Una collana di perle

Giugno 28th, 2011
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Siamo dell’anno del loro giubileo e quindi quelli di Slow Food sono particolarmente pirotecnici. Poi essendo molto Slow, quando decidono di scrivere qualcosa di fondamentale come qui, provano direttamente a scrivere una pietra miliare della storia del giornalismo.

Capita spesso di vedere notizie errate, poco documentate, o anche solo intrise di ideologia da prescindere da qualunque attivita’ di studio, analisi e documentazione, ma vedere un vero albero di Natale addobbato come in questo pezzo (Slow Food: mais italiano e la saggezza delle norme) si resta davvero ammirati.

In uno sola pezzo l’autrice riesce a trattare ben quatro tematiche dove mostra tutta la sua competenza, capacità di analisi ed approfondimento. Apprendiamo che:

1) i neonicotinoidi …sono responsabili della moria delle api;
2) Il TAR del Lazio ha dato ragione all’agricoltore friulano che aveva seminato illegalmente mais OGM
3) Il Friuli Venezia Giulia (non rischia nulla perche’) nel frattempo si e’ dotato di una legge che bandisce le coltivazioni OGM.
4) (Il Ministro Romano deve fare) richiesta all’Europa di una clausola di salvaguardia che come gia’ successo per Francia e Germania, elimini la possibilita’ di coltivare mais OGM su tutto il territorio nazionale.

Ho l’impressione di vivere in un universo parallelo.

