Trasparenza e conflitti d’interesse

02 Apr 2016
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bacchetta1La doppia morale quando si tratta di interessi personali o di altri colleghi e’ uno sport nel quale l’Italia eccelle e teme pochi confronti. La critica e la morale fatta a chi ottiene un finanziamento raramente poi si riflette in una azione per prevenire, denunciare, scongiurare o impedire che le stesse procedure “poco trasparenti” si possano verificare anche quando siamo noi stessi ad essere gli eventuali beneficiari di un finanziamento fatto per chiamata diretta. In queste settimane la Senatrice Cattaneo e’ impegnata a contrastare le modalita’ di selezione della leadership e della dirigenza del post-Expo che va sotto il nome di Human Technopole.
Si tratta di un passaggio centrale della competitivita’ del Paese. Se vogliamo essere un Paese credibile dobbiamo cominciare a rispettare ed esigere regole trasparenti di selezione della classe dirigente, dei progetti, dei conflitti d’interesse. Sembrano concetti da marziani se esposti in Italia.
Sembra ancora piu’ sconvolgente se queste richieste di trasparenza non vengono piu’ rivolte contro “lo straniero”, “la multinazionale” o “il politico o suo amico”. Questa volta le richieste di moralita’ sono rivolte ai piu’ prestigiosi ed autorevoli esponenti della comunità’ scientifica nazionale. I migliori e piu’ citati scienziati che operano in Italia con tutte le difficolta’ che questo vuol dire.
Naturalmente se si solleva un simile problema tanti censori dell’operato della politica (per consuetudine definita corrotta, ignorante o incompetente) insorgono quasi a chiedere di trovare un bilanciamento tra le tante angherie subite negli anni dal sistema indecente della Ricerca scientifica nazionale ed un evento che una volta tanto gli e’ favorevole, senza capire che continuando l’arbitrio e mancando trasparenza e’ l’intero Paese a continuare a sprofondare nella percezione di un Paese inaffidabile, familista e connivente.

Anche tra i genetisti vegetali non sono mancati quelli che hanno pubblicamente stigmatizzato una falsa ed inventata doppia morale di cui sarebbe accusata la Senatrice Cattaneo accusandola di essere mossa da interessi personali nella gestione del progetto Genomi (clinici) finanziato (al massimo) per 5 milioni di euro l’anno per tre anni. La lettera spedita ai membri EMBO italiani (European Molecular Biology Organization) fa chiarezza senza lasciare ambiuguita’ anche sulle assurde parole scritte con falsita’ ed ignoranza reiterata da un giornalista de La Stampa. La lettura di questa lettera dovrebbe essere consigliata in tutte le scuole pubbliche italiane ed anche incorniciata da tanti fra noi perche’ ognuno di noi le possa rileggere frequentemente quando esista sul modo pubblico di comportarsi.
Buona lettura.

16 commenti al post: “Trasparenza e conflitti d’interesse”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Io le ho prese materialmente le bacchettate sulle dita….e che male che facevano, specialmente d’inverno quando le dita erano gelate.

    Me ne sono ricordato per tutta la vita unitamente a valutare a mente fredda perchè le avevo prese.

    Oggi non si danno più, ma mi pare che occorrerebbe ripristinare la regola anche per gli adulti.

  2. roberto defezNo Gravatar scrive:

    a me pare che queste parole facciano ancora più male del semplice dolore fisico e restano comunque una letura fondamentale per far sperare in un futuro da Paese sviluppato

  3. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Ho letto tante cose in questi giorni sulle vicende della Sen. Prof. Elena Cattaneo.
    Ci fossero 4 o 5 persone nel nostro Paese ( per ora lo scrivo ancora maiuscolo…) con la rettitudine e l’onestà mentale di Elena il nostro Paese si troverebbe in condizioni migliori.
    Speriamo che “piccole Elene crescano”…

