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Biodiversità del MON810

Novembre 21st, 2013
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coccinelle ERSA Ecco il rapporto chiesto all’ERSA dopo le visite al campo di Silvano Dalla Libera. La cautela dell’ERSA è solo la prova che si sarebbe potuto approfittare di questo campo di MON 810 per fare una prima analisi di pieno campo per fini sperimentali, ma si è voluta perdere questa opportunità. I dati non saranno statistici, ma le coccinelle le hanno viste e come.

Leggi il rapporto dell’ERSA

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Nessuna presenza accidentale

Novembre 8th, 2013
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Mais OGMI campioni sono stati prelevati a luglio, insensato che sia stato necessario aspettare una audizione parlamentare a novembre per lanciare l’allarme. La disinformazione regna sovrana, ma non ci saranno ripercussioni giudiziarie serie perché non c’è danno se non il pesante danno mediatico diffuso dai vari giornali locali. Intanto Fidenato e Dalla Libera chiedono di essere uditi per spiegare come stanno i fatti, ma posso scommettere che per anni ci sarà qualcuno che ogni tanto sosterrà che “la contaminazione dei campi vicini era del 10% almeno e che gli agricoltori hanno pagato pesanti multe”. Vedrete che partiranno presto anche le lettere di diffida.

Leggi il comunicato stampa di Futuragra e la richiesta di audizione alla Commissione Agricoltura di Agricoltori Federati

Leggi anche l’intervento di Cesare Patrone e la rassegna stampa dei quotidiani del 7 e 8 Novembre sulla contaminazione da OGM in Friuli:
Gazzettino di Pordenone
Gazzettino di Udine

Il Fatto Quotidiano
Il Quotidiano di Udine
Il Messaggero Veneto

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Commento alll’ultima sentenza su Silvano Dalla Libera

Marzo 11th, 2013
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Di seguito il commento di Luca Simonetti, all’ultima sentenza (vittoriosa) di Silvano Dalla Libera

Con la recente sentenza del TAR del Lazio (n. 2022/2013 del 25.2.2013), c’è stata l’ennesima vittoria sul MIPAF da parte di Silvano Dalla Libera (assistito come sempre dall’Avv. Gabriele Pirocchi, che a questo punto deve essere visto al MIPAF come una specie di spauracchio - ma forse l’ho già scritto). E’ una sentenza davvero molto semplice da commentare.

Ricordate la vicenda delle autorizzazioni alla semina di mais GM per l’anno 2012? Chi l’ha mandata, ha ricevuto dal MIPAF una graziosa letterina con cui si richiedeva una serie di informazioni, per lo più irrilevanti o già in possesso dell’Amministrazione, e che avevano il solo scopo di prendere tempo e ritardare il più possibile la pronuncia sull’istanza dell’agricoltore (”rappresentando l’impossibilità della prosecuzione del procedimento” in mancanza di risposta).

A differenza di molti altri agricoltori, Dalla Libera si era però mosso assai per tempo, trasmettendo al MIPAF la propria richiesta di autorizzazione già in data 7.2.2012. Decorso il termine di 30 giorni per la conclusione del procedimento, quindi, Dalla Libera ha impugnato il silenzio del Ministero sull’istanza, ne ha chiesto l’annullamento perché in contrasto con le norme italiane e europee, chiedendo altresì il risarcimento del danno derivante dalla mancata semina di mais GM e dalla necessità di seminare mais non modificato, meno redditizio e più costoso.

Cosa è successo a questo punto? E’ successo che al MIPAF sono pervenute altre richieste di semina e il Ministero, in preda a un comprensibile allarme, nel tardo giugno 2012 ha pensato bene di inviare a tutte le aziende richiedenti la letterina di cui sopra. A tutti, anche a Dalla Libera. Il problema però è che a Dalla Libera la letterina è arrivata il 6.7.2012, cioè ben oltre il termine per la conclusione del procedimento sulla domanda di autorizzazione (che scadeva il 10 marzo: vedi appresso). A questo punto, Dalla Libera propone motivi aggiunti e impugna anche la lettera del MIPAF.

