
Agrisole dedica una serie di articoli anche apparentemente contraddittori, al mais italiano.
Ci sono analisi sui costi per la mancata innovazione, ricerca e coltivazione degli OGM (vedi costi dei No OGM.pdf), il solito intervento di Slow Food che chiede la Luna, il Sole e l’intera galassia (vedi Short View), le desolanti fughe dalle responsabilità dell’Unione Europea che non sa più come giocare al gioco delle tre carte (vedi Ponzio Pilato e Notifiche) ed infine i dati di quanto sia vantaggioso essere OGM-free, così possiamo esportare tortillas in Messico (leggi Messico e Nuvole).
Non so se nel caso delle tortillas messicane valga il principio del chilometro zero, ma di certo noi non possiamo che essere felici che le produzioni italiane trovino un mercato con soddisfazione degli imprenditori coinvolti, anche se mi farebbe piacere sapere da Marco Pasti se i volumi citati nel pezzo sono tutti di mais italiano. Ma se un milione di tonnellate di mais parte per oltreoceano resta da decidere cosa possono fare coloro che producono gli altri 7 milioni di tonnellate di mais e che vedono continuamente avvicinarsi la fine delle sovvenzioni, i cali di produzione, gli aumenti delle micotossine, l’assenza della ricerca nel settore.
Un Paese capace di guardare avanti questi problemi se li sarebbe dovuti porre almeno 10-15 anni fa, qualunque cosa ora si faccia è tardi se si vuole rivendicare un primato nazionale sul settore o almeno la capacità minima di incidere sulle scelte. Ci resta solo da metterci col cappello in mano a bussare alla porta delle multinazionali agro-sementiere tedesche o a quelle a stelle e strisce, oppure a quelle francesi della grande distribuzione.
Aggiornato il 19 Novembre, dopo la pubblicazione iniziale

La sentenza della Corte Europea di Giustizia del 6 settembre scorso cala come una mannaia sul processo penale a Giorgio Fidenato. Il PM chiede ora l’assoluzione, le parti civili vogliono i soldi (come al solito). Il Giudice manda tutto l’incartamento alla Corte di Giustizia Europea per capire come procedere con le parti civili. Speriamo che ora dissequestrino il campo ed il raccolto e consentano a chi come Fidenato rispetta le regole (Europee) di fare il suo lavoro.

Nelle foto vedete Giorgio Fidenato davanti al suo campo di mais Bt recintato e posto sotto sequestro e la distanza tra il campo di Fidenato sequestrato ed il campo del vicino che campionato dalla Forestale ha dimostrato l’assenza di presenza accidentale di OGM in un mais tradizionale.
E speriamo di seminare bene l’anno prossimo…..
Leggete gli articoli del Gazzettino (primo e secondo) e del Messaggero Veneto (primo e secondo) sulla sentenza della Corte Europea sul caso Fidenato.
Slow Food sta usando tre avvocati contro Fidenato, ma ancora non ci ha detto quale sia il danno che gli è stato procurato: lesa maestà? Leggi l’intervento su la Stampa sul processo OGM
Dal Corriere della Sera riportiamo la notizia che la corte europea di giustizia dà torto alla Francia sulla proibizione di coltivare OGM:
IL GOVERNO FRANCESE: «QUESTIONI PROCEDURALI»
Ogm: Corte europea di giustizia dà torto alla Francia che li aveva proibiti
Parigi ha preso di sua iniziativa una clausola di salvaguardia senza rispettare la normativa Ue.
Qui l’articolo completo:
http://www.corriere.it/ambiente/11_settembre_08/ogm-francia-sentenza_bd9094f8-da26-11e0-89f9-582afdf2c611.shtml
Caduta la clausola bocciata dalla Corte Europea si potrebbe piantare anche solo a scopo dimostrativo, anche solo per voler ristabilire la legalità, ma nulla di tutto questo avverrà e scommetto che la Francia resterà stabilmente priva di OGM (coltivati) ancora a lungo.
Aver vinto questa battaglia legale non cambia i termini della partita. Non è interesse delle grandi aziende multinazionali stravincere la partita delle coltivazioni OGM. Basti pensare che già così (con una Europa fintamente OGM-free) controllano il 90% del mercato della soia destinato alla mangimistica. Per il mais è solo questione di tempo. L’Italia con una politica miope già ne deve importare il 30% del suo fabbisogno pagandolo in questi giorni a prezzi salatissimi. Per le grandi aziende sementiere la partita del mais si puo’ anche pertdere (almeno per qualche tempo ancora) ricevendo in cambio una scarsa conflittualità sulle importazione di OGM anche non ancora autorizzati dall’ EFSA. In questo modo tutto il nuovo si fa nei grandi Paesi agricoli e l’Europa, ricca decaduta, finanzia la ricerca, l’agronomia, la coltivazione e le lavorazioni dei Paesi sviluppati ed emergenti.
Ma non basta. Una Europa che perde la partita delle grandi coltivazioni e si dedica ai prodotti di nicchia (se non ai germogli ) sposta il suo interesse sulla coltivazione delle orticole. Per preservare la pace mediatica sul mercato dei semi delle orticole si possono ben sacrificare sia la coltivazione del mais e tutti i maiscoltori che gli scienziati che ancora cercano di dire cose (quasi) ragionevoli. Il baratto è vantaggioso: i semi per le orticole valgono almeno 3 volte più del valore dei semi di mais (OGM e non). In fondo le aziende attaccano solo il ciuccio lì dove il padrone chiede.
Con una simile sentenza le aziende sementiere dovrebbero partire lancia in resta alla riscossa dopo anni di umiliazioni. Non muoveranno un sopracciglio e non daranno alcun fastidio ai manovratori politico-sindacali che stanno scavando da anni la fossa all’agricoltura continentale. Condendo il tutto con 42 miliardi di euro di sovvenzioni tanto anestetiche e soporifere quanto letali.
La Corte non si pronuciera’ in tempo per seminare mais Bt, ma forse qualcuno potrebbe voler bruciare i tempi.
Leggi “OGM, il divieto francese sul mais è contrario al diritto UE” su Italia Oggi
Non ci sono scappatoie, i ritardi nell’elaborare le linee di coesistenza non hanno alcun valore. L’Italia non può vietare di coltivare se non inventandosi qualcosa sui fronti ambientale e sanitario.
Ma per ora nulla è vietato…
Leggi la lettera sanco all’Italia


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