Api e dati tecnici

Giugno 15th, 2015
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di Alberto Guidorzi

Avremo una moratoria perenne sui neonicotinoidi?

api-egizi Alla fine del 2015 scadono i due anni di moratoria decretata dalla Commissione di Bruxelles circa l’uso di tre sostanze insetticide appartenenti alla famiglia dei neonicotinoidi (Imidaclopride, Tiamatoxane e Clotianidine) che normalmente sono usati nella concia delle sementi, ma non solo. Pertanto a questa data il dossier deve essere ripreso e si deve decidere se procrastinare la moratoria (soluzione probabile visto l’armamentario messo in atto già da tempo da una lobby che sembra dotata di notevoli mezzi. Da dove provengono?) oppure decidere che la moratoria non ha cambiato il panorama apicolo precedente e quindi occorre ricercare altri motivi per spiegare la moria delle api.

Parlavo prima dell’armamentario già messo in atto da certi movimenti, e ripresi da chi fa uso della propaganda al solo scopo di acquisire potere, circa la volontà di fare pressione sulla Commissione UE perché decida non solo un prolungamento della moratoria, ma anche la messa al bando definitiva della categoria di questi insetticidi. Un esempio lo trovate qui: http://www.agriculture-environnement.fr/a-la-une,6/des-chercheurs-au-service-de-l,958

In altre parole qui si legge che già nel 2010 un gruppo di scientifici definiti indipendenti, ma tali non erano come si evince dall’articolo, avevano deciso di raccogliere tutti gli studi che incolpavano i neonicotinoidi di incidere sulla fauna dell’ambiente agricolo per ricavarne dei documenti di sintesi da pubblicare su Science o Nature; solo che queste accreditate riviste hanno rifiutato. Ecco, però, che alla fine dell’estate dell’anno scorso vi è stata la pubblicazione su Environmental Science and Pollution Research, (rivista molto meno quotata) di un documento e da questo momento sono cominciate le pressioni per convincere che la messa al bando di questa classe di insetticidi introdotti nel 1990 e che ora rappresentano il 40% (se sono così usati significa che dei problemi in agricoltura ne risolvono) del mercato degli insetticidi agricoli, aveva ragione di essere. Si scopre, però, che il “gruppo di scientifici definiti indipendenti” era formato da ecologisti militanti che hanno precostituito un tesi e solo dopo hanno cercato gli elementi per confermarla per poi passarla ai giornali:

http://www.lemonde.fr/planete/article/2014/06/24/le-declin-massif-des-insectes-menace-l- agriculture_4444051_3244.html

Passiamo, però, a cose più serie e lasciamo questi“specialisti” ai loro conflitti d’interesse. Prima, però, non possiamo non far notare che per gli organi di divulgazione e anche per molta opinione pubblica che è appagata dalla sola idea che dietro vi sia un “grande vecchio”, l’unico colpevole per la moria delle api sono i neonicotinoidi. Mentre o sorvola, oppure non vuole analizzare il fenomeno più in profondità per sondare se in realtà esso sia molto più complesso di quanto è stato trasmesso dai mass-media. Si tratterebbe solo di porre gli insetticidi sullo stesso piano di ogni altra causa (e sono tante) che concorre a far morire le api (sottoalimentazione, malattie, virus e uso di sostanze insetticide negli alveari per uccidere i parassiti delle stesse). Per fare ciò, però, occorre, prima di trarre conclusioni, ben valutare se trattasi di studi scientifici validi e se gli autori hanno la necessaria competenza.

Quali sono gli studi e le testimonianze che nel frattempo sono proposte all’attenzione e le relative analisi critiche?

