Il polline di mais vola a 4,5Km

Marzo 4th, 2015
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Dieci anni di dati raccolti, quattro per scrivere il lavoro e fare le analisi statistiche. Ben 216 siti analizzati ai quattro angoli della Germania. Per concludere che in un campo di mais ci sono 23 milioni di granuli pollinici per metro quadro e circa diecimila volte meno a a 4,450Km. Estremamente interessante.
Gli autori chiedono che si riveda l’intera analisi del rischio elaborata da EFSA e vari creduloni ben pagati gli andranno dietro di corsa.

Vi sono vari passaggi tecnici che non sono chiari (sono granuli mais Bt o di mais semplicemente?, se i pollini sono trasportati da farfalle ed insetti come mai la distribuzione e’ linearmente funzione della distanza? se il polline si muove secondo la spinta del vento dominante, come mai la distribuzione e’ lineare, c’e’ sempre lo stesso vento costante?, etc. etc. etc.)

Ma a due sono le vere domande:
1. il polline e’ vivo? enfino a che distanza e dopo quanto tempo dal momento che lascia la sua sorgente maschile?
2. Ammesso e non concesso che 2800 granuli di polline, tutti di mais Bt, siano non solo capaci di arrivare a 4,5 km, non solo in un solo metro quadro, ma addirittura sono concentrati in un solo pasto di un fitofago, questa dose e’ significativamente diversa da quella assunta dallo stesso litofago che mangia la stessa quantità di fogliame su cui accidentalmente sia presente Bacillus thuringiensis o su cui siano state volutamente disperse spore di B.t. usate come insetticida? e quelle spore spruzzate come insetticida non meritano un’analoga analisi di impatto ambientale? E poi quanto pesa la tossina Bt contenuta in 2800 granuli pollinici (di un polline eterozigote)?

Leggi l’articolo di Environmental Sciences Europe

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La coesistenza possibile

Maggio 21st, 2014
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Alberto Guidorzi ci riassume alcuni punti fondamentali per garantire la coesistenza.

Coesistenza o contrapposizione per proibire

Premessa

La base di partenza della coesistenza è la capacità di individuare il DNA trangenico attraverso test in vitro molto sensibili. La determinazione della quantità di questo DNA che è la caratteristica di un OGM, da la possibilità di stabilire delle norme. Cosa importante da precisare è che non si va a vedere se il DNA trangenico conferisce particolari proprietà alla cellula che lo contiene, ma si tratta solamente di stabilire se c’è la sua presenza. In altri termini la nocività eventuale o la neutralità dello stesso sono variabili indipendenti.

Dunque le menzione di “Senza OGM” o “OGM free” detta all’inglese, vuole evitare la presenza fortuita di DNA trasferito o più concretamente stabilire una soglia di presenza massima accettabile. Per presenza fortuita si intende impollinazione, presenza di sementi prodotte dall’OGM, contenute nel suolo, nelle sementi da seminare, nei silos ecc.

Si tratta in conclusione di stabilire un parametro fisico (quantità di DNA trasferito) frutto di un’analisi con i suoi margini di errore, ma perfettamente realizzabile.

Le cose si complicano quando si devono stabilire delle soglie di presenza al di sotto o al di sopra delle quali regolamentare. Siamo, infatti, in presenza di quantità di DNA infime sia che si tratti delle soglie fissate dall’UE, vale a dire lo 0,9% di presenza fortuita, che quelle che vorrebbero i più radicali dell’opinione pubblica, vale a dire lo 0,1%, sempre, appunto di presenza fortuita nella raccolta di OGM autorizzati. In realtà in una pianta transgenica, il tasso di DNA modificato tramite ingegneria genetica, se paragonato alla quantità totale di DNA è solo dell’ordine dello 0.1 per mille. Pertanto:

1. Una soglia dello 0,9% significa una quantità di DNA transgenico dell’ordine di 1 su 10.000.000 (un decimilionesimo) di DNA totale.

2. Una soglia dello 0,1%, invece significa 1 su 100.000.000 (un centimilionesimo) sempre del DNA totale.

In conclusione, se non ha già nessuna significatività in termini di sicurezza per il consumatore un decimilionesimo, cosa significa esigere che il livello sia portato ad un centimilionesimo? Dato poi che oltre lo 0,9% bisogna etichettare il prodotto con la dizione “contiene OGM”, che significatività di tossicità (ammesso che ci fosse, perché fino ad ora nessuna tossicità è stata dimostrata, seppure tutti gli OGM ammessi siano testati per lo scopo) può avere l’1% di presenza fortuita di DNA transgenico, rispetto ad uno 0,9% che non comporta etichettatura?
Non solo, ma a questi livelli infinitesimali mi si vuol spiegare quale può essere il rischio a lungo termine?

