A dosi letali il parassita sopravvive in prove di laboratorio. I maligni già sospettano che il parassita arrivi al momento giusto per spingere i coltivatori ad acquistare per l’imminente campagna di semina la nuova varieta’ di cotone Bt piu’ resistente e piu’ costosa. Nel 2010 forse il 90% di tutto il cotone indiano derivera’ da cotone OGM del tipo Bt.
India: Hardy Cotton-Munching Pests Are Latest Blow to GM CropsPallava Bagla
Monsanto has revealed that a common insect pest has developed resistance to its flagship genetically modified (GM) product in India. The agricultural biotechnology leader says it “detected unusual survival” of pink bollworms that fed on cotton containing the Cry1Ac gene from the bacterium Bacillus thuringiensis, which codes for a protein that’s toxic to many insect pests. In a statement to Science, Monsanto claims that the finding from western India “is the first case of field-relevant resistance to Cry1Ac products, anywhere in the world.”
Leggi l’articolo su Science
Con oltre 600 differenti ibridi commercializzati in India e 35 aziende che vendono semi, l’India e’ diventata il secondo produttore al mondo di cotone con evidenti vantaggi commerciali derivanti dall’export. Ora i coltivatori indiani hanno anche a disposizioni semi che riprodotti non perdono vigore. Leggi( bt-cotton-india09).
Bt Cotton in India: A Status Report
http://www.apaari.org/publications/apaari-success-stories/bt-cotton-in-india-a-status-report-2nd-edition.html
The Asia-Pacific Consortium of Agricultural Biotechnology (APCoAB), a program of the Asia-Pacific Association of Agricultural Research Institutions (APAARI), has been working to facilitate exchange of information and promote informed opinion across the region on issues of common interest related to agricultural biotechnology. In 2006, APCoAB published first status report on Bt Cotton in India when 40 Bt hybrids were being cultivated on an area of 1.26 million hectares. Besides tracing the development of Bt hybrids and their adoption by Indian farmers, the report highlighted issues that needed to be addressed to effectively harness the benefits that Bt technology promised.
During the past three years, Indian cotton scenario has changed dramatically, largely due to the adoption of Bt cotton. The number of Bt hybrids released for commercial cultivation till date has crossed 600 with more than 35 seed companies and public sector institutions currently engaged in their development. In addition, the first true breeding variety has also been released by the Indian Council of Agricultural Research (ICAR), a public sector institution. This provides an opportunity to the farmers to save their own seed without losing the efficacy of Bt gene. The area under Bt cotton reached 7.6 million hectares in 2008-09 constituting nearly 81% of the total cotton area in India. As a result, the production also reached 4.9 million tonnes. All these are indicators of the extraordinary impact and acceptance of Bt technology in cotton by the Indian farmers. This is quite comparable to the success of dwarf varieties of wheat and rice during the Green Revolution period. Several studies have established considerable economic benefits of Bt cotton cultivation to the farmers of all strata. Another significant development relates to creation of enabling environment by the Government of India. The Ministry of Environment and Department of Biotechnology simplified the regulatory procedures leading to expeditious commercial release, especially of events with well established biosafety record.
In view of all these new developments, it was felt appropriate to bring out an updated edition of our earlier status report on Bt cotton highlighting contemporary issues related to both technology development and its commercialization.
It is our expectation that this revised edition of Bt Cotton in India - A Status Report will be widely circulated and read in the Asia-Pacific region by all stakeholders. The experiences narrated in this report should also help other growing nations in evolving suitable systems of research, testing and commercialization of transgenic crops aiming at sustainability, productivity, food security and poverty alleviation, while safeguarding the environment.
Il cotone Bt indiano ha raggiunto l’84% di tutte le superfici coltivate a cotone ed e’ usato da 5 milioni di contadini indiani in media su campi di 1,5 ettari a testa.
Quante falsita’ abbiamo sentito in questo Paese sulla vicenda dei suicidi dei contadini. Dall’agenzia di stampa Reuters (qui)
I suicidi dei contadini indiani non derivano dall’uso di semi da OGM.
