Dopo la pausa che si è presa il governo indiano che sta ritardando la commercializzazione della melanzana Bt, le Filippine annnunciano il sorpasso e dal 2011 commercializzeranno le prime melanzane OGM. Si attendono aumenti di produzione del 100%, difficile che gli indiani mordano il freno ancora a lungo.
Philippines the First in Asia to Commercialize GM Eggplant
- Melody M. Aguiba, Manila Bulletin, June 28, 2010 http://www.mb.com.ph/
The Philippines will become the first in Asia to commercialize the genetically modified (GM) fruit and shoot borer (FSB)-resistant eggplant by 2011. This developed after the harvest of Bacillus thuringiensis (Bt) eggplant, funded by the United States Agency for International Development (USAID), in a trial site in Pangasinan.
“The performance is better than what we expected. We expect to have a considerable increase in yield for this field trial,” said Agricultural Biotechnology Support Project (ABSP) Director Frank A. Shotkoski in an interview in a harvest festival in Sta. Maria, Pangasinan.
Barring any unforeseen hindrance, the Institute of Biotechnology-University of the Philippines in Los Baños (IPB-UPLB) will release to the market Bt eggplant seeds by next year after an approval of the National Biosafety Committee (NCBP), according to ABSP Product Development Manager Desiree M. Hautea. Bt eggplant can arrest loss from FSB infestation, which reaches to 50 percent or higher. Average eggplant yield in the country is 9.95 metric tons per hectare.
It can substantially cut pesticide use, cut production cost for farmers, reduce their exposure to harmful chemicals, benefit consumers through lower price from higher eggplant production while protecting their health, and even enhancing environmental protection.
With a technology donated by the Mahyco of India, an Indian green and striped eggplant variety was crossed by the IPB with local varieties Dumaguete Long and Mara to produce the Filipino-desired color and size. “It took us long time from 2005 to develop a variety that has the 99.9 percent characteristic of our local variety. The technology was donated to us, but it’s really Filipino-developed,” she said. IPB will come up by 2011 with an open pollinated variety (OPV) for the Bt eggplant. This will enable resource-poor farmers to save the seeds after one planting for continued use in the next planting, bringing cost savings.
However, a hybrid Bt eggplant will be put to the market by IPB most likely in 2012 which will have the hybrid vigor that can produce 100 percent more yield than the OPV, although this will require farmers to buy the seeds each season.
Bt eggplant seeds’ commercial release will follow after another set of multilocational field trials for the dry season which starts perhaps in October this year. On top of the present sites’ Pangasinan, Bicol, and Los Baños - the Bt eggplant will also be pilot-planted in (Visayas) Leyte and Iloilo and (Mindanao) Kabacan, North Cotabato and Davao. IBP will initially produce the seeds through its National Seed Foundation. It may later enter into seed production deals with the Department of Agriculture or other State Universities and Colleges.
For the initial seeds marketing and eventual extensive commercial production, seed companies like East West or Syngenta may enter into a franchising or licensing agreement with IBP. No such deal has been completed so far, officials said. Eggplant is the most popular vegetable in the Philippines planted on 13 percent of the 600,000-hectare vegetable land, according to the World Vegetable Center
The Philippines can become the first to commercialize Bt eggplant next year as the Indian government has halted its commercial release due to lobbying from environmental groups. Bt eggplant will be the first GM vegetable to be released in the country.
Per una volta una vicenda che (quasi) non c’entra con gli OGM. L’EFSA boccia i principali messaggi pubblicitari che entrano nelle nostre case tutti i giorni chiedendo dati, numeri e variabilità statistica alla Danone ed ai suoi prodotti simbolo Actimel e Activia, ma la stessa sorte tocca anche all’anti-colesterolo Danacol.
Insomma, come sempre, in assenza di prove scientifiche documentabili le etichette (che siano sulla pretesa dannosità degli OGM o sullo sgonfiamento delle pancie) non passano il vaglio dell’EFSA: questo è quello che deve fare una seria agenzia scientifica.
Leggi l’articolo del Wall Street Journal Europe
Uno dei concorrenti del grande fratello 9, di certo non più che ventenne, ha dichiarato, en passant, che il pane non ha più il sapore di una volta. Tendo a prendere molto sul serio dichiarazioni del genere, perché rappresentano un nuovo spirito del tempo. Siamo portati a essere tolleranti e a sorridere quando un’affermazione come la suddetta viene fatta dai nostri nonni, ma è molto difficile capire come può un ventenne ricordare e apprezzare il vecchio sapore del pane di una volta. Una volta, scusate il bisticcio,la condizione temporale “una volta” significava veramente a “una volta”, ossia tantissimo tempo fa, e non ad appena dieci anni fa. Verrebbe da dire: “una volta” non è più quella di” una volta”.
