Il No agli OGM è un Si agli insetticidi

Luglio 14th, 2014
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Articolo aggiornato il 15 Luglio, dopo la pubblicazione iniziale.

Le Società scientifiche e le Accademie di agraria scrivono al Parlamento per avversare il DL1541, e protestare del fatto che ancora una volta gli scienziati non sono stati a uditi ben sapendo che non sono funzionali a questo tipo di politica.

Leggi il comunicato stampa delle associazioni scientifiche

I presidenti di 7 confederazioni regionali di Confagricoltura si schierano senza badare alle convenienze ed agli interessi particolari di chi frena l’imprenditoria agricola.

CONFAGRICOLTURA DI VENETO, LOMBARDIA, PIEMONTE,

EMILIA ROMAGNA, FRIULI VENEZIA GIULIA, CAMPANIA, PUGLIA

Manifesto: “più Ogm meno chimica”

Anche quest’anno sta per iniziare la stagione dei trattamenti antipiralide sul mais.

Una superficie stimata di 900.000 ettari verrà a breve trattata con più di 100.000 litri di insetticida, per un giro d’affari per le multinazionali della chimica di 45 milioni di Euro.

E tutto questo con buona pace della biodiversità, dell’ambiente e di quelle organizzazioni che si fanno paladine della lotta al potere delle multinazionali e della difesa dell’ambiente.

La verità sta in quanto sostenuto recentemente anche dalla Senatrice Prof.ssa Elena Cattaneo: più ogm significa meno chimica.

Ovvero che esiste un modo per rendere l’agricoltura più sostenibile, conciliando rispetto dell’ambiente e produttività: cioè “insegnare” alle piante a difendersi da sole dai parassiti attraverso l’ingegneria genetica.

Se si rifiutano gli ogm, invece, il trattamento chimico si rende indispensabile: le ferite provocate dalle larve dell’insetto sulla coltura causano perdite di produzione, ma soprattutto creano l’habitat ideale per lo sviluppo di funghi. Il risultato è che la granella rischia di essere contaminata da micotossine, altamente tossiche per uomo e animali d’allevamento.

La cronaca di questi giorni porta notizie di sequestro di prodotti alimentari in cui si sono registrati livelli di tossine superiori al minimo consentivo per legge. Confagricoltura denuncia da anni il problema, invitando tutti gli attori della filiera del mais a mettere in atto ogni misura necessaria a ridurre la presenza di tali sostanze.

Gli attacchi della piralide rappresentano il primo fattore di rischio e poter seminare mais Bt sarebbe la soluzione più semplice, più economica e più rispettosa dell’ambiente e della salute dei consumatori.

Il problema della piralide interessa solo il sud dell’Europa, Spagna e Italia in particolare, proprio i Paesi con maggior rischio di contaminazione da tossine. La Spagna si è attrezzata, consentendo le semine di mais ogm: infatti le loro produzioni sono arrivate a superare stabilmente i 110 q.li/ha. In Italia invece, dove la semina di ogm non è consentita, la produzione di mais è in costante calo dal 2001: l’anno scorso si è attestata 78,1 q.li/ha.

Il resto d’Europa è scarsamente interessato alla semina dell’unico ogm approvato per la coltivazione in UE, il mais ogm Mon810, dato che per loro il problema piralide non esiste.

Ci troviamo pertanto ad assistere al seguente paradosso: la produzione italiana di mais cala costantemente, la sua qualità è ogni anno a rischio, le importazioni aumentano e il mais di importazione vale, quotazioni di borsa alla mano, più del nostro e qualche volta è pure inquinato dalla diossina, come successo recentemente.

Confagricoltura chiede con forza che tale assurda situazione venga affrontata dalla politica, consentendo nuovamente la ricerca sugli ogm in Italia, con l’obiettivo di arrivare alla coltivazione e ridare competitività alla nostra produzione di mais.

Firmato:

Lorenzo Nicoli Presidente Confagricoltura Veneto

Matteo Lasagna Presidente Confagricoltura Lombardia

Gian Paolo Coscia Presidente Confagricoltura Piemonte

Guglielmo Garagnani Presidente Confagricoltura Emilia Romagna

Claudio Cressati Presidente Confagricoltura Friuli Venezia Giulia

Michele Pannullo Presidente Confagricoltura Campania

Umberto Bucci Presidente Confagricoltura Puglia

Leggi anche: http://www.agricolae.eu/okl/

Nella categoria: News, OGM & Ambiente

C’era una volta…

Luglio 9th, 2010
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“C’era una volta” con queste parole desidero cominciare questo mio articolo nato per caso, parlando con mia figlia di otto anni del lavoro di mio padre, lui era quello che si può definire il tipico agricoltore, amante del suo lavoro e dotato di una peculiarità importante, la voglia di sperimentare per crescere e progredire, cosa comune a molti agricoltori di allora.

Perché dico questo? Perché lui come tanti altri ha vissuto in un’epoca (anni sessanta-settanta)in cui vennero adottate nuove tecniche di coltivazione e di difesa, con risultati che ancora oggi sono ben visibili e mi sovviene ad esempio l’entusiasmo che dimostrò nell’usare i nuovi prodotti di sintesi per la difesa della vite, che erano in grado di contrastare la peronospora.
Perciò, partendo da questa riflessione, mi chiedo cosa c’è di tanto diverso tra una varietà OGM che mi permette di ridurre l’uso di fitofarmaci e quello che accadde quando vennero introdotti i primi insetticidi di sintesi, ma ancora penso cosa sarebbe accaduto alla coltivazione del pomodoro se la ricerca non avesse introdotto tutti quei principi attivi, che oggi permettono di ottenere produzioni che sfiorano i 1500 ql ad ettaro.
Se allora qualcuno avesse imposto dei limiti all’adozione di uno soltanto dei tanti principi attivi che controllano la peronospora nella vite, potremmo oggi pensare a produrre uve che sono qualitativamente superiori?.
La popolazione mondiale è in crescita, la richiesta di derrate alimentari è in forte aumento e l’Europa è ancora qui a discutere se sia utile o meno introdurre le colture OGM, che invece rappresentano un grande successo della ricerca.
In fin dei conti si tratta soltanto di piante in cui si è riusciti ad ottenere ciò che si vuole (resistenza a malattie o altro), riducendo di gran lunga i tempi per l’ottenimento del risultato finale.
Ecco quindi che mi soffermo a pensare a cosa sarebbe successo trent’anni fa ( quando la cultura ambientalista non era così forte e radicata), se fosse stato chiesto a mio padre o a qualunque altro agricoltore di coltivare una varietà di mais che poteva resistere all’attacco della piralide.
Probabilmente con lo stesso entusiasmo con cui lui coltivava e provava nuove varietà di frumento, avrebbe accettato di buon grado varietà che permettevano di ottenere migliori risultati con una riduzione dei costi di produzione.
Per tale motivo, raccontando a mia figlia cosa era l’agricoltura trent’anni fa, mi è venuto in mente di scrivere questo articolo, perché in fin dei conti mi pare che a dispetto di ciò che siamo riusciti a costruire in tanti anni di ricerca, ora rischiamo di crollare di fronte ad una scelta simile.
In conclusione ciò che penso è che il momento che stiamo vivendo necessiti di maggiori stimoli per fare in modo che l’agricoltura non muoia completamente e questo continuo accanirsi contro gli OGM, che son visti al pari di una peste, sia la cosa peggiore che si possa fare.

Nella categoria: Fernando Di Chio

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