Il Decreto 12 luglio 2013 passa all’esame della Corte Europea

Novembre 17th, 2015
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Corte Europea Articolo aggiornato il 17 Novembre dopo la pubblicazione iniziale.
Sulla base di quel decreto sono stati distrutti vari campi di mais Bt, il principale a Colloredo. La Corte Europea dovrà ora decidere se sussistevano le misure d’urgenza per vietare la coltivazione di mais Bt e si ricorderà che tra le motivazioni c’erano anche il destino delle uova di piramide nel caso gli imenotteri non le avessero più’ depositate sulle piante di mais Bt. E questa non è l’unica causa che è in corso che potrebbe mettere in difficoltà chi si è opposto ad un diritto d’impresa ed ad una libertà d’opinione.

http://www.movimentolibertario.com/2015/11/mais-ogm-il-caso-fidenato-torna-alla-corte-di-giustizia-europea/

Durante l’udienza odierna tenutasi al Tribunale penale di Udine nella causa promossa nei confronti di Fidenato Giorgio e dei fratelli Toboga di Colloredo di Montealbano per la semina di mais OGM nell’annata 2014, il giudice del dibattimento dott.ssa Carla Misera, ha deciso di accogliere la richiesta di trasmissione alla Corte di Giustizia europea della questione pregiudiziale ai sensi dell’art. 267 del TFUE.
L’eccezione pregiudiziale, sollevata dall’avv. Francesco Longo, riguarda la legittimità del decreto ministeriale del 12 luglio 2013 che vietava, sull’intero territorio italiano, la possibilità di semina del mais OGM MON810.

In altre parole il Giudice ha ritenuto ragionevoli i dubbi, sollevati dalla difesa di Fidenato e dei fratelli Toboga, circa il rispetto del D.M. citato alla superiore norma europea di settore.

Anche il P.M., ritenendo ragionevoli i dubbi sollevati dalla difesa, non si è opposto alla trasmissione dei quesiti da sottoporre alla Corte di Giustizia europea.

Per questo motivo l’inizio del processo nei confronti di Fidenato Giorgio e dei fratelli Toboga è stato sospeso e aggiornato alla data del 20 luglio 2016, ore 9,00 in attesa della pronuncia della CGUE.

Soddisfazione viene espressa dall’avv. Francesco Longo e dagli imputati Fidenato Giorgio e Leandro Toboga per l’accoglimento della richiesta perché, pur essendo stata rivolta a diversi giudici in diversi procedimenti penali, ha trovato finalmente ascolto nel Giudice dott.ssa Carla Missera.

Gli imputati e l’avvocato difensore, infine, hanno dichiarato di attendere serenamente il pronunciamento della Corte di Giustizia europea.

Leggi anche Ogm, deciderà la corte Europea

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Il PM chiede l’assoluzione, Slow Food chiede i soldi

Novembre 13th, 2012
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Aggiornato il 19 Novembre, dopo la pubblicazione iniziale
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La sentenza della Corte Europea di Giustizia del 6 settembre scorso cala come una mannaia sul processo penale a Giorgio Fidenato. Il PM chiede ora l’assoluzione, le parti civili vogliono i soldi (come al solito). Il Giudice manda tutto l’incartamento alla Corte di Giustizia Europea per capire come procedere con le parti civili. Speriamo che ora dissequestrino il campo ed il raccolto e consentano a chi come Fidenato rispetta le regole (Europee) di fare il suo lavoro.

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Nelle foto vedete Giorgio Fidenato davanti al suo campo di mais Bt recintato e posto sotto sequestro e la distanza tra il campo di Fidenato sequestrato ed il campo del vicino che campionato dalla Forestale ha dimostrato l’assenza di presenza accidentale di OGM in un mais tradizionale.
E speriamo di seminare bene l’anno prossimo…..

Leggete gli articoli del Gazzettino (primo e secondo) e del Messaggero Veneto (primo e secondo) sulla sentenza della Corte Europea sul caso Fidenato.

