Genesi della fobia Euro-Italiana verso gli OGM

Aprile 9th, 2016
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Di Daniele Chignoli

A partire dalla scoperta della possibilità di trasferire artificialmente sequenze di DNA dal genoma di un organismo a quello di un altro, avvenuta nel 1972 (1), le tecnologie di Modificazione Genetica hanno sollevato preoccupazioni circa i possibili rischi ad essi associati. Negli anni immediatamente successivi allo sviluppo della tecnologia del DNA ricombinante fu lo stesso mondo scientifico a temere per la salute degli operatori di ricerca biotecnologica e venne così proposta una moratoria volontaria sulla sperimentazione della manipolazione genetica da prorogare fino a che non fossero state adottate linee guida sulla biosicurezza che prevedessero anche la notifica su base volontaria degli esperimenti di GM (2). Questo dibattito ha portato alla convocazione nel 1975 delle conferenze di Asilomar e Ascot (3) e nell’anno successivo alla pubblicazione, da parte del National Institute of Health, delle prime linee guida per le ricerche sulla genetica (4). Se nel mondo scientifico il dibattito si è svolto sostanzialmente in modo razionale e produttivo, la partecipazione alla conferenza Asilomar di politici e giornalisti ha avuto il risultato di portare la discussione fuori delle sedi opportune facendone un oggetto di costante attualità, capace di creare tutt’ora forti contrasti ideologici. A questo certamente hanno dato un contributo le molteplici applicazioni della tecnologia del DNA ricombinante, segni tangibili di ciò che l’innovazione biotecnologica può apportare alla produzione industriale, alla tutela della salute umana e all’agricoltura. Quest’ultimo campo di applicazione, le cosiddette “biotecnologie verdi”, ha dimostrato di essere il più controverso per l’opinione pubblica perché riguarda aspetti della vita umana che sono particolarmente sensibili, quali l’alimentazione, il cibo e gli aspetti ambientali, sui quali vigilano anche associazioni transnazionali di cittadini, le ONG. Nel corso del tempo si sono avuti episodi di forte contestazione contro le prime piante geneticamente modificate che hanno portato a un regolamento globale del commercio e del rilascio di organismi viventi modificati, come per esempio nel Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza (5), che prevede per i paesi aderenti un quadro legislativo in materia di biosicurezza fortemente ispirato al “principio di precauzione”. Nell’Unione Europea, a causa di forti pressioni da parte dell’opinione pubblica e come risultato della mediazione delle posizioni dei vari Stati membri, è sorto uno dei quadri normativi più complessi sugli OGM, basato sulle tecniche utilizzate per lo sviluppo di un nuovo organismo piuttosto che sulle caratteristiche specifiche dell’organismo stesso. L’architrave di questo sistema regolatorio è la Direttiva 2001/18/CE, che definisce un organismo geneticamente modificato (OGM) come “an organism, with the exception of human beings, in which the genetic material has been altered in a way that does not occur naturally by mating and/or natural recombination” e che subordina l’accettazione di una domanda di rilascio nell’ambiente o per la commercializzazione di una pianta GM a un certo livello di controllo politico da parte della Commissione e dei vari Comitati espressione degli Stati membri europei (6).  Il meccanismo della Direttiva in Europa permette l’iniziativa dei singoli Stati (le Direttive sono leggi che i singoli Stati membri devono recepire con la possibilità di adattarli in certa misura al loro sistema giuridico mentre i Regolamenti UE una volta adottati entrano in vigore direttamente come sono stati scritti). Ciò ha fatto sì che in Italia le politiche anti-GM dei governi che si sono succeduti hanno portato a una situazione in cui è praticamente impossibile coltivare anche piante GM già approvate a livello europeo e dove la ricerca pubblica ha l’esplicito divieto di condurre prove di campo su organismi GM (7). È quindi evidente che la percezione negativa della biotecnologia verde da parte della popolazione sia uno dei principali ostacoli allo sviluppo di nuove applicazioni agroalimentari della biotecnologia in Europa, attraverso l’influenza che può avere sulla politica. In questo articolo si cerca di ricostruire la storia del dibattito sul tema OGM a livello europeo ed italiano, ricostruendo i principali eventi che hanno contribuito ad accendere quella che potremmo definire la “OGMfobia” dell’opinione pubblica e i principali attori coinvolti in questo processo.

