Sillogismi troppo elementari

Maggio 26th, 2010
Post2PDF Versione PDF | 11 Comments

Avanza con prepotenza un modo di pensare che procede per facili sillogismi. Questo pernicioso costrutto simil/logico si fonda in primo luogo sull’incompetenza e quindi sulla necessità, poi, di riempire il vuoto di conoscenza sostituendo l’analisi con delle parole amebe, ossia, quel tipo di parole che ormai hanno perso la matrice e dunque significano tutto e niente. La parola ameba rassicura, consola, oppure genera un cosiddetto ricatto emotivo, ci chiude in un angolo e comunque, nell’uno o nell’altro caso, genera un effetto spot, si illumina cioè, solo quello che fa comodo illuminare e il resto, che servirebbe a spiegare meglio e sostenere o contrastare il ragionamento, viene lasciato nell’ombra. Si potrebbe, forse, porre rimedio a questo patologico modo di ragionare, del quale, rischiamo, prima o poi, di essere tutti vittime, cercando o chiedendo, perlomeno all’intellettuale di sviluppare una competenza sulla materia oggetto di indagine. Per esempio, tanto per segnalare un caso esemplare, qualche mese fa, su Repubblica, l’editorialista Giovanni Valentini, intervenne sulla questione energetica. Scrisse che la Puglia produceva fino il 133% del proprio fabbisogno energetico grazie al solare e all’eolico. 133%. Di fronte al suddetto dato, capite bene, che il resto dell’articolo di Valentini - un duro attacco alla scelta del governo di costruire centrali nucleari - risultava inutile. Se io producono grazie al solare e all’eolico più energia di quanto ne abbia bisogno - addirittura la vendo - a cosa serve contrattare il metano con Putin o impegnarsi nel nucleare? Ma a che serve il carbone, l’idroelettrico? Abbiamo infatti risolto il problema. Solo un pazzo o qualcuno in malafede potrebbe pensare di dedicare il proprio tempo alla costruzione di complicate centrali per produrre energia. E’ ovvio che il dato è sbagliato. Non è neppure sovrastimato. Semplicemente è sballato. La Puglia è sì autonoma ma grazie alla centrale a metano di Brindisi, per il resto, la quota di energia prodotta dal solare e dall’eolico si aggira intorno al 7% (dati newclear.it). Ora, senza entrare nel merito della questione nucleare si o no (il mio non è necessariamente un articolo pro nucleare), quello che conta davvero per un cittadino è garantirsi il diritto a una buona informazione. Quella sì pulita, trasparente, responsabile. Un conto infatti è sostenere nelle prime tre righe dell’articolo che la Puglia soddisfa il 133% del proprio fabbisogno energetico con il solare e l’eolico, un altro è dire che copre solo il 7%. Nel primo caso, l’articolista, fondandosi su un dato sbagliato in partenza, produrrà un ragionamento che, appunto, procederà per facili sillogismi e cioè, nucleare=scelta sbagliata=pericolosa= scorie ecc, dall’altra, invece, il solare = energia pulita= gratuita ecc. Ci abituiamo così a un modo di pensare rassicurante, appunto che elimina idealmente le scorie e produce reazioni pure. Nel secondo caso, al contrario, l’articolista, avrebbe dovuto impegnarsi a dimostrare, che sebbene la Puglia produca solo il 7% dell’energia grazie al mix di solare e eolico, deve comunque continuare a investire in questo settore per una serie di motivi per lui importanti. Il ragionamento in questo caso elimina, per forza di cose, le parole magiche, in quando non si abbassa l’ostacolo per premiare tutti quelli che facilmente lo superano (ti piace vincere facile? Dice una pubblicità) ma ci impegna a dimostrare, partendo da una condizione di svantaggio, come raggiungere un obiettivo, e non a dichiararlo formalmente, per la gioia dei lettori, già risolto in partenza. Ora, Giovanni Valentini è in cattiva fede? Tende a barare? Non credo proprio. Semplicemente, sulla questione energica non detiene la necessaria competenza, quella che invece dimostra di avere, quando affronta argomenti a lui più consoni. Con molta probabilità confonde potenza istallata con energia erogata, un tipico sbaglio di chi non avendo affrontato un esame di fisica è portato a fare. Ma il punto non è ancora questo. I giornali infatti non hanno una squadra di fact-checker,dunque, non possono richiamare Valentini per dire: attento i dati non sono questi - può succedere a tutti di sbagliare soprattutto a chi è costretto a scrivere in fretta. Quindi quel dato magico tenderà a formare un immaginario molto forte e nulla si impossessa velocemente della nostra anima come le parole magiche e rassicuranti. Se un cittadino competente in una specifica materia, soprattutto quelle scientifiche o su determinate questioni, metti per esempio, quella biotecnologia, scorrerà i giornali o guarderà alcune trasmissioni televisive che dibattono su questi argomenti, con molta probabilità ne uscirà, ogni giorno, depresso e sconfortato. Cosa dovrebbe dunque fare un intellettuale di sevizio? Possiamo mai pensare che questi debba conoscere tutto e intervenire su tutto? No certamente, però, potrebbero accorgersi, per esempio, delle parole amebe che molte volte escono fuori e dei ragionamenti bislacchi che tendono poi a produrre e, infine, chiedere una verifica. Se ci fosse un organo d’informazione (in realtà questo che leggete è un appello per la sua costruzione), un blog, o un sito autorevole interdisciplinare e gratuito che svolga azione di monitoraggio e correzione (con dettagliate analisi di dati e rigorosi ricorsi alle fonti scientifiche), probabilmente, tenderebbe a salire il tasso di complessità nel sistema informazione e le persone impegnate nella formazioni delle opinioni, più responsabilizzate, dall’osservatore e controllore esterno, non cadrebbero nella trappola della semplificazione coatta.

Nella categoria: Antonio Pascale

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…