1° Abbiamo la testimonianza di uno specialista francese delle api che una volta andato in pensione ha potuto più liberamente raccontare la sua esperienza. Si tratta di Gérard Venereau un funzionario quotato della Brigata nazionale d’inchiesta veterinaria e fitosanitaria (BNEVP) che è intervenuto

per contestare l’affermazione che “i neonicotinoidi sono il pericolo “numero uno” delle api. Venerau ha seguito per 5 anni, su incarico del Ministero francese, il dossier della moria della api in Francia.
Egli ha subito chiarito che il pretendere che questa famiglia di insetticidi sia all’origine del collasso delle colonie delle api è paragonabile al fare “della mosca un elefante”. Dice poi che il suo compito istituzionale gli ha fatto percorrere la Francia in lungo ed in largo, in quanto tutte le volte che vi era un caso sospetto andava di persona a controllare e ciò gli ha fatto capire che innanzitutto la situazione sanitaria delle api francesi è disastrosa e non si possono ignorare i mali che vi sono presenti. A livello nazionale nessun piano profilattico veramente tale è stato messo in atto. Anzi azzarda un paragone eclatante affermando che: “se gli allevatori di volatili e di maiali bretoni si fossero comportati come gli apicoltori, sicuramente oggi non si parlerebbe di inquinamento in Bretagna perché sia i maiali che i polli sarebbero scomparsi per morte da tanto tempo dal territorio”. (sic!). Viene spontaneo chiedersi: ma perché gli apicoltori vorrebbero obbligare gli agricoltori a privarsi di uno strumento efficace di protezione, mentre loro non fanno nulla per ciò che compete loro, vale a dire il mantenimento della sanità dei loro alveari oppure, come si evince sotto, possono esagerare nei trattamenti ? Venerau rincara la dose dicendo anche che per fortuna che i consumatori di miele non hanno sentore di quanti antibiotici (Tetracicline) l’apicoltore francese distribuisce in periodo di produzione per difendersi dalla “peste americana” provocata dal Paenebacillus larvae; tra l’altro trattasi di trattamenti di nessuna efficacia in quanto si tratta di colpire dei germi sporulanti ed il solo risultato è di contaminare il miele. Solo che questo discorso non è stato per nulla ascoltato in Francia, anzi, approfittando dell’assenza di molti deputati è stato votato un emendamento che vuole interdire dal gennaio 2016 tutti i neonicotinoidi. Solo che le decisioni su questo dossier non spettano a Parigi, ma a Bruxelles ed infatti anche qui sono iniziate le pressioni.

Certo questa è solo una testimonianza, seppure autorevole, e non uno studio scientifico; pertanto passiamo ad analizzare quelli a disposizione.

2° Nature il 23 aprile 2015 ha pubblicato due studi:

2.1 il primo è firmato da Geraldine Wrigth e da Sebastien Kessler dell’Università di Newcastle (GB) affermano che l’Apis mellifera e il Bombus terrestris non sono allontanati dalle piante trattate con i neonicotinoidi, ma al contrario il trattamento funge da stimolo attrattivo. Viene spontanea la battuta: “vuoi vedere che anche gli insetti pronubi si fanno le canne?” http://www.primapaginadiyvs.it/le-api-muoiono- attratte-dai-loro-stessi-carnefici-i-neonicotinoidi/

2.2 Il secondo studio pubblicato, invece, è di Maj Rundlof e dimostra che la popolazione di api selvatiche (tutte quelle appartenenti alla famiglia delle Apidae ed esclusione dell’Ape domestica, anche se questa non la si può definire addomesticata) aumenta in funzione dell’aumento della coltivazione di colza (con seme disinfettato o meno), mentre diminuisce se il seme è trattato con clothianidina. Da questo studio si ricavano dunque due conclusioni: una ovvia, un insetticida non è mai un elisir di lunga vita per le api; ed una che contraddice il primo studio, vale a dire che le api non sono ne attratte e tanto meno respinte da una classe di insetticidi, ma, purtroppo, li subiscono.

Ecco un link che discute i due lavori: http://www.sciencemediacentre.org/expert-reaction-to-two- new-papers-on-bees-and-neonicotinoids/

Vi è comunque un’altra conclusione che si può trarre se si legge il link sopra riportato: essendo i due studi eseguiti in ambienti diversi, il primo in laboratorio ed il secondo in pieno campo, significa che le sperimentazioni in laboratorio non riflettono per nulla le condizioni di vita reale.