Coloro che da anni pagano dei profumati onorari a Vandana Shiva e che la descrivono come premio nobel alternativo farebbero bene a leggere con cura questo autorevole documento dell’IFPRI e riflettere su quali reconditi sensi di colpa li abbiano spinti a dare fiducia ad una simile teleimbonitrice.
Scarica il documento (qui)
Sciacallaggio
Le parole sono pietre si sente ripetere in questi giorni, pietre che restano e che non svaniscono con un soffio di vento e pietre che possono venire lanciate e colpire alla cieca. Ancora una volta domenica 26 ottobre al TG3 delle 19 in una intervista dal Salone del Gusto Vandana Shiva ha ripetuto che : “(…) i semi sterili OGM hanno causato in questi anni 100.000 suicidi tra i contadini indiani…”. Come si fa a non credere in una indiana DOC con tanto di bindi rosso tra gli occhi?
Il senso di colpa dell’Occidente ricco si è nuovamente scatenato rimproverandosi di abusare del pianeta e dei suoi cittadini più diseredati. Di fronte allo strapotere di chi li vuole depredare delle tradizioni e delle terre i contadini indiani reagiscono bevendo pesticidi e sottraendo così le loro braccia allo sfruttamento delle arroganti multinazionali
Peccato che proprio in queste ore è apparso un dettagliato documento di una delle agenzie internazionali più reputate, l’IFPRI, da sempre in prima linea nella lotta alla fame ed allo sfruttamento delle agricolture più svantaggiate. Cerchiamo di mettere in fila i loro dati.
In India ci sono tutti gli anni tra i cento ed i centoventimila suicidi. Tra questi i suicidi dei contadini sono sempre 15-17.000 all’anno negli ultimi 10 anni. La percentuale relativa varia tra un massimo del 16% nel 2002 (anno di introduzione del cotone Bt in India su soli 29.000 ettari) ed un minimo del 14% del totale dei suicidi nel 2006, quando gli ettari coltivati a cotone Bt erano arrivati a 3,8 milioni di ettari con un incremento di circa 100 volte in soli 5 anni!
Anche considerando il numero di suicidi di agricoltori sul totale della popolazione i numeri sono chiari rimanendo stabili attorno all’1,60% rispetto al totale della popolazione indiana, ma in discesa dall’1, 71 del 2002 all’1,55 del 2005. Anche analizzando le due provincie dove si coltiva la maggior parte del cotone Bt indiano (Maharashtra and Andhra Pradesh) si vede come in entrambi i casi il numero di suicidi di agricoltori tra il 2005 ed il 2006 è stabile (rispettivamente a 1500 ed 800 suicidi l’anno) malgrado che gli ettari coltivati a cotone Bt negli stessi due anni salgano da 504mila ad 1,8 milioni di ettari nel Maharashtra e da 90mila a 830mila nell’ Andhra Pradesh.
Ma come mai l’India decide di coltivare il cotone Bt che ha bisogno di meno trattamenti con pesticidi rispetto al cotone tradizionalmente coltivato in loco? Semplice, l’India era il terzo maggior produttore di cotone al mondo dopo Cina e USA, ma mentre la Cina era al 6° posto come redditività per ettaro e gli USA 14°, l’India occupava solo il 70° posto nella classifica mondiale, quindi tanti ettari coltivati a cotone ma poco raccolto. Inoltre ben il 45% di tutti i pesticidi usati in India venivano usati sul cotone. La redditività indiana per il cotone tra il 1990 ed il 2003 era stabile attorno ai 300 kg per ettaro, ora che quasi metà del cotone indiano è da OGM la resa è salita a 600 kg per ettaro e contemporaneamente è sceso sensibilmente l’uso di pesticidi. Solo nella regione dell’Andhra Pradesh gli ettari dedicati alla coltivazione di cotone Bt sono passati dai 90.000 del 2005 agli 830.000 del 2006 e la redditività è salita da 500 Kg/anno del 2003 ai 700 attuali. Riassumendo numerosi studi validati a livello internazionale si è ridotto del 32% l’uso di pesticidi sul cotone Bt, si sono avuti aumenti di resa per ettaro del 42% ed un vantaggio commerciale per l’agricoltore che coltivava cotone Bt del 52%. Le variazioni annuali dipendono comunque da fattori commerciali e dalle precipitazioni, ma il vantaggio complessivo derivante dall’uso del cotone Bt è stato del 53% nel 2003, del 56% nel 2004 e del 94% nel 2005.
