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Tre per una clausola

Giugno 24th, 2013
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Tre scimmiette Ora tutti vogliono la clausola di salvaguardia, ma nessuno sa come scriverla. L’ipotesi è di mettersi in tre, Agricoltura, Ambiente e Sanità, casomai con un bicchierino che traballa su un tavolino improbabile. (Leggi De Girolamo contro gli OGM sul Corriere della Sera) L’idea ancora non gli è venuta, speriamo bene che prima di emanare il decreto lo facciano vedere al ministro degli Esteri, a quello delle politiche comunitarie, al titolare della Giustizia e sopratutto che nessuna procedura d’infrazione possa ricadere sulle spalle dei contribuenti.

Noi qui da Salmone facciamo una piccola proposta operativa. Il campo (o meglio i campi) con mais OGM sono già seminati. Non perdete un anno di tempo. Decidete che adottate quei campi, li convertite in siti sperimentali, erogate un piccolissimo finanziamento (anche diecimila volte meno di quanto ci state facendo pagare le multe delle quote latte) e chiedete a due gruppi di esperti uno favorevole e l’altro contrario all’uso di OGM di effettuare tutte le verifiche che ritengono opportune ed economicamente possibili. I gruppi stilano una relazione entro il 31 gennaio 2014 e poi le analisi fatte da ognuno vengono ripetute per l’annata 2014 da organismi terzi facendo gestire a dei notai l’assortimento dei campioni e facendo fare le analisi a laboratori che non conoscono la sorgente dei campioni. Si dovrebbero ripetere almeno per un terzo anno le analisi, ma siamo certi che dopo due anni qualcuno troverà delle grandi emergenze che giustificheranno la redazione della clausola di salvaguardia che sarà farlocca come quelle che fin qui si è vista recapitare l’EFSA da vari stati, ma almeno avrà l’apparenza di disporre di nuovi dati sconosciuti. Vi ricordo che state spendendo 3 milioni di euro per Stamina già conoscendo il risultato prima di partire (come nel caso Di Bella d’altronde), basterebbero anche 10 volte meno fondi. Effetto secondario per il Presidente Letta: con questo sistema il cerino passerebbe al successore, che poi è la sola politica che funziona in questo Paese.

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Nelle more della Clausola di salvaguardia Fidenato pianta mais OGM

Giugno 19th, 2013
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Il campo è lo stesso dove a novembre 2010 ero andato a prelevare delle spighe di mais OGM della prima semina distrutta dagli ecoterroristi ad agosto. I famosi semi sterili stavano germinando e le spighe erano intatte.

http://gmopundit.blogspot.it/2013/06/sowing-gmo-maize-in-italy-historic.html

http://www.facebook.com/l/yAQGR0wfLAQE07zFqC8BrpB3HxcONlGZeQ_BzoeY4jL96RA/gmopundit.blogspot.it/2013/06/sowing-gmo-maize-in-italy-historic.html%23!/2013/06/sowing-gmo-maize-in-italy-historic.html

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Fidenato ha ri-seminato

Giugno 17th, 2013
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giorgio-fidenato Rassegna stampa aggiornata dopo la pubblicazione iniziale.

Questa volta alla presenza di pubblico, stampa, televisioni, Digos ed anche di esponenti del M5S.
Fidenato ha di nuovo seminato mais MON810 e nessuno ha potuto fermarlo.
Eppure ci sono state forti pressioni dal Viminale per bloccarlo, ma i vertici locali della Digos hanno detto che la semina era del tutto lecita.
Allora c’hanno provato dal lato giudiziario, ma è stato lo stesso giudice (di certo mai tenero con Fidenato) del processo penale in cui è imputato Giorgio Fidenato a spiegare che la semina è del tutto lecita.
Forse non andrebbe lasciato solo. Un mais di secondo raccolto si può seminare anche ora e così intanto può servire a spiegare a quelli che vendono il sale grosso a 40 euro al kilo (Slow very Slow) che il mondo non è tutto nelle loro mani e che qualche legge ancora vale.

Rassegna stampa su La Stampa, Il Piccolo, Corriere della Sera, il Gazzettino, il Secolo XIX
Aggiunti il 19/06/2013:
Corriere della Sera di Brescia e il Gazzettino di Pordenone

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Un giornalista che sa fare le domande

Giugno 13th, 2013
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Accade di rado, ma va segnalato che talvolta non sono tutti dilettanti allo sbaraglio ed in questo caso Burdese sembra in difficoltà.

Leggi intervista a Burdese, direttore di Slow Food.

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Ordinanza UE sul caso Fidenato

Giugno 7th, 2013
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La recente pronuncia della Corte UE nel caso Fidenato (Ordinanza 8.5.2013) è di particolare interesse in quanto giunge, per dir così, a chiudere il cerchio delle possibilità residue, per il MIPAF, di impedire la coltivazione di mais OGM già autorizzato a livello comunitario ed iscritto al Catalogo comune.