AGLI ALBORI DEL DIBATTITO EUROPEO
Secondo Anna Meldolesi (8) le prime importazioni di sementi GM dagli Stati Uniti verso l’Europa hanno avuto la sfortuna di portare l’argomento all’attenzione dell’opinione pubblica europea in un momento di grande sfiducia verso le istituzioni riguardo a temi agroalimentari, causato dalla gestione della crisi del “Morbo della mucca pazza”. La Bse è una malattia neurodegenerativa dovuta all’accumulo di proteine di natura prionica nei tessuti nervosi. Essa si diffuse tra i bovini di allevamento presumibilmente a causa della pratica di somministrare loro delle farine di derivazione animale come mangimi, in particolar modo resti di macellazione di ovini contenenti proteine prioniche. A seguito dell’insorgenza dei primi segnali di diffusione di questo morbo tra i bovini in Gran Bretagna (1983) e anche dei primi indizi che dai bovini questa malattia potesse passare agli esseri umani che ne hanno mangiato la carne (1987) il Ministero dell’Agricoltura Britannico ha insabbiato la questione ostacolando i primi studi sulla Bse (in particolare nella persona di Harash Narang, microbiologo licenziato nel 1994 dal Public Health Laboratory Service per il suo attivismo nel tenere alto il livello di allarme verso la diffusione del morbo) e questo ha destato grande scandalo. Questo ha causato un ritardo di quasi dieci anni nel pieno riconoscimento del pericolo per la salute umana derivante dal consumo di parti bovine contenenti prioni, in quanto le autorità si sono rifiutate di accettare ufficialmente l’esistenza di un’epidemia di Bse e della sua contagiosità per gli esseri umani fino all’anno 1996, quando si erano accumulate delle schiaccianti evidenze scientifiche a riguardo (9). Questa vicenda, oltre a destare giustamente enorme allarme tra i consumatori britannici e in generale europei, ha anche compromesso la fiducia verso la gestione della salubrità agroalimentare sensibilizzando l’opinione pubblica verso ogni voce di possibile rischio per la salute derivante dai cibi. L’Unione Europea ha affrontato il tema OGM a partire dall’anno 1990 emanando la prima Direttiva per uniformare l’approccio degli Stati Membri riguardo agli organismi geneticamente modificati (Direttiva 90/220/CEE). Questa autorizzava il rilascio deliberato nell’ambiente (sia per scopi sperimentali che commerciali) di 17 organismi diversi, tra cui 14 piante (diverse varietà di mais, colza e soia) e due vaccini (per la rabbia e per la malattia di Aujeszky, ad uso veterinario). Nonostante le rassicurazioni dal mondo scientifico, diversi Stati membri si sono opposti a questa direttiva negando l’autorizzazione all’uso degli OGM nei propri territori, appellandosi alla “clausola di salvaguardia” prevista dalla Direttiva. Il primo via libera all’importazione in Europa di Soya Roundup Ready della multinazionale Monsanto viene deciso invece nell’aprile del 1996, un solo mese dopo l’ammissione ufficiale da parte del governo inglese di aver mal gestito e sottovalutato la minaccia della Bse, quando cioè l’allarme della popolazione e l’attenzione verso il tema della salute alimentare era massimo. A partire dall’arrivo delle prime navi cariche di soia venne organizzato un climax di animate proteste, che vedono come capofila la ONG ambientalista Greenpeace. Tra il 1996 e il 1997 essa attiva la “Campaign to ban Genetically Modified Fods” che Anna Meldolesi ricostruisce come segue:
-05/11/1996: attivisti di Greenpeace tentano di impedire l’attracco della nave “Ideal Progress”, che porta un carico di semi di soia GM, al porto di Amburgo;
-11/1996: attivisti si legano ai cancelli di due aziende importatrici di sementi, la Oleag ad Anversa e la Nestlè in Austria, dove contemporaneamente animano proteste davanti al Ministero della Sanità;
-28/01/1997: proteste congiunte in molti paesi europei, ovvero Austria, Belgio, Finlandia, Germania, Italia (attivisti scalano la sede della Nestlè di Milano per appendervi degli striscioni anti-GMO), Repubblica Ceca, Spagna e Svizzera;
-02/1997: in Italia, a Roma, delle ragazze nude lanciano semi alla conferenza stampa conclusiva della visita del Ministro dell’Agricoltura USA.
Queste proteste, altamente efficaci sul piano della visibilità, furono le prime su larga scala in Europa e si focalizzarono nel denunciare la paura di una fuga dei geni dalle piante GM, in particolare dei geni di resistenza agli antibiotici utilizzati come marcatori di selezione verso batteri patogeni (rendendoli a loro volta resistenti) e dei geni per la resistenza agli erbicidi verso piante selvatiche, dando origine a delle “supererbacce” impossibili da combattere con gli erbicidi. In aiuto a questa onda di sdegno arriva nel 1998 il cosiddetto “Pustzai affair” (10).

IL “PUSZTAI AFFAIR”
Arpad Pustzai, biochimico e nutrizionista allora in forze al Rowett Research Institute di Aberdeen, Scozia, il 10/08/1998 ha rilasciato un’intervista pubblica alla trasmissione “World in action” della Granada Television, in cui riportava l’esito di un suo studio di alimentazione sui topi, nutriti con delle patate modificate con l’aggiunta di geni per la produzione di lectine, in particolare l’agglutinina del bucaneve Galanthus nivalis. I topi a suo dire avevano riportato un rallentamento della crescita e una maggior suscettibilità alle malattie rispetto al gruppo di controllo e concludeva che la causa fosse appunto l’alimentazione con le patate GM, che i GMOs vegetali vengono ritenuti sicuri senza che vi sia una seria e sistematica ricerca che possa supportare questa affermazione e che lui “non mangerebbe patate GM”. Oltre che per la gravità di queste dichiarazioni, il dibattito venne fortemente alimentato anche dalle circostanze “di contorno”, le sue affermazioni pubbliche furono infatti rilasciate in deroga alla prassi che ogni studio prima di essere considerato valido deve sottoporsi ad una peer review da parte di altri studiosi del campo ed essere accettato per la pubblicazione da parte di una rivista scientifica per poter essere magari ripetuto e quindi maggiormente convalidato in altri laboratori, infatti il lavoro di Pusztai non aveva ancora intrapreso tale iter. La pubblicità negativa portata sul Rowett Institute da tale condotta indusse i vertici a sospendere Pusztai e a dichiarare infondate le sue dichiarazioni, per poi organizzare un’inchiesta interna per esaminare il caso. Un’altra circostanza che alimentò le proteste del fronte anti-GMO, principalmente da parte del gruppo ecologista Friends of the Earth, fu il coinvolgimento della multinazionale Monsanto, che si era sentita tirata in causa dall’accostamento di filmati di suoi prodotti con l’intervista di Pusztai durante la trasmissione di “World in action”. Si sospettarono quindi pressioni da parte dell’azienda sul Rowett Institute per mettere a tacere Pusztai. L’inchiesta interna del Rowett Institute culminò in un “Audit report” presentato il 28/10/1998 che concluse che le ricerche di Pustzai non supportavano le conclusioni da lui pubblicizzate. Pustzai stilò però un report alternativo che incluse anche ulteriori analisi istologiche svolte dal suo collaboratore Stanley Ewen, il quale identificò dei danni a livello dello stomaco dei ratti. Il suo “Alternative Report” circolò informalmente tra gli ambienti scientifici portando ad un memorandum di supporto a Pusztai, e contro il trattamento riservatogli dal Rowett Institute, che venne firmato da una ventina di ricercatori (11) portando così il dibattito anche a livello politico. L’opposizione Tory accusò infatti il governo laburista di Tony Blair di cover-up degli studi di Pusztai per difendere gli interessi economici delle aziende biotecnologiche in Gran Bretagna. Dal punto di vista scientifico la vicenda continuò con un esame del lavoro di Pusztai da parte della Royal Society of Science, che però avvenne senza il via libera definitivo dell’autore sui materiali, diari di laboratorio e report, forniti dal Rowett Institute e portò ad una bocciatura dei risultati. Questi vennero però ugualmente pubblicati (12) dalla rivista “The Lancet” con due commentari. Il primo era del direttore della testata (13) che spiegava le motivazioni sostanzialmente politiche della pubblicazione e sottolineava che non si trattasse di una riabilitazione delle prime affermazioni di Pusztai. L’altro era firmato da Harry Kuiper e attaccava l’impianto sperimentale del lavoro di Pusztai e Ewen giudicando che gli effetti mostrati dai ratti alimentati con le patate, che nell’articolo risultano essere solamente degli ispessimenti o degli assottigliamenti di alcune zone dell’apparato digerente, oltre a non essere statisticamente rilevanti per il basso numero di animali utilizzati e per la mancanza di regolarità nelle anomalie riscontrate, possono essere una risposta alla semplice ingestione di patate crude, alimento poco digeribile per la presenza di amido non raffinato (14). Se quindi il lavoro di Pusztai venne infine riconosciuto come inconcludente, il dibattito sulle sue parole durò per 14 mesi accendendo gli animi e dando il via a ondate di proteste e azioni dimostrative da parte di una rete di associazioni come Greenpeace, Genetic Engineering Network e GenetiXsnowball che per esempio orchestrarono invasioni di campi coltivati a piante GM per rimuoverne degli esemplari, con gli attivisti vestiti con tute anti-contaminazione. Fu in questo periodo, e anche grazie a questo insieme di polemiche, che gli OGM sorpassarono la BSE nelle apprensioni per rischi alimentari da parte della popolazione britannica come riportato in un sondaggio (15) che vedeva gli OGM al primo posto con il 47% contro il 36% di partecipanti che indicarono invece la BSE.