Il TAR comincia chiarendo che la lettera del MIPAF non è l’atto conclusivo del procedimento autorizzatorio, ma è solo un atto endoprocedimentale, cioè un atto che possiede un’efficacia solo nell’ambito del procedimento amministrativo e ivi si esaurisce. Come tale, non potendo materialmente danneggiare alcuno, esso non è autonomamente impugnabile. Invece, è impugnabile il silenzio sull’istanza di autorizzazione, e il TAR dice subito che il ricorso di Dalla Libera, a questo riguardo, è fondato. Nel caso dell’istanza di autorizzazione ex art. 2.1 del D.Lgs. n. 212/2001, il termine di conclusione del procedimento è quello generale di 30 giorni previsto dalla L. n. 241/1990, art. 2.

Cosa ne deriva? Ne deriva che, al momento dell’arrivo della letterina del MIPAF, il termine per provvedere era già decorso, sicché la richiesta di ulteriori informazioni - ammesso che potesse avere efficacia sospensiva del termine - era tardiva.

Il rimedio che il TAR ritiene di poter concedere a questo tipo di interesse del ricorrente è l’ordine, rivolto al MIPAF, di concludere il procedimento entro 30 giorni dalla comunicazione o notificazione della pronuncia. Quindi, entro breve tempo il MIPAF dovrà comunicare a Dalla Libera se autorizza, o meno, la semina, in entrambi i casi motivando la sua decisione. Quanto alla richiesta di danni, il TAR ha pilatescamente concluso che essa andasse respinta, “non essendo stata accertata la fondatezza della pretesa sostanziale”: e siccome questa pretesa potrà essere accertata solo all’esito del procedimento amministrativo di autorizzazione. La questione dei danni, quindi, è rinviata. Del resto, visto che ben difficilmente un’autorizzazione per la semina nel 2012 potrà avere alcuna utilità nel corso del 2013, alla fin fine solo di danni si andrà a parlare.

Che insegnamenti trarre da questa pronuncia? Il primo è che la strada verso la piena attuazione delle norme comunitarie in materia di Ogm, in Italia, è ancora lunga: e soprattutto, che l’attuazione non verrà da sé. Come gli sforzi di Dalla Libera ed altri stanno a dimostrare, il Governo e le Regioni continueranno a frapporre ostacoli delle più varie specie, finché non verranno materialmente costretti a consentire la coltivazione, oppure finché non verranno sepolti da valanghe di richieste di risarcimento danni. E una delle armi a disposizione degli agricoltori consiste nel fatto che i termini imposti al MIPAF per rispondere sono molto brevi: una ondata coordinata di istanze, inviate al MIPAF con ragionevole preavviso rispetto alla data della semina, potrebbe mettere il Governo in serissime difficoltà.

Il secondo insegnamento da trarre è che la strada più razionale per agire è proprio l’ultima: attrezzarsi fin d’ora per potere, allo scadere dei termini, richiedere danni per milioni di Euro allo Stato e alle Regioni. Non è una bella prospettiva, per chi continua a nutrire la giusta pretesa di vivere in uno Stato di diritto: ma purtroppo è la verità.

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Sentenza TAR Della Libera del 2011

Maggio 8th, 2012
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Siamo così arrivati all’ennesimo episodio del duello fra Della Libera e il MIPAF (stavolta spalleggiato dalla Regione Friuli): e come in ogni serial che si rispetti, non è ancora in vista la fine della saga. Si tratta di un’altra piccola vittoria, che porta Della Libera un passo avanti verso la definitiva libertà di coltivare Ogm, sempre in attesa della definitiva pronuncia della CGE sul ricorso Pioneer che dovrebbe, anche alla luce delle conclusioni dell’Avvocato Generale (già commentate da Roberto Defez),  mettere definitivamente fine alla manfrina (diciamolo) francamente indecorosa inscenata finora da Governo e  Regioni.

