Il piu’ ostinato anti-OGM francese pubblica un nuovo articolo scientifico ( leggi seralini-3corn) in cui usa un un diverso approccio statistico per reinterpretare i dati prodotti da Monsanto 9 anni fa.
Non dubitiamo che questi dati faranno da base per la richiesta all’EU di una nuova moratoria anti-OGM transalpina e verranno anche portati come dato nella disputa al WTO per giustificare il rifiuto all’importazione e coltivazione di OGM. Nascerà quindi la necessità di approfondire tale reinterpretazione dei dati (postuma) e capire se questi dati possano dire qualcosa in maniera conclusiva.
Comunque sia mangiare l’11% di mais anche OGM al giorno non fa male, che equivale circa ad un piatto di polenta ogni 2 giorni.
Le conclusioni sono via via che Seralini scrive sempre più fosche, ma valutando di non aver dati convincenti (né originali) in mano chiude chiedendo che i test tossicologici siano fatti su ratti alimentati non per 3 mesi con vari tipi di mais, ma per 2 anni (leggi le-monde-seralini).
Una richiesta che dovrebbe essere presa come un regalo di Natale insperato dall’azienda di St.Louis che vede incoraggiata la sua politica di aumentare i test di sicurezza per poter escludere dal mercato degli OGM qualunque azienda medio-piccola.
Suggeriamo a Seralini di chiedere che nei 2 anni di alimentazione forzata con mais vengano inclusi nel pool di esperti anche un nutrito gruppo di psicologi dei ratti a cui demandare il compito di convicere i poveri malcapitati di alimentarsi per 2 anni di fila col 33% di mais senza indulgere ad atti di autolesionismo pur di cambiare una simile dieta.
Non potendo usare fertilizzanti di sintesi, i fertilizzanti dell’agricoltura biologica sono sostanzialmente di due tipi: farine animali e letami. I letami evocano la nostalgia dell’antica agricoltura, ma la vicenda non dovrebbe rassicurare nessuno. Oltre ad essere un potenziale veicolo di microrganismi enterici patogeni (Escherichia coli O157 e simili) possono essere un veicolo di diffusione di resistenza a molti antibiotici. Kornelia Smalla e’ spesso citata come avversaria degli OGM per le sue ricerche sul trasferimento orizzontale dei geni (tra cui proprio quelli di resistenza ad antibiotici). Riportiamo qui sotto tre suoi articoli che mostrano come l’emergenza diffusione di resistenze ad antibiotici riguardi molto i letami e molto poco le piante ingegnerizzate anche con resistenza ad antibiotici. Questi ultimi OGM infatti sono piante e non batteri, quindi con velocita’ di trasmissione ad altri microrganismi molto rallentati e poi solo per una stessa resistenza.
Scaricate qui gli abstract delle 3 pubblicazioni di Smalla.
Spesso le notizie sugli OGM evitano di citare dati, fonti e pubblicazioni scientifiche per evitare di essere ridicolizzate. In questo caso e’ davvero difficile soffermarsi su questa nuova trovata d’ingegno per una pianta come la soia da OGM che copre ora ben oltre il 60% di tutta la soia coltivata al mondo. Che in qualche terreno e condizioni abbia qualche difetto e’ normale, ma il lancio giornalistico e’ francamente imbarazzante. Sarebbe come dire che milioni di contadini nel mondo non hanno vissto quello che un qualunque agronomo vede nel suo orticello. Ma va bene accettiamo questa nuova ipotesi: basterebbe liberalizzare la coltivazione di OGM in Europa ed i saggi contadini chiuderebbero in faccia la porta agli OGM cosi’ poco produttivi.
Strano che si faccia il contrario impedendo agli imprenditori agricoli di esercitare la liberta’ di scelta ed il rischio di cosa coltivare. La ragione e’ semplice, tutti sanno che scieglierebbero quello che conviene loro di piu’ e non quello che impongono i dilettanti del settore.
Scarica qui l’articolo di Panorama.