Conseguenze

a) Impossibilità di coltivare PGM

Un primo aspetto dell’avere un prodotto con il limite dello 0,9% di transgene o ottenerne uno con lo 0,1%, per l’agricoltore significa mettere in pratica delle norme e pratiche di coltivazione talmente restrittive da rendere pressoché impossibile la coltivazione. Diventa, cioè un modo capzioso di impedire la coesistenza tra coltivazioni di PGM (piante geneticamente modificate) e di PC (piante convenzionali), ma in questo modo si ha prevaricazione degli uni sugli altri. Inoltre, il rispetto della coesistenza voluta dalle direttive comunitarie va a farsi friggere. La legge non è più dunque uguale per tutti, eppure i contrari agli OGM invocano in ogni occasione il rispetto della legge o meglio, la esigono solo se essa va a svantaggio della parte contrapposta. Ma allora l’agricoltura biologica (AB) quando pretende lo 0% di presenza di OGM non vi pare fuori dal mondo?

b) Distorcimento della morale e dell’etica

E’ ormai in uso, ed ha fatto breccia sull’opinione pubblica, che purtroppo ignora completamente i termini veri del problema, la dizione di “inquinamento genetico” una parola che in natura non ha nessun senso. Però, se accettiamo e facciamo rendere operante il concetto insito nella dizione dianzi riportata, nessuna coesistenza diventa possibile!
Perché ho detto che non ha nessun senso in natura? Semplice. Perché si dovrebbe dare valenza scientifica alla presenza di un DNA definibile “impuro” e di un DNA cosiddetto “puro”. Ora non esiste, biologicamente parlando, una gene definibile “proprio” ed un gene definibile “improprio” o “sporco”. Infatti il gene, e tutto il DNA, è sempre costituito alla stessa maniera, vale a dire una catena di quattro tipi di nucleotidi chimicamente identici in tutti gli organismi viventi. Pertanto diabolizzare un certo tipo di DNA, facendolo diventare un inquinamento, deve essere condannato innanzitutto per il disprezzo dell’etica che ne scaturisce. Ma non ci si rende conto che in questo modo di ragionare vi è implicito il razzismo più becero?

Qualcuno considera ciò una mia forzatura? Non penso proprio, perché in questo modo si fa distinzione tra i geni: divengono “impuri” quelli che l’uomo trasferisce per il bene suo e della collettività, mentre sono “puri” solo quelli che la natura trasferisce a caso e per “necessità sue” e non certo per l’uomo. Si tratta in realtà dell’uso invalso di detestare in toto ciò che fa l’uomo, che seppure non scevro da colpevoli deviazioni, per i “senza OGM” diviene quasi una specie da far estinguere. Ma non ci si accorge che con ciò si arriva alla negazione di un principio morale basilare? Infatti, il senso morale innato e insito in ogni uomo ed indipendentemente da ogni credo religioso, non si è mai sognato d’arrivare a colpevolizzare il suo simile che fin dai suoi primordi dell’agricoltura ha modificato il genoma delle piante e di conseguenza l’ambiente, per riuscire a coltivare ciò di cui sostentarsi.

c) Obbligo di distinzione delle filiere

Ma vi è un’altra conseguenza di questa “querelle” e non è da poco: una eventuale coesistenza a questi livelli significa in pratica dover tenere distinte tre filiere: agricoltura con PGM, agricoltura con PC e Agricoltura Biologica; niente di illegittimo ben s’intende, ma senza nessuna logica e base scientifica in termini di sicurezza alimentare. Ma ci si rende conto dei costi a cui la comunità dei consumatori sarebbe obbligata a sottoporsi per procurarsi il cibo? Vi sarebbero test analitici infiniti e costosi, doppia attrezzatura di semina, di raccolta e stoccaggio, catene di trasformazione in doppio o in triplo. Solo che al punto in cui siamo arrivati il rendere praticabile la coesistenza e quindi dare agli agricoltori la loro libertà di intraprendere economicamente come qualsiasi altra professione, diviene pressoché impossibile in quanto la politica ha ormai preso una china per cui tutti i tentativi di ritorno al rinsavimento la squalificherebbe come sede di decisione. Tuttavia non vi è esente neppure una buona parte del mondo scientifico che ha lasciato credere, pusillanimemente e senza intervenire per impedirlo, che la sola presenza di un DNA di una PGM era sinonimo di danno ambientale o di minaccia per la salute. Ecco perché assistiamo al paradosso incomprensibile per cui la politica, perché ormai avvitatasi su se stessa, deve dettare norme che rifiutano anche delle tracce infinitesimali di questo DNA.

