Dario Bressanini oggi (6 settembre 2010) sul Corriere della sera

Settembre 6th, 2010
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Nella categoria: News, OGM & Agricoltura italiana

Che sarebbe il mondo senza pomodoro?

Agosto 15th, 2010
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Così cantava Gino Paoli e così sembrerebbe, visto che la nuova riforma OCM Ortofrutta e la politica dei prezzi applicata dalle industrie di trasformazione farà scomparire quello che in tempi non sospetti, era definito “l’Oro Rosso di Capitanata”.
In effetti nel 2011 ci sarà il passaggio dall’aiuto accoppiato a quello disaccoppiato, ossia ogni produttore di pomodori riceverà un contributo (media dell’aiuto percepito negli anni 2009 e 2010), che sarà erogato anche se detti agricoltori decideranno di non coltivare più pomodoro.
Viene però da chiedersi a questo punto “Tutto questo cosa potrà comportare?”
Presumibilmente se i prezzi si manterranno ai livelli attuali, molti coltivatori saranno costretti ad abbandonare la coltivazione del pomodoro e questo pur consapevoli che detta coltura, da sempre, rappresenta un punto di forza per l’economia della Capitanata.
Il problema però è molto più ampio, l’andamento attuale del mercato non fa presagire nulla di buono, infatti se da un lato le produzioni si stanno attestando su valori di 800-1000 ql ad ettaro, molte aziende, con il prezzo a cui attualmente è pagato il prodotto, versano in uno stato di crisi e difficilmente in futuro potranno permettersi di coltivare il pomodoro.
Un semplice calcolo ci aiuterà a comprendere meglio qual’è la situazione, ammesso che per coltivare un ettaro di pomodoro servono almeno 7.000 euro ed ammessa una produzione media di 800-1000 ql ad ettaro, con gli attuali prezzi a cui il prodotto viene pagato ci ritroviamo con una Produzione Lorda Vendibile (PLV) che copre a stento il 70% dei costi.
Cosa significa tutto questo? Che alla fine l’unico margine che resta all’agricoltore è dato dall’aiuto comunitario, parte del quale è destinato a coprire le spese di produzione.
Del resto già dall’inizio la campagna pomodoro 2009-2010 è partita in modo preoccupante, infatti da più parti si è paventato lo spettro della “Tuta absoluta” un piccolo lepidottero che è diventato un insetto chiave per questa coltura, ma che però, grazie anche ai mezzi di difesa attualmente in uso, non ha provocato i danni che si supponeva potesse produrre.
Dove non è arrivata la “Tuta” ci ha pensato l’industria, che in questi giorni lascia marcire il prodotto in campo, non garantendo mezzi di trasporto agli agricoltori e lasciando sostare per intere giornate i camion all’ingresso delle fabbriche.
Il problema come si vede, qualunque sia il comparto è sempre lo stesso nulla garantisce chi coltiva, l’agricoltore è costretto a coltivare e raccogliere senza precise garanzie su quanto gli verrà pagato, allora come non si può giustificare chi oggi ti dice che in futuro piuttosto che proseguire su questa strada, abbandonerà la coltivazione dei propri fondi?
L’annata che si sta concludendo, del resto, rappresenterà un’annata di svolta in molti sensi se, come molti dicono, la nuova OCM comporterà un taglio di fondi di circa 40 milioni di Euro a discapito delle Organizzazioni di Produttori (O.P.) che in questi anni hanno operato nel settore orticolo.
Tutto questo perché, con il disaccoppiamento dell’aiuto, non sarà più indispensabile appartenere ad un OP per avere il contributo, anzi gli agricoltori potranno contrattare direttamente con l’industria il prezzo di vendita del prodotto.
In futuro perciò, stando così le cose, saremo destinati a vedere le grandi estensioni di oliveti pugliesi sostituite da enormi estensioni di pale eoliche(che a quanto pare garantiscono un reddito più sicuro e non risentono della crisi del mercato).
La mia è una triste battuta per mettere ancora una volta il dito nella piaga, per anni abbiamo purtroppo vissuto di assistenzialismo, ora l’UE ci pone sempre più di fronte alla dura realtà di dover trovare nuove strade da intraprendere, per salvaguardare un settore in crisi e non vedo nulla all’orizzonte che lasci presagire qualcosa di buono.
Per concludere voglio darvi un ultimo dato che ho trovato su un noto giornale di agricoltura, sembrerebbe che di 160 milioni di ql di pomodoro lavorati in Italia, circa 60 provengono dalla Cina. Tale dato, confermato da più parti, forse aiuta a capire più di tante parole il poco interesse dell’industria italiana verso il nostro prodotto.

Nella categoria: Fernando Di Chio, OGM & Agricoltura italiana

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