  4. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Carissimi, scusate la mia assenza dal blog negli ultimi giorni. Ringrazio Roberto per aver aperto la discussione su un argomento così importante. Non vorrei entrare nel merito delle polemiche tra la Prof.ssa Cattaneo e altri colleghi ma vorrei cercare di far emergere il mio punto di vista, forse un pochino in controtendenza, senza pretendere che sia dirimente. Affrontiamo il problema dei finanziamenti definiti Top-Down e Bottom-Up. Nel primo caso si stabiliscono a priori quali debbano essere i progetti su cui vale la pena puntare e dunque finanziare, mentre nel secondo, tali progetti si stabiliscono sulla base di una competizione. In generale ritengo che nel nostro paese (scusa Franco ma io lo scrivo in minuscolo) ci sia un sensazionale bisogno di “apparenza di onestà”. Perché dico “apparenza di onestà”? Perché essendo profondamente disonesti, abbiamo bisogno che ai nostri stessi occhi ma anche agli occhi del resto del mondo, si manifestino regole stringenti, apparentemente ineccepibili che ovviamente e puntualmente ognuno cerca di aggirare. Ecco dunque comparire una pletora di valutazioni, concorsi, bandi il cui scopo non è selezionare i migliori ma dare l’idea che si stia facendo (PRIN, FIRB, SIR, VQR, ANVUR, ASN ecc). Inoltre, migliori rispetto a cosa? Non trovo scandaloso che ci possano essere dei settori ritenuti strategici da una parte politica e che questa possa individuare in uno o più centri di ricerca, lo strumento per portare avanti un progetto. Non trovo dunque scandaloso che si decida di finanziare un settore, affidando ad un centro di ricerca la realizzazione di tale finanziamento. Quello che non può andare è che non si definiscano gli obiettivi minimi da realizzare a fronte di un finanziamento; quello che non può andare è che non ci sia la verifica del raggiungimento di questi obiettivi; quello che non può andare è che, a fronte del non raggiungimento di questi obiettivi, chi ha e ha avuto responsabilità decisionali, possa tranquillamente continuare ad esercitare i propri incarichi (ad iniziare dai responsabili di governo).
    Altra assurdità in questa vicenda, sono i numeri. Si finanzia un centro di ricerca con 1,5 miliardi di euro per i prossimi dieci anni, quando si destinano 90 milioni di euro per tre anni, per TUTTA la ricerca pubblica nazionale. O ci si rende conto che il vero problema è nei numeri, o queste rimarranno scaramucce da bar (peraltro all’interno di una categoria che dovrebbe mostrarsi unita).

    Per il momento mi fermo qui…penso sia il caso!!!

  5. beppeNo Gravatar scrive:

    Caro Mattioli,

    da universitario (in un settore completamente diverso, ma sempre universitario) non posso che sottiscrivere ogni virgola.

    Non vedo un thread specifico, per cui lo posto qui: c’è stata una querelle a seguito di alcuni articoli apparsi su Linkiesta a proposito del recente episodio di inquinamento da aflatossine del latte utilizzato comunque per produrre formaggi. L’ultimo in ordine di tempo e’ qui

    http://www.linkiesta.it/it/article/2016/04/04/basta-mistificazioni-il-latte-del-resto-deuropa-e-piu-sicuro-di-quello/29845/

    che piu’ chiaro di così…

  6. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Beppe io non sono del ramo e quindi posso non possedere tutte le facce del problema e fare considerazioni che “fanno acqua”.

    Tuttavia mi pare che esista una dato incontrovertibile, che è la libera circolazione delle merci in sede UE ed il rispetto degli accordi commerciali firmati con partner extra UE. Nel secondo caso i controlli devono avvenire in dogana, mentre nel primo caso avvengono nel paese UE dove la merce è destinata. Inoltre i destinatario della merce se non vuole incorrere in inconvenienti successivi deve dotarsi di autocontrolli interni.

    Tutto ciò che è fuori norma deve essere rispedito al mittente e chi usa merce non idonea deve pagarne le conseguenze.

    Qual è l’elemento nuovo che si è inserito nel caso del latte? E’ il prezzo diverso che evidentemente deve essere valutato a parità di caratteristiche merceologiche del prodotto. Si sente dire che il latte italiano è migliore, ma nessuno porta prove di questa qualità superiore, salvo i casi di consorzi di produzione di formaggi tipici che si sono dotati di precisi protocolli restrittivi. Attenzione però che anche questi hanno dei limiti.

