Lettera aperta contro il fast food del pensiero. Sabato 27 febbraio, Carlo Petrini, a che tempo che fa, commentando la sentenza del Consiglio di Stato che ha autorizzato la coltivazione del mais bt, ha dichiarato, tra l’altro: che gli ogm inquinano, basta un colpo di vento. Se ne deduce, contrariamente a quanto si sforza di spiegare la dettagliata e precisa sentenza del Consiglio di Stato (Simonetti su questo blog la commenta), che ogni possibile coesistenza tra mais convenzionale e quello transgenico sia impossibile. Qui, in questa sede (un blog scientifico), è inutile commentare il valore della suddetta affermazione, si può pero, dichiarare, al contrario, che quello che inquina il nostro modo di pensare, siano proprio queste affermazioni alla Carlo Petrini. Inquinano per due motivi: sono semplicistiche e dunque consolanti e ci abituano a ragionare per slogan. Dichiarazioni come: “gli ogm inquinano, basta un colpo di vento”, non fanno pensare a una pianta, il cui uso riduce l’uso di agrofarmaci, ma a un virus che bisogna tenere confinato e la cui diffusione farebbe ammalare le buone e belle e sane coltivazioni organiche. I cittadini che ieri stavano seduti davanti al televisione, oggi, di sicuro, a tavola, con gli amici, o al ristorante avranno chiesto di mangiare cibo rigorosamente non ogm, o avranno raccomandato ai figli di tenersi lontani da questi prodotti pericolosi. Inquinano poi, perché trattandosi di slogan facili, ripetuti e amplificati da trasmissioni di buon ascolto, rendono poi inutile qualsiasi metodologia scientifica, analitica. La sentenza del Consiglio di Stato, a sua volta, analitica e scientifica, dunque, passa in secondo piano, decade, perde autorevolezza e di contro, si avvantaggiano tutti quelli alla Petrini che invece di studiare, e cercare di essere all’altezza del proprio ruolo - Petrini è a tutti gli effetti un opinion maker - campano, e bene, diffondendo formule facili e di facile assimilazione. Tra l’altro, se ci lamentiamo, è a ragione, del modo con il quale Berlusconi tratta i magistrati e le loro sentenze, dobbiamo prendere atto, con tristezza, che quel modo ha fatto strada e in tanti lo usano non appena conviene usarlo. Il secondo inquinante, forse questo ancora più pericoloso,è che slogan come questi formano un immaginario difficile da smontare o comunque si può smontare a patto di avere la giusta dose di tempo. La giusta dose di tempo, necessaria affinché una metodologia conoscitiva si diffonda, richiede in effetti un atteggiamento slow, passo dopo passo, prendendosi delle pause. Gli autori televisivi amano lo slow solo se si fa apologia dello stesso, insomma se ci si dichiara slow, ma senza dimostrare di esserlo. Dunque, i suddetti autori, invitano Petrini che invece di essere slow, è al contrario alquanto fast e non si affanna mica a spiegare perché mai un ogm inquina. Questo significa che un genetista o un biologo,abituato, da anni e anni di metodologia scientifica, a pensare slow, e cioè documentare, analizzare, mostrare le differenze e quindi evidenziare i valori che da queste differenze producono, questo tipo di intellettuale non avrà mai spazio in una trasmissione televisiva di buon ascolto. A questo punto però è davvero necessario, per evitare gusti futuri che la società di genetica, quella di tossicologia, esperti, competenti, responsabili di blog e riviste scientifiche, e naturalmente i giornalisti scientifici, facciamo un fronte comune, paghino, che so, un ufficio stampa che gli organizzi il lavoro e intervengano compatti quando personaggi faciloni e dichiarazioni alla Petrini si diffondano nell’etere. E’ necessario contrastare questi interventi o almeno provarci. Fabio Fazio un dubbio su quanto dice Petrini deve pur averlo ed è giusto che qualcuno sottolinei che quel dubbio è sensato. Altrimenti finisce che chi studia e si impegna, chi cerca di affrontare un ragionamento evidenziando le complessità del nostro mondo, sarà penalizzato dai fast food del pensiero. Insomma, competenti, analisti e studiosi di tutta Italia, unitevi, fatevi sentire, mandate lettere e precisazioni, chiedete di partecipare alle trasmissioni, occupatevi, purtroppo, anche di comunicazione, date indicazioni e siate compatti e ossessivi, rigorosi come sapete di essere, avete, in fondo, poco da perdere, altrimenti qualcuno, vi incatenerà, vi bloccherà a forza di slogan, più velocemente di quanto riuscite a immaginare.
