Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale il 21/02/2013
La polemica non sembra spegnersi (leggi anche http://www.salmone.org/vincenzo-cappellini-aflatossine-og/ ) e Coldiretti viene messa in discussione tanto da essere costretta ad una replica che non da risposte puntuali, ma solo allusive e mancanti di una qualunque visione che non sia quella di difendere i prodotti tipici. Un’agricoltura pensata per non rinnovarsi e non competere come se non avessimo capito tutti che sovvenzioni statali ed Europee non terranno più in piedi questo sistema di produzioni.
Leggi articolo di Visentin e la risposta di Cappellini
Il 21 Febbraio Cappellini rilancia sulla stampa locale con un nuovo articolo su “Coldiretti: una politica arretrata“
Sopratutto Emilia e Veneto hanno pagato cara l’estate 2012 per le loro coltivazioni di mais. Un’annata come quella scorsa, che non si è ancora chiusa per i problemi legati alle micotossine, proietta scenari cupi sul futuro del mais in Italia.
Leggi una lucida analisi di Dario Casati.

Agrisole dedica una serie di articoli anche apparentemente contraddittori, al mais italiano.
Ci sono analisi sui costi per la mancata innovazione, ricerca e coltivazione degli OGM (vedi costi dei No OGM.pdf), il solito intervento di Slow Food che chiede la Luna, il Sole e l’intera galassia (vedi Short View), le desolanti fughe dalle responsabilità dell’Unione Europea che non sa più come giocare al gioco delle tre carte (vedi Ponzio Pilato e Notifiche) ed infine i dati di quanto sia vantaggioso essere OGM-free, così possiamo esportare tortillas in Messico (leggi Messico e Nuvole).
Non so se nel caso delle tortillas messicane valga il principio del chilometro zero, ma di certo noi non possiamo che essere felici che le produzioni italiane trovino un mercato con soddisfazione degli imprenditori coinvolti, anche se mi farebbe piacere sapere da Marco Pasti se i volumi citati nel pezzo sono tutti di mais italiano. Ma se un milione di tonnellate di mais parte per oltreoceano resta da decidere cosa possono fare coloro che producono gli altri 7 milioni di tonnellate di mais e che vedono continuamente avvicinarsi la fine delle sovvenzioni, i cali di produzione, gli aumenti delle micotossine, l’assenza della ricerca nel settore.
Un Paese capace di guardare avanti questi problemi se li sarebbe dovuti porre almeno 10-15 anni fa, qualunque cosa ora si faccia è tardi se si vuole rivendicare un primato nazionale sul settore o almeno la capacità minima di incidere sulle scelte. Ci resta solo da metterci col cappello in mano a bussare alla porta delle multinazionali agro-sementiere tedesche o a quelle a stelle e strisce, oppure a quelle francesi della grande distribuzione.

Siamo al tramonto dell’indipendenza alimentare italiana visibile in tutti i suoi aspetti. Tra poco i transalpini (o i cinesi) compreranno a poco prezzo anche il marchio Made in Italy. Per fare un agricoltura con gli OGM servono investimenti economici e culturali, ma ne servono molti di più per essere una economia OGM-free. Stiamo diventando solo un Paese Italia-free.
La vicenda delle aflatossine nel mais arriva al pettine e gli agricoltori guardano con invidia e frustrazione al mais OGM esente da micotossine che arriva in Italia. Forse solo i trattori nelle strade serviranno a porre la questione con la dovuta chiarezza.
Leggi della manifestazione dei Cobas del Mais per ottenere una deroga ai parametri europei sulle aflatossine nel mais.


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