Il guizzo di genio di Catania frustrato dall’EFSA

Settembre 25th, 2013
Post2PDF Versione PDF | 8 Comments

Il Ministro della Salute Balduzzi a tempi ampiamente scaduti aveva invocato l’adozione dell’articolo 34 da parte dell’Unione Europea, immaginando così di avversare la semina di mais Bt.
La pressione politica veniva dal ministro Catania, più esperto della materia. La risposta che ottengono ora dall’EFSA è di quelle capaci di scatenare una certa ilarità se non derivasse dall’opera di due Ministri della Repubblica.

Web site: The September 24, 2013 EFSA Scientific Opinion is posted at
http://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/3371.htm

* Specifically at
http://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/doc/3371.pdf

Information about the EFSA Panel on Genetically Modified Organisms is posted at
http://www.efsa.europa.eu/en/panels/gmo.htm

Nella categoria: News, OGM & Aspetti legali

Ministro della Salute Balduzzi scrive a Bruxelles sugli OGM

Aprile 11th, 2013
Post2PDF Versione PDF | 84 Comments

mappa impero Carlo Magno
Questa è la lettera spedita dal Ministro Balduzzi
Questo è il documento Francese originale da cui è stata tratta la gran parte della parte della documentazione scientifica della Nota Balduzzi
Questo è il documento della SIGA che commenta la Nota Balduzzi

La lettera inoltrata a Bruxelles dal Ministro della Salute Balduzzi sul tema degli OGM genera nella comunità scientifica imbarazzo e tristezza per quanto vi viene descritto, ma fiducia e speranza per quanto invece viene omesso.

Appare imbarazzante il fatto che un Ministro della Salute sia costretto a chiedere la sospensione della coltivazione di un cereale destinato al consumo alimentare anche umano per esclusive ragioni ambientali e nell’ipotetica difesa di falene, bruchi e vespe. Discipline di pertinenza del Ministero dell’Ambiente vengono illustrate da un Ministro della Salute.
Il testo esprime “talune gravi preoccupazioni” per le implicazioni inerenti alla coltivazione del mais MON 810, di fatto l’unica pianta transgenica coltivata in Europa tra le poche autorizzate per la coltivazione, oltre che per il consumo zootecnico ed umano. Vengono menzionati studi condotti fuori dall’Europa per esprimere preoccupazione per piccoli organismi che potrebbero essere meno abbondanti in campi di mais transgenico se paragonati a campi di mais tradizionale non irrorati di pesticidi.
Appare di nuovo molto imbarazzante che a tale riguardo si citi uno studio di Marvier et al., del 2007 dimenticando però di riportare completamente le osservazioni degli autori che spiegano come, se è vero che ci sono più artropodi in campi di mais dove non vengono usati pesticidi rispetto a quanti se ne trovano in un campo di mais MON810, viene anche detto che, nei campi di mais tradizionale spruzzati con pesticidi, gli stessi invertebrati sono ancora più rari.
Quindi la tecnologia OGM riduce l’impatto ambientale rispetto all’uso di pesticidi per la coltivazione del mais e questo viene implicitamente riconosciuto nella lettera di Balduzzi dove si menzionano “.. tecniche di controllo di parassiti (ad esempio, insetticidi) con un impatto ambientale più elevato.”. Ecco quanto scritto nel 2009 per chiedere l’adozione della clausola di salvaguardia proprio contro il mais MON810 da parte della Germania (richiesta peraltro respinta dall’EFSA):
2. Ecotoxicology
-Epigaeic organisms
In a meta analysis of the field data available on corn with the Bt toxin Cry1Ab, Marvier et al. (2007) concluded that the impacts of Bt corn on arthropods are lower than those of the routine application of insecticides, but higher than those of corn lines that have not been genetically modified and that were not treated using insecticides.

Si deve ricordare che invece è quasi sempre necessario ricorrere ad almeno due trattamenti l’anno con pesticidi quando in pianura padana viene coltivato mais per l’alimentazione umana. Questo perchè altrimenti gli attacchi dei principali parassiti del mais (ad esempio la piralide) sono tali da favorire lo sviluppo di funghi patogeni sulle piante di mais e questo risulta talmente inquinato da funghi produttori di fumonisine da rendere oltre la metà del mais italiano non commercializzabile per il consumo umano.
Come recita un documento del Consiglio Superiore di Sanità (http://www.salmone.org/comunicato-capanna-consiglio-superiore-sanita/ ) le fumonisine contenute nel mais inquinato possono generare patologie quali tumore all’esofago e malformazioni congenite quali la spina bifida e per tutelare la popolazione italiana il Consiglio propone di rivedere i dosaggi massimi ammissibili di tale inquinante nelle confezioni commercializzate per particolari categorie a rischio.