Conclusioni

Dunque tre sono i temi ch riguardano la questione delle PGM che meritano di essere attentamente dibattuti.

1. Un primo tema, che era sottinteso al rifiuto pratico degli OGM, è stata la brevettabilità delle PGM, spacciata falsamente come un accaparramento del vivente, mentre la realtà è ben diversa. La varietà della PGM brevettata è a disposizione di tutti gli altri costitutori se si esclude l’uso del transgene, inoltre gli agricoltori europei possono benissimo seminare, se ciò conviene loro, la loro produzione di semi della PGM coltivata l’anno prima nell’azienda, senza per questo dover pagare nessun diritto di brevetto. Non possono solo farne oggetto di commercio per uso semina.
2. Le divergenze sulla transgenesi, in realtà non sono di merito ma derivano solo da un concetto distorto formatosi tra naturale e prodotto d’artificio. Solo che il concetto non ha senso se analizziamo cosa si intende veramente con il termine naturale. Se ci riflettiamo si assimila il prodotto naturale semplicemente con il prodotto del quale abbiamo acquisito famigliarità; ma perché una pianta coltivata, quindi profondamente modificata durante domesticazione e dalla successiva selezione migliorativa, e che quindi non ha più nulla di naturale tanto da non sopravvivere lasciata a se stessa, la si deve considerare più naturale, invece di esserci diventata più famigliare? Ora queste due visioni potranno, infatti, avvicinarsi solo quando l’opinione pubblica avrà preso famigliarità con tutto ciò che concerne la tecnica dell’ingegneria genetica. Certo è altrettanto vero che neppure questo convincerà gli ideologi radicali.
3. Il terzo tema è quello della coesistenza e delle sue difficoltà al realizzarsi, appunto perché abbiamo legato il tutto ad una supposta “purezza genetica” accreditata come un discriminante identitario. Ma l’identità di cui parliamo è, a guardar bene, anch’essa polimorfa ed appartiene a molte categorie sociologiche: pensiamo solo che l’identità gastronomica può essere rivendicata dall’alta cucina dei paesi ricchi, dalla cucina povera dei popoli sottosviluppati e perfino dal cibo, strano per noi, delle popolazioni cosiddette ancora non civilizzate. Pensateci bene ciò che è ritenuto provocare una perdita di identità è vissuta come un’aggressione che giustifica una reazione perfino bellicosa da parte di persone che poi espone le bandiere arcobaleno della pace. Ebbene anche gli OGM non sono esenti da quanto detto dianzi, ma un’analisi obiettiva ci fa dire che il tutto si riduce ad una questione politica e senz’altro ancoraggio scientifico, anche se pervicacemente cercato con metodi subdoli come ha fatto il francese Seralini e da tanti definito uno scienziato.

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NOTA: Queste mie riflessioni sono il frutto della lettura di due libri:
- Gérard Kafadaroff – OGM- la peur française de l’innovation – Editions Baudelaire
- Marcel Kuntz - OGM, la question politique – Editions PUG

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L’Italia è in procedura d’infrazione per non aver consentito la coesistenza [Aggiornato al 11.02.2014]

Febbraio 9th, 2014
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in-castigoIeri 8 febbraio: “Il Vicepresidente ha quindi parlato delle colture OGM, informando che l’UE ha notificato ieri ai Ministeri competenti e alla Regione l’apertura della procedura di infrazione contro lo Stato italiano rispetto alle norme inerenti la coesistenza tra le colture tradizionali e quelle OGM”.

AGRICOLTURA: BOLZONELLO A CIA, COLLABORARE PER SOSTENERE GIOVANI...