Questo che segue è un consiglio per gli acquisti. E non c’entrano i saldi. Visto e considerato che la maggior parte dei giornali, riportano e discutono in maniera grezza, superficiale e scandalistica importati e fondamentali questioni per la buona amministrazione del nostro paese, come per esempio, la necessità o meno di vaccinarsi, l’importanza o meno di investire in tecnologia, la necessità di credere nel futuro e dunque, di conseguenza, dotarci, per meglio indagare, di adeguati strumenti d’analisi, insomma visto e considerato tutto questo, sarebbe davvero un buon gesto che i tanti cittadini di buona volontà, che negli anni hanno sviluppato una sana curiosità per le cose del mondo, che questi cittadini, dicevo, comprino e diffondano la rivista Darwin. La rivista Darwin è un bimestrale di cultura scientifica, in senso lato, diretta da Gianfranco Bangone e Gilberto Corbellini. Ha un editor at large che risponde al nome di Anna Meldolesi (attualmente la migliore reporter scientifica, scrive sul riformista). Questa rivista si caratterizza per affrontare svariati temi, neuroscienza, biologia, epidemiologia, biotecnologie e altri, con una metodologia ben definita: chiara, accessibile, divulgativa e con un rigoroso controllo delle fonti. La rivista, per come io conosco le riviste (le riviste letterarie sono stato il veicolo attraverso il quale ho avuto accesso al mestiere di scrittore), è un miracolo che sopravviva in buona salute. Merito dell’impegno dei redattori e dei collaboratori, e tanto sarebbe per tutti guadagnato, se questa rivista si diffondesse a un pubblico più vasto - e sarebbe poi da applauso se i redattori dei giornali ogni tanto la consultassero. Esempio di suddetta metodologia. Sull’ultimo numero, Gianfranco Bangone, firma un dossier intitolato: i conti sbagliati della pandemia. Fra un attimo ne parliamo Prima un inciso. Se come me avete seguito la discussione sulla H1N1v sui giornali o peggio attraverso le inchieste di Striscia o altre simili, vi sarete resi conto del tono usato dai reporter o dai giornalisti, insomma da chi scriveva. Non avevano nessuna voglia di provare a spiegare cos’è una pandemia, quali parametri la definiscono, che modelli statistici si usano per classificarla. Come ci si muove e con quali regole. Alcuni giornalisti, poi ne parlavano -ne parlano - in maniera così sciatta, tanto da confondere batteri e virus. Insomma, non siamo nemmeno all’abc. Ora, se come me, avete dei figli che vanno a scuola, guardano la tv, si fanno domande, avrete notato che spesso i bambini (almeno i miei figli) sono sempre sottoposti a un rischio, e cioè tendono a non credere più a niente, in quanto non sanno cosa è autorevole e cosa non lo è (colpa dell’imprecisione costante e della sciatteria dei svariati giornalisti), oppure al contrario usano per ragionare, una sorta di diffusa teoria del complotto, ossia, qualcun altro muove i fili e noi possiamo difendersi solo e solo se identifichiamo un nemico, di volta in volta buono a spiegare ogni questione. Una specie di sindrome schizzofrenica. Non ho dubbi, il tracollo della democrazia è agevolato sia dalla mancanza di autorevolezza sia dalle varie teorie del complotto (una derivazione dell’olismo, tutto può combaciare con il tutto). Credo sia necessario difendersi. Dunque, tornando a noi. Gianfranco Bangone firma sull’ultimo numero di Darwin un rigoroso articolo sulla pandemia. Perché rigoroso e autorevole? Perché Bangone è una specie di filologo e di fisiologo. Ci mostra tutto quello che viene prima della polemica in corso. Se come me avete avuto difficoltà a orientarvi nella questione, allora troverete giovamento e orientamento dall’articolo di Bangone. Invece di gridare contro le lobby e le multinazionali, per l’appunto, genere preferito da svariati giornalisti e dai tanti commentatori, con molta serietà e pazienza, Bangone si applica a ricostruire la storia di questa pandemia. Come e dove è nata? Quali sono stati i focolai di contagio e che ragionamenti (economici e sanitari) si sono sviluppati successivamente? E’ molto interessante questo dossier, perché leggendolo si capisce che le polemiche - la difficoltà di credere nell’opportunità della vaccinazione- si sono accese per una sorta di distorsione nell’informazione. Distorsione che a sua volta prende il via dall’ignoranza di alcune normali e acclarate strategie sanitarie che in casi come questi vengono messi in atto. La ricostruzione di queste strategie è normale in un paese normale ma purtroppo eccezionale in un paese come l’Italia. Quindi non resta altro da fare, per cercare di tornare alla normalità, di tenerci strette le eccezioni giornalistiche, ossia divulgare il più possibile quegli articoli che per serietà e rigore, costituiscono, appunto un eccezione. In questo caso, infatti, l’eccezione Darwin, conferma la vecchia regola di Parise: pedagogia e democrazia vanno insieme.
