Torna il pomodoro “Varrone” di Strampelli [Aggiornato il 10 Marzo]

Marzo 10th, 2016
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Il ritorno del pomodoro di Strampelli
di Sergio Salvi

pomodoro-varrone Sparito dall’Italia dopo essere stato soppiantato dalle moderne varietà da industria, è ritornato nel nostro Paese grazie al suo rinvenimento nella grande banca del germoplasma del VIR di San Pietroburgo, l’istituto creato nei primi decenni del Novecento dall’agronomo, botanico e genetista russo Nikolai Vavilov (1887-1943).

Si tratta della varietà di pomodoro “Varrone”, costituita alla fine degli anni ’10 dal genetista agrario Nazareno Strampelli (1866-1942), noto per i suoi lavori di miglioramento genetico del frumento ma che nel primo ventennio del secolo scorso si occupò anche di creare nuove varietà agrarie da impiegare nella rotazione col grano. Tra queste, anche il pomodoro “Varrone”, ottenuto da Strampelli incrociando una pregiata varietà inglese, il “Sutton’s Best of All”, con varietà italiane resistenti alla peronospora. Il “Varrone” fu sperimentato sia nel nord sia nel sud Italia e fu apprezzato come varietà da conserva fino agli anni Trenta, tanto da essere menzionato persino dalla celebre Enciclopedia Treccani nella voce dedicata al pomodoro.

Con l’avvento delle moderne varietà nane da industria, il “Varrone”, per quanto dotato di pregevoli caratteristiche agro-botaniche, subì lo stesso destino di molte altre varietà all’epoca coltivate e non più rispondenti agli standard incipienti dell’industria conserviera del dopoguerra.
Grazie alla collaborazione instauratasi tra chi scrive e l’Università Politecnica delle Marche insieme all’Università degli Studi di Sassari, i semi del “Varrone” sono stati riportati in Italia e impiegati in una prima serie di prove atte a stabilire la corrispondenza delle caratteristiche manifestate dalla varietà odierna con quelle illustrate negli anni ’20 e riportate in uno dei pochissimi studi esistenti dedicati al pomodoro creato dal genetista maceratese.

Il recupero e i risultati delle osservazioni preliminari sono descritti in un articolo appena uscito sul noto periodico tecnico-divulgativo “L’Informatore Agrario”.
Il recupero del “Varrone”, oltre che un omaggio al suo costitutore (del quale quest’anno cade il 150° anniversario della nascita), vuol rappresentare anche un’occasione di rilancio economico per le aziende che vorranno promuovere lo sviluppo di percorsi produttivi basati sulla valorizzazione di una varietà storica.

Bibliografia

Salvi S., Nanni L., Rodriguez M., Attene G., Papa R., «Ritorna in Italia il pomodoro di Strampelli», L’Informatore agrario, n. 10/2016.

Leggi anche Il Corriere Adriatico

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Pomodori viola

Gennaio 28th, 2014
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Antociani antiossidati, salutari speriamo siano anche buoni: http://www.lastampa.it/2014/01/28/scienza/benessere/salute/pomodori-viola-logm-diventa-anticancro-7S2p0DqjNZJrIwxXAxrGcI/pagina.html

Sembrano forse strani a prima vista, ma ci dovremmo ricordare che le vere patate andine non-OGM sono appunto viola e si vendono da tempo nei supermercati.

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L’ultimo secolo di biodiversità

Giugno 26th, 2012
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un interessante articolo segnalatoci da Alberto Guidorzi che mostra come parte della biodiversità sia diminuita, ma per alcune piante vi è stato un forte aumento. http://gmopundit.blogspot.com.au/2012/06/seed-biodiverity-as-measured-on-in.html

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Bio oppure Logico?

Febbraio 20th, 2012
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Sempre più documenti pongono la questione se il biologico è migliore o anche solo più sostenibile delle coltivazioni tradizionali.
Qui (http://oggiscienza.wordpress.com/2012/02/15/il-cibo-biologico-e-migliore/ ) si solleva qualche dubbio, riflessioni che sono ancora più opportune e frequenti visti gli alti costi richiesti in un periodo di crisi come quella attuale.

Ma non basta. Le prove di campo che paragonano pomodori tradizionali e da agricoltura biologica mostrano come il gioco non vale la candela.

Piero Rostagno a riguardo ci ha mandato un altro contributo della Agenzia Francese di Sicurezza Sanitaria degli Alimenti: “Evaluation nutritionnelle et sanitaire des aliments issus de l’agriculture biologique“.