3° Sempre in marzo del 2015 Plos one ha pubblicato uno studio del G.P. Dively e J.S. Pettis, due tra i più competenti ed esperti di api in USA, dal titolo “Valutazione degli effetti cronici subletali di imidacloprid sulla salute di colonie di api” . Già nell’introduzione i due autori affermano: “ fino ad oggi nessuno studio sul terreno (ndr: non in laboratorio quindi) ha mostrato che l’imidacloprid apporti effetti negativi alla salute delle api, quando queste sono esposte in modo diretto a razioni alimentari realiste. Si tratta di una indagine fatta tra il 2009 ed il 2011 e si sono osservate: le variazioni dei residui di imidacloprid nelle varie sostanze presenti all’interno dell’alveare; le valutazioni sugli effetti cronici sub letali in colonie di api nutrite con razioni supplementari contenenti dell’inidacloprid in dose di 5, 20 e 100 μg/kg e durante molteplici cicli di covate. Senza nessuna sorpresa è stato visto che esposizioni croniche di polline contenenti 20 e 100 μg/kg del neonicotinoide predetto possono avere effetti negativi sia sulla salute delle api, ma anche ridurre la capacità di passare l’inverno. Per contro la dose 5 μg/kg non ha dato luogo ad alcun effetto significativo sulle api, seppure i 5 nanogrammi siano una concentrazione di neonicotinoide largamente superiore a ciò che si trova nella realtà, dove si riscontrano dosi non superiori a 1 o 2 μg/kg. Ecco il link dello studio. http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0118748

Il lavoro della Rundlof, precedentemente citato, conferma quanto osservato dai due americani, essa ha lavorato su 16 parcelle di colza tutte trattate con la cyfluthirina (un piretroide), mentre solo la metà erano seminate con seme confettato disinfettato con un neonicotinoide (clothianidina). La sua conclusione è stata: che il trattamento insetticida sul seme non ha avuto nessuna influenza significativa sul vigore delle colonie di api” Ancora una volta i dati in campo smentiscono i dati di laboratorio e sono doppiamente rassicuranti per gli apicoltori perché la prova è stata condotta proprio sulle api che loro allevano. Non così invece è stato per i bombi e le api selvatiche che hanno mostrato riduzione del numero di insetti, perdita di peso, e attività di nidificazione meno intensa.

La spiegazione sul diverso comportamento che la ricercatrice ha dato, basandosi anche su lavori precedenti, è stata che: “le api domestiche sono capaci di detossificare meglio di altri insetti pronubi se sono esposte ai neonicotinoidi”. Ecco il link:

http://www.nature.com/nature/journal/v521/n7550/full/nature14420.html

In conclusione, allo stato attuale delle indagini fatte, non esiste nessuno studio, compresi anche quelli fatti appositamente per dimostrare la veneficità dei neonicotinoidi, che abbia dimostrato, in caso di proibizione assoluta d’uso, esserci effetti tali da risolvere tutti i problemi che hanno le api domestiche. Solo che non si tratta di uno studio preliminare, bensì una conferma ulteriore delle conclusioni tratte da un gruppo di lavoro riunitosi a Warrenton in Virginia nei giorni 25-27 settembre del 2012. Si sono riuniti 19 esperti scelti per le loro competenze sui fattori negativi che influenzano la vita delle api. Questo gruppo aveva ipotizzato tre piste possibili: a) gli effetti combinati della varroa e dei virus, b) la carenza di nutrimento, c) i neonicotinoidi. La prima era stata ritenuta una “causa probabile”, la seconda “causa possibile” , mentre la terza era ritenuta “causa poco probabile” per provocare il collasso degli alveari.

Dunque siamo in presenza, per i neonicotinoidi, di quattro elementi a discolpa e solo uno che li colpevolizza (ma condotto in condizioni non naturali); vedrete, però, e sono facile profeta, che si deciderà di allungare la moratoria. Ormai la Commissione UE è come Bertoldo, non trova mai l’albero dove impiccarsi e ciò che si tratti di OGM o di api.