Come forse ricorderete, circa un anno fa (con sentenza del 6.9.2012; ne avevamo parlato qui : http://www.salmone.org/la-corte-europea-fa-giustizia-dei-divieti-agli-ogm/) la Corte UE si era pronunciata su un ricorso in via pregiudiziale da parte di Pioneer. In quel caso, il Consiglio di Stato aveva chiesto alla Corte UE, in relazione alla famosa autorizzazione alla messa in coltura di cui all’art. 1.2 del D. Lgs. n. 212/2001, di chiarire (a) se la messa in coltura di varietà OGM già autorizzate a livello UE e iscritte nel Catalogo comune potesse essere assoggettata a una (nuova) procedura nazionale di autorizzazione e (b) se l’art. 26-bis della Direttiva n. 2001/18 consentisse a uno Stato membro di opporsi in via generale alla messa in coltura di OGM “nelle more dell’adozione di misure di coesistenza”. La Corte aveva risposto di no ad entrambi i quesiti: da una parte, una volta autorizzata a livello comunitario, il governo nazionale (nel nostro caso, l’Italia) non può sottoporre la coltura OGM a una nuova procedura di autorizzazione; dall’altra, l’Italia non può nemmeno vietare in via generalizzata la coltivazione di OGM già autorizzati in attesa dell’emanazione di norme di coesistenza: o le emana, e allora le applica per i loro propri fini (tra i quali non rientra certo un divieto generalizzato di coltivazione), oppure, se ne ricorrono i presupposti, userà gli altri strumenti previsti dal diritto comunitario, vale a dire, fondamentalmente, invocherà una clausola di salvaguardia. Ma non può nascondersi dietro alla mancata adozione dei piani di coesistenza.

Tuttavia, rimaneva inevaso un dubbio: non è che l’art. 1.2 del D. Lgs. n. 212/2001 possa esso stesso essere considerato come una misura di coesistenza? In altre parole, non sarà che la richiesta di un nuovo procedimento autorizzatorio si possa giustificare in base alla necessità di verificare, di volta in volta, i presupposti per garantire la coesistenza tra coltivazioni OGM e non-OGM? Il dubbio in realtà non avrebbe ragione di esistere, epperò la sostanziale ambiguità del testo normativo (ricordiamo che l’art. 1.2 del D.Lgs. n. 212/2001 prevede che l’autorizzazione alla messa in coltura stabilisca, tra le altre cose, “misure idonee a garantire che le colture derivanti da prodotti sementieri di varietà geneticamente modificate non entrino in contatto con le colture derivanti da prodotti sementieri tradizionali”, dunque parla esplicitamente anche di coesistenza) giustifica in qualche modo una richiesta di chiarimento.

Nel nostro caso, il Tribunale penale di Pordenone, che deve giudicare Giorgio Fidenato per il reato di cui al medesimo D. Lgs. n. 212/2001 (art. 1.6), cioè per aver messo a coltura mais OGM senza aver prima richiesto e ottenuto la predetta autorizzazione, si è trovato perplesso tra due pronunzie non proprio concordanti. Da un lato, la sentenza Pioneer (già citata), per cui uno Stato membro non può pretendere nuovamente di autorizzare la coltivazione di varietà OGM già autorizzate a livello comunitario. Dall’altro, la Cassazione penale che (con la sentenza del 15.11.2011, proprio contro Fidenato: ne avevamo parlato qui) ha ritenuto che chi coltiva mais Ogm senza la prescritta autorizzazione del MIPAF commette reato. Il Tribunale di Pordenone ha quindi pensato di tirarsi fuori dal contrasto chiedendo alla Corte UE di chiarire, in via pregiudiziale, 1) se l’art. 1.2 del D. Lgs. n. 212/2001 sia o meno in contrasto con la normativa comunitaria, e 2) se uno Stato membro, nello stabilire che le coltivazioni OGM sono soggette ad una autorizzazione che sia anche “specificamente volta a tutelare il principio di coesistenza”, possa farlo anche nel caso di OGM già autorizzati a livello UE.

La Corte non solo risponde negativamente a entrambe le questioni, ma ritiene per di più che i principi necessari per rispondere ad esse fossero già contenuti nella sentenza Pioneer, sicché pronuncia non una sentenza ma una semplice ordinanza. Essa spiega che il diritto dell’UE consente sì agli Stati membri di disporre misure di coesistenza e in tale modo di limitare o escludere sul proprio territorio la coltivazione di varietà OGM, ma a condizione di emanare effettivamente dette misure: non è invece legittimo opporsi alla coltivazione nelle forme di una autorizzazione alla messa in coltura di OGM, perché una siffatta procedura di autorizzazione non può costituire una misura di coesistenza. La procedura di autorizzazione, in realtà, è per la Corte intrinsecamente e radicalmente in contrasto con la normativa UE, e dunque è puramente e semplicemente illegittima; non c’è modo di “salvarla” interpretandola come una misura volta esclusivamente a determinare le modalità di coesistenza.

Cosa succederà ora? Di certo, a parte gli effetti immediati per la posizione penalistica di Fidenato (che a questo punto davvero non si riesce a capire come possa venir condannato), lo spazio a disposizione per impedire la semina di mais OGM si riduce notevolmente. Sia la sentenza Pioneer sia l’ordinanza Fidenato sono assai chiare: la procedura di autorizzazione ex D. Lgs. n. 212/2001 è illegittima, punto e basta. Da questo momento in poi, chi voglia seminare mais OGM (purché già autorizzato a livello UE, beninteso!) potrà farlo e dovrà chiedere nient’altro che le normali autorizzazioni necessarie a chiunque voglia seminare una varietà ‘tradizionale’. Quindi le tattiche dilatorie e defatiganti adottate negli ultimi anni dal MIPAF parrebbero ormai essere state messe in scacco, grazie al combinato disposto delle pronunzie ottenute da Silvano Dalla Libera e Giorgio Fidenato (e dai rispettivi avvocati). A questo punto, è probabile che l’ultima battaglia – in attesa di eventuali decisioni che potrebbero giungere dalla UE – si combatterà dalle parti della clausola di salvaguardia (come sembra doversi dedurre dalle recentissime vicende parlamentari, che commenteremo prossimamente).

Nella categoria: Luca Simonetti, OGM & Aspetti legali