Infine anche il tentativo di correlare il numero dei suicidi dei contadini indiani alla piovosità annuale dei monsoni, al prezzo commerciale annuale del cotone, all’accesso al credito pubblico, alla redditività per ettaro nei singoli distretti delle regioni maggiormante coltivate a cotone Bt o al livello di indebitamento dei contadini non hanno dato risultati significativi.
Resta il fatto che un milione di contadini indiani coltiva ora cotone Bt e che da quando nel 2002 è stata introdotta la coltivazione commerciale ci sono stati in totale 90.000 suicidi tra gli agricoltori indiani. Risulta quindi oggettivamente falso affermare che il cotone Bt da solo ha causato 100.000 suicidi “negli ultimi anni” ed anzi lo studio dell’IFPRI riduce il fenomeno a contingenze locali e personali che fanno parte delle incertezze di una impresa a carattere familiare che investe su una singola coltivazione subendo tutte le variazioni economiche che queste scelte obbligate implicano.
Ma se queste tristissime vicende chiedono più attenti interventi governativi per calmierare i prezzi delle derrate, per consentire un accesso al credito più stabile e per incentivare la meccanizzazione e le tutele sociali, molto diverso è il giudizio su chi ha portato in Occidente una immagine completamente falsata di una così triste tematica costruendo su questa la propria figura mediatica. Spiace dire che la signora Shiva ricopre il ruolo di vice-presidente di Slow Food international e crediamo perciò che sia proprio all’organizzazione di Slow Food che l’opinionista indiana debba rendere conto dei suoi dati, delle sue fonti e delle referenze scientifiche che le sostengono.
Crediamo sinceramente che Slow Food sia vittima e non complice (e tantomeno ispiratrice) di una simile truffa mediatica poggiata sui corpi di migliaia di contadini indiani che nemmeno l’estremo sacrificio ha liberato dalla strumentalizzazione.
La vicenda dei suicidi dei contadini indiani ed i cattivi maestri
Dal sito LeftWing (quì)
Altri link e commenti in rete:
Dal portale Il legno Sorto (quì)
Dal Blog A Conservative Mind (quì)
Dal Blog di Le Scienze (quì)
Dal portale di Bioetica Cattolica (quì)
Dal portale Biotecnologie: basta bugie (quì)
Infine un link ad un sito ecologista: (quì)
“Ora, è abbastanza evidente che il cotone Bt non può essere stato la causa scatenante dei suicidi, dal momento che esso è stato introdotto in India solo a partire dal 2002 (e solo nel 2005-2006 ha raggiunto un’estensione considerevole), mentre la crescita dei suicidi avviene già dalla metà degli anni ‘90.“
Cambia la biografia di Vandana Shiva
Alla voce dedicata all’attivista indiana su Wikipedia (quì) si e’ passati dallo scetticismo sulla correlazione tra OGM e suicidi di contadini ad abbracciare esplicitamente le tesi descritte dal documento dell’IFRPRI e rilanciate da vari siti in Italia che sconfessano le tesi della Shiva.
Antonio Pascale descrive una persona sinistra con sari e bindi
Leggi (quì)
Pomodori e critici letterari
Pietro Citati disquisisce di ogni piega del suo ombelico, illudendosi di poter fare una stroncatura del libro di Antonio Pascale (Leggi articolo)
Riceve oggi 13 novembre una lezione magistrale da Mastrantonio in prima pagina sul Riformista (Leggi) e nelle pagine interne da Antonio Pascale ed Anna Meldolesi (Leggi)


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