Salmone va in vacanza ed augura a tutti delle serene festivita’. Gli aggiornamenti riprenderanno dal 7 gennaio. A chi non avesse ancora completato gli acquisti, suggeriamo di regalare i libri di Bressanini o di Pascale.
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Uno scrittore italiano, Goffredo Parise, tra i tanti lasciti, ci ha regalato questa dichiarazione di intenti: “credo fermamente nella democrazia in Italia, ci credo con la ragione e con il cuore. Credo nel grado di maturazione civile degli italiani e nel discorso pubblico e condiviso. Credo nella pedagogia. Perché non può esistere la democrazia senza pedagogia e la pedagogia senza democrazia”. Ora, la pedagogia, si sa, è una disciplina che incute sospetti. Insegnare a vivere può sembrare un gesto di arroganza e poi chi crede più nell’autorevolezza di una classe intellettuale. Se la parola, pedagogia, ci va stretta e magari ci vengono in mente delle chiose di correzioni, potremmo far rimare pedagogia con metodologia. Importante allora è mostrare con quale metodo e attraverso quale discorso pubblico, condiviso e chiaro si arriva a una conclusione- ben sapendo che questa potrà subire felici apporti e nuove integrazioni. Se desiderate leggere o far leggere un libro (felicemente) pedagogico o di ottima metodologia laica, consiglierei quello di Dario Bressanini, Ogm, tra leggende e realtà (Zanichelli). Libro necessario, non fosse altro che per la chiarezza espositiva, ossia, per l’assunzione coerente di un metodo di indagine. La suddetta chiarezza metodologica (del tutto priva di presunzione e arroganza) del resto difficile da raggiungere quando si tratta un argomento affascinante e complesso, come le biotecnologie, trasforma il libro in un ottimo strumento divulgativo, pedagogico e, a questo punto, assumerei la definizione di Parise: democratico. Il punto in questione infatti è: noi abbiamo delle opinioni, le opinioni vengono lette dai nostri politici di riferimenti e tradotte, poi, in una serie di leggi, norme, circolari esplicative che dovrebbero portare benefici e miglioramenti al mondo che abitiamo. Dunque, seguendo questo modello ideale, possiamo affermare che più approfondite sono le nostre opinioni meglio i nostri politici potranno leggerle e tradurle poi in leggi. Un ambiente migliorato, migliora, poi, le nostre opinioni. Al contrario, meno chiare sono le nostre opinioni più confusi sono i politici, ecc. Le biotecnologie rappresentano una dimensione nella quale dimostriamo di avere opinioni troppo confuse e spesso superficiali, come recita bene il titolo di Bressanini: frutto (queste opinioni) di leggende e miti. La lettura dei capitoli del libro dimostra che la questione biotecnologie non è di poco conto. Anzi, non solo, i tanti benefici che la modernità ci offre derivano dalle biotecnologie (in senso lato), ma soprattutto, la sempre più approfondita conoscenza della biologia segnerà, marchierà, sarà determinante per il nostro futuro. Non si capisce perché dobbiamo restare fuori da questa importante partita. Abbiamo bravi genetisti e ottimi biologi, chimici, agronomi, tecnici ecc. Ma purtroppo per una perverso meccanismo tutto italiano, politici superficiali, comici e intellettuali retori si sono impadroniti di territori che non gli appartenevano. Risultato? La nostra conoscenza è offuscata. Vincono le allusioni, le allegorie e le metafore. Le fragole pesce dunque si impossessano nel nostro immaginario, lo restringono e ci abituano a pensare non per gradi - o secondo scale di misura - ma per immagini comode quanto sterili. Alla fine vince solo l’ignoranza e l’ignoranza non ha mai aiutato nessuno. Dunque oggi in questo regime di semplificazioni diffuse è davvero importante lottare per la diffusione di ottimi saggi divulgativi, frutto di passionee competenza, come quello di Bressanini. Con la speranza che i redattori dei principali quotidiani se ne accorgano e lo publicizzino con più forza.
Il titolo gia’ sembra una risposta alle tre organizzazioni del biologico che mescolano insetticidi ed erbicidi sotto l’unica categoria dei pesticidi (http://www.salmone.org/2009/11/19/lagricoltura-biologica-gli-ogm-del-tipo-bt-riducono-luso-dei-pesticidi/ ). Qui come e’ ovvio i Pests sono insetti ed e’ quindi ovvio che i pesticidi sono gli insetticidi e solo in questo modo useremo su questo sito la parola pesticidi.