    Mi sa che, specialmente Coldiretti, di fronte ad una struttura zootecnica non competitiva che abbiamo e che non riesce a produrre ai prezzi degli altri faccia solo opera denigratoria, dimenticando però che abbiamo formato i trattati del mercato comune, che non abbiamo individuato distorsioni di mercato che vanno contro le regole dei trattati (o se ci sono non le abbiamo cercate quindi è colpa nostra) Si vuol dire chiaro e tondo che non è più possibile bloccare legalmente le frontiere interne dell’UE? Quindi ogni dimostrazione è solo fumo negli occhi ad una opinione pubblica disinformata. Gli accordi si discutono prima e non si contestano dopo che abbiamo verificato che siam stati dei fessi ad accettarli con li abbiamo accettati.

    E’ tutto il nostro sistema agricolo che non funziona e che va sempre peggio in quanto non innoviamo, non rinnoviamo generazionalmente e produciamo in unità aziendali con dimensioni da terzo mondo.

    Infatti ci vantiamo del nostro “made in Italy” sottacendo che esso è prodotto con il 40% di prodotto importato e, si badi bene, non perchè la nostra produzione è scadente (anche per quello per la verità), ma per la solo ragione che non abbiamo la produzione fisica della materia prima di cui abbiamo bisogno.

    Certo un paese può anche decidere di diventare autarchico, ma l’esperienza che abbiamo fatto non è che sia stata lusinghiera.

    Il mondo agricolo va certamente difeso, come fanno tutti gli altri nostri partner, ma è impensabile continuare a protezioni permanenti come abbiamo fatto fino a quando avevamo la lira, in quanto ora verifichiamo che abbiamo solo fatto il male del settore.

  7. MbianchessiNo Gravatar scrive:

    A Milano si dice: ” ofele’ fa el to meste’ “. Brazzale produce un simil grana nella Repubblica Ceca chiamato gran Moravia e quando dice quanto è più buono il latte della Moravia non fa altro che tirare acqua al suo mulino. Ho appena dovuto togliere i distiller di mais dalla razione delle mie vacche in quanto dalle analisi ho riscontrato presenza di aflatossine B1 in quantità tale da potermi creare problemi nel latte. Sapete da dove venivano quei distiller? Dalla Repubblica Ceca! Questo per dire che non esiste paradiso terrestre dove il mais possa crescere immune dalla contaminazione con aspergilli vari che come saprete sono i responsabili della produzione di aflatossine b1. Aspergilli le cui spore sono spesso e volentieri veicolate all’interno delle pannocchie dalla piralide. Per avere meno aflatossine nel mais bisogna eliminare la piralide e visto che il mais BT lo possiamo solo sognare non ci rimane altro che seminare mais dal ciclo vegetativo più breve. In questo modo quando arrivano le farfalle a depositare le uova, il nostro mais sarà già a fermentare in trincea e il latte delle vacche che lo mangiano sarà privo di aflatossine M1!

  8. beppeNo Gravatar scrive:

    il sig. Brazzale certamente parla perche’ vuol mettere in buona luce la propria industria, ma quel che dice mi sembra decisamente sensato ed estremamente chiaro. Avevo letto il precedente articolo cui lui risponde, ed avevo avuto esattamente la sua reazione: era volutamente fumoso ed attribuiva le colpe a non meglio precisati mangimi esteri, quando invece da quel che leggo e’ proprio il prodotto nazionale ad avere di questi problemi (provocati appunto dalla volonta’ di non consentire la coltivazione di mais BT).

  9. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Fatico a capire la logica che viene seguita nella nostra discussione.
    Siamo partiti dalla questione di trasparenza dei comportamenti istituzionali di Elena Cattaneo e siamo arrivati a pedalare di aflatossine B1.
    Benissimo! ci sta eccome…
    E a questo punto mi fa piacere di comunicarvi che, siccome sto “aprendo” il mio silo da 5.000 Qli circa di mais raccolto ad ottobre 2015 vi farò sapere a breve quello che contiene.
    Senza alcuna remora o inganno vi dirò cosa contiene in termini di “qualità”. Condividerò volentieri con voi le analisi.
    Quando ho stoccato il prodotto le analisi me lo davano “pulito”.