Insomma, davanti ad affermazioni del genere non ce ne possiamo uscire con la massima sulla relatività del tempo. E’ un problema moderno: quello del sapere nostalgico. Quelli che credono nel sapere nostalgico, pensano che tutto sia già avvenuto, magicamente, in età passate. Quello che è avvenuto ha valore mentre il presente è sinonimo di corruzione. Qualsiasi mutazione ci avvia verso la corruzione. In sostanza, il loro sapere nostalgico offende il presente.
Ancora, il sapere nostalgico fa uso, quando si trova a giudicare la contemporaneità, di canoni estranei ai sentimenti dell’epoca e allora, quel tipo di sapere rischia di fondare un sistema conoscitivo inquisitorio. Colui che giudica in tal senso non conosce il tema attuale ne ha voglia di farlo, dunque, rischia di semplificare un problema complesso. Tuttavia questo sapere nostalgico ha il vantaggio di piacere al grande pubblico. Ma perché noi che usiamo (o abusiamo di) tutti i prodotti della modernità, poi rimpiangiamo quello che è stato?
Detta in breve, e semplicemente, credo sia colpa della cultura di sinistra. E’ riuscita a vincere là dove non avrebbe dovuto vincere. Ha sfondato e occupato il territorio che apparteneva alla destra, quello della tradizione e del mito. Quelle stesse idee che, in gioventù, abbiamo combattuto, perché sembravano rimandare a un immaginario puro e pericolosamente epurato dagli aspetti violenti, un immaginario falso che scambiava condizione per vocazione, tutto queste idee alle quale opponevamo la concezione del progresso (e non dello sviluppo) sono venute meno. La sinistra ha cominciato a rimpiangere. Per evitare di fare i conti con la sconfitta e di elaborare un nuovo piano strategico con dettagliata analisi costi/benefici, ha preferito mettere su un triste teatrino con due attori, da una parte il valore della tradizione dall’altra parte la corruzione della modernità. I due attori sono burattini con connotati veramente grotteschi, pertanto la tradizione è sempre millenaria e dunque carica di significati, la modernità è sempre omologante e corruttrice di antichi saperi. Sono discorsi che solo vent’anni fa, quelli di noi che erano di sinistra avrebbero respinto perché, appunto, considerati di destra e pure un pò fascisti, ora invece fanno tendenza e allora ci tocca assistere allo scontro epico tra la musica popolare, i cibi genuini, i piccoli contadini, i locali biologici contro le multinazionali, il grande mercato, il complotto economico.
Naturalmente è faticoso per tutti, anche per i sostenitori della tradizione, far tornare i conti, diciamo così, in campo. C’è bisogno di portare avanti una dichiarazione di fede, religiosa, del tipo: una agricoltura sinergica, biodinamica, biologica, nasce dal sano rapporto tra uomo e natura. Dunque per associazione, questi tipo di agricoltura non subisce attacchi né da insetti, né da funghi né da parassiti. Un agronomo mi ha detto che nei campi di pomodoro coltivati con metodi tradizionali non è presente il virus del mosaico. Torniamo al passato dunque, è semplice. Facciamo a meno della chimica e di quelle corrotte biotecnologie. Non ci servono, basta tornare alla natura, quella mitica, religiosa, di spirito creazionista, cioè immutata, capace di autoregolarsi, la natura romantica, tipica della concezione della destra, appunto. Eppure, basterebbe essere un po’ filologi, una professione di cui davvero si sente la mancanza, per renderci conto che in quei luoghi dove, per forza di cose, si pratica agricoltura biologica, come parte dell’Africa, gli insetti ci sono eccome, fanno danni e le produzioni scarseggiano, tanto che il PIL in alcuni stati africani è fermo agli anni 70. Basta pensare a quando i contadini irlandesi, scozzesi e quelli di gran parte dell’Europa, che coltivavano piccoli appezzamenti di terra senza uso alcuno di concimazioni di sintesi e antiparassitari in genere, si era nel 1845, si videro distruggere dalla peronospora (uno studio del 2001 pubblicato su Nature sostiene si tratti di Phytophthora infestans) l’intera produzione di patate. Una carestia così forte da causare un milione di morti e da costringere altri due milioni all’emigrazione forzata in USA. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito. Ma dimostrerebbero tutti la stessa cosa, da quella natura di una volta (biologica, biodinamica, sinergica…) siamo scappati, ci teneva in gabbia, eravamo troppo schiavi delle sue mitologiche braccia.
Un interesante articolo del corriere della sera con il manifesto del Couscous Clan…


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