INFLUENZA DEL DIBATTITO SULLA POLITICA EUROPEA: LA MORATORIA DE FACTO
Sotto la pressione delle proteste sviluppate nel corso del triennio 1997-1999 l’Unione Europea modificò il suo approccio al tema OGM attuando una politica resa incostante dalle contrapposte posizioni del Consiglio e del Parlamento europei. Se inizialmente venne solamente posticipata l’approvazione al rilascio di un mais-bt della azienda Novartis, si dovette poi fare i conti con un referendum organizzato In Austria che vide vincere i contrari agli OGM ma che venne ignorato dal governo in attesa di provvedimenti a livello comunitario. Alcuni stati membri, come Austria e Lussemburgo, promossero delle moratorie alla coltivazione di piante GM sul loro territorio nazionale appellandosi alla “clausola di salvaguardia” del Reg. 90/220/EC. Da parte del Parlamento UE su spinta della Francia venne avanzata una proposta di moratoria su tutto il territorio comunitario, respinta dalla Commissione. Nonostante ciò tra il 1998 e il 2004 nessun nuovo OGM è stato autorizzato nell’Unione Europea, venendo a creare una moratoria di fatto. In questo periodo videro la luce nuove norme europee per regolamentare il rilascio di interi organismi GM e dei prodotti che li contengono. In particolare vennero emanati i primi Regolamenti sull’etichettatura obbligatoria dei prodotti contenenti OGM (Reg. 258/97/EC, 1813/97/EC, 1139/98/EC), adottati nel tentativo di rispondere alle preoccupazioni crescenti nell’opinione pubblica europea. Le proteste a livello europeo furono parte di un più ampio contesto di dibattito a livello globale che ebbe importanti ripercussioni sul commercio di prodotti agricoli e sul loro impiego nei paesi importatori. Fu perciò in questo periodo che ebbe luogo una serie di incontri a livello internazionale che portò nel gennaio del 2000 alla ratifica da parte di molti paesi del mondo del Protocollo di Cartagena della Convenzione sulla Diversità Biologica. Il Protocollo di Cartagena nacque per regolare la protezione della biodiversità dai rischi derivanti dal trasferimento, dalla manipolazione e dall’uso degli organismi geneticamente modificati e introdusse formalmente il “principio di precauzione” tra i principi cardine della valutazione del rischio. Questo permise quindi all’UE di superare la fase di stallo ripensando la sua normativa sulle biotecnologie verdi sulla base dei principi stabiliti dal Protocollo. Il nuovo contesto normativo è oggi composto principalmente dalla Direttiva 2001/18/CE che sostituisce la 90/220/CEE, riscrive le regole base per l’approvazione di un nuovo OGM. Due Regolamenti (1829 e 1830/2003/CE) regolano invece l’autorizzazione, l’etichettatura e la tracciabilità degli alimenti e dei mangimi costituiti o derivati da OGM. La Raccomandazione 556/2003 infine indica ai paesi membri delle linee guida sulla coesistenza tra colture OGM e convenzionali.