Come se non bastasse 600 imprenditori agricoli del mantovano hanno fimato una richiesta di poter coltivare mais Bt:“Basta divieti, fateci coltivare Ogm”. La crociata degli agricoltori lombardi
e l’Associazione Luca Coscioni che oggi aveva il suo Consiglio Generale, ha emanato nel pomeriggio di oggi 9 febbraio questo comunicato:

Ogm, Associazione Luca Coscioni: pieno sostegno alla petizione pro mais Mon 810. Vengano ascoltati gli scienziati e i veri imprenditori agricoli

Pieno sostegno da parte dell’Associazione Luca Coscioni alla “Petizione pro mais transgenico Mon 810″ firmata da oltre 600 imprenditori agricoli del mantovano e inviata alla Regione Lombardia. Non possiamo non appoggiare la dichiarazione del presidente Lasagna, che ha una azienda agricola nel mantovano e che a Repubblica ha dichiarato la necessità di “una discussione laica, senza ideologie. Vogliamo una ricerca scientifica - fatta dalle università, non dalla Monsanto - che dia risposte precise. Gli Ogm sono già nel nostro Paese. Il 90% della soia mangiata dai nostri animali è geneticamente modificata, come il 40% del mais”. E’ lo stesso approccio evidenziato nell’appello lanciato pochi giorni fa dall’Associazione Luca Coscioni dal titolo “OGM: conoscere per legiferare”, redatto dal Prof. Franco Scaramuzzi, Presidente Accademia dei Georgofili, dal Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente Accademia Agraria di Bologna, dal Prof. Felice Cervone, Presidente FISV, dal Prof. Vincenzo Gerbi, Presidente AISSA, dal Dott. Michele Stanca, Presidente UNASA, dal Prof. Fabio Veronesi, Presidente SIGA in cui si chiede ” di ascoltare la voce dei più autorevoli esponenti della comunità scientifica italiana che non ha interessi commerciali e che non si schiera né con le multinazionali favorevoli all’introduzione degli OGM in Europa né con le multinazionali che osteggiano tale ingresso di OGM sui nostri territori. La comunità scientifica italiana vi chiede solo di poter essere convocata in audizioni per poter allargare lo spettro delle informazioni che potrebbero contribuire ad assumere delle risoluzioni molto importanti per l’avvenire di questo Paese”. Per questo l’Associazione Luca Coscioni ha chiesto l’audizione presso la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati della comunità scientifica italiana volta semplicemente a rendere note le evidenze scientifiche sugli Ogm che hanno dimostrato già in tutto il mondo la non nocività della coltivazioni di Ogm all’ambiente, agli animali e agli esseri umani. Smentiamo categoricamente le dichiarazioni di Ettore Prandini, presidente regionale Coldiretti, per cui con gli ogm ‘si uccide la nostra agricoltura’, piuttosto il sindacato agricolo dovrebbe chiarire l’esistenza di un evidente conflitto d’interesse visto che il presidente di Coldiretti Friuli, Dario Ermacora, ha ammesso che i consorzi agrari legati alla Coldiretti vendono mangimi con soia e mais Ogm, tutti d’importazione, costringendo gli imprenditori agricoli italiani a comprarli da loro invece di coltivarli sui loro terreni.

Leggi apertura procedura di infrazione

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Il PM chiede l’assoluzione, Slow Food chiede i soldi

Novembre 13th, 2012
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Aggiornato il 19 Novembre, dopo la pubblicazione iniziale
giorgio-fidenato-mais
La sentenza della Corte Europea di Giustizia del 6 settembre scorso cala come una mannaia sul processo penale a Giorgio Fidenato. Il PM chiede ora l’assoluzione, le parti civili vogliono i soldi (come al solito). Il Giudice manda tutto l’incartamento alla Corte di Giustizia Europea per capire come procedere con le parti civili. Speriamo che ora dissequestrino il campo ed il raccolto e consentano a chi come Fidenato rispetta le regole (Europee) di fare il suo lavoro.

coesistenza-mais-bt
Nelle foto vedete Giorgio Fidenato davanti al suo campo di mais Bt recintato e posto sotto sequestro e la distanza tra il campo di Fidenato sequestrato ed il campo del vicino che campionato dalla Forestale ha dimostrato l’assenza di presenza accidentale di OGM in un mais tradizionale.
E speriamo di seminare bene l’anno prossimo…..

Leggete gli articoli del Gazzettino (primo e secondo) e del Messaggero Veneto (primo e secondo) sulla sentenza della Corte Europea sul caso Fidenato.