Potete farci caso anche voi. Trattasi, infatti, di un fenomeno (tristemente) noto. Se per caso affrontate un argomento scientifico, ora di moda, ma con declinazioni diverse: ogm, nucleare, staminali ecc, con persone che militano in associazioni varie, ambientaliste, politiche ecc, e, dovunque vi capita di affrontare l’argomento: angolo di strada, radio, televisione, potrete ascoltare la seguente affermazione: nella nostra associazione (ambientalista, politica) militano scienziati indipendenti che svolgono ricerche indipendenti. Siccome sono uno scrittore, posso spingermi a dire che dichiarazioni siffatte vanno catalogate sotto la voce: affermazione retorica o ricattatoria. Il tuo interlocutore, cioè, vuole estorcerti un’emozione. Non intende guadagnarsi la vostra attenzione con l’analisi ma, al contrario, vi spinge subito in un angolo dichiarando che (loro) sono dalla parte giusta del mondo perché (i loro) scienziati sono, appunto, indipendenti. Capite bene che un’affermazione siffatta, contiene un sottotesto nemmeno tanto velato, siccome le risorse sono limitate, se noi deteniamo gli scienziati indipendenti, voi vi beccate gli scienziati non indipendenti. Dunque, tanto per chiarire (ancora un sottotesto) vi beccate quegli scienziati che sono al servizio delle multinazionali, finanziati con soldi sporchi che mascherano la verità ecc. In teatro o in narrativa quelli che vi ricattano emotivamente sono considerati o mestieranti o persone (artisticamente) disoneste. Agli angoli delle strade, in televisione o in radio, però, espressione ricattatorie come quella di sopra sono una costante: fidatevi di noi, votateci, finanziateci, perché la nostra ricerca è indipendente. Quello che preoccupa non è tanto il singolo ricatto emotivo ma che queste affermazioni, ripetute sui media e ripetute in un paese come l’Italia, storicamente sensibile al fascismo e quindi alle affermazioni totalitarie (e false), queste affermazioni, dicevo, formano un immaginario poi difficile da smontare. Ogni volta bisogna, con pazienza certosina, spiegare al tuo interlocutore che il metodo scientifico ha il dovere di scartare le dichiarazioni retoriche ad effetto. Ma mentre spieghi l’abc epistemologico, il tuo interlocutore è già avanti pronto a ricattarti con un’altra affermazione retorica. Non si finisce mai. In realtà le discipline scientifiche si basano su un ottimo metodo. Questo metodo si fonda su tre importarti steps: il lavoro viene pubblicato su una prestigiosa e accreditata rivista (2) viene poi discusso, cioè esaminato punto per punto e pubblicamente da gruppi di scienziati che impegnano tutte le loro energie e il loro sapere, per trovare eventuali punti deboli e dunque scartare il lavoro o decidere di proseguire (3 fase) vengono eseguiti esperimenti in vari laboratori e questi esperimenti per essere considerati validi devono per forza riprodurre i risultati ottenuti dalla teoria di partenza. Questo metodo dunque valida una teoria solo dopo un travagliato esame e un’accurata ricerca della prova. E’ un metodo democratico, nel senso più umile del termine, per riuscire nel suo intento gli scienziati devono redigere un’inventario, quello che regge all’onere della prova e quello che invece non funziona. Insomma, nella comunità scientifica, io non posso dire, siccome sono indipendente ho visto l’unicorno, fidatevi e finanziatemi: devo non solo dimostrare la presenza dell’unicorno, ma affidare i miei dati a una comunità di esaminatori, i quali, a prescindere dalle mie nobili dichiarazioni di indipendenza, li dovranno analizzare punto per punto, e poi, attraverso esperimenti ripetuti in vari laboratori, riprodurre il mio unicorno. Il grande pubblico generalista a digiuno di metodo scientifico e, a ragione, annoiato dalle procedure di validazione, spesso finisce per accontentarsi della prima notizia, specie se è sostenuta da un forte tasso di retorica. Il più delle volte le notizie che finiscono sui media e che tanto allarmano o indignano riguardano lavori che sono ancora nella fase preliminare. In sostanza, si può spingere ad affermare che la scienza è contro le singoli opinioni, ossia chiede con insistenza la verifica (pubblica e democratica) di quanto affermato Si capisce, quindi, che in un regime d’opinioni diffuse e perdipiù sostenute con escamotage ricattatori, dove vince chi la dice più grossa (accusando gli altri di malafede) il metodo scientifico dovrebbe non solo diffondersi a partire dalle scuole elementari (così si può ancora migliorare) ma fungere da bussola orientativa, soprattutto in un paese come l’Italia, sempre così in bilico tra interesse privato e pubblica credulità.
Proviamo a dare qualche risposta alla somma degli errori imbarazzanti apparsi sull’articolo del Manifesto (qui):
Dove e’ finita la coalizione da 3 milioni di voti?
Ma sono mai stati raccolti questi voti? stiamo parlando di un partito politico che conterebbe il 7,5% dei voti! Forse i voti arrivati in gran parte via mail, non erano veri e la coalizione si e’ sciolta come neve al sole dopo aver giubilato un Capanna capace solo di litigare con tutti?
Dimas e l’EFSA autorizzano nuovi OGM!
Non e’ che queste strane cose succedono solo perche’ le prove portate dal fronte anti-OGM sono proprio quelle citate in questo articolo?, ossia: “alcuni topi sono stati alimentati con mais OGM coltivato in Canada ed altri con mais OGM-free coltivato in Austria”. Possibile che si sia tanto ignoranti ed incompetenti? Possibile che il Manifesto abbia scelto di non dotarsi di un unico singolo scienziato decente? Sono anni ed anni che nessun ente internazionale o rivista scientifica accetta anche solo di discutere di dati non paragonabili come quelli ottenuti da due mais diversi, coltivati in due luoghi diversi, in due terreni diversi a due latitudi diverse e cosi’ via.
