L’annuale convegno di Barilla 2011 ha evitato gli scivoloni dell’analogo convegno 2010 ed Umberto Veronesi ha chiarito ancora una volta la sua opinione. Mano a mano che ci si avvicina alla probabile data della coltivazione commerciale del frumento OGM (annunciata per il 2014) forse le posizioni granitiche si cominciano a frastagliare.

Grandi polemiche per lo scontro sui cibi per bambini tra Plasmon e Barilla che si disputano il mercato dei bambini a suon di dosaggi di DON ed ocratossine. Non cambia molto rispetto ai dosaggi di fumonisine nel mais che, come tutti sanno, non vengono indicati in etichetta sulle confezioni di polenta. Infatti non si capisce se le polente che consumiamo sono per adulti (fumonisine 1000) o per bambini (fumonisine 200). Quello del dosaggio delle micotossine negli alimenti è stato il tema principale trattato durante la puntata di Occhio alla spesa del primo dicembre su RAI1.
In prospettiva chi produrrà cereali più sani (casomai con gli OGM) potrebbe avere un vantaggio commerciale. Sarà molto interessante seguire il dibattito tra i due colossi dell’alimentazione (per ora senza OGM) a cui un grano OGM forse farebbe
molto comodo, ora.
Guerra Plasmon Barilla sul Corriere della Sera
Scontro Plasmon Barilla sulla Repubblica di Parma
Plasmon contro Barilla su la Stampa
Barilla contro Plasmon su Il Fatto Quotidiano
Il Salvagente, della Coop, parla dello scontro Barilla - Plasmon
Un grande leader di mercato, un grande gruppo industriale, ma anche un’azienda che oltre che fare prodotti fa anche cultura di un popolo: tutto questo è Barilla. Per tutti questi ruoli che indubbiamente Barilla ricopre appare sempre più triste leggere quali siano le barilla anti ogm di un grande gruppo industriale che pensa di andare indietro nel tempo e nell’evoluzione tecnologica per non essere più dipendente da OGM, fertilizzanti e monoculture.
Insomma come se la FIAT, costretta dalla competizione internazionale non avesse dovuto allestire le pesantissime catene di montaggio che equivalgono nel nostro parallelo alle coltivazioni tradizionali con pesticidi. Quindi per migliorare la vita in fabbrica FIAT ora invece di introdurre macchine che sostituiscano gli operai alla catena di montaggio avesse introdotto degli artigiani che curano i particolari di ogni singolo modello personalizzandolo. Questa è più o meno l’immagine della prospettiva che ci da Barilla.
Sembra che l’Italia abbia alzato bandiera bianca decidendo di dismettere l’agricoltura e tutte le attività correlate.
Ci attende un’agricoltura con meno fertilizzanti, meno chimica e nessun OGM: ossia un’agricoltura dove percentuali insignificanti di prodotto verranno coltivati in Italia e la gran parte sarà frutto d’importazione, finché ce lo potremo permettere.
Una notizia dell’ultim’ora mi ha spinto a tornare a scrivere e a condividere con voi la gioia che quanto appreso mi ha dato. Pare infatti che su proposta dell’ex ministro Paolo De Castro si voglia far diventare Foggia capitale europea del grano duro. Ammetto che da foggiano e tecnico che opera nel settore cerealicolo sono molto soddisfatto, anche perché la campagna cerealicola appena conclusa si è dimostrata una delle migliori degli ultimi anni. Il settore cerealicolo più di molti altri ha risentito della forte crisi, ma con le produzioni ottenute quest’anno può tirare un sospiro di sollievo anche se la strada da percorrere è sempre lunga e tortuosa.
Diamo un pò di numeri per capire cosa è accaduto in realtà: mediamente le produzioni nell’intera provincia si sono attestate intorno ai 35-40 ql ad ettaro con punte anche di 50 o 60 ql, ma il dato più interessante riguarda le caratteristiche qualitative del grano infatti il contenuto proteico è in media del 12- 13%, il colore grazie alla mancanza di piogge è elevatissimo (un dato importante per la qualità della pasta), il peso specifico è stato in media dell’82-84. Il motivo di un’annata eccezionale è da ricercarsi in molti fattori che vorrei ora analizzare con voi:
a) l’andamento climatico favorevole ha evitato il fenomeno della stretta che negli ambienti meridionali spesso è causa di una riduzione delle produzioni
b) gli agricoltori che a novembre avevano seminato senza apportare al terreno nessun concime di fondo hanno a gennaio ed oltre provveduto a concimare, in concomitanza con l’aumento del prezzo del grano
c) molti commercianti hanno iniziato a capire l’importanza di sviluppare contratti di filiera che premiassero gli agricoltori che producono qualità e la stessa Regione Puglia ha promosso un progetto denominato “Prodotti di Puglia” in cui rientra anche la produzione della pasta con una filiera controllata.
Ora poi questa notizia di una proposta di far diventare Foggia capitale europea del grano duro, non fa altro che aumentare l’entusiasmo di chi operando in questo settore sembra intravedere un pò i luce nel tunnel in cui la cerealicoltura meridionale era finita.
Del resto nell’arco di un anno dal 2010 al 2011 le superfici investite a grano duro sono diminuite del 17% a livello nazionale(dati dell’Ufficio Studi Toscana Cereali), con punte massime al Nord (dove ha inciso molto l’aumento del prezzo del grano tenero) e con valori più bassi al Sud dove al grano si è preferito coltivare leguminose (per l’ottenimento dell’articolo 68) o orzo molto più produttivo.
In conclusione, dopo tanto sforzarsi nel cercare di mantenere in piedi un settore trainante dell’agricoltura, questo sembrerebbe in ripresa (grazie anche alla profonda crisi dei paesi africani quali la Siria che hanno sempre rappresentato dei partner importanti per gli importatori italiani).
Del resto se pensiamo alle assurdità compiute in questi ultimi anni, vedi l’anniettamento dell’ENSE, la scomparsa dell’obbligatorietà del cartellino ENSE e
l’aumento dei costi di produzione, i cerealicoltori che hanno continuato a credere in questa coltura sono stati alla fine premiati.
Barilla decide di acquistare il grano che Coldiretti (attraverso Consorzi d’Italia) produrrà nel Centro-Nord. Su 118 mila tonellate che Barilla acquisterà il prossimo anno solo 2 mila vengono dalla Puglia, poi tutto proverrà dal Centro-Nord.
Intanto le scorte di mais stanno per raggiungere i minimi da 4 anni e quindi i prezzi andranno alle stelle e la nostra bilancia dei pagamenti ne soffrira’ dovendo noi importare il 35% del mais di cui necessitiamo grazie alla strategia di rottamazione della maiscultura portata avanti da 13 anni a questa parte.



Versione PDF |
No Comments 



