Tagliabue su Nature Biotechnology

Settembre 21st, 2015
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psicanalisi Articolo aggiornato il 24 Settembre con la traduzione completa, dopo la sua pubblicazione iniziale.

Un commento che analizza un testo incentrato sul principio di precauzione declinato come al solito a senso unico. Memorabile il passaggio che descrive gli effetti dell’olocausto nucleare come “locali” e quelli degli Ogm come “globali”.

Un testo da usare in psicanalisi.

leggi “The nonsensical GMO pseudo-category and a precautionary rabbit hole

Assurdità pseudo-precauzionistiche e “OGM”

Il Principio di precauzione (PP) è formulato nella Dichiarazione sull’ambiente e lo Sviluppo (Rio de Janeiro, 1992), al punto 15 . Originariamente creato per ottimi scopi di protezione ambientale, cioè per spingere i governi ad adottare politiche preventive contro le “minacce” di danno ambientale, anche in assenza di prove scientifiche sicure, nella sua successiva interpretazione da parte della Commissione Europea (2000) il Principio fu esteso alle politiche di salvaguardia dei consumatori e della salute umana, animale e vegetale. Il che va benissimo, purché gli orientamenti siano ben fondati: “Una decisione di invocare il Principio di precauzione non significa che le misure saranno adottate su basi arbitrarie o discriminatorie”; le iniziative che vengono intraprese a scopi ambientali o salutistici devono essere sempre basate su “dettagliate informazioni scientifiche, o comunque obiettive.”

Seguendo questo schema ben costruito, qualsiasi tentativo di applicare il PP ai cosiddetti “OGM” non ha senso. Il punto è che “OGM” è una falsa categoria, che cerca di forzare in un solo mucchio molti diversi prodotti agricolturali, dotati di tratti vari, ottenuti attraverso parecchi distinti processi; in certi casi, sequenze genetiche da altre specie sono inserite nel genoma bersaglio (“transgenesi”); in altre situazioni non viene aggiunto del DNA, ma alcuni geni vengono “spenti”; a volte, gli stessi tratti desiderati possono essere ottenuti tramite metodi diversi, come la mutagenesi, e di conseguenza non sono legalmente considerati “OGM”. Inoltre, il concetto farlocco ha confini sfuggenti, indefinibili: possiamo avere piante innestate su un portainnesto DNA-ricombinato (un “mezzo OGM”?!); o nuove varietà attenute con piccoli cambiamenti che sono prima inseriti nel genoma, poi cancellati senza che restino tracce; colture la cui struttura genetica è lasciata intatta, ma viene manovrata epigeneticamente per ottenere dei risultati interessanti. I gruppi “anti-OGM”, molto probabilmente guidati da motivazioni ideologiche o anti-industriali (malintese, ancorché legittime), da qualche decennio combattono un donchisciottesco mulino a vento.

Così, non sembra paradossale affermare che, non essendo un oggetto con una propria realtà, gli “OGM” non possono essere oggetto di considerazione: non hanno caratteristiche generali che possano essere valutate nel complesso, allo scopo di prevedere teoricamente, o di accertare empiricamente, un ipotizzato impatto sull’ambiente o sulla salute. Di conseguenza, ogni sforzo teso a fare una valutazione di qualcosa che non ha senso o riferimento semantico è semplicemente assurdo. Punto.

La situazione peggiora ulteriormente se al tentativo di distorcere il PP si unisce l’incomprensione di fondo riguardo a ciò che si suppone siano “gli OGM”, creando così risultati del tutto bislacchi (per usare un termine educato): è questo il caso di un articolo, (non sottoposto a peer-review) il cui primo autore è Nassim Taleb, un esperto statunitense in gestione del rischio.

Come ho discusso altrove, ci sono parecchi errori nelle analisi proposte. Qui ne discuterò solo alcuni fra i più grossi.