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Chilometri zero, ma 9 fusi orari

Ottobre 24th, 2014
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Ecco cosa si vende in alcuni mercatini a chilometri zero secondo le organizzazioni degli apicoltori locali

http://www.apiriminiemontefeltro.it/2014/10/22/pappa-reale-cinese-mercati-km-zero/

apicoltori-rimini

Pappa reale cinese nei mercati KM zero

Con il presente comunicato, l’Associazione porta a conoscenza di aver subito un atto intimidatorio grave,
costituito da una bottiglia incendiaria con un cartello con scritte intimidatorie e minacciose, rilasciata all’interno della azienda del presidente dell’Associazione.

Avendo effettuato con alcuni soci un attenta analisi, non sappiamo a chi imputare tale gesto intimidatorio se non ad un atto di denuncia effettuato per un illecito da noi segnalato e relativo alla vendita di “pappa reale Cinese”, all’interno dei mercati dei produttori denominati a km Zero che si svolgono all’SGR, al GROSS e all’Arboreto Cicchetti di Riccione.

Sul prodotto acquistato presso il mercato dell’SGR, si era anche provveduto ad effettuare analisi pollinica, e tale analisi ha dimostrato inequivocabilmente la provenienza Cinese del prodotto.

Sono quindi stati avvisati i responsabili dei punti vendita SGR e GROSS e le due organizzazioni agricole responsabili dei produttori, CIA e COLDIRETTI e si è inviata comunicazione e-mail al CFS.

Nonostante le prove fornite, la direzione SGR ha ritenuto non vi fosse la necessità di espellere il venditore, mentre GROSS ( all’interno del quale si svolge lo stesso mercato ) ha risposto che il venditore segnalato non sarebbe più stato ospitato.

La COLDIRETTI Rimini ( responsabile dei due venditori ) ha scelto la linea di difesa di questi soggetti, a scapito dei diritti dei consumatori a non essere truffati ed a scapito dei diritti degli stessi produttori onesti i quali avrebbero ssenz’altro meritato di essere tutelati da chi con queste azioni getta discredito su tutta la categoria.

Da parte nostra, ci apprestavamo ad archiviare il caso, ma in risposta all’atto intimidatorio l’Associazione ha provveduto ad effettuare denuncia ai Carabinieri in merito alle minacce ed effettuare denuncia formale al Corpo Forestale dello Stato per frode in commercio ( Art.515 del codice penale ).

Le intimidazioni di stampo pseudo-mafioso non fanno parte della nostra cultura e le respingiamo con forza e determinazione e riteniamo doveroso utilizzare la denuncia formale come una affermazione del diritto di convivenza civile.

Non possiamo esimerci dal giudicare incomprensibile e ingiustificabile il comportamento di SGR e sopratutto estremamente spregevole l’operato del responsabile di Coldiretti di Rimini. Questi signori dovrebbero spiegare cosa c’è di più grave e falso del vendere un prodotto di origine Cinese in un mercato dei produttori a KMzero!

Il tentativo di sminuire l’accaduto, la prevalenza dei rapporti di amicizia anziché il rispetto delle regole di comportamento civile, il voler far passare il tutto come un piccolo errore, è un fatto di estrema gravità . La frode in commercio è un reato penale, e il settore alimentare occupa un ruolo strategico anche per la criminalità organizzata e l’atto intimidatorio trova un terreno fertile in questi atteggiamenti dove amicizia, conoscenze e superficialità o peggio collusione, ostacolano il rispetto delle regole della civile convivenza.

L’Associazione Apicoltori Rimini e Montefeltro.

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Lezione di Alberto Guidorzi su Api e Neonicotinoidi

Giugno 7th, 2014
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Ma oltre a questo una lezione su come darebbero prese decisioni su basi scientifiche e non su basi elettorali cercando di passare il tempo ad ingannare gli elettori trattandoli da bambini ignoranti.
Leggi l’articolo Quando si racconta la storia saltando i secoli - Perché muoiano le api

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Aboliamo anche il Padreterno

Giugno 19th, 2013
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di Alberto Guidorzi

Vi chiederete il perché, oppure direte ecco un altro anticlericale radicale. No! Niente di tutto questo, è solo una conclusione che fa il parallelo con l’abolizione dei neonicotinoidi quale causa principale del collasso degli alveari.

