La dolce barbabietola

Dicembre 13th, 2011
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In Francia si fanno avanti coloro che cercano di non soccombere allo zucchero prodotto dalla canna in Brasile. Per farlo vogliono usare una barbabietola OGM, e si devono sbrigare perché il 2016 è alle porte e perdere ancora tempo può costarci caro.

Nella categoria: News, OGM & Europa

Il cervello ha bisogno di zucchero… Lo zucchero ha cervello!

Settembre 7th, 2010
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Prendo in prestito questa frase da una vecchia pubblicità che rappresentò, in un tempo ormai lontano, il modo migliore per incentivare il consumo dello zucchero prodotto dalla barbabietola. In realtà, considerando la fine che ha fatto la barbabietola da zucchero, non credo sia stata una pubblicità che ha avuto molto successo…

La chiusura di molti stabilimenti con promesse di riconversione e il ridimensionamento di altri ha fatto in modo che molti agricoltori si siano disinnamorati di una coltura che ( io ne sono un testimone privilegiato perché figlio di bieticoltore) negli anni andati rappresentava una fonte di reddito importante, oltre che un’ottima coltura da rinnovo da inserire in un piano colturale agronomicamente corretto.
Il comparto bieticolo conta attualmente circa 10.000 aziende agricole, 4 stabilimenti di produzione e 2.000 dipendenti, pertanto è importantissimo pensare ad un rilancio di una coltura che è in grado di occupare un così alto numero di addetti. Dall’ultimo annuario INEA vi indico qualche dato che ci aiuta a capire lo stato in cui il settore versa, si consideri che nel 2005 erano coltivati circa 250.000 ettari a fronte dei circa 61.000 ettari coltivati attualmente, in pratica nell’arco di un quinquennio si è avuta una flessione delle superfici di circa il 76%.

Delle superfici attuali poi circa il 70 % si localizzano nel Centro Nord dove, ovviamente, con la semina primaverile si ottiene un sicuro abbattimento dei costi. Guardando poi alle produzioni di zucchero si nota che nel solo 2008 queste si sono attestate intorno alle 500.000 tonnellate con una flessione di circa il 10% rispetto all’anno precedente, tutto questo come conseguenza sia di una riduzione delle superfici (-29%) che delle produzioni (-24%).

Cosa ha determinato questo netto ridimensionamento della coltivazione della bietola? Secondo l’opinione comune, il calo delle superfici è da imputarsi alla OCM zucchero, oltre ad un prezzo finale troppo basso perché si possa ritenere conveniente la sua coltivazione.

A quanto pare però, e questo può essere un respiro di sollievo per i bieticoltori del Sud, con il nuovo accordo sottoscritto per le semine 2010 dallo Zuccherificio di Termoli, si otterrà un prezzo vicino ai 5 euro, che dovrebbe consentire un rilancio della coltura. Perché dico questo? Perché i costi di produzione per un ettaro di barbabietola si aggirano intorno a 1.500-1.700 euro e con la coltivazione in asciutto solitamente si producono mediamente 300 ql che giungono a circa 600 ql di produzione se irrigate, perciò con 5 euro al quintale si ottiene una PLV che va dai 1.500 ai 3.000 euro.

Partendo da questa considerazione penso che, coloro i quali quest’anno hanno coltivato pomodoro, l’anno prossimo, forti delle quote acquisite con la nuova OCM ortofrutta, potrebbero coltivare barbabietola da zucchero, dato che il contributo AGEA stimato intorno a 1.500-1.700 euro è in grado da solo a coprire le spese di coltivazione della barbabietola da zucchero.

In tal modo si riuscirebbe ad ottenere un duplice risultato, da un lato si ridurrebbero le superfici a pomodoro, a tutto beneficio di coloro che intenderanno ancora “rischiare” con la coltivazione di questo ortaggio, ma dall’altro si rilancerebbe una coltura come è appunto la barbabietola da zucchero.

Ciò comporterebbe la salvezza per molti agricoltori, che a causa di recenti discutibili scelte politiche, potrebbero tornare a fare un’agricoltura da reddito, in cui coltivare non significa sopravvivere, ma guadagnare…

Un’ultima considerazione è d’obbligo, la barbabietola da zucchero è una di quelle colture su cui la tecnologia OGM ha permesso la creazione di varietà maggiormente resistenti al Gliphosate, con un abbattimento dei costi elevato, considerando che il diserbo nella bietola rappresenta almeno il 20% del costo di produzione. Allora ecco un ulteriore dubbio, ma perché non si deve pensare ad un uso di simili varietà per ottenere un rilancio della coltura, abbinato ad una riduzione dei costi?

Nella categoria: Fernando Di Chio, OGM & Agricoltura italiana

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