Il PP, dicono gli autori, deve essere invocato solo quando si prevede un pericolo estremo, le conseguenze del quale “possono implicare una rovina totale e irreversibile, come l’estinzione dell’umanità o dell’intera vita sul pianeta”. Il lettore, debitamente impressionato, comprende che il Principio deve essere applicato solo in caso di prospettive apocalittiche. Allacciate le cinture, perché questo è il caso delle colture “OGM”.

“Gli OGM hanno la propensione a diffondersi senza controllo, e di conseguenza il loro rischio non può essere localizzato.” (Le citazioni sono dalle pagine 7-9 del documento). Un’affermazione ben strana. Quale organismo vegetale può mai diffondersi compulsivamente in tutto il globo? E persino ammettendo che esistano colture così invasive da essere paragonate, sembra, a una pandemia globale, in che senso tale caratteristica sarebbe collegata al grado o modo in cui il loro DNA è stato modificato? E per esprimere quali tratti? Prima asserzione catastrofica ingiustificata.

In questa singolare visione, “gli OGM” sono la spada di Damocle che pende sull’umanità. Così, dovremmo essere terrificati alla vista di un campo di patate Amflora [en.wikipedia.org/wiki/Amflora] (transgeniche), ma sentirci al sicuro in una coltivazione di Super potato (mutagenizzate), anche se le due varietà esprimono lo stesso tratto, cioè l’assenza di un certo tipo di amido? Ci spaventeremo al cospetto del mais Roundup Ready (transgenico, tollerante a un certo erbicida) e non avremo timori di fronte al campo adiacente di mais Clearfield (mutagenizzato, tollerante a un erbicida diverso)?

Corriamo rischi ambientali catastrofici se ingegnerizziamo un piccolo tratto del genoma del girasole, per renderlo tollerante a un erbicida, ma salviamo il mondo in extremis se scopriamo che una varietà dotata di quel tratto è emersa per mutazione naturale, e così ne utilizziamo forme ibride che sono state incrociate con essa tramite modalità tradizionali? Le barbabietole DNA-ricombinate si propagheranno senza fine, mentre le loro “cugine” normali se ne staranno buone buone in campo? Su che pianeta vivono questi autori?

Subito dopo, il lettore apprende che “La monocoltura, in combinazione con l’ingegneria genetica, incrementa drammaticamente i rischi.” Un’affermazione completamente ingiustificata: “ingegneria genetica” significa molte cose diverse; di conseguenza, nella frase citata non significa nulla. Facciamo solo un paio di esempi. Immaginiamo una florida, vasta coltivazione di arachidi, una tipica monocoltura “non OGM”; un valido biotecnologo si presenta all’agricoltore e gli propone di rimpiazzare tutte le piante con piante identiche, nelle quali, però, il suo laboratorio è riuscito a silenziare il gene che produce effetti allergici in parecchi consumatori. Affare fatto; l’intera piantagione – e, speriamo presto, ogni coltivazione delle gustose spagnolette in tutto il mondo – è ora “OGM”: questo, secondo gli autori, aumenterebbe enormemente il rischio di “rovina” (globale)… Altra situazione: una modifica genetica, ideate a livello universitario, permetterebbe di salvare il castagno americano, pianta seriamente minacciata, varietà quasi spazzata via nel secolo scorso da una specie invasiva di fungo asiatico; molte piantagioni di castagni verrebbero ripopolate, in qualche area si tratterebbe di monocolture “OGM”: questo, secondo gli autori, incrementerebbe drammaticamente il rischio di “rovina” (planetaria)…
Persino ipotizzando che siano valide le analisi teoriche del rischio, che Taleb e co-autori delineano preliminarmente, l’intera struttura collassa quando si vuole applicare il PP a… a cosa? Di nuovo: “gli OGM” non sono qualcosa - una classe o categoria o collezione di alcun genere – che abbia un minimo comun denominatore in alcun senso che riguardi l’ambiente e la salute; tanto meno a proposito di presunti pericoli, parlando genericamente e superficialmente. Ma… un momento! Non è forse vero che qualsiasi coltura implica un certo livello di rischio, che deve assolutamente essere preso in considerazione? Certo che sì – che essa sia “un OGM” od ottenuta tramite qualsiasi altro metodo biotecnologico: così effettueremo studi sull’impatto ambientale e le conseguenze per la salute relative a ogni nuova cultivar. Caso per caso; localmente.