In Inghilterra nell’inverno 2012/13 gli alveari inglesi hanno perso 33,8% della loro popolazione di api, quando, invece, nell’inverno scorso la perdita è stata del 16%. Nel Galles ed in Scozia la perdita è del 50%. Tuttavia sono dati del marzo 2013 e quindi considerato che la primavera ha tardato ancora di più c’è da temere un dato definitivo ancora superiore.

La causa additata da tutti è da ascriversi ad un’estate piovosa, quella del 2012, che non ha permesso i voli, da un inverno particolarmente freddo ed una primavera, quella del 2013, molto tardiva. In definitiva si è raccolto poco cibo, le condizioni invernali particolarmente fredde sono state tali da provocare il noto “isolamento da fame” e successiva morte; inoltre l’obbligata permanenza nell’alveare durante l’appena trascorsa primavera ha fatto il resto.

Questi dati arrivano a poche settimane dalla decisione di interdire l’uso di tre neonicotinoidi e forse di un quarto, per presunti gravi danni alle api. Francesco Ratnieks, professore di apicoltura presso l’Università del Sussex, interpellato in proposito ha detto che i neonicotinoidi non c’entrano nulla, le mie api nell’estate 2012 morivano solo di fame e non perché avvelenate. Non è salutare per le api rimanere confinate nell’alveare, infatti le api regine non sono uscite per accoppiarsi ed inoltre il confinamento è la maggior causa delle infezioni intestinali da Nosema e di infettarsi del virus della varroa.

Altra notizia uscita in questi giorni è uno studio fatto sull’alimentazione delle api che normalmente avviene con miele, ma per motivi speculativi (vendere tutto il miele) si è trovato negli HFCS (sciroppi di glucosio ad alto contenuto di fruttosio), un prodotto sostitutivo non caro e senza effetti collaterali derivato dall’idrolisi dell’amido di mais e successiva inversione enzimatica del glucosio. Infatti, molte fonti zuccherine usate hanno avuto effetti intossicativi sugli insetti. En passant vi posto l’esperienza di vari ricercatori che affermano questo “Gli zuccheri raffinati di canna e barbabietola sono saccarosio puro e, naturalmente, sicuri per le api e dal punto di vista nutrizionale si equivalgono. Gli zuccheri non raffinati, invece, hanno intossicato le api. Mentre eminenti medici che hanno sposato la saccarofobia sostengono, e molti ci credono, che lo zucchero raffinato è un veleno per l’uomo, mentre è molto più salutare lo zucchero non raffinato e scuro (che da che mondo e mondo si è sempre definito “sporco” ed, infatti, le api ce lo confermano; se poi è di canna diventa un elisir.

Ritornando alle nostre api sembra, però, che l’alimentazione con HFCS, pratica diffusasi molto, renda gli insetti molto più sensibili e meno preparati a sopportare le malattie e soprattutto a sopportare le intossicazioni, da cui le api, è notorio, hanno capacità naturali per difendersi. Il fenomeno del collasso degli alveari non è una cosa nuova quindi l’inclemenza del tempo vi è sempre stata, oggigiorno forse è stata aggravata dal fatto che, sempre per motivi speculativi, si è cercato di sostituire o ibridare l’ape nostrana, la ligustica, con api regine importate perché si assicurava più produzione di miele, ma così facendo si sono importate malattie, che si sono dovute combattere con acaricidi immessi nell’alveare che non sono sicuramente dei ricostituenti. Tutto ciò ha di molto complicato rispetto a prima la tenuta e la cura che si deve dare agli alveari e quindi chi ha perso le conoscenze delle condizioni mutate e non ha affinato i controlli è soggetto a vedersi in primavera alveari con popolazioni dimezzate.

