Va visto con favore il fatto che finalmente si possa discutere attorno dati, numeri ed anche problematiche nuove portate all’attenzione scientifica per poter analizzare i vantaggi dell’agricoltura biologica.
In questo articolo si sottolinea come la ricchezza di un campo biologico stia non solo nella varieta’ degli organismi che lo popolano ma anche nel numero relativo di questi.L’articolo non paragona un campo OGM con uno biologico ed inoltre non fa trante altre cose. Ad esempio le patate sono germinate in serra e trapiantate a 6 settimane, poi tenute in un ambiente semi-naturale, ma molto sorvegliato e limitato solo per poco. L’esperimento e’ fatto apparentemente per un solo anno, quindi tutte le speculazioni sui vantaggi produttivi sono molto, molto tirate per i capelli. Infine non si deve scordare mai che patate coltivate in maniera iper-biologica in Irlanda 200 anni fa hanno fatto centinaia di migliaia di morti, quindi forse una qualche maggiore cautela verso gli essere umani e qualche sacrificio di predatori e patogeni potrebbe anche non essere del tutto irragionevole.
Comunque attorno a dati come questi, numeri, statistiche e sensibilità’ e’ molto piu’ facile confrontarsi. Leggi Organic pest
Una iniziativa che coniuga informazione a degustazione, per capire cosa sono le piante oggi dopo 10,000 anni di selezione e miglioramento: Organismi Gentilmente Modificati
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Una interessante analisi che illustra gli scenari possibili se non avessimo fatto la rivoluzione verde e se decidessimo di non aumentare le rese per ettaro.
I dati mostrano come le emissioni di gas serra sono meno rilevanti se si persegue la via delle coltivazioni intensive…
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Non è solo una descrizione di come avviene l’incontro tra un granulo pollinico ed un ovario. Si tratta anche di descrivere tanto bene il fenomeno da poter usare l’informazione per permettere l’incrocio tra specie diverse (non OGM) che portino a trasferire resistenze o caratteristiche utili. Sono inoltre informazioni utili anche per impedire che ci sia fertilità tra un mais e tutti gli altri. Ad esempio un mais biologico potrebbe segregarsi da qualunque altro polline e rimanere puro ed intoccato se non da suoi simili…
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In uno studio durato 4 anni http://www.gmo-compass.org/eng/news/513.docu.html
si dimostra come i lombrichi dediti a degradare i residui delle coltivazioni sovrastanti vivano altrettanto bene in un campo di mais tradizionale ed in un campo di mais Bt.
Di segno diverso l’articolo scientifico su PNAS che illustra come siano diventate resistenti all’erbicida glyfosate delle erbe infestanti. Anche nel commento http://www.pnas.org/content/107/3/955.full.pdf+html si evidenzia come il passaggio all’uso del glyfosate sia stato un grande miglioramento agronomico (ed ambientale) che ci ha finora risparmiato tanti erbicidi molto più pericolosi. Pur considerando il fatto che le infestanti stanno guadagnando terreno la situazione generale dimostra come l’uso del glyfosate nella agricoltura da OGM sia stata una scelta saggia e vincente.
Consultando l’enciclopedia mondiale delle infestanti http://www.weedscience.org/summary/MOASummary.asp , si vede come quelle resistenti a glyfosate sono solo il 5,49% del totale dei casi di infestanti. Questi dati vanno sempre considerati perche’ dismesso il glufosate, altri erbicidi verranno usati (forse piu’ graditi alle associazioni anti-OGM) ed altri infestanti ad essi resistenti appriranno. Insomma si devono sempre considerare costi, benefici e le alternative realistiche.
Infine acora buone notizie sulla decomposizione delle foglie di mais Bt. In un recente articolo su Transgenic research http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19609704
si mostra come il mais Bt si degrada velocemente e non valica il mese di dicembre con quantitativi significativi delle proteine insetticide. Alcune varianti della proteina insetticida scompaiono quasi dopo 2 settimane di interramento nei suoli. La variante Cry1Ab presente nel MON810 e’ la piu’ rsistente. Malgrado cio’ le foglie necrotizzate che si trovano alla base della pianta hanno un contenuto del solo 10% di proteina rispetto alle foglie piu’ vitali nella parte superiore e questo prima ancora di finire nelo suolo per essere degradata da microrganismi e altri prganismi http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20091160
La conclusione di questa massa di analisi e’ che gli autori non vedono problemi di ordine ecologico dovuti alla degradazione di residui di piante di mais Bt.


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