Viene poi precisato che l’ingegneria genetica può “manipolare larghi gruppi di fattori indipendenti allo stesso tempo, con rischi drammatici di conseguenze inaspettate”: assolutamente nessuna spiegazione è offerta riguardo a cosa siano tali fattori interlacciati e interdipendenti e come da essi possano derivare seri rischi. Forse si intende dire che il taglia-e-incolla genetico può generare esiti indesiderati, dato che la riorganizzazione spontanea del genoma modificato produce, non raramente, modifiche fenotipiche che cancellano i vantaggi ottenuti: ciò è perfettamente vero, e infatti abbiamo liste di “OGM” falliti, che sono finiti nel cassonetto perché i risultati delle trasformazioni erano insoddisfacenti. Lo stesso fenomeno può essere atteso, e in effetti è accaduto in parecchie occasioni, nella creazione di nuove varietà con metodi tradizionali; solo tre esempi: zucca con proprietà tossiche; sedano [archderm.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=548785] resistente a certi insetti, che generava eruzioni cutanee in chi lo maneggiava; patata molto tossica, nome commerciale Lenape.

Proprio per questa ragione, come gli scienziati non smettono di raccomandare, le analisi dell’impatto sull’ambiente e la salute devono essere svolte caso per caso, esaminando ogni singolo prodotto, indipendentemente dai processi biotecnologici usati per crearli, nessuno dei quali è intrinsecamente più o meno rischioso. Una petizione firmata da migliaia di biologi e genetisti, tra cui 25 premi Nobel, dichiara: “Nessun prodotto alimentare, sia esso ottenuto con tecniche di DNA ricombinante o con metodi più tradizionali, è completamente esente da rischi. I rischi posti dai cibi sono in funzione delle caratteristiche biologiche di quei cibi e degli specifici geni che sono stati usati, non dei processi utilizzati nel loro sviluppo.” Invece, questi esiti geno-fenotipici imprevedibili, che possono solo essere accertati singolarmente (a posteriori) sono attribuiti da Taleb e soci pluralmente (a priori) solo agli “OGM”, che “impongono un enorme rischio sull’intero sistema alimentare”.

Dire che siamo di fronte ad affermazioni cervellotiche e squinternate non è sufficiente: sembra di leggere uno di quegli opuscoletti fantasiosamente apocalittici. Invece, a differenza degli allarmismi dilettanteschi, che fanno un po’ sorridere, le previsioni terrificanti qui sfatate sono presentate come inevitabilmente derivanti da una corretta, scientifica applicazione del PP. Un lettore che abbia limitata conoscenza di quello che “gli OGM” sono (o meglio, non sono) rimarrà necessariamente colpito dalla tranquilla sicumera sciorinata da questi sedicenti esperti. Il testo in questione è sfortunatamente un eccellente esempio di “agnotologia”, la creazione o il rafforzamento dell’ignoranza e della disinformazione. Constatiamo dunque che un autore considerato valido nel suo campo, con alcuni colleghi, dice baggianate su un possibile olocausto mondiale, che rischia di essere causato da qualcosa che non può neanche essere coerentemente definito: ciò mostra che alcuni accademici in materie non biologico-genetiche, una volta che affrontano lo pseudo-argomento “OGM”, letteralmente sclerano; e non abbiamo purtroppo una spiegazione piena e convincente dello strano fenomeno…

Il testo in questione ha già ricevuto parecchie critiche ben fondate qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui.

Recentemente, il professor Taleb ha reagito contro chi critica le sue posizioni “anti-OGM” in modo talmente inaccettabile, con insulti e contumelie, che c’è stato chi ha persino lanciato una petizione perché sia licenziato dalla sua università per grave scorrettezza professionale.