E’ evidente che questi non riconosceranno mai le loro colpe e quindi devono trovare capri espiatori ed hanno creduto opportuno incolpare le nuove pratiche agricole, che occorre dire hanno risolto egregiamente gli inconvenienti dovuti ad emergenze insufficienti del numero di semi seminati nei coltivi. Se poi si tiene conto del costo delle sementi, ormai tutte le semine sono diventate di precisione, vale a dire si usa un numero di semi letteralmente contato (ormai le confezioni delle sementi commerciali non sono più vendute a peso, bensì a numero di semi contenuti in ogni confezione) e quindi gli investimenti ottimali si ottengono solo proteggendo alla perfezione le semine ed una protezione efficace la si è trovata con l’uso di sementi disinfettate alla produzione, che tra l’altro hanno sostituito le disinfezione generalizzata del terreno con prodotti molto più pericolosi. Quando si usava gammesano distribuito con lo spandiconcime e con fall-out di polveri incontrollato nessun apicoltore si lamentava.
Invece ora l’allarme di apicoltori troppo speculativi e poco capaci ha trovato massimo ascolto nelle associazioni apicole (tutte votate all’ambientalismo radicale) e, per giunta con una inadeguata, a mio avviso, reazione (o quasi silenzio altamente sospettabile) delle ditte produttrici dei principi attivi incolpati.

PER ME GATTA CI COVA!!!!

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Ragioniamo a bocce ferme

Luglio 23rd, 2012
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Di Alberto Guidorzi

La querelle della mortalità delle api ha riempito ormai pagine e pagine di giornali e riviste scientifiche, solo che sulle pagine dei giornali sono passate solo quelle che incolpavano i prodotti che difendevano le coltivazioni agricole è nulla è passato di quanto gli apicoltori professionali hanno messo in atto per attirarsi negli alveari malattie endemiche ed altamente debilitanti o riducenti il numero delle api presenti negli alveari. Parliamo di varroa, nosema e virus e dei prodotti acaricidi che sono usati dagli apicoltori per difendersi e che inevitabilmente vanno a finire nel miele. Questo però è l’andamento che si constata per quanto riguarda la partigianeria e la la parzialità dei mass-media moderni. Vogliamo vedere quali sono i dati di fatto fin qui scaturiti, anche se il Ministro della salute italiano proibisce l’uso dei neonicotinoidi nella protezione delle sementi di piante più meno d’interesse mellifero solo per “simpatia” o per un uso esagerato del principio di precauzione.
Vediamo lo stato delle indagini che si sono succedute e dei risultati provocati dai frequenti casi di ricorso alla magistratura. Purtroppo non parliamo di casi italiani, perché l’immobilismo o mobilismo al contrario della nostra agricoltura e relative associazioni non genera nessuna reazione e si accetta ciò che viene deciso dall’alto. Tanto gli agricoltori italiani giocano alla lotteria nazionale e vincono sistematicamente… Gli altri fanno lobbying mentre gli agricoltori non sanno neppure cosa sia.

Il Regent Ts a base di Fipronil è stato, nel febbraio 2004 messo sotto esame dal giudice istruttore di Saint-Gaudens ed ha messo sotto inchiesta per “inganno” i responsabili di Bayer e Basf, in quanto hanno messo in commercio un prodotto nocivo per l’uomo e gli animali. La stampa si è impossessata della notizia ed ha fatto di tutta un’erba un fascio accomunando come pericolosi sia il Regent Ts che il Gaucho, Cruiser e Poncho. Il politico appena udito il fatto si è precipitato a togliere l’autorizzazione al prodotto e non solo a sospenderne l’uso in attesa delle decisioni degli altri gradi di giustizia. Principe de précaution obblige. Il caso passò ad altro giudice (forse le pressioni elettorali erano calate) che dopo un’istruttoria durata tre anni il 30/1/2009 prese la decisione di non luogo a procedere contro i responsabili delle due società chimiche. La sentenza fu confermata in appello un anno dopo. Le associazioni ambientalistiche e apistiche hanno ricorso in cassazione e questa ha confermato le sentenze di prima e seconda istanza il 30 maggio scorso. Morale della favola le api hanno continuato a morire e per 10 anni gli agricoltori francesi si sono stati privati di un mezzo tecnico perfettamente nella norma. Ai ricorrenti il processo è costato tra i 2,5 ed i 3,5 milioni di euro. La stampa e la televisione hanno ignorato totalmente la sentenza e quindi ancora l’opinione pubblica crede nelle favola di prodotti immessi nell’ambiente senza curarsi delle api.

