Ancora una lezione gratuita di Alberto Guidorzi che ripercorre la genealogia del grano che più bio non si può. Almeno per chi ci vuol credere.
Il frumento OGM esiste già ed è Biologico
Premessa
Il frumento tenero denominato “Renan” di costituzione francese (Agri-Obtention) è la varietà più coltivata nelle coltivazioni biologiche francesi, tedesche, austriache e svizzere. In Italia è oggetto di divulgazione tramite convegni e presentazione di risultati produttivi da parte del presidente di AGROBIO Graziano Granzit, vedasi l’intervento di Braghin sulla sperimentazione agronomica.
Perché vi è questa attenzione su questa varietà? Possiede una serie di resistenze che ne fanno una varietà consigliabile in un’agricoltura biologica, dove non sono previsti trattamenti contro i parassiti fungini del frumento. L’agricoltura biologica aborrisce anche tutto quello che non è naturale, specialmente in fatto di OGM, o che implica interventi biotecnologici sulle derrate destinate agli alimenti animali e umani. Sono coerenti nel loro pensare e fare? Se analizziamo la storia della costituzione di Renan dobbiamo proprio dire che sono incorsi nella massima incoerenza e tutti i fautori del biologico che si sono cibati di pane “bio”, hanno ingerito farine di un frumento che ha ricevuto modifiche non naturali al genoma. Poveri loro hanno dovuto scartare il Creso per paura di essere tacciati di incoerenza e si sono ritrovati un Renan tra le mani.
In pratica la gran parte delle varietà cosiddette rustiche, com’è il caso del Renan, tanto amate e perorate dal movimento ecologista, sono ricavate da queste modifiche che potremmo definire “transgenetiche primitive”, anzi si tratta di un vero rimontaggio del genoma e non solo, in quanto esse contengono delle sequenze geniche che provengono da una pianta selvatica che ben difficilmente si sarebbe incrociata con il frumento attuale. Si è, infatti, usata come parentale una specie vegetale artificiale portatrice di geni estranei alla specie e che mai sarebbe esistita se non tramite manipolazione. Chiedo? Che cos’è l’Agrobacterium tumefaciens se non un specie artificiale portatrice del gene Bt nel caso del mais OGM? Negli ultimi 50 anni, vale a dire ben prima che si parlasse di OGM, le piante coltivate sono state tutte soggette a immissione, mediante vari artifici, di geni selvatici da specie abbastanza lontane dalle specie coltivate.
Storia della genealogia di Renan
Appena finita guerra e forti delle esperienze passate, i miglioratori vegetali hanno cercato dei geni di resistenza alle principali malattie del grano nelle graminacee selvatiche “parenti” del frumento. Si era in balìa di queste vere e proprie calamità, si pensa che un attacco di ruggine sia una delle sette piaghe d’Egitto. Una di queste è il genere “Aegilops”, dove ad esempio è stato trovato il gene, ma anche altri, di resistenza “Pch1” presente nel genoma D. Si pensò subito allora di favorire l’introgressione, vale a dire immettere questi geni selvatici nel genoma delle piante coltivate, come ad es. nel frumento già selezionato per la produttività.
Perseguire questa strategia, però, incontrò notevoli difficoltà. Infatti i geni di resistenza alle tre ruggini ed ai nematodi erano presenti nella specie “ventricosa” dell’Aegilops, ma la specie è troppo lontana per potersi incrociare con il frumento coltivato, quindi si aggirò l’ostacolo usando una specie intermedia, vale a dire il Triticum cartlhicum, che è una specie selvatica di grano duro che artificialmente si può incrociare (non naturalmente dunque) con l’Ae. ventricosa, ma anche con il grano tenero. Si è pertanto operato in modo artificiale l’incrocio T. carthlicum X Ae. Ventricosa ed il prodotto d’incrocio si è incrociato ancora artificialmente con il frumento tenero. Solo che il prodotto che si otteneva si è rivelato sterile, ma conoscendo già la tecnica della poliploidizzazione (divisione cellulare in ambiente ricco dell’alcaloide colchicina) si è operato il raddoppio dei cromosomi e quindi si è conferita la fertilità al prodotto d’incrocio prima sterile. Anche in questo non vi è nulla di naturale, seppure il raddoppio dei cromosomi possa avvenire in natura, ma molto raramente, in una cellula durante la divisione.
Il prodotto che si otteneva dalla coltivazione di questi semi però erano piante che assomigliavano più alle graminacee selvatiche spontanee che al frumento coltivato. Il prodotto era inutilizzabile se non facendo ricorso al reincrocio o Back crossing, che consiste nel continuare a reincrociare il prodotto d’incrocio sempre con un grano tenero coltivato e produttivo (nel caso particolare si è trattato della varietà Moisson, che significa mietitura in italiano) in modo di eliminare tutti i geni selvatici non interessanti ed introdurre man mano quelli accumulati nel frumento coltivato. E’ un lavoro lungo, perché ad ogni generazione si dimezza del 50% del genoma selvatico, e quindi per annullarlo praticamente occorrono 8 o 9 generazioni, vale a dire 8 o 9 anni di continui reincroci. Il lavoro non è semplice come può sembrare perché non sempre i geni s’installano nel posto giusto ed gli ibridi che si ottengono spesso sono instabili, di difficile fissazione, e con un numero instabile di cromosomi. A complicare le cose vi fu la constatazione che il citoplasma delle cellule di questi incroci non era quello del grano tenero, ma ancora quello dell’AE ventricosa. Questo prodotto vegetale fu comunque un genitore molto usato in vari incroci successivi ed è conosciuto con l’acronimo VPM. Non mi si dirà che VPM è una varietà naturale, essa è in realtà una pianta mai esistita prima e frutto della sola manipolazione umana. Perché allora non è stata fatta mangiare a dei topi per due anni, come ha fatto Seralini con l’NK603 che tra l’altro usciva già da controlli meticolosissimi? Ora da questo lavoro di selezione-miglioramento, ma solo dopo una quindicina d’anni, è uscita nel 1976 la varietà Roazon (anno d’iscrizione anche del nostro Creso ottenuto per irraggiamento).