IN ITALIA: IL RUOLO DEI “VERDI” E IL “DECRETO AMATO”
Durante il triennio 1997-1999 uno dei molti temi sollevati nel dibattito e affrontati a livello comunitario fu su quali fossero i limiti della brevettabilità delle invenzioni frutto della ricerca biotecnologica e se fosse legittimo brevettare un essere vivente. Una delle preoccupazioni del fronte contrario ai GMO era la possibilità che le aziende multinazionali usassero lo strumento del brevetto per assicurarsi l’utilizzo esclusivo di risorse biologiche che dovrebbero essere invece patrimonio condiviso dell’umanità, in particolar modo varietà vegetali provenienti dai paesi in via di sviluppo che non possono permettersi di fare ricerca biotecnologica. In occasione dell’approvazione della Direttiva europea 98/44/EC riguardante la protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche il partito italiano dei Verdi (che la chiama “Direttiva Frankenstein”) inscenò quindi una protesta molto pittoresca al Parlamento Europeo a Strasburgo. Gli europarlamentari del gruppo si presentarono infatti vestiti da corsari per denunciare quello che per loro era l’inizio dell’era della Biopirateria, aiutati in questo dal premio Nobel Dario Fo, che si presentò in occasione di un sit-in di protesta a Strasburgo vestito da uomo-maiale e da grifone (16).
I primi scontri tra politica italiana e comunità scientifica sul tema OGM furono successivi alle prime proteste su larga scala a livello europeo, poiché risalgono ai primi anni 2000 quando divenne Ministro dell’Agricoltura un esponente del partito dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio. Durante il suo mandato egli si fece portatore delle medesime istanze anti-GM, contrapponendo ad esse le pratiche dell’agricoltura “biologica”. In quel periodo il governo presieduto da Giuliano Amato era chiamato a valutare l’approvazione (ai sensi dell’allora vigente Regolamento 258/97/EC) per la commercializzazione di alcuni alimenti derivati da piante Bt oppure resistenti al glifosato (GT), quattro a base di mais e tre contenenti olio di colza. L’opposizione ideologica dei Verdi ai GMO si era già in precedenza concretizzata in un ricorso da parte dell’associazione “Verdi Ambiente e Società” del 15/09/99 al Consiglio Superiore Sanità e all’Istituto superiore di Sanità che denunciò una presunta illegittimità commessa da parte dell’autorità competente inglese, che avendo sancito la equivalenza sostanziale delle farine derivate da mais e colza Bt oppure resistenti al glifosato (GT) con le farine derivanti da controparti non GM aveva permesso l’iter di autorizzazione semplificata previsto dalla Regulation 258/97/EC, che prevedeva che detta autorizzazione rilasciata da uno stato membro fosse recepibile senza ulteriori indagini da parte di ogni altro stato UE. In particolare i Verdi affermarono che siccome le piante Bt e GT contengono la proteina derivante dall’espressione del rispettivo transgene, esse non sarebbero considerabili “sostanzialmente equivalenti” alla controparte non GM. Si trattava insomma di un attacco al concetto di “equivalenza sostanziale” nel tentativo di modificarne l’interpretazione per esigere invece, di fatto, una “totale identità” dei prodotti contenenti GMOs con la loro controparte non modificata affossando così la possibilità della loro approvazione. Questa posizione fu ampiamente pubblicizzata dai Verdi con una serie di conferenze sul tema (17,18,19), alimentando un dibattito da subito estremamente caotico dove le biotecnologie verdi venivano addirittura confuse o collegate con l’epidemia di Bse da poco conclusa (emblematico è il caso di Adriano Celentano, famoso cantante, che pur non essendo addetto ai lavori fece scalpore sostenendo l’esistenza un nesso tra alimentazione a base di mangimi GM per i bovini ed insorgenza della Bse). Le prese di posizione da parte dei due enti interpellati furono confuse (8): infatti l’Istituto Superiore della Sanità emise su richiesta del Ministro per la Sanità Rosi Bindi un parere (del 22/10/99) in cui faceva dei distinguo tra diverse categorie di piante GM in relazione alla equivalenza sostanziale che vedeva le piante che esprimono la proteina transgenica come non del tutto equivalenti, dando così implicitamente ragione ai Verdi sulla base di categorie che però non erano previste dalla normativa europea. Il Consiglio Superiore di Sanità espresse invece un parere di stampo generico (il 16/12/99) in cui venivano ricapitolate le accuse mosse alle piante GM in generale ma non applicabili in toto a casi specifici, tantomeno al caso allora in studio che non riguardava interi organismi ma degli alimenti da loro derivati. Oltre a questo errore di valutazione venne inoltre espresso un parere concorde con quello del CSS affermando che poiché i prodotti possono contenere la proteina derivante dal transgene, essi non possono essere sostanzialmente equivalenti. Un ulteriore parere venne richiesto ai medesimi enti dopo il cambio di governo che portò al Ministero della salute il Professor Umberto Veronesi: mentre l’ISS mantenne invariata la propria posizione (04/07/00), il CSS cambiò la propria valutazione (28/07/00) in una più cautelativa, affermando di avere la necessità di una chiara indicazione politica di come interpretare il termine “equivalenza sostanziale”. Permase però l’ambiguità circa lo status delle piante GM, mentre i prodotti in richiesta di approvazione erano in realtà solamente farine ed oli da esse derivati. Fu proprio questa ambiguità che permise al presidente del consiglio Giuliano Amato di dare soddisfazione alle richieste dei ministri in forze ai Verdi, che minacciavano di far cadere il governo in caso contrario, e di appellarsi alla “clausola di salvaguardia” del Reg. 258/97/CE decidendo di vietare (20) la commercializzazione delle farine di mais, sostenendone la non sostanziale equivalenza e la mancanza di dati circa gli effetti di eventuale rilascio nell’ambiente nei pareri richiesti a CSS e ISS (le farine vennero quindi confuse nel testo con intere piante GM viventi) ma permettere quella degli oli di colza, poiché questi a differenza delle farine risultarono non contenere tracce rilevabili della proteina derivante dal transgene. L’attuazione di questa politica apertamente anti-GM fece si che a difesa delle biotecnologie verdi insorgesse compatta la comunità scientifica italiana (21) la quale animò un dibattito consumatosi dapprima prevalentemente per mezzo stampa. Oltre 1500 ricercatori di università e centri di ricerca pubblici sottoscrissero un appello redatto dal Prof. Roberto Defez del CNR di Napoli, pubblicato il 5 novembre 2000 sul Domenicale del Sole 24 Ore. Tra i firmatari vi furono i premi Nobel Renato Dulbecco e Rita Levi-Montalcini. Infine si tenne una grande manifestazione a Roma (22) e delle delegazioni di scienziati vennero ricevute dal Presidente del Consiglio Amato e dagli allora candidati alle elezioni politiche (13/02/2001).

IL BLOCCO DELLA RICERCA PUBBLICA E I “PROTOCOLLI DI COESISTENZA”
L’ultimo atto del governo Amato riguardo agli OGM fu l’approvazione del D.Lgs. 212/2001 con il quale si sottopose la possibilità di coltivare piante GM all’approvazione da parte del Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, istruito dal parere di una apposita commissione interministeriale. Questo testo tra le altre cose rese reato penale (art. 5) la messa in coltura di piante GM senza aver ottenuto detta autorizzazione. Con la legislatura successiva (governo Berlusconi II) il terreno di scontro si spostò sull’individuazione di cosiddette “norme di coesistenza” che disciplinassero la coltivazione di piante GM in modo che non arrecasse danni, principalmente di natura economica per la soggettiva percezione di pericolo da “contaminazione” più che oggettivamente ambientale, alle colture di pregio o provenienti da agricoltura “biologica”. Un primo passo attuato dal Ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno fu bloccare la ricerca pubblica in attesa della redazione di protocolli di coesistenza specifici per ogni pianta GM. Il 15/11/02 Giuseppe Ambrosio, direttore generale del MiPAF, mandò ai direttori dei centri di ricerca del Ministero un comunicato che bloccò ogni sperimentazione in corso sugli OGM e vietò l’inizio di nuovi studi fino a che non fosse stata approntata la nuova normativa sui protocolli sperimentali. Al momento della redazione del presente testo (2016) questo divieto non è ancora stato revocato. Negli anni seguenti venne approvato il D.Lgs 224/2003 che recepiva la nuova legge quadro europea (Dir. 2001/18/CE) in maniera incompleta, in quanto per permettere l’autorizzazione al rilascio ambientale di piante GM rimandava (Titolo 2, Art. 8) alla futura definizione di linee guida per valutare i possibili rischi per gli ecosistemi agrari e le filiere agroalimentari. Questa legge, approvata molto oltre il limite di 60 giorni previsto dal D.Lgs. 224/2003, fu il D.M. 19/01/2005 che stabilì che per l’emissione deliberata di piante GM nell’ambiente a fini sperimentali le Regioni avrebbero dovuto trovare dei siti idonei che rispettassero tutte le innumerevoli prescrizioni previste dal decreto, che per numero e qualità rendono di fatto impossibile reperire un sito idoneo. Il D.M. 19/01/2005 si configura quindi come un ulteriore divieto pratico alla ricerca pubblica e privata sui GMO vegetali, rendendo impossibile la sperimentazione in campo aperto. La legge sulla coesistenza (Legge 5/2005) fu approvata lo stesso mese: similmente al D.M. 19/01/2005 essa demandava alle Regioni la definizione dei protocolli di coesistenza, senza indicare un limite temporale, e vietava la coltivazione degli OGM fino ad allora. Questa legge ebbe vita breve dal momento che la sentenza 116/2006 del Consiglio di Stato ne sottolineò la sostanziale incostituzionalità poiché regolamentando l’adozione dei piani di coesistenza si appropria di una prerogativa riservata alle singole Regioni. L’Italia risulta quindi attualmente priva di una legge sulla coesistenza, con un blocco a tempo indeterminato della ricerca scientifica pubblica e con un divieto de facto all’approvazione di nuove varietà di piante GM per il rilascio ambientale.