Slow Food sta usando tre avvocati contro Fidenato, ma ancora non ci ha detto quale sia il danno che gli è stato procurato: lesa maestà? Leggi l’intervento su la Stampa sul processo OGM

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La Corte Europea fa Giustizia dei divieti agli OGM

Settembre 14th, 2012
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La tanto attesa sentenza della Corte di Giustizia sul caso Pioneer vs MIPAAF è uscita da meno di una settimana eppure, benché nel silenzio assordante dei giornali italiani di prima fascia, già si sono sentiti i commenti più strampalati: dalla Coldiretti che sostiene che nulla cambia e il “divieto di piantare OGM rimane in vigore”[1], alla C.I.A. secondo cui l’UE deve finalmente dotarsi di “norme chiare”[2]. Vediamo quindi di capire, esattamente, di che si tratta.

La causa viene da un rinvio del Consiglio di Stato, di fronte al quale Pioneer, che aveva richiesto al MIPAAF di autorizzare la messa a coltura di alcune varietà di mais MON 810 e si era vista rispondere di non poter procedere all’istruttoria della richiesta “nelle more dell’adozione, da parte delle regioni, delle norme idonee a garantire la coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e transgeniche“, aveva impugnato detto provvedimento. Il Consiglio di Stato, comprensibilmente stufo di vedersi di fronte da anni sempre le stesse questioni, ha deciso di vederci chiaro una buona volta e ha sospeso il processo, sottoponendo alla Corte UE la seguente questione pregiudiziale:

Se, qualora lo Stato membro abbia ritenuto di subordinare il rilascio dell’autorizzazione alle coltivazioni di OGM, ancorché iscritti nel catalogo comune, a misure di carattere generale idonee a garantire la coesistenza con colture convenzionali o biologiche, l’art. 26 bis della Direttiva 2001/18, letto alla luce della raccomandazione del 23.7.2003 e della sopravvenuta raccomandazione del 13.7.2010, debba essere interpretato nel senso che, nel periodo antecedente l’adozione delle misure generali:

  • l’autorizzazione debba essere rilasciata, avendo ad oggetto OGM iscritti nel catalogo comune;
  • ovvero, l’esame dell’istanza di autorizzazione debba essere sospeso in attesa dell’adozione delle misure di carattere generale;
  • ovvero, l’autorizzazione debba essere rilasciata, con le prescrizioni idonee ad evitare nel caso concreto il contatto, anche involontario, delle colture transgeniche autorizzate con le colture convenzionali o biologiche circostanti“.

Ad aprile, l’Avvocato Generale aveva depositato le proprie conclusioni, che sono state poi sostanzialmente seguite dalla Corte.

Come al solito, la Corte inizia con una diligente rassegna delle norme comunitarie e nazionali in vigore. Innanzitutto, il MON 810 di cui si controverte è autorizzato nell’UE su due basi: 1) si tratta di “prodotti esistenti” ai sensi dell’art. 20 del Regolamento 1829/2003, e inoltre 2) si tratta di prodotti iscritti nel catalogo comune di cui alla Direttiva 2002/53. A livello italiano, invece, le norme rilevanti sono: 1) l’art. 1 del D.Lgs. n. 212/2001, che richiede un’autorizzazione del MIPAAF per le richieste di messa a coltura di sementi OGM, e 2) l’art. 8 del  D.L. n. 279/2004, che vietava, fino alla adozione dei piani di coesistenza, le colture transgeniche a scopo commerciale. Quest’ultima norma è stata dichiarata incostituzionale con sentenza C.Cost. n. 116/2006. Da notare che il MIPAAF (con la circolare del 31.3.2006, n. 269) ha sostenuto che il divieto di coltivazioni OGM restasse in piedi, nonostante la pronuncia di incostituzionalità; ma la Corte UE ha trascurato del tutto la questione dell’inidoneità di una circolare ministeriale (che notoriamente non è fonte di legge) a tenere in piedi una norma dichiarata incostituzionale, e dunque ha ragionato come se il divieto generalizzato fosse tuttora in vigore: il che non è corretto ma, come vedremo, ha indotto la Corte a enunciare un interessante principio di diritto.

