Come era largamente prevedibile il testo della bozza di legge sulla coesistenza (leggi CoOGM) elaborato Conferenza Regioni e Provincie autonome e’ fatto solo per essere bocciato e far perdere tempo e denaro. Le misure contenute nel testo sono semplicemente impossibili da poter consentire che si metta in campo anche un solo seme da OGM e per questo non possono superare il vaglio di agenzie tecniche dell’UE. Lo scopo non dichiarato e’ di far vedere che si e’ lavorato ad un nuovo testo (5 anni dopo quello bocciato dalla Corte Costituzionale), ma anche usare un argomento fresco per la campagna elettorale di Zaia e soci che si rincorrono a chi e’ piu’ sadico nel portare al patibolo gli OGM ((leggi Coe) ). Questa legge serve solo a tutelare gli alveari anche selvatici e stabilisce distanze di coesistenza tra le 3 e le 4 volte superiori alle piu’ restrittive distanze vigenti in Europa. In realta’ si arriva a distanze anche 60 volte superiori a quelle tecnicamente necessarie. La vera domanda e’ se chi ha redatto queste linee guida riceve un compenso per aver elaborato il testo in tutti i casi o solo se le linee guida superano l’esame Europeo. Perche’ se si viene remunerati in tutti casi, non conviene redigere un testo che venga approvato altrimenti termina il vitalizio.
Emma Bonino continua a distinguersi per la sua capacità di fare ragionamenti logici, semplici e lineari: il vero miracolo della politica italiana. Dopo aver smontato (leggi bonino) l’equazione naturale è sicuro, buono, bello e solidale, ricorda come il meglio del Made in Italy alimentare si fa usando mangimi con OGM.
Una voce seria e documentata che stride con le approssimazioni e le illusioni nostalgiche di tanti. Non è un caso che analizzando le apparizioni nei media gli scienziati occupino solo l’1% del totale (leggi 1%), ma non e’ nemmeno un caso che il 30% degli italiani approvino gli OGM che consumerebbero volentieri secondo i dati di Eurobarometro.
In sintesi gli italiani sono piu’ intelligenti delle pubblicita’ che ci propinano e capiscono che la Bonino anche se poco presente sui media dice cose molto piu’ serie di quelli che hanno messo le tende in televisione.
Ovvero perché il 25 ottobre andrò a votare per Bersani
di Gilberto Corbellini, presidente di SAgRi
Prima di lasciare per candidarsi a governare il Veneto, il ministro Zaia sta portando a termine con indiscutibile puntigliosità la sua opera di smantellamento delle pur minime, ormai, risorse di intelligenza e volontà che potrebbero ancora trarre l’agricoltura italiana fuori da una deriva suicida.
L’ultima notizia è la decisione di sostuire Carlo Cannella alla presidenza dell’INRAN con un fido esperto di area leghista. Si dice piemontese. Forse l’ha scelto insieme a quel Carlo Petrini che sembrerebbe il vero ispiratore delle scelte di politica agricola di un ministro che, se possibile, sta facendo ancor più danni di Pecoraro Scanio e Alemanno.
Cannella aveva raddrizzato scientificamente l’INRAN dopo una gestione precedente che aveva esposto al ridicolo l’istituto e che, su ispirazione di Gianni Alemanno, lo aveva dedicato a cercare le prove della pericolosità degli OGM. La sua sostituzione è solo l’ultima di una serie di iniziative in sintonia con l’oscurantismo tecnofobico di un cartello di interessi parassitari e di nicchia che raccoglie Coldiretti, Slow Food e Coop.
Viene da chiedersi seriamente se l’obiettivo dell’ideologia leghista, in questo caso incarnata da Zaia, non sia davvero quello di riportare l’Italia ai tempi del Barbarossa, quando era in vigore la servitù della gleba.
Anche perché le decisioni di Zaia vanno contro gli interessi della maggioranza degli agricoltori italiani i quali, proprio nel nord est, chiedono di poter seminare sui terreni di loro proprietà i mais ogm approvati dall’Unione Europea che potrebbero ridare ossigeno al settore.
Lo scenario è davvero deprimente. Avendo letto le affermazione deliranti sui problemi dell’agricoltura pronunciate del candidato alla segreteria del PD Franceschini, durate la visita a Pollenzo presso il centro d’affari guidato da Petrini, e constatato il conseguente appoggio da parte di Petrini alla candidatura di Franceschini, ho deciso che il 25 ottobre andrò a votare. E non voterò Ignazio Marino, che mi sembra regredito al movimentismo degli anni Settanta. Bensì voterò Bersani.
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