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Il pomodoro dei miracoli

Luglio 16th, 2011
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Un articolo di Alberto Guidorzi

A proposito della notizia sui licopeni apparsa a piena pagina sul Corriere della Sera del 14 luglio 2011 ed al battage pubblicitario che ne fa la Coldiretti circa i pomodori superlicopenici, ho voluto documentarmi sul licopene e sui suoi effetti clinici ed ho trovato il resoconto di una tavola rotonda all’Accademia dell’Agricoltura di Francia, dunque un consesso che dovrebbe avere autorità. Purtroppo non ho trovato prove cliniche in senso assoluto sul licopene, ma solo di una comparazione tra cibi provenienti da agricoltura biologica (AB) e agricoltura convenzionale (AC).
Preliminarmente ho trovato questo:
“Più bassi tenori in carotenoidi nei cavoli e nella lattuga sono stati rivelati (Leifert et al, 2007, non pubblicati) e nessuna differenza è stata notata su carota. Il tenore in licopene del pomodoro sarebbe più basso in AB (Rossi et al, 2006 ; Hallmann et Rembialkowska, 2007 ; Borguini et al, 2007) o al limite uguale se rapportato alla sostanza secca (Caris-Veyrat et al, 2004). Ugualmente l’uva AB sarebbe più povera in licopene (Lester et al, 2007), mentre il modo di coltivazione non avrebbe influenzato il tenore in xantofille (luteina e zeaxantina) del grano (Roose et al, 2009). La conclusione è che i dati permettono di dubitare su degli effetti significativi degli alimenti AB sulla salute, conformemente a quanto riporta il rapporto Dangour e altri (2008), frutto di un’analisi esaustiva e approfondita dei lavori pubblicati.”
Circa l’aspetto prettamente clinico degli antiossidanti ecco le risultanze trovate:

” Come lo mostra ancora la revisione sistematica di Dangour ed al. (2009c), la letteratura scientifica è molto povera in questo campo, gli studi clinici validi (controllati, incrociati, randomizzati, e compranti alla cieca cibi AB e AC) sono molto scarsi e sovente di cattiva qualità. In quasi tutti gli studi il solo biomarcatore misurato (e supposto essere favorevole alla salute) è l’attività antiossidante del plasma, dopo un periodo più o meno lungo di consumo di quantità più o meno importanti di verdure o frutta Ac o AB.

… Le deboli differenze del tenore in vitamina C del pomodoro osservata da Caris-Veyrat
et al (2004) non sembrano influenzare lo stato antiossidante del plasma di 20 donne adulte aventi consumato della purea di pomodoro AB e AC per tre settimane. E’ quindi difficile concludere che frutta e verdura AB apportino un supplemento di vitamina C.

… Uno studio clinico, doppiamente cieco, fatto su soggetti che hanno consumato 1 kg di mele AB o AC non mostra anch’esso delle differenze nello stato antiossidante (Briviba et al, 2007), il tenore in composti fenolici non è stato influenzato dal modo di produzione. Lo stesso è risultato da uno studio di Carbonaro e al. (2002) dove dei tenori più elevati di polifenoli e vitamine antiossidanti non hanno condotto a delle differenze di concentrazione in prodotti di ossidazione.

… In uno studio incrociato, Ackay et al (2004) non si trovano differenze sullo stato antiossidante del plasma di 8 signorine che hanno bevuto, a dosi moderate del vino AB o AC; neppure Stracke et al (2008) hanno trovato differenze sui dei soggetti consumanti carote AC o AB.

… Un forte consumo (200 g/giorno) di carote AC o AB, per un periodo di due settimane e dieta testimone senza carote, su 36 volontari sani seguiti in una prova a doppio intervento e doppiamente cieco (Stracke et al, 2009b) non ha avuto effetti significativi sul potere antiossidante o sul tasso di carotenoidi nel plasma e neppure sulla degradazione dell’DNA o sui parametri del sistema immunitario.

… Infine uno studio d’intervento per 22 giorni , doppiamente cieco, su 16 adulti che consumavano dei menu paragonabili, ma con degli ingredienti AB o AC (Grinder-Pedersen et al, 2003) mostra che l’escrezione urinaria di due flavonoidi (sui 5 dosati) è leggermente più elevata nei pasti AB, ma l’attività antiossidante totale del plasma è più debole.
… Questi studi d’intervento, poco numerosi e vertenti su marcatori biologici permettono di dubitare di un effetto significativo degli alimenti AB sulla salute. Tali sono anche le conclusioni del rapporto Dangour del 2008 dopo la sua inchiesta e rassegna dei dati pubblicati.

Ciò permette anche a me di continuare a dubitare sugli annunci d’effetto di conseguenze curative e risolutive su invecchiamento, cancro e quant’altro. Sarebbe ora che qualche clinico intervenisse a mettere a punto le cose, perché i massmedia ci marciano ed i gruppi di pressione pure. Come mai che il Prof. Garattini è escluso dai dibattiti? Mi sa che non fa comodo, fanno comodo alcuni sedicenti scienziati che amano apparire.

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