Così ricostruita la base normativa, la Corte passa a rispondere ai quesiti del Consiglio di Stato. Innanzitutto, una volta che un prodotto OGM sia stato autorizzato, o in virtù del Regolamento 1829/2003, ovvero perché iscritto nel catalogo comune, “uno Stato membro non è libero di subordinare a un’autorizzazione nazionale, fondata su considerazioni di tutela della salute o dell’ambiente, la coltivazione di OGM autorizzati“. Questo  perché tali considerazioni (quelle, cioè, relative alla tutela della salute e dell’ambiente) sono di spettanza comunitaria e sono già state svolte dall’UE al momento del rilascio dell’autorizzazione. Dunque, una volta autorizzate a livello comunitario, le sementi OGM devono poter liberamente circolare nell’Unione: non si può sottoporle nuovamente, su base nazionale, alla stessa istruttoria che esse hanno già superato positivamente a livello comunitario.

Ovviamente vi sono eccezioni, ma queste eccezioni devono essere solo ed esclusivamente quelle previste dai medesimi strumenti comunitari: vale a dire, o le misure di cui al Regolamento 1829/2003 (art. 34) o alla Direttiva 2002/53 (art. 16.2 e 18), oppure le misure di coesistenza di cui alla Direttiva 2001/18 (art. 26 bis). Non è invece lecito  imporre una preventiva autorizzazione di una autorità nazionale: dunque, l’art. 1  del D.Lgs. n. 212/2001, è in contrasto col diritto comunitario.

Chiarito questo, la Corte si chiede poi: è legittimo per uno Stato membro vietare le coltivazioni OGM di varietà autorizzate a livello comunitario nelle more dell’adozione delle misure di coesistenza? Infatti questa è la giustificazione da ultimo adotta dal MIPAAF (che peraltro, come si è visto, continua erroneamente a sostenere che il divieto di coltivazione di OGM ai sensi del D.L. n. 279/2004 sia ancora in vigore). Ma il fatto è, rileva la Corte (sollecitata all’uopo dalla Spagna e dalla Commissione), che l’art. 26 bis della Direttiva 2001/18 prevede sì che gli Stati membri possano emanare norme di coesistenza, ma non che debbano farlo.  Se non lo fanno, pazienza: non è che per questo motivo si possa vietare la coltivazione.  In caso contrario, infatti, “nell’ipotesi in cui uno Stato membro si astenesse da qualsivoglia intervento nel settore, un divieto di coltivazione di Ogm potrebbe protrarsi per un periodo di tempo illimitato e  costituire un mezzo per aggirare le procedure previste agli art. 34 del Regolamento 1829/2003 nonché 16.2. e 18 della Direttiva 2002/53“. Con le misure di coesistenza si può limitare, e perfino vietare localmente, la coltivazione OGM, ma solo per le finalità proprie degli strumenti di coesistenza, e dunque non a scopi di tutela della salute e dell’ambiente. “Tale disposizione non consente, pertanto, agli Stati membri di decidere una misura come quella oggetto del procedimento principale la quale, nelle more dell’adozione di misure di coesistenza, vieta in via generale la coltivazione di OGM autorizzati ai sensi della normativa dell’Unione e iscritti nel catalogo comune“.

Come avete ormai capito, la sentenza della Corte dice due cose ben distinte. La prima è che l’Italia non può imporre ai coltivatori italiani di sementi OGM già autorizzate nell’UE di richiedere una nuova autorizzazione, stavolta nazionale. La seconda è che l’Italia non può nemmeno vietare in via generalizzata la coltivazione di OGM già autorizzati in attesa dell’emanazione di norme di coesistenza: o le emana, e allora le applica per i loro propri fini (tra i quali non rientra certo un divieto generalizzato di coltivazione), oppure, se ne ricorrono i presupposti, userà gli altri strumenti previsti dal diritto comunitario, vale a dire, fondamentalmente, invocherà una clausola di salvaguardia. Ma non può nascondersi dietro alla mancata adozione dei piani di coesistenza, sia perché questi non sono obbligatori, sia perché altrimenti la libera circolazione delle sementi OGM autorizzate nell’UE potrebbe essere surrettiziamente impedita sine die.