Slow Food sta usando tre avvocati contro Fidenato, ma ancora non ci ha detto quale sia il danno che gli è stato procurato: lesa maestà? Leggi l’intervento su la Stampa sul processo OGM

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Il Governo dei tecnici di fronte agli OGM

Aprile 27th, 2012
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seminaSi tratta per ora solo del parere preliminare e non ancora di una sentenza della Corte Europea di giustizia, ma le parole dell’avvocato estensore lasciano pochi margini.

Leggi parere preliminare su coesistenza OGM in agricoltura.

Non si possono aspettare le regole di coesistenza per consentire la coltivazione di OGM autorizzati a livello europeo. Ora si deve attendere la sentenza. Poi si potranno rimettere in moto in maniera diversa i processi di Dalla Libera che ha inviato una richiesta di semina anche nel 2012 di mais Bt, ma anche il processo Fidenato che ha rispettato di tutta evidenza le regole Europee.
Certo ancora un anno ed il Governo tecnico poteva evitare questa grana e di certo in molti non vedono l’ora di arrivare a fine mandato per lasciare al successore la patata bollente.

Si invocheranno clausole di salvaguardia esenti anche da qualunque seppur minimo esperimento in pieno campo con OGM. Forse qualcuno studierà una disciplina di coesistenza draconiana che impedisca anche di sognarli di notte gli OGM. I protettori degli sfioratori delle quote latte penseranno di farci pagare nuove multe per infrazioni. Catania ora si appella alle nuove normative europee che danno ad ogni stato nazionale la responsabilità individuale sulla materia degli OGM, una posizione per la quale il Ministro Clini pochi giorni fa si è fatto aggredire da tutti gli anti-OGM ora diventa la posizione di retroguardia che si sente arrivare dalle stanza del MIPAF.

Siamo al paradosso che la coltivazione commerciale di OGM è molto più vicina alla meta della sperimentazione in pieno campo per la ricerca pubblica italiana. Un Paese che va rigirato come un calzino.

Leggi anche La moratoria contro gli OGM ora traballa e Sugli OGM stop a divieti nazionali.

Ecco di seguito alcuni passaggi significativi:

49. Né il regolamento n. 1829/2003 né la direttiva 2002/53 permettono agli Stati membri di aggiungere a livello nazionale un controllo supplementare dei rischi che un OGM può presentare per l’ambiente o per la salute, dal quale dipenda la concessione o il rifiuto, da parte dell’autorità competente di uno Stato membro, di un’autorizzazione alla messa in coltura sul suo territorio. Allo stato attuale del diritto dell’Unione, il sistema che disciplina l’immissione in commercio degli OGM all’interno dell’Unione si basa, pertanto, su un’autorizzazione accordata a livello di Unione che consente di utilizzare e commercializzare liberamente gli OGM interessati all’interno degli Stati membri. Subordinando in modo sistematico la messa in coltura degli OGM a un’autorizzazione nazionale, l’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 212/2001 è quindi in contrasto con il sistema creato dalla normativa dell’Unione.

63. Alla luce di dette osservazioni, relative alla portata che occorre, a mio avviso, riconoscere all’articolo 26 bis della direttiva 2001/18, ritengo che detto articolo non permetta neppure a uno Stato membro di opporsi alla messa in coltura sul suo territorio di un OGM in attesa dell’adozione, a livello nazionale, regionale o locale, di misure di coesistenza.

III – Conclusione

68. Tutto ciò considerato, propongo alla Corte di rispondere nella maniera seguente al Consiglio di Stato:

«Organismi geneticamente modificati come gli ibridi di mais geneticamente modificati derivati dal mais MON 810, che sono stati autorizzati quali sementi ai fini della coltivazione in applicazione della direttiva 90/220/CE del Consiglio, del 23 aprile 1990, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati, e che, nel rispetto delle condizioni enunciate all’articolo 20 del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, sono stati notificati in quanto prodotti esistenti e hanno poi costituito oggetto di una domanda di rinnovo dell’autorizzazione in corso d’esame, e che sono stati iscritti nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole previsto dalla direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, come modificata dal regolamento n. 1829/2003, non possono essere sottoposti a una procedura di autorizzazione nazionale.

L’articolo 26 bis della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220, come modificata dalla direttiva 2008/27/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2008, deve essere interpretato nel senso che esso osta a che uno Stato membro, nelle more dell’adozione, a livello nazionale, regionale o locale, di misure volte a evitare la presenza involontaria di organismi geneticamente modificati in altre colture, si opponga alla coltivazione sul suo territorio di detti organismi geneticamente modificati».

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Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

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