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Il PM chiede l’assoluzione, Slow Food chiede i soldi

Novembre 13th, 2012
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Aggiornato il 19 Novembre, dopo la pubblicazione iniziale
giorgio-fidenato-mais
La sentenza della Corte Europea di Giustizia del 6 settembre scorso cala come una mannaia sul processo penale a Giorgio Fidenato. Il PM chiede ora l’assoluzione, le parti civili vogliono i soldi (come al solito). Il Giudice manda tutto l’incartamento alla Corte di Giustizia Europea per capire come procedere con le parti civili. Speriamo che ora dissequestrino il campo ed il raccolto e consentano a chi come Fidenato rispetta le regole (Europee) di fare il suo lavoro.

coesistenza-mais-bt
Nelle foto vedete Giorgio Fidenato davanti al suo campo di mais Bt recintato e posto sotto sequestro e la distanza tra il campo di Fidenato sequestrato ed il campo del vicino che campionato dalla Forestale ha dimostrato l’assenza di presenza accidentale di OGM in un mais tradizionale.
E speriamo di seminare bene l’anno prossimo…..

Leggete gli articoli del Gazzettino (primo e secondo) e del Messaggero Veneto (primo e secondo) sulla sentenza della Corte Europea sul caso Fidenato.

Slow Food sta usando tre avvocati contro Fidenato, ma ancora non ci ha detto quale sia il danno che gli è stato procurato: lesa maestà? Leggi l’intervento su la Stampa sul processo OGM

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Il Governo dei tecnici di fronte agli OGM

Aprile 27th, 2012
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seminaSi tratta per ora solo del parere preliminare e non ancora di una sentenza della Corte Europea di giustizia, ma le parole dell’avvocato estensore lasciano pochi margini.

Leggi parere preliminare su coesistenza OGM in agricoltura.

Non si possono aspettare le regole di coesistenza per consentire la coltivazione di OGM autorizzati a livello europeo. Ora si deve attendere la sentenza. Poi si potranno rimettere in moto in maniera diversa i processi di Dalla Libera che ha inviato una richiesta di semina anche nel 2012 di mais Bt, ma anche il processo Fidenato che ha rispettato di tutta evidenza le regole Europee.
Certo ancora un anno ed il Governo tecnico poteva evitare questa grana e di certo in molti non vedono l’ora di arrivare a fine mandato per lasciare al successore la patata bollente.

Si invocheranno clausole di salvaguardia esenti anche da qualunque seppur minimo esperimento in pieno campo con OGM. Forse qualcuno studierà una disciplina di coesistenza draconiana che impedisca anche di sognarli di notte gli OGM. I protettori degli sfioratori delle quote latte penseranno di farci pagare nuove multe per infrazioni. Catania ora si appella alle nuove normative europee che danno ad ogni stato nazionale la responsabilità individuale sulla materia degli OGM, una posizione per la quale il Ministro Clini pochi giorni fa si è fatto aggredire da tutti gli anti-OGM ora diventa la posizione di retroguardia che si sente arrivare dalle stanza del MIPAF.

Siamo al paradosso che la coltivazione commerciale di OGM è molto più vicina alla meta della sperimentazione in pieno campo per la ricerca pubblica italiana. Un Paese che va rigirato come un calzino.

Leggi anche La moratoria contro gli OGM ora traballa e Sugli OGM stop a divieti nazionali.

Ecco di seguito alcuni passaggi significativi:

49. Né il regolamento n. 1829/2003 né la direttiva 2002/53 permettono agli Stati membri di aggiungere a livello nazionale un controllo supplementare dei rischi che un OGM può presentare per l’ambiente o per la salute, dal quale dipenda la concessione o il rifiuto, da parte dell’autorità competente di uno Stato membro, di un’autorizzazione alla messa in coltura sul suo territorio. Allo stato attuale del diritto dell’Unione, il sistema che disciplina l’immissione in commercio degli OGM all’interno dell’Unione si basa, pertanto, su un’autorizzazione accordata a livello di Unione che consente di utilizzare e commercializzare liberamente gli OGM interessati all’interno degli Stati membri. Subordinando in modo sistematico la messa in coltura degli OGM a un’autorizzazione nazionale, l’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 212/2001 è quindi in contrasto con il sistema creato dalla normativa dell’Unione.

63. Alla luce di dette osservazioni, relative alla portata che occorre, a mio avviso, riconoscere all’articolo 26 bis della direttiva 2001/18, ritengo che detto articolo non permetta neppure a uno Stato membro di opporsi alla messa in coltura sul suo territorio di un OGM in attesa dell’adozione, a livello nazionale, regionale o locale, di misure di coesistenza.

III – Conclusione

68. Tutto ciò considerato, propongo alla Corte di rispondere nella maniera seguente al Consiglio di Stato:

«Organismi geneticamente modificati come gli ibridi di mais geneticamente modificati derivati dal mais MON 810, che sono stati autorizzati quali sementi ai fini della coltivazione in applicazione della direttiva 90/220/CE del Consiglio, del 23 aprile 1990, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati, e che, nel rispetto delle condizioni enunciate all’articolo 20 del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, sono stati notificati in quanto prodotti esistenti e hanno poi costituito oggetto di una domanda di rinnovo dell’autorizzazione in corso d’esame, e che sono stati iscritti nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole previsto dalla direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, come modificata dal regolamento n. 1829/2003, non possono essere sottoposti a una procedura di autorizzazione nazionale.

