Scarica (qui) l’articolo dalla rivista Tecnica Molitoria
Vivendo in un Paese fuori dal mondo che ritiene oltretutto di essere normale non si capisce come l’EFSA conceda con tanta facilità il via libera ai dossier di nuovi OGM. Si perchè ci si illude che siano nuovi facendo finta di non sapere che sono già ben noti e consumati in tutti il mondo. Questi sono già ampiamente valutati in alter sedi in maniera rigorosa ed approfondita.
Un esempio per tutti è quello del mais Mon863 ossia l’equivalente del demonio personificato per gli sponsor dei pesticidi sparsi a piene mani. Si tratta di un mais che resiste all’attacco della diabrotica, parassita delle radici contro cui esiste un solo rimedio: smettere di coltivare mais, ossia smettere di coltivare del tutto in molti casi.
Leggendo il rapporto della Food Agency di Australia e Nuova Zelanda si capisce quanto siamo in ritardo in Europa e quanto improvvisati siano alcuni studi pubblicati da Seralini in Francia dove non è stato usato come controllo un mais isogenico ma distrattamente una altro qualunque mais. Il classico caso che fa discriminare tra un ricercatore ed un attivista.
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L’opzione di utilizzare il mais Bt non è sempre la più valida e non serve per contrastare l’insediarsi di qualunque tipo di fungo produttore di micotossine. Questo articolo costituisce una utile guida per valutare caso per caso e sopratutto area geografica per area geografica.
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Il mais italiano è troppo importante perchè si possa consentire che prevalgano gli interessi dei consumatori e se l’Europa mette dei limiti di sicurezza, noi alziamo i limiti.
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Il CEDAB da un po’ di dati, numeri e referenze su un vero grave problema per i coltivatori, i consumatori e per la sicurezza alimentare.
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