  10. franco nulliNo Gravatar scrive:

    P.S. Adessoi vi racconto una Chicca!
    Ieri mi ha chiamato il Capo dei Vigili del mio Comune.
    Un Cittadino ha voluto sapere per quale ragione i miei campi, in attesa di minima lavorazione, sono diventati di un magnifico giallo autunnale…
    Potenza del Roundup Platinum!
    Ovvio che gli ho presentato la primanota del mio quaderno di campagna unitamente alle schede tecniche e di sicurezza del prodotto…

    P.P.S. Oggi un fotografo amatoriale era nei miei campi ad immortalare il magnifico contrasto di colori; il verde delle erbe primaverili sulle rive e i bordi campo con la fioritura gialla della cicoria selvatica e il giallo/ocra delle malerbe invernali “roundappate” in attesa di sovescio…
    Autunno in primavera a pieno campo!
    Da far invidia ai girasoli di Van Gogh.

  11. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    Fiorirura gialla delle ravanelle vorrai dire, i fiori della cicoria vanno dal blu chiaro al blu più intenso (veramente ve ne sono anche di bianchi (molto rari).

    Possibile che uno non abbia la cognizione che le piante che muoiono perdono il colore verde? Ma non hanno mai visto un’erba morire?

    Povero me! E a questa gente dovrei dare ascolto, anzi dovrei dipendere per fare il lavoro di agricoltori dai loro mal di pancia?

  12. vitangeloNo Gravatar scrive:

    Beata industria che può operare nel chiuso dei capannoni! E proprio vero, come affermo ormai da decenni, che è più facile andare in galera facendo agricoltura che vendendo droga. E non è un’esagerazione, purtroppo!!!

  13. franco nulliNo Gravatar scrive:

    @ Alberto

    “Lapsus tastierae”

    La “cicoria” voleva essere un tarassaco…
    Dopo cena non dovrei scrivere! Confondo anche i colori ;-)
    Comunque il divertente della situazione é che a distanza di due ore ho avuto le lamentele di un cittadino preoccupato dal giallo e i complimenti di un fotografo affascinato dallo stesso giallo fuori stagione…
    Valli a capire!
    La vera tristezza é che nel nostro lavoro, come dici, dipendiamo purtroppo anche dai mal di pancia di questi Signori.

    @Vitangelo

    A proposito di droga…
    Pensa che un mio vicino qualche anno fa ha rischiato grosso perché in mezzo ad un suo campo di mais avevano fatto una splendida coltivazione di Cannabis! Per fortuna era amico del Maresciallo e gli ha spiegato la cosa prima che qualcuno lo accusasse…
    Ha perso un po’ di piante di mais, ma ha guadagnato una zappa e un annaffiatoio lasciati dal malcapitato coltivatore abusivo.

  14. vitangeloNo Gravatar scrive:

    Franco, da noi è spontaneo il Papaver somniferum con il suo bel fiore vilaceo che in alcune annate esplode come infestante! Puoi immaginare i guai che passano i proprietari dei terreni visto che c’è sempre qualche cretino che sussurra a qualche giornalista che dalla varietà nostrana si potrebbe ricavare la droga!

  15. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Vitangelo, da noi invece nasce e cresce disperatamente l’Ambrosia.
    In alcuni anni passati ho avuto anche problemi in campo da contenere con la macchina a filo.
    Ambrosia é catalogata, credo giustamente, come infestante allergenica.
    Per disposizione di Regione Lombardia io dovrei tenere rigorosamente libere da Ambrosia tutti i miei campi e soprattutto gli incolti. E cerco di farlo…
    Sai quanto tempo perdo ad andare in giro per i miei campi a cercare l’Ambrosia?

    Il Papaver di cui parli credo di averlo trovato spontaneo a casa di mia sorella alle 5 Terre (Levanto) una decina d’anni fa…
    Prudenzialmente le ho consigliato di estirparlo anche se era bellissimo…
    Pensa come siamo malconci…
    Costretti ad estirpare un fiore bellissimo (a mio avviso omicidio volontario; ergastolo!) solo perché rischiamo una galera. Follia!

  16. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Leggetevi questo link:

    http://www.foodinsight.org/bt-crops-Mycotoxins-biotech-gmo-corn

    Si cita il lavoro di Tpmmaso Maggiore che il ministero ha pressochè secretato.

    Inoltre si cita il caso del Kenia, dove per le micotossine sono morte 120 persone.

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