LA BATTAGLIA DI FUTURAGRA
Per la coltivazione di organismi per scopi commerciali il principale divieto de facto derivava dalla mancanza di protocolli di coesistenza approvati, che secondo l’interpretazione del legislatore metteva automaticamente fuori legge, esponendosi alle pene previste dai D.Lgs 212/2001 e 224/2003, chiunque volesse coltivare piante GM già approvate a livello europeo senza ottenere un ulteriore permesso dall’Autorità Competente italiana. Per scardinare questa concezione e aprire la strada alla coltivazione quantomeno del mais MON810, mais Bt tra i primi autorizzati a livello europeo, l’Associazione Futuragra (23) ha condotto battaglie legali che hanno portato nel 2010 ad una prima sentenza del Consiglio di Stato che si pronuncia contro l’interpretazione del legislatore, sottolineando che poiché le norme di coesistenza non riguardano la tutela della salute né dell’ambiente ma di interessi economici la loro mancata approvazione non può costituire motivo di divieto alla messa a coltura. Come parte di questa campagna legale volta a scardinare l’attuale impianto legislativo anti-GM l’agricoltore Giorgio Fidenato, che assieme a Silvano Dalla Libera è tra i principali animatori dell’Associazione Futuragra, decide nel 2010 di mettere a coltura mais MON810 e di autodenunciarsi alle autorità per rivendicare il proprio diritto a coltivare varietà GM già approvate.
La sua azienda agricola fu sottoposta a sequestro e gli vene comminata una sanzione pecuniaria pari a 30.000 €. Il suo rifiuto a pagare la sanzione fu all’origine di un processo che vide schierati contro di lui Slow Food, Coldiretti, Adconsum, Regione Friuli e Provincia di Pordenone, e che si concluse con la sua assoluzione per formula piena perché la corte riconobbe la prevalenza della normativa comunitaria su quella nazionale e di conseguenza la mancanza di ostacoli alla semina in mancanza di approvazione di protocolli di coesistenza. Nonostante questa sentenza l’azione del legislatore continua con l’emanazione del Decreto 12/07/2013, che si appella all’Art. 54 del regolamento n. 178/2002/EC per vietare nuovamente e specificamente la possibilità di coltivare il mais MON810. Sono ora in corso battaglie legali per determinare la legittimità anche di questo provvedimento d’urgenza, poiché come pezza giustificativa utilizza un parere EFSA il cui significato è stato stravolto.