Prenderà ragionevolmente atto che tutte le sue elucubrazioni scombinate tra PP e “OGM” sono un grave errore? Lo spero.

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Quando i professori dovrebbero andare a scuola

Aprile 11th, 2012
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Continuano le lezioni gratuite ai cattedratici e la dovizia di dettagli può servire a tanti anche perché la tesi dei solo 4 geni è l’unico argomento che il prof. Buiatti ripete da anni, evidentemente perché non ha altri argomenti:

http://fedebiotech.wordpress.com/2012/04/06/prof-marcello-buiatti-e-la-sicurezza-degli-ogm/

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Le Regioni sentono puzza di ritorsioni commerciali

Aprile 5th, 2012
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La proposta danese a cui il Ministro Clini ha aderito sembrerebbe molto favorevole agli anti-OGM in quanto consente loro di vietare la coltivazione di OGM sull’intero territorio nazionale senza dare spiegazioni scientifiche (ossia evitando il loro tallone d’Achille dal momento che non esistono prove scientificamente decenti per vietare la coltivazione di OGM).

Ma le Regioni temono molto questa libertà che gli vuole dare l’Europa su proposta della presidenza Danese, e la ragione starebbe nel rischio che le sanzioni commerciali a quel punto del tutto lecite sarebbero dirette contro i singoli stati e non contro l’intera EU. Così vino, formaggi, salumi, scarpe o occhiali da sole potrebbero finire sotto i colpi di una ragionevolissima ritorsione commerciale degli stati produttori di OGM.
Ecco perché le Regioni hanno pensato di scatenare Catania contro Clini chiedendo sempre a Catania di fare da parafulmine invocando una “clausola di salvaguardia” nazionale in modo che le singole Regioni siano al riparo.
http://www.statoregioni.it/Documenti/DOC_035735_F.S. REGIONI. OGM.pdf
Il povero Catania si trova alla guida di un Ministero che non ha mai prodotto un solo dato decente sulla pericolosità degli OGM anche perché ha sempre vietato la Ricerca , anche quella che gli avrebbe consentito di trovare una qualche falena che perdeva un individuo su 392 ( i dati sono quelli veri) in presenza di mais Bt. Quindi ora il povero Catania viene mandato in prima linea ben sapendo che non avrà la protezione né dell’artiglieria né dell’aviazione. Povero Ministro Catania lanciato all’assalto alla baionetta.

La coperta si sta accorciando e qualcuno rischia un raffreddore. Si tratta di una cortina di ferro arrugginita e come quella originale sarà impenetrabile fino al momento in cui qualcuno cercherà di salvarsi prima degli altri per trarne qualche vantaggio e prima che il tutto gli crolli addosso. A quel punto sarà un fuggi fuggi, ma non temete, la classe politica continuerà a galleggiare.

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La corrida

Febbraio 20th, 2012
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pericolo ogmLa nuova puntata vede l’ennesimo articolo terrorifico su tutti i tipi di OGM oggi commercializzati. Il testo sembra assai preoccupante, ma stranamente gli autori non chiedono che siano messi al bando i prodotti da agricoltura biologica che usano il Bt come pesticida. Strano, se ne saranno scordati.
Ovviamente non ci sono analisi comparate con altri prodotti simili e non si immagina nemmeno di mettere alla prova nelle stesse condizioni composti ritenuti sicuri. Gli sperimentatori non sembrano ricordare che la digestione degrada gli alimenti e già alcuni forum fanno i conti che i dosaggi per avere gli effetti desiderati sono insensati:

-I did some quick math on the Bt levels, and they only observed an effect at 100 ppm of Cry1Ab. Well, the levels of Cry1Ab in corn grain is 0.83 ppm, which means that to get high enough concentrations of Bt in your body, if you weigh 200 lbs, would be 200 / 0.83 * 100 = 24,000 lbs of grain!

Funny note - the reference they used for levels of Bt in corn said that there’s 0.83 +/- 0.15 ppm of Bt in the grain. But Seralini and company reported 1-20 ppm. The levels only get that high in the LEAVES for a brief period of time.

