Asiago, latte e controlli

Novembre 6th, 2015
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La vicenda richiama in qualche modo la vicenda Volkswagen, degli standard irraggiungibili se non  per i grafici pubblicitari che cercano di colpire l’immaginario del consumatore, pascoli alpini dove passeggiano le vacche, mulini che macinano la farina, sempre tutto fatto a mano. A furia di contrabbandare un mondo artigianale con costi al consumatore finale da grandi imprese industriali, qualcuno deve poi convertire i sogni in azioni concrete. Qualche volta l’anello debole della catena sono gli ingegneri dell’azienda tedesca qualche volta un casaro vicentino. Mai chi si inventa pubblicità irrealizzabili e mondi da sogno da vendere a noi utenti, forse, e’ andato un po’ oltre il limite.

http://www.corriere.it/cronache/15_novembre_05/vicenza-furti-vendette-denunce-cosi-producevo-l-asiago-fuorilegge-95d81af6-8401-11e5-8754-dc886b8dbd7a.shtml

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Gli Ogm per lattanti

Aprile 20th, 2015
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Chi scrive è la principale rivista di pediatria italiana: Medico e Bambino. Ma anche loro sono stanchi della congiura del silenzio e ci spiegano che derivati di soia ogm sono uno dei primi alimenti per neonati intolleranti al latte. Dovremmo trovare un alimento adatto anche agli intolleranti ad accendere il cervello ed aprire gli occhi.

Leggi la lettera su Medico e Bambino

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Cresce la richiesta di cibi senza OGM in USA

Agosto 27th, 2014
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http://online.wsj.com/articles/the-gmo-fight-ripples-down-the-food-chain-1407465378

“Non-GMO” is one of the fastest-growing label trends on U.S. food packages, with sales of such items growing 28% last year to about $3 billion, according to market-research firm Nielsen. In a poll of nearly 1,200 U.S. consumers for The Wall Street Journal, Nielsen found that 61% of consumers had heard of GMOs and nearly half of those people said they avoid eating them. The biggest reason was because it “doesn’t sound like something I should eat.”

Una ulteriore evidenza che OGM e non-OGM coesistono anche nella patria degli OGM. Una ulteriore prova che dagli OGM si può tornare indietro.

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OGM da animali

Agosto 27th, 2014
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Alberto Guidorzi ci fa una rassegna della letteratura scientifica disponibile che tratta della ricerca di transgeni in animali nutriti con OGM.

Ci possono essere degli OGM nei prodotti di origine animale?

In questa forma la domanda non ha senso: un OGM è un organismo, e, in questo, caso specifico una pianta geneticamente modificata (PGM). Come tutti sanno, non c’è nessuna pianta nel latte o nella carne, anche se l’animale che ha prodotto le piante ha mangiato delle piante.

L’unica questione pertinente per il consumatore è:  c’è qualche differenza per il consumo umano di un prodotto alimentare derivato da un animale che si è nutrito con alimenti derivati ​​da colture biotecnologiche (soia, mais o colza) e un alimento equivalente derivato da animali allevati con mangimi ottenuti da piante che definiremo convenzionali, cioè non modificate geneticamente nel senso che qui è dato al termine?

Va tenuto presente che l’intero processo di selezione di una linea di PGM, fino alla sua autorizzazione di messa sul mercato, si confronta ad ogni generazione con una linea convenzionale ben conosciuta, con inclusa la valutazione della sua equivalenza in termini di qualità nutrizionale e tossicologica. Se, dunque, il cibo (PGM e convenzionale) sono equivalenti, è quindi molto improbabile che il consumo di alimenti di origine animale derivati da ​​PGM abbia diverse qualità nutrizionali. Infatti, ci sono più di 100 studi nutrizionali su animali d’allevamento che concludono tutti con il non esserci differenza di effetti dei derivati delle ​​PGM rispetto agli alimenti derivati da piante tradizionali di riferimento.
Leggi l’ articolo di rassegna di Gerhard Flachowsky (marzo 2007)

Tuttavia, esistono differenze riscontrabili analiticamente tra PGM e piante convenzionali. Le differenze sono: 1 o 2 geni esogeni (questo DNA è chiamato transgene) che permettono alla pianta di sintetizzare 1 o 2 proteine supplementari. Si ricordi che una pianta ha in media altri 30.000 geni circa).

Altro dato importante da considerare è che il DNA è uno tra i composti normali di un alimento (un uomo consuma tra 0,1 e 1 g di DNA al giorno, una vacca 40-60 g). In questa operazione, il transgene di PGM è pari a circa 0,005% del DNA alimentare totale, ammesso che i soggetti consumino il 50% di PGM nella dieta).

Questo DNA transgenico, o la proteina corrispondente, rappresentano l’unica possibilità di differenziare un alimento vegetale ottenuto da PGM, da un alimento derivato ​​da piante convenzionali. Dunque per differenziare un animale alimentato con PGM da un’ altro non così alimentato, occorre che sia possibile individuare il transgene della PGM, o la proteina corrispondente. Ma gli animali, come l’uomo, degradano il DNA, che è una proteina esso stesso, e tutte le proteine ​​alimentari.

Tuttavia, c’è da chiedersi, sapendo che ora abbiamo metodi di rilevamento estremamente sensibili, si possono comunque rilevare le tracce di questo DNA (o proteine) trangenico negli animali nutriti PGM e dopo la digestione?
Generalmente, la risposta è no.