FALSIFICARE I DATI PER CREARE LETTERATURA CONTRO: I CASI SERALINI E INFASCELLI

La cronaca recente e recentissima registra due episodi degni di menzione che nella loro dinamica ricordano da vicino la vicenda di Pustzai e che hanno contribuito a mantenere alto il dibattito contro le GMP.
Il primo riguarda un biologo molecolare francese, Gilles-Éric Séralini, professore all’Università di Caen nonché fondatore del Committee of Research and Independent Information on Genetic Engineering (CRIIGEN), società di consulenza scientifica che dal 1999 si oppone all’utilizzo di cibi GM. Già nel 2007 e nel 2009 Seralini e i suoi collaboratori avevano pubblicato studi di alimentazione sui topi che secondo gli autori documentavano effetti negativi dell’ingestione di mais transgenico su vari funzioni corporee e sull’integrità degli organi delle cavie. Il primo dei due articoli (24) addebita al consumo del mais Bt MON863 da parte delle cavie delle variazioni di peso, l’aumento della trigliceridemia nelle femmine nonché la riduzione di funzione del sistema emopoietico e di vari organi quali i reni, il fegato e il cuore. Nel secondo (25) oltre al già citato MON863 vennero messe sotto accusa anche le varietà di mais resistenti al glifosato MON810 e NK603, sempre responsabili secondo gli autori di danni epatici, renali e cardiaci. Entrambi questi studi vennero accolti in maniera critica da diverse autorità scientifiche e regolatorie, una su tutte l’EFSA (26, 27), che valutarono non supportate le conclusioni raggiunte da Seralini a causa dell’utilizzo di metodi errati di analisi statistica dei dati, che hanno portato a valutare gli effetti della normale variabilità come causati dalla somministrazione di una dieta a base di piante GM. Il team di ricerca di Seralini raggiunse però la notorietà nel 2012, a seguito della pubblicazione di un ulteriore studio su cavie (28) che evidenziava un presunto legame dell’assunzione di mais NK603, accompagnato dall’erbicida glifosato, e l’insorgenza di forme tumorali dell’apparato endocrino nelle cavie. In quello studio era coautrice anche la docente veronese Manuela Malatesta. Le modalità di divulgazione dello studio furono decisamente insolite in quanto Seralini convocò una conferenza stampa con dei giornalisti selezionati facendo loro siglare un accordo di riservatezza in cambio di anticipazioni sui risultati della ricerca. Questo accordo vincolante vietò loro nei fatti di interpellare altri ricercatori per avere un parere in merito e portò all’assenza di valutazioni critiche circa le sue asserite scoperte nei primissimi giorni di interesse mediatico, quelli cioè a maggior impatto. Quel giorno non fu pubblicato l’articolo scientifico che apparirà mesi dopo, ma uscirono in edicola ed in libreria il DVD ed un libro relativi alla pubblicazione. Non appena l’articolo poté essere vagliato dalla comunità scientifica queste valutazioni critiche giunsero infatti copiose sia da parte di enti regolatori che da singoli scienziati (29, 30, 31). Esse sottolinearono che Seralini aveva utilizzato nel suo studio una linea di ratti, la Sprague-Dawley, particolarmente suscettibile ai tumori endocrini specialmente in età avanzata e in regime di elevato apporto nutrizionale. Poiché lo studio di Seralini copriva l’intero arco vitale delle cavie e mancava di dati circa l’apporto calorico e l’aumento in peso corporeo questa predisposizione può aver avuto una forte influenza sui risultati sperimentali, richiedendo che il campione di ratti sottoposti alla dieta fosse di grandi dimensioni per poter discriminare gli effetti dell’assunzione del mais GM+glifosato dalla naturale variabilità intrinseca nella linea di ratti usato. Le linee guida OECD ed EFSA per studi di carcinogenesi in ratto avrebbero raccomandato una numerosità del campione di almeno 65 unità, mentre i campioni dello studio di Seralini sottoposti ad ogni singola dieta erano molto più piccoli, comprendendo solo 10 unità. Queste carenze nell’impianto sperimentale secondo il parere dell’EFSA ha reso lo studio di qualità decisamente insufficiente per un risk assessment, in quanto incapace di supportare le proprie conclusioni. Del medesimo parere è risultato nel corso del 2015 lo IARC, che nella sua monografia sul risk assessment del glifosato ha ritenuto non affidabili le conclusioni di Seralini (32). Per le copiose critiche ufficiali e nonostante il netto rifiuto di Seralini e del suo team nel 2013 lo studio venne ritirato dalla rivista che lo aveva in un primo momento pubblicato, Food and Chemical Toxicology (33). Nel corso del 2014 però un’altra rivista lo ripubblicò senza un nuovo processo di peer review, riattizzando così le polemiche (34). Pochi hanno notato che i pretesi aumenti di insorgenza di tumori erano limitati ai ratti femmina, invece i casi di tumori nei ratti maschi si riducevano del 66% quando questi assumevano il mais modificato o l’erbicida. Quindi Seralini avrebbe trovato il metodo per curare i tumori nei ratti maschi.

Un secondo caso è salito alle cronache italiane tenendo banco fino alle scorse settimane e riguarda il professor Federico Infascelli, nutrizionista dell’Università di Napoli Federico II. Infascelli e colleghi si sono a lungo occupati di studiare gli effetti di una dieta contenente mangimi GM su capre (35,36). A giugno 2013 hanno dato alle stampe un articolo (37) nel quale ipotizzavano un collegamento tra l’ingestione da parte dei capretti di latte di madri nutrite con soia Roundup Ready® resistente al glifosato e l’aumentata attività di un enzima utilizzato come marcatore di diverse patologie, la Gamma Glutammil Transferasi, nei tessuti del fegato, dei reni e nel sangue. Nello stesso studio hanno investigato il destino di parti del transgene della soia (epsps) nell’organismo dei capretti, ritrovandone nella circolazione sanguigna. L’8 luglio 2015 Infascelli tenne una audizione sullo stato delle conoscenze in merito di cibi contenenti organismi GM attirando sulle sue ricerche l’attenzione della Senatrice a Vita Elena Cattaneo, biologa molecolare e professoressa all’Università Statale di Milano. La Senatrice a Vita ritrovando delle pesanti carenze nell’impianto sperimentale nonché alcune discrepanze tra il contenuto dell’audizione di Infascelli e dei suoi articoli decise (venti giorni dopo l’audizione) di scrivergli una lettera aperta ad chiedendo pubblicamente spiegazioni sulle varie criticità dello studio, come la non standardizzazione delle condizioni sperimentali e di coltura e la inconsistenza della possibilità di comparare la soia tradizionale ed Ogm utilizzate come mangime (38). Ma approfondendo lo studio degli articoli scientifici la Professoressa Cattaneo si accorse di evidenti manipolazioni delle fotografie pubblicate e su questo scrisse a settembre 2015 ad Infascelli ed al suo capo-Dipartimento Zicarelli. La mancanza di una replica da parte del docente di Napoli ha convinto la Cattaneo a scrivere formalmente a novembre al rettore della Federico II, Gaetano Manfredi, per chiedere un’inchiesta sugli studi di Infascelli, che nel contempo venivano attaccati da altri esponenti della ricerca scientifica a causa di sospetti di plagio e di manipolazione dei dati (39, 40). La rivista Food and Nutrition Sciences su segnalazione della Cattaneo ritirò l’articolo, considerando però l’autoplagiarismo un errore in buona fede. Poiché la commissione appositamente istituita ha confermato le accuse di falsificazione dello studio la vicenda Infascelli sì è risolta gli scorsi giorni (41) in una sanzione disciplinare comminata a tutti gli autori dell’articolo, che per due anni non potranno firmare pubblicazioni senza la supervisione del loro Capo Dipartimento.