-Nobody eats raw field corn.  Bt is denatured by heating and is inactive in this form.  It is then digested.  Bt is not absorbed into the bloodstream,

Very few GM critics seem to pay attention to Paracelsus’ observation that the dose makes the makes the poison but fewer still respect the basic paradigm of toxicology abbreviated as ADME (absorption, distribution, metabolism, and excretion).

Séralini has ignored the dose by exposing at much higher concentrations than would be expected to be encountered in real life.  This is, however, normal for toxicological evaluation. Higher than expected doses are evaluated so that a safety margin (tolerable intake, acceptable daily intake, etc) can be determined.  Thus our friend Séralini could defend himself against this charge.

The real crime in the experiment is an inappropriate route of exposure (directly on cells) which would not occur in the real world and the use of an irrelevant form (eg. not denatured).  A good many chemicals and proteins that we consume would be toxic if applied directly to cells.  If you don’t study a substance using the anticipated route of exposure the results are no meaningful.

As a side-bar I have to throw into the discussion that virtually no field corn is eaten by humans.  In this country about 1-2% goes into Fritos, Doritos, tortilas, etc.  In many of these products the corm meal is nixtalized which would destroy Bt.  Thermal processing such as frying would denature the Bt anyway.  Thus the anticipated human exposure to Bt is nil.  One has to wonder why countries that import US maize for use as animal feed demand absolute safety when none of it is likely to enter the human food chain.  Is anybody really thinking about what I have said in this paragraph or are they all brain dead?

Comunque l’articolo esce in tempo per giustificare la moratoria elettorale francese.

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Farfalle e lombrichi vivono bene in un campo di mais Bt

Giugno 10th, 2010
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In uno studio durato 4 anni  http://www.gmo-compass.org/eng/news/513.docu.html
si dimostra come i lombrichi dediti a degradare i residui delle coltivazioni sovrastanti vivano altrettanto bene in un campo di mais tradizionale ed in un campo di mais Bt.

Di segno diverso l’articolo scientifico su PNAS che illustra come siano diventate resistenti all’erbicida glyfosate delle erbe infestanti. Anche nel commento http://www.pnas.org/content/107/3/955.full.pdf+html si evidenzia come il passaggio all’uso del glyfosate sia stato un grande miglioramento agronomico (ed ambientale) che ci ha finora risparmiato tanti erbicidi molto più pericolosi. Pur considerando il fatto che le infestanti stanno guadagnando terreno la situazione generale dimostra come l’uso del glyfosate nella agricoltura da OGM sia stata una scelta saggia e vincente.
Consultando l’enciclopedia mondiale delle infestanti http://www.weedscience.org/summary/MOASummary.asp , si vede come quelle resistenti a glyfosate sono solo il 5,49% del totale dei casi di infestanti. Questi dati vanno sempre considerati perche’ dismesso il glufosate, altri erbicidi verranno usati (forse piu’ graditi alle associazioni anti-OGM) ed altri infestanti ad essi resistenti appriranno. Insomma si devono sempre considerare costi, benefici e le alternative realistiche.

Infine acora  buone notizie sulla decomposizione delle foglie di mais Bt. In un recente articolo su Transgenic research http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19609704
si mostra come il mais Bt si degrada velocemente e non valica il mese di dicembre con quantitativi significativi delle proteine insetticide. Alcune varianti della proteina insetticida scompaiono quasi dopo 2 settimane di interramento nei suoli. La variante Cry1Ab presente nel MON810 e’ la piu’ rsistente. Malgrado cio’ le foglie necrotizzate che si trovano alla base della pianta hanno un contenuto del solo 10% di proteina rispetto alle foglie piu’ vitali nella parte superiore e questo prima ancora di finire nelo suolo per essere degradata da microrganismi e altri prganismi http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20091160
La conclusione di questa massa di analisi e’ che gli autori non vedono problemi di ordine ecologico dovuti alla degradazione di residui di piante di mais Bt.

Nella categoria: News, OGM & Argomenti contro

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…