Nella categoria: News, OGM & Mais

Il TAR abroga Zaia

Giugno 24th, 2011
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La sentenza del TAR Lazio n. 5532/2011, depositata il 21.6.2011, segna l’ultima tappa (per ora!) del serrato confronto giudiziario che oppone Silvano Dalla Libera allo Stato e alle Regioni. Avevamo, qui su Salmone, già commentato le puntate precedenti, vale a dire la sentenza del Consiglio di Stato (n. 183/2010 del 19.1.2010) che annullava il precedente diniego rinviando la domanda al MIPAAF, e il decreto del 19.3.2010 con cui quest’ultimo (in persona dell’ex Ministro Zaia) aveva reiterato il diniego, sostanzialmente ripetendo le stesse motivazioni del provvedimento già annullato dal Consiglio di Stato. Dalla Libera ha pertanto nuovamente - con ammirevole pazienza - adito la magistratura amministrativa chiedendo l’annullamento del decreto Zaia, unitamente agli atti connessi, tra cui fondamentalmente la relazione n. 18586/2010 della Regione Friuli e il parere della Commissione per i prodotti sementieri geneticamente modificati. In giudizio sono apparsi, oltre a Dalla Libera e al MIPAAF, anche la Regione Friuli e la Confagricoltura Lombardia (quest’ultima ad adiuvandum nei confronti del ricorrente).
Preliminarmente, il TAR si è spacciato delle eccezioni di inammissibilità avanzate dalle parti resistenti, una delle quali eccezioni è abbastanza interessante. Il MIPAAF ha infatti sostenuto che, trattandosi di controversia relativa a una domanda di autorizzazione alla messa in coltura risalente all’anno seminativo 2007, Dalla Libera avrebbe perduto ogni interesse ad agire alla data del ricorso (2010, cioè oltre tre anni dopo). Il TAR ha rigettqto l’obiezione non solo con lo scontato argomento che, avendo il ricorrente dichiarato di voler richiedere il risarcimento dei danni subiti a causa dell’illegittimità del diniego, l’interesse sussiste eccome, ma anche perché “le motivazioni addotte da parte dell’amministrazione ministeriale sono tali e di tale consistenza da determinare un impedimento sostanzialmente permanente all’adozione dell’autorizzazione richiesta dalla società ricorrente e, conseguentemente, i suoi effetti sono destinati a riverberarsi anche sulla futura attività concernente le diverse e successive annualità di semina”. Questo è un dictum molto importante, e lo vedremo meglio alla fine, parlando degli effetti che questa sentenza potrà avere in concreto.
Il TAR ha rigettato il primo motivo di ricorso di Dalla Libera, secondo cui il MIPAAF avrebbe violato il giudicato formatosi sulla sentenza del Consiglio di Stato, che avrebbe - a detta del ricorrente - “espressamente ordinato al MIPAAF di assentire l’autorizzazione richiesta”. Ovviamente però questo non è vero (l’avevamo del resto già scritto nel commentare il Decreto), dato che la sentenza si era limitata a ordinare al MIPAAF di concludere il procedimento, ma non aveva indicato anche il contenuto del provvedimento finale, che quindi ben avrebbe potuto essere di diniego (a certe condizioni, peraltro, come vedremo).
Il TAR, prima di proseguire sugli altri motivi di ricorso, aggiunge che appare “opportuno soprassedere dall’esame degli sviluppi concernenti la questione degli OGM verificati negli ultimi mesi in sede comunitaria” (sviluppi dei quali è già stata data notizia sempre su Salmone): infatti, da un lato ancora detti sviluppi non si sono concretizzati in “provvedimenti puntuali e specifici di immediata e diretta applicazione nel nostro ordinamento” (vale a dire: ancora niente Regolamenti e Direttive), e dall’altro la situazione comunitaria sembra essere ancora fluida e in via di sviluppo (vale a dire: pro-OGM e anti-OGM se le stanno dando di santa ragione e non è ancora chiaro chi vincerà).
Il TAR accoglie il ricorso fondamentalmente per questo motivo: il procedimento di autorizzazione è certamente di competenza statale e d’altronde in materia di piani di coesistenza tra colture OGM e non-OGM (piani che sono di competenza regionale) lo Stato, come è stato appunto chiarito dal Consiglio di Stato, è tenuto a esercitare un potere di supplenza in caso di inerzia delle Regioni, che in tal modo violano un preciso obbligo di origine comunitaria. Ne discende che un diniego di autorizzazione non può essere motivato in base alla mancata adozione da parte delle Regioni dei piani di coesistenza (come invece continua a fare il Decreto Zaia): intanto, perché così le Regioni violano un obbligo comunitario, e in secondo luogo perché in caso di loro persistente inerzia lo Stato può e deve intervenire dettando direttamente i piani. Inoltre, aggiunge il TAR, va notato come ormai è pacifico che, nell’ambito della decisione sulla coesistenza, non possono essere considerati gli “aspetti di carattere ambientale e socio-sanitario anche se riferiti in modo specifico al peculiare contesto territoriale di riferimento”, perché questi aspetti sono di esclusiva competenza comunitaria, e sono stati già considerati in sede di autorizzazione di ciascuna varietà OGM; invece, l’unica preoccupazione dei piani di coesistenza dev’essere relativa ai profili economici della coesistenza dei diversi tipi di agricoltura (tradizionale, OGM e bio) - tra i quali, il TAR trova l’opportunità di ribadire, dev’essere garantita sia agli agricoltori, sia ai consumatori, “la possibilità effettiva di scelta”. Viceversa, come rileva il TAR, il MIPAAF si è affidato in sostanza alla relazione della Regione Friuli che però (1) è basata proprio sugli aspetti sanitario-ambientali che non erano di sua competenza, (2) tramite un apodittico rifiuto di prendere in considerazione le evidenze scientifiche e comparative disponibili sulla coesistenza, ha negato la possibilità stessa della coesistenza, sicché (3) si è risolta in una semplice delegazione del diritto alla scelta tra i tre tipi di coltura, escludendone proprio quella transgenica. Secondo il TAR, la relazione della Regione Friuli avrebbe viceversa dovuto essere soltanto uno degli elementi presi in considerazione dal MIPAAF nel procedimento di autorizzazione/diniego, ma non avrebbe dovuto finire per essere l’unico: anche perché, in tal modo, il MIPAAF ha comunque violato il diritto/dovere di emanare i piani di coesistenza che le Regioni si sono rifiutate di emanare. Tutto questo, dice il TAR, è chiaramente inaccettabile: “si è pervenuti al diniego di rilascio della richiesta autorizzazione sulla base di un parere espresso proprio da uno dei soggetti cui è direttamente e immediatamente imputabile la situazione di stallo istituzionale che si è venuta a creare in conseguenza della volontà da questi manifestata chiaramente di non voler adempiere agli obblighi di natura comunitaria gravanti sugli stessi”.
Sicché, il TAR, accogliendo il ricorso, ha annullato il Decreto Zaia.
Cosa accadrà adesso? Su questo è molto difficile pronunciarsi. L’azione di risarcimento danni per Dalla Libera, in primo luogo, non incontra a questo punto alcun ostacolo, essendo stata l’illegittimità del diniego sancita chiaramente. Tuttavia, che tipo di rilievo avrà la posizione ormai consolidata espressa dalla magistratura amministrativa sulle nuove domande di autorizzazione alla coltivazione che venissero avanzate in futuro da Dalla Libera (e naturalmente anche da altri)? Il TAR è stato forse eccessivamente ottimista quando ha parlato di “stallo istituzionale”. Infatti non siamo in presenza di un semplice stallo, ma di una situazione di patente e perfino conclamata illegalità, in cui l’amministrazione statale e quelle regionali hanno già dichiarato chiaro e tondo, e hanno già manifestato ripetutamente, la loro intenzione di non rispettare gli obblighi comunitari e di violare sistematicamente il diritto nazionale, negando, illegittimamente, l’autorizzazione a coltivare una varietà OGM già debitamente autorizzata in sede UE. Dato purtroppo che nulla vieta che la grottesca manfrina già messa in scena da MIPAAF e Regioni a proposito della domanda di Dalla Libera del 2007 si ripeta per ogni successiva domanda di autorizzazione - nulla infatti vieta a MIPAAF e Regioni di inventarsi in futuro altre edificanti variazioni sul tema “gli OGM non possono coesistere con le altre coltivazioni” -, con il bel risultato che le inevitabili pronunzie di annullamento di TAR e Consiglio di Stato arriverebbero comunque a babbo morto (ovvero a anno seminativo già bell’e passato), il rischio è che nulla cambi. Rimane certo la speranza che le cause di risarcimento danni producano condanne tanto sostanziose, anche in termini di danno erariale a carico dei funzionari responsabili, da fungere da serio deterrente; ma è più che lecito dubitarne. Speriamo che il prossimo Governo decida di prendere finalmente una posizione chiara sul punto: al limite, anche una decisione di invocare finalmente questa benedetta clausola di salvaguardia (ineluttabilmente destinata, peraltro, a una brutta fine in sede comunitaria, visti i precedenti) sarebbe comunque un netto miglioramento, in termini di onestà intellettuale e di assunzione di responsabilità politica, rispetto al comportamento da autentici banditi e grassatori di strada ostentato dalle Amministrazioni fino ad oggi. Sempre che beninteso non arrivi ancora una volta l’UE a toglierci le castagne dal fuoco.

Nella categoria: Luca Simonetti

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Luca Simonetti

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