L’articolo 26 bis della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220, come modificata dalla direttiva 2008/27/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2008, deve essere interpretato nel senso che esso osta a che uno Stato membro, nelle more dell’adozione, a livello nazionale, regionale o locale, di misure volte a evitare la presenza involontaria di organismi geneticamente modificati in altre colture, si opponga alla coltivazione sul suo territorio di detti organismi geneticamente modificati».

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Nuovi dati Francesi sulla coesistenza di OGM

Febbraio 20th, 2012
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Questo documento dell’Alto Consiglio delle Biotecnologie francesi costituisce un canto del cigno del comitato che prodotto il documento si è spaccato.
Confido nei successivi commenti,  aggiornamenti e traduzioni che Alberto Guidorzi ci vorrà fare per discutere dei dati esposti nei due documenti scaricabarili dal sito web:

http://www.marcel-kuntz-ogm.fr/article-coexistence-en-99344698.html

Suggerisco di guardare la Tabella 3 del documento di lavoro (rapport de travail) dove si vede che la coesistenza è possibile anche senza separazione dei campi se si rispetta il limite dello 0,9%. Ma basterebbero l’uso di classi di mais con fioritura distanziata di 30 giorni e soli 12 metri di separazione dei campi (anche posti sottovento al campo OGM) per avere un trasferimento fortuito sotto allo 0,3%. Insomma i dati non sono come parole al vento.

Oggi Alberto Guidorzi ci ha inviato un ulteriore contributo: leggi cosa-bolle-in-pentola

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Parlare d’altro

Ottobre 4th, 2011
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vaso fiori di Van Gogh

Viene appena pubblicato su una importante rivista internazionale (GM Maize su Embo Reports ) una riflessione di uno scienziato che pensa di aver trovato la soluzione a tutti i problemi degli OGM ivi incluso il problema della coesistenza con i biologici.

L’idea è quella di parlare d’altro ossia di risolvere un paio di insormontabili problemi scientifici come apomissi ed epigenetica per poi presentarsi casti e puri illudendosi che il dibattito sia posato su ragioni tenciche o almeno razionali.

A sostegno delle sue tesi l’autore cita un articolo di Bitocchi et al. del 2009 (vedi di seguito) che invece recita che gli ibridi di mais non sono riusciti a sconvolgere le varietà tradizionali coltivate in Italia da prima che gli ibridi arrivassero sul mercato negli anni 50.

Un esempio di come un bravo scienziato può avere una visione approssimativa di cosa può avvenire quando dal laboratorio ci si trasferisce nel dibattito mediatico.

Introgression from modern hybrid varieties into landrace populations of maize (Zea mays ssp. mays L.) in central Italy

E. BITOCCHI,* L . NANNI ,* M. ROSSI ,* D. RAU,ý E. BELLUCCI,* A. GIARDINI ,* A. BUONAMICI ,Ý G. G. VENDRAMINÝ and R . PAPA*

*Dipartimento di Scienze Ambientali e delle Produzioni Vegetali, Università Politecnica delle Marche, Via Brecce Bianche, 60131
Ancona, Italy,
ÝConsiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Genetica Vegetale, Via Madonna del Piano 10, 50019 Sesto Fiorentino
(Firenze), Italy,
ýDipartimento di Scienze Agronomiche e Genetica Vegetale Agraria,Università degli Studi di Sassari, Sassari, Italy

Abstract

Landraces are domesticated local plant varieties that did not experience a deliberate and
intensive selection during a formal breeding programme. In Europe, maize landraces are
still cultivated, particularly in marginal areas where traditional farming is often practiced.
Here, we have studied the evolution of flint maize landraces from central Italy over 50 years
of on-farm cultivation, when dent hybrid varieties were introduced and their use was
widespread. We have compared an ‘old’ collection, obtained during the 1950s, before the
introduction of hybrids, and a recent collection of maize landraces. For comparison, a
sample of maize landraces from north Italy, and of improved germplasm, including hybrids
and inbred lines were also used. A total of 296 genotypes were analysed using 21 microsatellites.
Our results show that the maize landraces collected in the last 5-10 years
have evolved directly from the flint landrace gene pool cultivated in central Italy before
the introduction of modern hybrids. The population structure, diversity and linkage
disequilibrium analyses indicate a significant amount of introgression from hybrid
varieties into the recent landrace populations. No evidence of genetic erosion of the maize
landraces was seen, suggesting that in situ conservation of landraces is an efficient strategy
for preserving genetic diversity. Finally, the level of introgression detected was very
variable among recent landraces, with most of them showing a low level of introgression;
this suggests that coexistence between different types of agriculture is possible, with the
adoption of correct practices that are aimed at avoiding introgression from undesired
genetic sources.

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L’Italia messa alle strette dall’Europa

Marzo 14th, 2011
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Non ci sono scappatoie, i ritardi nell’elaborare le linee di coesistenza non hanno alcun valore. L’Italia non può vietare di coltivare se non inventandosi qualcosa sui fronti ambientale e sanitario.
Ma per ora nulla è vietato…

Leggi la lettera sanco all’Italia

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