È IL MOMENTO PER RIPENSARE L’APPROCCIO ALLE BIOTECNOLOGIE VEGETALI?
I casi Seralini ed Infascelli possono portare molti spunti di riflessione, sia sul sistema del Peer Review e sulle sue inevitabili lentezze, sia sulla necessità da parte dei mezzi di informazione di fornirsi di personale qualificato a valutare correttamente le notizie di carattere tecnico/scientifico per non essere prono a manipolazioni e facili sensazionalismi. Questo discorso si può fare, identico, anche sulla politica e allo stato attuale è una enorme fortuna che tra i senatori vi sia anche una eminente scienziata come la Prof.ssa Cattaneo capace di valutare e discutere con solidi basi scientifiche argomento spesso trattati con molta superficialità.Ma soprattutto suggeriscono che potrebbe essere il momento di mostrare con forza le ragioni della buona scienza a favore delle biotecnologie vegetali, dal momento che il fronte degli oppositori deve ricorrere a falsificazioni per sostenere le ragioni del no. Questi falsi hanno influenzato grandemente il dibattito giustificando la diffusa fobia verso gli OGM grazie alla loro oculata pubblicizzazione (42) e in certe occasioni hanno anche fatto letteratura a supporto di condanne giudiziarie (43). Questo castello di carte può essere fatto crollare da una attenta vigilanza e dalle sue macerie può essere ricostruita una migliore comprensione delle ragioni della ricerca sul miglioramento genetico biotecnologico delle colture e una sua migliore accettazione. Uno spunto ulteriore di riflessione può venire dai “nuovi modi per fare OGM”.
Oramai è passato molto tempo dalle prime manifestazioni di opposizione agli OGM e la ricerca biotecnologica ha fornito nuovi metodi di modificazione genetica in aggiunta alla transgenesi, cioè la prima tecnica ad aver prodotto applicazioni commerciali. Esempi di queste nuove tecnologie sono la cisgenesi e l’intragenesi, le tecniche di mutagenesi sito-specifica e il sistema dei portainnesto GM (44). La transgenesi è l’introduzione nel genoma di una pianta di uno o più geni provenienti da fonti “aliene”, cioè da organismi del tutto differenti come virus, batteri, animali o anche altre piante che però non siano sessualmente compatibili. Il fine è di introdurre caratteristiche nuove e desiderabili nella pianta modificata, per esempio la resistenza ad agenti patogeni o la tolleranza agli erbicidi. Cisgenesi e intragenesi funzionano in modo simile, ma in entrambe i geni introdotti fanno parte del “Pool dell’ibridatore”, cioè provengono da piante di altre cultivar della stessa specie o da qualsiasi altra pianta che sia sessualmente compatibile con la pianta che viene modificata. Questi geni potrebbero quindi idealmente essere introdotti nella pianta modificata anche con metodi di incrocio tradizionale. La definizione di pianta intragenica o cisgenica comprende anche l’assenza di geni marcatori selezionabili, solitamente geni di origine batterica che forniscono la resistenza ad antibiotici e sono utili solamente durante il processo di selezione e separazione delle cellule trasformate da quelle non modificate. Nella intragenesi la sequenza del gene di interesse può essere modificata al fine di migliorarne le prestazioni, ad esempio ponendolo sotto il controllo di un promotore diverso, ma che deve venire anch’esso dal “Pool dell’ibridatore”. La cisgenesi prevede invece che il gene di interesse venga inserito senza modifiche di questo tipo, il che significa rimanendo sotto il controllo degli stessi elementi regolatori in sensu. Per questo motivo è considerata da alcuni autori uno strumento capace di velocizzare i processi di riproduzione tradizionale, evitando ad esempio il linkage drag e la necessità di molte fasi di retroincrocio, producendo piante non dissimili da quelle ottenute da incroci tradizionali e altrettanto sicure (45, 46). Tuttavia a causa delle tecnologie utilizzate la cisgenesi rientra pienamente nella definizione di OGM posta dalla direttiva 2001/18/CE, e questo avrà l’effetto di limitare la ricerca e sviluppo di nuove varietà cisgeniche, che produce attualmente le sue prime applicazioni (47). Ora sembra quindi il momento appropriato per aprire un dibattito sul come migliorare l’accettazione da parte dell’opinione pubblica in Europa delle piante geneticamente modificate di “seconda generazione”, cioè quelle prodotte mediante tecniche che possono in teoria causare meno rifiuto e che promettono di ridurre significativamente il tempo necessario per ottenere nuove e migliori cultivar.

BIBLIOGRAFIA
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(3) Berg P, Baltimore D, Brenner S, Roblin R, Singer MF - Summary Statement of the Asilomar Conference on Recombinant DNA Molecules - PNAS USA 72-6, 1975.
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(7) Defez R - Il caso OGM: Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati - Carocci Editore, 2014.
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(20) DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI Sospensione cautelativa della commercializzazione e dell’utilizzazione di taluni prodotti transgenici sul territorio nazionale, a norma dell’art. 12 del regolamento (CE) n. 258/97 -04/08/2000.
(21) Defez R - Il caso OGM: Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati - Carocci Editore, 2014.
(22) http://www.mindfully.org/GE/Italy-About-Face.htm
(23) http://www.futuragra.it/
(24) GE Séralini, D Cellier, JS De Vendomois - New Analysis of a Rat Feeding Study with a Genetically Modified Maize Reveals Signs of Hepatorenal Toxicity - Archives of Environmental Contamination and Toxicology 52, 2007.
(25) GE Séralini,F Roullier, D Cellier, JS De Vendomois - A Comparison of the Effects of Three GM Corn Varieties on Mammalian Health - Int. J. Biol. Sci. 5, 2009.
(26) EFSA - Statement of the Scientific Panel on Genetically Modified Organisms on the analysis of data from a 90-day rat feeding study with MON 863 maize - 25/07/2007.
(27) EFSA - Minutes of the 55th Plenary Meeting of the Scientific Panel on Genetically Modified Organisms held on 27-28 January 2010 in Parma, Italy - 10/03/2010.
(28) GE Séralini, E Clair, R Mesnage , S Gress , N Defarge , M Malatesta, D Hennequin, JS de Vendômois - RETRACTED: Long term toxicity of a Roundup herbicide and a Roundup-tolerant genetically modified maize - Food and Chemical Toxicology 50, 2012.
(29) EFSA - Final review of the Séralini et al. (2012a) publication on a 2-year rodent feeding study with glyphosate formulations and GM maize NK603 as published online on 19 September 2012 in Food and Chemical Toxicology - EFSA Journal 10, 2012.
(30) German Federal Institute for Risk Assessment (BfR) - A study of the University of Caen neither constitutes a reason for a re-evaluation of genetically modified NK603 maize nor does it affect the renewal of the glyphosate approval - 01/10/12
(31) Six French academies dismiss study linking GM corn to cancer - http://phys.org/news/2012-10-linking-gm-corn-cancer-non-event.html
(32) http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol112/mono112-09.pdf
(33) https://www.elsevier.com/about/press-releases/research-and-journals/elsevier-announces-article-retraction-from-journal-food-and-chemical-toxicology
(34) http://enveurope.springeropen.com/articles/10.1186/s12302-014-0014-5
(35) R. Tudisco, V Mastellone, MI Cutrignelli, P Lombardi, F Bovera, N Mirabella, G Piccolo, S Calabrò, L Avallone, F Infascelli - Fate of transgenic DNA and evaluation of metabolic effects in goats fed genetically modified soybean and in their offsprings - Animal, 2010.
(36) R Tudisco, S Calabrò, MI Cutrignelli, G Moniello, M Grossi, V Mastellone, P Lombardi, ME Peroa, F Infascelli - Genetically modified soybean in a goat diet: Influence on kid performance - Small Ruminant Research, 2015.
(37) V Mastellone, R Tudisco, Monastra, ME Pero, S Calabrò, P Lombardi, M Grossi, MI Cutrignelli, L Avallone, F Infascelli - RETRACTED: Gamma-Glutamyl Transferase Activity in Kids Born from Goats Fed Genetically Modified Soybean - Food and Nutrition Sciences 4, 2013.
(38) http://www.scienzainrete.it/files/lettera_prof_infascelli_2015_07_28.pdf
(39) http://www.stradeonline.it/stradedelcibo/1652-ogm-tra-scienza-e-attivismo-la-brutta-storia-dei-dati-manipolati-a-napoli
(40)https://pubpeer.com/search?q=infascelli&sessionid=788DE28515949DEA483C&commit=Search+Publications
(41) http://www.ilfoglio.it/scienza/2016/02/12/ora-anche-luniversit-punisce-le-bugie-del-prof-anti-ogm___1-v-138189-rubriche_c355.htm
(42) http://www.gmoseralini.org/en/
(43) http://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2016/02/11/news/il-caso-accuse-e-carte-bollate-1.12939857
(44) Lusser M, Parisi C, Plan D, Rodríguez-Cerezo E - Deployment of new biotechnologies in plant breeding -Nature biotechnology, 30, 2012.
(45) Jacobsen E, Schouten HJ - Cisgenesis, a new tool for traditional plant breeding, should be exempted from the regulation on genetically modified organisms in a step by step approach - Potato Research 51, 2008.
(46) EFSA Panel on Genetically Modified Organisms (GMO) - Scientific opinion addressing the safety assessment of plants developed through cisgenesis and intragenesis - European Food Safety Authority, Parma, Italy. EFSA Journal 10, 2012.
(47) Vanblaere T, Szankowski I, Schaart J, Schouten H, Flachowsky H, Broggini GAL, Gessler C - The development of a cisgenic apple plant - Journal of Biotechnology 154, 2011.

