assemblarle come fanno ragni e bachi con un organo particolare.  E’ tuttavia già una quindicina d’anni che in Francia si e  pensato di far produrre a dei bachi transgenici la seta del ragno, i primi tentativi sono riusciti ma poi si è tralasciato il progetto. Ora è stato ripreso e  si sono ottenuti dei bachi che emettono un filo ibrido molto più resistente  di quello originale del baco. Ciò fa supporre che sia possibile far produrre al baco un filo di seta con solo le caratteristiche di quello del ragno, si tratta di silenziare i geni del baco da seta che ancora mescolano le caratteristiche dei due fili. Gli strumenti atti ad ottenere lo scopo sono già disponibili.

………………………

[1] Teulé F et al, (2012) Silkworms transformed with chimeric silkworm/spider silk genes spin composite silk fibers with improved mechanical properties. Proc Natl Acad Sci USA
http://www.pnas.org/cgi/doi/10.1073…

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Alberto Guidorzi scrive al Ministro Catania

Marzo 19th, 2012
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Evoluzione della crescita produttiva in agricoltura nei due secoli scorsi.

(Modesta) lezione al Ministro Catania di Alberto Guidorzi

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Alberto Guidorzi tiene un corso di recupero per Geneticamente

Marzo 29th, 2011
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Si tratta di un vero e proprio corso di miglioramento genetico vegetale in cui Alberto Guidorzi cerca di spiegare i problemi tecnici a chi non ha una formazione scientifica.
Un utilissimo intevento sui MAS e loro ragionevoli alternative: gli OGM.

Leggi lezione di Guidorzi a GenEticaMente

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Lo scippo dell’etica - di Alberto Guidorzi

Marzo 15th, 2011
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Ieri mattina, domenica, nel recarmi a Mantova ho acceso la radio e per caso sono capitato su “Radio 24″ dov’era in atto una trasmissione e subito sono stato colpito da una frase pronunciata appena sintonizzato: “Il vivere etico”.

Mi sono soffermato ad ascoltare. Il conduttore ha presentato la scelta di una Signora che ha cambiato vita, da funzionaria di un istituto finanziario si è messa a fare l’apicoltrice. Ha descritto com’è maturata la scelta ed ha detto che lo stimolo maggiore è stato un “vivere più etico”. In seguito è intervenuto un Signore che ha rilevato un’attività, in atto nell’ospedale psichiatrico di Trieste prima della chiusura, ha formato una cooperativa per importare filati dall’India e procede alla stampa “ecologica”. Questi prodotti poi venivano venduti attraverso negozi della catena “equo-solidale”. Anche l’intervistato finì per affermare che era soddisfatto perché aveva scelto un “vivere etico”.

Ne ho concluso che se loro erano convinti che “vivevano più eticamente”, di conseguenza consideravano che tutti gli altri, me compreso, “vivevamo meno eticamente o al limite senza nessuna etica”.

Evidentemente mi sono ribellato in questo modo di farmi classificare, anzi di voler giudicare moralmente il prossimo in modo così trançant. Mi sono anche detto: “ma questo rasenta l’integralismo, non ne abbiamo abbastanza di quello islamico?”.

Tuttavia è stato inevitabile, almeno per me riandare per un po’ alla mia vita professionale nel mondo del commercio e dell’agricoltura e analizzarli da un punto di vista del “vivere eticamente” che mi rinfacciavano di non aver fatto o almeno che loro facessero meglio di quanto avevo fatto io.

La prima cosa che ho analizzato è stato il rapporto con gli agricoltori nel proporre loro la vendita di novità in fatto di sementi selezionate e migliorate. Subito mi sono detto: “Ma come, non è classificabile tra il commercio equo-solidale il fatto di proporre sementi che hanno apportato un vantaggio all’agricoltore, ad un prezzo scaturito da libera concorrenza con altri fornitori?
Io non ho rubato niente a nessuno, quando ho proposto, in luogo del seme plurigerme di bietola che obbligava tutta la famiglia degli agricoltori a vivere giornate primaverili inginocchiata sul terreno a diradare le troppe piantine che crescevano le une troppo accostate alle altre. Ho contribuito a sollevarli da un immane sacrificio e lasciarli liberi di svolgere altre mansioni. Forse non è etico questo? Il prezzo maggiore del seme è stato compensato largamente dal tempo risparmiato, senza contare la fatica ed il disagio che si evitava. Più equo solidale di questo?