La digestione del DNA e delle proteine ​​viene avviata nello stomaco (nel rumine nel caso dei ruminanti) e continua nelle varie parti dell’intestino. Una frazione di un frammento di DNA digerito può attraversare la barriera intestinale, ma poi continua ad essere digerito fino alla sua completa scomparsa.
Ecco un paper di Alexander TW et al (2007), una  Sintesi  in lingua francese e il parere dell’EFSA in breve e in dettaglio

I risultati più recenti riguardanti latte .
° Uno studio condotto da Agodi et al. (2006) ha rilevato piccoli frammenti di tale DNA nel latte di vacca, ma questo è stato interpretato dagli autori come presenza di contaminanti esterni durante la raccolta del latte (contaminanti che provengono da alimenti derivati ​​da PGM o da batteri contenente naturalmente questo gene).
° Uno studio Tudisco et al. (2010) riporta il rilevamento di un frammento di transgene di soia nel sangue e latte sulla capre, nonché in diversi organi di capretti alimentati solo con latte materno, ciò è a priori molto sorprendente, infatti, contenendo il latte materno solo tracce transgene, è molto strano che se ne sia trovata traccia nel capretto …).
° Un terso studio Guertler et al. (2009)  non ha trovato né il DNA transgenico di un mais resistente agli insetti, né la proteina insetticida, in nessuno dei campioni analizzati di latte vaccino. Lo stesso gruppo ha confermato nel 2010  non aver trovato transgeni nel latte, nel sangue e nell’urina di vacche alimentate per 25 mesi con mais OGM Bt.  Leggere anche.
 
I risultati più recenti riguardanti il sangue .
Paul et al. (2008) non ha rilevato la proteina insetticida in mais resistente agli insetti nel sangue di vacche.  Allo stesso modo Bertheau et al. (2009) non ha rilevato la proteina o il DNA transgenico. Circa i lavori dell’ INRA: leggere.
 
In conclusione: non esiste attualmente alcun metodo di rilevazione di routine, affidabile e a posteriori ,  che permetta di controllare l’esattezza delle dichiarazioni di marketing (comprese quelle delle catene di grande distribuzione come Carrefour, Auchan o COOP che fanno dell’annucio “liberi da OGM” un richiamo propagandistico) circa l’assoluta non presenza di OGM in alimenti di origine animale dichiarati assolutamente OGM-free. Si tratta quindi di dichiarazioni non supportate da dati obiettivi di analisi di post-controllo e pertanto destituiti di veridicità assoluta per il semplice fatto che in Europa si importa mais e soprattutto soia OGM in grandi quantità e soprattutto crescenti. Ci si deve fidare della lealtà,ma….

Allo stato delle conoscenze questa conclusione può essere estesa ad altri animali.

° Nei polli Rehout et al. (2008) riportano l’individuazione in tre campioni di fegato di transgene di soia ( ma non di mais). Tuttavia non si è potuto confermare la cosa con la ripetizione dell’esperimento. Swiatkiewicz et al. 2010 non ha rilevato frammenti di transgeni nel sangue e negli organi interni di polli
° Nei conigli non è stato possibile evidenziare frammenti di DNA (salvo casi particolari).
° Nei pesci, alcuni studi, ma non tutti, hanno trovato tracce di piccoli frammenti di transgeni di PGM che hanno oltrepassato la barriera intestinale, ma la loro presenza non è stata riscontrata durare.

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Dedicato ad OGM bb

Novembre 16th, 2012
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Tanto per far capire che non scherziamo per nulla, ieri sono state pubblicate 6 domande scientifiche da fare ai candidati alle primarie, quindi per ora solo a quelli del centro-sinistra, poi si vedrà.
L’iniziativa parte da alcuni blogger e dalla direttrice de Le Scienze, Claudia Di Giorgio.

Una delle domande verteva sugli OGM, ma nella sua impostazione iniziale era molto vaga, qualcosa del tipo: che ne pensa della ricerca sugli OGM e che ne pensa dell’etichettatura degli OGM.
Tutti i candidati avrebbero risposto che la ricerca deve continuare e deve essere più finanziata e che gli alimenti OGM devono essere etichettati visto che lo prevede una legge europea.

Salmone Sagri si è inserito nel dibattito on line ed ora la domanda 5 è profondamente cambiata:

5. Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di Ogm e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi Ogm?

Ora ci si deve schierare per la sperimentazione in campo e già qualche differenza di posizione ce l’aspettiamo, ma il pepe è sull’etichettatura (di qui la dedica al nostro anti-OGM bb).
Come faranno a dire che non li vogliono etichettare? Vendola di sicuro abboccherà subito all’amo, ma qualcuno di più saggio e responsabile avrà qualche tormento d’intestino.
Se chiede l’etichettatura mette in difficoltà i Consorzi di tutela, i grandi Supermercati e i consorzi agrari che vendono i mangimi OGM.
Ma per dire che l’etichettatura non serve devono spiegare che:
1. Seralini non ne ha detta una giusta,
2. gli OGM non provocano danni alla salute, allergie o danni all’ambiente
3. va bene acquistarli in Sudamerica
4. che se continuiamo così con un doppio binario le grandi aziende stanno buone anche se sulla pelle di agricoltori e scienziati.

Vediamo ora come ne escono da questo dedalo. Forse da politici, ma forse per una volta capiranno che non è tacendo e facendo marcire le situazioni che queste si risolvono. Forse capiranno che se si vuole fare politica le complessità vanno affrontate e non accantonate o appaltate ad una sola parte in causa.

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Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

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