Science ( http://sciencenow.sciencemag.org/cgi/content/full/2009/1113/4?etoc ) riferisce di un articolo che mostra come alcuni parassiti preferiscano le coltivazioni biologiche ed altri quelle che usano fertilizzanti sintetici. Ancora una dimostrazione che la Natura non e’ buona e non pensa a nutrirci producendo frutti per noi, che naturale non vuol dire ne’ sicuro ne’ salutare, ma e’ solo (come direbbe Pascale nel suo ultimo libro) una parola-ameba.
Some Pests Prefer Organic
By Phil Berardelli
ScienceNOW Daily News
13 November 2009
Contrary to claims made by some proponents of organic farming, natural fertilizers are often no better than chemical fertilizers at defending crops against insects–and sometimes they’re worse. That’s what British researchers found over the course of a 2-year trial. The results suggest that farmers should tailor fertilizing to individual plant varieties.
Organic farming has gained popularity in recent decades because of its use of natural ingredients. Proponents say that cow manure, for example, is far less harmful to the environment than petrochemical-based products. Some advocates have also claimed that organic fertilizers help plants resist insect pests better than synthetic varieties do. That’s because plants absorb the nitrogen and other nutrients from organic fertilizers more slowly, and the pest larvae that rely on those nutrients have a tougher time gobbling them up.
Previous research on the topic proved inconclusive, so researchers at Imperial College London and two other institutions in the United Kingdom studied how three pests–two types of aphid and one species of moth–responded to the application of natural and synthetic fertilizers on cabbage plants. The team used chicken manure and other green fertilizers derived from beans and alfalfa, plus commercially produced ammonium nitrate, and applied all in both high and low concentrations. The experiment spanned two growing seasons at multiple field sites.
The team got surprisingly mixed results. The moth, Plutella xylostella, favored the conventionally fertilized plants, laying its eggs about four times more frequently on them than on organically fertilized cabbage. One aphid, Myzus persicae, also preferred the commercial fertilizer, laying eggs on ammonium nitrate-fed plants twice as often as on plants fed with organic fertilizer. But the other aphid, Brevicoryne brassicae, preferred the organically grown variety by about a three-to-one egg-laying margin, the researchers report this week in the Proceedings of the Royal Society B.
The lesson here, says entomologist and co-author Simon Leather, is that the complex chemical interactions between fertilizer and plant can be unpredictable, repelling some pests but attracting others. “One size does not fit all,” he says.
Biologist Gordon Port of Newcastle University in the United Kingdom agrees, calling the work a “robust” study. What remains to be seen, he says, is how the natural enemies of the pests (such as ladybugs for the aphids and wasps and spiders for the moths) react to the two different types of fertilizers.
Varying responses of insect herbivores to altered plant chemistry under organic and conventional treatments
1. Joanna T. Staley1,*, Alex Stewart-Jones2, Tom W. Pope2,Ý, Denis J. Wright1, Simon R. Leather1, Paul Hadley3, John T. Rossiter1, Helmut F. van Emden3 and Guy M. Poppy2
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Author Affiliations
1. Division of Biology, Department of Life Sciences, Imperial College London, Silwood Park Campus, Buckhurst Road, Ascot, Berkshire SL5 7PY, UK
2. School of Biological Sciences, University of Southampton, Hampshire SO16 7PX, UK
3. School of Biological Sciences, University of Reading, Whiteknights, Reading, Berkshire RG6 6AH, UK
1. *Author for correspondence (j.staley@imperial.ac.uk).
Abstract
The hypothesis that plants supplied with organic fertilizers are better defended against insect herbivores than those supplied with synthetic fertilizers was tested over two field seasons. Organic and synthetic fertilizer treatments at two nitrogen concentrations were supplied to Brassica plants, and their effects on the abundance of herbivore species and plant chemistry were assessed. The organic treatments also differed in fertilizer type: a green manure was used for the low-nitrogen treatment, while the high-nitrogen treatment contained green and animal manures. Two aphid species showed different responses to fertilizers: the Brassica specialist Brevicoryne brassicae was more abundant on organically fertilized plants, while the generalist Myzus persicae had higher populations on synthetically fertilized plants. The diamondback moth Plutella xylostella (a crucifer specialist) was more abundant on synthetically fertilized plants and preferred to oviposit on these plants. Glucosinolate concentrations were up to three times greater on plants grown in the organic treatments, while foliar nitrogen was maximized on plants under the higher of the synthetic fertilizer treatments. The varying response of herbivore species to these strong differences in plant chemistry demonstrates that hypotheses on defence in organically grown crops have over-simplified the response of phytophagous insects.


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