I presidenti dei consigli regionali diventano un plotone anti-OGM

Dicembre 16th, 2013
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autarchia in Italia In un ordine del giorno approvato il 13 dicembre scorso i presidenti (presenti) chiedono misure penali per “evitare un’altra Vivaro”. Richiamano l’articolo 650 del codice di procedura penale che (invece) recita:

Articolo 650. Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità. Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a lire quattrocentomila.

Le omissioni, inesattezze, storture ed anche non chiarezza su a chi sia indirizzato tale ordine del giorno, narrano di una decisione affannosa e poco coerente col l’adesione all’Unione Europea.

Speriamo che qualcuno capisca i rischi che corriamo con l’EXPO alle nostre porte.

Leggi anche l’articolo de La Stampa.

ORDINE DEL GIORNO n. 2 “PER UNA ITALIA LIBERA DA OGM”
La Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni
e delle Province autonome, riunita in Assemblea plenaria a Roma il 13 dicembre 2013
Premesso che:
- gli organismi geneticamente modificati (OGM), come è noto, sono esseri viventi che possiedono un patrimonio genetico alterato artificialmente tramite l’aggiunta, l’eliminazione o la modifica di elementi genici;
- l’agricoltura è uno dei settori ad alto “rischio-OGM”, in particolare per quanto attiene ai pericoli generati dall’induzione di resistenze o tolleranze in organismi nocivi, dalla selezione di organismi infestanti o “superinfestanti”, dall’alterazione del valore nutrizionale e infine dalla riduzione di varietà coltivate e perdita di biodiversità;
- non trascurabili sono anche i rischi derivanti dall’interazione con altri organismi, che potrebbero originare un pericoloso trasferimento orizzontale dei geni, l’inquinamento della base genetica attraverso la dispersione di semi o polline, il trasferimento di geni a microrganismi ed infine la generazione di nuovi virus per ricombinazione genetica.
Considerato che:
- la situazione giuridica che si è venuta a creare in Italia è piuttosto complessa a seguito della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, nell’ottobre 2012 (causa Pioneer Hi Bred Italia Srl contro il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali) che si è pronunciata in via pregiudiziale sull’interpretazione dell’articolo 26-bis della direttiva 12 marzo 2001, n. 2001/18/CE, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CE del Consiglio (che dispone che gli Stati membri possono adottare tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di OGM in altri prodotti), chiarendo che uno Stato membro non può, nelle more dell’adozione di misure di coesistenza dirette a evitare la presenza accidentale di organismi geneticamente modificati in altre colture, vietare in via generale la coltivazione di prodotti OGM autorizzati ai sensi della normativa dell’Unione e iscritti nel catalogo comune;
- la Corte di Giustizia europea, con la decisione 8 settembre 2011, si era pronunciata negativamente sull’utilizzo, da parte della Francia, della clausola di salvaguardia prevista dall’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE. Tale norma, in particolare, prevede che qualora uno Stato membro, sulla base di nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell’autorizzazione e che riguardino la valutazione di rischi ambientali o una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche, abbia fondati motivi di ritenere che un OGM come tale o contenuto in un prodotto debitamente notificato e autorizzato per iscritto in base alla presente direttiva rappresenti un rischio per la salute umana o l’ambiente, può temporaneamente limitarne o vietarne l’uso o la vendita sul proprio territorio;
- la Corte di Giustizia europea nel negare l’applicabilità della clausola di salvaguardia, nel contempo, però, aveva prefigurato la possibilità per gli Stati di adottare “misure cautelari di emergenza” ai sensi dell’articolo 34 del Regolamento 22 settembre 2003, n. 1829/2003.
Constatato che:
- gli strumenti per vietare o limitare la coltivazione di OGM sul territorio, per ragioni diverse da quelle ambientali e sanitarie non risultano adeguatamente disciplinati e che non è possibile assicurare misure idonee a garantire che le colture derivanti da prodotti sementieri di varietà geneticamente modificate non entrino in contatto con le colture derivanti da prodotti sementieri tradizionali e non arrechino danno biologico all’ambiente circostante, tenuto conto delle peculiarità agro-ecologiche, ambientali e pedoclimatiche locali;
- i recentissimi dati riportati dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA) nel dossier che individua gli impatti della coltivazione del mais MON810 sulle popolazioni di lepidotteri e sugli imenotteri parassitoidi sono allarmanti, così come preoccupanti risultano i rischi legati alla diffusione di parassiti secondari potenzialmente dannosi per altri tipi di colture;
- lo studio condotto di recente dall’Istituto federale di tecnologia di Zurigo conferma i danni della coltivazione di OGM sulle larve di coccinella, soggette ad un rischio maggiore di mortalità;
- il parere dell’ISPRA del 30 aprile 2013, recante “Approfondimento tecnico-scientifico relativo al mais geneticamente modificato MON810” conclude che gli studi sugli impatti ambientali relativi alla coltivazione del mais MON810 evidenziano rischi per le popolazioni di lepidotteri non target e non escludono la possibilità di impatto negativo sugli organismi acquatici sensibili alle tossine Cry1Ab;
- il Corpo forestale dello Stato, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche, nelle sue attività di monitoraggio dei campi e delle piantagioni OGM nelle province di Udine e Pordenone, ha riscontrato i primi livelli di contaminazione nell’area del Comune di Vivaro (Pordenone);
- il Capo del Corpo forestale dello Stato, Ing. Cesare Patrone, durante l’audizione del 6 novembre 2013 presso la Commissione Agricoltura della Camera, nel riferire sulle attività condotte in Friuli Venezia Giulia, ha reso noto che oggetto di campionamento sono stati anche i terreni limitrofi ai campi seminati con mais MON810, allo scopo di verificare eventuali contaminazioni ambientali a carico dei terreni coltivati con mais tradizionale e che dai risultati analitici ottenuti è emerso un inquinamento genetico fino al 10%.
Ritenuto che:
- è necessario scongiurare l’imminente rischio di contaminazione delle colture tradizionali con prodotti geneticamente modificati, che comporterebbe ineliminabili ed irreversibili conseguenze;
- è urgente attuare sinergicamente tutte le iniziative necessarie a fronteggiare l’emergenza OGM sul territorio nazionale, al fine di impedire la contaminazione di territori e produzioni con organismi geneticamente modificati, che è, di fatto, irreversibile e rappresenta un elevato elemento di criticità e di rischio per l’ambiente, pe la salute dei consumatori e per il modello agricolo nazionale.
auspica
- una più efficace sinergia fra gli Istituti di ricerca, in particolare l’ISPRA del Ministero dell’Ambiente, il CRA del Ministero delle politiche agricole e l’Istituto Zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche, per approfondire in maniera certa l’esistenza o meno dei danni provocati all’ambiente;
- la rivisitazione delle decisioni europee del 2001 e del 2003, al fine di restituire ai singoli Stati un campo di azione autonomo per la coltivazione o il divieto, sul proprio territorio, di colture OGM, coerenti con le diverse tipologie di agricoltura e dei diversi valori ambientali e territoriali presenti e adottati nei singoli Stati europei.
sollecita
- l’adozione, da parte degli Enti territoriali interessati da colture OGM, della relativa ordinanza di attuazione del decreto governativo del luglio del 2013 così da potere consentire l’applicazione di quanto previsto dall’art. 650 del c.p., in caso di perdurante inosservanza dell’obbligo del divieto di colture OGM da parte di chiunque;
- l’adozione, ad integrazione e potenziamento di quanto stabilito dal decreto del luglio 2012, delle necessarie misure sanzionatorie, di tipo penale, da prevedere, in considerazione della lesione dei valori colturali, economici e territoriali di eccellenza dell’agricoltura italiana, con l’adozione di una decretazione di urgenza, al pari, di quanto avvenuto, per altra tipologia di fattispecie illegale, nell’agosto del 2000, per il reato d’incendio boschivo, introdotto con D.L. del 3 agosto 2000 convertito successivamente in legge.

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