Biologico, per modo di dire

30 Gen 2014
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trecarteita Oramai sembra che la normalità e l’eccezione vadano ridefinite nel comparto del biologico. Il susseguirsi di truffe che coinvolgono (pare) anche i certificatori hanno raggiunto un livello quantitativo ed in percentuale tale per cui il dubbio è su cosa sia la normalità e quale sia la diversità. Ricordo che quando due anni fa furono sequestrate 70 mila tonnellate di prodotti fintamente biologici si disse che era un sequestro del 10% di tutto quanto si vendeva come biologico in Italia. Sembra che ormai la situazione sia comparabile al gioco delle tre carte.

Leggi sulla maxi truffa di 350.000 tonnellate di cibo biologico

1 commento al post: “Biologico, per modo di dire”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Scusate ma ci vuole solo uno con le fette di salame sugli occhi o un naif elevato al quadrato se non al cubo per non prevederlo:

    1° L’organismo di controllo vive solo se certifica, è l’unico introito che hanno, i controllori istituzionali hanno uno uno stipendio indipendentemente dalla loro produttività. Se non vi è conflitto di interesse qui non saprei dove trovarlo.

    2° Vi è una domanda di cibi biologici ben superiore all’offerta e per di più fideistica e basata su valori indimostrati. Pensate solo che del Rame, Zolfo e Piretro e prima del Rotenone (tolto dal commercio per gli effetti deleteri dimostrati) non vengono misurati i residui presenti sui prodotti in quanto essendo per definizione ammessi e dichiarati naturali sono voluti far passare come elisir di lunga vita. L’offerta non si smuove da percentuali di produzioni infime, non lasciatevi ingannare dalle superfici dichiarate in quanto per il 70% sono prati pascoli e uliveti pressochè abbandonati. In Italia poi le statistiche ci dicono che la produzione di biologico è fatta per 85% al Sud e 15% al Nord, mentre il consumo è a percentuali invertite. Non tacciatemi di razzismo perchè non è tale, dico solo che se nella terra dei fuochi ciò che è capitato non è stato visto da nessuno significa che al Sud certe regole non esistono o non si applicano.

    Le regole pera fare una buona e sana agricoltura convenzionale esistono e accontentano produttori e consumatori, tutto il resto è fuffa. Da ciò sono esclusi i produttori bio che rispettano i protocolli e che da buoni imprenditori si adeguano ad una richiesta del mercato, però a questi non permesso dire che loro rispettano l’ambiente e gli altri no, loro vanno onestamente dove credono di poter aumentare i loro redditi, come fanno tutti.

    Sentite qui l’ultima cosa che ho ritrovato in letteratura

    Dunque fino al 2011 l’agricoltura biologica si è servita del Rotenone come acaricida (anche gli apicoltori bio se ne sono serviti contro la varroa) in quanto essere stato verificato non essere rispettoso per l’ambiente (sic!) per l’azione negativa su api e pesci.

    I Bio non rispettosi dell’ambiente è un paradosso.!!!

    Ecco che allora si sono dovuti rifugiare sui piretri, naturali, naturalmente, ma questi al primo raggio di sole non hanno più nessuna azione insetticida caratterizzata da effetto neurotossico. Il prodotto commerciale del piretro naturale è il Novaclac Bio ( ma guarda alle società chimiche è proibito fare soldi con i prodotti di trattamento, ma qaando lgli affari li fanno con i biologice sono dei salvatori del pianeta), eppure questo prodotto commerciale è classificato “N” e “R52” il che significa pericoloso per l’ambiente e nocivo per gli organismi acquatici. Ma il caso del Novaclac non è solo, infatti se andiamo a spulciare la lista dei prodotti di trattamento ammessi in agricoltura biologica si trova che su 349 specialità usate in agricoltura biologica (agricoltura bio professionale giardinaggio) ben 97 sono dichiarati pericolosi per l’ambiente (Classifica N), 87 sono pericolosi per la fauna acquatica, mentre 23 potano la dicitura “pericolosi per le api”.

    Ma guarda, ben 207 prodotti hanno caratteristiche tali da essere pericolosi in egual misura che non le molecole dei neonicotinoidi che sono state interdette.

    Attenzione non ho finito, molte formulazioni di piretro naturale contengono del PBO (Piperonil butossido) in quanto come ho detto prima il sole fa perdere efficacia al piretro naturale e quindi vi è bisogno di un sinergizzante per mantenere l’efficacia.

    Ma il Piperonil butossido non è prima di tutto un qualcosa di naturale ed in più, come si può leggere nel sito di Penn’tybio, è sospettato essere mutageno, seppure molti studi lo diano tale solo in dosi elevate, nei ratti provoca cancro al fegato e qualche caso in più di tumore alla tiroide, in più riduce la risposta immunitaria inibendo la risposta linfocitaria o provoca lesioni renali. Pertanto in pediatria si raccomanda di non esporre gli infanti al PBO per la lora naturale vulnerabilità.

    Un recente studio americano informa che residui di PBO si riscontra in frutti e verdure bio, mentre in Francia si è trovato del PBO in pane bio. Ciò è ammesso anche da fautori del biotecnologico, ma essi aggiungono “dosi molto ragionevoli”.

    Allora quando si parla di pesticidi in agricoltura convenzionale si grida allo scandalo perché si riscontrano i residui compresi nelle nome di sicurezza stabilite, mentre qui con la “ragionevolezza” tutto passa.

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