Genera invece in noi solo tristezza il fatto che non sia stato possibile per un Ministro Italiano citare lavori scientifici prodotti dalla ricerca scientifica pubblica italiana, in quanto quasi nulla è stato fatto di rilevante su questo tema dagli scienziati italiani visto che, ai divieti alla coltivazione commerciale di piante OGM che ha accomunato metà dell’Europa, solo in Italia si è aggiunto il divieto tutt’ora vigente di ricerca scientifica in pieno campo con piante transgeniche. Questo blocco paradossale ed autolesionista, che non è avvenuto in Francia, in Germania, nel Regno Unito o in Spagna, penalizza soprattutto la ricerca scientifica pubblica, che già soffre per carenza di fondi.
Rattrista infine osservare nelle conclusioni del documento Balduzzi che si incoraggi una analisi statistica dei dati di sperimentazione in campo di mais MON810 da condurre per almeno 10 anni. L’Italia è ancora all’anno zero nonostante che siano 15 anni che il MON810 sia coltivato con successo in Spagna. L’Italia importa milioni di tonnellate di prodotti transgenici, principalmente soia e derivati, sia per il consumo umano che zootecnico. Appare oltre che triste quasi cinico esortare gli scienziati a condurre analisi pluriennali su qualcosa su cui non è consentito da anni sperimentare e che ora si chiede a Bruxelles di vietare in tutta Europa.
Notiamo inoltre con imbarazzo che il documento è in larga parte copiato da un documento redatto dalle autorità francesi e spedito alla DG SANCO. Non osiamo immaginare la reazione dei funzionari della commissione europea che si sono viste recapitare da un Ministro Italiano della Repubblica un documento che tradotto in francese risulta sovrapponibile in larga parte ad uno che già era stato recapitato dalle autorità Francesi.
La Società Italiana di Genetica Agraria Ha redatto un documento di protesta che ben evidenzia l’imbarazzante sudditanza scientifica che penalizza l’intera ricerca scientifica pubblica italiana.
Sembra inoltre un refuso tecnico la citazione dell’articolo 34 del Regolamento Europeo 1829/2003 che a sua volta rimanda al Regolamento 178/2002 ed in particolare agli articoli 53 e 54. Il regolamento riguarda infatti l’importazione di alimenti e mangimi, non di semi da coltivare, quindi forse è stato citato un articolo non pertinente allo scopo della lettera, la quale sembra riguardare una moratoria della coltivazione di MON810, non della sua importazione per uso come alimento e mangime.

Le omissioni del testo appaiono però altrettanto rilevanti e questa volta incoraggianti. Non una sola parola dal Ministro della Salute su possibili rischi per l’alimentazione zootecnica o umana (questo sì di sua pertinenza!) per la quale sono autorizzati all’importazione in Italia circa una trentina di differenti tipi di piante OGM. Quindi niente da obbiettare su tutti gli OGM che importiamo a milioni di tonnellate e che costituiscono da almeno 17 anni la base dell’alimentazione zootecnica e la parte preponderante dei mangimi usati in Italia anche per produrre i più prestigiosi marchi DOC ed IGP. E’ autolesionistico usare mais prodotto all’estero a scapito ed in danno della filiera produttiva italiana che potrebbe egregiamente produrre lo stesso mais senza gravare sulla bilancia degli scambi commerciali. Queste omissioni fanno giustizia delle varie voci circolate sulla sicurezza per la salute umana di soia, colza, mais e cotone geneticamente migliorati: tutti questi prodotti che consumiamo abitualmente non sollevano preoccupazioni nel documento inoltrato dal Ministro della Salute Balduzzi.
Inoltre questa lettera è un’esortazione fatta a Bruxelles e non, come immaginato da qualche assessore regionale o organizzazione privata, la richiesta di applicazione di una clausola di salvaguardia. Evidentemente i tecnici dei vari dicasteri hanno valutato (correttamente) di non avere documentazione tecnica sufficiente per invocare una clausola di salvaguardia e questo proprio perchè per anni è stata vietata la ricerca scientifica pubblica e quindi non si dispone di dati per poter avversare la coltivazione di OGM.

La lettera di Balduzzi appare comunque debole e poco motivata, con documenti in grandissima parte già noti e già valutati dalle competenti commissioni comunitarie. Ma la situazione italiana non resta quella che abbiamo conosciuto in tutti questi anni. In seguito alla sentenza della Corte Europea di Giustizia dello scorso 6 settembre 2012 (http://www.salmone.org/la-corte-europea-fa-giustizia-dei-divieti-agli-ogm/ ) gli agricoltori italiani possono piantare mais MON810 senza chiedere un permesso preventivo al Ministero delle politiche agricole. Ci si può aspettare che più d’uno imbocchi tale via per cercare di tenere in piedi le aziende che producono mais in Italia soprattutto per uso zootecnico. La mancanza di leggi specifiche in materia e la debolezza del governo nell’attuale fase politica lasciano in questa primavera di semine quello spazio necessario a che l’innovazione entri anche nei nostri campi.

Possiamo solo auspicare che, in un’ottica di reciproco rispetto tra Stato centrale ed agricoltori, l’uso delle varietà OGM in coltivazione quest’anno riguardi quelle iscritte nel catalogo comune europeo (quindi tutte quelle derivate da MON810) e che gli imprenditori agricoli privilegino il mais di secondo raccolto, quello più suscettibile di attacchi da piralide. L’uso in queste condizioni potrebbe anche mitigare le paure di commistioni col mais convenzionale che si sta seminando in questi giorni e potrebbe aiutare molto a tenere distinte le due filiere, consentendo a tutti gli agricoltori di valutare pienamente i potenziali vantaggi economici, ambientali e di salute che possono derivare da piante migliorate per ridurre l’uso di insetticidi.

Roberto Defez, CNR Napoli
Piero Morandini Università di Milano
Chiara Tonelli, Università di Milano
Sandro Vitale CNR Milano

Nella categoria: News, OGM & Mais, OGM & Politica

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…