Appena eletto, il Ministro dell’agricoltura francese Le Foll ha deciso di interdire l’uso dell’insetticida Cruiser OSR, a base del principio attivo  Thiamethoxam della classe dei neonicotinoidi, sui semi di colza basandosi su una ricerca dell’INRA che aveva alimentato le api con dosi di principio attivo 10 volte superiori a quelle che si trovano nel nettare delle piante protette dal principio attivo. Infatti l’EFSA in una inchiesta aveva decretato “per quanto riguarda le api, le concentrazioni di pesticidi che sono stati testati in studi pubblicati sono superiori ai massimi livelli registrati di residui di neonicotinoidi thiamethoxam, clotianidin e imidacloprid presenti nel nettare ” . Cioè le api, che vengono a contatto con il solo nettare, non trovano mai concentrazioni di neonicotinoidi talmente grandi da supportare lo studio dell’INRA. Tradotto significa che un bicchiere di vino non ubriaca 10 probabilmente si.

Ma gli apicoltori sono proprio così sensibili alle iniziative prese per loro conto da organizzazioni ambientaliste e associazioni di apicoltori? Oppure queste le prendono unicamente per darsi un’immagine di difensori delle api di fronte ad una opinione pubblica che, dato che trova sempre scaffali di cibo pieni, non si preoccupa di sapere che gli agricoltori devono difendere i loro raccolti se si vuole zucchero e olio sugli scaffali o carne dal macellaio; non solo ma gli agricoltori si preoccupano anche delle api molto più delle tante “vispe terese” che blaterano, in quanto sono anche dei frutticoltori e degli orticoltori. Sembra vera la seconda ipotesi se stiamo con quanto scrive A&E (Agriculture & Environnement del mese di luglio).
Le organizzazioni ambientaliste coalizzatesi internazionalmente hanno lanciato un programma di monitoraggio che si chiama COLOSS costituito da 250 ricercatori di 120 paesi ( l’inchiesta e stata messa in atto anche in Italia ecco il questionario http://www.apicoltorimacerata.it/wp-content/uploads/2011/06/Istruzioni-Questionario-COLOSS_20111.pdf). Anche in Francia è in atto il monitoraggio, anzi ne conosciamo i risultati e sono alquanto eloquenti per quanto riguarda il distacco tra ambientalisti, associazioni apicole e apicoltori veri (professionali e amatoriali). Sembra propria che siamo in presenza di una schiera di difensori senza persone che vogliono farsi difendere. In Francia vi sono 41.850 apicoltori recensiti, ma all’inchiesta COLOSS 2012 hanno partecipato solo in 113 e di questo solo 40 erano apicoltori professionali. Un semplice calcolo ci dice che solo lo 0.3% hanno risposto al questionario, ma di questi la metà erano apicoltori dilettanti con un solo alveare. Credete voi che i rilevatori si siano fermati di fronte ad un campione così poco rappresentativo? Eh no! Hanno avuto la dabbenaggine scientifica di trasformare questi pochi dati in percentuali: le perdite invernali risulterebbero del 20,7% (anche i decimali vi hanno messo…). Le motivazioni dei loro cali di api addotti dai partecipanti sono state: 14% intossicazioni, 14% per attacchi di Vespa velutina, 6% da furti e vandalismi. Virus, varroa e nosema sembrano non esistere negli alveari dei partecipanti all’inchiesta, però se si guardano meglio i dati dell’indagine si scopre che il 42% dice di usare medicamenti contro la varroa rientranti nell’ambito di quelli autorizzati, mentre il 40% usa prodotti “fai da te” (sic!).

La querelle api/prodotti insetticidi non è ancora finita perché un articolo del giornale Le Monde dice che l’EFSA avrebbe messo in discussione il modo con cui i prodotti insetticidi vengono registrati e quindi saremmo in presenza di un colossale inganno.
Ecco, alora è meglio “ragionarne a bocce ferme” anche di questo, cioè, quando chi ne sa di più avrà letto il documento dell’EFSA e ne avrà spiegato le varie implicazioni e sfaccettature, e non perché non ci si fida dell’EFSA, ma perché non ci si fida di “Le Monde”.

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