Ai dotti giornalisti del Manifesto non ha insegnato nulla l’esperimento dell’INRAN del 2005 in cui, per poter condurre lo stesso esperimento hanno coltivato l’uno al fianco dell’altro due campi sperimentali uno con mais OGM e l’altro con mais OGM-free. Ma sopratutto i due mais erano isogenici, ossia il mais OGM derivava dall’OGM-free tranne per l’aggiunta della modifica genetica. Solo in questo modo i due mais potevano essere usati per essere paragonati. Inutile dire che dai dati dell’INRAN appena pubblicati si evince che 3 diversi OGM non sono diversi da un punto di vista nutrizionale e che anche usati per alimentare topi non hanno mostrato differenze significativamente rilevanti.
SAgRi nel 2007 era entrata in polemica con il dott. Monastra (vedia la sezione SAgRi-INRAN), ma questi dati mostrano che solo in Manifesto non e’ capace di guardare i dati che non gli piacciono ideologicamente. Il dott Monastra e’ coautore di entrambe le pubblicazioni citate, entrambe apparse su giornali internazionali e gli va riconosciuto che nonostante l’asprezza della polemica del 2007 le posizioni del dott. Monastra erano sincere e non ideologiche.
Perche’ le sperimentazioni in Inghilterra si fanno in luoghi segreti?
Lungi dall’orizzonte degli strateghi del Manifesto notare che per il solo Farm Scale evaluation sono state condotte in GB 210 sperimentazioni in pieno campo di OGM, mentre noi le impedivamo alla ricerca scientifica pubblica di questo Paese: chissa’ quanti scienziati del campo hanno votato nel 2008 per gli amici del Manifesto. Invece di esortare a rispettare le regole e la legalita’ qui si chiedono le mappe dei siti per potersi poi dolere delle devastazioni degli ecoterroristi. E mentre L’Europa mostra di cominciare a temere le sanzioni internazionali per la moratoria sugli OGM illegalemnte attuata ed immotivatamente proseguita, il mondo si muove in direzione opposta.
Sarebbe bello fare questa domanda ai saggi del Manifesto: coltivano OGM la Spagna di Zapatero, il Brasile di Lula, il Sudafrica di Nelson Mandela, ed una altro Paese “amico” storico degli USA come l’Iran. Il presidente Obama ed il segretario di Stato Clinton hanno nominato una pletora di consulenti, ministri e capi di agenzie tutti pro-OGM. Ma non basta. Nel 2009 Cuba piantera’ 6000 ettari a mais OGM: cosa propongono i dotti del Manifesto, forse l’Europa doverebbe fare l’embargo ai prodotti Made in Cuba perche’ il polline del mais Bt inquinera’ la canna da zucchero con cui si fa il rhum e le foglie di tabacco con cui si fanno i sigari?
Una volta si cercavano i riferimenti internazionali a cui i Partiti politici italiani si ispiravano, ora a sostenere le stesse posizioni manifestine resta quasi solo qualche Paese che sembra quasi derivare le richieste su “la purezza del seme” dalla mai dimenticata “purezza della razza”.
Per Ignacio Chapela giustizia e’ fatta!
Niente di piu’ falso, Chapela ha commesso errori imperdonabili da un punto di vista sperimentale mostrando di non essere un biologo molecolare, ma un attivista ambientalista. Nessun articolo lo riabilita se non agli occhi di chi di scienza non ne capisce nulla. I nuovi dati (di cui ho letto ancora e solo le anticipazioni su Nature e non i dati veri in pubblicazione su una rivista minore) mostrano tutto il contrario, ossia che pezzi di transgeni si ritrovano in mais non OGM locale, ma che non sono andati nella linea germinale e che non sono stati integrati dalle piante selvatiche messicane.
Qui il commento e’ quasi sul un altro piano. La convinzione profonda degli anti OGM e’ che l’uomo ha poteri e doti immense e che puo’ tutto contro la Natura che e’ debole inerme e buonissima. Il teosinte, ossia il mais ancestrale messicano e’ fertile a tutti i pollini di mais che gli girano intorno da migliaia di anni (che si tratti di mais colorato, giallo, rosso, arlecchino, da OGM, da ibridi di prima o seconda generazione). Ma il teosinte continua da migliaia di anni a sputare via i geni inutili e svantaggiosi che gli arrivano da avventori indesiderati. Certo questa volta sono le multinazionali che gli mandano il loro nuovo polline OGM con tanto di sigla pubblicitaria ed azioni di lobbing, ma l’integerrimo teosinte continua a sputare via il polline di questo nuovo seduttore OGM come ha fatto con tutti gli altri: che voglia dire qualcosa? chissa’, forse questo esperimento, che e’ e resta un eseprimento illegale, ci potrebbe suggerire che la Natura ha risorse piu’ solide di quelle che l’ideologia dell’inquinamento planetario da OGM fatto ad opera delle feroci multinazionali stanno propagandando da anni.


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