Quale sarà l’impatto di questa pronuncia sul futuro degli OGM in Italia? Il discorso è complesso.

In primo luogo, ovviamente, la Corte ha trasmesso un perentorio (e anche un po’ umiliante) invito all’Italia ad assumersi le sue responsabilità: le misure di coesistenza sono un alibi puerile, se davvero avete argomenti per contestare l’innocuità degli OGM, allora dovete affrontare la questione nelle appropriate sedi comunitarie. In bocca al lupo, aggiungiamo noi: finora non c’è riuscito nessuno!

In secondo luogo, da oggi l’autorizzazione nazionale alla messa in coltura di varietà OGM già autorizzate in UE non può più essere pretesa: nessuno potrà più impedire, su quella base, ai Fidenato o ai Della Libera di coltivare mais MON 810 sui loro terreni. Il principio enunciato dalla Corte, infatti, è immediatamente vincolante non solo per il Consiglio di Stato nel giudizio di rinvio, ma anche per ogni altro giudice italiano che dovesse in futuro essere investito di una questione vertente sul punto.

Infine, siccome l’art. 1 D.Lgs. 212/2001 è illegittimo perché in contrasto col diritto comunitario, tutti i coltivatori italiani a cui è stato finora impedito di coltivare mais OGM perché, pur avendone fatta apposita richiesta, se la sono vista rigettare, potranno - ovviamente se ne ricorrono i presupposti, che vanno valutati caso per caso e non sono uguali per tutti - richiedere al Ministero il risarcimento dei danni.

Tuttavia, di qui alla prossima semina è altamente probabile che il legislatore italiano venga chiamato, dagli alti lai del variegato schieramento anti-OGM, a intraprendere nuove e avventurose strade per impedire le semine. Queste strade sembrano fondamentalmente due (fermo restando che la capacità inventiva di Governo e Parlamento non va mai sottovalutata): o l’Italia si unisce a quegli Stati, come la Francia, che invocano la clausola di salvaguardia richiamando l’ultimo studio “scientifico” di Greenpeace o magari della Fondazione di Capanna, per vedersela rigettare sghignazzando dall’EFSA e riproporla nuovamente, pari pari, l’anno successivo; oppure decide una buona volta di dotarsi di piani di coesistenza, ma facendolo, come dire, da par suo. Che so, richiedendo 15 km di intervallo tra una coltivazione OGM e l’appezzamento confinante, oppure l’erezione di barriere in kevlar alte fino alla ionosfera, o roba del genere. In entrambi i casi, si guadagna tempo e si va avanti come prima, fino all’ennesima impugnativa, in attesa che arrivi, come nelle fiabe, un cavaliere bianco a vietare definitivamente questi dannati OGM. Invece l’unica alternativa dignitosa, cioè quella di affrontare da adulti la questione a livello politico nell’UE, premendo per introdurre la libertà di scelta per ogni Stato membro, ovvero in caso di sconfitta adeguarsi, pare oggettivamente difficile: purtroppo l’Italia ha in questo momento ben altri problemi e saggiamente dovrà spendere il (non vasto) capitale politico che le rimane per risolvere quelli, invece di dedicarsi a una battaglia di retroguardia per accontentare la Coldiretti e qualche ecologista da salotto.


[1] http://www.agi.it/food/notizie/201209061907-eco-rt10242-ogm_coldiretti_sentenza_non_cambia_niente_in_italia_no_biotech

[2] http://www.teatronaturale.it/tracce/mondo/14286-ogm:-l-ue-deve-adottare-subito-regole-nuove-e-piu-chiare.htm

Nella categoria: Luca Simonetti

Demolita la legge italiana che vietava di piantare mais OGM

Settembre 6th, 2012
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imagesCome ampiamente annunciato esce oggi la sentenza della Corte di Lussemburgo e l’Italia si trova in mutande: vediamo se Coldiretti continuerà a chiedere aiuti per le calamità, il prezzo del gasolio e le quote latte, oppure deciderà di spingere su una legge anti-OGM.

Leggi LA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DI GIUSTIZIA
Ovviamente entusiastico il comunicato stampa di Pioneer.

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