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L’azienda è Bio, i germogli Bio, quindi la colpa è degli OGM (AGGIORNAMENTO)

Luglio 24th, 2011
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Le argomentazioni di Burdese sono surreali. Invece di chiedersi cosa fanno di sbagliato per arrivare a tranto cercano di scaricare la colpa sugli OGM. Qui serve un pool di bravi psicologi.

E. coli. Facciamo il punto - Di Roberto Burdese

10/06/2011 - Sloweb

Il susseguirsi di notizie degli ultimi giorni sulla contaminazione da Escherichia coli che ha colpito diversi Paesi europei mostra ancora una volta che allo stato attuale non esistono risposte certe che possano dire dove si è originata l’epidemia.
In questo frangente, inoltre, non può passare inosservata la confusione che predomina anche nel mondo della comunicazione. Preoccupa la leggerezza con cui quasi ogni giorno vengono pubblicate nuove accuse in totale assenza di prove certe che attribuiscano la responsabilità a un determinato soggetto.

Ancora non si conosce la causa di questa epidemia, ma non si può pensare sia stata una casualità. Una causa c’è e sarebbe importante riuscire a trovarla, non solo per fare chiarezza verso chi è stato ingiustamente accusato ed evitare che altri subiscano lo stesso trattamento, ma anche per evitare in futuro di ripetere un errore che al momento è costato la vita a 22 persone e milioni di euro di danni ad agricoltori e produttori.

Imputare al mondo del biologico la responsabilità delle epidemie da E. coli è, nella migliore delle ipotesi, indice di superficialità e ha forti ripercussioni su un settore, quello dell’agricoltura più attenta all’ambiente e alla salute, spesso opera di piccoli e medi imprenditori che mai come oggi sono in difficoltà. Così come sono stati analizzati nel dettaglio i passaggi produttivi del mercato biologico, varrebbe la pena considerare che colonie di E. coli sono comunemente impiegate nei laboratori per clonare frammenti di DNA da inserire all’interno di piante geneticamente modificate. Nuovi ceppi di E. coli evolvono in modo sostanzialmente imprevedibile per mutazione o per trasferimento genico da un batterio a un altro e alcuni possono sviluppare mutazioni pericolose per l’uomo o per gli animali.
A priori, dunque, non si può escludere la possibilità che una forma mutata di E. coli compaia durante il processo di produzione di una pianta geneticamente modificata e persista in qualche modo fino a quando il prodotto arriva sul mercato. E allora come mai non si guarda anche in questa direzione? Se non ci sono certezze non ci sono per nessuno.

Roberto Burdese, presidente Slow Food Italia

AGGIORNAMENTO del 11.07.2011: leggi Batterio Killer E-Coli: falle nel sistema di allerta

Nella categoria: News, OGM & Salute

Una riflessione sulle contaminazioni batteriche

Giugno 13th, 2011
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Il direttore dell’istituto Robert Koch, Reinhard Burger ha confermato che sono stati i germogli i fagioli, volgarmente detti di soia, a diffondere l’epidemia di EO104. Questo batterio al contrario di suo “cugino” Escherichia coli che vive, comodamente, e spesso placidamente nell’intestino dei mammiferi, produce una tossina, molto dannosa per il nostro apparato digerente. Attualmente le vittime sono 31, senza contare le migliaia di persone intossicate, alcune in gravi condizioni. E’ vero che un’epidemia del genere è classificata come grave, ma è anche vero che i mass media, in casi come questi, rincarano, la dose. Spesso titolano a caratteri cubitali, oppure usano espressioni molto imprecise, come batterio mutato, spingendo cioè a far sospettare che chissà quale strano complotto - ci sono sempre nel nostro immaginario scienziati folli che fanno esprimenti con il DNA. La realtà è che tutti i batteri, da sempre, mutano, e di continuo anche. Anche i batteri, come tutti nel mondo, vegetali e animali, sono soggetti alla legge dell’evoluzione. Insomma se l’allarme e le ipotesi di complotto aumentano con essi sale la confusione. E noi cittadini, come dire, non addetti al lavori, siamo spaventati, e come minimo ci chiediamo: siamo al sicuro? Siccome la sicurezza totale non esiste - al massimo, possiamo solo imparare a gestire i rischi - forse la domanda andrebbe riformulata. Dovremmo domandarci di cosa dobbiamo avere paura? Per esempio, in questo specifico caso,le informazioni finora raccolte ci danno due indicazioni. La prima,l’epidemia è partita da una piccola azienda biologica che produceva i due tipi di germogli (Mungo e gli Adzuki). Dunque la parola biologico non basta,o comunque non garantisce, a priori, nessuna sicurezza. La pubblicità è una cosa, la pratica agronomica un’altra.  La seconda è che il batterio è arrivato nei prodotti della piccola azienda di Bienenbüttel o attraverso il personale che l’avrebbe diffuso nell’ambiente (tre lavoranti risultavano ammalati nei primi di maggio, uno in forma grave), oppure attraverso semi contaminati probabilmente da letame non opportunamente trattato. “Ricordatevi” diceva il professore di agronomia “va bene il letame per ammendare e fertilizzare, ma non dimenticatemi che sempre di materiale fecale si tratta”. Insomma,nessun complotto di scienziati impazziti, solo una cattiva pratica igienica o una pessima pratica agronomica. Comunque, questa storia dei germogli di soia contaminati racconta che spesso le nostre paure vanno in direzione ostinata e contraria a quello che davvero ci dovrebbe spaventare. Voglio dire, siamo propensi a credere che la natura sia fondamentalmente buona e priva di rischi, e al contrario, la tecnologia e l’industria inquinino i prodotti alimentari. Vediamo un germoglio di primavera come elemento puro e un prodotto lavorato tramite un processo industriale come pericoloso e insalubre. Quindi l’hamburgher diventa  il male assoluto mentre crediamo ingannevolmente che semplici germogli di fagiolo, primaverili e freschi, non possono far nessun male, anzi apportano benefici su tutta la linea. Ancora, un accesa campagna pubblicitaria, spinta da Coldiretti, Slow Food e Grillo, qualche tempo fa invitava il cittadino a consumare latte crudo, perché, si sosteneva  fosse migliore e più sostanzioso. Fu grazie alla biologa Anna Meldolesi che si scoprì l’amara verità: il consumo di latte non pastorizzato aveva causato  gravi casi di intossicazione alimentari, dovuto un ceppo del batterio Escherichia coli che, appunto, trova il suo ambiente ideale ( e naturale)proprio nel latte crudo - per dare qualche numero, nel 2010 sono stati colpiti ben 41 bambini dalla Seu (Sindrome emolitica uremica). Siamo spaventati e giustamente, ma la nostra paura aumenta a dismisura, perché spesso puntiamo l’obiettivo sul soggetto sbagliato. Ci fidiamo troppo della natura, e facciamo male. La natura non è una madre accogliente. A noi spetta studiarla con ostinazione  per capire come funziona e i rischi che possiamo correre. Senza cultura e senza una metodologia scientifica, ci resteranno solo aggettivi e associazioni pompose e incoerenti, come: naturale/buono, chimico/cattivo. Ci servono  invece rigore,  attenzione e prevenzione. Altrimenti  il nostro studio  sarà vano e la confusione e la paura aumenteranno fino a paralizzarci.

Nella categoria: Antonio Pascale