Di Daniele Chignoli

Nella categoria: News, OGM & Europa

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Aprile 7th, 2016
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Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche refuso in meno, una spolverata di elogio dei migranti, ma restano le solite bufale su Ogm e “agroindustria”. Altrimenti il castello chic crolla.

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Nella categoria: Luca Simonetti, OGM & Argomenti contro

Salmone vuole ancora risalire la corrente

Marzo 18th, 2016
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monete Anche quest’anno iniziamo la campagna di raccolta fondi che durerà dal 18 di Marzo al 22 di Aprile. Come ogni primavera si devono raccogliere fondi per consentire a salmone.org di fornire il suo abituale servizio di documentazione sugli OGM.

La gestione del sito secondo i target che ci siamo dati comporta un gran lavoro che necessita dell’aiuto di web manager. I risultati di questo lavoro sono chiaramente documentati dal fatto che cercando su google la sola parola OGM salmone.org è stabilmente in prima pagina: un risultato di cui essere tutti entusiasti.

Il sito ha ormai radicato una piattaforma di 4000 visitatori unici  con circa 6000 visite mediamente ogni mese, con picchi di oltre 8500. Più del 60% di queste visite arriva dai motori di ricerca. Abbiamo ormai una piattaforma stabile di utenti che segue le novità nel mondo degli OGM dal punto di vista della ricerca, dell’economia, della salute e dei media.

Il trend mese per mese, dal 2008 ad oggi parla chiaro:
Grafico storia del traffico su Salmone

Nonostante le accuse di essere servi o lobbisti delle multinazionali la situazione reale è che Salmone vive grazie al vostro contributo volontario. Chiedo quindi a tutti coloro che hanno affetto per una iniziativa pionieristica e contro-corrente e che si sentono in parte co-proprietari di Salmone, di aiutare la causa in tutte le forme possibili dal cercare sponsor a fare sottoscrizioni volontarie o donazioni anche di pochi euro. Possiamo offrire agli sponsor solo degli spazi pubblicitari ben sapendo quale è la linea editoriale del sito e l’approccio laico al tema OGM.

Per chi volesse aiutare salmone la modalità di sostegno è quella di fare un versamento all’associazione culturale SAgRi attraverso PayPal:


Grazie e congratulazioni!
La redazione di salmone.org

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La Ricerca Pubblica calpestata, ma indomita [Aggiornato il 15 Marzo]

Marzo 15th, 2016
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100359347-5402a374-5ec7-4a77-90f1-bd0af612f63d-1Due eventi quasi in contemporanea, un unico filo conduttore. Oggi, 25 febbraio dalla prima pagina di Repubblica la Prof. Cattaneo attacca l’idea del post Expo affidato ad un organismo privato (IIT) che gia’ sta accumulando un tesoretto da 430 milioni di euro, incapace come e’ di spendere i fondi faraonici che gli arrivano da 10 anni. Un organismo tra l’altro che ha esperienza di robotica, non di biomedicina. Il tutto in un quadro dove si continuano a fare tagli alla ricerca ed alla Divulgazione.

Domenica 28, inoltre, la puntata di Presa Diretta si occupa di Ogm e gia’ dal trailer si vede che saranno intervistati ricercatori del campo come il Prof. Bruno Mezzetti: forse parole diverse da quelle a cui siamo stati costretti per anni con gli approcci ideologici preconfezionati di Report.
Chi desidera puo’ commentare in diretta la puntata lasciando qui i suoi commenti.

https://www.facebook.com/PresaDiretta.Rai/videos/vb.103897510522/10156633389705523/?type=3&theater

http://www.presadiretta.rai.it/…/Page-053c03ed-0ef6-4b0c-9e…

https://twitter.com/Presa_Diretta

Basta leggere i documenti e spesso si trova che sono citati a casaccio
Leggi “Interventi e Repliche” su Il Corriere della Sera qui e qui

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Altroconsumo è un altra cosa

Marzo 10th, 2016
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Tace ancora invece Slow Food, di cui Infascelli è tuttora consulente tecnico. Una scelta ed un ritardo di chi non ha rispetto per la comunità scientifica.

Leggi Studio inaffidabile, un danno per tutti

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Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…