Tanto tuonó che piovve

13 Lug 2011
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di Fernando Antonio Di Chio

Una notizia dell’ultim’ora mi ha spinto a tornare a scrivere e a condividere con voi la gioia che quanto appreso mi ha dato. Pare infatti che su proposta dell’ex ministro Paolo De Castro si voglia far diventare Foggia capitale europea del grano duro. Ammetto che da foggiano e tecnico che opera nel settore cerealicolo sono molto soddisfatto, anche perché la campagna cerealicola appena conclusa si è dimostrata una delle migliori degli ultimi anni. Il settore cerealicolo più di molti altri ha risentito della forte crisi, ma con le produzioni ottenute quest’anno può tirare un sospiro di sollievo anche se la strada da percorrere è sempre lunga e tortuosa.

Diamo un pò di numeri per capire cosa è accaduto in realtà: mediamente le produzioni nell’intera provincia si sono attestate intorno ai 35-40 ql ad ettaro con punte anche di 50 o 60 ql, ma il dato più interessante riguarda le caratteristiche qualitative del grano infatti il contenuto proteico è in media del 12- 13%, il colore grazie alla mancanza di piogge è elevatissimo (un dato importante per la qualità della pasta), il peso specifico è stato in media dell’82-84. Il motivo di un’annata eccezionale è da ricercarsi in molti fattori che vorrei ora analizzare con voi:
a) l’andamento climatico favorevole ha evitato il fenomeno della stretta che negli ambienti meridionali spesso è causa di una riduzione delle produzioni
b) gli agricoltori che a novembre avevano seminato senza apportare al terreno nessun concime di fondo hanno a gennaio ed oltre provveduto a concimare, in concomitanza con l’aumento del prezzo del grano
c) molti commercianti hanno iniziato a capire l’importanza di sviluppare contratti di filiera che premiassero gli agricoltori che producono qualità e la stessa Regione Puglia ha promosso un progetto denominato “Prodotti di Puglia” in cui rientra anche la produzione della pasta con una filiera controllata.
Ora poi questa notizia di una proposta di far diventare Foggia capitale europea del grano duro, non fa altro che aumentare l’entusiasmo di chi operando in questo settore sembra intravedere un pò i luce nel tunnel in cui la cerealicoltura meridionale era finita.
Del resto nell’arco di un anno dal 2010 al 2011 le superfici investite a grano duro sono diminuite del 17% a livello nazionale(dati dell’Ufficio Studi Toscana Cereali), con punte massime al Nord (dove ha inciso molto l’aumento del prezzo del grano tenero) e con valori più bassi al Sud dove al grano si è preferito coltivare leguminose (per l’ottenimento dell’articolo 68) o orzo molto più produttivo.
In conclusione, dopo tanto sforzarsi nel cercare di mantenere in piedi un settore trainante dell’agricoltura, questo sembrerebbe in ripresa (grazie anche alla profonda crisi dei paesi africani quali la Siria che hanno sempre rappresentato dei partner importanti per gli importatori italiani).
Del resto se pensiamo alle assurdità compiute in questi ultimi anni, vedi l’anniettamento dell’ENSE, la scomparsa dell’obbligatorietà del cartellino ENSE e
l’aumento dei costi di produzione, i cerealicoltori che hanno continuato a credere in questa coltura sono stati alla fine premiati.

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