Sono stato eticamente reprensibile, quando ho loro proposto dei semi conciati con neonicotinoidi che permettevano loro di proteggere la giovane piantina che avrebbe così generato pressoché sicuramente una radice da cui sarebbe stato estratto un cucchiaino di zucchero o due pannocchie che avrebbero dato una fetta di polenta? E’ più ambientalmente sostenibile usare pochi grammi di principio attivo o lo spargimento generalizzato a pieno campo delle quantità importanti di geodisinfestanti, come si è obbligati a fare ora che i neonicotinoidi sono stati interdetti? Ora m’incolpano di aver contribuito a provocare la moria delle api, ma senza dimostrarlo, anzi sembra proprio che la moria delle api sia il frutto dell’intensificazione dell’apicoltura con insorgenza di virus nuovi, della somministrazione insensata di acaricidi per combattere la varroa, come il Rotenone usato ancora in agricoltura biologica, seppure proibito perchè sospettato di provocare il Parkinson.
Non sono stato solidale con loro quando ho proposto un seme migliorato per la resistenza al virus della rizomania, un vero flagello che impediva di coltivare? Non sono stato equo quando ho chiesto loro un piccolo aumento di prezzo del seme?

Ho tenuto un comportamento egoista, quando ho consigliato gli agricoltori di seminare presto perché era molto più probabile che le loro piantine fossero sfuggite ad un’eventuale gelata tardiva in quanto più cresciute e più resistenti? Quando ho consigliato loro di fare il diserbo localizzato sulla fila in modo da distribuire molto meno prodotto ho attentato all’ambiente o al contrario l’ho salvaguardato? Quando ho detto loro di non concimare con potassio, pur essendo la bietola una pianta potassofila, perchè i nostri terreni hanno naturalmente dotazioni sufficienti di questo elemento, oppure quando ho detto loro di limitare allo stretto indispensabile con le concimazioni azotate altrimenti avrebbero sviluppato troppo l’apparato fogliare e danneggiato in definitiva l’accumulo di zucchero nella radice, ho forse contribuito all’inquinamento ambientale o l’ho in realtà preservato? Ho protetto più l’ambiente, quando ho consigliato una copertura anticipata del suolo da parte delle foglie, e non troppo abbondanti, in modo che tutte ricevessero una quantità ottimale di irraggiamento solare per fotosintetizzare di più e con maggior rendimento?
Non ho forse contribuito a salvaguardare meglio l’ambiente quando ho proposto varietà di seme bietole migliorate perché più tolleranti alla cercospora (malattia fungina che fa seccare le foglie) permettendo agli agricoltori di diminuire il numero delle irrorazioni delle foglie con fungicidi? Al posto di far 5/6 trattamenti ho permesso loro di limitarli a due in media.

Ero ormai in prossimità della città e stavo cercando di parcheggiare, ma ormai avevo tratto le mie conclusioni. Ero sicuramente stato più etico io; loro dicevano di vivere eticamente solo per appagare un’aspirazione personale (o per respingere una loro frustrazione?). In fatto di comportamento equo-solidale avevo contribuito ad apportare molta più solidarietà io agli agricoltori e con molta più equità, se si faceva il rapporto costo/benefici, che tutti loro vendendo il loro miele a prezzi ben superiori alla concorrenza o tessuti che per il modo artigianale con cui erano ottenuti potevano essere acquistati solo da chi accettava di scambiare il maggior prezzo con un appagamento moralintellettuale. Caso ha voluto che vedessi gente entrare in una chiesa e quindi decisi di entrare anch’io per assistere alla S.Messa domenicale. Ho approfittato per confessarmi, ma non mi sono certamente accusato dall’agire peccando d’etica o di scarsa carità verso il prossimo. In definitiva ero solo stato scippato di un concetto morale che mi era sempre appartenuto.

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