Si tratta di questo: nel 2009 Della Libera ha richiesto al MIPAF l’autorizzazione alla messa in coltura di mais Ogm iscritto nel catalogo comune. Il MIPAF, con una interessante variazione sul tema ormai ben noto ai lettori di Salmone, ha comunicato all’agricoltore friulano che “prima di portare la domanda all’attenzione della Commissione per i prodotti sementieri geneticamente modificati è necessario acquisire il parere preventivo delle Regioni interessate, e ha sospeso nelle more il relativo procedimento“.  Della Libera ha quindi impugnato tale sospensione. Il TAR del Lazio gli ha dato ragione, con una motivazione che, per essere fondamentalmente di ordine procedurale, non è però priva di interesse anche dal punto di vista sostanziale (tra l’altro il TAR dichiara subito, alla p. 9, di non voler entrare nel merito dei più recenti sviluppi in sede comunitaria, tirati in ballo forse un po’ troppo ottimisticamente dal MIPAF, in qaunto questi non sembrano ancora essersi conclusi con un chiarimento definitivo).

Il TAR nota innanzitutto che il provvedimento del MIPAF  non è un mero avvio del procedimento (come tale non impugnabile) ma ha contenuto dispositivo, in quanto non solo comunica la (asserita) necessità di acquisire il  parere della Regione, ma altresì dispone la sospensione dei termini di conclusione del procedimento. A parere del TAR, mentre disporre la acquisizione del parere della Regione interessata è lecito, anche se il parere in questione non è imposto da alcuna norma di legge, invece la sospensione è illegittima. Non solo perché l’art. 17.1 della Legge n. 241/1990 prevede la sospensione solo qualora le “valutazioni tecniche di organi od enti appositi” siano richieste “per disposizione espressa di legge o di regolamento“, il che non è nel nostro caso (il parere della Regione è richiesto solo da una circolare ministeriale), ma anche perché detta sospensione è stata effettuata senza indicare alcun termine, che invece è necessario ai sensi dell’art. 2.7 della medesima Legge 241/1990. Il MIPAF ha replicato, su quest’ultimo punto, che è stato predisposto “un disciplinare tecnico per l’istruttoria che prevede una serie di passaggi necessari tra i quali appunto l’acquisizione del parere in contestazione“; ma il TAR rileva che, purtroppo, per il rilascio del parere della Regione non risulta che siano previsti “termini perentori brevi, tali da non incidere in modo significativo sugli originari termini di conclusione del procedimento di cui trattasi“. E la cosa, osserva il TAR, è tanto più grave in quanto le Regioni hanno competenza per l’adozione delle Linee guida per i piani di coesistenza e dei relativi piani, “atti cui tali enti non hanno ancora provveduto, reiteratamente manifestando la volontà contraria all’adozione degli atti di propria competenza“. In altre parole, il TAR sta dicendo: le Regioni non hanno alcuna intenzione di rilasciare parere favorevole, non si vede perché si debba far restare nel limbo sine die l’istanza di Della Libera in attesa di chissà quale rivelazione: tanto vale che la Regione dica di no subito.

Che succederà adesso? Essendo nullo il provvedimento di sospensione, i termini originari imposti al MIPAF per adottare un provvedimento sull’istanza di autorizzazione di Della Libera riprenderanno a  decorrere (con l’unico effetto che, nel frattempo, Della Libera ha perso altri due anni).  Già mi immagino i frenetici contatti tra MIPAF e Regione Friuli per escogitare il provvedimento finale, che ovviamente è facile indovinare quale mai sarà. L’unico dubbio che personalmente mi  coglie, mancando di informazioni sugli atti endoprocessuali, è che il termine di legge per l’adozione di un provvedimento sull’istanza di Della Libera a me sembrerebbe già abbondantemente scaduto (il provvedimento del MIPAF è del 17 maggio 2010, mentre l’istanza di autorizzazione è di oltre un anno prima, il 3 marzo 2009): ma sicuramente qui mi sfugge qualcosa.

Nella categoria: Luca Simonetti

Ancora un ricorso vinto da Dalla Libera

Maggio 7th, 2012
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Il Consiglio di Stato boccia il ricorso del MIPAF

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