Tra tassi doganali ed agrumarie spuntano gli OGM

16 Mag 2014
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Un titolo che meriterebbe una denuncia, un testo solo teso ad incensare il gioiellino privato di Repubblica e signore dell’EXPO, ma volendo essere ottimisti ad oltranza questo strano pezzo del Venerdì segnala una nuova paradossale via d’ingresso degli OGM che ancora una volta andrà contro agricoltori e scienziati.

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7 commenti al post: “Tra tassi doganali ed agrumarie spuntano gli OGM”

  1. Franco NulliNo Gravatar scrive:

    Il delirante articolo conclude con un “sarei più tranquillo”.
    Io sarei molto più tranquillo se non leggessi più articoli come questo, frutto solo di disinformazione e forse anche di malafede.

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Io invece dico a maltese (che scrivo con lettera minuscola appositamente e non per oltraggiare la persona, ma il giornalista che non si documenta e che non sa che se si mangia una polenta fatta con una popolazione locale di mais vitreo OGM (ammesso che valesse la pena crearla, anzi da un punto di vista tecnico varrebbe la pena farlo (1), ma non da un punto di vista economico) oltre a non morire essa è altrettanto buona anzi molto più salutare (per i motivi che dirò nella nota). Inoltre il dire che il tutte le derrate alimentari sono piene di chimica, cosa detta solo per seguire la corrente dominante, è un modo qualunquista di parlare e non concesso ad un giornalista, in quanto se si peritasse di guardare le analisi di controllo sui residui di fitoparassitari si accorgerebbe che tutto rientra nei canoni stabiliti da una valutazione obiettiva e non di parte degli effetti sulla salute umana.

    (1) L’anno scorso in un campo di mais ibrido della mia microazienda agricola ho ritagliato 100 metri quadri per seminarvi del mais “Marano Vicentino”, mais semivitreo ottimo da polenta e che pregustavo di fare con la rispettiva farina. Sapete com’è andata a finire? Che ho dovuto buttare tutto, piante e spighe erano martoriate dalla piralide e nelle spighe vi erano molte più larve che in un allevamento di camole per pescatori. Non parliamo delle quantità di muffe di tutte le razze che si erano instaurate tra i semi della spiga. Queste sarebbero le varietà locali da salvare !!!! A nessuno viene in mente che nella selezione dei mais ibridi si siano man mano scartate tutte le parcelle sperimentali che presentavano attacchi da piralide maggiori della media del campo sperimentale e che quindi le sementi odierne, pur non essendo immuni, sono migliori delle popolazioni locali mai selezionate e che ora, per essere passati da 200 mila ettari a 1 milione di ha di mais, la popolazione di piralide si enormemente aumentata?

    Ma perchè si parla di agricoltura quando non se ne sa nulla. Notare che anch’io ho mangiato nel tavolo accanto a Gianni Brera alla trattoria del Sole di Maleo (MI), suo buen retiro abitudinale, ma sull’agricoltura aveva idee ben diverse di Maltese, sarebbe stato meglio che l’avesse ascoltato, avrebbe imparato a scrivere meglio di sport ed a restare nel suo campo di competenza.

  3. Franco NulliNo Gravatar scrive:

    Ah la Trattoria del Sole di Maleo.
    Che risotti…

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    All’Università a Piacenza eravamo quattro amici e assieme abbiamo preparato tutti i 34 esami dei quattro anni di corso. Uno di questi conosceva il proprietario della trattoria di Maleo (non mi mi ricordo più come si chiamava… Franco forse, e la mamma che cucinava). Noi evidentemente non potevamo permetterci di andare al ristorante di quel tipo, allora di soldi ne giravano pochi (vigeva la regola: alloggio assicurato, vitto non sempre ed esami da sostenere regolarmente).

    La trattoria era frequentata dai ricconi di Milano (Ferrari e Maserati si sprecavano) a disposizione noi avevamo una vecchia cinquecento giardinetta. Allora tutte le volte che Franco attendeva una nutrita comitiva di questi ricconi telefonava al mio amico e gli diceva che con ciò che avanzava c’era ma mangiare e bere anche per noi. Ci facevamo il “gozzo” (come si dice alla contadina) e poi tiravamo avanti una settimana a minestrine Knorr.

    Era una forma di coesistenza….. tra ricchi e poveri in canna!!!

  5. Franco NulliNo Gravatar scrive:

    Io ci sono andato una sola volta, con la R4….
    La conosco molto bene perché ho un carissimo amico, compagno di studi di mio fratello dalle elementari alla laurea, che era ed é agricoltore importante a Meleti, a due passi da Maleo…
    La conosco molto bene di fama perché mio fratello (+ 7 anni rispetto a me) passava lunghi periodi da lui d’estate a preparar esami e mi raccontava dei risotti…

  6. franco mistrettaNo Gravatar scrive:

    e ci siamo giocati anche maltese! è una maledizione, non ci sono più i reazionari di una volta, ora abbiamo i reazionari democratici

  7. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco,

    è solo così che hanno audience e quindi preferiscono passare dall’altra parte,vale sempre la regola del “tengo famiglia”.

    Nella discussione del come fare agricoltura solo in un certo modo, è l’unico argomento che ora porta consensi e permette di scrivere e farsi pubblicare, mi sa che certa gente va alla questua di argomenti da altri sui quali poi scrivere, ma senza nessuna documentazione e preparazione.

    Hanno il terrore di scrivere qualcosa che li possa far definire “amici della Monsanto”, mentre io che posso dimostrare di non essere mai stato amico della Monsanto, anzi di aver denunciato già negli anni 90 la deriva che stavano prendendo le sementi e le rispettive ditte sementiere con la strategia messa in atto dalle ditte chimiche, bisognose di trovare nuovi business, non me la prendo quando me lo dicono, appunto perchè in coscienza so che è una balla.

    E’ inutile ora gridare contro le multinazionali del seme, quando in tempi recenti la politica di tutti gli Stati Europei non ha reagito allo spoglio del germoplasma nazionale detenuto e non ha fatto nulla per permettere alle ditte sementiere di sopravvivere e non vendersi.

    Loro non possono avere memoria storica io invece si che ce l’ho e posso inquadrare le problematiche odierne in un contesto più ampio e sfaccettato.

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