Tuttavia la varietà ebbe vita breve perché con scarso valore panificatorio (essa conteneva un endoamilasi legata al gene Tch1 della specie selvatica) e suscettibile alla septoriosi, una malattia non controllata dai geni di resistenza trovati in Ae. ventricosa. La farina di questo frumento è stata fatta mangiare al consumatore, nessuno ha avuto nulla da ridire e quindi la sanità delle farine data per scontata. Dov’erano Greenpeace, l’erede al trono d’Inghilterra e la nostra Anna Maria Crespi? Si fa notare che tutto questo lavoro ora è ovviabile e, se già fosse possibile applicare la tecnica del DNA ricombinante al frumento, in 3 o 4 anni si sarebbe ottenuto un frumento con le buone caratteristiche di Moisson e con tutte le resistenze inserite, non solo, ma senza altri geni immessi involontariamente, com’è stato il caso dell’endoamilasi. Perché i tre citati prima sono così scandalizzati ora quando non lo sono stati prima? Se non è ideologia questa?
La varietà Roazon fu, però, anch’essa molto utilizzata come genitore negli incroci successivi per tentare di conservare le resistenze e migliorare la pianificabilità; da questo lavoro nel 1989 è stata generata appunto la varietà Renan che è stata coltivata dal 1995 al 2001 come varietà rustica in agricoltura convenzionale. Non solo, alle resistenze insite nell’antenato artificiale VPM, hanno fatto ricorso quasi tutte le varietà coltivate negli ultimi anni, con buona pace di Petrini e di Granzit e del mangiare naturale.
Concludendo, tutti i prodotti come Roazon e Renan e sono tanti, forse la maggioranza perché le resistenze genetiche conferiscono alla varietà un atout commerciale non indifferente, possiamo dire che sono stati molto più manipolati che non il tanto vituperato mais con il MON 810 che continua a scandalizzare dei presunti benpensanti. Se si riflette bene noi conosciamo ben poco di queste modifiche: quanti geni sono implicati e non, il modo di agire di questi geni di resistenza nei riguardi dei parassiti (numero di proteine, il grado di tossicità intrinseca, i loro bersagli e gli effetti attesi ed inattesi). Sappiamo solo che molti consumatori votati al biologico hanno ammirato le loro forme di pane “bio” fatto con queste farine definite “all’antica” e perciò stesso altamente “salutari” e di grande soddisfazione intellettuale. Dunque il pane OGM esiste già con buona pace dei Capanna, dei Petrini, dei tantissimi cattedratici che si vantano, dall’alto della loro scienza, di essere contrari agli OGM, della Coldiretti, del Ministro Catania.
un interessante articolo segnalatoci da Alberto Guidorzi che mostra come parte della biodiversità sia diminuita, ma per alcune piante vi è stato un forte aumento. http://gmopundit.blogspot.com.au/2012/06/seed-biodiverity-as-measured-on-in.html
Ora si preoccupano delle aflatossine, ma solo perché hanno trovato lo slogan pubblicitario per vendere un’immagine.
Leggi grano italiano
L’annuale convegno di Barilla 2011 ha evitato gli scivoloni dell’analogo convegno 2010 ed Umberto Veronesi ha chiarito ancora una volta la sua opinione. Mano a mano che ci si avvicina alla probabile data della coltivazione commerciale del frumento OGM (annunciata per il 2014) forse le posizioni granitiche si cominciano a frastagliare.

Grandi polemiche per lo scontro sui cibi per bambini tra Plasmon e Barilla che si disputano il mercato dei bambini a suon di dosaggi di DON ed ocratossine. Non cambia molto rispetto ai dosaggi di fumonisine nel mais che, come tutti sanno, non vengono indicati in etichetta sulle confezioni di polenta. Infatti non si capisce se le polente che consumiamo sono per adulti (fumonisine 1000) o per bambini (fumonisine 200). Quello del dosaggio delle micotossine negli alimenti è stato il tema principale trattato durante la puntata di Occhio alla spesa del primo dicembre su RAI1.
In prospettiva chi produrrà cereali più sani (casomai con gli OGM) potrebbe avere un vantaggio commerciale. Sarà molto interessante seguire il dibattito tra i due colossi dell’alimentazione (per ora senza OGM) a cui un grano OGM forse farebbe
molto comodo, ora.
Guerra Plasmon Barilla sul Corriere della Sera
Scontro Plasmon Barilla sulla Repubblica di Parma
Plasmon contro Barilla su la Stampa
Barilla contro Plasmon su Il Fatto Quotidiano
Il Salvagente, della Coop, parla dello scontro Barilla - Plasmon


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